Consiglio Valle del 7 e 8 ottobre 2026
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Il Consiglio Valle riunito mercoledì 7 ottobre 2026
Il Consiglio Valle si riunisce mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre 2026, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 20, per discutere un ordine del giorno di 116 punti, di cui 86 rinviati da precedenti adunanze.
Comunicazioni del presidente della Regione
Nelle sue comunicazioni all’Aula, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha riferito che «
la Regione ha sottoscritto la convenzione con la Sav (Società autostrade valdostane) e la Rav (Società raccordo autostradale Valle d’Aosta) per l’esenzione temporanea del pedaggio autostradale nel tratto della A5 compreso tra i caselli di Nus e di Aosta Ovest. L’agevolazione, che riguarda i veicoli appartenenti alle classi A e B, dotati di apparato di telepedaggio, rimarrà in vigore fino alla riapertura al traffico del raccordo autostradale A5-SS27 del Gran San Bernardo, conseguente all’ultimazione dei lavori di adeguamento ai requisiti di sicurezza delle gallerie Cȏte de Sorreley e Signayes, prevista per il mese di giugno 2027. La misura, che ha ottenuto il via libera da parte del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, è stata adottata dalla società Sav, che ne sostiene i costi, con l’accordo della società Rav».
In relazione all’inchiesta Cva, il presiente ha detto in aula: «L’Amministrazione regionale ha appreso quanto è stato reso noto dalla stampa circa le iniziative assunte nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Palermo riguardante, tra gli altri, un amministratore e un ex amministratore di società appartenenti al gruppo CVA s.p.a.
Così come già comunicato dalla società stessa lo scorso venerdì agli organi di stampa, anche l’Amministrazione regionale, nel rispetto dell’attività della magistratura e dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, seguirà con attenzione gli sviluppi della vicenda, avendo, peraltro, già avuto modo di invitare la società, per il tramite di Finaosta s.p.a, a seguire l’evoluzione della situazione giudiziaria anche al fine di prendere, qualora se ne ravvisasse la necessità, tutte le iniziative utili alla sua tutela e a quella dei soci».
«Proprio due giorni fa, in Capigruppo, avevo chiesto al Presidente della Regione se sarebbe intervenuto in Aula sull’inchiesta della Procura di Palermo, che coinvolge un ex amministratore e un amministratore di Cva, e mi era stato detto di no – ha dichiarato la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli –. Prendiamo atto del ripensamento – non sappiamo se spontaneo o sollecitato – e del fatto che l’Amministrazione regionale stia seguendo una vicenda preoccupante. Per anni, quando segnalavamo criticità nella gestione di Cva, ci è stato risposto che tutto funzionava e che la società doveva agire autonomamente. Oggi emerge invece che autorizzazioni richieste per conto della nostra società, partecipata al 100% dalla Regione, potrebbero avere profili di corruzione. La magistratura farà il suo corso, ma l’indagine ha già conseguenze negative sull’immagine di Cva e della Valle d’Aosta. Ritiriamo quindi il question time sul tema, ma presenteremo una risoluzione. Trovo inoltre sconcertante che non sia stata comunicata in apertura di seduta la pubblicazione della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche sulla Gazzetta Ufficiale: dopo sette anni e mezzo, si apre finalmente la possibilità di scrivere la legge nei prossimi dodici mesi.»
«Credo che quest’Aula debba interrogarsi sulla governance delle società partecipate regionali – ha evidenziato il consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz -. Due delle più importanti, Casinò e Cva, sono state recentemente interessate da indagini, pur avendo modelli di gestione e di controllo differenti. Il fatto che si apprendano dai giornali situazioni di questo tipo impone una riflessione sul rapporto tra la Regione e le proprie partecipate, sul confine tra indirizzo regionale e autonomia gestionale e sugli strumenti di controllo. È quindi necessario interrogarsi su quale debba essere il ruolo della Regione e su come le società partecipate possano contribuire concretamente a una politica industriale seria per la nostra regione.»
Il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha sottolineato «due dati politici. Il primo riguarda il fatto che due giorni fa, in Capigruppo, il presidente della Regione aveva detto che non avrebbe parlato della vicenda Cva e come gruppi di minoranza ci eravamo organizzati per intervenire sul punto. Qualcosa è cambiato e nulla ci è stato detto: se ci sono stati ripensamenti o sollecitazioni, ne prendiamo atto, ma non è questo il modo migliore per affrontare questioni così serie. Il secondo dato è ancora più preoccupante: il presidente ha detto di aver appreso dalla stampa certe notizie. Può essere così, ma in questi due o tre giorni avrebbe dovuto fare qualcosa in più e oggi avrebbe dovuto aggiornarci su quanto fatto. Governare la Regione, soprattutto avendo la delega alle partecipate, significa fare qualcosa in più che leggere i giornali.»
Una risoluzione di Avs
Il gruppo consiliare regionale di Alleanza Verdi e Sinistra ha depositato una risoluzione, al termine del dibattito.
«La questione è preoccupante e il coinvolgimento di Cva è un fatto negativo per l’intera Valle d’Aosta – dicono i consiglieri di AVS, Chiara Minelli, Eugenio Torrione e Andrea Campotaro –. Purtroppo dobbiamo constatare che si tratta di un ulteriore episodio collocato in un contesto di totale assenza di controllo da parte di Regione e Finaosta rispetto ad una società interamente pubblica. La gestione di Giuseppe Argirò, designato dalla Giunta regionale ai vertici di Cva e sostenuto senza esitazioni per cinque anni, è stata caratterizzata da un’esasperata rincorsa ad acquisire società in tutto il territorio italiano, perdendo di vista la necessità di operare per l’autonomia e la transizione energetica della Valle d’Aosta.
Sotto la guida dell’ex Amministratore delegato sono stati approvati, senza una reale interlocuzione con Regione e Finaosta, due Piani strategici (2023-2027 e 2025-2029) finalizzati a spostare fuori Valle la maggiore potenza produttiva e a fare di Cva uno dei maggiori competitor del Paese in campo energetico. Una strategia che, fin dal 2023, avevamo indicato come pericolosa e in contrasto con le finalità per cui la Compagnia Valdostana delle Acque era stata costituita. Come avevamo più volte denunciato, la nave Cva è andata fuori rotta e tutto questo è avvenuto nel disinteresse generale della politica valdostana. La Giunta regionale ha scelto di non controllare l’operato di Cva e ha legato le mani a Finaosta, limitando drasticamente le sue possibilità di intervento. La politica dell’ex Amministratore delegato si è conclusa con un naufragio clamoroso, ma ugualmente grave e censurabile è stata la gestione di questo dossier – di enorme rilevanza – da parte della Giunta regionale.
La risoluzione che abbiamo presentato in Aula indica due punti da cui partire per uscire da una situazione quanto mai preoccupante: definizione di un sistema efficace di indirizzo e controllo da parte di Regione e Finaosta; revisione del Piano strategico della società.»
Attività ispettiva
Interrogazioni a risposta immediata
Pagamenti intermedi Fse e Fesr
I programmi Fse+ (Fondo sociale europeo plus) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) sono stati al centro di un’interrogazione a risposta immediata illustrata dal gruppo Lega Vallée d’Aoste.
«A marzo ci era stato comunicato che le Autorità di gestione prevedevano di presentare due domande di pagamento nel corso del 2026 e che stavano lavorando per massimizzare la spesa rendicontabile – ha spiegato il capogruppo Andrea Manfrin –. Oggi chiediamo di sapere se le domande di pagamento intermedie previste entro il 30 settembre siano state effettivamente presentate, quale sia la spesa dichiarata ammissibile dal 1° gennaio e quali siano i nuovi target finanziari dopo la riprogrammazione.»
L’assessore agli affari europei, Leonardo Lotto, ha riferito che «la risposta è positiva sia per il Fesr che per il Fse+. Il 28 maggio 2026 – quindi entro il 30 settembre – l’Autorità con funzione contabile ha presentato due domande di pagamento, una per il Programma Fesr e una per il Programma Fse+. Inoltre, il 2 settembre 2026, l’Autorità di gestione del Programma Fesr ha trasmesso all’Autorità con funzione contabile un’ulteriore proposta di certificazione, la cui trasmissione alla Commissione è avvenuta lo scorso 24 settembre. A questo proposito, posso aggiungere che l’altro ieri, il 5 ottobre, la Commissione ha già accettato questa domanda di pagamento.
L’ammontare della spesa dichiarata definitivamente ammissibile dal 1° gennaio 2026 al 5 ottobre 2026 dal Controllore di primo livello, è pari a complessivi 6.627.713,83 euro per il Fesr e 6.179.423,21 euro per il Fse+. Infine, gli importi dei target finanziari annuali aggiornati a seguito delle riprogrammazioni approvate dalla Commissione europea sono i seguenti: 8.368.550,77 euro per il Programma Fesr e 8.788.423,98 euro per il Programma Fse+. Preciso che questi dati riguardano la parte della spesa finanziata con fondi dell’Unione europea. Per il Fesr, la quota UE certificata e ammessa dalla Commissione europea, dall’inizio della programmazione, tenuto conto dell’accettazione dell’ultima domanda di pagamento, risulta pari a 11.176.713,93 euro. Pertanto, il target finanziario previsto per l’anno 2026 risulta già superato. Per quanto riguarda il Fse+, la quota UE certificata e ammessa dalla Commissione europea, dall’inizio della programmazione, risulta pari a 6.659.634,25 euro che, tenuto conto delle previsioni di certificazione entro il 31 dicembre 2026, consente, anche in questo caso, di prevedere il superamento del target.»
«Un’operazione trasparenza andrebbe fatta – ha replicato il consigliere Manfrin –: le banche dati nazionali disponibili riportano infatti informazioni riferite a periodi diversi e non consentono di avere un quadro aggiornato dell’effettivo avanzamento dei programmi. Fse+ e Fesr rappresentano risorse fondamentali per la Valle d’Aosta: per questo sarebbe utile rendere i dati disponibili senza doverli richiedere in Aula. Ci auguriamo che ci sia anche una semplificazione perché le Regioni e i Comuni faticano a spendere queste risorse.»
Aiuti previsti con la terza variazione al Bilancio
Con un’interrogazione a risposta immediata, il gruppo Autonomisti di Centro ha chiesto informazioni sui tempi di approvazione delle leggi con gli aiuti per le famiglie, le imprese e il settore agricolo finanziate con la terza variazione di bilancio.
«La terza variazione di bilancio, approvata dal Consiglio lo scorso 24 settembre, stanzia dei fondi speciali per tre nuovi provvedimenti legislativi: 9 milioni di euro a sostegno delle famiglie, 2,3 milioni di euro per le imprese e 5 milioni di euro per il settore agricolo – ha ricordato il capogruppo Marco Carrel -. Vogliamo sapere entro quando le risorse dovranno essere impegnate e quale sia il cronoprogramma della maggioranza per l’approvazione degli atti mancanti al completamento dell’iter legislativo e amministrativo.»
«La legge relativa alla terza variazione al bilancio della Regione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale regionale domani, giovedì 8 ottobre. Gli importi dei fondi, che saranno disponibili da domani, sono pervenuti alla Regione da pochi mesi e dovranno essere impegnati entro il 31 dicembre 2026 – ha risposto l’assessore al bilancio, Mauro Baccega -. Riguardo alle imprese, a breve la Giunta regionale approverà un disegno di legge a sostegno delle imprese di trasporto pubblico locale. A seguito dell’iter legislativo è ragionevole ipotizzare che l’iter amministrativo possa essere completato entro la fine dell’anno. Lo stesso vale per il disegno di legge a sostegno delle imprese agricole.
In riferimento all’iter legislativo del provvedimento a sostegno di privati e famiglie, è in corso di predisposizione una proposta di legge da parte di un gruppo di lavoro composto da alcuni Consiglieri di maggioranza, con il coinvolgimento dell’Assessorato al bilancio per la stesura delle disposizioni finanziarie -ha aggiunto –. Promotrice del provvedimento è la maggioranza e il lavoro del gruppo è stato presentato anche agli Assessorati e alle strutture organizzative che dovranno darne attuazione. La maggioranza intende prevedere questo provvedimento anche per il futuro ed è in corso, nell’ambito della formazione del bilancio di previsione, la valutazione delle modalità di finanziamento e della relativa copertura. Nel prossimo Consiglio dimostreremo quanto è stato fatto e quanto si farà.»
«Il prossimo Consiglio sarà a fine ottobre e i fondi sono disponibili da fine giugno: ad oggi, però, non vediamo risultati – ha replicato il consigliere Carrel -. Dalle parole dell’Assessore apprendiamo che i fondi destinati alle imprese saranno, in realtà, destinati al trasporto pubblico. Ci aspettavamo risorse a sostegno delle aziende, non di un singolo settore. Continuiamo ad attendere e, con noi, attenderanno anche i cittadini. Entro la fine dell’anno dovranno essere liquidati tutti i fondi e abbiamo seri dubbi sulla capacità di rispettare queste tempistiche.»
Utilizzo del Castello di Introd per la festa dell’Union valdôtaine
Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, con un’interrogazione a risposta immediata, ha chiesto chiarimenti sull’utilizzo del Castello di Introd e delle sue pertinenze interne in occasione delle celebrazioni per l’81° anniversario della fondazione dell’Union Valdôtaine, che si sono svolte il 13 settembre scorso.
«A seguito dell’acquisizione del Castello, nel 2023, da parte della Regione, è stato approvato un Protocollo d’intesa con il Comune di Introd che disciplina le modalità di utilizzo degli spazi del bene pubblico, e non si parla di banchetti politici – ha ricordato il consigliere Andrea Campotaro –. Dalle immagini delle celebrazioni per l’anniversario dell’UV risulta che siano state utilizzate alcune pertinenze interne del Castello, con strutture destinate al buffet collocate sotto il porticato e nel cortile interno. Vengo inoltre a sapere, dopo una richiesta di accesso agli atti, che la richiesta alla Soprintendenza era stata fatta l’8 settembre – a soli cinque giorni dall’evento – e che veniva comunicata la sola visita del Castello. Riteniamo quindi necessario avere dei chiarimenti in merito all’uso di un bene pubblico regionale per una manifestazione celebrativa di un movimento politico.»
L’assessore all’istruzione e cultura, Erik Lavevaz, ha spiegato: «La risposta non può che essere quella già fornita in seguito all’accesso agli atti. La Soprintendenza, infatti, non ha rilasciato alcuna autorizzazione per lo svolgimento delle celebrazioni dell’anniversario dell’Union presso il Castello di Introd. Il Comune aveva comunicato alla Soprintendenza la visita al Castello in occasione dell’anniversario, ma non aveva fornito elementi tali da consentire all’Amministrazione di esprimere un parere sulle modalità di svolgimento dell’iniziativa. Successivamente, dalla documentazione fotografica acquisita, è emerso che le celebrazioni si erano svolte con modalità diverse da quelle comunicate. La Soprintendenza ha quindi scritto al Comune, rilevando alcune questioni.
Da parte mia, in qualità di membro dell’Union valdôtaine e a nome del movimento – ha aggiunto l’assessore –, porgo le mie scuse per la leggerezza commessa nell’organizzazione, in particolare per aver spostato il catering all’interno delle pertinenze del Castello.»
«Da consigliere contesto questo uso senza senno e senza rispetto delle istituzioni – ha replicato il consigliere Campotaro –. Non è leggerezza: questa è la méthode dell’Union valdôtaine, dalla quale bisogna prendere le distanze. Lo dico soprattutto alle giovani generazioni che si avvicinano alla politica. Siamo andati ancora una volta oltre le regole, allora forse “rinnovare, resistere, reinventare” – tema dell’edizione di quest’anno di Plaisirs de Culture – sarebbe un buon consiglio, ma questa volta non per il patrimonio, ma per la politica, questa politica.»
Impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri della norma regionale sui Livelli essenziali di assistenza
È stata discussa un’interrogazione a risposta immediata de La Renaissance Valdôtaine riguardante l’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri della legge regionale sulla regolare erogazione e la qualità dei Livelli essenziali di assistenza approvata dal Consiglio Valle 23 luglio.
La capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini, ha osservato che «il primo rilievo riguarda l’adozione del bilancio preventivo dell’Azienda Usl entro il 28 febbraio 2027 e la sua approvazione da parte della Giunta entro il 30 aprile. Il Governo contesta questa proroga rispetto alla scadenza del 31 dicembre dell’anno precedente prevista dalla normativa statale. Il secondo riguarda l’autorizzazione alla gestione ordinaria delle attività e dei servizi nel periodo di attesa, disposizione che, secondo il Governo, verrebbe meno come conseguenza dell’eventuale dichiarazione di illegittimità. L’Assessore ha spiegato che il rinvio dell’approvazione del bilancio consentirebbe all’Usl di predisporre il documento sulla base delle risorse effettivamente assegnate dalla Regione. Comprendiamo l’esigenza, ma vogliamo sapere quali iniziative saranno assunte dalla Giunta regionale e con quali tempi, per assicurare la continuità e l’attuazione degli interventi sanitari e sociali interessati, indicando le eventuali criticità operative e finanziarie individuate.»
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi, ha spiegato che «i rilievi posti non intaccano né pongono in discussione le restanti parti della legge, né tanto meno il rifinanziamento del servizio sanitario regionale già perfezionato per il 2026. È infatti prevista una clausola di salvaguardia che, nelle more della definizione del bilancio di previsione, garantisce per il 2027 l’erogazione dei Lea e dei Lea aggiuntivi regionali.
La proroga dei termini per l’adozione del bilancio Usl 2027 al 28 febbraio è stata introdotta in via eccezionale per garantire coerenza tra il bilancio dell’azienda e le risorse effettivamente assegnate dalla Regione. Nell’ambito delle ordinarie procedure di controllo sulle leggi regionali, i Ministeri hanno contestato la deroga rispetto ai termini ordinari previsti dal decreto legislativo 118/2011, ma l’Amministrazione regionale ha formalizzato le proprie osservazioni a sostegno della misura sottolineandone la natura eccezionale e straordinaria, in quanto limitata al 2027, il fatto che la Valle d’Aosta finanzia la propria sanità con risorse interamente regionali, senza alcun carico sulla finanza pubblica statale, e che una misura analoga era già stata adottata nel 2020 con la legge di stabilità regionale senza aver visto sollevare impugnative, proprio in virtù della sua natura straordinaria e temporanea. La normativa statale ci ha posto di fronte ad una scelta: rispettare le scadenze previste per il bilancio dell’azienda Usl, oppure privilegiare la veridicità delle risorse necessarie a finanziare i Lea e i Lea aggiuntivi regionali. Poiché tali risorse potranno essere definite con il bilancio regionale solo a dicembre 2026, abbiamo scelto di privilegiare la certezza della copertura finanziaria rispetto al mero rispetto delle scadenze.
Preso atto che il Consiglio dei Ministri ha comunque voluto procedere con l’impugnativa, la Giunta regionale valuterà con gli uffici competenti le azioni da intraprendere, compresa la costituzione in giudizio davanti alla Corte Costituzionale. Nel pieno rispetto della gerarchia delle fonti, intendiamo, infatti, tutelare la nostra specificità e autonomia finanziaria. Siamo consapevoli che per lo Stato centrale, abituato a finanziare tra mille difficoltà la sanità pubblica a consuntivo, cioè l’anno dopo per l’anno prima, ci sono attenzioni diverse, rispetto alle quali auspichiamo si verifichi la consueta convergenza.»
«Mi pare di capire che non sia ancora stata individuata una strada e si è in balia degli eventi – ha replicato la consigliere Baccini -. Negli ultimi tempi percepisco un po’ di passività nell’atteggiamento dell’Assessore: mi riferisco all’emendamento sull’indennità dei dirigenti nella terza variazione di bilancio e soprattutto alla nomina del direttore dell’Usl, in entrambi i casi ha dovuto subire le decisioni degli altri. Forse è il caso, per il bene della Valle e della sanità valdostana, prendere le redini in mano e condurre il gioco.»
Interrogazioni e interpellanze
Sono state iscritte 40 interrogazioni e 60 interpellanze, di cui 81 rinviate dalla scorsa adunanza.
Casa circondariale di Brissogne
Con un’interrogazione, il gruppo La Renaissance Valdôtaine ha voluto far luce su alcune aggressioni avvenute nella Casa circondariale di Brissogne.
«Secondo quanto denunciato dall’Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria e riportato dagli organi di informazione, nelle scorse settimane un agente sarebbe stato nuovamente aggredito da un detenuto – ha dichiarato la capogruppo Eleonora Baccini -. L’episodio si aggiunge ad altre situazioni critiche già segnalate nell’Istituto e desta preoccupazione per la sicurezza degli agenti, degli operatori e dei detenuti. L’Osapp ha parlato di una situazione “fuori controllo”, legata anche alla mancanza di un Direttore titolare sempre presente, alla carenza di personale e alla presenza di detenuti con patologie psichiatriche, per i quali mancherebbero risorse per una presa in carico adeguata. Vogliamo sapere se siano state acquisite informazioni sulle recenti aggressioni e quali iniziative siano state intraprese nei confronti del Ministero della giustizia e degli organismi competenti, anche attraverso un confronto con la direzione e le organizzazioni sindacali, per sollecitare interventi urgenti e garantire un’adeguata presa in carico sanitaria dei detenuti psichiatrici.»
«Abbiamo appreso dei recenti fatti avvenuti nella Casa circondariale di Brissogne dalle notizie di stampa, anche perché bisogna considerare che gli istituti di pena non riferiscono alle autorità territoriali e sono direttamente incardinati sotto il Ministero della giustizia», ha risposto il presidente della Regione, Renzo Testolin.
«Fin dai primi anni 2000, la Presidenza della Regione, in raccordo con il Difensore civico, oggi anche Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, ha promosso e rinnovato il protocollo d’intesa tra Regione e Ministero della giustizia relativo alla Casa circondariale di Brissogne. Il protocollo rappresenta uno strumento di raccordo tra le esigenze del territorio, dei detenuti, della Polizia penitenziaria e dell’amministrazione carceraria. Per renderne effettive le iniziative è però necessario un rapporto stabile con la direzione dell’Istituto, che attualmente manca. La Presidenza ha più volte sollecitato il Ministero ad assicurare una direzione stabile e continuativa in Valle d’Aosta, ottenuta finora solo per brevi periodi.»
Riguardo ai detenuti con problemi psichiatrici, il presidente ha specificato che «la loro presa in carico è garantita dai servizi di salute mentale dell’Usl, integrati dall’assistenza medica e infermieristica e, quando necessario, da specialisti ospedalieri. Il modello, definito dalle linee guida regionali, sarà rafforzato con particolare attenzione alle situazioni più fragili e al raccordo tra Usl e direzione del carcere. Un ruolo centrale spetta alla Commissione paritetica prevista dal protocollo tra Regione e Ministero della giustizia, riunitasi il 2 ottobre per monitorare le situazioni più complesse e individuare eventuali interventi organizzativi.
Inoltre, lo scorso 29 luglio, in attesa della prossima convocazione dell’Osservatorio previsto dal protocollo di intesa, come Presidenza della Regione abbiamo provveduto ad inviare al provveditore regionale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta una nota con la quale è stata richiesta la trasmissione di osservazioni, esigenze e proposte riferite alle problematiche o comunque alle situazioni generali dell’Istituto – ha concluso il Presidente -. Sottolineo la necessità di un confronto più frequente con la direzione del carcere, per garantire interventi tempestivi e un supporto più efficace.»
«Liquidare le aggressioni nel carcere di Brissogne come una questione di esclusiva competenza ministeriale è riduttivo – ha replicato la consigliere Baccini -. Una parte delle criticità riguarda infatti competenze regionali, in particolare sul fronte sanitario. La carenza di personale e di una direzione stabile, insieme alla sofferenza degli organici della Polizia penitenziaria, richiedono interventi urgenti. Chiediamo quindi alla Regione di assumere un ruolo più attivo nei confronti del Ministero, sia su direzione, organici e sicurezza, sia sull’assistenza sanitaria e socio-sanitaria.»
Linea politica per le partecipate di Cva
Con un’interrogazione, il gruppo Autonomisti di Centro ha chiesto informazioni sulla linea politica indicata dalla maggioranza regionale alla Compagnia Valdostana delle Acque per il rinnovo dei consigli di amministrazione delle sue partecipate dirette e indirette.
«In questi giorni, si dovranno rinnovare tutti i consigli di amministrazione delle controllate dirette e indirette di Cva – ha detto il capogruppo Marco Carrel –. Visto che la Giunta ha optato per un totale rinnovamento dei componenti del CdA della società energetica di cui è proprietaria tramite Finaosta, vogliamo sapere se la maggioranza abbia dato l’indicazione di un cambio radicale anche in merito al rinnovo dei CdA delle controllate dirette e indirette. Chiediamo, inoltre, quali siano gli organi che sono già stati rinnovati e con quale esito e se, nelle assemblee che si sono già tenute, i risultati di bilancio approvati sono in linea con quanto previsto nel consolidato della Capogruppo Cva.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha ricordato che «nel 2025, la durata dell’incarico a componente del Consiglio di amministrazione di Cva Spa era stata prevista in via transitoria solo per un anno, con due obiettivi: il primo, di allineare le scadenze degli organi amministrativi della Capogruppo e delle società controllate e, il secondo, di procedere alla revisione dello Statuto di Cva. Nel 2026 lo Statuto è stato modificato e, con l’Assemblea del 21 agosto scorso, è stato nominato il nuovo Consiglio di amministrazione. Ciò posto, l’allineamento temporale delle scadenze degli organi amministrativi lascia purtuttavia impregiudicate le competenze riguardanti le rispettive nomine. Infatti, Finaosta Spa può proporre la nomina nelle assemblee nelle quali ha titolo a partecipare in qualità di socio e, quindi, non in quelle delle società controllate da Cva spa delle quali Finaosta non è socio. Spetta pertanto agli organi di Cva valutare il rinnovo degli organi delle proprie società controllate, anche sulla base dell’attività svolta dal Comitato endoconsiliare Nomine e Remunerazioni.
In merito al rinnovo delle sue società partecipate, Cva comunica che, ad oggi, l’unico organo amministrativo delle società del Gruppo che è stato rinnovato è quello di Cva Eos Srl. Il 23 settembre scorso, l’assemblea dei soci di Cva Eos ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2028, con Presidente Enrico De Girolamo e Consiglieri Marco Malacarne Gentile e Angelo Biagini. Cva ci ha poi comunicato che, in data 6 ottobre 2026, il dott. Malacarne ha presentato le proprie dimissioni dalla carica di Amministratore di Cva Eos e dalle altre società del gruppo Cva in cui ricopriva cariche analoghe. Infine, in merito ai risultati di bilancio approvati, questi sono in linea con quanto previsto nel consolidato della Capogruppo Cva.»
«Prendiamo atto della risposta, ma ci dispiace che ci venga detto che, trattandosi di società controllate da Cva, la Regione non abbia competenza e quindi non possa fare nulla – ha replicato il consigliere Carrel –. Dal nostro punto di vista, parliamo comunque di partecipate, dirette o indirette, della Regione. Per questo riteniamo legittimo chiedere quale sia l’indirizzo politico che la maggioranza intende dare all’intero sistema delle partecipazioni che fanno capo a Cva. Non si tratta soltanto di una questione di competenze formali: dietro queste società c’è un patrimonio della Regione e, di conseguenza, una responsabilità politica che riteniamo debba essere esercitata e resa chiara.»
Riattivazione della tratta ferroviaria Ivrea-Aosta
Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, con un’interrogazione, ha chiesto conto dei ritardi nella riapertura della linea ferroviaria Aosta/Ivrea, interessata da un’interruzione del servizio passeggeri programmata per tre anni, dal gennaio 2024 al dicembre 2026, per consentire i lavori di elettrificazione.
«Dalle dichiarazioni della Regione e di Rfi – ha detto la capogruppo Chiara Minelli – apprendiamo che la riapertura della linea non avverrà nei tempi inizialmente previsti e che potrebbe esserci una riapertura parziale, con i treni a Pont-Saint-Martin dall’11 gennaio 2027 e il ritorno ad Aosta soltanto in primavera. Per questo chiediamo di chiarire le ragioni del mancato rispetto della data più volte indicata per dicembre 2026, di precisare quali collegamenti saranno garantiti fino a Pont-Saint-Martin e come verrà organizzato il servizio sostitutivo con autobus a partire dall’11 gennaio. Chiediamo infine di conoscere la nuova data prevista per la riapertura dell’intera tratta.»
L’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha spiegato che «i lavori della fase 2 dell’elettrificazione della ferrovia, consegnati il 28 giugno 2024, dovevano inizialmente concludersi entro l’8 giugno 2026 con l’obiettivo di ottenere l’autorizzazione alla messa in servizio da parte di Ansfisa entro dicembre 2026. Il rispetto di queste scadenze è stato ostacolato da circostanze esterne imprevedibili e indipendenti dalla volontà di Rfi, tra cui: il ritrovamento di amianto durante i lavori per i sottoservizi in piazza Perrone a Ivrea e anche nel cantiere di Saint-Christophe, la modifica progettuale al cavalcaferrovia di Saint-Marcel, le prescrizioni per la passerella pedonale della stazione di Hône-Bard, i ritardi autorizzativi sulle condotte a Hône e sullo scarico delle acque a Châtillon.
«Rfi ha impiegato oltre 200 operai al giorno e messo in campo diverse iniziative per rispettare gli obiettivi, mentre la Regione ha garantito un monitoraggio attento e costante dei lavori e sollecitato il rispetto delle scadenze. Non siamo soddisfatti dei ritardi e continuiamo a lavorare affinché le nuove tempistiche, gennaio 2027 per Pont-Saint-Martin e primavera 2027 per Aosta, come previsto dal programma aggiornato trasmesso da Rfi, siano rispettate. Va inoltre ricordato che l’elettrificazione valdostana è un’opera particolarmente complessa, che ha coinvolto stazioni, gallerie, viabilità e infrastrutture, e non è quindi comparabile con interventi analoghi in Piemonte.
La riattivazione della tratta Ivrea/Pont-Saint-Martin, prevista per gennaio 2027, consentirà il ripristino del traffico ferroviario elettrificato nel tratto piemontese e fino alla prima stazione valdostana – ha concluso l’Assessore -. I treni che giungeranno a Pont-Saint-Martin saranno gli stessi del servizio regionale veloce del periodo antecedente alla chiusura.A partire dall’11 gennaio 2027 e fino al completo ripristino dell’intera linea ferroviaria, il servizio sostitutivo con autobus non verrà soppresso ma riprogrammato per coprire la tratta residua Pont-Saint-Martin/Aosta. Sarà, inoltre, predisposto un servizio integrato autobus-treno con interscambio nella stazione di Pont-Saint-Martin, dove i passeggeri provenienti da Aosta e dalle stazioni intermedie potranno coincidere con i treni diretti verso Ivrea, Chivasso e Torino e viceversa. Gli orari e la frequenza dei bus navetta saranno calibrati per coordinarsi in modo ottimale con gli arrivi e le partenze dei treni a Pont-Saint-Martin, riducendo al minimo i tempi di attesa. Saranno mantenute alcune corse automobilistiche dirette tra Aosta e Ivrea e viceversa.»
«La data di dicembre 2026 per la riapertura della ferrovia non era indicativa, ma prevista dal cronoprogramma di Rfi del maggio 2024 e più volte confermata, anche dall’Assessore l’ultima volta lo scorso gennaio – ha replicato la consigliere Minelli -. Ora si parla di una riapertura fino a Pont-Saint-Martin l’11 gennaio 2027, anche se l’ingegner Pitisci di Rfi in un’intervista al TG3 non l’ha data per certa, mentre per Aosta si parla genericamente di primavera o estate 2027. I valdostani hanno diritto a una data certa di riapertura della ferrovia e a un impegno concreto per rispettarla. La Regione ha il dovere di pretenderlo perché, anche se l’infrastruttura non è sua, il diritto alla mobilità delle persone è una responsabilità che non può essere ignorata.»
Bacino dei Leissé
Con un’interrogazione, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto chiarimenti sull’ampliamento del bacino artificiale del Leissé, nel comprensorio sciistico di Pila, destinato all’accumulo di acqua per l’innevamento programmato, e sulle conseguenze dell’aumento della quantità d’acqua derivabile dal Plan de l’Eyve.
«Il nuovo invaso avrà una capacità massima di circa 152.700 metri cubi, contro i 38.500 dell’attuale bacino, mentre il volume massimo annuo derivabile dal Plan de l’Eyve è passato da 114.630 a 224.000 metri cubi – ha evidenziato il consigliere Andrea Campotaro –. Un incremento significativo che va valutato alla luce della disponibilità complessiva della risorsa e degli altri utilizzi del corso d’acqua. La documentazione progettuale indica infatti una disponibilità post intervento di circa 250.000 metri cubi per l’innevamento programmato, a fronte di un fabbisogno stimato in 365.000 metri cubi. Il Plan de l’Eyve è inoltre interessato da ulteriori derivazioni, anche a fini idroelettrici e irrigui. Chiediamo quindi di sapere come sia stato determinato il fabbisogno idrico, quali effetti avrà l’aumento dei prelievi sull’equilibrio del sistema e, sulla base delle serie storiche delle portate, in quante annate sarebbe stato effettivamente possibile derivare fino a 224.000 metri cubi nel rispetto della portata da garantire a valle e dei diritti degli altri concessionari. Vogliamo inoltre capire se l’acqua accumulata nel nuovo bacino possa essere concretamente utilizzata anche per altri scopi, a partire da quello irriguo.»
L’assessore allo sviluppo economico, Luigi Bertschy, ha evidenziato che «l’obiettivo dell’intervento è immagazzinare una maggiore quantità d’acqua nei periodi di maggiore disponibilità, in particolare durante lo scioglimento della neve accumulata in inverno, per poterla utilizzare all’apertura della stagione invernale. Si vuole così dare una risposta a tutti gli operatori economici del territorio, garantendo la possibilità di lavorare fin dall’avvio della stagione.
Ha quindi specificato che «il fabbisogno idrico complessivo è stato stimato in circa 365.000 metri cubi, una quantità necessaria per garantire la prima campagna di innevamento sia delle piste già servite dall’impianto sia di quelle che potranno esserlo in futuro, per le quali sono già previsti investimenti all’interno del piano strategico 2026-2030 della Pila Spa. Questa maggiore disponibilità potrà inoltre essere utilizzata per eventuali reintegri durante la stagione o per futuri ampliamenti del comprensorio. Si consideri che negli ultimi anni il consumo ha raggiunto i 290.000 metri cubi, superando i 300.000 metri cubi nelle stagioni con scarse precipitazioni naturali. La richiesta di variante non modifica né l’opera di presa, né la portata massima prelevabile, né il periodo di prelievo. Viene invece aumentato il volume complessivamente derivabile attraverso un maggiore utilizzo delle giornate disponibili nel periodo di morbida, sempre nel rispetto delle altre subconcessioni e degli accordi in essere. Restando invariate le modalità di prelievo, non viene quindi modificato l’equilibrio idrico del torrente Plan de l’Eyve e del sistema idrico a valle.
L’analisi dei dati storici ha confermato che la disponibilità d’acqua è sufficiente, in media, a garantire il riempimento della nuova capacità di stoccaggio, per circa 40 giorni. Eventuali carenze nel periodo di morbida potranno inoltre essere compensate nei mesi di novembre e dicembre attraverso il pompaggio dall’impianto idroelettrico di Veyon, grazie all’accordo con la Cooperativa Forza e Luce.»
Infine, riguardo all’utilizzo per altri scopi, l’assessore ha sostenuto che «attualmente la derivazione di acqua è stata rilasciata alla società Pila per l’uso industriale e l’infrastruttura, ritenuta strategica dal Defr, è stata finanziata nell’ambito degli interventi regionali a sostegno degli impianti a fune. Nel dimensionamento della nuova capacità di accumulo è stato previsto anche un uso irriguo per il campo da golf di proprietà del Comune di Gressan, sulla base degli accordi già esistenti. Resta inoltre la possibilità di utilizzare l’acqua, in caso di emergenza, per altri scopi, come l’abbeveraggio del bestiame e gli interventi antincendio. Per un utilizzo irriguo più ampio, ad esempio a favore del Consorzio irriguo di Gressan, stiamo facendo una valutazione complessiva del sistema dei bacini, anche insieme agli Assessori Girod e Sapinet, per individuare le soluzioni più adeguate e conciliare i diversi obiettivi. Dobbiamo infatti considerare che l’acqua utilizzata durante l’estate non può essere poi utilizzata per l’innevamento durante l’inverno.»
«Stiamo parlando di un’opera che, anche guardandola fisicamente, è tutt’altro che marginale – ha replicato il consigliere Campotaro –: la capacità di accumulo viene quasi quadruplicata e il volume annuo derivabile aumenta di circa il 95%. In un contesto in cui la disponibilità della risorsa idrica è sempre più incerta, è quindi necessario interrogarsi sulla sostenibilità e sulla strategia di lungo periodo di un’opera così importante, anche dal punto di vista economico e ambientale. Il rischio è di entrare in una spirale in cui, di fronte agli effetti del cambiamento climatico (il Resoconto clima del Centro funzionale regionale pubblicato stamane ci dice che quest’estate la Dora è scesa a metà della portata normale), si risponde aumentando progressivamente le infrastrutture per mantenere invariato il modello di innevamento. È inoltre importante chiarire che l’acqua del Leissé è destinata al solo innevamento e la possibilità di utilizzare l’acqua per l’irrigazione rappresenta oggi una prospettiva futura: servirebbero ulteriori autorizzazioni, accordi e interventi infrastrutturali. Per questo, la multifunzionalità del bacino va accompagnata da una strategia chiara e da condizioni concrete che consentano di conciliare le diverse esigenze del territorio.»
Direttore generale dell’Ausl Valle d’Aosta
Quali sono i tempi previsti per la nomina del direttore generale dell’azienda Usl della Valle d’Aosta? È quanto hanno chiesto i gruppi PD-Federalisti Progressisti VdA e Lega Vallée d’Aoste con due distinte interrogazioni.
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi, premettendo che «anche in questo periodo, la nostra azienda sanitaria, in continuità, è stata ed è coordinata con competenza e capacità dal Direttore sanitario facente funzione di Direttore generale, che ringraziamo», ha parlato di un percorso per l’individuazione del nuovo direttore generale «collegiale e condiviso che si definirà a breve.
La Commissione ha espletato la procedura nel corso della primavera e ne ha trasmesso gli esiti. L’Ufficio competente ha quindi effettuato i controlli sulla documentazione dei candidati risultati idonei. La scelta garantirà efficacia e continuità con le azioni intraprese per garantire il rispetto dei Lea e dei Lea aggiuntivi regionali, valorizzando la nostra specificità e assicurando gli equilibri finanziari legati ai servizi erogati, come è stato fatto in questa fase dal Direttore generale facente funzioni.»
«Non si comprende perché, a distanza di mesi, non sia ancora stato nominato il Direttore generale dell’Usl – ha replicato il consigliere Centoz –. È vero che la procedura è stata complessa e che si è reso necessario sostituire un componente della Commissione, ma il punto oggi è un altro: ci viene detto che la nomina arriverà a breve, ma senza indicare tempi precisi e senza chiarire nemmeno se, nel frattempo, sarà necessario nominare un commissario. A questo punto la questione diventa soprattutto politica: cosa sta ancora impedendo la nomina del Direttore generale? Se non ci sono ulteriori ostacoli tecnici o procedurali, è legittimo chiedersi se dietro questi ritardi ci sia una ragione politica. Su questo l’Assessore deve dare risposte chiare.»
Il consigliere Bellora si è detto insoddisfatto della risposta: «L’Usl non può continuare a essere gestita nella logica della provvisorietà. È da oltre sei mesi che manca un direttore generale e un’azienda complessa come quella sanitaria, che sta affrontando importanti criticità, ha bisogno di una guida salda e solida, capace di programmare e di guardare al futuro. Non è una questione di nomi, ma della necessità di garantire all’Usl un Direttore generale nella pienezza delle sue funzioni, con una visione e una capacità di pianificazione che vadano oltre l’emergenza e l’improvvisazione.»
Prevenzione dei suicidi
Con due interrogazioni, i gruppi Lega Vallée d’Aoste e Alleanza Verdi e Sinistra hanno posto l’attenzione sul tema dei suicidi in Valle d’Aosta, chiedendo informazioni sull’efficacia dei percorsi di presa in carico e di monitoraggio dei servizi di salute mentale.
«Da un comunicato congiunto dell’Assessorato alla sanità e dell’Usl abbiamo appreso che sette delle quattordici persone decedute per suicidio tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2026 erano seguite dai servizi di psichiatria o per le dipendenze – ha osservato il capogruppo Andrea Manfrin -. Senza voler attribuire responsabilità individuali agli operatori dei servizi, ai quali riconosciamo l’impegno quotidiano in un ambito molto complesso, chiediamo conto della revisione dei percorsi assistenziali, dell’efficacia del monitoraggio e degli interventi, e delle misure previste per intercettare precocemente le persone non seguite dai servizi.»
La capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha inoltre chiesto «quanti siano i casi di suicidio accertati in Valle d’Aosta dal 1° gennaio 2026 ad oggi, suddivisi per sesso, fascia di età e eventuale presa in carico dai servizi dell’Usl; quali siano le modalità adottate dai servizi per garantire tempestività e continuità della presa in carico; quale sia lo stato di attuazione del Progetto regionale per la prevenzione del suicidio e se sia è stato organizzato e con quali esiti l’incontro ad Introd, a seguito dell’installazione di barriere di protezione sul ponte e della petizione che ha contestato l’intervento.»
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi, premettendo che «i trattamenti sanitari non si possono imporre ma sono subordinati all’adesione volontaria delle persone all’intervento proposto, salvo il Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, che però si attiva solo in particolari e specifiche condizioni», ha evidenziato che«l’efficacia degli interventi è difficilmente misurabile in tale delicato ambito, in quanto il comportamento suicidario è il risultato di un’interazione dinamica tra fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali a volte improvvisi. È quindi molto difficile valutare l’impatto di un singolo intervento terapeutico isolandolo da queste variabili esterne. Inoltre, in una realtà con una popolazione ridotta come la nostra, piccole variazioni numeriche producono oscillazioni rilevanti senza necessariamente essere indicative di cambiamenti strutturali.»
Ha quindi spiegato che «il totale dei pazienti dimessi dal Servizio psichiatrico di diagnosi e cura con diagnosi di tentativo di suicidio o ideazione suicidaria viene preso in carico immediatamente dal Centro di salute mentale, attraverso i percorsi strutturati di monitoraggio e recall telefonico. I problemi che sono emersi nel monitoraggio telefonico riguardano, in alcuni casi, appuntamenti non onorati dalle persone o difficoltà di reperibilità delle stesse. Nel 2026, il sistema di monitoraggio post-dimissione ha coinvolto 56 pazienti e, da gennaio ad agosto, le telefonate di recall sono state 860, il 28,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La continuità di attenzione data alla persona si concretizza anche con le visite domiciliari dell’équipe multiprofessionale che verifica lo stato della terapia in corso e interviene tempestivamente in presenza di segnali di rischio.
La revisione retrospettiva dei percorsi assistenziali è una procedura sistematica del Dipartimento di salute mentale e, nei casi citati, ha evidenziato situazioni diverse. Dal 1° gennaio al 31 agosto 2026 sono stati registrati in Valle d’Aosta 14 suicidi, 9 uomini e 5 donne. Sette delle persone decedute risultavano seguite dai servizi di Psichiatria o dal SerD, mentre altre 7 non risultavano in carico ai servizi specialistici.»
Quanto all’intercettazione del disagio, «nel 2025, l’Ambulatorio prevenzione ha preso in carico 43 pazienti a fronte di 30 dimissioni dal Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, senza registrare pre-ricoveri o nuovi tentativi di suicidio. Tra marzo e agosto 2026, il 77,1% delle persone con accesso ambulatoriale è stato successivamente preso in carico. Per le strutture del privato sociale, l’efficacia viene monitorata attraverso progetti terapeutici individualizzati e specifici indicatori di qualità. Abbiamo rafforzato la collaborazione con il Pua, il Punto unico di accesso (che ha già generato 12 segnalazioni nei primi otto mesi del 2026), le scuole, il Pronto soccorso, i medici di base e pediatri e tutte le “sentinelle del territorio”. Dal 1° novembre 2026, entreranno in servizio 16 nuovi psicologi nelle quattro Case di comunità: con tale potenziamento territoriale avrà avvio il servizio della psicologia di cure primarie o psicologia di base, un importante obiettivo del Piano della salute e del benessere sociale volto a rafforzare la prevenzione e la capacità dei servizi di intercettare precocemente le situazioni di fragilità.
La prevenzione e la formazione di tutte le figure coinvolte sul territorio sono centrali nel Progetto regionale per la prevenzione al suicidio, approvato nel 2022: il Tavolo interistituzionale, che coinvolge ampi settori della comunità, è impegnato a rafforzare una rete diffusa e capace di intercettare precocemente le situazioni di fragilità, nella consapevolezza della complessità del fenomeno suicidario. In questa direzione proseguono le azioni previste dal Progetto regionale per la prevenzione al suicidio. Per la formazione sono stati impegnati 19.000 euro nel 2024 e 32.000 euro nel 2025 con corsi che hanno coinvolto 80 operatori sanitari per edizione e 40 volontari. Per il biennio 2026-2027 sono stati stanziati 190 mila euro destinati ad un progetto di studio e formazione sul fenomeno, un evento pubblico di restituzione dei risultati, che si terrà il 22 ottobre, e delle iniziative dedicate ai genitori e ai giovani.»
L’Assessore ha infine confermato lo svolgimento, il 10 settembre, dell’incontro con la popolazione di Introd, organizzato a seguito della petizione che contestava l’installazione delle barriere di protezione sul ponte del paese: «È stata l’occasione, insieme all’assessore Sapinet, ai Coordinatori dei due Dipartimenti regionali e di medici responsabili del Dipartimento di salute mentale dell’Azienda Usl, per confrontarsi sulle criticità sollevate e ribadire che l’efficacia delle barriere sui ponti è supportata da evidenze scientifiche e dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Non eliminano il fenomeno, ma contribuiscono a salvare vite e a ridurre il rischio di emulazione. La prevenzione del suicidio è una responsabilità dell’intera comunità e richiede un impegno condiviso tra servizi, istituzioni e territorio.»
«La Valle d’Aosta continua a essere la regione italiana con il più alto numero di suicidi: dobbiamo quindi cercare di comprenderne le cause – ha replicato il consigliere Manfrin -. Per i casi seguiti dai servizi, servirebbe una revisione retrospettiva e sistematica, per capire cosa non ha funzionato e imparare dagli eventi più gravi. I numeri sull’attività, come le 860 telefonate, non bastano: sono indicatori di attività, non di risultato. Il progetto 2026-2027 dovrebbe quindi prevedere anche indicatori di esito, per misurare l’efficacia degli interventi. Allo stesso tempo, una parte significativa delle persone non era conosciuta dai servizi. È quindi necessario rafforzare la prevenzione e i protocolli di intercettazione nei luoghi di primo contatto, dal medico di famiglia al pronto soccorso, dal Punto unico di accesso alla scuola. È un lavoro delicato, ma deve diventare più strutturato e sistematico. La nostra Regione non può rassegnarsi a essere conosciuta per questi numeri: dobbiamo fare tutto il possibile per cambiare questa situazione.»
«Se una persona su due tra quelle che, purtroppo, si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno era già conosciuta dai servizi dell’Usl, dobbiamo porci una domanda: quanto è efficace, continua e adeguata la presa in carico? – ha aggiunto la consigliere Minelli -. Non è una critica agli operatori, ma la necessità di capire come migliorare ulteriormente l’organizzazione di una rete che nel tempo si è consolidata e che, come dimostrano i dati, ha aumentato la propria attività.»
Diffusion des chaînes francophones
Lors de la séance du Conseil du 8 octobre 2026, le groupe Fratelli d’Italia a demandé de faire le point sur la diffusion des chaînes francophones et l’élargissement de l’offre en Vallée d’Aoste.
«Lo scorso marzo, il nostro gruppo aveva già interrogato il Governo regionale su questo dossier – ha ricordato il capogruppo Alberto Zucchi –. Ci era stato allora indicato che erano in fase di ultimazione gli ultimi aspetti tecnici e amministrativi necessari per consentire l’arrivo di nuovi canali del bouquet di France Télévisions. Con la terza variazione di bilancio sono state stanziate ulteriori risorse e, quindi, registriamo un’evoluzione positiva. Chiediamo quindi quali siano i canali interessati, quali iniziative siano state intraprese e, soprattutto, entro quale termine il Governo intenda dare concreta attuazione a questo impegno, arrivando a garantire la copertura del 100% del territorio valdostano. È una questione di volontà politica, perché le risorse ci sono.»
Le président de la Région, Renzo Testolin, a confirmé l’intention «d’augmenter le nombre de chaînes de télévision francophones diffusées en Vallée d’Aoste – actuellement France 24, Rts 1 et TV5 Monde – notamment avec l’arrivée de chaînes du groupe public français France Télévisions, telles que France 2, France 3 Alpes et France 5. Cette intention se concrétisera en deux étapes: la première consiste à finaliser un accord avec France Télévisions, et nous sommes en train d’en analyser une ébauche; la seconde implique d’intégrer le contrat existant avec EI Towers, la société concessionnaire de la fréquence de télévision numérique terrestre pour le territoire régional.Les ressources pour mener à bien ces deux étapes ont été repérées et insérées dans la loi concernant la troisième mesure de rectification du budget prévisionnel 2026-2028 approuvée au cours de la dernière séance du Conseil régional. Nous sommes également en train de travailler afin de parvenir à couvrir la partie du territoire qui n’est actuellement pas couverte par le signal diffusé par EI Towers. En ce qui concerne le calendrier, nous prévoyons donc de mettre en œuvre l’élargissement de l’offre de chaînes de télévision françaises au cours du dernier bimestre, avant Noël 2026.»
Le président a aussi rappelé que «lors de la séance du Comité de coopération frontalière du Traité du Quirinal, le 4 juin dernier au Fort de Bard, avec l’Assesseur Lavevaz nous avons souligné que l’accès direct et gratuit aux contenus télévisuels le long de la frontière italo-française constitue un facteur stratégique pour atteindre l’objectif du Traité de renforcer une communauté de vie transfrontalière et un espace culturel partagé. À cet égard, nous avons souhaité que les services publics audiovisuels italien et français soient associés à l’examen d’éventuels accords directs de retransmission réciproque des programmes, afin que les coûts de retransmission soient au moins couverts par ces accords, compte tenu des coûts actuellement pris en charge par la Région.»
Le conseiller Zucchi s’est dit satisfait «d’apprendre que la situation évolue dans un sens positif et que, d’ici la fin de l’année, un bouquet de six chaînes devrait être disponible. La diffusion effective de ces chaînes sur l’ensemble du territoire est toutefois une autre question. Nous souhaitons que tous les habitants de la Vallée d’Aoste puissent effectivement y avoir accès. Nous prenons acte de cet engagement et nous espérons qu’il ne s’agira pas d’une énième annonce, mais que celui-ci se traduira concrètement dans les faits.»
Vecchia Centrale laitière
La valorizzazione dell’area della Vecchia centrale del latte, ad Aosta, è stata al centro di un’interpellanza del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA-
«Dalla risposta a una precedente iniziativa è emersa la volontà della Giunta, condivisa con il Comune di Aosta, di non alienare il bene ma di destinarlo a uso socio-sanitario e socio-assistenziale, mantenendo una regia pubblica – ha spiegato il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz -. Chiediamo se, prima di assumere decisioni definitive, si intenda presentare alle Commissioni consiliari competenti il progetto complessivo, illustrando l’eventuale modello di partenariato pubblico-privato, gli effetti economici, patrimoniali e gestionali e le ragioni della scelta; quali studi o atti programmatori abbiano motivato la destinazione dell’area e se sia stata valutata l’evoluzione del fabbisogno di posti e servizi, anche alla luce del completamento del Centro Brocherel; quali interlocuzioni siano già intervenute con il Comune di Aosta sulla destinazione urbanistica dell’area e se il percorso sia stato sottoposto agli organi consiliari competenti; infine, se siano state valutate alternative di interesse pubblico, in particolare per la formazione degli adulti, l’invecchiamento attivo, la cultura, l’istruzione o altri servizi collettivi, e per quali ragioni siano state eventualmente escluse.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin ha spiegato che «allo stato attuale, con la delibera del 15 maggio 2026, è stata richiesta al Comune la modifica della destinazione urbanistica dell’aerea, atto necessario per qualsiasi successiva operazione di valorizzazione dell’immobile. Eventuali ipotesi progettuali e gestionali, così come il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, a partire dal project financing, saranno oggetto delle ordinarie valutazioni tecnico-amministrative e politiche previste dall’ordinamento e saranno sottoposte agli organi competenti. Ad oggi, non esiste un progetto da sottoporre preventivamente alle Commissioni consiliari né sono state assunte decisioni sul modello di valorizzazione dell’area.
La scelta di orientare la Vecchia centrale del latte verso una destinazione socio-sanitaria e socio-assistenziale nasce dagli approfondimenti svolti delle strutture regionali e dall’analisi dell’evoluzione demografica, che evidenzia un progressivo aumento della popolazione più anziana. Al 1° gennaio 2025 gli over 65 erano circa 31.650, il 25,8% della popolazione, con oltre 227 anziani ogni 100 giovani under 14. Al 31 dicembre 2023, i posti residenziali disponibili erano 967, pari al 3,15% della popolazione over 65, mentre nel corso del 2026 sono circa 114 le persone in graduatoria per l’inserimento in struttura con una particolare criticità nell’area di Aosta e della cintura. Il completamento del Centro Brocherel è importante, ma non esaurisce il fabbisogno: la riflessione sulla Vecchia centrale del latte rientra quindi in una più ampia strategia regionale per rispondere all’invecchiamento, alla fragilità e alla non autosufficienza definita da diversi atti programmatori, tra cui il Piano regionale per la salute e il benessere sociale 2025-2027 approvato dal Consiglio.
Le interlocuzioni con il Comune di Aosta hanno riguardato esclusivamente la modifica del Piano regolatore necessaria a rendere l’area della Vecchia centrale del latte compatibile con una destinazione socio-sanitaria e socio-assistenziale. Il percorso è stato avviato con la delibera regionale del 15 maggio 2026 e seguirà l’ordinario iter di pianificazione urbanistica.Si tratta, quindi, di un confronto istituzionale finalizzato esclusivamente alla verifica della compatibilità urbanistica della nuova destinazione.»
Quanto alle alternative per la destinazione della struttura, il presidente ha ricordato che «la destinazione scolastica era già stata esclusa nel 2016, quando l’immobile è stato classificato come bene del patrimonio disponibile e inserito nel Piano delle valorizzazioni e dismissioni immobiliari approvato dal Consiglio regionale. Inoltre, il confronto tra le strutture regionali ha evidenziato che le esigenze legate a formazione, istruzione e altre attività pubbliche sono già considerate in interventi programmati dall’Amministrazione regionale. In ambito socio-sanitario e socio-assistenziale, invece, emergono fabbisogni strutturali destinati a crescere nei prossimi anni per effetto dell’evoluzione demografica della popolazione valdostana.»
«Questa risposta mi conferma che non ci sono state delle vere interlocuzioni con il Comune di Aosta: gli avete trasmesso una delibera per chiedere una modifica urbanistica sulla destinazione della struttura – ha replicato il consigliere Guichardaz -. Cosa intendete fare per l’inevitabile invecchiamento della popolazione? L’unica risposta che ho ricevuto è stata mettere gli anziani nelle strutture e ad oggi non ci sono i posti sufficienti per ospitarli tutti. Ma gli anziani non possono essere considerati solo numeri da sistemare in dei posti letto, ma delle risorse da sostenere affinché possano restare a casa il più a lungo possibile. Mi viene da pensare che sul futuro della Vecchia centrale del latte, su cui continuo ad auspicare un maggiore coinvolgimento del Consiglio, non solo abbiate già deciso la destinazione, ma, trattandosi di un partenariato pubblico-privato, abbiate anche in mente già i possibili interlocutori.»
Prevenzione della criminalità
Le politiche di prevenzione della criminalità in Valle d’Aosta sono state al centro di un’interpellanza del gruppo Fratelli d’Italia.
Ricordando che «il Dossier Viminale 2026 individua nella prevenzione e nella sicurezza urbana componenti strutturali delle politiche di sicurezza» e che «negli ultimi anni sono state destinate a livello nazionale significative risorse a progetti promossi dagli enti locali per la sicurezza urbana e la videosorveglianza», il consigliere Aldo Domanico ha voluto sapere se «la Regione disponga di una ricognizione dei principali progetti regionali, comunali e interistituzionale attivi in materia di prevenzione e sicurezza urbana; quali indicatori utilizzi per valutarne l’efficacia; quante risorse statali destinate alla sicurezza urbana e alla videosorveglianza siano state ottenute dagli enti locali valdostani nel triennio 2024-2026; quale sia l’attuale stato di attuazione della messa in rete dei sistemi di videosorveglianza degli enti locali.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha risposto che «per quanto riguarda i sistemi di videosorveglianza, che ci pare essere il punto fondamentale di questa interpellanza, va precisato che, al momento, non sono operativi strumenti regionali di sostegno agli enti locali per questa tipologia di interventi. Non vi è quindi una linea di finanziamento regionale specificamente dedicata a questo tipo di sistemi. Va tuttavia sottolineato che quasi la totalità degli enti locali valdostani dispone, in ogni caso, di impianti di videosorveglianza operativi. Non è semplice individuare un indicatore oggettivo e univoco per valutare l’efficacia dei sistemi di videosorveglianza, perché gli elementi da considerare possono essere diversi, dalla copertura della viabilità alla sorveglianza degli edifici e degli spazi pubblici. Questi sistemi hanno infatti principalmente una funzione deterrente, che non può impedire di per sé il verificarsi dei reati, e una funzione di monitoraggio e supporto probatorio, che interviene necessariamente su fatti già avvenuti.»
Riguardo ai contributi statali ottenuti dagli enti locali nel triennio 2024-2026, il presidente ha riferito che «al momento, l’unico dato certo è quello relativo all’annualità 2024. Dei quattro progetti presentati dagli enti locali valdostani, due sono entrati in graduatoria, ottenendo complessivamente circa 336.500 euro di contributi statali: circa 250.000 euro per l’Unité des Communes Grand Combin e circa 86.500 euro per il progetto dei Comuni di Verrayes e Saint-Denis. Per il 2025 sono invece in corso le istruttorie sui tre progetti presentati da Cogne, Issime e Jovençan, mentre per il 2026 il triennio non è ancora concluso. Va inoltre considerato che le risorse disponibili non sono infinite e che, tra gli elementi che incidono sull’attribuzione dei punteggi, vi è anche l’indice di criminalità. La Valle d’Aosta, fortunatamente, presenta livelli di criminalità molto bassi e questo, se da un lato rappresenta un dato positivo per la nostra comunità, dall’altro rende più difficile ottenere punteggi elevati nelle graduatorie. Per questo motivo è stata indicata agli enti locali l’opportunità di presentare progetti più ampi e condivisi, che coinvolgano più Comuni e territori.
I sistemi di videosorveglianza sono generalmente predisposti per essere collegati in rete e consentire l’accesso alle immagini da parte dei soggetti deputati, come le forze di polizia e i Carabinieri. Alcuni impianti dispongono già di un collegamento diretto, mentre per altri questo potrà essere sviluppato in funzione dell’evoluzione tecnologica, che sta offrendo e offrirà nei prossimi anni capacità e possibilità operative sempre maggiori.»
«È un’ottima cosa puntare su progetti che coinvolgano più Comuni: con meno risorse si riesce a coprire un territorio più vasto – ha replicato il consigliere Domanico –. È vero che la Valle d’Aosta presenta un indice di criminalità più basso, ma, visti anche gli ultimi episodi, ci auguriamo che possa rimanere tale. Nessuno mette in discussione l’impegno dell’Amministrazione, ma una vera politica di sicurezza deve avere tre requisiti: un coordinamento efficace, obiettivi misurabili e una verifica dei risultati.»
CdA del Casino de la Vallée
Perché si è scelto individuare un Consiglio di amministrazione alla guida del Casino di Saint-Vincent, superando così il modello dell’Amministratore unico? Lo ha chiesto il gruppo Fratelli d’Italia con un’interpellanza.
Il consigliere Massimo Lattanzi ha voluto sapere «quali siano le ragioni organizzative alla base del passaggio dall’Amministratore unico a un organo collegiale di tre componenti; se la relativa deliberazione sia stata adottata nel rispetto delle norme e trasmessa alla Corte dei conti e al Ministero dell’economia e delle finanze; come siano state valutate le esigenze di contenimento dei costi; quali requisiti professionali e competenze siano stati individuati per gli amministratori, attraverso quale istruttoria siano stati selezionati e quali verifiche siano state svolte. Chiediamo anche come siano ripartite, alla luce del provvedimento del Tribunale di Torino del 29 luglio 2026 che ha disposto l’amministrazione giudiziaria per la Casa da gioco, le responsabilità gestionali tra Consiglio di amministrazione, amministratori giudiziari e struttura dirigenziale; quali atti siano soggetti a preventivo nulla osta; come il socio di controllo eserciti le proprie funzioni di indirizzo e controllo; se il Presidente della Regione intenda trasmettere al Consiglio regionale la deliberazione assembleare del 29 giugno scorso, i curricula dei componenti nominati e il Piano delle attività trasmesso al Tribunale di Torino.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha risposto che «in base al decreto legislativo 175/2016, l’assemblea di una società a controllo pubblico può con una delibera motivata disporre che la società sia amministrata da un consiglio di amministrazione composto da 3 o 5 persone. Tale scelta è stata motivata nel verbale dell’Assemblea dei soci della Casino della Vallée Spa del 29 giugno scorso dalla necessità di rafforzare la governance del Casinò dopo la fine del concordato e l’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Torino e di garantire maggiori competenze e una più ampia condivisione delle decisioni, vista la complessità e le dimensioni della società che conta 445 dipendenti per un fatturato di 82 milioni di euro al 31 dicembre 2024. La scelta è inoltre in linea con il modello adottato dagli altri casinò italiani.»
Quanto al contenimento dei costi, «il confronto non va fatto rispetto al precedente modello basato sull’Amministratore unico ma sulla base di indicatori e limiti stabiliti dalla legge. A questo proposito, l’importo complessivo dei compensi dei nuovi amministratori, determinati nell’Assemblea dei soci, è inferiore a quello massimo consentito dal Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica e quindi è legittimo. La società ha riferito di aver trasmesso il verbale dell’Assemblea in cui ha deliberato la composizione del nuovo CdA e dei relativi compensi alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti e ai Dipartimenti del tesoro e dell’economia del Ministero dell’economia e delle finanze.»
Il presidente Testolin ha, inoltre, spiegato che «la nomina dei componenti del CdA del Casino spetta direttamente all’Assemblea dei soci, come previsto dalla legge regionale, e non segue quindi la procedura ordinaria delle nomine regionali: non sono previsti bandi né raccolta di candidature. Si tratta di una scelta fiduciaria dell’Assemblea. Pur in assenza di requisiti specifici previsti dallo Statuto, gli amministratori nominati sono professionisti qualificati. Le verifiche previste dalla normativa anticorruzione sono state inoltre effettuate dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della società.»
Con la disposizione dell’amministrazione giudiziaria, lo scorso 19 maggio 2026, il Tribunale di Torino «ha rimodulato i poteri dell’Ufficio di amministrazione giudiziaria, mantenendo in capo al CdA tutta la gestione e attribuendo al Collegio degli amministratori giudiziari poteri permanenti di indirizzo e controllo limitati a un perimetro costituito dai processi aziendali concernenti l’attività tipica di casa da gioco, dalle correlate aree di rischio e dai relativi presidi. Nel dettaglio, il CdA mantiene le funzioni di indirizzo strategico, supervisione e controllo, la rappresentanza della società e i poteri di firma, mentre gli amministratori giudiziari esercitano, nel solo perimetro, poteri di indirizzo, affiancamento, coordinamento, controllo permanente, verifica, proposta, raccomandazione e nulla osta. Non assumono decisioni gestionali autonome né impartiscono direttive al personale: le loro determinazioni sono rivolte al CdA, che ne cura l’attuazione. Nulla cambia, invece, per la Regione, che, in quanto socio, mantiene le proprie ordinarie funzioni di indirizzo e controllo. Ho inoltre confermato agli Amministratori giudiziari la piena disponibilità della Regione a collaborare nello svolgimento del loro incarico.»
Il presidente ha concluso precisando che «il Piano delle attività è stato trasmesso dalla società al Tribunale di Torino il 7 settembre 2026 e si è in attesa dell’approvazione da parte del giudice delegato. Trattandosi di un atto della procedura giudiziaria, il documento non è al momento nella disponibilità dell’Amministrazione regionale. È invece possibile consultare la deliberazione assembleare del 29 giugno 2026 e i curricula dei componenti nominati, secondo le modalità previste dall’articolo 116 del Regolamento interno del Consiglio regionale.»
Il consigliere Lattanzi, nella replica, ha espresso «forte preoccupazione per la situazione della Casa da gioco. L’operazione è perfettamente riuscita, ma il paziente è morto. Il richiamo a leggi, decreti e atti amministrativi nella risposta del presidente non ha chiarito chi, oggi, sia realmente in grado di assumere le decisioni necessarie per tutelare il Casinò e gli interessi della società e dei valdostani. La sovrapposizione tra gestione amministrativa e amministrazione giudiziaria rischia di paralizzare le scelte operative, mentre un’azienda con 445 dipendenti non può permettersi di attendere che sia il Tribunale a indicare, eventualmente tra un anno, quale sarà la propria prospettiva. Servono chiarezza e decisioni, perché oggi l’azionista di maggioranza sembra non sapere cosa stia succedendo. La risposta del presidente è completa sul piano normativo, ma assolutamente insoddisfacente.»
Le altre iniziative del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra erano su: situazione del complesso Courmaison di Pré-Saint-Didier; intervento di soccorso del 25 giugno 2026 nel comune di Cogne; chiarimenti sulla mancata emanazione del decreto relativo alla norma di attuazione in materia di concessioni di derivazione d’acqua; attivazione delle convenzioni per la Disability Card; collaboratori scolastici nei plessi regionali; aggiornamento sul rischio di perdita dei finanziamenti per i laboratori professionali dell’Istituto Manzetti di Aosta; avanzamento del progetto Fattoria solare Pioule a Saint-Vincent; blocco dei lavori al parco giochi tematico al Crest di Ayas; riparazioni degli ausili per persone con disabilità; inaugurazione della Casa della Salute ad Aosta; stato di attuazione della Maison de la Montagne; carico di lavoro e problemi di dotazione organica degli uffici tecnici comunali; integrazione degli adempimenti digitali relativi alle locazioni turistiche nell’ambito del “progetto Bandiera”; antenna di Arpuilles ad Aosta e pianificazione regionale; stato delle ricerche e valorizzazione degli insediamenti protostorici dei Salassi; realizzazione di una nuova palestra ad Aosta; buoni pasto per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi IeFP; assistenza sanitaria integrativa per il personale scolastico; costruzione di un bike park al col de Joux; introduzione del divieto di fumo lungo il percorso della Fiera di Sant’Orso; mancata costituzione di comunità di energia rinnovabile di iniziativa pubblica; accessibilità alla frazione They Dessus nel comune di Lillianes; stato dell’acqua potabile in Valle; impianto di tiro a volo di Châtillon; aggiornamento delle linee di indirizzo regionali per la ristorazione scolastica; carenza di operatori socio-sanitari e programmazione del fabbisogno di personale; sostegno all’attività agonistica di rilievo nazionale.
Le altre iniziative degli Autonomisti di Centro ha depositato erano su: novità del protocollo lupi; l’intervento della Regione per fare luce sulla morte di Corrado Gex; l’avviso per la ricerca di personale interno al Casino di Saint-Vincent; lo stato di utilizzo delle sale operatorie dell’ospedale; carenza di organico all’ufficio stampa della Giunta regionale.
Un’interrogazione e due interpellanze sono state sottoscritte congiuntamente dai gruppi AdC e La Renaissance: efficacia della promozione turistica della Regione e coordinamento con la gestione della viabilità; tempistiche e modalità degli investimenti sui bacini idrici; azioni per risolvere le criticità relative alla potabilità delle acque.
Le altre iniziative del gruppo Fratelli d’Italia erano su: tutela della cascata di Lenteney nel comune di La Salle; tempi di intervento della Sev (Service des eaux valdôtaines) sul territorio regionale; coordinamento delle politiche di prevenzione e sicurezza sul territorio; assetto della governance della società Sitrasb e direzione di esercizio del tunnel del Gran San Bernardo; stato di avanzamento degli interventi finanziati dal Pnrr e rischio di perdita o definanziamento delle risorse; esiti del Rapporto Invalsi 2026 e contrasto della dispersione scolastica; piano regionale di coordinamento della mobilità e della continuità territoriale durante i grandi cantieri; prospettive di recupero e valorizzazione del complesso storico della Fons Salutis di Saint-Vincent; gestione del rischio glaciologico, accessibilità e continuità economica della Val Ferret a Courmayeur; prevenzione delle perdite, qualità dell’acqua e risultati degli investimenti nel servizio idrico integrato; verifica della fattibilità di una linea in vetro per la valorizzazione dell’acqua minerale valdostana nella ristorazione, nella formazione alberghiera e nell’offerta turistica.
Le altre iniziative di La Renaissance valdôtaine erano su: disservizi presso gli uffici della Motorizzazione civile di Aosta; copertura sanitaria integrativa del personale scolastico; sedi idonee allo svolgimento degli esami finali del Conservatoire de la Vallée d’Aoste; aumento delle rette a carico degli utenti e delle famiglie per i servizi socio-sanitari residenziali.
La Renaissance ha anche presentato un’interrogazione congiunta con il gruppo Lega VdA riguardante la Commissione disciplinare del Conservatoire de la Vallée d’Aoste.
Le altre iniziative del gruppo Lega VdA erano su: pagamenti intermedi Fse+ e Fesr; mancata erogazione di borse di studio nell’anno scolastico 2024-2025 e adeguatezza delle risorse stanziate; patrocinio e oneri dell’ufficio del Consigliere di parità in merito al Gay Pride 2026; accesso ai voucher di conciliazione vita-lavoro; misure adottate a tutela della custodia dei farmaci stupefacenti a base di Fentanyl o di altri farmaci ad alto rischio; criticità del servizio di riparazione degli ausili per persone con disabilità; mancanza di un odontoiatra specializzato in proteistica dentaria presso il servizio sanitario regionale; pubblicazione online dei nominativi degli ospiti del JB Festaz; informazioni sulla nuova governance del Casino di Saint-Vincent; interventi urgenti per evitare la paralisi di Tribunale e Procura di Aosta; compatibilità e opportunità delle nomine nel CdA della Casa da gioco; aumento della criminalità ad Aosta e in altri comuni della regione; possibili provvedimenti nei confronti dei professionisti componenti la task force del Casino di Saint-Vincent; confronto sull’installazione di una stazione radio base ad Arpuilles nel comune di Aosta; azioni per invertire il calo del Pil in Valle d’Aosta; adeguamento regionale agli aumenti contrattuali 2025-2027 per gli insegnanti; dispositivi di servizio per l’identità digitale dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole; tutela del Fleyé come patrimonio folkloristico e culturale immateriale esclusivo della Valle d’Aosta; iniziative per la tutela degli operatori locali del servizio di noleggio con conducente; lavori di metanizzazione lungo la strada regionale 46 di Valtournenche; vendita all’asta degli immobili ereditati dall’Usl a seguito di un lascito testamentario; carenze del sistema di emergenza-urgenza 118; stato dei rapporti con le associazioni di volontariato al canile-gattile regionale; assistenza sanitaria alla Casa circondariale di Brissogne; bilancio dell’estate 2026 del Pronto soccorso; aumento del fenomeno del camping sauvage.
Un’interpellanza congiunta dei gruppi Lega VdA e FdI riguardava la farmacovigilanza in Valle d’Aosta.
Le altre iniziative del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA chiedevano informazioni su: dati di traffico e impatto sulla viabilità a seguito della chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes; stato di avanzamento dei lavori di elettrificazione e tempi di riapertura della linea ferroviaria Aosta/Ivrea; recupero delle ore eccedenti per il personale del comparto titolare di incarico di funzione presso l’Usl; ritardo nell’approvazione del bilancio 2025 di Cva Spa e tempistiche per il rinnovo degli organi sociali; applicazione delle disposizioni per la continuità dei docenti di sostegno; nuova palestra scolastica ad Aosta; riforma della legge regionale sulle politiche abitative; carenza di tecnici sanitari di radiologia medica all’ospedale Parini di Aosta.
Mozioni
Ristoro dei costi energetici alle famiglie
Con 26 voti di astensione (UV, CA, FI, PD-FP, AVS) e 9 voti a favore (Lega VdA, Renaissance, FdI, AdC), è stata respinta una mozione dei gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine che chiedeva alla Giunta regionale di predisporre una misura organica e strutturale di ristoro dei costi energetici a favore delle famiglie residenti in Valle d’Aosta.
Il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha evidenziato che «l’Osservatorio della Cgia di Mestre ha quantificato in 76 milioni di euro (+15,7%) l’aggravio della spesa energetica a carico delle famiglie e delle imprese valdostane nel 2026 rispetto al 2025. Inoltre, la Valle d’Aosta risulta prima in Italia per l’aumento della spesa per il gas (+15,4%), penultima per quella dell’energia elettrica (+12,8%) e al 14° posto per l’aggravio della spesa per i carburanti (+20,2%). La Regione dispone, per il tramite di Finaosta e della produzione idroelettrica regionale, di risorse proprie che potrebbero essere destinate a misure di ristoro. Chiediamo quindi di valutare, anche in forma combinata, gli strumenti che abbiamo già proposto in Consiglio regionale a più riprese: lo sconto diretto alla pompa, il bon chauffage e il ristoro della componente energia della bolletta. Nonostante gli annunci della maggioranza su una prossima legge di aiuti alle famiglie, ipotizzata nell’ambito della terza variazione di bilancio, ad oggi non c’è ancora nulla, con il rischio che le risorse stanziate vadano in avanzo. La nostra mozione è quindi quanto mai attuale: siamo alle porte dell’inverno, le famiglie devono far fronte a nuove spese e vi è l’urgenza di sostenerle. Il bon chauffage che proponiamo sarebbe immediatamente applicabile: è previsto da una legge in vigore che non è più stata finanziata. A nostro avviso, questa misura consentirebbe di intervenire concretamente e in tempi rapidi, senza aspettare che il sostegno non sia più necessario alle famiglie.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, annunciando il voto di astensione, ha osservato: «Il percorso che si è cercato di mettere in piedi è già stato in qualche modo anticipato nello scorso Consiglio regionale, quando si è affrontata la terza variazione di bilancio. A breve si potrà entrare nel merito e analizzare le proposte che la maggioranza metterà a disposizione, con l’obiettivo di abbinare un provvedimento di carattere ambientale a una misura di sostegno alle famiglie valdostane, nel rispetto di quanto previsto dalle norme ai diversi livelli. Speriamo che questa proposta possa trovare la condivisione di tutti. Riteniamo che si stia lavorando seriamente per individuare una misura in grado di dare risposte che non siano uno spot, ma qualcosa di tangibile e concreto, affrontando la tematica nel modo più coerente e puntuale possibile.»
Tutela fauna alpina
Respinta con 32 voti di astensione (UV, CA, FI, PD-FP, Lega VdA, La Renaissance, FdI, AdC) e tre voti favorevoli (AVS), una mozione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra che voleva impegnare il Governo a verificare gli strumenti per sospendere o limitare – già dalla stagione venatoria 2026-2027 – il prelievo delle specie maggiormente vulnerabili, in particolare lepre variabile, pernice bianca, coturnice, gallo forcello, e ad escluderne il prelievo nel prossimo calendario venatorio, salvo che dati scientifici indipendenti e pubblicamente verificabili ne dimostrino la compatibilità con lo stato di conservazione delle popolazioni. Chiedeva inoltre di valutare l’adozione immediata di misure più restrittive sull’uso e sulla detenzione di munizioni contenenti piombo e di riorganizzare i censimenti faunistici secondo criteri di terzietà e validazione scientifica, evitando che i dati dipendessero in modo prevalente da soggetti direttamente interessati all’attività venatoria.
«Le decisioni in materia venatoria – ha detto la capogruppo Chiara Minelli, ricordando le numerose iniziative presentate sul tema – devono fondarsi su solide evidenze scientifiche, ispirate al principio di precauzione e orientate alla tutela delle specie maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici. La gestione della fauna selvatica non può limitarsi a stabilire il numero di capi da abbattere, ma deve interrogarsi sull’opportunità stessa di consentire il prelievo venatorio di specie che rappresentano un elemento qualificante della biodiversità alpina, anche in considerazione del fatto che la Valle d’Aosta fonda una parte significativa della propria identità e della propria attrattività turistica sulla conservazione del proprio patrimonio naturale. Inoltre, riteniamo che il superamento delle munizioni di piombo, oggi vietate solo nelle zone umide e nelle aree Natura 2000, debba essere attuato in modo più generale, con tempi certi, perché il piombo disperso nell’ambiente rappresenta una causa riconosciuta di contaminazione degli ecosistemi e di avvelenamento della fauna selvatica – in particolare degli uccelli rapaci e necrofagi – e non riguarda solo le zone umide.»
Annunciando l’astensione della maggioranza, l’assessore alle risorse naturali, Speranza Girod, ha sottolineato che «gli impegni proposti sono già disciplinati dal Piano regionale faunistico-venatorio. I piani di prelievo non rispondono a impostazioni ideologiche, ma sono definiti attraverso modelli scientificamente validati e recepiti nelle linee guida del Piano, approvate con il parere favorevole di Ispra e coerenti con la letteratura scientifica e con i Piani d’azione nazionali disponibili per le diverse specie. I contingenti sono quindi determinati sulla base di parametri oggettivi, quali consistenza, densità e successo riproduttivo delle popolazioni. È inoltre confermato il sistema dei centri di controllo, presidiati dal Corpo forestale, per la raccolta dei dati sugli abbattimenti e il monitoraggio delle popolazioni. La Valle d’Aosta ha esteso l’obbligo delle munizioni atossiche a tutti i siti Natura 2000 ed è in corso la riorganizzazione dei censimenti, anche attraverso nuove tecnologie, quali droni e sistemi video georeferenziati. Con il lupo abbiamo dei problemi di tutela degli animali domestici, di allevamento e di alcune specie della fauna selvatica.»
Altre te mozioni sono congiunte dei gruppi Lega VdA e Renaissance: domiciliazione bancaria della tassa automobilistica regionale e riduzioni a favore dei contribuenti; salvaguardia della rete di distribuzione dei carburanti nelle vallate laterali; indennità di attrattività sanitaria. Una mozione è del gruppo PD-FP per chiedere la trasmissione al Consiglio dell’esito della revisione dell’impairment test richiesta a Cva Spa e l’audizione dei nuovi vertici societari; un’altra è del gruppo FdI e riguarda l’applicazione nel sistema scolastico valdostano del decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2026 in materia di integrazione linguistica e composizione delle classi.
Pubblicato / aggiornato
il 08/10/2026 alle 17:04
Categoria:
Politica e Amministrazione