Rilievi glaciologici in Valle d’Aosta 2025
(©ARPA Valle d'Aosta) -
I rilievi glaciologici della stagione invernale 2024/25 hanno evidenziato buoni accumuli nevosi sui ghiacciai del Timorion e del Rutor. Le misurazioni sono state effettuate, lunedì 19 maggio 2025, sul Ghiacciaio del Timorion in Valsavarenche e, martedì 27 maggio 2025, sul Ghiacciaio del Rutor a La Thuile per determinare il contributo nevoso depositatosi durante la stagione fredda.
Sul Ghiacciaio del Timorion l’accumulo nevoso misurato risulta leggermente superiore alla media degli ultimi 24 anni ma sensibilmente inferiore rispetto all’inverno precedente, che si era distinto per un innevamento eccezionale. Durante la campagna sono state effettuate 110 misure, con spessori di neve compresi tra 175 e 400 centimetri nelle zone più elevate (intorno ai 3.400 metri) e tra 150 e 220 centimetri (nelle aree più basse sui 3.250 metri). L’analisi di due profili stratigrafici indica una densità media del manto pari a 400 chilogrammi per metro cubo, corrispondente a un accumulo medio di 1.100 millimetri di equivalente in acqua.

Per la prima volta nei 24 anni di monitoraggio, è stata osservata la presenza di una valanga che ha interessato la porzione Sud-Ovest del ghiacciaio. L’evento si è manifestato con un distacco localizzato di neve nella parte superiore esposta a Nord-Est, a una quota compresa fra 3.300 e 3.415 metri sul livello del mare. Il rilievo fotogrammetrico effettuato con drone ha consentito l’elaborazione di un modello digitale dettagliato dell’area interessata. La valanga ha coinvolto un’area stimata di circa 25.000 metri quadrati, con un’altezza del distacco compresa tra 1,2 e 1,5 metri e una pendenza media di circa 30 gradi, per un volume complessivo di circa 30.000-35.000 metri cubi di neve accumulata fino a circa 3.215 metri di quota.
Il fenomeno rappresenta un’anomalia sia per la posizione inusuale sia per la dinamica osservata in un contesto generalmente stabile dal punto di vista valanghivo, verosimilmente connesso a precipitazioni significative e variazioni morfologiche del ghiacciaio.



Per il Ghiacciaio del Rutor l’accumulo nevoso presenta valori al di sopra della media del periodo di riferimento ventennale 2005/25, ma anche in questo caso inferiore rispetto all’inverno 2023/24. Le misure sono state condotte mediante un approccio integrato che ha combinato tre metodologie: misurazioni manuali con sonda da valanga centimetrata, rilievi geofisici tramite Ground Penetrating Radar condotti dal personale del Dipartimento DIATI del Politecnico di Torino e rilievi ad alta risoluzione della superficie tramite drone.
Sulla base di 91 misure manuali di spessore del manto nevoso, 420 misure derivate da indagini georadar e l’elaborazione dei modelli digitali di una porzione della superficie, è stato calcolato un accumulo medio di neve pari a 396 centimetri. Le misurazioni per valutare la densità del manto nevoso hanno evidenziato valori compresi tra 390 e 500 chilogrammi per metro cubo attraverso due trincee nivologiche nella parte alta del ghiacciaio a circa 3.230 metri sul livello del mare e nella parte bassa intorno a 2.600 metri sul livello del mare.
L’accumulo specifico risulta pari a 1.955 millimetri di equivalente in acqua, un valore al di sopra della media del periodo di riferimento ventennale pari a 1.370 millimetri. I dati costituiscono la base per la determinazione del bilancio di massa annuale dei ghiacciai che sarà completata al termine della stagione estiva con le misurazioni successive alla fusione delle masse nevose e del ghiaccio perenne./isolated-segment.html

Il bilancio di massa dei ghiacciai valdostani
La stagione invernale 2024/25 è risultata caratterizzata da un innevamento mediamente superiore alla media delle ultime due decadi, pur senza raggiungere i valori eccezionali dell’inverno precedente (2023–2024). Le nevicate più consistenti si sono concentrate tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, mentre i mesi primaverili ed estivi hanno mostrato temperature in linea con le medie stagionali.
Tali condizioni hanno determinato un avvio della stagione di ablazione con accumuli nevosi ancora significativi, contribuendo localmente a ritardare e mitigare la fusione del ghiaccio durante i mesi estivi. Tuttavia, il bilancio di massa degli apparati glaciali monitorati è risultato ancora negativo, confermando la persistente tendenza alla riduzione delle masse glaciali.
Le attività di monitoraggio glaciologico per l’annata 2024/25 sono state condotte da Arpa Valle d’Aosta sui ghiacciai del Timorion a Valsavarenche e del Rutor a La Thuile, rispettivamente nei mesi di maggio, settembre e ottobre 2025, attraverso campagne di misura in situ e rilievi aerofotogrammetrici a supporto.
Inoltre, è stato effettuato un rilievo aerofotogrammetrico mediante UAS – Unmanned Aerial System, altrimenti noto come drone – sul ghiacciaio del Petit Grapillon, situato nel settore settentrionale della Val Ferret, sul versante sud-occidentale del monte omonimo, in prossimità del confine italo-svizzero.
Per questo apparato, in assenza di dati diretti di accumulo invernale e di ablazione estiva, la stima del bilancio di massa è stata effettuata adottando un approccio geodetico, basato sul confronto tra modelli digitali di superficie (DEM) derivati da rilievi aerofotogrammetrici.
Ablazione estiva del ghiacciaio del Timorion
La stima della perdita di volume del ghiacciaio nel corso del periodo di fusione (ablazione), è stata effettuata nel 2025 mediante rilievo fotogrammetrico con drone (UAS). L’acquisizione ha consentito di ottenere un modello tridimensionale dettagliato e georiferito della superficie glaciale, dal quale sono stati ricavati dati altimetrici ad alta risoluzione.
Le quote derivate dal modello UAS sono state confrontate con quelle misurate tramite rilievo GNSS eseguito nel 2024 (rilievo UAS non eseguito per presenza di strato neve fresca sul ghiacciaio), permettendo di calcolare l’abbassamento medio della superficie del ghiaccio. Il ghiacciaio è stato suddiviso in aree omogenee dal punto di vista morfologico e altimetrico, per le quali è stato successivamente determinato il valore medio di variazione altimetrica.
Contestualmente, è stato eseguito un rilievo diretto degli spessori di neve residua e di accumulo, al fine di stimare la distribuzione del manto nevoso “sopravvissuto” all’estate. Particolare attenzione è stata dedicata alle zone interessate dal fenomeno valanghivo osservato durante l’inverno, che ha determinato una parziale ridistribuzione della neve scoprendo parte della superficie glaciale e accumulando massa nevosa più a valle.
La stagione di fusione del ghiacciaio del Timorion è iniziata con accumuli nevosi sensibilmente inferiori rispetto all’anno precedente. L’inverno 2024–2025, pur caratterizzato da precipitazioni regolari, non ha raggiunto i livelli registrati nel 2023/24: l’equivalente in acqua dell’accumulo medio è risultato di circa 1.100 mm, pari a una riduzione di circa 40% rispetto ai 1.800 mm w.e. dell’anno precedente.
Nel corso della campagna di rilievo dell’accumulo nivale di maggio 2025 era stata segnalata, per la prima volta nei 24 anni di monitoraggio, una valanga sulla porzione Sud – Ovest del ghiacciaio del Timorion.
L’evento, originatosi tra 3.300 e 3.415 m di quota su versante esposto a Nord – Est, ha interessato un’area di circa 25.000 m2, con spessori di distacco tra 1,2 e 1,5 m e un volume stimato di 30mila–35mila m3 di neve.
Al termine del periodo di ablazione, le tracce della valanga erano ancora evidenti. Le immagini satellitari (Sentinel-2, del programma UE Copernicus), hanno mostrato la presenza di neve residua anche nelle aree più basse, solitamente prive di copertura nevosa, con spessori medi di circa 50 cm, per un volume residuo stimato di circa 5mila m3.
Nella parte alta, invece, l’asportazione del manto durante l’evento di distacco ha lasciato scoperte porzioni di ghiaccio vivo che in condizioni normali, al termine dei periodi di fusione degli anni precedenti, risultavano ancora coperte da neve residua, consentendone la fusione già precocemente nella stagione estiva.


Le caratteristiche di densità della neve residua sono state determinate attraverso l’analisi di due trincee nivologiche, con cui è stato possibile determinare il passaggio tra neve residua dell’inverno 2025 e nevato dell’anno precedente, evidenziato dagli strati contenenti sabbia sahariana depositatasi nell’inverno e primavera 2024.
I risultati indicano valori pari a circa 530 kg/m3 per la neve residua nella parte superiore del ghiacciaio, ossia quella che solitamente permane fino al termine dell’estate, e 470 kg/m3 per la neve residua presente nei settori inferiori, derivante dal deposito valanghivo.

I valori massimi di abbassamento registrati sulla fronte destra del ghiacciaio raggiungono 3,94 m, con un arretramento compreso tra 15 e 25 m nel periodo 2023/25.
Sulla fronte sinistra, l’abbassamento massimo è pari a 2,68 m, mentre l’arretramento frontale risulta compreso tra 15 e 40 m nello stesso intervallo temporale.
Le quote attuali delle due lingue glaciali sono pari a 3.175 m s.l.m. per la fronte destra e 3.202 m s.l.m. per la fronte sinistra.
Complessivamente il valore di ablazione specifica (perdita della componente di ghiaccio) raggiunge i 968 mm w.e. che, sommati alla perdita di massa legata alla fusione del manto nevoso e al netto di quanto rimasto al termine dell’estate, conduce ad un valore di bilancio di massa annuo di – 883 mm w. Eq.

Ablazione estiva del ghiacciaio del Rutor
La stima dell’ablazione glaciale del ghiacciaio del Rutor viene effettuata, a partire dal periodo di bilancio 2021–2022, mediante l’utilizzo di tecniche fotogrammetriche aeree, che consentono di analizzare in modo esaustivo l’evoluzione morfologica dell’intero apparato glaciale nel tempo.
Come negli ultimi anni, è stato adottato un metodo basato sul confronto tra modelli digitali del terreno (DEM – Digital Elevation Model).
La tecnica permette di valutare con elevata precisione le variazioni planimetriche e altimetriche della superficie glaciale, grazie al calcolo della DoD – Difference of DEM, vale a dire la differenza tra modelli tridimensionali ottenuti da rilievi aerofotogrammetrici ad alta risoluzione.
Sulla base dei rilievi aerei (realizzazione a cura di DigiSky S.r.l. ed elaborati dal GlacierLab del Politecnico di Torino – Dipartimento DIATI), ARPA Valle d’Aosta analizza i DEM e ne calcola la differenza altimetrica ottenendo le variazioni di volume del ghiacciaio nel periodo considerato.
Questa fase di calcolo, condotta con una griglia di campionamento di 50 cm, consente di ottenere una rappresentazione ad alta risoluzione delle aree soggette a fusione o accumulo, permettendo di quantificare in modo puntuale le variazioni altimetriche della superficie glaciale e di stimare le perdite di volume, e fornisce informazioni essenziali per il monitoraggio continuo e dettagliato dell’evoluzione del ghiacciaio del Rutor.
Per l’anno in corso, l’analisi è stata condotta confrontando i DEM derivati dalle acquisizioni aeree effettuate in data 8 settembre 2024 e 7 settembre 2025.

Sulla base della quantificazione dettagliata delle variazioni altimetriche del ghiacciaio e della sua ricostruzione planimetrica tramite ortomosaici a colore, è stato possibile calcolare gli abbassamenti medi della superficie e gli arretramenti dei diversi settori frontali, dove il processo di ablazione risulta più intenso:
- sul fronte destro (zona 7 – quota media: 2.635 m s.l.m.) l’abbassamento medio del settore è stato di -4,5 m con un arretramento medio di circa 25 m;
- sul plateau e fronte centrale (zona 6 – quota media: 2.725 m s.l.m.) l’abbassamento medio è stato di -3,6 m con un arretramento di circa 15 m; infine
- sul fronte sinistro (zona 8 – quota media: 2.720 m s.l.m.) l’abbassamento medio è risultato di – 2,6 m con un arretramento di circa 12 m. Oltre alle tecniche fotogrammetriche, si ricorre all’analisi delle immagini satellitari (Sentinel-2, programma EU Copernicus) che, pur avendo una minor definizione, garantiscono una maggiore copertura temporale. Entrambe le tecniche di telerilevamento sono integrate con i rilievi a terra, che consistono in campagne per la determinazione degli spessori di neve sul ghiaccio e lo scavo di trincee nivologiche per la ricostruzione dei profili stratigrafici e la stima del passaggio tra la neve residua dell’inverno passato e quella degli anni precedenti (il firn).

Grazie all’analisi delle immagini Sentinel-2, è stato possibile definire l’areale coperto dalla neve residua (3,32 km) pari al 46% della superficie totale del ghiacciaio al culmine della stagione di ablazione (prima degli di apporti nevosi di tarda estate).
Mediante i rilievi a terra per la misurazione dello spessore (sonda) e della densità del manto residuo (trincee nivologiche), si è potuto quantificare l’apporto calcolato in 214 mm w.e..

Il 2023 si era distinto come un anno nettamente più caldo, caratterizzato non solo da una temperatura media superiore, ma anche da un numero significativamente maggiore di giornate con temperatura superiore a 0°C. Questo aveva portato ad una stagione più lunga e persistente di condizioni termiche positive, con minore frequenza di episodi freddi.
Il 2024 e il 2025 mostrano andamenti termici mediamente più contenuti e tra loro simili, differenziandosi soprattutto per la diversa distribuzione temporale delle fasi calde e fredde: nel 2025 si osservano oscillazioni più marcate e frequenti periodi sottozero, mentre il 2024 presenta una maggiore stabilità termica nel corso dell’estate.

Ghiacciaio del Petit Grapillon
Il 26 agosto 2025 è stato ripetuto un rilievo aerofotogrammetrico mediante UAS (drone) sul ghiacciaio del Petit Grapillon, nel settore Nord della Val Ferret, sul versante sud-occidentale del gruppo del monte omonimo, in prossimità del confine italo-svizzero.
Trattandosi di un apparato glaciale di ridotte dimensioni, la sua persistenza è oggi seriamente compromessa dall’aumento delle temperature medie annuali, che accelera i processi di fusione e riduce progressivamente la sua massa.
Tra il 2017 e il 2025 il ghiacciaio del Grapillon ha subito un arretramento frontale massimo di circa 130 m, accompagnato da una riduzione della superficie complessiva stimata tra 0,02 e 0,025 km2, pari a una perdita areale di circa il 25–30% rispetto all’estensione del 2017, che era stata stimata in 0,6 km2.
In assenza di una serie storica completa di dati di accumulo invernale e di ablazione estiva, la perdita di massa è stata stimata applicando il metodo geodetico, basato sulla differenza tra due modelli digitali di superficie ottenuti rispettivamente nel 2017 e nel 2025.
Nel caso del ghiacciaio del Petit Grapillon, questo approccio è stato scelto anche perché non sono disponibili misure dirette di accumulo invernale e di ablazione estiva.
Il confronto tra modelli digitali di superficie derivati da rilievi aerofotogrammetrici eseguiti a distanza di diversi anni ha quindi permesso di stimare la perdita di massa complessiva del ghiacciaio nel periodo considerato.

Pubblicato / aggiornato
il 29/10/2025 alle 15:44
Categoria:
Politica e Amministrazione
