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Porte scorrevoli in maggioranza

Porte scorrevoli in maggioranza (@Gianfranco Zanata per bobine.tv) - L'ingresso del Palazzo regionale, ad Aosta

Tutto fermo fino al 26 maggio e anche oltre.

È questa l’ipotesi più probabile per uscire dalla crisi aperta nella maggioranza al governo della Regione dalle dimissioni di Erika Guichardaz e Chiara Minelli, rispettivamente, da presidente della V Commissione e da assessore all’Ambiente, dopo la decisione sul futuro dell’ospedale regionale.

Minelli, infatti, resta in carica sintanto che le dimissioni non saranno accolte dal Consiglio Valle, convocato appunto per il 26 maggio.

In quella data, è probabile che il presidente della Regione assuma le deleghe a interim. Così passerà un po’ di tempo. Il tempo che serve per conoscere la sentenza della Corte d’appello in relazione al processo che vede imputato Augusto Rollandin. Perché, nel caso in cui Rollandin fosse condannato (e quindi nuovamente sospeso), il quadro potrebbe semplificarsi.

Partiamo da lunedì 17 maggio. È  previsto un incontro fra i quattordici consiglieri regionali autonomisti, che devono confrontarsi sulla strategia da adottare. Gli interessati minimizzano e parlano di incontro non risolutivo. Sicuramente.

Si profilano alcuni scenari: il primo che è in casa Progetto civico progressista, nonostante le accuse di tradimento del programma avanzate dalle due esponenti, non succeda nulla. Guichardaz non si è dimessa da capogruppo, nessuna delle due ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo, Jean-Pierre Guichardaz (via social) invoca il dialogo, il confronto e l’unitarietà. Quindi Antonino Malacrinò diventerebbe assessore e la maggioranza andrebbe avanti sino alla prossima crisi.

Il secondo scenario è che il Pcp non regga. Allora potrebbe essere che Guichardaz e Minelli tengano il simbolo e che gli altri quattro consiglieri si ritrovino sotto il marchio del Partito democratico. Si porrebbe il problema Alberto Bertin, che non è del Pd e neanche tanto del Pcp ma che non ha dato segnali di voler abbandonare la maggioranza né la carica di presidente del Consiglio. C’è sempre la possibilità di istituire il gruppo misto. Guichardaz e Minelli potrebbero decidere di restare in maggioranza, da vedere se con o senza cariche. Anche qui, sino alla prossima crisi.

Il terzo scenario è che il Pcp si divida e le due consigliere passino all’opposizione. A questo punto la maggioranza scenderebbe a 19 consiglieri. Sufficienti ma pochini. La si potrebbe rafforzare con l’ingresso di Pour l’Autonomie. Ed è qui che la sentenza Rollandin avrebbe il suo peso: solleverebbe minori resistenze siglare l’alleanza senza di lui, affidando l’assessorato a Mauro Baccega.

Sarebbe stato più facile gestire tutto ciò se la crisi fosse esplosa dopo il 13 giugno, ovvero il giorno successivo al congresso dell’Union valdôtaine, con una linea politica del mouvement ridefinita, anche in relazione al percorso di réunion? Forse, ma il capogruppo Aurelio Marguerettaz non avrebbe dovuto pronunciare, nell’aula del Consiglio Valle, le frasi che ha rivolto a Minelli. Quello che appariva come un attacco frontale a un’assessore e che, invece, lui sostiene essere stata una difesa della maggioranza attaccata da un assessore. 

Sicuramente l’ombra di Riccarand e Donzel, più che aleggiare, pesa su questa maggioranza, che gli autonomisti vorrebbero e il Pd accetterebbe più elastica o, per dirla con le parole di Erik Lavevaz, «le posizioni di ognuno devono trovare una sintesi in un confronto costruttivo, che sottolinei i punti di incontro nel rispetto delle posizioni di ciascuno».

Pubblicato / aggiornato il 16/05/2021 alle 19:46
Categoria: Politica e Amministrazione