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Riforma elettorale: il Cre organizza un’assemblea pubblica

Per martedì 28 marzo 2023, alle ore 18, il Cre ha organizzato un’assemblea pubblica per esporre le proprie valutazioni sui contenuti fondamentali della riforma. Indicherà anche le azioni che si intende realizzare.

L’evento è in programma ad Aosta, nel salone dell’Hôtel des États.

Il manifesto di protesta del Pcp

Il gruppo consiliare Progetto Civico Progressista ha diffuso un manifesto dal titolo Tu NON puoi parlare di riforma del sistema elettorale. Lo scopo è di informare tutti i cittadini valdostani che 33 consiglieri regionali su 35 hanno detto NO a tale richiesta.

Per le consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli «il NO pronunciato da 33 Consiglieri è una decisione grave volta a mantenere l’attuale sistema che consente agli eletti di fare e disfare maggioranze e governi senza tener conto della volontà degli elettori e creando continue instabilità, come è sotto gli occhi di tutti anche in questi giorni in cui si assiste all’ennesima crisi di governo e al prevalere dei personalismi sulla gestione della cosa pubblica.
Si cerca ora di correre ai ripari istituendo una sottocommissione che dovrebbe elaborare una proposta di legge elettorale senza però ascoltare preliminarmente la voce dei valdostani. Parteciperemo naturalmente ai lavori, consapevoli tuttavia che l’effettuazione del referendum consultivo in primavera avrebbe permesso al Consiglio di scrivere una legge più rispondente al sentire dei cittadini. Cittadini che per noi non devono essere interpellati solo ogni cinque anni al momento delle elezioni regionali.»

Istituita una sottocommissione in Consiglio Valle

La prima Commissione Istituzioni e autonomia, riunita nel pomeriggio di giovedì 19 gennaio 2023, ha deciso la costituzione di una sottocommissione con il compito di elaborare, entro l’inizio della pausa estiva 2023, una proposta di legge di riforma dell’attuale sistema di elezione del Consiglio Valle e della forma di governo.

È stata anche prevista la partecipazione ai lavori della sottocommissione di un consigliere per ogni gruppo consiliare non presente nella prima Commissione.

«La Commissione ha voluto anticipare i tempi rispetto alla risoluzione depositata lo scorso Consiglio sullo stesso tema e rinviata alla prossima adunanza – spiega il presidente della Commissione, Claudio Restano (GM) -. Nel corso del dibattito sul referendum consultivo, la quasi totalità dei gruppi consiliari ha evidenziato la necessità di una modifica della legge elettorale che parta dall’Assemblea regionale, attraverso un confronto partecipato e condiviso, con l’obiettivo di dare maggiore stabilità all’azione consiliare e di governo. Proprio in quest’ottica abbiamo allargato la partecipazione ai lavori anche ai gruppi non rappresentati in prima Commissione, come Pour l’Autonomie e Stella Alpina. Oggi, con l’istituzione di questa sottocommissione, abbiamo fatto il primo passo: l’orizzonte è quello di approvare la riforma entro e non oltre fine 2023.»

Il no del Consiglio Valle al referendum

Nella seduta di mercoledì 11 gennaio 2023, il Consiglio Valle aveva deliberato di non approvare – con 26 voti contrari (UV, AV-VdAU, SA, GM, Lega VdA, PlA), 7 astensioni (FP-PD, FI) e 2 a favore (PCP) – lo svolgimento del referendum consultivo di iniziativa popolare sulla proposta di legge n. 58 del gruppo Progetto Civico Progressista in materia di elezione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta

L’appello del Cre

Il Comitato promotore ha lanciato un appello rivolto ai 35 consiglieri regionali affinché diano «la possibilità alla popolazione valdostana di esprimere il proprio orientamento sulla riforma elettorale regionale» e perché «mercoledì 11 gennaio si esprimano a favore della consultazione popolare sulla riforma elettorale regionale»
È stato anche lanciato un appello online a cui ciascun cittadino può aderire.

Il Comitato promotore aveva inviato, sabato 24 dicembre 2022, una lettera ai movimenti presenti in Consiglio per chiedere loro un incontro «per illustrare le nostre motivazioni e proposte e per comprendere quale posizione intendano assumere in Consiglio regionale vari movimenti».

Domenica 30 ottobre 2022, il Comitato per la riforma elettorale in Valle d’Aosta aveva diffuso una nota per ricordare che sono da tempo depositate in Consiglio Valle due proposte di legge che vanno in quella direzione di riformare la norma e c’è la richiesta di 3.300 elettori di indire un referendum consultivo su tale materia.

Il gruppo di coordinamento del Comitato per la riforma elettorale, riunitosi giovedì 27 ottobre 2022, aveva deciso di rilanciare con forza le iniziative per arrivare al referendum consultivo e alla riforma elettorale. Le delegazioni presenti (Azione, La Renaissance, Evolvendo, Fratelli d’Italia, Rete Civica) hanno deciso di riprendere le iniziative perché entro il mese di novembre si arrivi finalmente alle opportune decisioni.

La riunione di I Commissione

La prima Commissione Istituzioni e autonomia, riunita d’urgenza nel pomeriggio di mercoledì 4 gennaio 2023, ha affrontato la questione del referendum consultivo di iniziativa popolare collegata alla proposta di legge n. 58 del gruppo Progetto Civico Progressista in materia di elezioni regionali.

Il presidente della Commissione, Claudio Restano ha dichiarato: «abbiamo convocato la Commissione su richiesta del gruppo Lega Vallée d’Aoste e abbiamo deciso di trasmettere al professor Luciani, consulente della prima Commissione, il parere del Professor Morrone, consulente di parte nominato dal gruppo Progetto Civico Progressista che, più volte, richiamava nel suo documento le dichiarazioni di Luciani. Quest’ultimo potrà formulare, qualora lo ritenga opportuno, precisazioni in merito a quanto da lui esposto. Un passaggio doveroso per permettere all’Assemblea di confrontarsi senza dubbi residui, con chiarezza e serenità su una materia delicata e complessa che deve essere affrontata con un dialogo aperto, leale, teso a ottenere la massima condivisione possibile».

Le due elette di Pcp in Consiglio Valle, Chiara Minelli ed Erika Guichardaz, hanno ribadito: «è da maggio che si rinnovano questi tentativi di trovare supporti giuridici al rifiuto di fare il referendum consultivo richiesto che sarebbe di estrema utilità per capire qual è il sentire comune sui principi fondamentali della riforma. 
L’acquisizione di due pareri di costituzionalisti non è stata ritenuta sufficiente. Ora, dopo che il lavoro della Commissione era stato dichiarato concluso dal Presidente Restano il 22 dicembre si vogliono chiedere ulteriori precisazioni al prof. Luciani sulla base del parere del prof. Morrone.
Riteniamo tale decisione assai discutibile, poiché i pareri pervenuti sono ampi e articolati, la deliberazione sul referendum è all’ordine del giorno in quanto ammissibile e ora la decisione sulla sua effettuazione spetta al Consiglio e non può essere risolta attraverso un confronto meramente teorico tra costituzionalisti. 
La scelta ha un carattere strettamente politico e i consiglieri devono decidere se dare o meno la parola ai cittadini
».

Hanno anche sottolineato che con la riunione della prima Commissione «è andato in scena l’ennesimo episodio dell’affannosa ricerca da parte dei vari consiglieri regionali, in particolare di esponenti della Lega e dell’Union Valdôtaine, di trovare pretesti per non consultare la popolazione valdostana su un tema cruciale come quello della riforma elettorale»

Una conferenza stampa con Andrea Morrone

Dopo l’audizione di Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, Pcp ha organizzato, martedì 3 gennaio 2022, una conferenza stampa con il costituzionalista che ha illustrato le motivazioni della legittimità della richiesta di consultazione popolare.

Erika Guichardaz ha aperto l’incontro spiegando che, nell’ordine del giorno del Consiglio Valle dell’11 e del 12 gennaio 2023, è iscritto l’oggetto relativo all’approvazione dell’iniziativa popolare sulla richiesta di referendum consultivo sulla riforma della legge elettorale regionale: «i consiglieri dovranno decidere se consentire ai Valdostani di esprimersi o se continuare nell’idea che la partecipazione non sia importante e che i 35 eletti possano decidere senza mai sentire i cittadini, anche su temi di particolare rilievo».

La parola è passata a Chiara Minelli che ha ricordato che «noi fin da subito avevamo chiesto in Commissione di audire due pareri, ma quest’opzione è stata ritenuta non opportuna. Noi avevamo sottoposto a Morrone due quesiti che non erano i tre sottoposti a Luciani: noi non avevamo posto il quesito che una fra le cause di inammissibilità potesse essere il costo che un referendum può avere per le casse regionale. Ricordo che c’è chi sostiene che vi siano problemi di ammissibilità del referendum e, inoltre, uno fra i temi emersi nella discussione in Commissione riguarda il fatto che non si possa fare una richiesta di referendum consultivo su una proposta di legge che è eterogenea, nel senso che si compone di molteplici aspetti».

referendum elettorale pcp conferenza stampa andrea morrone
Pcp organizza una conferenza stampa con Andrea Morrone

Andrea Morrone è intervenuto precisando la natura del referendum consultivo: «siamo di fronte a una richiesta di referendum consultivo. La legge prevede tre tipi di referendum: abrogativo, consultivo e propositivo. La legge non prevede un giudizio preventivo della Commissione sul referendum consultivo e quindi questo è un punto cruciale: non sono stabiliti limiti a questo referendum.
Si tratta di una consultazione popolare che serve agli organi della Regione per capire quale sia l’orientamento della popolazione su un quesito
; è quindi un referendum che esprime un indirizzo politico.
Secondo l’articolo 45 della legge regionale 19/2003, il Consiglio Valle, ogni volta che ritiene necessario sentire gli elettori, può indire un referendum consultivo. L’iniziativa può essere effettuata dalla Giunta, da una minoranza consiliare o da un gruppo di cittadini.
Il quesito è il Consiglio a doverlo scrivere in collaborazione con i promotori della richiesta».

Morrone ha anche evidenziato che, per una maggiore chiarezza dell’elettore, «i quesiti devono essere posti in maniera separata, anziché in un solo quesito omogeneo».
Minelli ha evidenziato: «ci è stato fatto presente che chi ha firmato la proposta di referendum lo ha fatto sulla base di un’unica proposta e quindi, se si va a verificare l’orientamento degli elettori su tre aspetti di legge, si potrebbe travisare quella che è stata, nel momento della raccolta delle firme, la volontà degli elettori».
Morrone ha riposto che: «noi non sappiamo quale sia stato il motivo che ha indotto i cittadini a sottoscrivere la richiesta di referendum. in ogni caso conta il rispetto del complesso della richiesta referendaria».

Il costituzionalista ha concluso spiegando che «il referendum non impegna giuridicamente il Consiglio e non si possono estendere i limiti fissati per il referendum propositivo a quello consultivo. Mi fa sorridere chi voglia fare paragoni fra i due che hanno natura giuridica differente».

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Pcp organizza una conferenza stampa con Andrea Morrone

Il contro-parere: l’audizione di Andrea Morrone

In una nota diffusa lunedì 19 dicembre 2022, Pcp ha sostenuto che «sono trascorsi sei mesi da quando la Segretaria generale della Presidenza del Consiglio regionale ha attestato la validità della richiesta di referendum consultivo sulla legge elettorale, ma il Consiglio, a cui spetta il compito di deliberare nel merito, non ha ancora assunto la decisione prevista dall’art. 45 della legge regionale n. 19/2003.
Non è conforme alla legge che si sia investita la prima Commissione consiliare del compito di fare un approfondimento sulla legittimità della richiesta, visto che questa era già stata accertata dagli uffici ed organi competenti, come previsto dalla norma.
Non è una procedura corretta che, avendo comunque deciso di fare approfondimenti, si sia voluto richiedere un parere ad un solo consulente e che tale consulente sia stato individuato senza una procedura di avviso pubblico e selezione di più offerte e più curricula.E’ evidente il tentativo di trovare qualche motivazione per non svolgere la consultazione popolare
».
Il gruppo ha quindi spiegato che ha «chiesto ad Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, di compiere una sua valutazione sulla legittimità della richiesta di referendum consultivo, messa in dubbio da esponenti del Consiglio. Richiesta che è stata accolta»

Dopo la seduta della Prima Commissione di martedì 20 dicembre 2022, il gruppo Progetto Civico Progressista ha commentato in una nota: «Il Prof. Massimo Luciani non ha depositato il suo parere a proposito del referendum consultivo, ma lo ha illustrato riservandosi di integrarlo con gli elementi emersi in commissione e con ulteriori osservazioni. Il Professore, tuttavia, ha esposto la sua interpretazione evidenziando problemi legati all’ammissibilità della richiesta referendaria con argomentazioni che ci sono apparse deboli.
Avendo richiesto un secondo parere che sarà consegnato a breve, abbiamo fatto esplicita richiesta di audizione del Prof. Andrea Morrone per l’illustrazione del documento in Commissione. Tale richiesta è stata accettata con il solo voto contrario della Lega. Audizione che si terrà giovedì mattina.
Il professore, anticipando parzialmente le conclusioni di tale parere, ha scritto che il referendum consultivo è legittimo perché rispetta tutti i requisiti previsti dalla legge regionale 19/2003 per la sua presentazione e il suo svolgimento e perché non esistono nella l.r. 19 limiti di ammissibilità per un referendum consultivo.
Dopo mesi di silenzio, il Consiglio sarà ora obbligato ad assumere una deliberazione sulla richiesta di referendum consultivo, richiesta che deve essere messa in votazione nella prima adunanza di gennaio
». 

La prima Commissione, giovedì 22 dicembre 2022, ha concluso le audizioni sulla richiesta di referendum consultivo di iniziativa popolare collegata alla proposta di legge n. 58 del gruppo Progetto Civico Progressista in materia di elezioni regionali.

La Commissione ha proceduto a una serie di approfondimenti, sentendo il costituzionalista Massimo Luciani, i promotori della richiesta di referendum consultivo e il professor Andrea Morrone.

«Questo percorso di approfondimento – riferisce il presidente della Commissione, Claudio Restano (GM) – consentirà al Consiglio di decidere con maggiore cognizione di causa in merito alla richiesta di referendum consultivo: i pareri dei professori Luciani e Morrone nonché tutta la documentazione saranno ora trasmessi al Presidente del Consiglio per l’iscrizione del punto all’ordine del giorno di una prossima Assemblea e saranno di supporto ai Consiglieri per assumere una decisione in merito. L’analisi condotta dalla Commissione ha fatto emergere – come già sollevato in Aula – il nodo riguardo al quesito referendario: la proposta di legge n. 58 elenca undici punti essenziali e non presenta quindi un carattere di omogeneità, elemento invece – come rilevato dal professor Luciani, docente incaricato dal Consiglio regionale – che dovrebbe essere caratterizzante di un referendum consultivo, il quale è finalizzato a conoscere l’orientamento degli elettori attraverso un quesito chiaro e omogeneo. C’è poi un ulteriore dubbio che è quello di voler superare con una richiesta di referendum consultivo il giudizio di inammissibilità espresso dalla Commissione per i procedimenti referendari sulla proposta di legge di iniziativa popolare in materia di elezioni regionali. Di diverso avviso il professor Morrone, consulente incaricato dal gruppo PCP, per il quale, invece, il referendum sarebbe ammissibile e potrebbe essere articolato su tre quesiti.
La tematica è delicata vista anche la presenza di due proposte di legge in materia di elezioni regionali depositate in Consiglio, cui se ne aggiungeranno con molta probabilità delle altre. Al di là della richiesta di referendum su di un singolo testo e di tutte le complicazioni amministrative che ne conseguono, il Consiglio si dovrà confrontare sulle varie proposte cercando di trovare un’ampia convergenza che riteniamo indispensabile per una norma di questa portata. La riforma elettorale sarà, infatti, uno dei temi che la nostra Assemblea sarà chiamata prossimamente ad affrontare, non solo per la presenza di una richiesta di referendum consultivo, ma per cercare di superare la situazione di instabilità che ha caratterizzato la nostra Regione negli ultimi anni e che è stata richiamata in tutti i programmi elettorali.»

Andrea Morrone ha riferito ai commissari: «la partecipazione politica tramite lo strumento dei referendum costituisce un diritto costituzionale che non può essere compresso dalle istituzioni regionali. Di fronte a legittime richieste è dovere della Pubblica Amministrazione procedere alla consultazione. Ed è facoltà dei cittadini, in caso di negazione del diritto, rivolgersi al giudice».
Inoltre, secondo Morrone, la richiesta di referendum consultivo è legittima perché rispetta tutti i requisiti previsti dalla legge regionale 19/2003 per la sua presentazione ed il suo svolgimento e perché non esistono nella l.r. 19 limiti di ammissibilità per un referendum consultivo. La legge afferma inoltre il dovere per il Consiglio regionale di deliberare in merito alla richiesta di referendum. 
Per quanto riguarda il quesito, secondo Morrone, deve essere formulato dal Consiglio Valle in collaborazione con il Comitato promotore del referendum.
Il Consiglio deve individuare le materie omogenee su cui chiedere agli elettori di pronunciarsi. L’indicazione è di individuare tre materie omogenee: elezione diretta del Presidente della Regione, formula elettorale maggioritaria, parità di genere nella rappresentanza politica regionale.
Il Cre ha evidenziato che «la richiesta di referendum è pienamente legittima come accertato dalla Segreteria della Presidenza del Consiglio e il Consiglio ha ora il compito di deliberare senza ulteriori ritardi».

Andrea Morrone
Andrea Morrone

L’audizione di Massimo Luciani

«Un approfondimento in Commissione che preveda l’audizione di uno o più costituzionalisti per legittimare una interpretazione restrittiva della legge regionale 19/2003 sarebbe una manovra politica grave a cui il Cre si opporrà con tutte le sue energie.
La Valle d’Aosta dovrebbe tendere a valorizzare gli strumenti di partecipazione popolare di cui si è dotata, non a restringerli. Questo, dovrebbe valere in particolare per gli strumenti consultivi, che per loro natura devono essere aperti a qualsivoglia argomento generale che incida sulla vita civile o democratica della nostra comunità: duole prendere atto della palese l’intenzione di alcuni esponenti politici di procedere in direzione opposta»
. Aveva spiegato così il Cre, in una nota di lunedì 25 luglio 2022 la sua richiesta di audizione in Prima Commissione del Consiglio Valle.

La seduta del 23 novembre 2022 della prima Commissione del Consiglio Valle ha deliberato  l’audizione del costituzionalista Luciani sul referendum consultivo in materia di elezioni regionali.

«La Commissione – riferisce il presidente della Commissione, Claudio Restano (GM) – ha deliberato di audire il costituzionalista Massimo Luciani, professore di istituzioni di diritto pubblico all’Università “La Sapienza”, al quale chiediamo un parere scritto sui quesiti già posti a suo tempo alla Commissione per i procedimenti referendari e la disponibilità a illustrarlo in un prossimo incontro con la prima Commissione. Successivamente sarà sentito nuovamente, per una seconda audizione, il Comitato che ha promosso il referendum consultivo. Al termine, saranno fatte le dovute valutazioni e, se del caso, promossi ulteriori approfondimenti. Riteniamo importante acquisire questo parere ai fini di mettere il Consiglio Valle – cui spetta l’ultima parola – nelle condizioni di assumere una decisione corretta sotto tutti i profili.».

Pronta la replica del Progetto civico progressista: «Il gruppo consiliare regionale di PCP esprime il suo netto dissenso rispetto alle decisioni assunte mercoledì mattina dalla prima Commissione consiliare in merito al Referendum consultivo regionale sulla riforma elettorale.
A luglio il Consiglio non aveva voluto prendere nessuna decisione, ora che i tempi stringono perché entro il 15 gennaio comunque una decisione va presa, si cerca ancora di prendere tempo e soprattutto di raccogliere elementi per poter dire no alla consultazione popolare.
Adesso la proposta è di sentire un parere di un costituzionalista sull’ammissibilità del referendum. Ammissibilità che è già stata dichiarata dalla Presidenza del Consiglio, essendo stata espletata correttamente tutta la procedura prevista dalla legge regionale n. 19/2003.
Un referendum consultivo è un’ottima occasione di partecipazione democratica e darebbe una chiara indicazione per fare una riforma elettorale che è indispensabile. Ma sono in tanti in Consiglio regionale ad avere timore del voto popolare
».

Massimo Luciani
Massimo Luciani

La richiesta d’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio Valle

Martedì 28 giugno 2022, una delegazione del Comitato per la riforma elettorale ha incontrato il Presidente del Consiglio Valle per chiedere l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio Valle la richiesta di referendum consultivo sulla proposta di legge di riforma del sistema elettorale.
«Anche in tale occasione il Presidente non ha preso nessun impegno. Eppure si tratta di un atto dovuto» ha commentato il Cre.

«Siamo al paradosso per cui ci sono alcuni consiglieri e gruppi consiliari che non solo sono contrari al referendum consultivo, ma non vogliono neppure che il Consiglio si possa esprimere. Sono in corso manovre ingiustificabili per impedire che la popolazione possa manifestare il suo orientamento su una riforma cruciale per tutta la società valdostana» ha affermato il Comitato.

Il Cre ha dunque ha chiesto ai quattro consiglieri regionali sostenitori dell’iniziativa popolare, Chiara Minelli, Erika Guichardaz, Mauro Baccega e Pierluigi Marquis, di depositare una mozione con cui il Consiglio delibera lo svolgimento del Referendum consultivo «al fine di acquisire gli orientamenti degli elettori valdostani in materia».

La richiesta di un Consiglio Valle straordinario.

Dopo l’audizione in prima Commissione, il punto non è stato inserito fra quelli iscritti all’ordine del giorno del Consiglio Valle del 22 e 23 giugno 2022.
Nel corso di una conferenza stampa indetta per lunedì 20 giugno 2021, il Cre ha lamentato la scelta della Presidenza del Consiglio Valle.«Il 14 giugno il presidente del Consiglio ha inviato l’ordine del giorno del Consiglio regionale del prossimo 22-23 giugno senza mettere fra i punti la richiesta di referendum consultivo. Si tratta di una grave omissione di un atto dovuto a cui va posto rimedio rapidamente, pena una grave violazione del diritto di 3.363 elettori e del Comitato che li rappresenta di vedere esaminata e votata in Consiglio la propria richiesta. Non avere inserito la questione nell’adunanza del 22 giugno è grave. Vogliamo chiedere un Consiglio Valle straordinario entro fine giugno».

Facendo riferimento alla legge regionale 19 del 25 giugno 2003, Elio Riccarand di Rete Civica è poi passato ad analizzare le motivazioni per cui è ancora possibile andare alle urne entro la fine del 2022.
«Leggendo la normativa alcune tesi sostenute, nei giorni scorsi, non hanno fondamento, perché le cose si pongono in maniera diversa.
C’è, infatti, la possibilità di indire un referendum entro la fine del 2022. La procedura prevista dalla legge per l’indizione di un referendum consultivo è diversa da quella prevista per il referendum propositivo. E di questo dobbiamo tenerne conto.
L’articolo 45, comma 3, della legge regionale 19 del 25 giugno 2003, afferma che: entro dieci giorni dall’approvazione da parte del Consiglio Valle della richiesta di referendum, il presidente della Regione indice, con decreto, il referendum consultivo.
Ciò è diverso dal referendum abrogativo per cui, invece, il presidente della Regione decreta entro il 15 luglio, per le richieste di referendum pervenutegli dal 16 gennaio al 30 giugno, l’indizione del referendum, fissando la data in una domenica fra il 1° novembre e il 15 dicembre».
Il Cre ha dunque evidenziato che se si applica la normativa prevista per il referendum consultivo (articolo 45, comma 3, della legge regionale 19) è possibile andare alle urne entro la fine del 2022.

Alberto Zucchi di Fratelli d’Italia VdA ha sottolineato la necessità che i consiglieri regionali si esprimano sul tema: «occorrerebbe chiedere ai consiglieri presenti in Consiglio Valle se non pensano sia giusto che siano i cittadini a scegliere il loro presidente e la maggioranza». Questa posizione è stata ribadita da Patrizia Pradelli del Movimento 5 Stelle: «riteniamo sia l’ora di svolgere un funerale della democrazia. La cosa preoccupante è che i consiglieri non si esprimono: sono d’accordo? Non sono d’accordo? Perché non arriva in Consiglio regionale questa proposta? Forse perché gli eletti devono votare e quindi rendere noto il loro pensiero?».

La risposta di Bertin

«Sarà cura della Presidenza del Consiglio assicurare la massima attenzione rispetto alle evoluzioni della questione, in primis, in sede di approfondimento in prima Commissione consiliare, nell’ottica di assicurare la più efficace attivazione dell’istituto del referendum consultivo». Sono queste alcune delle parole con cui Alberto Bertin ha risposto, con una nota di lunedì 20 giugno 2022, al Cre.
Il presidente del Consiglio Valle ha spiegato: «una volta concluse, con esito positivo, le operazioni di verifica sulla validità della richiesta di referendum si è subito affrontata la questione dell’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio della deliberazione. Ciò, oltretutto, nella consapevolezza che, l’iscrizione della deliberazione del Consiglio sull’effettuazione del referendum nella seduta del 22 e 23 giugno sarebbe stata l’unica utile ai fini dell’indizione della consultazione nella tornata annuale autunnale (1° novembre – 15 dicembre).
Si è tenuto conto di due elementi. Da un lato, la genericità della disciplina applicabile, che fissa un termine entro cui è possibile presentare la richiesta di referendum, ma non disciplina il termine entro cui il Consiglio debba deliberare l’effettuazione del referendum.
Dall’altro, la centralità che, in una consultazione di questo tipo, assume la formulazione del quesito in modo da garantire che il pronunciamento degli elettori non si riduca ad una mera formalità, ma rappresenti un momento di effettiva partecipazione»
.

Bertin ha anche poi spiegato perché il punto non è stato inserito fra quelli previste per la seduta consiliare del 22 e 23 giugno 2022: «ricevuto il 10 giugno 2022 il verbale attestante la validità della richiesta di referendum, il 14 giugno, in sede di predisposizione dell’ordine del giorno dell’adunanza consiliare del 22 e 23, si è ritenuto di non poter ignorare la già avvenuta convocazione (trasmessa l’8 giugno) della prima Commissione consiliare “Istituzioni e autonomia”, avente ad oggetto l’audizione dei promotori della richiesta di referendum consultivo.
Nella propria seduta del 16 giugno 2022, la Commissione ha deciso, a larga maggioranza, con il solo voto contrario di Pcp e FI, di condurre alcuni approfondimenti in merito alla richiesta di referendum consultivo, deliberando, tra l’altro, di sentire, sul punto, la Commissione per i procedimenti referendari. 
Su esplicita richiesta, la maggioranza dei gruppi consiliari della prima Commissione si è dichiarata nell’impossibilità di assumere una decisione nel prossimo Consiglio. Non tenere in considerazione l’orientamento dei gruppi consiliari significherebbe riproporre la stessa discussione svoltasi in Commissione con l’esito scontato di un rinvio o peggio di una sbrigativa bocciatura della richiesta di referendum consultivo»
.

Il commento di Adu VdA

«Riteniamo sbagliato il comportamento della maggioranza regionale e, in particolare, del presidente del Consiglio che sta ostacolando, se non impedendo, il referendum popolare consultivo sulla riforma elettorale.
Con questo atteggiamento di chiusura e collusione con gli unionisti, Bertin dimostra che una delle cause dell’attuale crisi politica sono i cosiddetti indipendenti, quei consiglieri regionali che non riconoscono nessun gruppo e sfuggono ai principi della democrazia rappresentativa, che decidono non in base al bene comune, ma in base alla propria personale carriera politica, che attraversano le legislature cambiando i movimenti e usando le liste come taxi. Senza un progetto collettivo e un riconoscimento della dignità della forma organizzativa del partito, anche la migliore riforma elettorale rischia di essere inefficace o, peggio, di dare ancora più importanza ai personalismi»
.

L’audizione in Prima Commissione del Consiglio Valle

In seguito all’accertamento, da parte degli Uffici della Presidenza del Consiglio, della validità della richiesta di referendum, giovedì 16 giugno 2022 una delegazione del Cre è stata audita dalla Prima Commissione Istituzioni e autonomia del Consiglio Valle.

Al termine dell’incontro, Gabriella Poliani ci ha spiegato: «Abbiamo espresso la volontà di iscrivere l’oggetto della richiesta al Consiglio regionale del 22-23 giugno 20222, ma non abbiamo ricevuto una risposta effettiva. È stata un’audizione lunga e ricca di confronti e contenuti. La Commissione si è posta molte domande, a cui speriamo si trovino presto le risposte, anche perché ci è stato detto che continuerà a confrontarsi sull’argomento.
Lunedì 20 giugno, alle 12, si chiude l’ordine del giorno suppletivo della seduta consiliare: noi saremo presenti a Palazzo regionale, augurandoci di vedere finalmente realizzata la nostra richiesta. Il Consiglio Valle della prossima settimana, infatti, è l’unico utile per dare corso al referendum consultivo entro il 2022. Altrimenti, in base alla tempistica di legge, slitterebbe automaticamente nel 2023».

La Prima Commissione ha deciso a larga maggioranza, con il voto contrario di PCP e FI, di condurre alcuni approfondimenti in merito a questa richiesta.
È stato deliberato di audire la Commissione per i procedimenti referendari.
«Il dibattito odierno – riferisce il presidente della Commissione, Claudio Restano – si è concentrato in particolare sul quesito da porre agli elettori, che deve essere specificato nel testo della delibera da proporre al Consiglio per la decisione sull’effettuazione del referendum consultivo. La proposta di legge n. 58 è infatti complessa e articolata e non prevede un’unica tematica, ma una molteplicità di modifiche rispetto al sistema elettorale vigente: visto che si tratta della prima volta che è richiesto un referendum consultivo e che non ci sono quindi dei precedenti cui fare riferimento, il presidente del Consiglio ha voluto conoscere l’orientamento della Commissione competente prima di iscrivere l’oggetto all’ordine del giorno dell’Adunanza. Prima della trattazione in Aula, ci è quindi parso importante fare alcuni approfondimenti, anche per definire un quesito da porre alla popolazione che risponda ai criteri di chiarezza, univocità e che non sia contraddittorio rispetto al testo di legge su cui pronunciarsi. Vogliamo fare le cose bene, nel massimo rispetto dell’istituto referendario e del percorso di raccolta firme promosso dal Comitato, ma prendendoci il tempo necessario per definire il miglior modo possibile di mettere l’elettorato nelle condizioni di poter decidere».

Cre davanti a Palazzo regionale il 16 giugno 2022
Cre davanti a Palazzo regionale il 16 giugno 2022

Un referendum consultivo

Dopo il no della Commissione per i procedimenti referendari della Regione autonoma Valle d’Aosta che ha dichiarato l’inammissibilità della proposta di legge di riforma del sistema elettorale che prevede l’elezione diretta del presidente e della maggioranza, il Cre ha deciso di avviare una raccolta firme per un referendum consultivo.

È la prima volta che, in Valle d’Aosta, si ha un referendum consultivo.

«Nella mattina di martedì 26 aprile 2022, è stata depositata al Consiglio Valle la proposta di legge che dà l’avvio alla procedura per la richiesta del referendum consultivo. Avremo, a partire dal 28 aprile, 30 giorni di tempo per raccogliere le 2.200 firme necessarie per poter richiedere che sia indetto il referendum. Nel quesito referendario chiediamo ai valdostani se ritengono necessario che sia modificata la legge per l’elezione diretta del presidente e della sua maggioranza» ha spiegato Gabriella Poliani.

«In questo momento può solo generare chiarezza questo referendum. I nostri eletti in Consiglio Valle non possono più ignorare le nostre richieste» ha aggiunto Poliani.

Giovedì 5 maggio 2022, il Comitato per la riforma elettorale si è riunito per un esame dell’andamento della raccolta firme e per alcune valutazioni sulla tematica: nel corso della prima settimana, sono stati allestiti 11 punti di raccolta pubblica delle firme e l’iniziativa è stata sottoscritta già da 825 elettori valdostani.

Nella seconda settimana di raccolta delle firme ne sono state raccolte altre 975 firme per arrivare a un totale di 1800.
Il Cre ha evidenziato che le adesioni «arrivano sia da semplici cittadini che da appartenenti a tutte le aree politiche: da sinistra, dal centro, da destra e anche dall’area più autonomista».

Alla data di martedì 23 maggio 2022, il Comitato ha spiegato che il numero di firme raccolte in tre settimane è pari a 3.363, suddivisi fra 1723 donne e 1620 uomini. Il numero richiesto per indire il referendum consultivo era di 2.063 firme.
Gabriella Poliani, referente del Cre VdA, ha commentato: «questo è un segno importante di un diffuso bisogno fra i cittadini, di una rabbia legata al tradimento del singolo per gli eletti e per i continui cambiamenti di posizione all’interno del Consiglio Valle e non dimentichiamo anche uno scoramento di fronte all’incapacità di trovare risposte».

«In via generale, l’attivazione, per la prima volta dalla sua introduzione, dell’istituto del referendum consultivo su iniziativa degli elettori rappresenta un fatto di rilievo, indice della volontà di partecipazione, da parte della popolazione valdostana, su un tema peraltro importante quale quello del sistema elettorale regionale e che impone al Consiglio regionale la massima attenzione.
Proprio in virtù della rilevanza tanto dell’istituto attivato, quanto del tema a cui lo stesso attiene, una volta concluse, con esito positivo, le operazioni di verifica sulla validità della richiesta di referendum – condotte, con intenso lavoro degli uffici, in poco più di due settimane a fronte dei 25 giorni previsti – si è subito affrontata la questione dell’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio della deliberazione. Ciò, oltretutto, nella consapevolezza che, per quanto riguarda l’indizione e lo svolgimento della consultazione, in virtù del necessario riferimento – per espressa previsione normativa (art. 46 l.r. 19/2003) – alle norme disciplinanti il referendum abrogativo, l’iscrizione della deliberazione del Consiglio sull’effettuazione del referendum nella seduta del 22 e 23 giugno sarebbe stata l’unica utile ai fini dell’indizione della consultazione nella tornata annuale autunnale (1° novembre – 15 dicembre).
Nell’ottica di valorizzare dell’operato del Comitato promotore, ma anche, più in generale, di procedere – in sede di prima attivazione dell’istituto – in senso non meramente formale, ma sostanziale, salvaguardando la ratio della consultazione, si è tenuto conto, in particolare, di due elementi. Da un lato, la genericità della disciplina applicabile, la quale fissa un termine entro il quale è possibile presentare la richiesta di referendum, ma non disciplina, invece, il termine entro il quale il Consiglio debba deliberare l’effettuazione del referendum. Dall’altro, la centralità che, in una consultazione di questo tipo, assume la formulazione del quesito – che, ai sensi dell’art. 45, comma 2, l.r. 19/2003, deve già essere contenuto nella deliberazione del Consiglio regionale che statuisce sull’effettuazione del referendum – in modo da garantire che il pronunciamento degli elettori non si riduca ad una mera formalità, ma rappresenti un momento di effettiva partecipazione, diretto non a vincolare il legislatore, ma almeno ad influenzare sensibilmente il successivo esercizio della relativa potestà legislativa. Un orientamento, nel caso di specie, tanto più rilevante quanto si consideri che sul tema in questione risulta, ad oggi, depositata una seconda proposta di legge (n. 67/XVI).
Ciò premesso, ricevuto, in data 10 giugno 2022, da parte del Segretario generale del Consiglio, il verbale attestante la validità della richiesta di referendum, in data 14 giugno – in sede di predisposizione dell’ordine del giorno dell’adunanza consiliare del 22 e 23 giugno – si è ritenuto di non poter ignorare la già avvenuta convocazione (trasmessa l’8 giugno) della prima Commissione consiliare “Istituzioni e autonomia”, avente ad oggetto, tra l’altro, l’audizione dei promotori della richiesta di referendum consultivo.
Nella propria seduta del 16 giugno 2022 – cui il Presidente del Consiglio ha ritenuto di prendere parte nell’ottica di conoscere l’orientamento della Commissione competente per materia – la Commissione ha deciso, a larga maggioranza, con il solo voto contrario di Pcp e FI, di condurre alcuni approfondimenti in merito alla richiesta di referendum consultivo, deliberando, tra l’altro, di sentire, sul punto, la Commissione per i procedimenti referendari. 
Su esplicita richiesta, la stragrande maggioranza dei gruppi consiliari della prima Commissione si è dichiarata nell’impossibilità di assumere una decisione nel prossimo Consiglio. Non tenere in considerazione l’orientamento dei gruppi consiliari significherebbe riproporre la stessa discussione svoltasi in Commissione con l’esito scontato di un rinvio o peggio di una sbrigativa bocciatura della richiesta di referendum consultivo.
Sarà cura della Presidenza del Consiglio assicurare la massima attenzione rispetto alle evoluzioni della questione, in primis, in sede di approfondimento in prima Commissione consiliare, nell’ottica – già evidenziata – di assicurare la più efficace prima attivazione dell’istituto del referendum consultivo»
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Un referendum propositivo

Il Comitato per la riforma elettorale regionale aveva organizzato, per venerdì 25 Marzo 2022, ad Aosta, una conferenza sul tema della proposta di elezione diretta del presidente della Regione e della maggioranza.

Nel video Gabriella Poliani, portavoce del Comitato valdostano per la riforma elettorale (Cre), ci ha spiegato che cos’è il Cre e quali sono le motivazioni che hanno portato all’organizzazione dell’evento.

Il no della Commissione RaVdA a referendum propositivo

La Commissione per i procedimenti referendari della Regione autonoma Valle d’Aosta, riunita venerdì 8 aprile 2022, ha deliberato l’inammissibilità della proposta di legge di iniziativa popolare da sottoporre a referendum propositivo riguardante la modifica delle norme per l’elezione del Consiglio regionale in materia di forma di governo.

La proposta, depositata alla Segreteria generale del Consiglio il 25 gennaio 2022 e corredata da 277 firme, è stata esaminata dai componenti della Commissione Raffaele Caterina, Elisabetta Palici Di Suni Prat e Francesco Dassano.

«La Commissione ha motivato l’inammissibilità in un corposo documento di 12 pagine – spiega il presidente del Consiglio, Alberto Bertin -. Il nodo centrale su cui si fonda la delibera risiede nel fatto che il procedimento aggravato di approvazione delle leggi in materia elettorale trova la sua disciplina nell’articolo 15 dello Statuto speciale: le leggi cosiddette “statutarie” non possono essere sottoposte a referendum propositivo, posto che l’unico referendum ammissibile è quello già previsto dallo Statuto, ossia il cosiddetto referendum confermativo. La Commissione ha rilevato, infatti, che le leggi statutarie, che non sono leggi ordinarie, hanno una “forza passiva peculiare”, ossia una capacità di resistere all’abrogazione con legge ordinaria. Nella legge regionale 19/2003 (in materia di iniziativa popolare) per il referendum propositivo vi è un rinvio alle regole previste per il referendum abrogativo: posto che in questo caso il referendum propositivo è anche abrogativo di norme in materia elettorale e di forma di governo, la Commissione, applicando i limiti al referendum abrogativo desumibili dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale (1978, 2000, 2015), ha osservato che le leggi statutarie sono riservate alla rappresentanza politica e non demandabili alle scelte popolari, se non con un referendum confermativo, quale quello disciplinato dallo Statuto».

La deliberazione è stata trasmessa al Comitato promotore dell’iniziativa popolare e al presidente della Regione per la sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale.

Per questo motivo, con un comunicato, il Comitato per la riforma elettorale si è detto sorpreso e preoccupato: «È una decisione sorprendente visto che il tema della ammissibilità alla procedura di referendum propositivo di norme elettorali era già stato esaminato in passato dalla Commissione e, con decisione del 6 giugno 2007, era stato ammesso il referendum propositivo su quattro proposte di legge regionale di iniziativa popolare in materia elettorale».

«Il Cre intende, quindi, valutare la possibilità di un ricorso contro questo provvedimento, «che è un grave passo indietro in materia di strumenti di democrazia diretta».

In ogni caso la campagna referendaria prosegue e il Cre ha intenzione di attivare anche l’altro strumento di democrazia diretta a disposizione dei cittadini: il Referendum consultivo, spiegando che si tratta di «uno strumento più agile che non richiede un esame preventivo di ammissibilità, si può attivare rapidamente e la consultazione si può svolgere nell’arco di pochi mesi, permettendo alla popolazione di esprimersi rispetto a una riforma che è quanto mai necessaria. La decisione di indire il referendum consultivo spetta al Consiglio regionale su proposta di un terzo dei consiglieri regionali o di 2mila elettori. Se nei prossimi giorni emergerà la disponibilità di un congruo numero di consiglieri di avanzare la proposta, si potrà portare subito il tema in Consiglio, altrimenti il Comitato raccoglierà le 2mila firme necessarie per attivare il meccanismo. La lunga crisi politica che caratterizza questa legislatura, dopo lo scioglimento anticipato della precedente legislatura, è l’ennesima conferma che non c’è rimedio alla cronica instabilità politica  se non attraverso un sistema che consenta agli elettori di scegliere direttamente con il loro voto, il presidente, la maggioranza e il programma».

Il Coordinamento del Cre, per definire le iniziative da assumere, è convocato per martedì 12 aprile 2022.

La réaction de l’Union valdôtaine

La Commission pour les procédures référendaires de la Région autonome Vallée d’Aoste a rejeté la proposition de loi d’initiative populaire pour la modification de la loi électorale régionale à soumettre à un éventuel référendum propositif.

En particulier, la Commission a fait valoir que la procédure aggravée d’approbation des lois électorales trouve sa discipline dans l’article 15 du Statut spécial: «les lois statutaires ne peuvent pas être soumises à un référendum propositif, étant donné que le seul référendum recevable est celui déjà prévu par le Statut, c’est-à-dire le soi-disant référendum de confirmation».

Le Comité formé pour promouvoir cette réforme électorale était composé de différentes forces politiques, de manière transversale, et soutenait l’élection directe du Président de la Région et de l’Exécutif. Une proposition contre laquelle l’Union Valdôtaine, dès le départ, avait clairement exprimé son opposition car elle estimait «qu’une telle procédure était inadmissible d’un point de vue législatif et aussi peu applicable à notre réalité régionale».

«Nous devons constater une fois de plus, comme certains politiciens locaux, au lieu d’aborder les problèmes dans les lieux appropriés et de discuter des solutions envisageables, ils préfèrent galvaniser les gens avec des propositions populistes, probablement dans l’espoir d’avoir un gain électoral.
Nous estimons que la réforme de la loi électorale reste une priorité à aborder dans le plein respect de notre législation et de nos spécificités
», conclut le parti.

Pubblicato / aggiornato il 27/03/2023 alle 16:51
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Categoria: Politica e Amministrazione / Video