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Gli autonomisti propongono la loro riforma per l’elezione del Consiglio Valle

Gli autonomisti propongono la loro riforma per l’elezione del Consiglio Valle (©Laura Agostino per bobine.tv) - La conferenza stampa di presentazione della proposta degli autonomisti per la riforma della legge elettorale regionale

È al vaglio delle Commissioni la proposta di legge regionale contenente le nuove disposizioni in materia di elezione del Consiglio Valle redatta dai gruppi autonomisti (Union valdôtaine, Alliance valdôtaine-Vallée d’Aoste Unie). I firmatari sono Aurelio Marguerettaz, Renzo Testolin, Roberto Barmasse, Luciano Caveri, Davide Sapinet, Luigi Bertschy, Albert Chatrian, Erik Lavevaz, Roberto Rosaire, Corrado Jordan e Giulio Grosjacques.

La proposta ha la struttura di una riforma della legge regionale n. 3/1993 ed è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa svoltasi mercoledì 19 luglio 2023.

Gli autonomisti hanno affermato di averla voluta presentare senza allargamenti all’intera maggioranza, come primo step del loro percorso di ricomposizione.

Albert Chatrian, capogruppo di Alliance valdôtaine-VDa Unie, ha precisato che è opportuno che la legge elettorale sia riformata entro l’inizio del 2024. L’obiettivo degli autonomisti è di rafforzare la governabilità e dare maggiore stabilità alla Valle d’Aosta.

No all’elezione diretta del presidente della Regione

La relazione introduttiva alla proposta di legge spiega: «non costituisce oggetto di modifica la disciplina in materia di elezione del presidente delle Regione. L’investitura indiretta del presidente, infatti, appare tuttora la formula più adeguata al sistema politico della nostra Regione e si ritiene pertanto preferibile agire per favorire la formazione di una maggioranza stabile».

Sul tema, Aurelio Marguerettaz (Union valdôtaine) ha affermato che, con l’elezione diretta, si avrebbe un presidente scelto nelle “segrete stanze”, inamovibile per cinque anni. «In Sicilia, il presidente Crocetta ha governato per cinque anni senza avere una maggioranza e ha cambiato 59 assessori. Nel Lazio, Zingaretti si era candidato contro i Cinque stelle e poi ne ha imbarcato uno in Giunta», ha citato a esempio. Nella proposta c’è scritto che, all’atto della presentazione del programma, la lista o la coalizione deve indicare l criterio con il quale il presidente della Regione sarà scelto. «Verosimilmente noi ci presenteremo come coalizione e, al suo interno, il presidente sarà espresso dal partito con il maggior numero di voti; all’interno della lista, poi, colui che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze sarà il presidente», ha spiegato, aggiungendo: «in questo modo l’elettore sceglie, nell’altro modo aderisce».
È previsto che, se questa indicazione non fosse fornita in sede di presentazione, la lista sarebbe esclusa dalla competizione elettorale

Pari rappresentanza di genere e tre preferenze

Per garantire una più equilibrata compresenza dei generi nelle liste, la proposta prevede di innalzare dal 35 al 45% la percentuale minima di rappresentanza di ciascun genere nelle liste. Inoltre la preferenza unica attuale si prevede sia sostituita da tre preferenze, che dovranno riguardare candidati di genere diverso per chiunque esprima più di una preferenza. Quindi si tratta di un meccanismo diverso da quello adottato per l’elezione dei Consigli comunali (dov’è il terzo votato e dover essere di genere diverso dai due preedenti).

Non è però previsto un numero minimo di rappresentanza di ogni genere né nel Consiglio né nella Giunta. «Dire che in Consiglio Valle ci dovrebbe essere un numero minimo di donne sarebbe anticostituzionale – ha commentato Marguerettaz -. Le indicazioni sulla Giunta sono invece contenute in altre leggi. Intendiamo operare anche sulla composizione della Giunta, come anche su ineleggibilità e incompatibilità (in particolare per quanto riguarda i sindaci)».

Doppio premio di maggioranza

La proposta prevede che se la lista o il gruppo con la maggiore cifra elettorale avranno conseguito almeno il 40% della somma dei voti validi espressi, saranno attribuiti 20 seggi (qualora non li abbiano già conseguiti autonomamente). Se la lista o il gruppo avrà conseguito almeno il 45%, saranno attribuiti 22 seggi.

Per raggiungere le soglie si conteggeranno i voti delle liste che concorreranno al risultato di coalizione anche se non saranno assegnatarie di consiglieri. In pratica, si torna al meccanismo valido sino al 2013.

Soglia di sbarramento

La cifra elettorale di lista è data dalla somma dei voti validi ottenuti. La somma delle cifre elettorali di tutte le liste è divisa per il numero di consiglieri da eleggere (35). Tutte le liste che non hanno raggiunto tale quoziente sono escluse. Il quoziente moltiplicato per due rappresenta la soglia minima per partecipare alla ripartizione dei seggi.

In sostanza, non cambia nulla rispetto alla situazione attuale: bisogna avere almeno due consiglieri eletti per poter entrare in Consiglio Valle. Una misura che Erik Lavevaz (Union valdôtaine) ha detto voluta per «evitare la polverizzazione dei gruppi consiliari».

Le possibilità di approvazione

Renzo Testolin (Union valdôtaine) ha espresso l’auspicio che questa proposta apra la porta a un «confronto serio e onesto all’interno del Consiglio Valle».
Se non approvata a maggioranza qualificata (24 voti), sette consiglieri regionali potranno chiedere chiedere di sottoporre la legge a referendum. Oppure una raccolta firme potrà essere avviata dalla popolazione. Se la norma fosse invece approvata da una maggioranza qualificata di 24 consiglieri, per sottoporla a referendum la soglia di firme salirebbe considerevolmente.

«Noi auspichiamo che il maggior numero di consiglieri supportino questa scelta, soprattutto fra coloro che sono contrari all’elezione diretta del presidente», ha concluso Marguerettaz, considerandolo un punto di partenza non indifferente nelle trattative.

La critica di Rete civica

Venerdì 21 luglio 2023, Rete civica ha diffuso una nota a commento della proposta di legge degli autonomisti.

«In realtà non è una proposta di riforma, ma piuttosto di sostanziale continuità dell’esistente con piccoli ritocchi che non cambiano la sostanza di un sistema elettorale che non dà potere agli elettori, non è democratico e non consente una stabilità di governo. 
L’elettore, in base alla proposta degli autonomisti, continuerà ad andare a votare senza sapere con chiarezza chi si intende proporre alla guida del Governo regionale e senza avere alcuna garanzia che dopo le elezioni le alleanze presentate agli elettori non cambino, come è successo più volte nell’ultimo decennio.
Il sistema attualmente in vigore prevede che l’eventuale premio di maggioranza scatti se una coalizione raggiunge almeno il 42%, la riformetta autonomista farebbe scendere tale soglia al 40%.
Secondo il testo UV e company, se nessuno arriva al 40% i seggi vengono distribuiti con il proporzionale puro, se si supera il 40% c’è un premio di maggioranza, ma non c’è alcun vincolo di mantenere le alleanze elettorali per tutta la legislatura. Quindi nessun cambiamento reale dal punto di vista della stabilità.
Assurdo è anche il fatto che, pur in presenza di premio di maggioranza, venga mantenuto uno sbarramento quasi al 6% per poter ottenere una rappresentanza in Consiglio regionale, è lo sbarramento più alto fra tutte le Regioni italiane eppure non viene minimamente messo in discussione, anzi: secondo il primo firmatario, il consigliere Marguerettaz, tale soglia è assolutamente da mantenere perché chi è eletto deve rappresentare una comunità intera e non interessi marginali di una minoranza!  Discriminante è poi il fatto che per le liste già presenti in Consiglio non c’è bisogno di nessuna firma per presentarsi agli elettori, mentre per le nuove liste si mantiene una richiesta abnorme di 900 firme, che, fra l’altro, si possono raccogliere solo quando la lista da depositare è già pronta, quindi con pochissimo tempo. Un chiaro esempio di antidemocraticità. Del resto, seguendo i ragionamenti del consigliere Marguerettaz, hanno diritto ad entrare in Consiglio regionale solo coloro che rappresentano una larga fetta della popolazione valdostana, le voci delle minoranze sono superflue all’interno del Consiglio regionale. Un ragionamento che stride con quella che dovrebbe essere la linea di chi si professa autonomista. Ma tant’è. 
L’unica modifica positiva (ma sarà veramente così?) è quella sul maggiore equilibrio di genere nelle candidature, passando da almeno il 35% per ogni genere, al 45%. Però poi non viene accolta la proposta della doppia di genere, che aiuterebbe sicuramente una maggiore presenza femminile in Consiglio regionale, e si torna alle tre preferenze che erano state superate per evitare le famigerate cordate, e che ora rispuntano nella riformetta
».  

Il Direttivo di Rete Civica esprime un giudizio negativo sulla proposta degli autonomisti e chiede che si arrivi «ad una vera riforma come quella contenuta nella Proposta di legge di PCP depositata fin dall’aprile 2022 e che ha avuto il sostegno di oltre 3.300 elettori».

Pubblicato / aggiornato il 21/07/2023 alle 08:57
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Categoria: Politica e Amministrazione