Renzo Testolin: la Corte d’Appello conferma la sentenza di primo grado
La Corte d’Appello di Torino ha respinto l’appello di Renzo Testolin e ha confermato la sentenza del Tribunale di Aosta, che lo aveva dichiarato ineleggibile alla carica di presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta per la XVII legislatura, disponendone la decadenza. La decisione si è appresa nel tardo pomeriggio di martedì 27 ottobre 2026. La vicenda era iniziata con un ricorso di Alleanza Verdi Sinistra (Avs), presentato nel dicembre 2025 contro il quarto mandato consecutivo di Testolin.
L’udienza al Tribunale di Aosta
Mercoledì 22 aprile 2026, al Tribunale di Aosta, è stato discusso il ricorso di Avs, che chiedeva di accertare e dichiarare l’ineleggibilità di Testolin e la sua decadenza dalla carica.
Una settimana prima dell’udienza, Avs aveva commentato le difese depositate dalla Regione. Scriveva in una nota: «Cinque mesi fa, il 6 novembre 2025, la maggioranza del Consiglio regionale, in barba alle disposizioni della legge regionale n. 21 del 2007, ha eletto Renzo Testolin a ricoprire nella quarta legislatura consecutiva una carica all’interno della Giunta regionale e, nello specifico, quella di presidente della Giunta. Nei giorni scorsi l’avvocato Corea, dello Studio Marini di Roma, designato da Testolin, ha depositato le sue argomentazioni a difesa del presidente. La cosa sorprendente è che all’atto depositato dall’avvocato Corea se ne è aggiunto un altro, di contenuto molto simile, depositato dall’avvocato Cecchetti, nominato dalla Giunta regionale. Sorprendente perché la Regione non è stata chiamata in giudizio: non è stato impugnato nessun atto della Regione e la causa non coinvolge in nessun modo diritti e interessi propri dell’Amministrazione regionale. Il ricorso riguarda esclusivamente il diritto soggettivo di Renzo Testolin di far parte, per la quarta volta consecutiva, di una Giunta regionale, in contrasto con il dettato della legge».
L’Avs aggiungeva: «La Giunta, in modo del tutto discutibile, non solo non ha mantenuto una posizione di neutralità, ma ha voluto schierare l’Amministrazione regionale contro un’azione volta ad accertare la legalità e la regolarità di una nomina in contrasto con le disposizioni di legge e lo ha fatto impegnando oltre 21 mila euro, soldi dei valdostani, per sostenere la difesa di Testolin. Entrambi gli avvocati chiedono al Tribunale che venga, in primis, dichiarato inammissibile il ricorso; in subordine che sia dichiarato infondato; e infine, addirittura, di sospendere il giudizio e di promuovere questione di legittimità della legge regionale n. 21/2007 davanti alla Corte costituzionale. È paradossale e grave che presidente della Regione e Avvocatura della Regione puntino persino sull’annullamento di una legge approvata dal Consiglio regionale pur di non applicarla! Altro che Autonomia e potestà legislativa regionale: qui si vuole far cancellare d’imperio, da parte della Corte costituzionale, una norma votata a larga maggioranza dal Consiglio. Tutto ciò al fine di poter ricoprire cariche di vertice senza quei giusti limiti che tutto l’ordinamento giudiziario pone per evitare fenomeni di personalizzazione del potere, di cristallizzazione di rendite di posizione e per consentire un fisiologico ricambio di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica. In una Regione piccola come la Valle d’Aosta, che gestisce le risorse pro capite più alte d’Italia ed in cui il potere di chi sta in Giunta è notevole e più ampio rispetto alle altre Regioni, occorre evitare il formarsi di una casta. La norma contenuta nella legge regionale n. 21/2007 era stata approvata, vent’anni fa, proprio per correggere una degenerazione. Per vent’anni è andata bene, adesso si vuole tornare indietro, ad un potere senza limiti».
Il collegio dei giudici, composto dal presidente Paolo Bernardini, dalla relatrice Giulia De Luca e da Maurizio D’Abrusco, ha ascoltato tutte le parti e si è ritirato in Camera di consiglio, trattenendo la causa in decisione. Prima di entrare nel merito, i tre giudici dovevano sciogliere un nodo preliminare sulla competenza. La difesa aveva insistito sul fatto che la causa spettasse al Tribunale amministrativo regionale (Tar) e non al Tribunale civile, perché l’oggetto del contendere era una decisione del Consiglio regionale, l’elezione di Testolin, un atto politico di natura pubblica. Accogliendo questa tesi, i giudici avrebbero emesso un’ordinanza in rito, dichiarando il difetto di giurisdizione e rimettendo la questione al Tar. Ritenendosi competenti, sarebbero invece entrati nel merito con una sentenza, decidendo se Testolin poteva essere eletto alla luce della legge regionale 21 del 2007 sul divieto di terzo mandato.
Il professor Marcello Cecchetti, legale della Regione, uscendo dall’udienza aveva evidenziato: «Ci hanno detto espressamente: “non sappiamo ancora se con ordinanza o sentenza”. Quindi significa che non sanno ancora se decideranno in rito o nel merito».
Per Avs, il consulente Andrea Morrone, professore dell’Università di Bologna, aveva sostenuto che Testolin, eletto presidente della Regione il 6 novembre 2025, avrebbe già esaurito i mandati consentiti dalla legge regionale 21/2007, che vieta di ricoprire cariche di governo per più di tre legislature consecutive: «Numeri alla mano, qui siamo alla quarta elezione di Testolin. È difficile negare un fatto». E aveva aggiunto: «La questione non riguarda soltanto Avs ma l’intera regione valdostana, perché ha ad oggetto l’esatta applicazione della legge sul divieto di terzo mandato». Per Morrone non si trattava solo di contare le legislature ma di rispettare la volontà del legislatore regionale, che nel 2007 aveva voluto introdurre un limite al potere: «La legge c’è, va applicata anche in questo caso».
La difesa della Regione, affidata al professor Marcello Cecchetti e all’avvocato Riccardo Jans, aveva imboccato un’altra strada, definendo la lettura di Avs «abnorme e assurda». Interpretata come la intende Avs, la legge comporterebbe che chiunque abbia ricoperto «anche per un solo giorno» una carica di Giunta in tre legislature consecutive non sarebbe mai più eleggibile. Una conclusione che, secondo Cecchetti, viola l’articolo 51 della Costituzione (diritto di elettorato passivo), l’articolo 3 (uguaglianza) e l’articolo 15 dello Statuto speciale. I due legali proponevano una lettura alternativa: il divieto scatterebbe solo se in entrambe le due legislature precedenti la carica è durata almeno due anni, sei mesi e un giorno. Nel caso di Testolin, nella XV legislatura la permanenza in Giunta era stata inferiore a questa soglia, «e noi l’abbiamo applicata così», aveva sottolineato Cecchetti. Jans aveva aggiunto che la costituzione in giudizio della Regione era stata «consequenziale alla deliberazione del Consiglio che ha eletto il presidente», quindi non una presa di posizione politica ma la difesa di un atto istituzionale.
L’avvocato Ulisse Corea, legale personale di Testolin, aveva introdotto un ulteriore argomento: il presidente della Regione è un «organo autonomo», distinto dagli assessori, e la legge va letta tenendo conto di questa distinzione. «Pensare che chi ha fatto l’assessore all’agricoltura per una legislatura e l’assessore all’industria per un mese in un’altra non possa candidarsi a fare il presidente è contrario al buon senso», aveva dichiarato. Il diritto all’elettorato passivo, garantito dall’articolo 51 della Costituzione, è per Corea un diritto fondamentale e le eccezioni vanno sempre interpretate in modo restrittivo. Come mossa finale, nel caso in cui il giudice si fosse convinto che l’interpretazione di Avs era l’unica possibile, la difesa avrebbe chiesto di rimettere la questione alla Corte costituzionale, con un forte rallentamento dei tempi.
La sentenza del Tribunale
La sentenza è stata resa nota sabato 2 maggio 2026. Il Tribunale ha dichiarato l’ineleggibilità di Renzo Testolin alla carica di presidente della Regione per la XVII legislatura, disponendone la decadenza e la conseguente vacanza della carica, la cui copertura è demandata al Consiglio regionale secondo le modalità previste dallo Statuto.
Nel dispositivo i giudici hanno inoltre stabilito l’inammissibilità dell’intervento della Regione, la trasmissione della sentenza al Consiglio Valle per gli adempimenti di competenza e la compensazione integrale delle spese di causa.
Nelle motivazioni, il Collegio ha ritenuto legittima la norma regionale che introduce il limite dei mandati consecutivi, escludendo il contrasto con i principi costituzionali. Il divieto di ulteriore mandato è, secondo i giudici, uno strumento che garantisce l’equilibrio democratico e il ricambio nelle cariche apicali, bilanciando il diritto di elettorato passivo con altri interessi costituzionali, come la parità di accesso alle cariche e la tutela della libera competizione elettorale. È stata respinta la richiesta di sollevare questione di legittimità costituzionale, ritenuta non manifestamente fondata: le peculiarità dell’ordinamento valdostano giustificano il limite anche in un sistema di elezione indiretta del presidente, vista la centralità e le ampie funzioni di questa figura. Le spese sono state compensate per la novità e la complessità della questione, in assenza di precedenti specifici e con un quadro normativo articolato tra disposizioni statali e regionali.
Le reazioni
Alleanza Verdi Sinistra
Avs ha scritto in una nota: «Il Tribunale di Aosta ha accolto il ricorso di Avs contro la nomina di Testolin a presidente della Regione per violazione della legge regionale 7 agosto 2007, n. 21. Testolin, essendo già stato in Giunta per tre legislature consecutive, non poteva far parte della Giunta per la quarta volta. Il Tribunale ha respinto tutte le pregiudiziali avanzate dagli avvocati del presidente, è entrato nel merito della norma ed ha affermato che è stata palesemente violata la legge. Inoltre ha dichiarato inammissibile la costituzione in giudizio della Regione perché non era affatto in gioco un interesse pubblico e generale, ma solo la posizione giuridica del singolo. Infine si è pronunciato anche sulla incredibile richiesta degli avvocati di Testolin e dell’avvocatura regionale di sollevare la questione di legittimità della norma davanti alla Corte costituzionale: per il Tribunale la legge regionale è chiara e legittima. Per il presidente Testolin, i suoi consulenti, i suoi legali, l’avvocatura regionale, la stessa Giunta regionale che aveva votato la costituzione della Regione, è un totale naufragio giuridico e politico. Avs ha dovuto condurre da sola una battaglia molto impegnativa, ma lo ha fatto con determinazione, con la convinzione che anzitutto occorre rispettare le leggi e che l’arroganza del potere va combattuta, anche in solitudine».
Adu VdA
Adu VdA ha scritto: «Il Tribunale ha confermato un’evidenza: Testolin e Bertschy non potevano restare in Giunta. L’intera campagna elettorale unionista si è fondata su una menzogna che ci porta, tra l’altro, alla paralisi amministrativa. Elezioni subito! Chi voleva piegare l’autonomia al proprio interesse è stato riportato alla realtà. Chi, pur rivestendo ruoli istituzionali come quello di presidente del Consiglio, ha taciuto è stato complice. Un comportamento indegno. Chiedere scusa e dimettersi. Avs ha condotto per tutti una battaglia di democrazia».
Union valdôtaine
L’Union valdôtaine ha annunciato con un comunicato stampa di prendere atto della decisione del Tribunale civile di Aosta. Il presidente del Movimento ha convocato il Comitato federale per un’analisi approfondita e per assumere le decisioni necessarie nell’interesse del Movimento e della Valle d’Aosta.
Al termine della riunione è stato diffuso un nuovo comunicato: «L’Union Valdôtaine ritiene che il momento politico richieda responsabilità, lucidità e senso delle istituzioni. Non possono essere ammessi né vuoti amministrativi né incertezze che ostacolino l’azione pubblica. La riunione del Comitato federale di questo pomeriggio ha avuto carattere informativo, per valutare la portata tecnico-giuridica della decisione giudiziaria ed esaminare i seguiti da dare, con l’obiettivo di prevenire per quanto possibile ogni ripercussione sulla macchina amministrativa regionale».
L’appello
Testolin ha impugnato la sentenza con un atto di citazione in appello notificato l’8 maggio 2026. Lunedì 7 settembre 2026 gli avvocati dei consiglieri regionali di Avs, Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, hanno depositato alla Corte d’Appello di Torino l’atto di costituzione in giudizio. L’udienza è stata fissata per il 13 ottobre 2026.
Secondo i ricorrenti, l’elezione era in contrasto con l’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007. La difesa di Testolin, nell’atto di impugnazione, ha risollevato una serie di eccezioni preliminari e ha fornito proprie interpretazioni delle disposizioni della legge regionale.
Avs ha scritto in una nota: «Ci pare un ricorso infondato e pretestuoso, al quale ci opponiamo con solide argomentazioni in un ampio e puntuale atto di 50 pagine. Riteniamo sconcertante il tentativo, da parte della massima autorità regionale, di aggirare e violare una legge approvata dal Consiglio; ancor più sconcertante il sostegno a Testolin della maggioranza, nonché l’inerte silenzio dei gruppi di opposizione in Consiglio regionale. Senza l’iniziativa di Avs, Testolin, violando la legge, avrebbe probabilmente fatto il presidente per anni e forse per l’intera legislatura e a quel punto niente gli avrebbe potuto impedire di proseguire anche oltre, in barba al principio generale, ed anche costituzionale, che prevede limiti nei mandati elettivi».
Avs ha evidenziato di «aver dovuto sobbarcarsi gli oneri, non indifferenti, di un’azione legale per applicare una legge regionale, eppure va detto che non solo i partiti di maggioranza hanno accettato la situazione senza batter ciglio, ma anche quelli di opposizione si sono rifiutati di partecipare alle nostre iniziative giudiziarie e agli oneri finanziari che ne conseguono. È bene che tutti i dati di questa incresciosa vicenda siano noti e che ci si renda conto che occorre una svolta nella politica valdostana, proprio a partire dal rispetto della legalità».
La sentenza d’appello
La sentenza n. 1578/2026 è stata pubblicata martedì 27 ottobre 2026 dalla prima sezione civile della Corte d’Appello di Torino, composta dalla presidente Gabriella Ratti, dalla consigliere relatrice Silvia Orlando e dal consigliere Corrado Croci. La causa è stata discussa il 13 ottobre e decisa in camera di consiglio il 16 ottobre. La Regione, intervenuta in primo grado, non si è costituita in appello, mentre la Procura generale ha espresso parere sfavorevole all’accoglimento dell’impugnazione.
La Corte ha respinto l’appello contro la sentenza n. 110/2026 del Tribunale di Aosta, esaminando i quattro motivi di Testolin e giudicandoli tutti infondati.
Sulla tardività del ricorso, sostenuta dalla difesa di Testolin, i giudici hanno ricordato che l’articolo 22, comma 4, del decreto legislativo 150/2011 fa decorrere il termine di trenta giorni dalla data finale di pubblicazione della deliberazione e non dalla seduta in cui i consiglieri hanno votato. La delibera è stata pubblicata dal 12 al 27 novembre 2025, quindi il ricorso depositato il 19 dicembre era nei termini. La «piena conoscenza» dell’atto, invocata dall’appellante, è un criterio proprio del giudizio amministrativo e non si applica davanti al giudice ordinario.
Quanto alla giurisdizione, la Corte l’ha riconosciuta al giudice ordinario: il ricorso non mira ad annullare la delibera del Consiglio regionale ma a far accertare l’ineleggibilità, cioè una questione che riguarda il diritto soggettivo di elettorato, attivo e passivo. La legittimazione dei ricorrenti discende dal fatto che Minelli e Torrione, come consiglieri regionali, sono elettori del presidente della Regione e sono a loro volta potenzialmente eleggibili alla carica. Hanno inoltre un interesse concreto e attuale a ottenere la dichiarazione di ineleggibilità e la decadenza. Per questo i giudici hanno ritenuto superfluo esaminare l’azione popolare. Il parere pro veritate di Enrico Grosso, allegato all’atto di appello, è stato considerato una semplice allegazione difensiva e non un mezzo di prova.
Nel merito, la Corte ha ritenuto chiara la lettera dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007. Il terzo mandato consecutivo è vietato, con l’unica eccezione dei casi in cui in una delle due legislature precedenti la carica sia durata meno di due anni, sei mesi e un giorno. Poiché l’eccezione riguarda esclusivamente il terzo mandato, il quarto mandato consecutivo è sempre vietato, a prescindere dalla durata delle cariche precedenti. La Relazione di accompagnamento ai lavori preparatori della legge conferma questa lettura. Le cariche di assessore e di presidente si sommano, perché la norma parla di «cariche all’interno della Giunta regionale», che è composta dal presidente e dagli assessori, e non pone limiti alla stessa carica per cui si discute di ineleggibilità.
Testolin ha ricoperto cariche in Giunta nella XIV, nella XV e nella XVI legislatura, quest’ultima con la deroga prevista dalla norma. Dunque, secondo la Corte, era ineleggibile nella XVII legislatura, e il Tribunale ne ha dichiarato correttamente l’ineleggibilità e la decadenza. I giudici hanno precisato che l’appellante non ha riproposto in appello la questione di legittimità costituzionale avanzata in primo grado. Hanno quindi ritenuto assorbiti gli argomenti sulla forma di governo regionale, sui poteri del presidente e sull’esistenza di principi generali sul divieto di terzo mandato. Testolin è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio d’appello, liquidate in 8.470 euro per compensi, oltre al 15% di rimborso forfettario, al contributo previdenziale forense e all’Iva se dovuta.
In base all’articolo 7 della legge regionale 21/2007: «In caso di […] decadenza del Presidente della Regione, all’elezione del nuovo Presidente e della nuova Giunta si procede entro sessanta giorni […]. Fino all’elezione del nuovo Presidente della Regione e della nuova Giunta, la Giunta rimane in carica per l’ordinaria amministrazione, fatta salva l’adozione degli atti indifferibili ed urgenti, e la carica di Presidente della Regione è assunta dal Vice-Presidente».
L’articolo 8 della medesima legge prevede che «il Consiglio regionale è sciolto anticipatamente […] nelle seguenti ipotesi: […] incapacità di funzionare per l’impossibilità di formare una maggioranza entro sessanta giorni dalle elezioni, dalle dimissioni del Presidente della Regione o dal verificarsi delle altre ipotesi di cui all’articolo 7, comma 1».
Le reazioni
Union valdôtaine
Il commento di Union valdôtaine è arrivato alle 18.58: «L’Union Valdôtaine prend acte de la décision rendue ce soir, mardi 27 octobre, par la Cour d’appel de Turin, qui a confirmé le jugement de première instance déclarant la déchéance de Renzo Testolin de ses fonctions de Président de la Région.
Le Mouvement engagera sans délai les consultations nécessaires au sein de ses organes et avec les forces politiques alliées, afin de doter rapidement la Vallée d’Aoste d’un nouvel exécutif pleinement opérationnel, garantissant la stabilité institutionnelle et la continuité administrative».
Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d’Aosta
Sintetico il commento di AduVdA, diffuso mercoledì 28 ottobre: «È stata confermata l’irresponsabilità dell’Union. La forzatura su Testolin e Bertschy ha dapprima falsato le elezioni e ora ha bloccato la politica regionale. Di fronte alla crisi sociale e ambientale che stiamo vivendo c’è bisogno di visione, di scelte chiare e di politiche a sostegno della cittadinanza».
Fratelli d’Italia
Mercoledì 28 novembre, Fratelli d’Italia Valle d’Aosta ha scritto: «La sentenza della Corte d’Appello sul caso Testolin segna un passaggio che consente finalmente di affrontare apertamente una situazione politica rimasta troppo a lungo sospesa e ovattata. Ora è il momento della chiarezza e dell’assunzione di responsabilità.
Spetta innanzitutto all’attuale maggioranza e ai partiti che la compongono verificare, attraverso un confronto serio e trasparente, se esistano ancora le condizioni per individuare una sintesi politica e obiettivi condivisi da perseguire nell’interesse della Valle d’Aosta.
I valdostani hanno diritto di sapere quale progetto si intenda portare avanti, con quali priorità e con quale maggioranza.
Fratelli d’Italia ritiene che il confronto debba partire dai contenuti e dalle risposte da dare alla comunità.
La ricerca di un’intesa ha senso se permette di costruire un governo capace di decidere e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Prolungare l’incertezza o limitarsi a trovare un equilibrio tra incarichi significherebbe perdere altro tempo prezioso.
Se queste condizioni non ci sono, tornare al voto è una scelta da affrontare con serietà e rispetto per i cittadini. Fratelli d’Italia Valle d’Aosta è pronta, senza timori, a presentare le proprie proposte e a sottoporle nuovamente al giudizio degli elettori.
La Valle d’Aosta ha bisogno di una prospettiva politica chiara. Tocca ora a chi governa dimostrare se è in grado di offrirla».
Uniti a sinistra
Il commento di Uniti a sinistra è stto diffuso nel primo pomeriggio di mercoledì 28 ottobre: «La decadenza del Presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, per il mancato rispetto della legge regionale sul limite dei mandati rappresenta un fatto di estrema gravità istituzionale e politica, destinato a gettare un’ombra sull’intera legislatura.
Se, come risulterebbe, anche l’assessore Bertschy è soggetto al medesimo limite, le conseguenze non riguardano soltanto la Presidenza, ma investono direttamente la Giunta regionale e la maggioranza che la sostiene.
A uscire sconfitta dalla pronuncia della Corte d’Appello di Torino non è soltanto la posizione personale di Testolin, ma anche quella dell’Union Valdôtaine e di tutta la maggioranza che ne ha sostenuto la permanenza al vertice della Regione, nonostante la precedente pronuncia del Tribunale. L’immagine dell’Autonomia speciale valdostana è stata danneggiata a livello nazionale da una vicenda nella quale si è arrivati a mettere in discussione, attraverso il contenzioso giudiziario, la piena potestà legislativa del Consiglio regionale e la sua capacità di darsi e far rispettare le proprie regole.
Per l’Union Valdôtaine non può essere sufficiente escogitare un piano B o un piano C, sostituendo il Presidente con un altro esponente del partito, come se si trattasse di una semplice partita a scacchi per conservare le posizioni di potere. È in gioco il funzionamento della principale istituzione della nostra Autonomia, chiamata a garantire il rispetto delle leggi, la trasparenza e la credibilità delle istituzioni di fronte alle cittadine e ai cittadini.
La vicenda solleva inoltre una questione politica rilevante: durante la campagna elettorale regionale, l’UV ha sostenuto candidature e prospettive di incarichi apicali che oggi risultano incompatibili con i limiti previsti dalla normativa regionale, alimentando negli elettori aspettative successivamente messe in discussione dalle pronunce giudiziarie. Una situazione che pone interrogativi sulla correttezza del confronto elettorale e sulla responsabilità politica di chi ha scelto di procedere in questa direzione.
Per Testolin e Bertschy, dunque, non si pone soltanto la questione della decadenza dalle rispettive cariche, ma anche quella dell’opportunità politica di dimettersi da consiglieri regionali. Sarebbe difficile proseguire serenamente la legislatura con rappresentanti direttamente coinvolti in una vicenda che investe il rispetto delle regole istituzionali e la credibilità dell’intero Consiglio regionale.
È infine amaro constatare che l’ex presidente del Consiglio regionale, Alberto Bertin, non abbia contribuito a chiarire adeguatamente, prima del voto, la portata della normativa sui limiti dei mandati, favorendo una piena consapevolezza delle sue conseguenze e prevenendo una crisi che oggi trova riscontro nelle pronunce giudiziarie.
La Valle d’Aosta non può permettersi che l’Autonomia venga piegata alle esigenze di permanenza al potere dei singoli o dei partiti. L’Autonomia speciale è un patrimonio collettivo, fondato sulla responsabilità di chi governa e sul rispetto delle regole che la comunità valdostana si è data.
La crisi aperta dalla decadenza di Testolin richiede quindi una risposta politica all’altezza della sua gravità: non manovre per salvaguardare gli equilibri della maggioranza, ma assunzione di responsabilità, rispetto della legge e restituzione di credibilità alle istituzioni regionali».
Alleanza Verdi e Sinistra

Alleanza Verdi e Sinistra ha convocato una conferenza stampa nel pomeriggio di mercoledì 28 ottobre.
Il consigliere Stefano Torrione ha espresso soddisfazione per una sentenza che va nella direzione del rispetto della legalità ma la tristezza per il fatto che la Legislatura si interrompa per la seconda volta: «Si sarebbe potuta evitare questa seconda come si sarebbe potuta evitare la prima. Ci auguriamo che l’interruzione sia breve anche perché vi sono scadeenze importanti da rispettare».
La capogruppo Chiara Minelli ha aggiunto: «L’azione giudiziaria non era nelle nostrer intenzioni sin dall’inizio.Abbiamo chiesto un’interpretazione della norma sin dal 2024, ricevendo purtroppo sempre risposte evanescenti e e inconcludenti. Abbiamo poi chieesto un parere giuridico che abbiamo messo a disposizione di tutti. Alla riforma della legge elettorale abbiamo nuovamente chiesto quella verifica. Dopo le elezioni, è stato richiesto un ulteriore parere. Si è comunque cotato il presiente Testolin e, a dicembre 2025, non abbiamo potuto far altro che depositare il ricorso. Quindi respingiamo l’accusa di fare politica nelle aule giudiziarie. Poco prima della sentenza di maggio 2026 si è appreso che esisteva una nota con un parere sulla questione redatto dagli uffici del Consiglio Valle e deliberatamente tenuto nascosto. ll 2 maggio vi è stata la prima decadenza, contro la quale Testolin si è appellato seenza però che la Regione tentasse nuovamentee di costituirsi (costituzione ritenuta inammissibile in primo grado). Il 13 ottobre, a Torino, è emerso un aspetto: il procuratore generale si era espresso contro l’ammissibilità del ricorso. La senteenza di appello ha accolto punto per punto le controdeduzioni dei nostri avvocati. Se anche Testolin decidesse di ricorrere, non vi è pià la possibilità di ottenere una sospensiva dell’applicazione della sentenza. Abbiamo fatto queesto percorso importante non senza fatica ma siamo sereeni perché sappiamo di non aver mai condotto una battglia contro Bertschy e Testlin ma a supporto del principio che le leggi si rispettano».
Elio Riccarand ha concluso con alcune considerazioni politiche: «Stupisce che, già da alcune settimane, il tema dominante sia lo spostamento delle pedine per creare la nuova Giunta. Bisogna però andare alla radice di ciò che è successo: vi è stata una deliberata ee macroscopica violazione di legge e non vi è quindi un’adeguata cultura della legalità in chi ha il maggiore peso politico in Valle d’Aosta. Non è neppure il primo caso: è successo con il progetto di collegamento funiviario Cimee Bianche ed è successo con la ferrovia Aosta-Pré-Saint-Didier (una legge regionale dice esplicitamente che deve essere ammodernata a riattivata). Vi è anche stato l’improprio utilizzo del Castello di Introd solleevato dal nostro consigliere Campotaro. Purtroppo non è un problema solo dlel’Uv ma anche delle altre forze che compongono la maggioranza, senza che vi sia una reazione da parte della minoranza. Abbiamo chiesto a tutti di partecipare alla nostra iniziativa giudiziaria ma tutti hanno declinato l’invito. In Valle d’Aosta occorre rafforzare la presenza di chi ritiene che la gestione politica si deve basare sul rispetto del leggi. Il modo di governare di Uv non è adeguato e rispondentee alle esigeenze della comunità valdostnaa e questo sistema deve essere cambiato. La loro capacità di essere efficaci è evidente. Anche il Partito democratico è rimasto indifferente rispetto alle nostre iniziative e lo riteeniamo un elemento preoccupante».
Venedo alle prospettive poltiiche, ha aggiunto: «È necessario peensare a un diverso schema politico. Il Pd si è appiattito sui contenuti dell’Union valdôtainee, creandoo una notevole difficoltà a sinistra. Bisogna superaree la frammentazione della sinistra su contenuti precisi. Noi pensiamo a unoo scheema triprtico: centrosinistra, Union valdôtaine-autnomisti e centrodestra. Anche se il centrodestra valdostano è penoso e incapace di elaborare progeetti e incidere. Se il centrosinistra superasse la frammentazione sarebbe vincente. Stiamo lavorando per questo risultato in vista dell prossime elezioni politiche. In questi ultimi mesi abbiamo fatto progressi. La nuova legge elettorale ci spiana la strada, facendo contribuire la Valle d’Aosta ai risultati dei partiti nazionali. Però vogliamo andare oltre le politiche».
La Renaissance
La Renaissance valdôtaine, mercoledì 28 ottobre, ha scritto in una nota: «Sembrava chiaro a tutti e oggi anche la magistratura lo dichiara. È quindi finalmente finita una fase d’incertezza per la quale non si può colpevolizzare un uomo solo, che ha certamente dimostrato di non volere “mollare” il ruolo, e che però tutti gli hanno concesso di avere. L’ UV e i partiti di maggioranza si devono prendere la responsabilità di quanto vissuto e di quanto dichiarato illegittimo dalla magistratura. Tutti sono colpevoli di una lunghissima fase di incertezza politica che ha rallentato progetti e fatto slittare discussioni su temi importanti che riguardano famiglie e aziende in seria difficoltà. Il tutto per tutelare il ruolo di una persona o il peso di un partito politico. La domanda ora è chiara: “È sufficiente cambiare i nomi dell’apicale o dei membri della giunta e voltare pagina come se niente fosse accaduto? Chiediamo un confronto trasparente, con tempi e impegni chiari. Prima dei nomi, vogliamo conoscere le priorità e la prospettiva con cui si intende proseguire la legislatura. Cambiare Presidente non basta: serve una seria assunzione di responsabilità politica da parte di chi ha sostenuto questa impostazione».
Futuro nazionale
Vitaliano Vitaliano, responsabile del Comitato “1133 Châtillon” e delegato dell’Assemblea costituente nazionale di Futuro nazionale per la Valle d’Aosta, sostenuto dal referente del Comitato Costituente “701 Pollein” Paolo Dalbard, giovedì 29 ottobre ha commentato: «Quella a cui stiamo assistendo è l’ennesima eclissi della politica valdostana. La decadenza dell’ormai ex Presidente Renzo Testolin ci ripropone un triste film già visto nella nostra Regione alla cui visione i cittadini restano attoniti. Per chi come me è Consigliere Comunale e vive tutti i giorni i territori fermandosi a parlare con le persone interessate a ricevere spiegazioni, non può che percepire una grande incredulità e rabbia verso una classe politica che dà l’impressione di fare tutto, tranne che gli interessi dei valdostani pensando solo ad autotutelarsi. Molti cittadini invocano le elezioni anticipate, scenario che ci vede assolutamente d’accordo poiché la parola deve tornare agli elettori ma sappiamo già che difficilmente si ritornerà alle urne. Non solo perché nella nostra Regione, unica in Italia, non vi è l’elezione diretta del Presidente ma, in questa fase, trincerandosi dietro la scusante del senso di responsabilità verso i valdostani, i partiti non avranno il coraggio di esercitare tale passo, cercando dunque una nuova maggioranza. Per noi la strada da seguire è cambiare la legge elettorale inserendo l’elezione diretta del Presidente della Regione al fine di dare una formulazione forte e iretta al consenso espresso e poi tornare al voto. Il destino della Valle d’Aosta deve essere deciso dai valdostani e non nelle segrete stanze di un potere che oramai ha logorato i cittadini che si sentono sempre più distanti da questo modo di fare politica».
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Pubblicato / aggiornato
il 29/10/2026 alle 21:17
Categoria:
Politica e Amministrazione / Video