Una nuova visione dell’abitare con la nuova legge sull’edilizia residenziale pubblica
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Un momento della conferenza stampa sulle politiche abitative regionali
Nella nuova normativa regionale sulle politiche abitative, che sostituirà la legge 3 del 13 febbraio 2013 attualmente in vigore, l’edilizia residenziale pubblica non sarà più un diritto a vita, ma si trasformerà in un intervento di assistenza sociale limitato a un momento particolare.
È questo l’auspicio espresso da Carlo Marzi, assessore alla sanità, salute e politiche sociali della Regione autonoma Valle d’Aosta al termine della conferenza stampa sullo stato di attuazione delle politiche abitative regionali che si è tenuta nel pomeriggio di martedì 17 giugno: «dopotutto è questo l’obiettivo di tutte le leggi sul disagio socio-abitativo italiano – ha specificato – con il nucleo che si emancipa e che quindi abbia la possibilità accompagnata di uscire dall’edilizia popolare. In questo momento abbiamo difficoltà a recepire alloggi, questo è un aspetto abbastanza generalizzato, ma ci sono alcuni casi di persone che, accompagnate e pur facendo fatica a stare all’interno di una progettualità, sono uscite dalle case popolari ed hanno trovato un lavoro stabile e un alloggio, rendendosi autonome. Il contesto non è semplice, ma con la riforma dell’edilizia dovremmo riuscire ad agire anche sul privato».
In attesa della prossima modifica della legge regionale, in Valle d’Aosta sono attivi 13 progetti sulle politiche abitative, dove la parte principale è demandata all’Arer, l’Agenzia regionale edilizia residenziale che nel 1999 ha preso il posto dell’Istituto autonomo per le case popolari (Iacp) e gestisce tutti gli immobili Erp in Valle d’Aosta: 1.700 unità immobiliari, a cui si aggiungono un migliaio di box auto ed una cinquantina di locali destinati ad attività commerciali ed artigianali. Solo ad Aosta gli alloggi Erp sono 971, con 225 cantine e 796 autorimesse. Negli ultimi quattro anni sono stati assegnati 140 alloggi, sulla base di una graduatoria che, al momento, vede la presenza di 589 nuclei familiari.
«Il nostro patrimonio è datato, lo abbiamo acquisito dal 2015 e poi dal 2016 siamo stati chiamati a gestire gli alloggi di edilizia residenziale del Comune di Aosta che ha praticamente raddoppiato l’impegno di Arer – ha raccontato il presidente Ivo Surroz – tutti conosciamo il quartiere Cogne di Aosta, risale all’inizio del secolo, nel tempo siamo riusciti ad eseguire dei lavori, ma vi assicuro che il livello di manutenzione degli stabili lasciava a desiderare. Il nostro intervento ha avuto un approccio finalizzato a migliorare infrastrutture, ed in certi casi è stato necessario anche demolire. La questione dei grattacieli (per i quali sono in corso le operazioni di demolizione, n.d.r.) ha portato alla perdita di circa 80 alloggi, che poi sono stati trovati nello stabile che ospita anche la stessa Arer, assegnato nel 2018. In questo modo abbiamo voluto lasciare un’impronta sul nostro patrimonio, con degli alloggi efficienti e decorosi».

Proprio relativamente al quartiere Cogne di Aosta, interessato da una serie importante di lavori, per oltre 23 milioni di euro, Ivo Surroz ha rimarcato l’impegno della società inhouse della Regione: «cercando di mitigare i disagi all’utenza abbiamo traslato, dove possibile, i tempi dei lavori – ha proseguito – in certi casi abbiamo deciso di recedere dai contratti provvedendo ad eseguire nuove assegnazioni e sul quinto lotto abbiamo concluso i lavori. Abbiamo gestito tutte le gare d’appalto, le relative assegnazioni e ci siamo occupati anche della Direzione lavori e, nel 70% dei lavori siamo già ai collaudi. L’obiettivo di Arer è di agevolare i nostri utenti che sono sicuramente deboli e fragili e lo dimostra l’alta morosità che abbiamo all’interno dei nostri bilanci, nell’ordine dei cinque milioni di euro, ma vogliamo offrire alloggi dignitosi alle nuove assegnazioni».
Nell’ultimo anno le decadenze sono state 49, due delle quali decise per la non occupazione dell’alloggio mentre le altre due sono dovute a morosità; nell’anno precedente le decadenze erano state 108 con l’effettuazione di 13 sgomberi. Per cercare di risolvere il problema della morosità, l’Arer ha concordato, dal 2019, dei piani di rientro: «stiamo limando sostanzialmente il fronte della morosità – ha spiegato ancora Ivo Surroz – è problematica a cui cerchiamo di far fronte con le leggi e i provvedimenti della Giunta regionale per andare incontro alle esigenze particolari delle delle famiglie che non riescono a far fronte agli affitti ed alle spese condominiali».
«La casa è un diritto fondamentale – ha aggiunto Sabrina Casola, dirigente dei servizi alla persona e alla famiglia e disagio abitativo del Dipartimento regionale delle politiche sociali – e dobbiamo mettere al centro le persone per poter costruire insieme a loro un progetto ma, se non si ha una casa, difficilmente si riesce. Quando si verifica una decadenza dagli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con le persone che escono, il problema poi si ribalta sul settore sociale, visto che sono persone già con fragilità. Noi cerchiamo di lavorare in prevenzione e nel momento in cui si verifica la decadenza si scrive alle persone, si avvisa della prossima segnalazione ai servizi sociali e della necessità di farci sapere se non sono d’accordo. Con il silenzio-assenso i servizi sociali possono intervenire per supportare queste famiglie nel cercare delle soluzioni, nell’attivare dei contributi per evitare proprio questo processo di decadenza. Lavorando in prevenzione si evitano delle morosità eccessive, evitando quello che è successo negli anni passati dove si sono accumulate morosità molto impegnative che poi le persone non riescono più a recuperare».

Analogamente, nel 2024, sono stati stanziati 5,4 milioni di euro per il sostegno alla locazione, che hanno interessato 2.900 nuclei familiari, dato che quest’anno è sceso a 2.600: «tenendo conto che in Valle d’Aosta siamo 123.400 residenti è uno sproposito – ha sottolineato l’assessore Carlo Marzi – ma questa è la fotografia delle diverse fragilità, un intervento che arriva prima di una situazione catastrofale, svolto ancora in una fase preventiva, per quanto sia assolutamente sostanziale. Negli ultimi anni abbiamo implementato una serie di azioni per rendere più diretto il rapporto tra cittadini e struttura perché è fondamentale snellire le procedure di riferimento, perché ci si trova ad avere a che fare con persone in difficoltà. Due anni era diventato di moda fare tutta la procedura in maniera telematica ma poi ci siamo accorti che ci sono tantissime persone anziane ed abbiamo verificato con mano il digital divide. Quindi abbiamo ripristinato le autocertificazioni, abbiamo mantenuto aperto il canale della consegna diretta, offrendo un servizio di sostegno alle famiglie valdostane, in una doppia ambivalenza tra i proprietari di case ed il soggetto che concretamente beneficia del sostegno».
Se gli investimenti dell’Assessorato regionale alle opere pubbliche restano importanti per recuperare oltre 150 alloggi sfitti da destinare all’edilizia residenziale pubblica anche fuori dal quartiere Cogne di Aosta, sono diverse le soluzioni per gestire le situazioni di estrema gravità: «abbiamo 38 alloggi di emergenza abitativa per garantire un rifugio temporaneo – ha evidenziato Sabrina Casola – anche se in realtà in questo momento non è poi così temporaneo, visto che abbiamo delle famiglie che sono all’interno di questi alloggi da un po’ di tempo. In questi due anni abbiamo cercato di attivare dei monitoraggi più frequenti, passando dai 18 ai 6 mesi, così da accompagnare le famiglie nell’inserimento socio-occupazionale, verificando come stanno eventuali figli e la tenuta dell’alloggio. Se si interviene dopo 18 mesi e ci sono dei problemi anche nella gestione dell’alloggio, ormai si arriva troppo tardi. A maggio 2025 abbiamo attivato il “Pronto intervento sociale – Pris” sulle situazioni di emergenza, dove, sulla base di un protocollo sperimentale ci sono degli enti segnalanti come le Forze dell’ordine, l’Azienda Usl, la Protezione civile ed i servizi sociali che, nel caso in cui si verificasse sul territorio un’emergenza sociale, ci si attiva subito, sette giorni su sette e 24 ore al giorno per trovare una soluzione, che molto spesso è una soluzione transitoria di tipo abitativo con dei contributi per inserire le persone in alcune strutture».

Si parte quindi dalla casa rifugio Arcolaio, il cui indirizzo è segreto, destinata all’accoglienza di donne, sole o con figli, che hanno subìto violenza o si trovano in una situazione di grave rischio e vulnerabilità, con 15 posti letto per uno stanziamento di fondi regionali, dal 2023 al 2026, di quasi 920mila euro.
Dalla Cassa delle Ammende, ente del Ministero della Giustizia, che ha lo scopo di finanziare progetti e programmi per il reinserimento sociale di detenuti e delle loro famiglie, arrivano 810mila euro per il Progetto Riuscire, un’abitazione da quattro posti per l’accoglienza alloggiativa e l’accompagnamento all’abitare tramite l’inserimento di un appartamento dedicato a chi non ha risorse abitative, anche con il supporto materiale per il vitto e l’argent de poche.
È invece regionale il progetto Far Casa, che impegna, per quattro anni dal 2023, quasi 760mila euro ed offre 30 posti letto a nuclei familiari e persone singole residenti in Valle d’Aosta che si trovino senza abitazione a causa di sfratto esecutato e siano privi di risorse economiche o familiari per far fronte in autonomia alla situazione di emergenza.
Nelle politiche di emergenza abitativa rientra anche il Centro servizi per la povertà, con uno stanziamento dal Pnrr di 180mila euro, che dall’inizio del 2026 gestirà anche il dormitorio pubblico di Aosta, con i suoi 15 posti a disposizione, ed offre servizi sanitari, legali e sociali a bassa soglia a persone singole o nuclei in povertà estrema o senza dimora, con l’obiettivo di facilitare l’accesso alla rete dei servizi e la presa in carico.
Il Progetto Dimore, finanziato nel 2025 sia dalla Regione sia dalla Cassa delle ammende con quasi 180mila euro si rivolge a persone presenti sul territorio in grave emarginazione adulta e senza dimora, con l’accompagnamento secondo il modello housing first, che non si limita all’abitare ma include anche il sostegno sociale, psicologico e sanitario, con un supporto quotidiano nei bisogni primari.
Per gli anziani autosufficienti ma privi di rete familiare, con fragilità sociali e con difficoltà di gestione e auto-organizzazione, è stato creato il progetto Aquilegia, un servizio di co-housing assistito da 5 posti letto, che dal 2023 al 2026 impegna oltre 151mila euro di fondi regionali con l’obiettivo di creare una coabitazione solidale, con l’accompagnamento nelle attività organizzate sul territorio, tra cui anche un orto socio-didattico Mon Courtì.

A Saint-Marcel è stata creata la Maison Equipée e, ad Aosta, la Casa Domotica Dora Vidi, per una spesa, nel 2025 e 2026 di quasi 120mila euro di fondi Pnrr per ciascuna struttura, con 10 posti letto complessivi dedicati a persone con disabilità, con l’obiettivo di promuovere percorsi di autonomia e rafforzamento dell’identità adulta attraverso esperienza di coabitazione in contesti semi-autonomi.
Sempre con i fondi Pnrr sono stati organizzati due appartamenti da 5 posti a Quart ed a Montjovet, che saranno inaugurati a breve, per una spesa di 105mila euro ciascuno, per il progetto Abitare il cambiamento, dal maggio 2025 a maggio 2026, così da offrire una soluzione allogiativa temporanea a persone e famiglie che versano in situazioni di fragilità economico-sociale, in particolare donne sole con figli, che necessitano una presa in carico da parte di un’équipe multi-professionale che costruirà dei percorsi personalizzati di rafforzamento dell’autonomia, di reinserimento socio-lavorativo e l’integrazione nel contesto territoriale, promuovendo l’accesso al patrimonio edilizio pubblico.«Abbiamo anche le comunità educative per minori per 26 posti – ha aggiunto Sabrina Casola – che vivono in situazioni di grande fragilità e che hanno subito un allontanamento familiare e per questi ragazzi c’è un accompagnamento 24 ore al giorno fino al momento o di reinserimento all’interno del loro proprio del proprio nucleo familiare o in altre soluzioni».
«Non serve a nulla che un nucleo abbia una soluzione sociale stabile come l’edilizia residenziale pubblica – ha concluso Carlo Marzi – se poi non c’è nessuno da parte delle politiche sociali che recepisce una situazione di frattura nel momento in cui questo nucleo comincia ad avere dei problemi e poi di fatto perde la casa. Questa situazione poi rientra comunque dalla finestra nelle politiche sociali, magari con costi più alti rispetto a quello che prima il prezzo della pigione che pagava ad Arer. Questa inversione di tendenza è fondamentale e ci auguriamo che dia dei frutti così da impostare le politiche abitative in una logica completamente diversa rispetto a quella che, comunque, ha dato tanti risultati in Valle d’Aosta».
Pubblicato / aggiornato
il 18/06/2025 alle 09:50
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Categoria:
Politica e Amministrazione