L’Associazione polisportiva dilettantistica Lo Contrebandjé e la Scuola di Montagna Sarvadza hanno organizzato un incontro pubblico dedicato al progetto Altra Valle d’Aosta, svoltosi giovedì 11 giugno 2026. L’iniziativa si proponeva come un momento di confronto aperto rivolto a cittadini, associazioni, amministratori, imprese e operatori del territorio per condividere una visione di sviluppo che pone al centro la montagna e le sue comunità.
Il progetto nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni attraverso diverse iniziative sportive, culturali e di valorizzazione territoriale, tra cui Les Soirées Verticales, Ultra Trail del Fallère, Start Trail Luseney, il progetto di arrampicata nella Torre piezometrica di Aosta, la valorizzazione delle miniere di Saint-Marcel e Ollomont e le attività della stessa Scuola di Montagna Sarvadza.
L’idea prende forma a partire dalla Valpelline e da una fascia trasversale del territorio regionale che i promotori definiscono Altra Valle d’Aosta, un’area caratterizzata da esigenze e opportunità comuni. Al centro della proposta vi è il ruolo dello sport come strumento di educazione, formazione e crescita personale, capace di generare ricadute positive anche sul turismo, sull’occupazione, sulla valorizzazione ambientale e sulla vita delle comunità locali.
Tra gli obiettivi indicati figurano la creazione della Scuola di Montagna Sarvadza come ente formativo e certificatore delle professioni della montagna, lo sviluppo di nuovi prodotti turistici legati allo sport, alla cultura, all’escursionismo, alle miniere, all’agricoltura e alle tradizioni locali, la realizzazione del Polo sportivo multidisciplinare della Torre piezometrica, la promozione di eventi sportivi e culturali come strumenti di sviluppo territoriale e la costruzione di una rete capace di promuovere e commercializzare il territorio in modo coordinato.
L’appuntamento dell’11 giugno ha voluto essere l’avvio di un percorso partecipato finalizzato a raccogliere idee e contributi. Il confronto si concentrerà sui temi dello sport come strumento formativo ed educativo, delle opportunità occupazionali per i giovani, della rinascita sociale dei paesi di montagna, delle infrastrutture considerate strategiche e delle modalità di promozione e commercializzazione dei prodotti territoriali.
L’obiettivo dichiarato è di avviare una riflessione concreta sulle possibilità di trasformare le potenzialità della montagna valdostana in opportunità di sviluppo per chi vive e lavora nelle vallate della regione.
Cristian Brédy, presidente dell’Associazione Lo Contrebandjé ha detto: «Vi sono territori, in Valle d’Aosta, che potrebbero lavorare insieme per cercare di contrastare spopolamento e abbandono da parte dei giovani. Eppure, noi, abbiamo difficoltà a trovare persone che vogliano accompagnare i visitatori all’interno delle miniere e sorvegliare il parco avventura. Per lo più toviamo studenti che vogliono guadagnare qualcosa nel periodo estivo e sono persone che è necessario formare. Parallelamente vi è una mancanza di servizi, sul territorio». L’ambito di riferimento si compone di 34.848 abitanti (ai quali aggiungere i 33mila del Comune di Aosta) su 172,91 kmq. L’Associazione pensa soprattutto all’ambito sportivo, nella consapevolezza che potrebbe avere interazione con l’economia, il turismo e l’agricoltura. Quindi si vuole dare una formazione multidisciplianre ai giovani, arrivando il più tardi possibile alla specializzazione. «Vogliamo collaborare con le realtà esistenti – ha continuato Bredy –con la finalità di rispondere alla domanda espressa dal mercato. Alla formazione, seguirebbero la promozione e il marketing».
L’Associazione pensa anche all’organizzazione di eventi di alto livello, pensati anche per le persone che praticano sport ma non a livello agonistico. È innanzitutto necessario creare gli spazi adatti affinché le persone possano svolgere le attività. Poi servono poli con gli strumenti adatti per svolgere le attività e collegati al turismo. «Prepareremo una presentazione da illustrare a ogni Comune – ha concluso Bredy – per dare risposta all’esigenza creata da dove siamo e da dove vogliamo andare in una proizione di 15 anni».