Consiglio Valle il 15 settembre 2021
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Il Consiglio Valle riunito mercoledì 15 settembre 2021
Il Consiglio Valle si è riunito in seduta straordinaria, mercoledì 15 settembre 2021, con all’ordine del giorno la tutela delle prerogative costituzionali e funzioni del Consiglio regionale e dei consiglieri.
La richiesta di convocazione di un Consiglio straordinario era pervenuta alla Presidenza dell’Assemblea il 18 agosto, stata sottoscritta da 16 consiglieri: Pierluigi Marquis, Claudio Restano, Aurelio Marguerettaz, Renzo Testolin, Mauro Baccega, Marco Carrel, Augusto Rollandin, Giulio Grosjacques, Davide Sapinet, Luciano Caveri, Albert Chatrian, Luigi Bertschy, Roberto Rosaire, Corrado Jordan, Carlo Marzi, Erik Lavevaz.
Una convocazione oggetto di valutazioni e polemiche.
La critica di Adu Vda
Adu VdA ha così commentato la convocazione del Consiglio Valle: «la convocazione per contestare la sentenza della Corte dei Conti, è una vergogna degna del peggiore berlusconismo. Uno schiaffo ai valdostani in crisi e l’ennesima inutile sfida alle istituzioni della Repubblica. La sanità regionale è allo sbando, il turismo resta senza una regia e gli autonomisti convocano un inutile Charaban.
Ricordiamo che nel pozzo del Casinò – fino a ieri una vera riserva di caccia elettorale – sono finiti un totale di 140 milioni di euro, risorse che potevano essere impiegate meglio, ad esempio per rifondare completamente la sanità pubblica valdostana.
A questi consiglieri regionali non deve andare la solidarietà ipocrita del Consiglio regionale, ma semmai un invito a ritirarsi, finalmente, a vita privata.
Ci rivolgiamo, in particolare, al PCP e alle sue componenti: partecipare a questo teatrino vorrebbe dire tradire tutti i bei discorsi sul rinnovamento della politica valdostana. Quale sarà il prossimo passo ? Chiedere la rateizzazione dei risarcimenti – tipo Lega di Salvini – per salvare la poltrona di Rollandin e Baccega in Consiglio regionale?»
Il Savt dice sì al Consiglio Valle straordinario
«La riforma socio-sanitaria, il futuro dell’ospedale, l’ammodernamento della rete dei trasporti, le scelte sulla ferrovia e sugli impianti di risalita: questi sono solo alcuni dei temi che, nei prossimi mesi, la Valle d’Aosta sarà chiamata ad affrontare e che andranno a caratterizzare il futuro della nostra Regione. A seguito di un doveroso confronto con tutti gli attori coinvolti nei vari settori, a fare le scelte finali spetterà ovviamente alla sede chiamata a rappresentare il popolo valdostano e deputata a legiferare: il Consiglio regionale».
Il Savt teme «che, qualora ci trovassimo in una situazione in cui dovesse prevalere l’incertezza sui confini e gli ambiti di azione delle istituzioni politiche e di quelle giudiziarie, sarebbe forte il rischio di andare verso un pericoloso rallentamento dell’attività di governo e legislativa, con gravissime conseguenze sul futuro dei lavoratori e dei cittadini, nonché in generale sullo sviluppo della nostra Regione».
Per l’organizzazione sindacale è più che mai necessario fare chiarezza a riguardo,«visto che lo Statuto speciale di Autonomia assegna importanti competenze legislative al Consiglio Regionale».
A proposito della convocazione del 15 settembre 2021 del Consiglio Valle straordinario, per il Savt si tratta di «un’occasione per riaffermare e rafforzare il principio in base al quale l’operato dei consiglieri regionali, nel momento in cui siano stati acquisiti i dovuti pareri di legittimità e siano rispettate le norme e le leggi, non possa e non debba portare a delle conseguenze sulla loro sfera personale».
«Nell’assoluto rispetto della legittimità delle norme e delle leggi, i consiglieri regionali dovranno sentirsi liberi di fare le scelte che ritengono essere le migliori per il futuro della nostra comunità. Il compito di valutare il loro operato spetterà ai cittadini, quando saranno chiamati nuovamente alle urne. Sarà quello il momento della verità: se gli elettori valdostani saranno soddisfatti del lavoro svolto da chi li rappresenta, i consiglieri uscenti che riproporranno la loro candidatura potranno essere riconfermati, al contrario ne saranno eletti dei nuovi» ha concluso il Savt.
I lavori consiliari
Il consigliere di Stella alpina Pierluigi Marquis ha aperto i lavori consiliari, con una relazione: «La dinamica è stata dettata dal deposito della sentenza della terza Sezione centrale di Appello della Corte dei conti relativa alla vertenza “Casa da gioco” pubblicata a distanza di nove mesi dall’udienza nel pieno della stagione estiva, ovvero il 30 luglio 2021. In questa circostanza, la temporizzazione imposta dalla legge per l’eventuale impugnativa della sentenza presso la Corte Costituzionale ha condizionato l’approccio politico alla questione.
Chiunque abbia letto il dispositivo prodotto dalla Corte dei Conti si è reso conto che la sentenza ha effetto sia a livello sia personale sia politico. Incide su 18 consiglieri ed ex consiglieri regionali che si sono assunti la responsabilità di sostenere la casa da gioco in una fase delicata della sua storia.
Occorre anche chiarire che la richiesta di convocazione di questo Consiglio non ha nulla a che fare con la posizione personale dei consiglieri coinvolti. La sentenza produce pregiudizio alla futura amministrabilità della nostra Regione. Nel caso di specie, siamo di fronte a un atto di indirizzo politico, a una deliberazione assunta dalla massima Assemblea legislativa e decisionale della Regione, sostenuto all’epoca da un’intera maggioranza politica e contrastato da soli due voti contrari, preso su proposta e richiesta della governance della Casino de la Vallée Spa, con parere positivo del collegio sindacale della società. Oltre a questo, preme sottolineare che l’atto di indirizzo politico contestato era stato predisposto dalle strutture regionali competenti a seguito di opportuna e approfondita istruttoria, culminata con il rilascio del parere di legittimità nel merito da parte del dirigente regionale competente e senza che il provvedimento registrasse alcuna segnalazione di illegittimità nemmeno da parte dell’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio regionale. Infine, la deliberazione demandava alla finanziaria regionale Finaosta Spa la definizione e la trasformazione della manifestata volontà politica in atto gestionale.
Si è trattato di un atto dall’iter trasparente, censurato sotto il profilo dell’opportunità, e questo dovrebbe rientrare solo nella sfera di giudizio dell’elettore: è un precedente pericoloso replicabile a qualsiasi altra Assemblea regionale, provinciale
Ritengo emergano, dalla lettura degli atti, due paradossi: fa male leggere che se si fosse proceduto attraverso un atto legislativo tutto sarebbe stato non perseguibile. Quindi non è un problema di risorse investite nella casa da gioco, ma di atti legislativi. Ecco che abbiamo la necessità di guardare le cose con verità, ecco cosa emerge da questa sentenza: la politica deve prendere posizione, esprimere le preoccupazioni e fare autocritica su questi temi».
Il Consiglio ha poi analizzato il parere pro veritate richiesto all’avvocato Giovanni Guzzetta che, a conclusione del parere, ha scritto: «Sulla base di tali premesse, si deve ritenere che il voto espresso dai consiglieri in approvazione della predetta delibera sia da considerarsi, in una ragionevole applicazione dei principi posti dalla giurisprudenza costituzionale, coperto dalla garanzia di cui all’art. 24 dello Statuto della Regione Autonoma Valle d’Aosta e che pertanto la Corte dei Conti, nel giudizio de quo, abbia agito in carenza assoluta di potere – in carenza assoluta di potere – ledendo le attribuzioni costituzionali della Regione che, ai termini dell’art. 134 della Costituzione, possono essere tutelate nella forma del conflitto di attribuzione tra Regione e Stato».
È intervenuta la consigliere Chiara Minelli di Progetto civico progressista: «ritengo vi siano elementi di contraddizione in questa vicenda: il 16 agosto è stata richiesta questa convocazione che si svolge oggi, dopo un mese e a una settimana dal Consiglio Valle ordinario. Inoltre, alcuni gruppi sono venuti a conoscenza solo stamattina del parere richiesto all’avvocato Guzzetta e e della risoluzione collegata.
Come Pcp, riteniamo che la sentenza della Corte dei Conti sia intervenuta in maniera rilevante sull’attività dei consiglieri regionali. Tutti gli amministratoti, a qualsiasi livello, corrono dei rischi nell’esercizio delle loro funzioni».
Ha poi spiegato le motivazioni per cui, secondo il Pcp, la convocazione di un Consiglio Valle straordinario non è lo strumento adeguato per affrontare questa questione: «era necessario un lavoro preparatorio serio, senza il quale si rischia di pronunciarsi in modo generico oppure troppo dettagliato, in modo inopportuno e superficiale. Per questo Pcp non ha appoggiato la richiesta di convocazione e ora siamo qui, con un certo imbarazzo: non è nemmeno ben chiaro l’argomento della discussione. Il fatto che alcuni consiglieri subiscano condanne non significa automaticamente che sia in corso un attacco all’autonomia».
Ha poi concluso la sua riflessione spiegano le ragioni per il suo voto contrario alla risoluzione: «non mi sento di condividere la risoluzione presentata: c’è una critica al ruolo della Corte dei Conti. A mio avviso, così facendo, si va verso un meccanismo che ci può portare a un conflitto istituzionale. La strada da percorrere era un’altra: confrontarsi con le altre Amministrazioni regionali, per esempio. Non è con questo tipo di azioni che si scrivono nuove pagine di un’autonomia con connotazioni positive di responsabilità».
I lavori sono proseguiti con l’intervento del presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Erik Lavevaz: «La sentenza della Corte dei Conti è un macigno e spero che possa ancora avere qualche forma di chiarimento nei suoi aspetti futuri. Sono convinto che se questa vicenda avesse colpito un’altra azienda pubblica valdostana, la sensibilità dei Valdostani sarebbe stata maggiore. Tutto ruota intorno alla natura dell’atto con cui una legittima scelta politica è stata portata avanti. Se la stessa scelta fosse stata inserita all’interno di una legge, non avrebbe avuto le stesse conseguenze per le persone che l’hanno portata avanti. Su questa questione serve un giudizio di un arbitro e, in questo caso, l’arbitro è la Corte costituzionale che, attraverso lo strumento del conflitto di attribuzione, deve esprimersi e fare chiarezza su questi aspetti.
Per questo motivo abbiamo deciso di porre all’attenzione delle altre regioni questa questione. È una sentenza che si colloca in un momento particolare nel rapporto tra lo Stato e le Regioni, un momento in cui viviamo un rinnovato centralismo che non riguarda solo le piccole realtà come la nostra, ma riguarda tutte le Regioni. Se non troviamo dei limiti oggettivi al giudizio di responsabilità dei consiglieri regionali, in futuro sarà più difficile assumere delle decisioni. E le difficoltà sono maggiori proprio nelle piccole Regioni, in cui le questioni economiche, il rapporto tra i costi e i benefici è squilibrato rispetto ad altre realtà e, quindi, le scelte di natura economica e contabile sono più complesse. Su questi temi servono rassicurazioni da parte dell’arbitro che sono quanto mai urgenti».
Il consigliere del Pcp Paolo Crétier ha ritenuto opportuno fare ulteriori approfondimenti: «È molto difficile definire il confine tra insindacabilità e funzione legislativa. La responsabilità in capo ai consiglieri non è un privilegio, ma è delegata in una funzione legislativa, non condizionata dall’esterno: ogni consigliere è responsabile nei confronti del proprio elettorato e della propria coscienza. Sarebbe importante riflettere sulla questione per tutti i consiglieri e tutti gli amministratori, anche del futuro. Va considerato che le scelte non sempre sono comprensibili, perché devono tenere conto dell’assetto finanziario della Regione oppure perché non hanno effetti immediati sui bisogni della collettività. Riteniamo doveroso evidenziare il problema alle massime autorità dello Stato e dare l’opportunità di ricorrere alla Corte costituzionale. L’aspetto di carattere umano pesa come un macigno sui colleghi e a loro va il nostro sostegno e la comprensione dell’Aula. È necessario approfondire il tema, per eliminare contraddizioni e proponendo una legislazione difensiva per non cadere in una legittima e naturale preoccupazione votando un atto, anche il più banale».
La capogruppo del Pcp Erika Guichardaz ha spiegato il suo voto contrario a questa risoluzione: «Sicuramente il mancato approfondimento è una valida ragione per non votare la risoluzione. Ribadisco anche io che il Consiglio straordinario non rappresenta lo strumento adeguato per affrontare questa questione. L’aumento di un conflitto istituzionale non giova, ci sono altri metodi applicabili».
La risoluzione è stata approvata con 22 voti favorevoli e 2 contrari, impegnando così il presidente Lavevaz a portare la questione all’attenzione delle più alte autorità dello Stato e a deliberare un ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione nei confronti della sentenza richiamata.
«La limitazione dell’autonomia del Consiglio e della Giunta regionale, nella nostra Valle, disporrebbe anche una grave lesione alla nostra autonomia speciale e alla nostra autodeterminazione» si legge nella risoluzione.
La Lega Vallee d’Aosta non ha partecipato né alla discussione né al voto e, in una nota, ha spiegato le sue motivazioni.«Pur condividendo i principi di autonomia delle istituzioni, di separazione dei poteri e di massima tutela in merito all’insindacabilità dell’azione politica dei rappresentanti eletti, ritiene che le modalità con le quali si è giunti a trattare il tema in oggetto non siano state consone, sia per i tempi sia per i modi, lamentando, in particolare, una totale mancanza di condivisione. Per queste motivazioni, ha ritenuto di non partecipare alla discussione odierna, riservandosi di approfondire la questione sollevata, in linea con la campagna referendaria che, in questi mesi, ha visto la Lega Salvini Premier affrontare i temi relativi all’esercizio della giustizia e al rispetto dei principi sanciti nella nostra Costituzione».
Il Consiglio Valle riunito mercoledì 15 settembre 2021 Il Consiglio Valle riunito mercoledì 15 settembre 2021 Il Consiglio Valle riunito mercoledì 15 settembre 2021
I commenti politici
AduVdA chiede la dimissioni
«In piena pandemia e crisi economica e sociale, questo inutile e dannoso Consiglio straordinario dimostra l’abisso tra i normali cittadini, che faticano ad andare avanti, e chi dovrebbe rappresentarli», ha scritto AduVdA in una nota di commento che prosegue: «Oggi non si è voluta rivendicare l’autonomia regionale, ma semmai difendere il privilegio di quei Consiglieri che non vogliono risarcire il danno causato ai contribuenti e pretendono di continuare a ricevere lauti stipendi, proseguendo i loro intrallazzi politici.
Il valore su cui si fonda la nuova maggioranza – di fatto: Union e satelliti, PD, il fariseo Bertin e l’ormai incommentabile Padovani, a cui qualcuno dovrebbe spiegare che non basta postare figurine di sinistra sui social per essere di sinistra e che pare risvegliarsi solo quando si parla della sua base elettorale: non gli ultimi della società, ma il Casinò della Vallée – non è l’autonomismo ma l’impunità.
La Lega dei 49 milioni di euro non risarciti ai cittadini è la stessa Lega che oggi non ha trovato il coraggio di votare contro chi vorrebbe evitare a Baccega e Rollandin, tra gli altri, di risarcire 16 milioni di euro.
Peggio della Lega, solo i 5 consiglieri del PCP che dimostrano che il loro attaccamento alla poltrona supera ormai ogni decenza. Solo grazie a loro, il ricorso alla Corte Costituzionale sarà possibile. Sono, quindi, i principali responsabili di questo ulteriore abbrutimento della politica valdostana.
Con un conflitto d’interesse spettacolare, il vergognoso provvedimento con cui si chiede di disconoscere la sentenza dei Corti dei Conti è stato illustrato da uno dei condannati: Marquis. Praticamente, gli stessi che dovrebbero pagare hanno chiesto che la Giunta impegni la Regione, in quanto parte offesa da risarcire, a fare ricorso alla Corte costituzionale perché non venga risarcita. Tale assurdo ricorso sarebbe, naturalmente, pagato sempre dagli stessi contribuenti valdostani.
Con questi vergognosi comportamenti, è la stessa classe politica localista che sta scavando la fossa per quel che resta dell’autonomismo valdostano. Noi di AduVda rinnoviamo l’invito alle dimissioni dei Consiglieri condannati, estendendolo, a questo punto, anche a tutti gli altri consiglieri che oggi hanno votato questa risoluzione. Complici dell’impunità».
AduVdA ha espresso «solidarietà e vicinanza» a Chiara Minelli ed Erika Guichardaz «che hanno confermato rigore morale e serietà nel rispettare gli impegni assunti con gli elettori».
Pd VdA: il nostro voto per evitare un conflitto istituzionale
Umberto D’Ottavio, commissario del Partito democratico della Valle d’Aosta, si è espresso in questi termini: «Il Consiglio Regionale che si è svolto oggi ha dimostrato quanto è difficile parlare dell’autonomia della politica.
I consiglieri regionali che fanno riferimento al Partito Democratico hanno votato a favore della risoluzione presentata perché è stato chiaro che non è intenzione di nessuno aprire un conflitto istituzionale, ma la portata della sentenza impone più chiarezza, per il futuro, sui limiti dell’azione politica e della insindacabilità del voto degli eletti.
Nel poco tempo a disposizione, abbiamo potuto valutare come il coinvolgimento delle Regioni sia importante, senza nessuna retorica autonomista, così come il ricorso alla Corte Costituzionale, che ha una sezione apposita per dirimere proprio questioni come quelle sollevate dalla sentenza, potrà essere utile all’azione politica e amministrativa, qualunque sia l’esito.
Dopo questo Consiglio, ad un anno dal voto del 20 e 21 settembre 2020, è importante rilanciare l’attività dell’amministrazione guidata da Erik Lavevaz e guardare alle questioni aperte con il contributo di tutta la maggioranza».
Tripodi: consiglieri regionali che non meritano di rappresentare l’Istituzione
«Se è vero che l’autonomia è un patrimonio da meritare quotidianamente, lo spettacolo a cui hanno assistito oggi i cittadini valdostani, con il Consiglio regionale straordinario, dimostra che questa classe politica non merita di rappresentare l’istituzione che più di tutte incarna questo riconoscimento costituzionale e che, nella loro spregiudicatezza, non si fa problemi a calpestare questo valore e a strumentalizzarlo solamente per salvaguardare i propri privilegi – commenta la vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera Elisa Tripodi -. Con questo atto di indirizzo non si rivendica la libertà e l’autonomia amministrativa ma, semmai, si continua a dimostrare come per alcuni la legge e la giustizia vengano sempre in secondo piano, e prima di ogni cosa vi è la difesa esclusiva del proprio Status quo. Uno schiaffo ai cittadini valdostani e anche allo stato di diritto».
Tripodi attribuisce un plauso a Chiara Minelli e Erika Guichardaz: «le uniche a votare contro questa risoluzione, figlia di una politica, ipocritamente autonomista, ormai succube degli interessi personali di alcuni consiglieri regionali.
Fortunatamente, uno spiraglio di luce in mezzo a queste tenebre ci viene offerto da due donne con il loro voto contrario. Le uniche ad avere a cuore la Valle d’Aosta, i suoi interessi e quelli dei valdostani».
Area democratica
Area Democratica Gauche Autonomiste, nella sua riunione periodica di mercoledì 15 settembre, ha espresso «la piena condivisione della posizione, critica e di bocciatura, assunta dalle Consigliere di PCP, Chiara Minelli e Erika Guichardaz, in merito alla risoluzione relativa alla tutela delle prerogative costituzionali e funzioni del Consiglio regionale e dei Consiglieri messe in relazione alla sentenza della Corte dei Conti sui finanziamenti al Casinò, proposta dal gruppo di minoranza Pour l’Autonomie e dai movimenti autonomisti della maggioranza regionale».
I coordinatori Gianni Champion e Raimondo Donzl aggiungono: «Ancora una volta è inqualificabile il metodo di lavoro di una parte della maggioranza, che lavora a seconda delle esigenze con una parte della minoranza e presenta una risoluzione così delicata, all’ultimo minuto in aula, suffragandola da pareri giurisprudenziali complessi, di decine di pagine tecniche, che nessuno ha avuto il tempo di esaminare in modo adeguato.
Infine, resta imprescindibile la necessità di evitare uno scontro istituzionale fra poteri dello Stato (per nulla legato all’Autonomia in sè [così nel testo, ndr] ma che riguarda tutto l’assetto costituzionale italiano)sull’onda emotiva di una sentenza.
Tale posizione, peraltro, era stata ampiamente illustrata e dibattuta negli organismi di PCP».
Pays d’Aoste Souverain
«Le gaspillage des dernières décennies impose évidemment rigueur et attention dans la gestion des deniers publics – commenta Christian Sarteur, responsabile politico di Pays d’Aoste Souverain -. Ceci dit, l’ingérence de la justice italienne sur les choix partagés au sujet du Casino par la majorité du Conseil régional rentre en fait dans le fond des choix politiques de ce dernier.
Ayant reconnu la nouvelle que même les compagnies d’assurance, en vertu des poursuites judiciaires, sont tenues indemnes de leur rémunération, les représentants politiques risquent d’être relégués à l’administration ordinaire. En dehors de celle-ci, l’épée de Damoclès plane sur eux. Avec cette nouvelle ligne, si la loi Madìa n’est pas amendée, toutes les ” entreprises investies (partecipate) ” risquent de devoir agir sur “ les branches sèches ”. En résumé, toutes les petites stations de ski garantissant l’induit touristique de nombreuses petites localités, ainsi que de nombreux emplois, seront vouées à la fermeture pour des raisons purement analytiques. En conclusion, il est juste de défendre l’indépendance du pouvoir judiciaire, tout comme il est sacro-saint d’exiger l’indépendance de la Vallée d’Aoste pour pouvoir décider de manière responsable de sa propre économie».
La delibera di Giunta
Mercoledì 22 settembre 2021, la Giunta regionale, in esecuzione del mandato conferitole dal Consiglio Valle, ha deliberato di proporre conflitto di attribuzione avanti la Corte Costituzionale chiedendo che la Consulta dichiari che non rientra nei poteri della Corte dei Conti il sindacato – effettuato con il giudizio esitato nella citata sentenza n. 350/2021 della III sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti – sulla delibera del Consiglio regionale n. 823/XIV in data 23 ottobre 2014, con la quale è stato deliberato l’aumento di capitale di Casino de la Vallée S.p.A.
Come legale della Regione è stato designato il professor avvocato Giovanni Guzzetta del Foro di Roma.
L’atto non comporta una rinuncia al credito derivante dalla sentenza della Corte dei Conti in capo all’Amministrazione, la quale, peraltro, ha già iniziato l’esecuzione della sentenza e si pone sul differente piano dell’insindacabilità da parte della giurisdizione contabile degli atti di indirizzo politico.
Pubblicato / aggiornato
il 22/09/2021 alle 20:36
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Categoria:
Politica e Amministrazione


