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Campagna elettorale per i referendum dell’8 e 9 giugno 2025

Campagna elettorale per i referendum dell’8 e 9 giugno 2025 (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Vilma Gaillard, segretario regionale della Cgil presenta la campagna referendaria

Si aprirà nel pomeriggio di sabato 12 aprile 2025, ad Aosta, la campagna elettorale sui temi del referendum nazionale dell’8 e 9 giugno, con un incontro dal titolo Storie di lavoro, in programma dalle ore 17 nel salone del ristorante Intrecci di via Binel 12, con la partecipazione di Silvia Caveri, avvocato di Aosta specializzata in materia civilistica, diritto di famiglia e diritto delle successioni; Erika Centomo, fumettista; Alessandro Pollio Salimbeni, vice presidente nazionale dell’Anpi; Vilma Gaillard, segretario regionale della Cgil, con la moderazione di Alessandra Lanivi, studente della facoltà di filosofia dell’Università di Torino.

«A livello regionale, per il referendum, è stato costituito un comitato allargato che coinvolge ampia parte del mondo dell’associazionismo – ha dichiarato Vilma Gaillard, durante la presentazione dell’evento – abbiamo in previsione altri incontri dedicati e mirati, sia con il mondo politico sia con altri esponenti della società civile valdostana, proprio per far sì che il referendum e tutta la campagna elettorale rappresentino un momento di confronto e di dibattito tra la popolazione. Questa campagna referendaria ci porterà l’8 e il 9 giugno a votare per i cinque quesiti, quattro che riguardano il mondo del lavoro e il quinto sulla cittadinanza. Il Comitato referendario opererà attraverso comizi, incontri ed assemblee che, con un lavoro corale, cercherà di tenere in tutta la regione per far conoscere i quesiti, sia in maniera sintetica con dei volantinaggi, cercando poi di avere dei momenti di confronto con la popolazione».

«A partire dal tema del lavoro, che noi intendiamo e correttamente remunerato – ha continuato il segretario regionale della Cgil – visto che ognuno passa almeno un terzo della propria giornata su un posto del lavoro per almeno metà della nostra vita. Si deve tornare a parlare del lavoro che, nonostante le modifiche del jobs act, di cui noi chiediamo attraverso anche il voto nel quesito 1 e 2 una rivisitazione ed un’ulteriore modifica, non ha prodotto quei cambiamenti che erano un po’ alla base di quelle modifiche legislative ed anzi è aumentato il precariato. Riteniamo, poi, che sia assolutamente fondamentale che si cominci a ragionare in maniera seria sulla sicurezza e la salute sul lavoro, da qualche parte si debba pur partire e noi crediamo che dare una responsabilità solidale sia estremamente importante. Il nostro sarà un lavoro importante, che dovremmo fare anche nella nostra regione e sappiamo benissimo che non è facile avvicinare le persone al voto, come abbiamo visto nelle ultime elezioni europee. Vi è una disaffezione al voto, ma io credo che questi temi del lavoro, della salute sul lavoro e della cittadinanza siano trasversali, che non riguardano solo alcune forze politiche, ma devono essere patrimonio e discussione di tutti. È importante, soprattutto la partecipazione al voto per recuperare la nostra consapevolezza che, attraverso il voto nel referendum popolare noi possiamo esprimere in maniera diretta ciò che noi crediamo e che vogliamo».

Paolo Meneghini, Paolo Gino, Vilma Gaillard e Manuela Nasso
Paolo Meneghini, Paolo Gino, Vilma Gaillard e Manuela Nasso

«Le battaglie sul lavoro dignitoso sono da sempre uno dei nostri dei nostri fari – ha spiegato Manuela Nasso, ex consigliere regionale, che ha parlato a nome di Avs – Alleanza verdi sinistra, Europa Verde e Rete Civica – non è più accettabile sentire notizie di morti bianche e di lavori precari, una tematica che tocca non solo il lavoro, ma anche la dignità della vita, un’ambizione molto spesso spezzata da un lavoro che non è più all’altezza delle delle proprie aspettative. Inoltre la riforma della cittadinanza è necessaria, dato che nostro Paese vede tantissime persone immigrate che contribuiscono in maniera positiva allo sviluppo ed anche alla rete lavorativa della società, che non riescono a diventare cittadini italiani in maniera facile ed anche a causa di questo molte porte non si aprono. Abbiamo ancora poche armi, pochi strumenti, per poter dire la nostra ed il referendum è una di queste, ogni qualvolta il cittadino viene chiamato a dire la propria opinione è un momento prezioso».

«Partecipiamo volentieri e con entusiasmo a questa campagna referendaria – ha aggiunto Paolo Gino a nome di Attac Italia – e di andare a votare sì. Questa campagna referendaria offre a tutto quel mondo un po’ stravagante della Sinistra di lavorare insieme, almeno in questa occasione. La precarietà del lavoro non è nata con il jobs act, ma è il risultato di trent’anni di politiche liberiste indecenti che hanno avuto come esito quello di frantumare moltissimo la società e di confinare le persone in una sorta di solitudine competitiva. Siamo coscienti che non sarà un referendum che cambierà improvvisamente i rapporti di forza vigenti nella nostra società, però provare ad abrogare tutte quelle norme previste costituiscono un bel granello di sabbia da infilare dell’ingranaggio che ha lo scopo di erodere tutta quella platea di diritti che erano acquisiti almeno fino a qualche anno fa e che adesso sono tutti in bilico».

«Io credo fermamente che i cambiamenti avvengono se li facciamo partire dal basso – ha ricordato Paolo Meneghini, presidente di Valle Virtuosa – visto che la nostra associazione è nata per bloccare la costruzione del pirogassificatore nel 2011. Avevamo raccolto 11mila firme con una petizione che non è stata presa in considerazione e siamo poi riusciti a raccogliere 8.000 firme, abbiamo fatto il referendum propositivo, e, nonostante ci sia stata un’opposizione fortissima da parte dell’Amministrazione e l’invito a non andare a votare, è stato raggiunto il quorum e abbiamo vinto quel referendum storico che mi cambiato la vita. Mi sono reso conto che se ci mettiamo assieme riusciamo ad avere dei cambiamenti nella società. Quindi appoggeremo questi cinque referendum che sono importanti perché partecipare con la democrazia diretta serve ad avvicinare le persone alla politica».

Luca Tonino, Maria Pia Simonetti, Vilma Gaillard e Stefania Brun
Luca Tonino, Maria Pia Simonetti, Vilma Gaillard e Stefania Brun

«Noi supportiamo il referendum sulla cittadinanza – ha precisato Stefania Brun di Amnesty international Valle d’Aosta – è importante che le persone che vivono in Italia e partecipano la vita economica possano ottenere la cittadinanza in un tempo più breve rispetto a quello che esiste ora. La legge è stata cambiata nel 1992 ed oggi prevede dieci anni per poterla chiedere ma poi per ottenerla si arriva anche fino a 15 anni. Gli altri Paesi europei hanno tempi molto più brevi, si parla di due, massimo cinque anni in Spagna, in Germania e in Olanda mentre noi abbiamo una delle legislazioni più restrittive. Ridurre questi tempi permette a queste persone di partecipare alla vita sociale e di essere più incluse, che è sempre una cosa positiva».

«I contenuti di questi referendum rappresentano un’ecologia della vita – ha rimarcato Maria Pia Simonetti, rappresentante di Legambiente Valle d’Aosta – il battersi per il benessere delle persone. Lo strumento referendario ha segnato delle tappe fondamentali nella vita di questa nazione a partire dal primo, quello tra Repubblica e monarchia, per arrivare a quello sul pirogassificatore che ha ottenuto un successo meraviglioso. Oggi siamo insieme per fare delle proposte per un miglioramento della vita di tutti e quindi essere insieme contro la maledizione della politica che divide mi sembra un valore aggiunto».

«Il Partito Democratico aderisce ai referendum e lo fa convintamente, anche all’interno di un comitato trasversale – ha evidenziato Luca Tonino, segretario regionale del PD e presidente del Consiglio comunale di Aosta – è un pezzo significativo di questa esperienza locale perché riusciamo a mettere assieme tutti quelli che chiedono maggiori diritti. Non è mai scontato ed un fronte ampio e trasversale è già sintomo di un’iniziativa che dovrà e potrà andare bene. Naturalmente c’è il tema dell’affluenza, per cui noi dobbiamo impegnarci nel convincere ad andare a votare anche per ridare dignità a questo strumento che è il referendum. Io credo che il Partito Democratico abbia sempre fatto, soprattutto negli ultimi periodi, delle lotte per aumentare i diritti e più in generale le tutele e ci mettiamo dentro anche la questione della cittadinanza, perché naturalmente rappresenta l’integrazione di chi è arrivato in questo Paese che non si deve sentire ospite perché è parte integrante, e contribuisce alla vita sociale ed economica, mantenendo in piedi i conti del Paese rispetto alla previdenza, nonostante delle narrazioni che ci dicono tutt’altro».

«Noi invitiamo tutti ad andare a votare al referendum dell’8 e il 9 giugno per il sì – ha detto Federica Mannoni a nome di Refugees Welcome ed Arcigay Queer Valle d’Aosta – la legge sulla cittadinanza è del 1992 e da allora non è mai stata cambiata, se non è in peggio. Una legge troppo vecchia che non riflette più la società contemporanea. Più di trent’anni sono trascorsi e non è possibile oggi immaginare le stesse regole di un tempo, anche perché la cittadinanza è un diritto e non è un privilegio. Siamo consapevoli che non sarebbe questa la riforma necessaria, perché troppi minori oggi scontano le difficoltà di non essere riconosciuti come cittadini a tutti gli effetti, ma siamo anche consapevoli che questi referendum, in particolare quello sulla cittadinanza, siano un passo fondamentale e necessario per costruire una società che non abbia paura di sé stessa, del tempo, del cambiamento insito nella natura stessa del mondo. Quando noi andiamo nelle scuole con alcuni progetti, ci accorgiamo che lì sta la la società reale, i bambini non chiedono che cittadinanza hai o altre domande simili e non è giusto che arrivati a 18 anni debbano intraprendere un percorso ad ostacoli. Arcigay Queer Valle d’Aosta da sempre si batte per il rispetto dei diritti umani, sia civili che sociali, perché la piena realizzazione delle persone gay avviene necessariamente in ogni ambito delle loro vite, da quello lavorativo a quello sociale. Le battaglie della comunità gay non hanno mai avuto dei confini tra il riconoscimento delle singole individualità e quello della comunità. Per questo abbiamo aderito al comitato e convintamente sosteniamo il sì per ogni quesito referendario perché il benessere per personale non può prescindere dalla sicurezza lavorativa o dal riconoscimento come cittadini di una comunità».

Raimondo Donzel, Carlo Zanotto, Vilma Gaillard e Federica Mannoni
Raimondo Donzel, Carlo Zanotto, Vilma Gaillard e Federica Mannoni

«Per noi sostenere questi referendum è una cosa quasi scontata – ha sottolineato Carlo Zanotto, per Rifondazione Comunista – noi ci sentiamo eredi, anche abbastanza indegni, di una lunga tradizione di difesa dei lavoratori. Per cui per noi la scelta era inevitabile anche se ci rendiamo conto che questo referendum presenta delle difficoltà. C’è il problema di arrivare al quorum, ma c’è anche il fatto che questi referendum riguardano delle norme che sono state approvate già parecchio tempo fa. Pensiamo che il referendum sia utile per cambiare una tendenza che va avanti che è ormai da cinquant’anni che vede ad ogni crisi economica, ad ogni difficoltà la sempre la stessa soluzione, tagli dei diritti, tagli dei salari, tagli delle opportunità per i lavoratori e per i cittadini e siamo arrivati a un punto estremo in cui per difendere i diritti dei lavoratori si deve ricorrere ai diritti del cittadino, perché il referendum alla fine è questo. La situazione che si è bloccata per troppo tempo ed adesso è ora di dire basta. Il referendum non sarà lo strumento migliore, ma è l’occasione per cominciare a cambiare».

«Ringraziamo la Cgil di aver posto con forza al centro dell’attenzione della politica il tema del lavoro – ha ricordato Raimondo Donzel, ex assessore regionale, a nome di Valle d’Aosta Aperta, la coalizione che raccoglie Area Democratica, Adu e Movimento 5 Stelle – dato che una corrente neoliberista aveva fortemente contaminato una larga parte dell’area della Sinistra, compresa una parte anche dello stesso sindacato che aveva in qualche modo ceduto all’idea che si potessero risolvere le questioni in maniera privatistica, cioè attraverso la contrattazione oppure lo strumento della concertazione. Quello che noi stiamo chiedendo invece è un atto di nuovo che dà forza allo strumento legislativo, bisogna intervenire anche con delle leggi sul salario minimo, sul reddito di cittadinanza che sono sono questioni che si risolvono con azioni di forza tra lavoratori e datori di lavoro, anche perché i lavoratori finiscono per essere spesso i più deboli sia al tavolo aziendale, mentre ai tavoli della concertazione il governo spesso si è schierato dalla parte dei padroni. Questa iniziativa la vediamo come una svolta nel quadro politico nazionale ed anche in quello europeo, perché l’Italia può essere uno dei paesi che dà i primi segnali di una svolta radicale».

«Noi ci siamo, siamo per il sì e faremo il possibile per sostenere questa iniziativa e allo stesso modo sosterremo il referendum sulla cittadinanza – ha concluso Raimondo Donzel – perché anche in quel caso si cerca di dividere le persone, di renderle frammentate e deboli. Noi vorremmo lo ius soli ma per arrivare lì dobbiamo superare questo primo gradino, farlo insieme con le nostre diversità che sono ricchezza, la bellezza di una società che, come la bandiera della pace, ha più colori ed è bene che li mantenga, ma che sappia mettere insieme questi colori per vincere una battaglia, quella più difficile, della partecipazione, perché sappiamo quanto male ha fatto la politica in questi anni ed insieme dobbiamo provare a riavvicinare dei cittadini che sono diventati diffidenti. Può darsi che, come in passato, lo strumento referendario possa in qualche modo permetterci di ricontattare una parte della comunità anche in Valle d’Aosta, dato che, come recita lo slogan della campagna referendaria, è proprio con il voto che comincia una rivolta».

Le indicazioni di voto della Uil

Il sindacato UIL esprime la propria posizione rispetto ai referendum dell’8 e 9 giugno 2025, ricordando che non ha partecipato alla raccolta delle firme.

Autonomia differenziata: No alla disgregazione dei diritti

Contrastare le disuguaglianze significa opporsi con fermezza alla legge sull’Autonomia differenziata voluta dall’attuale Governo.
Si tratta di un provvedimento che rischia di frammentare ulteriormente l’Italia, minando l’uguaglianza nell’accesso ai diritti fondamentali, a partire da lavoro, istruzione, sanità, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’applicazione di questa legge potrebbe compromettere l’universalità dei contratti collettivi nazionali e dei diritti sociali, creando inaccettabili disparità tra i territori, in base alla regione di residenza o di impiego.

Le indicazioni di voto:

  • SÌ all’abrogazione del Jobs Act: coerentemente con la nostra storia sindacale e con lo sciopero generale proclamato a suo tempo contro quella riforma, ribadiamo la nostra opposizione a un impianto che ha precarizzato il lavoro e indebolito le tutele.
  • SÌ al referendum sulla sicurezza sul lavoro: una battaglia da sempre al centro dell’impegno della UIL, per garantire ambienti di lavoro sicuri e dignitosi.
  • Libertà di voto per gli altri tre quesiti, lasciando ai singoli cittadini la scelta consapevole.

Pubblicato / aggiornato il 11/04/2025 alle 11:27
Categoria: Politica e Amministrazione