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Consiglio Valle del 25 e 26 marzo 2026

Il Consiglio Valle è riunito mercoledì 25 e giovedì 26 marzo 2026, a partire dalle ore 9, per discutere un ordine del giorno composto da 61 punti, di cui 28 rinviati da precedenti adunanze.

Comunicazioni del presidente del Consiglio

Il presidente Stefano Aggravi ha aperto i lavori del Consiglio Valle ricordando il 27° anniversario del tragico incendio nel tunnel del Monte Bianco, in cui il 24 marzo 1999 persero la vita 39 persone. Il Presidente ha rinnovato, a nome dell’Assemblea tutta, il ricordo delle vittime e la vicinanza alle loro famiglie, evidenziando come questa tragedia richiami ogni anno all’importanza della sicurezza, della prevenzione e della cooperazione tra istituzioni per garantire che eventi simili non si ripetano.

«Ricordiamo quell’evento come un momento di grande tristezza e uno spartiacque per la cultura della sicurezza e della prevenzione nelle grandi infrastrutture – ha detto il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis -. In quegli anni, il traforo del Monte Bianco è stato recuperato attraverso procedure innovative che hanno contribuito alla nascita di una direttiva europea che ha migliorato in modo significativo la sicurezza delle gallerie. Nel tempo, molto è stato fatto per il potenziamento delle misure di sicurezza e tanto va ancora fatto affinché queste tragedie non si ripetano. Per questo ringraziamo tutti gli operatori del Geie e le società concessionarie Sitmb e Atmb per l’impegno in questa direzione e orientato anche ad un futuro sostenibile di questa grande infrastruttura.»

Il consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Lattanzi ha dichiarato: «Le 39 persone scomparse rimarranno sempre nella nostra memoria e ci richiamano come il tunnel del Monte Bianco sia una grande opera incompiuta per la sicurezza. Il traforo del Monte Bianco è oggi un’infrastruttura fuori dal tempo e dallo spazio, che necessita di essere raddoppiata. Non è questa una richiesta che arriva solo dagli operatori economici, ma dai rapporti transfrontalieri e da una visione di Europa moderna, dei popoli e del federalismo.»

Per il consigliere Marco Carrel (Autonomisti di Centro), «il traforo del Monte Bianco è un’infrastruttura strategica che collega Italia e Francia, ma soprattutto rappresenta un nodo centrale per l’Europa. Crediamo nel tunnel e nella sua valenza transfrontaliera, e per questo ribadiamo con forza la necessità del raddoppio, fondamentale per garantire maggiore sicurezza e continuità, evitando le criticità legate alle chiusure per manutenzione.»

La capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha osservato che «la memoria delle vittime del rogo del 1999 del tunnel del Monte Bianco deve guidarci verso scelte fondate su prevenzione, sicurezza e tutela dell’ambiente, a partire dalla riduzione dei fattori di rischio, il primo dei quali è la pericolosità dei mezzi pesanti. Per questo non è giusto utilizzare questa tragedia per sostenere il raddoppio del traforo. Ricordo che la chiusura tra il 1999 e il 2001 non ha prodotto effetti catastrofici sull’economia regionale, come dimostrano i rapporti disponibili, e ha comportato per contro un miglioramento delle condizioni ambientali. Incentivare ulteriormente il traffico attraverso le Alpi va inoltre in direzione opposta rispetto alle politiche europee, che puntano al trasferimento del trasporto merci su rotaia. Per queste ragioni, il raddoppio del tunnel non rappresenta la scelta giusta.»

«Ricordare il passato ci può aiutare a migliorare il futuro – ha detto il Capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin –: tocca alla politica decidere ma il raddoppio del tunnel del Monte Bianco è ormai irrinunciabile.» 

Ricordo di Bossi

Il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin, ha ricordato Umberto Bossi, deceduto il 19 marzo: «Un uomo che, con le sue idee e le sue posizioni, ha portato una visione nuova all’interno della politica italiana, una visione che vive ancora oggi. Ho incontrato il Senatore nel 1997, quando ero ragazzo: fu un momento per me emozionante. Nel marzo 1998 ebbi poi modo di ascoltare uno dei suoi interventi più significativi, in cui espresse tutti i suoi dubbi sull’Europa. Già allora emergeva una Lega che ricalcava tratti ancora attuali: la promozione di un Paese federale e dinamico, capace di sostenere la libertà dei popoli. A lui va riconosciuto il merito di aver portato le istanze dell’autonomia dei territori all’attenzione dell’intero Paese. Per questo non possiamo che essergli grati.»

Il capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, ha parlato di «un uomo che ha segnato in modo profondo la storia politica, interprete di un’idea forte e riconoscibile: il federalismo inteso come valorizzazione delle autonomie e dei territori. Valori che condividiamo e che intendiamo rafforzare nell’azione di governo della Valle d’Aosta, che rappresenta da sempre un esempio concreto e avanzato di autogoverno. Un uomo profondamente legato alla sua famiglia e alla sua comunità politica che ha contribuito a fondare e a guidare.»

Per il consigliere di FdI Massimo Lattanzi, «Umberto Bossi è stato un grande innovatore della politica, capace di portare all’attenzione nazionale il tema del federalismo, che resta ancora oggi una grande incompiuta. Il Governo Meloni ha approvato la legge sull’autonomia differenziata: attendiamo ora la definizione dei Lep, nella consapevolezza che non può esistere un’Europa senza le Regioni, una nazione senza le Regioni così come non possono esistere i popoli senza un pieno riconoscimento regionale.»

«Ricordiamo il Senatore Bossi come una figura appassionata e determinata, capace di portare avanti con forza l’idea di un federalismo reale e della difesa delle comunità – ha detto il consigliere Marco Carrel (AdC). Un’ereditàche oggi si traduce nel nostro impegno concreto a tutela degli interessi e dell’autonomia dei territori.»

Il capogruppo di CA, Marco Viérin, ha ricordato «Umberto Bossi non solo come un leader di partito ma anche come colui che, piaccia o non piaccia, ha lavorato sul fronte del federalismo e ha saputo scuotere la politica nazionale.»

Giornata internazionale dell’acqua

Il presidente Aggravi ha poi anche evidenziato che il 22 marzo si è celebrata la Giornata internazionale dell’acqua, un’occasione per riflettere sull’importanza della tutela e della gestione sostenibile delle risorse idriche.

«Proteggere l’acqua non è solo una scelta ambientale, ma anche sociale, politica e culturale – ha affermato il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra, Andrea Campotaro -. A questo proposito, il punto non è più se il cambiamento climatico esista, ma se siamo in grado di affrontarlo. Questo mette in discussione il nostro modello di sviluppo. Non basta che lo diciamo nei programmi. Serve cambiare, ripensare il turismo, il sistema energetico e costruire modelli più resilienti. Non possiamo permetterci di compromettere ciò che abbiamo di più prezioso: serve un impegno collettivo, concreto e quotidiano.»

L’assesseur à l’environnement, Davide Sapinet, a rappelé que «en juillet dernier, le Conseil régional a approuvé le Plan de protection des eaux, un point de départ essentiel pour une gestion de l’eau plus efficace et durable. Le comité de pilotage, qui s’est réuni le 10 mars dernier, travaille sur des enjeux clés: l’eau potable pour l’agriculture, le secteur hydroélectrique et une gestion toujours meilleure du territoire, dans un monde en évolution rapide.»

«Sul tema dell’acqua, alcuni dati sono significativi – ha detto il consigliere Massimo Lattanzi (FdI) –: l’Italia è il paese in Europa che consuma più acqua in bottiglia pur avendo la migliore acqua in termini di qualità grazie ai servizi di controllo. La dispersione idrica si attesta intorno al 40% a livello nazionale e circa al 25% in Valle d’Aosta: è quindi necessario programmare un grande lavoro di monitoraggio. Non è una questione di destra o sinistra, ma di sopravvivenza. Per questo rivolgo un invito semplice: beviamo più acqua del rubinetto, l’acqua in bottiglia è anche 10 volte più inquinata.»

«Quando si parla di acqua in Valle d’Aosta si parla anche di energia pulita, del nostro “oro blu”, che rende possibili investimenti fondamentali per il territorio – ha ricordato il consigliere Marco Carrel (AdC) -. Proprio per questo è essenziale affrontare e risolvere la questione della norma di attuazione, in un’ottica autonomista e pragmatica, valorizzando al meglio una risorsa strategica per la nostra regione.»

«Per migliorare la gestione dell’acqua è importante adottare comportamenti più virtuosi ma anche guardare, in quanto Regione autonoma, alle esigenze dei valdostani», ha concluso il capogruppo di CA, Marco Viérin

Attività legislativa

Ordinamento e funzionamento del Corpo forestale valdostano

Il Consiglio Valle ha approvato, con 28 voti a favore (UV, CA, FI, FdI, PD-FP, AdC) e 6 astensioni (Lega VdA, AVS, La Renaissance), un disegno di legge che contiene disposizioni sull’ordinamento e sul funzionamento del Corpo forestale della Valle d’Aosta e sulla disciplina del relativo personale. 

Il provvedimento, che si compone di 85 articoli, è stato depositato il 24 dicembre 2025 dalla Giunta regionale.

Sul disegno di legge è stato recepito in Aula un emendamento di Fratelli d’Italia volto a coordinare il testo con l’ordinamento statale e con il corretto riparto delle competenze tra Regione e Stato. Gli altri emendamenti sono stati respinti, ritirati o sono decaduti.

Contestualmente, l’Assemblea ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno depositato dal gruppo Autonomisti di Centro che impegna il presidente della Regione e l’assessore alle risorse naturali a presentare in Commissione consiliare, insieme ai referenti del Corpo dei vigili del fuoco e del Corpo forestale, il testo della delibera che definisce gli ambiti e i modelli organizzativi di intervento prima della sua approvazione in Giunta.

È stato invece respinto, con 18 voti di astensione (UV, CA, FI) e 14 a favore (PD-FP, FdI, Lega VdA, AVS, La Renaissance, AdC), l’ordine del giorno presentato dal gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA che voleva impegnare la Giunta regionale a riferire alle Commissioni I e III, entro sei mesi, sullo stato di avanzamento della norma di attuazione riguardante il trattamento pensionistico e previdenziale del personale del Corpo dei vigili del fuoco e del Corpo forestale, con particolare riferimento alle interlocuzioni con i Ministeri competenti, alla quantificazione degli oneri e alla relativa copertura finanziaria, nonché al cronoprogramma per l’approvazione definitiva.

La relazione d’Aula

Il consigliere Michel Martinet (UV) ha presentato in Aula la relazione anche a nome della collega Josette Borre (UV).

«Questo disegno di legge – ha detto il Martinet – nasce dall’esigenza di dotare il Corpo forestale della Valle d’Aosta di un quadro normativo organico e moderno, capace di rifletterne l’evoluzione e di rispondere alle sfide poste dalla legge regionale n. 3 del 2024, che ha istituito il comparto autonomo “Sicurezza e Soccorso Valle d’Aosta”. La creazione di un comparto autonomo consente di valorizzare con maggiore efficacia le peculiarità del Corpo valdostano dei vigili del fuoco e del Corpo forestale, in considerazione del ruolo centrale che svolgono anche nell’ambito della protezione civile. Il testo arriva in Aula al termine di un lungo confronto con le organizzazioni sindacali, avviato nella precedente legislatura, con l’obiettivo di avvicinare vigili del fuoco e forestali ai modelli nazionali. La revisione è stata complessa anche a seguito dell’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, che ha orientato il riferimento verso le forze di polizia a ordinamento civile, in particolare la Polizia di Stato. In questo quadro, la riforma punta a creare le condizioni per allineare anche sul piano previdenziale i forestali valdostani agli omologhi della Polizia di Stato, tenendo conto delle specificità e delle funzioni svolte, soprattutto in materia di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria.
Dal punto di vista generale, rispetto alla norma vigente, viene confermata al Corpo forestale l’attribuzione di compiti tecnici di prevenzione, sorveglianza, valorizzazione e tutela del patrimonio forestale e montano. Viene perciò ribadito che il Corpo forestale è un Corpo tecnico, con funzioni di polizia, e non un Corpo di polizia con funzioni tecniche, proprio a sottolineare le caratteristiche di una struttura regionale che ha ampie competenze tecniche nelle zone rurali e montane, che può svolgere le sue attribuzioni ed esercitare attività di polizia giudiziaria, quindi è bene sottolineare questa peculiarità.
Si tratta di un intervento normativo di grande rilievo, che coniuga la tutela del patrimonio ambientale con il riconoscimento delle specificità territoriali e istituzionali della nostra Regione. Il testo si distingue per l’attenzione al contesto alpino valdostano, caratterizzato da fragilità ambientali da preservare in un equilibrio tra attività umane e natura. Il provvedimento valorizza l’autonomia speciale della Regione e rafforza la capacità di adottare strumenti normativi coerenti con le esigenze del territorio e delle comunità locali. Non è solo un aggiornamento ordinamentale, ma un atto politico significativo che riafferma il ruolo della Regione nella tutela delle risorse naturali e del paesaggio valdostano. Si tratta inoltre di uno strumento che valorizza il Corpo forestale della Valle d’Aosta, riconoscendone il ruolo e il prestigio.»

Il dibattito in Aula

La capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, ha spiegato che «questo disegno di legge, come quello sui vigili del fuoco discusso di recente, nasce da un percorso inizialmente condiviso con sindacati e membri del Corpo forestale, poi interrotto: le modifiche successive della maggioranza non sono state concordate e hanno inciso su punti fondamentali della legge. Il limite del testo è che non chiarisce sufficientemente il profilo del Corpo, anzi in alcuni punti lo indebolisce. I suoi componenti hanno le stesse qualifiche di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria dei corpi nazionali e operano su un ampio spettro di reati, non solo ambientali, ma il provvedimento rischia di non valorizzare questa funzione. Per questo, con gli emendamenti depositati insieme ad altri gruppi, abbiamo chiesto di chiarire che la funzione di polizia giudiziaria del Corpo è generale e non settoriale. Un altro punto critico riguarda la gestione degli incendi boschivi: come evidenziato nella lettera dei sottufficiali, il riferimento alle infrastrutture rischia di creare confusione e limitare l’ambito di intervento, complicando la catena decisionale e incidendo su tempestività ed efficacia. Critico è anche il punto sull’introduzione dei funzionari forestali: la novità non è accompagnata da una definizione chiara di compiti, competenze e requisiti, rischiando di creare ruoli deboli. Gli emendamenti presentati, già bocciati in Commissione e ora riproposti, non sono certo ostruzionistici, ma proposte puntuali per migliorare il testo. La legge contiene vari elementi positivi che condividiamo, ma potrebbe essere più chiara, coraggiosa e condivisa, e soprattutto dovrebbe dare al Corpo forestale una identità più definita, all’altezza dei molteplici compiti, aumentati nel tempo, che devono essere affrontati anche attraverso una migliore declinazione della formazione.»

«Esprimiamo un giudizio complessivamente positivo su questo disegno di legge, che rappresenta un passo avanti rispetto alla normativa del 2002 e aggiorna l’ordinamento del Corpo forestale valdostano, presidio fondamentale del territorio – ha osservato il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin -. Si tratta di una riforma importante, che introduce maggiore chiarezza organizzativa, percorsi di carriera più trasparenti e un sistema più strutturato, senza stravolgere l’impianto esistente. Abbiamo tuttavia presentato una serie di emendamenti, non ideologici ma tecnici e migliorativi, per correggere alcune imprecisioni normative, rafforzare l’organizzazione interna, chiarire ruoli e competenze – in particolare sulla polizia giudiziaria – e garantire maggiore tutela ed equità per il personale. Tra i punti principali: il rafforzamento delle unità specialistiche, parametri chiari e trasparenti per le progressioni di carriera, maggiori tutele per chi opera in attività investigative e più flessibilità operativa sul territorio, accesso agli stessi percorsi formativi degli omologhi nazionali. Con queste correzioni, il testo può diventare una legge solida, moderna e all’altezza delle sfide ambientali e di sicurezza che il Corpo è chiamato ad affrontare. Per questo, qualora gli emendamenti principali vengano accolti, il nostro voto sul provvedimento sarà favorevole.»

Il presidente della terza Commissione, Corrado Jordan (Union Valdôtaine), ha evidenziato «il ruolo cruciale del Corpo forestale non solo per la tutela dell’ambiente, ma anche per la sicurezza e la conservazione dell’identità del territorio. Questa non è solo una riforma amministrativa, ma è un vero atto di autonomia valdostana, che riafferma le prerogative del nostro Statuto speciale. La storia del Corpo dimostra come questa competenza sia profondamente radicata nel nostro ordinamento e difesa nel tempo, anche a fronte di tentativi di centralizzazione. Con questa legge vogliamo valorizzare una struttura che è solidamente e strutturalmente incardinata nell’amministrazione regionale, così come lo sono i vigili del fuoco: il Corpo forestale è e deve restare un braccio operativo della Regione, non un’entità scollegata. Non accettiamo una visione che lo riduca a semplice controllore: è un custode dell’ecosistema alpino. Il suo ruolo è prima di tutto tecnico, fondato sulla conoscenza del territorio. La prevenzione deve restare prioritaria rispetto alla repressione, perché quando si arriva alla sanzione il danno ambientale è spesso già avvenuto. Se si investe sulla prevenzione riusciamo indirettamente a favorire la nostra montagna, per chi ci vive e per chi ci lavora. Questa legge che modernizza il Corpo non è una copia delle norme statali, ma una scelta coerente con la specificità valdostana e con la necessità di tutelare in modo efficace un territorio fragile e unico.» 

«Fratelli d’Italia non è contraria all’impianto generale della legge – ha dichiarato il capogruppo Alberto Zucchi –: riconosciamo la necessità di un aggiornamento normativo e condividiamo l’obiettivo di rafforzare l’efficacia operativa del Corpo forestale valdostano, valorizzandone il ruolo sul territorio. Proprio per questo riteniamo che un intervento di questa portata debba poggiare su basi giuridiche solide, coerenti e pienamente compatibili con il quadro costituzionale e con l’ordinamento nazionale. Permangono infatti alcune criticità. La prima riguarda il tema delle funzioni di pubblica sicurezza: il disegno di legge attribuisce al Corpo competenze che si collocano, almeno in parte, in un ambito riservato allo Stato dall’articolo 117 della Costituzione. È quindi necessario un intervento chiarificatore, per evitare ambiguità e possibili profili di incostituzionalità. Un secondo punto riguarda l’estensione delle competenze attraverso atti della Giunta regionale: trattandosi di un Corpo che esercita funzioni di polizia giudiziaria, compiti e limiti devono essere definiti dalla legge, nel rispetto del principio di legalità, e non rimessi a strumenti amministrativi potenzialmente discrezionali. Il nostro approccio è costruttivo: non vogliamo bloccare la legge, ma migliorarla. Abbiamo presentato 18 emendamenti mirati, con l’obiettivo di rafforzare la coerenza costituzionale, chiarire i limiti delle funzioni di pubblica sicurezza e garantire una base normativa più solida e tutelante per operatori e cittadini.»

«Questa legge avrà un senso compiuto solo se il percorso di equiparazione previdenziale dei forestali andrà a buon fine: per questo abbiamo presentato un ordine del giorno che impegna il Governo regionale a riferire entro sei mesi sullo stato della norma di attuazione. Non è un atto di sfiducia, ma di serietà legislativa – ha detto il consigliere del PD-Federalisti progressisti VdA, Fulvio Centoz –. Come forza che ha contribuito a questo disegno di legge nella scorsa legislatura, ne condividiamo l’impianto e passaggi fondamentali come il transito dal diritto privato al diritto pubblico del Corpo forestale. Restano però nodi aperti su cui abbiamo presentato due emendamenti. Per l’individuazione del comandante, la legge valorizza giustamente il personale interno, ma la dotazione organica di partenza è ridotta. Proponiamo, solo in mancanza di candidati idonei interni, di conferire l’incarico a un dirigente regionale con laurea magistrale ed esperienza, per massimo tre anni non rinnovabili. Si tratta di un meccanismo-ponte, non di un’alternativa strutturale. Proponiamo, inoltre, di allungare da tre a cinque anni il mantenimento della sede per il personale distaccato in Procura, perché le competenze di polizia giudiziaria non si costruiscono in tempi così brevi.»

Il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, premettendo che «questo disegno di legge appare sostanzialmente sovrapponibile a quello già presentato nel 2025, a cui avevo personalmente lavorato in qualità di assessore»,si è soffermato sul «metodo utilizzato dalla maggioranza per arrivare a questo risultato: un metodo che non possiamo approvare né accettare. È stato infatti esplicitamente dichiarato che questa versione non è stata condivisa con le organizzazioni sindacali: una scelta per noi grave e incomprensibile, soprattutto alla luce del fatto che il precedente testo era frutto di concertazione con le parti sociali. Ci troviamo di fronte a un percorso segnato da passi indietro, modifiche tecniche senza spiegazioni politiche e un ritorno, di fatto, alla versione originaria, segno di una evidente mancanza di visione. In Commissione abbiamo inoltre riscontrato una chiusura totale verso gli emendamenti dell’opposizione, con un atteggiamento contraddittorio rispetto alla centralità che si dice di voler attribuire alle Commissioni, ridotte invece a mero passaggio formale. Resta la convinzione che il Corpo forestale sia un’istituzione fondamentale per la nostra regione, un presidio tecnico e operativo radicato nell’amministrazione e baluardo della nostra autonomia. Proprio per questo serviva un metodo diverso. Come classe politica avremmo tanto da imparare dal Corpo forestale, che ogni giorno opera sul territorio: più ascolto, più vicinanza al territorio, più collaborazione, meno arroganza e meno gestione del potere fine a sé stesso.»

Il capogruppo di PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz, ha evidenziato come «questo provvedimento si inserisca in un percorso avviato e in larga parte costruito nella precedente legislatura, quando il nostro gruppo era forza di maggioranza: è la prosecuzione di un lavoro già impostato, analogo a quanto avvenuto per la riforma dei vigili del fuoco. Questo dato dimostra che non eravamo noi a rallentare, come è stato più volte sostenuto, ma che esisteva un percorso solido, oggi portato a compimento. La legge non rappresenta quel cambio di passo nei rapporti con lo Stato che era stato indicato tra le motivazioni del nuovo assetto politico regionale. Non siamo di fronte a un provvedimento frutto di un nuovo dialogo con Roma, né a un avanzamento sulle norme di attuazione, in particolare su un tema centrale come l’equiparazione previdenziale del Corpo forestale, richiamato anche nell’accordo tra UV e FI. Quanto al testo, vi è la criticità – già emersa nel dibattito sulla legge dei vigili del fuoco – relativa alla catena di comando negli incendi boschivi: come evidenziato anche nella lettera dei sottufficiali forestali, il riferimento alle “infrastrutture” e il rinvio a una successiva deliberazione della Giunta introducono un margine di incertezza che, su materie come il soccorso, dovrebbe essere evitato. La chiarezza della catena di comando non è un elemento secondario, ma una condizione essenziale per l’efficacia dell’intervento. Era necessaria una definizione più puntuale già in sede legislativa, senza demandare aspetti così rilevanti a un atto amministrativo successivo. Gli emendamenti presentati dal nostro gruppo non sono modifiche all’impianto della legge, che condividiamo, ma interventi puntuali per migliorarne il funzionamento.»

Per il presidente della seconda Commissione, Marco Sorbara (FI), «oggi non stiamo semplicemente discutendo una legge, ma scegliendo il modello di territorio e la comunità che vogliamo essere. Il Corpo forestale della Valle d’Aosta non è solo un corpo tecnico: è un presidio fondamentale della nostra autonomia, una presenza concreta che garantisce equilibrio tra uomo e ambiente, libertà e responsabilità. Interviene dove lo Stato arriva con difficoltà, nei boschi e nelle montagne, nelle emergenze, nella prevenzione, nel controllo e nel rapporto diretto coi cittadini. Questa legge non è un passaggio burocratico: rafforza il Corpo forestale, adeguandolo alle sfide di oggi e di domani, dai cambiamenti climatici al dissesto idrogeologico, dalla pressione antropica alle nuove forme di illegalità ambientale. Abbiamo lavorato per migliorare l’organizzazione, le condizioni operative e l’efficacia degli interventi, costruendo una visione moderna del Corpo. Non è il frutto di un accordo politico, ma di ascolto, esperienza e confronto, perché intervenire su un presidio così importante richiede rispetto per le istituzioni e per chi lavora ogni giorno sul territorio. Il Corpo forestale è centrale per la nostra Valle: controllo, prevenzione, educazione, presidio sociale e riferimento umano. Difendere il territorio significa difendere identità, economia, turismo, modo di vivere e futuro dei nostri figli.»

La replica dell’Assessore

«Abbiamo depositato questo disegno di legge a dicembre, poco dopo il nostro insediamento: è evidente che si tratta della prosecuzione di un lavoro avviato nella precedente legislatura – ha detto in replica l’assessore alle risorse naturali, Speranza Girod –. Per questo ringrazio le Commissioni, i Consiglieri, i sindacati, gli uffici regionali e il Corpo forestale per il contributo dato. Questo testo aggiorna un impianto normativo ormai superato e – in continuità con la legge 3 del 2024, che ha istituito il comparto soccorso e sicurezza, completando e rafforzando il ruolo del Corpo forestale nel sistema della protezione civile – interviene sul piano funzionale e organizzativo, potenziando le competenze in materia di tutela forestale, vigilanza ambientale, incendi boschivi e protezione civile, oltre a consolidare ulteriormente il ruolo dei forestali, che rappresentano un Corpo tecnico con funzioni di polizia e non viceversa. Non è una riforma episodica, ma un riordino organico che garantisce maggiore efficacia, certezza delle regole e adeguatezza in un settore strategico. In quest’ottica, gli emendamenti della maggioranza migliorano il testo, anche sulla base del confronto con il territorio, mentre è stato possibile accogliere solo alcuni contributi delle opposizioni sia per la necessità di perfezionare aspetti giuridici sia perché avrebbero potuto comportare ripercussioni sul funzionamento delle stazioni. Laddove possibile, sono stati recepiti i contributi positivi suggeriti dalla minoranza che hanno contribuito a definire meglio alcune competenze specifiche. Ritengo, quindi, positivo il lavoro svolto insieme, per arrivare ad una legge il più possibile efficace e rispondente alle esigenze del Corpo forestale valdostano.»

Le dichiarazioni di voto

La capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha annunciato il voto di astensione: «Sono stati respinti emendamenti che non avevano carattere ostruzionistico, ma erano finalizzati a migliorare alcuni aspetti del disegno di legge. L’Assessora ha riconosciuto la validità di alcune proposte, rinviandone però la valutazione a futuri interventi normativi; ma la genesi di questo Dl, come ci ha ricordato, è durata ben 8 anni e certe modifiche potevano essere ben affrontate nel tempo e anche in queste ultime settimane. Rileviamo ancora una volta una scarsa disponibilità al confronto su proposte anche minimali, e questo ci dispiace: il miglioramento di un testo di legge può e deve passare anche dal contributo delle minoranze e dal lavoro delle Commissioni.»

«Votiamo a favore perché questa legge è necessaria e coerente con un percorso che abbiamo contribuito ad avviare nella scorsa legislatura – ha dichiarato il consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) –. I nostri emendamenti sul Comandante e sul distacco in Procura non sono stati accolti: ne prendiamo atto, ma resta la convinzione che quei nodi torneranno. Il voto favorevole è sul disegno complessivo, non sulla rinuncia alle nostre proposte. Sul metodo, una nota: su un testo costruito anche con il nostro contributo, ci aspettavamo maggiore disponibilità al confronto.»

«Noi riteniamo che il Corpo forestale debba essere a sostegno della nostra comunità e in particolare della popolazione che vive nelle “terre alte” – ha dichiarato il capogruppo dell’UV, Aurelio Marguerettaz –. Per noi il Corpo forestale non deve essere un organismo repressivo, ma un Corpo vicino e amico di chi vive in montagna, spesso in condizioni difficili. Il nostro è un territorio complesso e delicato e, proprio per questo, il Corpo forestale va valorizzato.»

«Siamo soddisfatti dell’accoglimento di un nostro emendamento che ha recepito la nostra principale preoccupazione, il rischio di incostituzionalità, e per questo esprimiamo voto favorevole – ha dichiarato il capogruppo di FdI, Alberto Zucchi -. Abbiamo ritirato gli altri emendamenti, non perché non meritevoli di attenzione, ma perché riteniamo che, in un’ottica di collaborazione tra maggioranza e minoranza, si possano elaborare i migliori testi per la nostra comunità, mantenendo sempre uno spirito costruttivo di lavoro.»

«Per coerenza con quanto abbiamo sempre sostenuto, voteremo a favore di questo disegno di legge, che è sostanzialmente identico a quello approvato il 19 giugno 2025 dalla precedente Giunta, di cui facevo parte – ha detto il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel –. Ci lasciano perplessi il metodo e il comportamento del Governo: se vogliamo davvero dei risultati, serve un cambio di passo fondato su partecipazione, trasparenza e concretezza. Chiediamo una politica diversa, che noi sappiamo dimostrare e mettere in pratica.»

Il capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin, ha dichiarato: «Oggi compiamo un passo concreto verso una nuova legge sul Corpo forestale. Tutto è perfettibile quindi eventuali modifiche o integrazioni potranno essere affrontate nei prossimi anni, adeguando la normativa alle future necessità. Importante è trovare un giusto equilibrio anche con le esigenze del territorio: l’obiettivo è un Corpo forestale visto non solo come presidio tecnico e di polizia, ma soprattutto come riferimento per cittadini e imprese che ogni giorno devono vivere la realtà del proprio territorio e del proprio lavoro. Positivo il lavoro svolto in Commissione e in Aula, affrontato in modo serio e costruttivo da tutti i colleghi.»

Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha annunciato il voto di astensione: «Un disegno di legge così importante arriva al termine di un lungo percorso in Commissione. Ci saremmo aspettati che gli emendamenti che abbiamo presentato, fossero recepiti. Dispiace che siano stati interamente respinti, poiché rimangono diverse criticità sulla tutela legale del Corpo, sulla questione delle infrastrutture richieste dalle stazioni e anche su diversi punti relativi al ruolo dei nuovi funzionari, anche perché erano frutto di richieste delle parti interessate.»

«Questa legge chiude un percorso importante, insieme a quella approvata nello scorso Consiglio sui vigili del fuoco, conferendo al Corpo forestale un’identità chiara nel ruolo che deve svolgere sul nostro territorio attenta ai bisogni e a supporto del territorio e della popolazione prima di essere un ente sanzionatore – ha concluso il presidente della Regione, Renzo Testolin –. Sul tema pensionistico, che è caro a tutti, le decisioni purtroppo non dipendono solo dall’Amministrazione regionale: servono dati, numeri e condivisione per eventuali passaggi tra enti previdenziali. Ci stiamo lavorando con serietà.»

Attività ispettiva

Interrogazioni a risposta immediata

Lavori collegati all’elettrificazione della ferrovia

I lavori collegati all’elettrificazione della ferrovia Aosta/Ivrea sono stati al centro di un’interrogazione a risposta immediata illustrata dal gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
Il consigliere Andrea Campotaro, richiamando «le ripetute assicurazioni di Rfi e dell’Assessorato ai trasporti in merito al rispetto del cronoprogramma dei lavori di elettrificazione della tratta Ivrea/Aosta, con conclusione prevista entro il primo semestre 2026 e riapertura a dicembre dello stesso anno», ha chiesto se «la comunicazione dell’Assessorato delle opere pubbliche, che annuncia lavori al sovrappasso in località Grande Charrière, nel comune di Saint-Christophe, direttamente connessi all’elettrificazione, fino al 31 dicembre 2026, sia frutto di un errore nelle date oppure indichi un effettivo e significativo ritardo nei lavori.»

L’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha risposto che «le comunicazioni dell’Assessorato delle opere pubbliche sono corrette e si riferiscono a quanto avviene sopra la linea, non sotto. Posso assicurare che c’è un lavoro costante di monitoraggio da parte nostra, sia dal punto di vista tecnico che politico. Lavoriamo per raggiungere un obiettivo su cui tutti si sono impegnati, in primis Rfi che è titolare della gestione dei fondi Pnrr, della realizzazione dei lavori e della certificazione della spesa. Si tratta di cantieri estremamente complessi: ci lavorano circa 200 persone. Ogni giorno si incontrano problemi e ringrazio Rfi e le imprese per la professionalità e l’impegno con cui stanno affrontando questo lavoro.»

«È nell’interesse di tutti che l’obiettivo venga raggiunto ma è anche nostro compito verificare eventuali anomalie – ha replicato il consigliere Campotaro –. Il cronoprogramma prevedeva, in località Grande Charrière, un intervento della durata di circa 12 mesi, da marzo 2025 a marzo 2026; oggi ci troviamo invece di fronte a una tempistica che si estende da marzo a dicembre 2026, con uno slittamento di circa un anno rispetto alle previsioni iniziali. Al di là del ritardo evidente, se i lavori del sovrappasso si concludono a giugno e le fasi di collaudo si estendono fino a dicembre, emerge un problema: come è possibile effettuare le prove ferroviarie sotto un’opera che non è ancora collaudata? Per questo chiediamo che venga reso esplicito il cronoprogramma aggiornato, fase per fase, al fine di verificarne la coerenza.»

Soluzioni alla crisi del commercio

Quali soluzioni per la crisi del commercio in Valle d’Aosta? È quanto ha chiesto il gruppo Lega Vallée d’Aoste con un’interrogazione a risposta immediata..
Il capogruppo Andrea Manfrin ha evidenziato «la grave desertificazione commerciale che ha colpito Aosta – con la perdita di 102 attività tra il 2012 e il 2025 (-21,5%) – e l’intero territorio valdostano, con pesanti ricadute economiche e sociali e un’accelerazione dello spopolamento nelle aree montane. Nonostante continui ad opporsi alla creazione di Distretti del commercio, abbiamo preso atto dell’impegno dell’Assessore al commercio di istituire una cabina di regia per il confronto con tutti gli stakeholder e di valutare una modifica alla legge regionale sul commercio (l.r. 12/1999), che è una modifica che chiediamo da tempo. Chiediamo quindi quando sarà avviata operativamente la cabina di regia e quando saranno attivate misure concrete, con risorse aggiuntive, per contrastare nel breve termine la desertificazione commerciale.»

Premettendo che «l’attenzione della maggioranza sul tema è massima», l’assessore al turismo e commercio, Giulio Grosjacques, ha riferito che «la cabina di regia sarà istituita con la delibera che sarà portata in Giunta regionale il 10 aprile. Per l’avvio operativo, farò partire le convocazioni la settimana successiva anche sulla base delle disponibilità delle persone che sono chiamate a farne parte. Non credo sia serio fare annunci sui tempi di attuazione delle azioni che saranno definite dalla cabina di regia perché dipendono, oltre che dai tempi necessari per la loro attuazione, anche dalla tipologia di azioni da sviluppare. L’impegno è di iniziare immediatamente il confronto con tutti i portatori di interesse.
Dobbiamo, infatti, tenere presente che se ci fosse una soluzione semplice ed efficace al problema della desertificazione commerciale le associazioni del settore l’avrebbero già proposta e noi l’avremmo già attuata. Anche il Governo nazionale avrebbe già approvato i provvedimenti necessari a beneficio di un settore che purtroppo vive una crisi strutturale.La nostra convinzione è che occorra definire e sperimentare soluzioni concrete e ad hoc per il territorio valdostano, senza replicare misure pensate per altre realtà, attraverso un’analisi condivisa con gli operatori, capace di rispondere alle reali esigenze di cittadini e imprese.»

Nella replica, il consigliere Manfrin ha evidenziato «la necessità di trovare una soluzione al problema nel breve periodo, ma al momento intravediamo soltanto un tavolo di discussione senza elementi concreti. I Distretti del commercio, proposti da noi e oggi richiesti anche da Confcommercio, rimangono una possibilità a costo zero, già applicata in altre realtà, che può migliorare la situazione. Ci chiediamo perché continua ostinatamente ad opporsi.»

Interrogazioni e interpellanze

Nuove posizioni particolare responsabilità

Con un’interrogazione, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto chiarimenti sull’istituzione di nuove posizioni di particolare responsabilità (Ppr) nell’Amministrazione regionale. 
«La revisione della struttura organizzativa dell’Amministrazione regionale, al via dal prossimo 1° aprile, prevede l’istituzione, entro l’anno, di 35 nuove unità organizzative, a cui preporre funzionari con incarico di posizione di particolare responsabilità – ha ricordato il vicecapogruppo Simone Perron –. Vogliamo sapere le tempistiche e le modalità di assegnazione di queste posizioni; se i funzionari selezionati potranno conservare il loro precedente posto di lavoro o, in alternativa, dove saranno ricollocati alla scadenza dell’incarico.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha riferito che «entro metà maggio vi sarà l’approvazione delle schede identificative delle nuove posizioni di particolare responsabilità, con dettaglio delle funzioni e delle risorse umane e finanziarie assegnate, pesature e graduazione. Seguirà la pubblicazione delle posizioni per almeno 10 giorni, per raccogliere le candidature nel mese di giugno, quindi vi saranno i colloqui motivazionali e la valutazione delle candidature pervenute. La decorrenza degli incarichi è stimata a partire dal 1° luglio. Le posizioni di responsabilità vengono assegnate mediante procedure comparative. La valutazione tiene conto di competenze ed esperienza professionale, titoli di studio, performance individuale dell’ultimo triennio, soft skills, valutate dal dirigente di appartenenza e dal colloquio motivazionale. I funzionari vincitori delle posizioni di responsabilità diventano assegnatari del posto di categoria D con Ppr, che diventa la loro titolarità. In caso di scadenza della posizione, vengono ricollocati su altro posto disponibile della stessa categoria. Se il funzionario ha completato i tre anni senza valutazioni negative o particolarmente basse, risulterà verosimilmente vincitore anche nella nuova procedura, grazie ai punteggi per competenze ed esperienza specifica. Qualora, invece, all’esito della nuova procedura selettiva dovesse eventualmente non risultare più vincitore sarà trasferito su altro posto di categoria D vacante (quello di provenienza del funzionario vincitore o altro vacante).»

«Si tratta di un tema prettamente tecnico – ha replicato il consigliere Perron – e prendiamo atto delle informazioni ricevute, che saranno utili per chi è direttamente interessato. Abbiamo voluto portare all’attenzione la legittima preoccupazione degli uffici: senza una programmazione preventiva per la copertura dei posti di funzione, alcuni ruoli rischiano di rimanere scoperti, aggravando la carenza di personale esistente. Riteniamo quindi urgente una pianificazione complessiva, capace di prevenire criticità future e garantire la continuità dei servizi. Proseguiremo con ulteriori approfondimenti sul tema.»

Norma di attuazione Vigili del fuoco e Forestali

È stata discussa un’interpellanza del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA sull’iter della norma di attuazione statutaria relativa al trattamento pensionistico e previdenziale del Corpo forestale e dei Vigili del fuoco. 
«Considerato che si tratta di una priorità del programma di legislatura 2025-2030, riportata anche nell’accordo politico tra Union Valdôtaine e Forza Italia sottoscritto il 4 novembre 2025 – ha ricordato il consigliere Fulvio Centoz –, chiediamo se sia già stata formalmente redatta una bozza di testo; se la Commissione paritetica abbia preso in carico il tema; se vi siano state interlocuzioni formali con il Governo nazionale e, in particolare, con i Ministeri competenti, e quali orientamenti siano emersi. Vogliamo, inoltre, sapere se sia stata effettuata una quantificazione aggiornata degli oneri finanziari derivanti dall’applicazione della norma e quale soggetto ne assumerebbe la copertura, oltre a quale cronoprogramma realistico la Giunta intenda indicare per l’approvazione definitiva della norma.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha ricordato che «gli schemi di norma di attuazione in materia di trattamento pensionistico del personale del Corpo valdostano dei vigili del fuoco e del Corpo forestale valdostano sono stati depositati presso la Commissione paritetica il 21 giugno 2022. Nel mese di ottobre 2024, ho incontrato personalmente il Presidente dell’Inps, incontro che ha poi portato a uno scambio tecnico tra i servizi regionali e la Direzione generale dell’Istituto e che ha condotto alla redazione di un testo conforme alle indicazioni condivise: il testo ha ricevuto un primo parere positivo dalla Commissione paritetica nel febbraio 2025. Lo schema di norma di attuazione è stato successivamente sottoposto all’esame del Ministero del lavoro e dell’Inps (per il rilascio dei pareri di competenza), e si sono svolti ulteriori confronti tra l’ente previdenziale e i servizi regionali.
La questione centrale riguarda la quantificazione complessiva dell’onere, a carico della Regione, e in particolare il maggior onere derivante dal trasferimento del personale dei due Corpi regionali dalla cassa pensionistica Cpdel (Cassa pensioni dipendenti enti locali) alla cassa Ctps (Cassa trattamenti pensionistici statali). Tale onere deriva non solo dal diverso tasso di contribuzione, ma anche dall’anticipazione dell’apertura del diritto alla pensione e dall’applicazione al personale di tutti i benefici previsti dal regime Ctps. Questo onere deve ovviamente essere quantificato per permettere alla Regione di valutare pienamente gli impatti economici. A tal riguardo, va segnalata l’attività periodica di questa Presidenza e dei membri di parte regionale della Commissione paritetica, anche presso l’Inps, al fine di sollecitare la determinazione di tali oneri. Infine, la scorsa settimana, sono stati forniti ulteriori dati richiesti dall’Inps a seguito di una riunione tecnico-politica tenutasi a metà marzo; dati che saranno elaborati dall’Inps nei prossimi 30-40 giorni per fornire il modello con i corrispondenti oneri. Questo servirà per fare valutazioni anche di ordine politico. Ad oggi, pertanto, il Governo regionale non è in grado di indicare il calendario per il completamento della procedura di approvazione della norma, poiché non dipende direttamente dalla sua volontà, nonostante le azioni di sollecito continuative messe in atto e che proseguiranno.»

Il consigliere Centoz si è detto soddisfatto, condividendo sulla «necessità di fare una valutazione politica in base alla quantificazione che emergerà dall’Inps. Tuttavia, alla luce delle leggi regionali approvate – istituzione del comparto autonomo di negoziazione e funzionamento dei due Corpi -, anche se la quantificazione sarà pesante per la Regione, sarà difficile tirarsi indietro. Rilevo che il nostro ordine del giorno collegato al disegno di legge sul Corpo forestale poteva essere approvato, visto che il Presidente ha parlato di dati che saranno elaborati dall’Inps nei prossimi 30-40 giorni: c’era tutto il tempo di portarli in Commissione.»

Servizi antincendio aeroporto

L’esternalizzazione del servizio antincendio dell’aeroporto Corrado Gex di Aosta è stata al centro di un’interpellanza del gruppo Fratelli d’Italia. 
«Motivando la scelta con la carenza di organico nel Corpo valdostano dei vigili del fuoco, con una delibera approvata nel 2024 la Giunta regionale ha deciso di esternalizzare il servizio antincendio dell’aeroporto Corrado Gex per un periodo sperimentale di tre anni (1° luglio 2024-30 giugno 2027), per una spesa complessiva di 2,5 milioni di euro – ha spiegato il consigliere Massimo Lattanzi -. Chiediamo di conoscere quali siano gli obiettivi e i criteri di valutazione della sperimentazione, nonché il costo complessivo aggiornato del servizio; perché la Regione sostenga integralmente i costi nonostante l’aeroporto operi attualmente in II categoria e quali verifiche siano state effettuate sulla corrispondenza tra il servizio pagato e quello effettivamente reso. Vogliamo anche sapere se sia stato svolto un confronto tecnico-economico tra la gestione esternalizzata e quella diretta tramite il Corpo valdostano dei vigili del fuoco, quale orientamento la Giunta intenda adottare nel medio periodo e se sia previsto un rafforzamento del servizio.»

«L’obiettivo dell’esternalizzazione, come noto, è quello di innalzare la categoria antincendio garantendo una copertura fino alla sesta, durante il periodo di apertura dello scalo – ha risposto il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Tale innalzamento è necessario per perseguire gli obiettivi indicati nel Defr 2021-2023, con il quale il Consiglio regionale ha voluto ridefinire il ruolo dell’aeroporto come centro per elisoccorso, protezione civile, trasporto turistico e sportivo, voli droni e commerciale. Il criterio di valutazione della buona riuscita del servizio, una volta terminata l’aerostazione, così come prospettato dall’Avda, sarà l’aumento del numero di voli e di passeggeri annui, non solo charter ma anche e soprattutto aviazione civile (aerei privati).
Per completare il passaggio al nuovo servizio antincendio e raggiungere gli obiettivi del Defr – ha proseguito -, era necessario innalzare la categoria operativa. Utilizzando il Corpo regionale dei vigili del fuoco, il costo sarebbe passato da poco più di 500 mila euro a oltre 3,7 milioni annui per ampliare il personale. Per ottimizzare la spesa e considerate le difficoltà di reperimento e integrazione del personale dei vigili del fuoco, si è scelto di esternalizzare il servizio, con costi a regime inferiori. Attualmente l’aeroporto opera in seconda categoria fissa, con possibilità di innalzamento temporaneo, attualmente si sta lavorando alla qualificazione della ditta Falck, si è lavorato alla formazione attraverso un corso di 108 ore e si è proceduto all’ultimazione di procedure ministeriali, comodato dei mezzi e autorizzazioni Enac. È stata inoltre completata la convenzione con il Ministero dell’interno per il supporto del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per la certificazione del servizio antincendi. La scelta di esternalizzare ad Aosta rappresenta un modello che potrà essere replicato in altri territori.»

Il presidente ha infine precisato che «sarà sulla base delle risultanze del periodo di sperimentazione che si valuteranno le scelte future.»

 «Ribadiamo il nostro sostegno al fatto che l’aeroporto Corrado Gex si alzi di livello – ha replicato il consigliere Lattanzi -. Rimangono, però, due quesiti senza risposta: quali sono i criteri con cui valuteremo la sperimentazione? Perché continuiamo a pagare 83.000 euro per un presidio antincendio di un aeroporto di quinta categoria nonostante non lo sia?»

Segnalazione personale al Casino

Il gruppo Lega Vallée d’Aoste è tornato sul tema della richiesta di segnalazione di nuove risorse da parte dei dipendenti del Casinò di Saint-Vincent.
Il consigliere Corrado Bellora ha richiamato la «vicenda di un documento circolato sul sistema intranet della Casa da gioco, poi rimosso, con il quale veniva promesso un premio di 150 euro a chiunque segnalasse un nuovo dipendente che fosse poi assunto. È evidente che simili pratiche di “job referral” non possano essere adottate da una società pubblica, come dimostra, tra l’altro, il fatto che la proposta sia stata rimossa poche ore dopo la sua pubblicazione. Si tratta di una gravissima violazione delle regole che dovrebbero guidare la gestione di una società amministrata dall’ente pubblico. Chiediamo alla Giunta regionale di chiarire se siano stati individuati i responsabili dell’iniziativa, se l’Amministratore unico ne fosse a conoscenza e quali provvedimenti intendano adottare nei confronti dei responsabili e dell’Amministratore unico stesso.»

«Ritenendo non fondata la ricostruzione proposta dall’interpellanza, la società Casino de la Vallée spa precisa che l’iniziativa “Segnalazione nuove risorse” non è illegittima – ha sottolineato il presidente della Regione, Renzo Testolin -: le eventuali assunzioni dei candidati segnalati sarebbero avvenute nel rispetto del regolamento assunzioni della società, conforme alla legge regionale n. 20/2016, che stabilisce criteri di trasparenza, pubblicità, imparzialità e pari opportunità. Lo scopo era semplicemente attrarre candidati qualificati per posizioni vacanti in periodi di alta occupazione, utilizzando la rete di contatti dei dipendenti come canale aggiuntivo. Una prassi utilizzata nelle organizzazioni aziendali che non sostituisce le procedure formali di selezione già previste dal regolamento della casa da gioco.
L’iniziativa puntava a rendere nota la volontà della società di assumere personale in ruoli specifici (sala/ristorante, cucina, facchinaggio) per i quali i bandi precedenti erano andati deserti o le graduatorie esaurite. La sua temporanea sospensione è stata disposta per consentire ulteriori verifiche e valutazioni interne per garantire la massima chiarezza nelle eventuali modalità applicative, evitando possibili fraintendimenti rispetto alle finalità e alle modalità di selezione del personale previste dal Regolamento di assunzione aziendale. L’Amministratore unico ne era informato e ha raccolto il parere tecnico-legale del consulente del lavoro. L’Amministrazione regionale non ha alcun titolo di intervenire nella questione, competenza che resta in capo all’Amministratore unico che ne ha la piena responsabilità.»

«Lei parla di una procedura assolutamente lecita, pensata in accordo con un consulente del lavoro. Allora perché è stata rimossa dalla rete intranet? – ha detto in replica il consigliere Bellora. – È davvero convinto che ci siano i necessari requisiti di pubblicità e trasparenza? Finché il Casinò rimane un’azienda pubblica, non può essere gestito in questo modo. Nel pubblico, per assumere dipendenti, esistono bandi e concorsi, non si chiede di portare un amico in cambio di soldi. Mi lascia basito sapere che l’Amministratore unico fosse al corrente di tutto ciò senza indicare chi fosse il responsabile dell’iniziativa. Qualcuno avrebbe dovuto richiamarlo all’ordine.»

Smart working

La revisione della delibera regionale sullo smart working è stata al centro di un’interpellanza del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
La capogruppo Chiara Minelli ha ricordato che «la delibera, in vigore dal 1° gennaio 2025, limita la possibilità di ricorrere al lavoro agile e al lavoro da remoto ai soli dipendenti del comparto unico con contratto a tempo pieno. Una disposizione che penalizza in particolare le lavoratrici, che statisticamente ricorrono più spesso al part-time perché impegnate in attività di cura e assistenza a figli o familiari anziani. Considerato che con un ordine del giorno dell’allora gruppo PCP, approvato il 26 marzo 2025 con un emendamento del Presidente della Regione, era stato assunto l’impegno di verificare la possibilità di estendere lo smart working a tutto il personale regionale, chiediamo quale sia stato l’esito di questa verifica, in quali enti del comparto pubblico regionale i dipendenti part-time possano accedere al lavoro agile e con quali modalità, e se, nelle more della revisione del contratto del comparto unico, si intenda modificare la delibera per garantire maggiormente le pari opportunità.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, nel premettere che «il lavoro agile non è un diritto del lavoratore ma una modalità organizzativa che ogni Ente può adottare e modulare secondo le proprie esigenze», ha spiegato: «La verifica effettuata dal Comitato regionale per le politiche contrattuali (Corepoc) ha evidenziato diversi livelli di attuazione del lavoro agile negli enti del comparto unico, con regolamentazioni differenziate in ragione delle specifiche organizzazioni. Per quanto riguarda l’accesso simultaneo al lavoro agile e al part-time, con la Direttiva 2 del 7 agosto 2025, il Corepoc ha stabilito che anche i dipendenti con contratto a tempo parziale possano accedere al lavoro agile, rispettando il principio della prevalenza del lavoro in presenza e condizioni specifiche: percentuale di riduzione della prestazione non superiore al 25-30%, numero massimo di giornate settimanali di lavoro agile (due per il part-time orizzontale, uno per quello verticale), possibilità di deroghe per lavoratori con disabilità o con particolari esigenze familiari, e priorità ai lavoratori a tempo pieno laddove l’organizzazione dell’ente non consenta di garantire l’accesso a tutti.
Il Dipartimento personale e organizzazione della Regione non dispone di informazioni precise sugli altri enti del comparto unico presso i quali i dipendenti possono richiedere l’accesso allo smart working e sulle relative modalitàTuttavia, in linea con quanto previsto dal contratto collettivo regionale, i lavoratori part-time il cui contratto preveda l’accesso al lavoro agile possono fruire di questa modalità sin dall’instaurazione del rapporto di lavoro con l’ente. La contrattazione in corso, conforme alla Direttiva 2/2025, dovrebbe concludersi a breve, e l’accesso al lavoro agile ai lavoratori part-time che soddisfano le condizioni previste è già in fase di autorizzazione.»

«Tra i vari punti elencati dal presidente emerge che sono previste alcune deroghe, ma lo smart working è concesso prioritariamente ai lavoratori a tempo pieno – ha replicato la consigliere Minelli . Stupisce che non siano disponibili dati, visto che l’ordine del giorno approvato nel 2025 prevedeva di verificare la possibilità di accesso al lavoro agile per tutto il personale del comparto unico, indipendentemente dal contratto: un obiettivo che avrebbe potuto essere rispettato anche con dati concreti. Ci interessa chiarire cosa sia effettivamente autorizzato: lo smart working per i part-time è previsto dal decreto legislativo 61/2000, che garantisce gli stessi diritti e opportunità dei lavoratori a tempo pieno. Auspichiamo che le autorizzazioni in corso comprendano anche i part-time, perché intercettare le esigenze di questa parte del personale sarebbe un segnale concreto e positivo, in un contesto in cui la Regione fatica ad attrarre lavoratori.»

Anticendio traforo Monte Bianco

Con due interpellanze, di cui una di Fratelli d’Italia e una congiunta di Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine, è stata posta l’attenzione sulla gara d’appalto per l’affidamento del servizio antincendio del traforo del Monte Bianco. 
«La procedura è imminente e i dipendenti sono preoccupati perché si prospetta una significativa riduzione del personale, dovuta principalmente all’applicazione del diritto del lavoro francese, in quanto la sede sociale del Geie, che gestisce il traforo, si trova in Francia – ha osservato il consigliere di FdI Aldo Domanico -. Visto che la Regione è azionista per oltre il 10% della Società italiana per il traforo del Monte Bianco (Sitmb), che a sua volta fa parte del Geie, chiediamo se intenda attivare misure o azioni per tutelare i lavoratori italiani e mantenere il trattamento economico e normativo almeno pari a quello attuale, riconoscendo così la professionalità acquisita.»
Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha inoltre sollecitato verifiche preventive affinché la futura composizione dell’organico assicuri la piena attuazione del Piano di intervento immediato per la sicurezza e del Piano di soccorso binazionale, evitando riduzioni che possano compromettere la sicurezza degli utenti del traforo.

«Come Presidenza della Regione, abbiamo intrapreso tutte le iniziative possibili per il rinnovo dell’appalto del servizio antincendio del tunnel del Monte Bianco in continuità di caratteristiche operative e di qualità fin dal 19 settembre 2024, quando – a seguito di una segnalazione dei sindacati – abbiamo rappresentato al Geie la necessità di prestare massima attenzione all’inserimento, nel capitolato d’appalto, di una clausola sociale, ritenendola indispensabile per garantire un servizio qualificato attraverso il mantenimento dell’esperienza del personale che per anni ha svolto il servizio antincendio, formandosi e lavorando in un contesto unico – ha spiegato il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Il 30 aprile 2025, il Geie ci ha confermato che era in corso la redazione del bando, in cui era previsto l’inserimento di una clausola sociale secondo la quale l’aggiudicatario avrebbe dovuto riassumere il personale dell’impresa uscente secondo i contratti italiani e francesi. La Presidenza ha quindi informato le organizzazioni sindacali di questa comunicazione il 7 maggio 2025.
Qualche mese dopo, il 24 novembre 2025, riceviamo una richiesta dall’Associazione nazionale delle imprese di sorveglianza antincendio (Anisa) per un confronto sulla gara d’appalto con il Geie, i sindacati, le società concessionarie italiane e francesi del traforo e il Ministero del lavoroL’incontro si è tenuto il 5 dicembre 2025, ma il giorno prima il Geie ha comunicato che non avrebbe partecipato per non compromettere la parità tra i candidati e l’imparzialità della procedura di appalto in corso. Abbiamo espresso rammarico per questa decisione, sottolineando che il confronto non intendeva interferire con la gara, ma promuovere un dialogo costruttivo per prevenire tensioni e criticità e assicurare la piena operatività di un’infrastruttura strategica per la Valle d’Aosta e l’Italia. L’incontro si è comunque svolto e il documento presentato dai sindacati con le proposte per il rinnovo dell’appalto è stato trasmesso al Geie.
Arriviamo al 18 febbraio 2026, quando Anisa in una nota indirizzata anche al Geie evidenzia come la procedura di gara pubblicata il 10 dicembre 2025, riguardo alla clausola sociale disattendesse le aspettative e le rassicurazioni verbali di quest’ultimo. È stato chiesto un nuovo incontro per individuare una soluzione a cui il Geie ha risposto, il 23 febbraio 2026, che la gara era già stata avviata e la scadenza per le offerte era il 6 marzo, quindi non era possibile modificare i documenti di gara per non violare il principio di parità di trattamento. Ha evidenziato che all’interno del capitolato di gara è stata inserita una clausola sociale in coerenza con la vigente normativa europea a cui anche l’Italia deve attenersi. Abbiamo, quindi, informato Anisa, i sindacati, le società concessionarie e il Ministero, confermando la nostra piena collaborazione sull’argomento.
Sulla questione, abbiamo adottato tutte le iniziative possibili per quanto di nostra competenzaRispetto alla clausola sociale, che Anisa e i sindacati ritengono critica, il Geie ha rilevato che il suo inserimento non costituisce un obbligo per la stazione appaltante ma che è stato opportuno reiterarla in analogia con il precedente appalto del 2019. Ha evidenziato che la procedura di appalto in corso richiede esattamente gli attuali livelli del servizio antincendio in coerenza con l’attuale piano interno di intervento e di sicurezza (squadre presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7). Attualmente è in corso la valutazione delle offerte pervenute e seguiremo con attenzione gli esiti della procedura.»

«Nonostante si sia voluto dare un’apparenza di partecipazione e vigilanza sulla questione, traspare una certa frustrazione per non essere riusciti a incidere, malgrado le vostre numerose richieste di incontro, sempre respinte vista la procedura in corso – ha replicato il consigliere Manfrin -. Tutti questi incontri non potevano essere organizzati prima dell’avvio della procedura, per chiedere garanzie? Ci si è attivati troppo tardi e ora, come segnalano i sindacati, potrebbe verificarsi un drastico ridimensionamento occupazionale. Non intravedo novità positive per il futuro.»

«Concordo con il collega Manfrin – ha aggiunto il consigliere Domanico –, chiedo di continuare a vigilare e provare a fare il pugno duro con il Geie perché i lavoratori valdostani sono molto preoccupati per la situazione.»

Percorsi abilitanti per docenti

È stata discussa un’interrogazione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sui percorsi abilitanti per la formazione dei docenti all’Università della Valle d’Aosta.
Ricordando «le difficoltà dei docenti costretti a seguire fuori Valle tali attività formative, requisito fondamentale per l’accesso ai concorsi pubblici e l’immissione in ruolo», il consigliere Andrea Campotaro ha chiesto per quali motivi, nonostante l’esperienza positiva dello scorso anno accademico, non sia ancora stata attivata anche nel 2026 la possibilità di seguire le lezioni obbligatorie in presenza in modalità sincrona all’Università della Valle d’Aosta. Ha inoltre domandato se la Regione abbia avviato interlocuzioni con il Ministero dell’università e della ricerca, la Conferenza dei Rettori delle università italiane o altri soggetti competenti per sollecitare il rinnovo o la proroga delle disposizioni derogatorie che avevano consentito tale modalità di frequenza nel 2025, e con quali esiti.

L’assesseur à l’éducation, Erik Lavevaz, a expliqué que «pour l’année académique en cours, le Ministère de l’université a autorisé le lancement des parcours fin janvier; en février, les procédures d’admission aux parcours proposés par le Cifis (Centro interregionale per la formazione degli insegnanti secondari in Piemonte e in Valle d’Aosta) ont eu lieu, et les activités pédagogiques ont débuté le 9 mars. Le 6 mars, le Ministère a fourni des indications opérationnelles supplémentaires, invitant les institutions de formation à s’accorder afin de faciliter la participation des lauréats des concours, titulaires de contrats à durée déterminée, en favorisant la fréquentation des activités pédagogiques dans les sites académiques les plus proches de leurs lieux de service, tout comme l’année passée.
L’Université de la Vallée d’Aoste et le Cifis confirment leur disponibilité, également pour l’année académique 2025-2026, à envisager la possibilité pour les lauréats de concours de suivre les activités disciplinaires des parcours au Pôle universitaire d’Aoste. La faisabilité effective de cette solution devra être vérifiée en fonction du nombre d’enseignants concernés et de la programmation des activités des différentes classes de certification. A ce jour, aucune demande à ce sujet n’a été reçue ni par l’Université de la Vallée d’Aoste ni par le Cifis. Pour information, je rappelle que pour les parcours de la classe “A022A – Langues et cultures étrangères dans l’enseignement secondaire de Ier et IIe degré – Français”, activés par l’UniVdA, sur une capacité totale de 30 places, 7 étudiants se sont inscrits au total: 2 au parcours complet de 60 crédits formatifs universitaires, 1 au parcours de 36 et 4 au parcours de 30.»

Il consigliere Campotaro, nella replica, ha osservato: «Il tema della formazione dei docenti valdostani non è nuovo e già in passato sono state sollevate criticità relative ai tempi e ai disagi del trasferimento fuori Regione per seguire i corsi. Attualmente molti insegnanti devono conciliare il lavoro in classe, il tirocinio obbligatorio, le lezioni a distanza e quelle in presenza, per i più fortunati a Torino, altrimenti anche presso Atenei più lontani, affrontando spostamenti complicati, costi elevati e ritmi eccessivi. Ci sono stati anche episodi gravi, come aule sovraffollate con persone in piedi e un caso di svenimento, segnale di condizioni logistiche insostenibili che mettono a rischio salute dei docenti e qualità del lavoro nelle scuole. Nel 2025 era stata individuata una soluzione, seguire le lezioni in modalità sincrona dal Polo di Aosta, che seppur arrivata in ritardo aveva ridotto i disagi. Oggi questa soluzione non è ancora attiva e chiediamo che venga messa in campo con urgenza: non si tratta di privilegi, ma di garantire condizioni minime per lavorare e formarsi. Investire nella formazione dei docenti è fondamentale per la crescita del capitale umano e per il futuro del nostro sistema educativo.»

Misure per i giovani che scelgono di rimanere in Valle d’Aosta

Con un’interpellanza, il gruppo Autonomisti di Centro ha chiesto informazioni sulle misure di sostegno per i giovani valdostani qualificati che scelgono di rimanere a lavorare in Valle d’Aosta. 
«Abbiamo appreso che la Regione ha avviato iniziative per attrarre lavoratori qualificati e ricercatori provenienti da fuori Valle, anche attraverso contributi economici per l’alloggio, e che misure analoghe saranno proposte anche in ambito sanitario – ha dichiarato il capogruppo Marco Carrel -. Riteniamo, però, che una strategia di sviluppo efficace non possa basarsi esclusivamente sull’attrazione di professionalità dall’esterno, ma debba anche valorizzare le competenze già presenti sul territorio. Per questo, chiediamo se siano previste iniziative analoghe per chi resta in Valle – come contributi per l’alloggio, incentivi fiscali, contributi alle imprese che assumono giovani residenti altamente qualificati -; se si stiano valutando misure specifiche per favorire la permanenza dei talenti locali e quali siano i dati disponibili sul numero di giovani valdostani laureati o specializzati che ogni anno lasciano la regione rispetto a quelli che vi rimangono.»

L’assessore alle politiche giovanili, Leonardo Lotto, ha spiegato che «l’ottica in cui vogliamo lavorare non è quella di contrapporre giovani valdostani e giovani provenienti da fuori regione, ma quella di valorizzarne la complementarietà per accrescere l’attrattività della Valle d’Aosta. Per questo, valutiamo molto positivamente le esperienze fuori regione o all’estero dei ragazzi valdostani che poi ritrovano nella nostra regione, al pari di quelli di origine e provenienza diversa, una destinazione in cui tornare e restare, arricchiti dalle esperienze maturate oltre i confini. Il nostro lavoro va, quindi, nella direzione di creare un ecosistema di qualità, aperto all’esterno ma capace di favorire il ritorno e buone opportunità di vita e lavoro per tutti. In quest’ottica si inseriscono diverse misure, come il programma “House&Work”, attivato dall’Assessorato allo sviluppo economico dal 2020 per attrarre, su richiesta degli operatori economici del settore, profili qualificati da impiegare in attività di ricerca e sviluppo.»

Tra le altre misure a sostegno dell’occupazione dei giovani, l’Assessore ha citato «gli incentivi destinati alla ricerca e all’innovazione che includono, tra le spese ammissibili, anche il costo del personale interno; il bando relativo alla “Zona franca per la ricerca e lo sviluppo” che prevede anche l’erogazione di voucher a fronte dell’assunzione di laureati e a titolo di ristoro degli oneri fiscali nonché un’esenzione dall’Irap per i soggetti beneficiari. Nell’ambito del Programma Fse+, è allo studio una nuova misura per il finanziamento di borse di ricerca per giovani ricercatori e un sistema di voucher per il sostegno familiare di anziani e bambini. La Regione sostiene l’imprenditoria giovanile con contributi a fondo perduto per la creazione e lo sviluppo di nuove imprese (anche per donne e disoccupati di lunga durata) e con misure specifiche per favorire l’insediamento di giovani agricoltori.»

Per Lotto, «un elemento centrale è la qualità del lavoro (stabilità, crescita, conciliazione vita-lavoro), promossa anche attraverso strumenti come il documento “Alleanza per il lavoro di qualità”, redatto dall’Assessorato allo sviluppo economico e sottoscritto dalle parti sociali, e il “Vademecum per l’attrattività del lavoro in Valle d’Aosta” (disponibile sul sito della Regione). Gli ultimi dati disponibili mostrano che la maggior parte dei ragazzi valdostani (circa i 2/3) sceglie di frequentare l’università fuori regione, con una prevalenza per le sedi universitarie piemontesi, mentre all’Università della Valle d’Aosta il 40% degli iscritti – erano 957 nell’anno accademico 2023/24 – proviene da fuori Valle. Dati che confermano l’opportunità di guardare ai temi dell’attrattività e del rientro dei giovani valdostani come due facce della stessa medaglia, senza distinzioni di principio tra chi arriva e chi rimane, ma con l’intento comune di far sì che l’arrivo, la permanenza o il rientro in Valle siano il frutto di una scelta consapevole e fortemente voluta e soprattutto che questa scelta si riveli, nel lungo periodo, una scommessa vincente per i giovani che la compiono.»

 «Oltre a raccordare le misure dei vari Assessorati, come ha fatto in questa risposta, a lei spetta il compito politico di elaborare uno studio sui giovani in Valle d’Aosta e di indicare agli altri Assessori la direzione che vuole dare alle politiche giovanili – ha replicato il consigliere Carrel -. Senza indirizzi chiari, il rischio è di avere un Dipartimento pieno di parole ma con pochi risultati. Lo studio va avviato subito, perché richiede tempo, e deve mettere ordine alle misure per i giovani che scelgono di restare: altrimenti passa il messaggio che, viste le agevolazioni che ci sono, convenga andare via per poi tornare. Noi vogliamo dare a tutti la possibilità di realizzarsi in Valle d’Aosta, valorizzando prima di tutto i giovani del territorio e chi arriva da fuori.»

Gestione del lupo

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto informazioni sull’applicazione del protocollo sperimentale per la gestione del lupo in Valle d’Aosta. 
Il capogruppo Andrea Manfrin ha voluto sapere «quali siano gli aggiornamenti sulla sua effettiva applicazione ad oltre sei mesi dalla sua approvazione, avvenuta il 28 luglio 2025, indicando il numero e la tipologia delle segnalazioni ricevute su lupi confidenti, avvicinamenti a zone antropizzate o episodi di pericolo per l’incolumità umana; lo stato attuale del monitoraggio della popolazione nella regione, visto che a inizio 2025 si stimavano 60-80 lupi distribuiti in 10 branchi, mentre dal rapporto “lince e lupo” 2023 si evince che in soli 4 anni si erano registrate le tracce, rilevate su ben 307 campioni, di 179 esemplari in Valle d’Aosta. Chiediamo anche come il protocollo si integri con le novità nazionali e gli strumenti più recenti, come l’applicazione “Avvista Lupi VdA” per le segnalazioni; se si abbia intenzione di prevedere aggiornamenti o integrazioni alla luce dei dati raccolti, dell’esperienza maturata e delle evoluzioni normative.»    

L’assessore all’agricoltura, Speranza Girod, ha confermato «grande attenzione alla tematica perché l’aumento della presenza dei lupi ha generato una preoccupazione reale e diffusa tra la popolazione. Il protocollo sperimentale di luglio 2025 recepisce le indicazioni elaborate da Ispra, distinguendo tra diverse tipologie di comportamento degli animali e prevedendo azioni proporzionate al grado di confidenza e pericolosità. Da luglio 2025 a oggi, sul territorio regionale, non è stato possibile classificare esemplari come “lupi confidenti o pericolosi” e, fortunatamente, non si sono verificati episodi tali da rappresentare un rischio per l’incolumità umana. Durante la stagione invernale, sono stati segnalati oltre 100 avvistamenti in aree urbane e periurbane, probabilmente sottostimati, data la difficoltà di rilevazione. Per quanto riguarda il monitoraggio della popolazione lupina, i dati aggiornati al 2025 sono ancora in fase di elaborazione, ma supereranno sicuramente i 100 esemplari. Inoltre gli hotspot – ovvero i territori comunali con maggiori danni zootecnici – sono sei. Nel 2025 sono state registrate 51 predazioni, per le quali sono stati erogati indennizzi pari a 46mila euro. Nel 2026, ad oggi, si segnalano due episodi nel mese di marzo.»

Per quanto riguarda il quadro normativo, l’assessore ha specificato che «la novità introdotta a partire dal 13 marzo – con il declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta – prevede un decreto ministeriale (non ancora emanato) che definirà il numero massimo di esemplari abbattibili per regione: per la Valle d’Aosta si parla indicativamente di tre esemplari. Questo consentirà di passare dall’attuale protocollo a un piano di controllo che, una volta approvato da Ispra, permetterà interventi più rapidi, senza autorizzazioni puntuali per ogni singolo caso. È però importante essere chiari: anche con il piano di controllo, resterà il limite massimo previsto a livello nazionale. Non si potrà quindi procedere ad abbattimenti indiscriminati. Nell’attesa dei decreti attuativi sul declassamento del lupo, l’Assessorato sta già lavorando alla predisposizione di un nuovo documento che tenga conto sia dell’esperienza maturata sia delle nuove disposizioni. Sono già stati avviati i contatti con Ispra per accelerare l’iter. Un’azione immediata già avviata è la richiesta a Ispra di autorizzare l’uso di proiettili di gomma per la dissuasione attiva, tramite personale del Corpo forestale appositamente formato. Questo permetterebbe interventi più tempestivi nei casi di avvicinamento ai centri abitati. Ispra ha già fornito un riscontro informale positivo: siamo in attesa della conferma ufficiale. Nel frattempo, il Corpo forestale ha attivato servizi specifici di controllo nei quattro comuni maggiormente interessati, soprattutto nelle ore serali e notturne, aumentando il livello di attenzione.
Una tematica quindi molto attenzionata dall’Assessorato e da me personalmente, sulla quale mi sono confrontata anche con gli Assessori di Piemonte, Lombardia e Liguria: è emersa la volontà comune di portare avanti, in maniera coordinata, le istanze dei territori montani. Dobbiamo evitare il populismo, dicendo con chiarezza ciò che si può fare: il nostro impegno è quello di sostenere, a più livelli, tutte le azioni possibili, nella consapevolezza che non tutto dipende dal Governo regionale.»

«Da quanto riferito dall’assessore, la presenza del lupo è probabilmente molto superiore rispetto ai dati disponibili; sarebbe quindi importante disporre di dati certi – ha replicato il consigliere Manfrin -. Se da 307 campioni emerge la presenza di 179 esemplari, è verosimile che il numero reale sia ancora più elevato. I recenti attacchi denunciati nella Grand Combin, così come la presenza registrata nella Valdigne, evidenziano che il problema è reale e sentito. La proliferazione del lupo sul nostro territorio, infatti, oltre a determinare problemi legati alle predazioni e a incidere sull’immagine turistica della Valle, comporta anche criticità in termini di sicurezza stradale: ben 20 lupi morti in incidenti stradali, e accresce il senso di insicurezza della popolazione. Chiediamo pertanto all’Assessore di attivare tutti gli strumenti possibili, a partire dalle misure di dissuasione non letale, e più in generale tutte le azioni utili ad affrontare la situazione.»

Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra chiedeva anche notizie su: rimborsi dei titoli di viaggio per chi studia fuori Valle; risultati del progetto Lo sci per tutte le abilità; bando per i contributi alloggio per studenti universitari fuori sede; misura strutturale di conciliazione vita e lavoro nel periodo estivo; politiche per l’autonomia energetica della Valle d’Aosta; raddoppio completo e selettivo dei binari sulle tratte ferroviarie Chivasso-Ivrea e Ivrea-Aosta; stato dell’arte della sperimentazione della riforma della disabilità; disparità tra Comuni nella gestione dell’imposta di soggiorno per le locazioni turistiche.  

Le iniziative del gruppo Autonomisti di Centro erano su: abbattimento dei cormorani e riconoscimento della trota mediterranea come specie autoctona; esaurimento dello spazio alla discarica di Pontey; piano vaccinale per la dermatite nodulare contagiosa; riduzione dell’attività di front-office in medicina legale; tutela delle competenze primarie della Valle d’Aosta alla luce della sentenza n. 16/2026 della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme su ricandidabilità di sindaci e incompatibilità degli assessori.

Il gruppo Fratelli d’Italia si è dedicato anche a: cedimento della carreggiata della galleria di Dolonne sull’autostrada A5; riattivazione del Polo scolastico di Saint-Vincent, in particolare dell’indirizzo Liceo turistico – Lycée touristique; strutture turistiche abbandonate in Valle d’Aosta; programma di informazione e prevenzione contro l’uso del Fentanyl; impianti sportivi per la pratica agonistica di curling paralimpico e skicross in Valle d’Aosta.

Un’interrogazione, presentata dal gruppo La Renaissance Valdôtaine, focalizzava l’attenzione sull’utilizzo delle nuove droghe, in particolare del Fentanyl

Il gruppo Lega Vallée d’Aoste chiedeva anche informazioni su: certificazioni intermedie per la spesa dei fondi europei Fse+ e Fesr; decadenza dall’assegnazione di case popolari a seguito di reati; presenza notturna di persone non autorizzate nelle strutture ospedaliere regionali; conseguenze della sentenza della Corte costituzionale n. 16/2026; introduzione di un servizio di microraccolta dell’amianto; esenzione del pagamento dellerette per i malati di Alzheimer nelle strutture residenziali; tempistiche di ripristino della pista di curling del Forum sport di Courmayeur; avviso di selezione per assistente tecnico – area cucina della Fondazione per la formazione professionale turistica.

Vi erano altre iniziative a firma congiunta dei gruppi Lega Vda e La Renaissance: esclusione degli studenti con disabilità e difficoltà nel reperire personale nelle mense scolastiche; chiarimenti sul numero di strutture turistiche abbandonate emerso dal rapporto Nevediversa 2026; recupero e valorizzazione del castello di Saint-Germain a Montjovet; interventi per contrastare ladesertificazione commerciale

Il gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA si è dedicato anche a: iniziative relative al potenziamento del tunnel del Monte Bianco; orientamenti strategici del Conservatoire de la Vallée d’Aoste in merito all’attivazione di nuovi percorsi accademici nell’ambito delle nuove tecnologie musicali e della popular music; mitigazione dell’impatto del nuovo calendario dei bandi per borse di studio regionali e adeguamento delle soglie Isee.

Mozioni

Una mozione è del gruppo AVS per sollecitare la revisione delle tariffe Special20, incentivi alla digitalizzazione e valutazione di riduzioni tariffarie del trasporto pubblico locale.

Il gruppo PD-FP ne ha proposte quattro: tutela dell’autonomia universitaria e rispetto della libertà accademica; rinnovata espressione di vicinanza del Consiglio Valle al popolo ucraino a oltre quattro anni dall’invasione russa; preoccupazione del Consiglio per l’escalation militare in Medio Oriente conseguente al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran; tutela dell’autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale nelle istituzioni scolastiche della Valle d’Aosta.

Quattro mozioni sono state sottoscritte congiuntamente. La prima, dei gruppi PD-FP e AVS, chiede l’impegno per l’8 marzo a tutela del principio del consenso e contro la violenza di genere. La seconda, dei gruppi UV, CA, AVS, AdC, Lega VdA, sollecita la revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. Due mozioni sono congiunte ai gruppi Lega VdA e La Renaissance: avvio di una sperimentazione regionale per introdurre lo screening neonatale della leucodistrofia metacromatica; revisione delle regole di accesso e assistenza familiare nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie per garantire la presenza nelle fasi critiche e terminali di vita.

Infine, con una risoluzione i gruppi Lega VdA e Fratelli d’Italia invocano pluralismo e libero confronto critico nelle scuole.

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