Fratelli d’Italia ha sfogato tutta l’insoddisfazione sulle scelte della maggioranza del Consiglio Valle che, nella giornata di giovedì 21 maggio 2026, non ha permesso la discussione delle interrogazioni e interpellanze sulla questione della chiusura delle gallerie del raccordo tra autostrada A5 e strada statale 27, criticando anche le scelte del Governo regionale sull’appalto per la ristrutturazione dell’ospedale regionale, per il quale è stato depositato un ricorso al TAR e sull’instabilità politica provocata dalla sentenza di decadenza del presidente della Regione, operativo grazie alla sospensiva concessa dalla presentazione del ricorso in appello.
Il capogruppo Alberto Zucchi, il vice presidente del Consiglio Valle Massimo Lattanzi e il commissario regionale di FdI, Walter Musso, in una conferenza stampa svoltasi venerdì 22, hanno parlato di «fallimento politico» e di «Regione che rincorre le emergenze invece di governarle».
SAV e gallerie: «non è un fulmine a ciel sereno»
Walter Musso ha aperto le ostilità contestando la gestione del dossier SAV sui lavori nelle gallerie di Sorreley: «è da mesi che parliamo di questi temi, oggi scopriamo che sulle gallerie arriviamo tardi: non si può governare la Valle d’Aosta inseguendo le emergenze, scoprendo i problemi quando sono esplosi».
«Non è credibile che Regione e Comune di Aosta abbiano scoperto all’ultimo momento un intervento di questa portata – ha aggiunto Alberto Zucchi, entrando nel merito – quando la Regione è azionista SAV al 28,72% e nei bilanci 2024 sono indicati interventi da 40 milioni per adeguamento e messa in sicurezza».
La narrazione del “non sapevamo”, scritta anche nella risoluzione approvata in Consiglio Valle, per FdI è «politicamente inaccettabile».
«La chiusura della galleria non nasce da una decisione improvvisa, è un intervento conosciuto, autorizzato, programmato – ha evidenziato ancora il capogruppo – chi oggi parla di “fulmine a ciel sereno” non dà spiegazioni, cerca di coprire un fallimento di controllo e di governo».
La responsabilità viene attribuita direttamente al presidente della Regione: «se Renzo Testolin non ha rapporti con le partecipate non fa il suo mestiere, oppure mente sapendo di mentire», ha affermato ancora Alberto Zucchi, ricordando anche il ruolo del sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, per anni dirigente del settore lavori pubblici della Regione: «anche lui non può cadere dal pero e indignarsi».
Lattanzi, da vice presidente dell’Assemblea, ha quindi puntato il dito sulla risoluzione votata dal Consiglio Valle: «è stato imbarazzante trascinare tutta l’Assemblea dietro un testo che è un pezzo di “carta da pesce”: il presidente è già il legale rappresentante della Regione e azionista SAV, non ha bisogno di un mandato per chiedere la revisione della cantieristica. Si è tentata un’operazione di copertura politica che noi rispediamo al mittente».

Ospedale e ricorso al TAR: «gara fragile, ora chi paga?»
Sul fronte dell’ospedale, Alberto Zucchi ha rivendicato di aver sollevato per tempo dubbi sull’ampliamento del Parini e sulla procedura di gara: «diciamo da anni che quella scelta è sbagliata e affrontata nel modo non corretto. Da quando siamo in Consiglio Valle abbiamo depositato interrogazioni e interpellanze proprio perché avevamo grandi preoccupazioni sull’iter e sulla gara, estremamente tecnica e complessa».
L’assessore regionale alla sanità, Carlo Marzi, ha ricordato Walter Musso, avrebbe ripetutamente assicurato che «era tutto a posto», che non serviva aggiornare la progettazione né predisporre il DocFAP, nonostante «le interpretazioni delle massime corti, dell’Anac e dei TAR vadano in un’altra direzione». Oggi, con il ricorso del secondo classificato al TAR, la preoccupazione è massima: «se in estrema ratio il Tribunale amministrativo annulla la gara perché carente, chi paga questa responsabilità politica ed economica?» si è domandato il commissario regionale di Fratelli d’Italia.
Musso, che è un ingegnere, ha richiamato i chiarimenti pubblicati sul sito della stazione appaltante: «le imprese hanno segnalato differenze pesantissime tra computi e quantità, 2.700 metri lineari di micropali in più o in meno, numeri diversi sugli impianti di illuminazione, refusi, richiami a documenti inesistenti – ha elencato – a fronte di domande del tipo “quanti pali devo mettere?”, la risposta è stata “tanto è a corpo”: ma così come fa un concorrente a fare un prezzo?».
Per il dirigente di FdI «siamo nel 2026 e parliamo di BIM (Building information modeling, una metodologia digitale che permette di creare un modello 3D virtuale di un edificio, n.d.r.), di modellazioni digitali per evitare varianti, ma qui siamo al “quanti ne vuoi?”». Lo scenario peggiore, l’annullamento della gara, significherebbe «altri vent’anni senza ospedale nuovo» e «responsabilità politiche ed economiche enormi».
Alberto Zucchi si è concesso una battuta: «se vogliamo vederla in positivo, il blocco del TAR è venuto bene, altrimenti quest’estate avremmo avuto il pasticcio dei cantieri in viale Ginevra sommati al caos della chiusura delle gallerie di Sorreley».
Walter Musso è tornato anche sulla critica di fondo al progetto di ampliamento in sito: «Ivrea, la Pellerina, Alessandria, Milano, Genova: tutte le altre città stanno costruendo ospedali nuovi in quattro anni – ha argomentato – qui ci prepariamo a dieci anni di ristrutturazioni, polvere, disagi e compartimentazioni, ammesso che sia davvero sostenibile adeguare un edificio del 1932 come l’ex Mauriziano».
«Un ospedale delocalizzato, con parcheggi adeguati, sarebbe stato più logico», ha aggiunto Zucchi, lamentando anche la mancata comparazione sistematica tra alternative attraverso il DocFAP.
Ingovernabilità, Casino e partecipate
La conferenza stampa si è allargata poi al tema dell’“ingovernabilità”: «SAV, ospedale, elettrificazione ferroviaria, Casino: tutte le grandi opere manifestano la stessa superficialità – ha accusato Walter Musso – non siamo contro le opere, siamo contro le opere gestite male».
Lattanzi ha collegato i problemi alla cronica instabilità politica valdostana: «chiedetevi, negli ultimi dieci anni, quanti presidenti della Giunta abbiamo avuto, e negli ultimi cinque quanti cambi di gestione. Quando una Giunta cambia ogni otto mesi o un anno, diventa tutto ingovernabile». Secondo il vice presidente del Consiglio Valle, la Giunta è “sub iudice” e si pone il problema se abbia «l’agibilità politica» per procedere alle nomine nelle partecipate, a partire dalla Casinò de la Vallée SpA: «tecnicamente può farlo, ma possiamo lasciare a una Giunta sub iudice il potere di scelte che dureranno anni?», si è chiesto.
Quanto al Consiglio Valle, Lattanzi annuncia che chiederà, nella riunione di martedì 26 marzo dell’Ufficio di Presidenza «assoluta trasparenza» sui pareri giuridici e sui rapporti con l’Ufficio legislativo regionale, ritenendo che la ricostruzione presentata in apertura dell’Assemblea di mercoledì 20 marzo da parte del presidente Stefano Aggravi non corrisponda alla verità: «vogliamo che tutti i consiglieri abbiano tutti i documenti dal 2024 in avanti: pareri interni, esterni, verbali. Buttarla in caciara non è il modo per far uscire la Regione dall’impasse giuridico, che per noi è prima di tutto politico».

Il “caso Testolin” e l’ambizione di governo
Sul piano politico, Massimo Lattanzi ha parlato apertamente di «inagibilità politica del presidente e del vicepresidente della Giunta», ribadendo la richiesta al Conseil fédéral dell’Union Valdôtaine di «prendere atto della situazione» e «mettere la Regione nelle condizioni di essere governata».
Lattanzi ha ribadito che Fratelli d’Italia è un partito che «ha l’ambizione di governare questa Regione» e che può contribuire a costruire «una maggioranza stabile e un collegamento con Roma, che oggi sembra più millantato che speso».
«Serve un governo capace di governare gli eventi – ha ribadito Walter Musso – oggi li stiamo subendo, dai ritardi RFI all’indagine sul Casino, fino all’ospedale e alla SAV».
«Speriamo di aiutare le persone a capire – ha concluso Massimo Lattanzi, rivolgendosi ai giornalisti – aiutateci voi a far capire alla gente cosa sta succedendo realmente qui, perché la narrazione ufficiale è veramente fiabesca. “Tot a modo, tot a modo”».