Vai al contenuto

Chiusure Traforo Monte Bianco: incontro RaVdA-Confindustria per analizzare le ripercussioni

Chiusure Traforo Monte Bianco: incontro RaVdA-Confindustria per analizzare le  ripercussioni L'ingresso al Traforo del Monte Bianco dalla parte italiana

Lunedì 6 febbraio 2023, si è svolto un incontro fra la Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta e Confindustria Valle d’Aosta per analizzare il dossier presentato dall’Associazione sugli effetti delle chiusure del Traforo del Monte Bianco, previste a causa dei lavori di rifacimento dell’infrastruttura di collegamento con la Francia.

Al centro dell’incontro vi è stata l’analisi che l’interruzione del traffico stradale per quattro mesi, nel 2023 e nei successivi 17 anni, avrà sul tessuto economico a medio e lungo termine.

È stato definito un metodo di lavoro congiunto tra Amministrazione regionale e Confindustria che, attraverso il coinvolgimento degli altri soggetti economici valdostani, porterà alla creazione di un tavolo di confronto e al rafforzamento delle relazioni, in ambito politico-istituzionale e anche economico, con gli interlocutori francesi.

Il commento di Adava e Confcommercio

«Abbiamo appreso con piacere della volontà della Regione di affrontare il delicato tema delle chiusure prolungate del traforo del Monte Bianco; questo dossier è particolarmente importante non solo per il settore industriale, ma per l’intera economia regionale.
Le interruzioni del traffico stradale all’interno del Traforo del Monte Bianco previste per quattro mesi l’anno per i prossimi 17 anni avranno delle ricadute molto pesanti anche nei settori commercio, turismo e servizi da noi rappresentati ed è proprio per questo che abbiamo deciso di sottoscrivere nel dicembre 2022, insieme a Confindustria e a tutte le parti sociali valdostane, una nota congiunta in cui si chiedeva di portare l’attenzione dei decisori politici proprio su tale problematica.
La notizia di oggi secondo cui la Giunta regionale si è presa l’impegno di favorire un confronto con gli interlocutori francesi finalizzato al rafforzamento delle relazioni in ambito politico-istituzionale ed economico è sicuramente positiva, ma questa azione non può essere avulsa da un confronto in ambito regionale con tutti i soggetti rappresentanti delle categorie economiche che subiranno l’impatto di queste chiusure.
Come sempre sia Adava che Confcommercio Valle d’Aosta si rendono disponibili al dialogo e al confronto nell’interesse dei settori rappresentati e più in generale dell’intera economia regionale».

lI commento di Valle d’Aosta Aperta

«Il problema del Tunnel del Bianco va affrontato subito e con modalità serie, trasparenti e partecipate.
Autonomisti, Lega e PD paiono invece più interessati a farne il solito teatrino o a gareggiare a chi è più pronto ad assecondare gli ordini della grande industria italiana.
Il progetto degli interventi di manutenzione straordinaria proposto dal gestore del traforo va acquisito dalla Regione, per valutare se l’organizzazione dei cantieri possa consentire delle finestre di passaggio più frequenti per i transfrontalieri e il traffico commerciale delle imprese locali. Dobbiamo verificare che la richiesta del concessionario di chiudere per 3 mesi l’anno, per 18 anni, sia realmente la scelta migliore per la comunità e non per i gestori del Traforo e la lobby che spinge per il suo raddoppio.
Rispetto all’ipotesi raddoppio, chiediamo che il progetto di fattibilità tecnico economico sia al più presto condiviso con i consiglieri regionali e almeno i Sindaci della Valdigne. Sul piano locale, si dovrebbe infatti ragionare sull’impatto che subirebbero, per molti anni, i Comuni coinvolti da un cantiere così importante. Ci sarebbero conseguenze importanti sulla viabilità, la salute, il paesaggio e le attività economiche, soprattutto quelle turistiche. Da evidenziare che c’è solo un’ipotesi sul tavolo: una seconda canna per auto e TIR, da realizzare a fianco di quella esistente. Un progetto vecchio rispetto alle sfide della crisi climatica.
I danni peggiori per le comunità locali arriverebbero a raddoppio realizzato, con il conseguente aumento del traffico e dell’inquinamento. Oltre alle polveri fini, è da considerare l’Ozono. Come ricordato dal Primo Rapporto dell’Osservatorio del Monte Bianco sui cambiamenti climatici nell’Espace Mont-Blanc, con il riscaldamento globale l’aumento del numero di giornate estive provocherà una maggiore frequenza dei picchi di Ozono. Inquinante che deriva principalmente proprio da quel traffico stradale che con il raddoppio aumenterebbe. Sul versante francese del Bianco, i danni sarebbero ancora peggiori, in ragione delle condizioni territoriali, e questo motiva la resistenza all’opera.
Sul piano generale, si tratta di fermare la deriva ultra capitalista, che sta distruggendo la Terra. Una nuova grande opera che produrrà anidride carbonica e consumerà risorse non per far incontrare le persone, ma per spostare merci senza una vera logica che non sia quella del profitto. In Francia, ad esempio, le mele autoctone subiscono la concorrenza di quelle italiane. Ha ancora un senso?»
.

Il gruppo ha fatto sapere che si attiverà «ad ogni livello istituzionale per acquisire i vari progetti di intervento e riportare la discussione ad un livello realmente costruttivo, nell’interesse non solo degli abitanti delle valli del Bianco, ma anche delle future generazioni».

Pubblicato / aggiornato il 08/02/2023 alle 15:49
Visualizzato volte
Categoria: Economia e Lavoro