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Il Casino de la Vallée sottoposto ad amministrazione giudiziaria

I militari del Comando Territoriale di Aosta della Guardia di Finanza, giovedì 28 maggio 2026, hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal Tribunale di Torino (Sezione Misure di Prevenzione) con il quale, ai sensi dell’art. 34 del Codice Antimafia, è stata disposta l’amministrazione giudiziaria del Casino de la Vallée di Saint-Vincent.

Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica di Torino, rappresenta la prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria a una casa da gioco, individuata dagli inquirenti quale contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa.

L’attività è la prosecuzione delle indagini di polizia economico-finanziaria condotte dal Nucleo PEF di Aosta, su delega e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Aosta, e che avevano permesso di individuare un sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco valdostana con sequestro, nel mese di dicembre 2025, di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili, sino alla concorrenza di circa 5 milioni di euro nei confronti di oltre trenta indagati, a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.

Tali condotte delittuose, poste in essere all’interno della Casa da Gioco, avrebbero beneficiato di «un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti», si legge nella nota di annuncio della misura. In particolare, sarebbero emerse «le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito, dapprima, il diffondersi e, successivamente, il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolar modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo».

Infatti, i soggetti apicali del Casino, che la Guardia di Finanza specifica non essere direttamente coinvolti nei reati contestati, «pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio».

Tale condotta avrebbe configurato la così detta “colpa di organizzazione”, in quanto l’azienda sebbene si fosse dotata di procedure volte a impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe «disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo ex Decreto Legislativo n. 231/2001».

Il Tribunale della prevenzione, ritenendo la misura adottata la sola idonea a rimuovere quelle “situazioni tossiche” che avrebbero creato l’humus favorevole affinché la casa da gioco si trasformasse «in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali», ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due Amministratori Giudiziari che, per un periodo iniziale di un anno, eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine di eliminare le criticità rilevate.

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