Ad Aosta un dibattito per una legge elettorale più inclusiva
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Un momento dell'incontro sulla rappresentatività femminile in politica
La Consulta regionale per le pari opportunità è per il mantenimento delle quote rosa nella nuova legge elettorale, suggerendo l’espressione di due preferenze di genere diverso. È quanto è emerso durante il convegno Politica: singolare femminile. Oltre le quote, per una legge elettorale democratica, che si è tenuto nel salone di Palazzo regionale nel pomeriggio di giovedì 12 settembre 2024 e che, in qualche modo, ha chiuso il percorso iniziato lo scorso 8 marzo quando fu ufficializzata la lettera inviata ai consiglieri regionali a corredo del parere sulle cinque proposte di legge elettorale attualmente depositate in Consiglio Valle, che era però stato mantenuto riservato: «ho suggerito gli interventi che devono essere fatti per promuovere la rappresentanza femminile in merito alla necessità di adeguare la legge regionale rispetto alle regole nazionali previste dal nostro ordinamento per garantire la rappresentanza femminile – ha spiegato l’avvocato torinese Arianna Enrichens, che ha redatto il documento – visto che molte Regioni, comprese quelle anche a Statuto ordinario, hanno impiegato molto tempo per adeguarsi alla normativa vigente, come il Piemonte, che è stata l’ultima. Si poneva il problema sul fatto se le Regioni a Statuto speciale dovessero essere vincolate o meno e, dal mio punto di vista, anche le Speciali hanno gli stessi principi di rappresentanza paritaria delle altre Regioni. Il parere è semplicemente un excursus dell’evoluzione esponenziale, soprattutto costituzionale, sulla materia e poi un’opinione sulla necessità di seguire gli sviluppi e gli orientamenti normativi e anche potenziali in materia».
«Io penso che le quote siano uno strumento fondamentale ma ovviamente da sole non sono sufficienti – ha continuato la consulente della Consulta regionale per le pari opportunità – però è necessario che ci siano degli strumenti di riequilibrio della rappresentanza da cui partire per poi promuovere una cultura di parità la più ampia possibile, oltre allo strumento normativo. Si è visto che dove le quote e gli strumenti di riequilibrio della rappresentanza vengono inseriti, questo garantisce effettivamente un incremento della presenza femminile. Poi, quando si arriverà in un mondo perfetto in cui ci sarà una rappresentanza e una parità effettiva, magari non ci sarà più bisogno, ma adesso direi che siamo ancora un po’ lontani».

«La doppia preferenza sicuramente è uno strumento importantissimo – ha ribadito Arianna Enrichens – che è già stato anche vagliato ed accolto costituzionalmente sotto il profilo della sua legittimità. La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la doppia preferenza non determina un compromissione del diritto di voto perché ovviamente lascia la piena libertà all’elettore o all’elettrice e, nelle ultime sentenze, si è anche evidenziato come gli strumenti di parità debbano essere non solo teorici, ma anche concreti, e debbano essere accompagnati da sanzioni nel momento in cui non vengono rispettati».
Il congresso, al quale hanno partecipato oltre cento persone, tra cui un’ampia rappresentanza del Consiglio Valle, amministratori pubblici e anche diverse ex consigliere regionali, è stato aperto dal presidente dell’Assemblea, Alberto Bertin il quale, ricordando che la rappresentanza femminile in politica sia «un argomento complesso e delicato» e che «la Valle d’Aosta è stata la prima regione a porsi il problema anche se poi le tappe successive non sono state così efficaci», ha sottolineato che l’attuale legislatura «non potrà ignorare questa sfida, questa mancanza di equilibrio, che impoverisce la democrazia. Sono consapevole che su questo argomento esistono sensibilità molto diverse, ma l’obiettivo deve essere quello di creare le condizioni per le quali la competizione elettorale debba offrire pari opportunità a tutti».
Un excursus storico è stato presentato da Clotilde Forcellati, assessore alle pari opportunità del Comune di Aosta, e presidente della Consulta comunale delle pari opportunità e non discriminazione, che ha raccontato come le legge elettorale comunale dal 1995 abbia effettivamente influito sulla rappresentanza femminile: «qualcosa è cambiato anche perché è cambiata anche la legge, che ha avuto una serie di modifiche, l’ultima nel 2015, che ha introdotto la preferenza di genere sulle tre previste – ha rimarcato – portando ad un incremento importante, di circa 13 punti percentuali, dal 2010 al 2015, mentre negli anni precedenti c’era stato un aumento del 2%, quindi non rilevante. Teniamo conto che siamo partiti nel 1995 con il 16% di donne e l’84% di uomini ed oggi, nei comuni, siamo rispettivamente al 40 e 60%».

«La leadership femminile è importante perché funge da modello anche per ispirare anche altre donne – ha precisato – ma questa deve essere, oltre che femminile anche un po’ femminista. Giuliano Amato, che non passa per essere proprio un femminista, diceva ce “se noi ci troviamo un masso di fronte a un sentiero possiamo andare con la paletta o con la dinamite”. Con la paletta noi non arriveremo mai da nessuna parte, quindi abbiamo bisogno della dinamite, cioè delle preferenze di genere obbligatorie per poi camminare insieme, donne e uomini, nel percorso politico».
Per Mia Caielli, professoressa associata di diritto pubblico comparato presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Torino, più volte consulente in materia per il Consiglio Valle, il problema della mancata rappresentanza femminile è legato alla storia del nostro Paese: «dopotutto in Italia ci sono anche tanti femminicidi – ha sottolineato – e c’è un retaggio patriarcale discriminatorio che dobbiamo combattere ed anche per questo possono servire le quote elettorali, anche se non bastano. Ci vuole un’educazione all’eguaglianza, un’educazione delle bambine e dei bambini, che deve partire dall’asilo e dalle scuole elementari e non dall’università, dove comunque la facciamo, ma ci vuole proprio un cambio di paradigma. Bisogna sovvertire delle gerarchie che esistono ma che noi non vediamo più forse perché non vogliamo vederle, ma invece sono ancora perpetuate, come sui social media che cercano di riprodurre dei ruoli di genere stereotipati e dei pregiudizi che magari ci eravamo un po’ disabituati a sentire o comunque non sentiamo più nostri».
«C’è un tentativo di riproporre certi modelli che noi riteniamo vecchi – ha dichiarato la professoressa – ma ci sono ragioni più pratiche, anche se quella più banale è che le donne ancora oggi pur lavorando, anzi proprio perché lavorano anche fuori casa, hanno un carico di doppio sulle loro spalle, occupandosi dei non solo dei minori in famiglia ma spesso anche degli anziani o delle eventuali persone disabili. In Italia questo è un problema enorme e quindi abbiamo bisogno di politiche di welfare che aiutino tutte le famiglie, così da favorire una conciliazione migliore tra la vita professionale e la vita privata ed una redistribuzione del carico del lavoro di cura tra donne e uomini, perché questo non c’è ancora. Credo che, da parte di alcune donne ci sia la paura di farsi avanti, di far sentire la propria voce, di non essere all’altezza e questo è ancora un retaggio dal passato».

«Questa serata è stata improntata sullo stimolare gli animi su questo tema – ha aggiunto Maria Elena Udali, presidente della Consulta regionale per le pari opportunità – noi però stiamo lavorando per poter spronare le donne valdostane a partecipare alla vita politica perché abbiamo bisogno di loro. Secondo noi in Valle d’Aosta manca un po’ di correttezza nei confronti delle donne, a volte ci si perde in battutine ed in atteggiamenti volgari che vengono considerati normali. Noi donne siamo esseri umani, siamo sensibili a qualsiasi attacco, ma vogliamo essere considerate e ascoltate, dato che abbiamo tanto da dire. Siamo complementari agli uomini, un perfetto incastro e ci si deve aiutare a capire che insieme possiamo vivere le grandi sfide del futuro».
Dopo oltre otto mesi, non è però arrivato nessun riscontro alla Consulta in merito al parere sulle proposte di legge elettorale: «noi abbiamo voluto sensibilizzare gli addetti ai lavori – ha concluso la presidente della Consulta – dopotutto siamo un organo interno al Consiglio regionale, e non siamo contro di loro, stiamo cercando di trovare materia prima per poter poi arrivare preparati alle votazioni del 2025».
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Pubblicato / aggiornato
il 13/09/2024 alle 17:21
Categoria:
Politica e Amministrazione