Consiglio Valle il 22 e 23 aprile 2026
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Il Consiglio Valle riunito il 21 aprile 2026
Il Consiglio Valle, riunito mercoledì 22 e giovedì 23 aprile 2026, ha affrontato un dibattito politico molto acceso sulla linea difensiva adottata dalla Giunta nel contenzioso sull’eleggibilità del presidente Testolin, con le opposizioni che hanno contestato la scelta di mettere in discussione una legge regionale del 2007 per tutelare una posizione personale, mentre la maggioranza ha rivendicato trasparenza e rispetto della giustizia. Nella stessa seduta, l’Aula ha poi esaminato e approvato diversi provvedimenti rilevanti, tra cui la designazione del magistrato della sezione di controllo della Corte dei conti, una norma per potenziare la protezione civile e le radiocomunicazioni, una variazione di Bilancio, il sostegno al Terzo settore e una mozione per rafforzare la tutela delle produzioni agroalimentari valdostane e l’origine dei prodotti.
Comunicazioni del presidente del Consiglio
Le président Stefano Aggravi a rappelé que «le 24 avril 1949, pour la première fois dans l’histoire, les Valdôtains élisaient leurs représentants au Conseil de la Vallée. Ces premières élections marquaient une conquête, fruit d’un long chemin de reconstruction et de renouveau démocratique après les épreuves de la guerre et la fin du régime. À la veille du 25 avril, date de la Libération, ce rappel s’inscrit dans la continuité des faits qui ont permis le retour à la démocratie et l’exercice du vote. Ce moment historique a posé les bases de notre Autonomie et de notre vie institutionnelle. Il nous rappelle aujourd’hui encore la valeur de l’engagement civique, du dialogue et du respect des institutions.»
Il presidente ha quindi comunicato di aver ricevuto il 16 aprile una nota dal gruppo consiliare Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni riguardante le notizie di stampa relative alla linea difensiva nel giudizio contro l’elezione del Presidente della Regione.
«Nella giornata di ieri, ho dato riscontro, trasmettendo la risposta a tutti i Consiglieri in un’ottica di piena trasparenza – ha detto Stefano Aggravi –. Considerato che la giornata odierna coincide con l’udienza fissata sulla vicenda, invito tutti i colleghi a tenerne il debito conto nei rispettivi eventuali interventi.»
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, ha specificato: «Oggi siamo di fronte a una questione politica e istituzionale di estrema gravità. Due brevi osservazioni tecniche con forte rilievo politico. La prima: la decisione della Giunta di incaricare l’Avvocatura regionale di sostenere una tesi difensiva relativa a un ricorso di natura personale. Ci è stato detto che ciò avveniva nell’interesse della Regione: dissentiamo. Se fosse stato davvero così, perché il Presidente non ha partecipato al voto della delibera? L’assenza richiama un possibile conflitto di interesse. Se fosse stato nell’interesse della Regione, il Presidente avrebbe dovuto assumersene la responsabilità politica. Secondo punto: nella linea difensiva si evoca la possibile incostituzionalità della legge regionale del 2007. Come può una Regione mettere in discussione una propria legge dopo 19 anni? Se vi erano dubbi, si poteva intervenire. Farlo oggi, per difendere una posizione personale, è politicamente gravissimo e mette in discussione l’autonomia legislativa. Rappresenta una macchia politica profonda e indelebile, che a nostro giudizio incide sulla credibilità necessaria per continuare a svolgere la funzione che oggi il Presidente della Regione ricopre. Forse, sul piano tecnico, potrà anche uscirne indenne. Ma la politica si misura nella responsabilità, nella coerenza e nel rispetto delle istituzioni. Per questo ci chiediamo come lei possa non riconoscere la gravità dell’errore commesso e, ancor più, come il suo partito, che quella legge nel 2007 l’ha votata convintamente, possa non avvertire il peso di quanto accaduto. Un partito che ha fatto della difesa dell’Autonomia e delle prerogative di questo Consiglio il fondamento della propria identità non può accettare che, per tutelare una posizione personale, si arrivi a mettere in discussione una legge regionale. Ci sono limiti che non possono essere superati, che oggi sono stati oltrepassati.»
Per il consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA, Fulvio Centoz, si tratta di «un problema politico tutto interno all’Union Valdôtaine che si sta cercando di trasformare in tutti i modi in un problema giuridico. L’Uv ha vinto le elezioni e ha il diritto e il dovere di governare ma non c’è scritto da nessuna parte che debba farlo con questo Presidente e con questo Vicepresidente, creando questa situazione ormai al limite del grottesco. Il movimento aveva davanti a sé due strade genuine: se ritiene che Testolin e Bertschy siano indispensabili per governare questa Regione, presenti una proposta di legge per eliminare il limite dei mandati in Giunta, assumendosene la responsabilità politica di fronte ai valdostani. Se invece tale limite è ritenuto invalicabile, perché previsto da una legge che lo stesso partito ha contribuito ad approvare, allora può individuare tra i suoi eletti figure altrettanto capaci di guidare la Regione. Mi rivolgo al Presidente dell’Union Valdôtaine, Joël Farcoz, e al capogruppo Aurelio Marguerettaz, che ha espresso dubbi su questa linea difensiva assunta dalla Regione: assumetevi la responsabilità politica di questo momento ed evitateci la vergogna di una Regione che si presenta davanti alla Corte costituzionale non per difendere le proprie prerogative, ma per chiedere l’abrogazione di una propria legge, rinunciando a 80 anni di autonomia e umiliando il Consiglio regionale.»
«Questo non è un problema di difesa della Giunta, ma di cosa si intende per Autonomia – ha osservato il consigliere della Lega VdA, Corrado Bellora -. Parto da un presupposto: non è pensabile che un avvocato non informi il cliente della linea difensiva che intende assumere e, sicuramente, gli avvocati di cui stiamo parlando non sono persone poco serie. Ritengo quindi impossibile che il presidente e tutta la Giunta non sapessero. Non discuto le scelte tecniche degli avvocati, anche brillanti, ma politicamente il giudizio è opposto: è una scelta vergognosa. Essere autonomisti non significa fare discorsi in francese o parlare di Autonomia in ogni occasione: significa difenderla nel concreto e averne rispetto. Un partito che si definisce autonomista non può, per salvare sé stesso, abdicare al ruolo che si è autoattribuito. Questo significa prostituire l’Autonomia per salvare la propria poltrona. Chiedo quindi al Capogruppo dell’Union Valdôtaine, al Presidente della Regione, agli Assessori: quale sarà il prossimo passo? Chiederete di commissariarci?»
«Quanto accaduto rischia di diventare un precedente pericoloso per la nostra Autonomia – ha affermato il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin -. Un Presidente che, per difendersi mentre ricopre la massima carica regionale, mette in discussione la legittimità costituzionale di una legge approvata dallo stesso Consiglio sta di fatto anteponendo se stesso alla Regione che amministra. Gli altri componenti della Giunta ne erano al corrente? Una Regione a statuto speciale che, anziché difendere con orgoglio le proprie norme nelle materie di competenza primaria, le impugna davanti alla Corte costituzionale per salvare un singolo caso, compie una scelta profondamente sbagliata. Se una norma non convince più – ed è legittimo – la si modifica qui, in Consiglio, con un atto politico. Non si chiede alla Corte di fare il lavoro sporco. Altrimenti si svuota di significato la nostra autonomia legislativa, si indebolisce la credibilità della Valle d’Aosta proprio mentre chiediamo -o potremmo chiedere – maggiori spazi di autonomia a Roma. Noi difendiamo le norme della nostra Regione non per convenienza, ma per principio. L’autonomia non è una bandiera da sventolare quando fa comodo e da accantonare quando diventa scomoda.»
Per la consigliere del PD-FP, Clotilde Forcellati, «c’è un filo rosso che lega Liberazione, Autonomia e coerenza delle istituzioni. Il 25 aprile 1945 e il 24 aprile 1949 definiscono il nostro perimetro politico. Il 25 aprile segnò, per la Valle d’Aosta, la fine del centralismo fascista e la possibilità di ottenere lo Statuto speciale; il 24 aprile 1949 rappresentò la maturità di quella libertà, con la prima elezione del Consiglio regionale e la piena legittimazione popolare. Celebrare queste date oggi richiede però verità. Non possiamo onorarle e al contempo ignorare una strategia difensiva della Giunta che rischia di minare la nostra architettura legislativa: mi riferisco all’ipotesi di incostituzionalità della legge regionale del 2007 per difendere una posizione personale. Come può un’istituzione autonoma mettere in discussione una propria legge? Questo genera sfiducia e crea un precedente pericoloso. È l’opposto della solidità costruita nel 1949. Onorare quelle date significa difendere l’Autonomia rispettando la dignità delle leggi: non uno scudo per il potere, ma un impegno verso coerenza e stabilità democratica.»
Per la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini, «ci troviamo di fronte a una vicenda che va ben oltre un semplice caso giudiziario. Quando una maggioranza di governo si trova a difendere la propria posizione mettendo in discussione le regole che essa stessa ha contribuito a creare, si apre una frattura, non solo giuridica ma anche etica e politica. Com’è possibile che ciò che ieri era considerato giusto e necessario per la qualità della nostra democrazia oggi diventi improvvisamente incostituzionale? Com’è possibile che una regola pensata per limitare il potere venga messa in discussione proprio nel momento in cui quel limite entra in gioco? Questa scelta ha generato tensioni interne alla maggioranza: alcuni Consiglieri hanno espresso dubbi sull’opportunità di una simile linea difensiva, ritenuta politicamente inopportuna. Questo è un segnale importante: significa che non siamo davanti solo a uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma a una crisi più profonda che attraversa le stesse istituzioni, una crisi di fiducia. Che messaggio si dà ai cittadini? Che le regole valgono finché non toccano chi governa? Che una legge può essere messa in discussione non perché ingiusta per tutti, ma perché scomoda per qualcuno? Questo non è un buon segnale. Non lo è per la credibilità delle istituzioni, non lo è per il rispetto di questo Consiglio e non lo è nemmeno per l’autonomia speciale della Valle d’Aosta, che rischia di apparire come uno strumento piegato a esigenze personali.»
«Prendo la parola in un giorno che considero tra i più tristi degli ultimi 80 anni della nostra Autonomia – ha dichiarato il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel –. Quest’Aula è il cuore del nostro autogoverno: qui si fanno le leggi e si rispettano. Ed è proprio questo il punto grave. Se Testolin, come persona fisica, nelle sue difese richiama l’incostituzionalità, è una scelta; se lo fa da Presidente la questione è politica. Ma qui, anche la Giunta ha deliberato di costituirsi, arrivando a ipotizzare l’incostituzionalità della legge regionale 21 del 2007. Questo è gravissimo: significa mettere in discussione una legge voluta da questo Consiglio. Non è solo una questione tecnica o personale: il Presidente rappresenta l’intera Regione. E mentre tutti rivendichiamo l’Autonomia, nei fatti rischiamo di negarla. Questo è il luogo del confronto e serve chiarezza. Presidente, ha ancora un’occasione per dare un segnale: riconosca l’errore e la sottovalutazione politica di quanto accaduto, e tragga le conseguenze. Solo così possiamo tutelare davvero il Consiglio, l’Autonomia e gli interessi della nostra comunità.»
«Una vicenda che è scivolata in un pericoloso paradosso ai danni della nostra Autonomia – ha detto il consigliere di AVS, Andrea Campotaro -. Il ricorso depositato dai colleghi Minelli e Torrione non impugna alcun atto amministrativo della Regione ma mira esclusivamente ad accertare il diritto soggettivo del Presidente Testolin a ricoprire una carica in Giunta per la quarta legislatura consecutiva. È singolare che la Giunta abbia scelto di intervenire in giudizio impegnando oltre 21.000 euro di risorse pubbliche per sostenere, con ulteriori legali, una posizione che attiene alla sfera personale del singolo e non all’interesse generale dell’Amministrazione. Ancor più grave e inaccettabile è la linea difensiva adottata: promuovere una questione di legittimità costituzionale sulla legge elettorale regionale è un precedente pesantissimo perché si chiede di abrogare una norma approvata da questo Consiglio pur di applicarla al caso specifico. Come può una maggioranza autonomista avallare questa linea difensiva che vuole indebolire la potestà legislativa della Valle d’Aosta? Condividiamo le posizioni espresse in merito alla degradazione del ruolo del Consiglio e riteniamo insoddisfacente la risposta del Presidente Aggravi che doveva prendere una posizione netta e chiara, invitando l’avvocato della Regione, l’Avvocatura regionale e il Presidente della Regione a stralciare la richiesta di ricorso alla Corte Costituzionale piuttosto che limitarsi a dire che AVS non doveva partecipare alla votazione del Presidente.»
«Sottolineando che il consigliere Campotaro fa parte di un gruppo che è parte interessata nella vicenda prendo atto del suo intervento che mi conferma che nella risposta che ho trasmesso a tutti i consiglieri ci sono elementi molto sensibili – ha replicato il presidente del Consiglio, Stefano Aggravi -. Per questo la sua insoddisfazione è, per me, la conferma che ho scritto il giusto.» La lettera è allegata all’articolo.
Il vicepresidente della Regione, Luigi Bertschy, ha replicato: «Noi, come gruppo e come maggioranza, ci riserviamo di non entrare nel merito del dibattito, oggi, nel rispetto dell’autorità giudiziaria. Siamo in una posizione diversa politicamente, e comprendiamo l’atteggiamento delle opposizioni, senza però evitare la discussione: avremo modo di affrontarla. Mi dispiace che alcuni interventi siano stati influenzati da una lettura parziale del ricorso, basata su quanto riportato dai giornali, senza poter conoscere gli atti e le difese. Noi ci riserviamo di metterli a disposizione, perché come voi amiamo la nostra Regione e la nostra Autonomia, e non intendiamo mettere in difficoltà il Consiglio regionale, che stiamo invece cercando di tutelare. Il principio in gioco riguarda il corretto rinnovo delle cariche e la possibilità di crescita e partecipazione all’interno di questa Assemblea. Un conto è difendere un principio, un altro è distorcerne l’applicazione rispetto alla sua finalità. Vi chiediamo quindi rispetto per il fatto che oggi riteniamo debba prevalere il lavoro della giustizia. Politicamente, poi, all’interno della maggioranza e di questo Consiglio, sapremo assumere piena consapevolezza di quanto accaduto.»
Comunicazioni del presidente della Regione
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, nelle sue comunicazioni al Consiglio del 22 aprile 2026, ha riferito che «successivamente alla precedente adunanza consiliare, il presidente della Commissione paritetica, Vincenzo Nunziata, mi ha personalmente informato che la Commissione, nell’ultima sua seduta, ha approvato tre schemi di norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d’Aosta riguardanti le concessioni di derivazione d’acqua, le modifiche alla sezione di controllo della Corte dei Conti e le modifiche al coordinamento della finanza pubblica e di sistema territoriale integrato. Attendiamo ora l’invio ufficiale dei testi definitivi degli schemi approvati dalla Commissione paritetica, al termine di un intenso percorso politico e amministrativo che ci ha impegnato in questi ultimi mesi e che ha permesso di superare alcune osservazioni contenute nei pareri dei Ministeri competenti.»
«Dopo lo scalpore scaturito dalle dichiarazioni fatte dal Ministro degli esteri italiano al congresso di Forza Italia sullo sblocco della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche e il suo ritorno in Consiglio Valle, ci aspettavamo che il Presidente Testolin ci desse una spiegazione più dettagliata rispetto alla sua evoluzione – ha osservato il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin -. Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio Aggravi quando sarebbe stata calendarizzata questa norma, ma ci è stato risposto che ad oggi non c’è niente in programma. Se si fanno degli annunci, tendenzialmente dovrebbe seguire anche qualche fatto concreto. Se si parla di qualcosa, questo qualcosa c’è oppure no? Se non c’è, è evidente che qualcuno ha fatto dichiarazioni improvvide pensando che, siccome c’era un’occasione, si potesse, leggendo un fogliettino magari suggerito qualche attimo prima, fare un annuncio dicendo “vedete che risultati abbiamo portato”. Ma di risultati, però, non ce ne sono.»
Per la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, «ancora una volta siamo di fronte a un problema serio di metodo e di rispetto istituzionale. Tutti noi abbiamo appreso dai giornali e dalle agenzie dello sblocco della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, annunciato dal ministro Tajani a un congresso di partito. Un fatto che parla da solo e che dice una cosa molto chiara: le sedi istituzionali vengono dopo, o peggio vengono bypassate. Questo Consiglio, il 28 gennaio 2025, ha approvato all’unanimità lo schema di decreto che era stato a sua volta approvato e licenziato dalla Paritetica. Da allora il nulla: non abbiamo più avuto informazioni e ad oggi noi non sappiamo cosa sia cambiato e quale equilibrio si stia delineando. Se le scelte sulle nostre risorse vengono annunciate altrove rispetto alle sedi istituzionali e il Consiglio viene tenuto all’oscuro, allora il tema non è soltanto la norma di attuazione: è il rispetto delle prerogative stesse di quest’Aula e di ciò che rappresenta per la nostra comunità. Per questo chiediamo che il Presidente della Regione riferisca immediatamente, oggi, sui contenuti e sulle modifiche della norma.»
Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, «il presidente Testolin, in questa vicenda, è in parte lesa rispetto a quanto accaduto, e su questo esprimo anche una forma di solidarietà. Non ero presente al congresso di Forza Italia e mi riferisco quindi a quanto riportato dai giornali, che parlavano di uno “sblocco”. Ma uno sblocco, alla luce dei fatti, non c’è stato: semmai un rinvio, perché ogni modifica deve passare dal Consiglio regionale e dai passaggi istituzionali previsti. Parlare di sblocco è quindi fuorviante e rischia di essere anche pericoloso, perché la materia è ancora incompleta e mancano passaggi e pareri. Su temi così delicati serve serietà e rispetto delle sedi istituzionali, che devono essere pienamente informate. Evitare “sparate” mediatiche è fondamentale, perché si rischia di compromettere un lavoro complesso che riguarda interessi importanti della Regione e anche rapporti sovraordinati. Serve quindi confronto serio nelle sedi competenti, senza fughe in avanti o comunicazioni propagandistiche.»
Il consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) ha aggiunto: «A questo punto la richiesta che noi avevamo avanzato di udire in prima Commissione i componenti di parte regionale della Commissione paritetica – uno dei quali siede in questo Consiglio – diventa sempre più urgente anche per capire che cosa sia successo.»
«Siamo contenti se davvero si è sbloccato un dossier fermo da anni e più volte affrontato in quest’Aula: per la Valle d’Aosta sarebbe un risultato importante – ha osservato il capogruppo di AdC, Marco Carrel -. Ma siamo anche preoccupati, perché non conosciamo ancora nel dettaglio modifiche e contenuti dell’intesa. Per questo abbiamo chiesto, insieme al PD e AVS, di audire i membri regionali della Commissione paritetica, per avere piena informazione su norme di attuazione e tempi. Nel 2023 avevamo scelto di garantire un collegamento tra Consiglio e Commissione paritetica con la presenza di un Consigliere regionale, per assicurare trasparenza e flusso di informazioni. Oggi, però, apprendiamo notizie rilevanti non nelle sedi istituzionali, ma attraverso dichiarazioni pubbliche e congressi politici. Anche se il segnale può essere positivo, va chiarito nelle sedi opportune: per noi che siamo Autonomisti, l’Autonomia si difende con trasparenza, conoscenza degli atti e rispetto del Consiglio regionale, non con annunci esterni come succede a questo con questo Governo.»
«Sul tema delle concessioni idroelettriche, Forza Italia si è spesa fortemente per la definizione della norma, attraverso il Vicepremier Tajani unitamente al nostro coordinatore regionale Emily Rini e l’onorevole Gasparri, responsabile degli enti locali e firmatario dell’accordo che viene richiamato in quest’Aula ogni due per tre – ha concluso il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis –. Credo sia stato molto apprezzato il fatto che, al congresso, il nostro Ministro Tajani abbia detto che sono state superate le problematiche relative alla norma di attuazione e che, sostanzialmente, è chiuso il procedimento. Ciò significa che tutte le interlocuzioni che erano nate hanno dato esito positivo: il procedimento è stato chiuso con la partecipazione attiva del Presidente della Regione, del nostro coordinatore regionale e dei vertici nazionali. A brevissimo, avrete tutte le indicazioni che servono e ci piacerebbe che anche voi possiate condividere con entusiasmo questo risultato. Sembra quasi che dia fastidio quando si risolvono i problemi della Valle d’Aosta, quando dovrebbero esserci parole di apprezzamento, e stupisce ancor più quando la sofferenza e lo scherno sono manifestati dai banchi della Lega che è al governo nazionale.»
Designato il magistrato nella sezione di controllo della Corte dei conti
Il Consiglio Valle ha designato, con 19 voti, l’avvocato Salvatore Chiofalo quale magistrato nella sezione di controllo della Corte dei conti per i prossimi sette anni.
La scelta è avvenuta in base alla decisione della Conferenza dei Capigruppo di consentire a coloro che fossero in possesso dei requisiti richiesti di manifestare il proprio interesse inviando il proprio curriculum, pur non essendo tale procedura prevista dal decreto legislativo 179/2010.
Nella votazione ha preso 16 voti il candidato proposto dai gruppi di minoranza, Stefano Franco, segretario generale del Comune di Aosta.
Salvatore Chiofalo prenderà il posto di Franco Vietti, che era stato nominato dall’Assemblea il 24 gennaio 2019. Il suo incarico scadrà il 27 maggio.
La designazione è prevista dalla norma di attuazione dello Statuto speciale concernente l’istituzione di una sezione di controllo della Corte di conti (decreto legislativo n. 179 del 5 ottobre 2010). Tale sezione è composta da un presidente e da cinque magistrati, due dei quali con la qualifica di consigliere della Corte medesima. Gli altri tre magistrati sono nominati, sentito il Consiglio della Presidenza della Corte dei conti, dal Consiglio dei ministri, su designazione uno della Giunta regionale, uno del Consiglio regionale e uno del Consiglio permanente degli enti locali.
La sezione di controllo regionale esercita “il controllo sulla gestione dell’amministrazione regionale e degli enti strumentali, ai fini del referto al Consiglio regionale, nonché il controllo sulla gestione degli enti locali territoriali e loro enti strumentali, e delle altre istituzioni pubbliche di autonomia aventi sede nella regione, per riferirne agli organi rappresentativi di detti enti.” Inoltre, “a richiesta del Consiglio regionale, procede alla valutazione degli effetti finanziari delle norme legislative che comportino spese.”
Attività legislativa
Potenziamento della capacità di risposta del sistema regionale di protezione civile
Il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità un disegno di legge che contiene disposizioni per il potenziamento della capacità di risposta del sistema regionale di protezione civile e per l’adeguamento della rete di radiocomunicazioni. I gruppi di opposizione non hanno partecipato al voto.
Il capogruppo di AdC, Marco Carrel, ha motivato la presa di posizione della minoranza: «Le opposizioni usciranno dall’Aula, in quanto non riteniamo opportuno approvare questa legge, in un segno che deve essere interpretato esclusivamente dal punto di vista politico. Oggi, siamo di fronte a una crisi politica: non entriamo nel merito della norma, ma abbiamo preso atto, nella discussione di questa mattina, che la Giunta impugna e arriva a richiedere l’incostituzionalità di leggi approvate da questo Consiglio. Riteniamo quindi opportuno lanciare un segnale, anche ai Consiglieri di maggioranza, affinché possano seguirci se condividono la necessità di affermare la centralità del Consiglio regionale, del potere legislativo e della difesa della nostra Autonomia.»
La minoranza ha espresso la propria posizione in una nota congiunta: «Fratelli d’Italia, Lega Vallée d’Aoste, PD-Federalisti Progressisti VdA, Alleanza Verdi e Sinistra, La Renaissance Valdôtaine e Autonomisti di Centro hanno deciso di abbandonare i lavori del Consiglio durante la discussione del disegno di legge su protezione civile e radiotelecomunicazioni, in segno di protesta contro la condotta della Giunta regionale, che ha messo in discussione la legittimità costituzionale di leggi approvate dal Consiglio stesso.
Questa scelta non riguarda il merito del provvedimento, bensì vuole essere un segnale politico netto in risposta a quella che riteniamo un attacco all’istituzione Consiglio Valle senza precedenti. Ad una situazione paradossale, dove la Giunta regionale mina alle fondamenta il ruolo e l’autorità del massimo organo legislativo regionale, si risponde con una presa di posizione netta. Il potere legislativo regionale non può essere piegato ad esigenze personali o di parte: deve rispondere esclusivamente all’interesse della comunità valdostana. Lo dobbiamo ai principi che ciascuno di noi ha proclamato assumendo questo mandato.»
Il provvedimento, presentato dalla Giunta il 13 marzo ed esaminato dalla terza Commissione, si compone di sei articoli che intervengono sull’adeguamento agli standard europei della rete digitale per garantire comunicazioni operative affidabili nelle fasi di previsione, soccorso e superamento dell’emergenza. Sul piano tecnico, la norma consente l’evoluzione dell’attuale rete basata su standard Etsi Tetra verso Tetra 2, per migliorare i servizi voce e dati, la localizzazione degli utenti, la registrazione delle comunicazioni e il monitoraggio centralizzato, prevedendo anche canali alternativi per assicurare la continuità del servizio.
La consigliere Josette Borre (UV) ne ha illustrato i contenuti in Aula, osservando come «l’esperienza maturata nei passati eventi calamitosi abbia evidenziato il ruolo essenziale delle radiocomunicazioni, soprattutto quando le reti telefoniche risultano indisponibili. Questo disegno di legge intende proiettare nel futuro questa capacità, dotando il sistema regionale di radiocomunicazioni – che già garantisce una copertura dell’intero territorio regionale – strumenti moderni, affidabili e adeguati. Gli interventi previsti non comportano, quindi, una sostituzione delle infrastrutture portanti esistenti, come i tralicci, ma riguardano l’aggiornamento delle componenti tecnologiche, incluse le antenne, per migliorare la qualità e l’affidabilità del servizio. L’impostazione del provvedimento è tecnologicamente neutra per garantire flessibilità e adattabilità rispetto alle future evoluzioni, inclusa la possibile integrazione con sistemi innovativi, come le tecnologie satellitari. Un altro elemento qualificante riguarda la modalità di finanziamento: sono previsti 5,2 milioni di euro complessivi, di cui 3,9 milioni per il 2026 e 1,3 milioni per il 2027, provenienti dai rimborsi dello Stato per gli eventi alluvionali del 29 e 30 giugno 2024 e del 16 e 17 aprile 2025, nonché dal fondo di accantonamento del bilancio regionale. Un’impostazione che consente di trasformare risorse straordinarie, originariamente destinate alla gestione dell’emergenza, in investimenti strutturali capaci di rafforzare in modo stabile la capacità operativa del sistema.»
«Una norma che dà risposte importanti per poter utilizzare le risorse rimborsate dalla Protezione civile nazionale per mettere in campo degli investimenti preventivi sul nostro territorio che permettono di prevenire situazioni di pericolo nei momenti di emergenza oltre a poter provvedere alle attività di ripristino post eventi alluvionali – ha osservato il presidente della Regione, Renzo Testolin –. Questo è lo spirito con cui siamo sempre stati sollecitati a operare anche dalla Protezione civile nazionale: un meccanismo che la Protezione civile valdostana ha sempre raccolto dimostrando capacità previsionali importanti che contribuiscono, in contesti delicati, a gestire situazioni che possono diventare pericolose per la popolazione. Nello specifico la norma va poi a destinare 5,2 milioni di euro per un investimento assolutamente importante per predisporre un sistema radio in grado di coprire tutto il territorio regionale offrendo garanzie di sicurezza e di copertura comunicativa anche in momenti emergenziali. Ringrazio le strutture che hanno redatto questo disegno di legge, la Commissione e la relatrice che lo hanno esaminato.»
Variazione al Bilancio
Il Consiglio Valle ha approvato il primo provvedimento di variazione al bilancio di previsione finanziario della Regione per il triennio 2026/28.
Il testo è stato adottato con 19 voti a favore (UV, CA, FI) e 15 astensioni (FdI, Lega VdA, PD-FP, AVS, Renaissance, AdC). Sono stati recepiti quattro emendamenti della seconda Commissione, mentre ne sono stati respinti tre a firma congiunta dei gruppi Lega VdA e La Renaissance.
Contestualmente, l’Assemblea ha respinto due ordini del giorno presentati dai gruppi Lega VdA e La Renaissance: il primo riguardava l’impiego, su base volontaria, del personale della Società di Servizi nei centri estivi da organizzare nel periodo giugno-settembre 2026; il secondo chiedeva l’istituzione di una cabina di regia per la definizione di un nuovo piano scolastico della media Valle.
Il disegno di legge, presentato dalla Giunta il 20 marzo, dispone per il triennio una manovra di spesa complessiva pari a 37,3 milioni di euro, di cui 6,7 milioni finanziati da maggiori entrate e 30,6 milioni compensati con riduzioni di spese. Nel complesso la manovra incrementa le spese correnti nel triennio di 5,3 milioni di euro e le spese di investimento di 1,4 milioni di euro.
La variazione interviene principalmente nei settori della finanza locale, delle politiche abitative e della promozione turistica attraverso i grandi eventi. Sono inoltre previsti interventi nei comparti dell’istruzione e della cultura, dello sviluppo economico, del lavoro e dell’agricoltura, oltre a misure a sostegno delle cooperative sociali.
La relazione della consigliere Borre
La consigliere Josette Borre (UV), relatrice di maggioranza, ha affermato che «la manovra si caratterizza per un volume complessivo di risorse significativo, distribuito su numerosi interventi di dimensione medio-piccola. Le scelte operate privilegiano il rafforzamento della finanza locale, che assorbe oltre 15 milioni di euro nel triennio, e il sostegno alle politiche sociali e abitative, mantenendo al contempo un equilibrio finanziario fondato prevalentemente su compensazioni interne. Si tratta, pertanto, di un provvedimento che non espande in modo strutturale la spesa, ma redistribuisce risorse per garantire continuità ai servizi e rispondere a esigenze specifiche, confermando un’impostazione prudente e coerente con gli obiettivi di stabilità della finanza regionale.»
La consigliere ha quindi dettagliato gli interventi, a partire «dall’estensione del regime fiscale agevolato a enti che, pur avendo operato come Onlus fino al 2025, non possono essere qualificati come enti del Terzo settore secondo la normativa nazionale, prevedendo agevolazioni su imposta di trascrizione, Irap e tassa automobilistica. Un elemento centrale della manovra è il rafforzamento della finanza locale: l’incremento dei trasferimenti senza vincolo di destinazione è pari a 5 milioni di euro annui, per complessivi 15 milioni nel triennio, con una significativa crescita già nel 2026, dove lo stanziamento passa da 2 a 7 milioni. A ciò si aggiunge un ulteriore incremento di 6 milioni nel 2026, tra trasferimenti vincolati e non vincolati, destinati anche ad ambiente e territorio, interventi sociali, cooperazione e relazioni con gli enti locali. Sulle politiche abitative si concentra uno sforzo più consistente con risorse complessive pari a circa 5,1 milioni nel triennio, tra finanziamenti ad Arer e l’istituzione di un fondo dedicato. In relazione al Pnrr, si registra un incremento dei trasferimenti al Comune di Arvier e l’autorizzazione a un’anticipazione di liquidità fino a 7 milioni di euro, operazione rilevante ma a carattere temporaneo.
Nel settore istruzione e cultura – ha proseguito – sono stanziati circa 913 mila euro per il 2026 (Università, studentato di Verrès, Piano strategico cultura e Forte di Bard), mentre ulteriori risorse riguardano lo sport, con interventi su più annualità e un finanziamento specifico per la piscina di Pré-Saint-Didier. Gli interventi per lo sviluppo economico, il lavoro, l’agricoltura e la sanità risultano contenuti ma diffusi, affiancati da misure a sostegno delle cooperative sociali.
Nel corso dell’esame in Commissione sono stati approvati alcuni emendamenti – ha concluso -, in particolare sulla ripartizione delle risorse assegnate alle Unités des Communes per il 2027 e 2028. È stato inoltre introdotto l’articolo 31-bis, che accoglie le richieste del Consiglio permanente degli enti locali e anticipa al 15 giugno 2026 il termine per l’approvazione delle convenzioni per l’ufficio di segretario, al fine di accelerare il processo di riforma e definire rapidamente il quadro delle sedi di segreteria. Con l’articolo 31-ter si interviene invece sulla normativa regionale in materia di enti locali per adeguarla alla sentenza n. 16/2026 della Corte costituzionale, che ha richiamato la necessità di uniformità nazionale in tema di accesso alle cariche pubbliche. Le modifiche – che si applicano con effetto retroattivo in coerenza con la pronuncia della Corte – consentono, tra l’altro, la nomina di assessori anche esterni ai consigli comunali, ridefiniscono le incompatibilità familiari secondo quanto previsto dal Tuel e rimuovono il limite ai mandati nei piccoli Comuni.»
La relazione del consigliere Manfrin
Il consigliere Andrea Manfrin (Lega VdA), relatore di minoranza, ha sottolineato che «la manovra si configura soprattutto come una variazione di gestione ordinaria più che come una manovra di indirizzo, adottata a pochi mesi dal bilancio previsionale, a conferma di criticità già presenti e della necessità di interventi urgenti e in parte obbligati.»
Sul metodo dei lavori in Commissione, il Consigliere ha osservato che «la mancata approvazione delle proposte di audizione dei principali portatori di interesse su temi rilevanti ha limitato la possibilità di un confronto pieno e strutturato. Un coinvolgimento più ampio dei soggetti interessati avrebbe consentito un lavoro di Commissione più completo ed efficace, rafforzando la funzione di controllo e approfondimento del Consiglio.»
Nel merito, secondo il Consigliere, «alcune misure rispondono comunque a esigenze concrete e non rinviabili, come la sterilizzazione degli aumenti degli affitti per gli assegnatari di edilizia residenziale pubblica, le politiche sociali, giovanili e sportive. Le osservazioni dell’opposizione riguardano quindi il metodo, la trasparenza e, in alcuni casi, l’adeguatezza delle soluzioni adottate. In particolare, resta aperta la questione dell’incremento dei trasferimenti alle Unités per 5 milioni annui: pur comprendendo le esigenze legate ai rinnovi contrattuali, ci si interroga sulle ragioni per cui tali oneri non fossero stati adeguatamente previsti dagli enti competenti, sollevando un tema di programmazione e di possibile fragilità strutturale del sistema degli enti locali. Riguardo alle politiche abitative, la proroga del blocco dell’adeguamento dei canoni Erp, con trasferimenti ad Arer per compensare i minori introiti, è una misura condivisibile nel merito ma che solleva il tema del continuo rinvio di una riforma organica delle politiche abitative, attesa entro il 2027. Per quanto riguarda il Pnrr e il progetto “Agile Arvier” permangono preoccupazioni sulla capacità gestionale di un piccolo ente chiamato a sostenere volumi finanziari rilevanti in tempi molto stretti.
Una delle poste più rilevanti della variazione riguarda la promozione turistica, con oltre 1,4 milioni di euro aggiuntivi, concentrati in larga parte su eventi sportivi di grande richiamo – ha proseguito -. Pur riconoscendo il valore della promozione sportiva per l’immagine della Valle d’Aosta, si evidenzia la necessità di una riflessione più ampia sulla strategia complessiva, che includa anche altri segmenti turistici come cultura, enogastronomia e turismo familiare. Per quanto riguarda le cooperative sociali permangono perplessità sui criteri di accesso, in particolare sull’ampliamento della platea dei beneficiari, che rischia di ridurre la coerenza tra risorse assegnate e impatti effettivi dei rinnovi contrattuali. Anche su questo punto, si rileva la necessità di un approfondimento più compiuto. È quindi evidente che la minoranza ha chiesto approfondimenti sui temi, ed espresso le sue perplessità, non per il gusto di farlo, ma per reale esigenza di chiarimento.»
Il dibattito in Aula
«Questa variazione non è un mero atto tecnico ma una scelta politica che orienta risorse, definisce priorità, rispondendo ai bisogni dei cittadini e del tessuto economico – ha spiegato il consigliere Marco Sorbara (Forza Italia), Presidente della seconda Commissione –. Come Commissione, abbiamo svolto un lavoro attento e approfondito, ponendo attenzione agli equilibri di bilancio – che restano solidi – e all’efficacia delle misure proposte, che sono realmente attuabili, concrete e capaci di rispondere in modo tempestivo alle nuove esigenze emerse nel corso dell’anno. Il contesto economico attuale, ancora segnato dall’incertezza, ci impone serietà e visione: ogni euro pubblico deve essere utilizzato con attenzione e determinazione per sostenere famiglie, imprese e territori. Il confronto in Commissione è stato serio, costruttivo e si è tradotto nell’accoglimento delle audizioni proposte dalla minoranza. Un passaggio che ha contribuito a migliorare il testo e arrivare a una proposta equilibrata, responsabile e orientata agli interessi generali della comunità.»
Il consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz ha osservato: «Durante l’esame del bilancio a dicembre, la maggioranza, a fronte degli ordini del giorno dell’opposizione, aveva risposto: “lo stiamo già facendo”. Oggi questa manovra avrebbe dovuto confermarlo, ma non ne vediamo traccia, a partire dai criteri per il riparto della finanza locale, che sono un ennesimo intervento in deroga. Quando ci sarà una vera riforma della legge 48/1995? I Comuni se lo meritano. Rileviamo poi che le maggiori entrate per 6,7 milioni non sono un risultato politico della nuova Giunta: derivano dal rimborso del Mef per la riforma Irpef statale, non hanno natura strutturale e sono decrescenti, quindi non rafforzano l’autonomia finanziaria. Dal punto di vista generale, questa non è una manovra di indirizzo politico, ma un ribilanciamento contabile: si spostano risorse da un capitolo all’altro. L’unica scelta politica evidente riguarda la promozione turistica: legittima, ma è il rafforzamento di una linea già esistente. Su sanità, sociale, lavoro, casa, giovani e ambiente non c’è nulla. Non si vede una visione politica, ma solo gestione ordinaria e redistribuzione di risorse esistenti.»
«Questa variazione di bilancio cambia di poco la linea politica che la precedente maggioranza aveva sposato e non rispecchia quell’esigenza di cambiamento che il Presidente della Regione aveva dichiarato nel suo discorso di insediamento – ha rilevato il consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Lattanzi –. Come detto dalla relatrice Borre, è una legge manutentiva, di continuità e di equilibrio. E il cambiamento dov’è? Dai colleghi di Forza Italia ci aspettavamo un colpo d’ala, mentre prendiamo atto che sulle Unité des Communes i costi continuano ad aumentare e non c’è nessuna scelta; sui Comuni, già colpiti da desertificazione e spopolamento, non si riconoscono gli aumenti dei costi del personale che dovrebbero indurre a fare una riforma sugli enti locali della Valle d’Aosta. Possiamo permetterci ancora 74 Comuni? Anche sulle politiche abitative, al di là dell’intervento pubblico, non c’è nessuna strategia fiscale per incentivare i privati a rendere disponibili i loro appartamenti affittandoli. Aspettiamo il cambiamento: se ci sarà, noi lo voteremo; se la traiettoria rimane questa, siamo preoccupati e non voteremo questa legge.»
Per la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, «in questa prima variazione di bilancio alcuni elementi sono positivi, come le misure per il Terzo settore e il sostegno alle cooperative sociali per i rinnovi contrattuali, anche se con risorse ancora insufficienti e modalità da migliorare. Permangono però criticità: sui trasferimenti agli enti locali restano da chiarire criteri di riparto e programmazione; sull’edilizia residenziale pubblica, il trasferimento straordinario ad Arer evidenzia una questione strutturale: da tempo si attende la revisione della legge del 2013, necessaria per affrontare non solo l’emergenza abitativa ma anche il disagio di famiglie e ceti medi. Sull’anticipazione al Comune di Arvier per il progetto Pnrr, comprendiamo le esigenze di liquidità, ma sarebbe stato utile un quadro informativo più completo in Commissione sullo stato dell’arte. Le nostre domande non erano un attacco al Comune, ma una richiesta di maggiore chiarezza su un progetto complesso per una piccola realtà. Le Commissioni hanno un ruolo centrale come luogo di confronto e informazione: limitarlo riduce la possibilità del Consiglio di valutare pienamente le scelte presenti nei provvedimenti. Nel merito della legge, voteremo alcuni articoli e altri no: il nostro sarà, nel complesso, un voto di astensione, perché permangono elementi condivisibili ma anche criticità che richiedono maggiore chiarezza.»
«Dopo l’approvazione di un bilancio ovviamente tecnico, per via delle elezioni dello scorso autunno, ci aspettavamo una variazione più politica e con più visione. Invece, ci troviamo davanti a un provvedimento che interviene singolarmente su una serie di problemi, alcuni condivisibili e altri no, senza dare una risposta concreta alle esigenze che più volte abbiamo portato in quest’Aula – ha affermato il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, annunciando il voto di astensione –. Ad esempio, non ci sono gli 11 milioni per i giovani agricoltori che ci aspettavamo di vedere; si parla di un nuovo master universitario sulla governance e la sostenibilità delle Alpi quando in realtà si stanziano 70 mila euro per la partecipazione ad un fondo del Ministero. Il grosso di questa variazione di bilancio viene messo esclusivamente per far fronte a maggiori spese legate ai rinnovi contrattuali e ai contributi correnti agli enti locali. Dobbiamo aspettare altri mesi per avere l’assestamento di bilancio e valutare quali siano le nuove idee e la visione politica di questa maggioranza, sperando che il confronto in Commissione sia molto più sereno e libero e non blindato come quello che abbiamo avuto in questa occasione.»
Il capogruppo Andrea Manfrin ha illustrato gli emendamenti presentati da Lega VdA e La Renaissance, definendoli «un vero e proprio pacchetto anticrisi, necessario in questa fase. La Valle d’Aosta affronta una pressione economica su due fronti: caro energia e crisi abitativa, che incidono concretamente sulla vita quotidiana e sul potere d’acquisto dei valdostani. Il primo emendamento introduce, per il triennio, un contributo diretto sull’acquisto di carburanti, applicato alla pompa: sconto di 20 centesimi al litro sulla benzina e 40 sul gasolio, con una maggiorazione per i residenti nei comuni svantaggiati. Il secondo prevede il ripristino del Prestito sociale d’onore, già introdotto dalla legge regionale 3/2015, come strumento di microcredito per persone in difficoltà economica prive di garanzie. Il terzo istituisce un fondo di garanzia rotativo per la locazione, presso Arer dal 2027, che copre fino a 18 mensilità di canone non pagato, entro 15.000 euro, con recupero delle somme dagli inquilini morosi. Si tratta di misure concrete per rispondere alle difficoltà reali dei valdostani.»
Il consigliere Corrado Bellora (Lega VdA) ha aggiunto: «Sono tre proposte di buon senso che incidono su problemi reali: è ciò che serve nei momenti di crisi. Dobbiamo guardare alla realtà: il trasporto su gomma è centrale in una regione come la Valle d’Aosta – dove la mobilità è ancora lontana dall’essere tutta elettrica – e la percentuale di case sfitte è la più alta d’Italia (56,1%). Quindi ogni incentivo è utile e concreto. Il prestito d’onore dà un segnale forte, perché va nella direzione di aiutare le famiglie valdostane in fragilità economica, e si sostituisce a una misura come “voci di colori” che discrimina i cittadini italiani rispetto agli stranieri, realizzando una sorta di razzismo al contrario. Il fondo di garanzia per la locazione risponde alla paura dei proprietari ad affittare, creando un meccanismo virtuoso rotativo. Si incentiva così la messa sul mercato degli immobili e si favorisce l’accesso alla casa.»
Il vicecapogruppo dell’Union Valdôtaine, Michel Martinet, ha replicato ad alcuni interventi dell’opposizione: «Al collega Centoz dico che cercare di riformulare la legge regionale 48/1995 sulla variazione di Bilancio che rappresenta l’1,5% del bilancio regionale è una forzatura. Inoltre, essendo lei stato sindaco del Comune più piccolo e più grande della Valle d’Aosta, potrebbe farsi avanti con delle proposte. Riguardo all’audizione in Commissione sul progetto del Pnrr “Arvier Agile”, mi rivolgo alla collega Minelli dicendo che, per rispetto di quest’Aula e degli altri consiglieri non presenti in Commissione ma potenzialmente interessati, era bene circoscrivere le informazioni relative ai 7 milioni di anticipo di cassa previsti dalla variazione e non ampliarle all’andamento dei lavori. Su quest’ultimo aspetto, siamo disponibili a organizzare un nuovo incontro. Infine, i 5 milioni destinati alle Unité des Communes rispondono a un’espressa richiesta dei loro presidenti, tramite il Celva: non sta al Consiglio regionale definirne i criteri di ripartizione.»
«Riteniamo che la Valle d’Aosta abbia bisogno di una serie di misure di impatto elevato su cui concentrare le risorse, tagliando molte spese che per noi sono improduttive. Questa è la visione che sta dietro la nostra azione e agli emendamenti che abbiamo presentato – ha detto il vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron -. Una visione che permetterebbe di attirare persone in Valle con un lavoro e non quelle che fanno piacere al business dell’accoglienza, importando povertà e degrado. L’idea di un pacchetto anticrisi nasce dalla volontà di aiutare la classe media, incidendo su tutta la comunità con un effetto moltiplicatore. I buoni benzina sono un ristoro dei costi energetici per i valdostani che hanno la necessità di muoversi in macchina: per andare nelle vallate i trasporti pubblici sono un problema e questa misura non impatterebbe sulle emissioni che nella nostra regione sono basse. Importante anche il tema degli affitti: gli italiani hanno tra i più alti patrimoni immobiliari al mondo, sgravare i proprietari da determinati costi è qualcosa che deve essere fatto.»
Il capogruppo del PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz, ha rilevato che «se la manutenzione amministrativa è necessaria, non è sufficiente: una maggioranza deve saper rendere leggibile una strategia politica. Questa è una manovra di continuità amministrativa, prudente, utile, ma non rivelatrice di una forte impronta politica autonoma. Non emerge ancora quel cambio di paradigma rivendicato nel bilancio triennale. Questo non ci dispiace: se la continuità riguarda investimenti, territorio, turismo, enti locali, significa che il lavoro della scorsa legislatura aveva solidità. Riguardo al metodo di lavoro, mi sarebbe piaciuto che la presenza di tutti gli Assessori in Commissione fosse la regola: le Commissioni servono a mettere i Consiglieri nelle condizioni di votare con consapevolezza. Riguardo ai temi, bene l’investimento sulla promozione turistica, ma ribadiamo la necessità di una legge-quadro sui grandi eventi sportivi. Riguardo al progetto “Arvier Agile” l’auspicio è che crei valore per il territorio: un’esperienza di questo tipo rappresenta un insegnamento utile per la comunità valdostana sulla gestione di fondi complessi e sulla cooperazione istituzionale. Resta la domanda: quale Valle d’Aosta immagina questa maggioranza? Una Regione che si limita a correggere dei capitoli e a distribuire risorse inseguendo criticità oppure una Regione che affronta le grandi sfide del nostro tempo?»
«Da sempre noi siamo sensibili alla riduzione dei costi energetici ma crediamo vadano messe in campo misure sostenibili e il pacchetto anti crisi proposto dalla Lega VdA con i suoi emendamenti non lo è – ha detto il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis –. Per riportare i buoni benzina in Valle d’Aosta, considerando 100.000 auto e un contingente di 1.000 litri ciascuna, ci vorrebbero 30 milioni di euro all’anno. Con i 5 milioni all’anno previsti nella proposta della Lega, rischieremmo di mettere in piedi un apparato amministrativo mostruoso per far funzionare la misura un paio di mesi al massimo. Per questo, riteniamo questa proposta non sostenibile. Non solo, evocare i buoni benzina è fuorviante anche perché le condizioni di oggi non sono più quelle di allora. Nella memoria dei valdostani, i buoni benzina impattavano sul costo del carburante per il 50% rispetto a quello alla pompa. Oggi questa misura, se fosse sostenibile, varrebbe il 10% del costo alla pompa. Per queste ragioni non possiamo essere favorevoli e riteniamo che la soluzione per contenere i costi energetici dei valdostani sia la riduzione delle bollette elettriche sulla quale stiamo lavorando.»
Le repliche della Giunta
L’assessore al bilancio, Mauro Baccega, nella replica, ha evidenziato che «il bilancio 2026/28 è nato dall’elaborazione tecnica del precedente, con una novità significativa: oltre 44 milioni di maggiori entrate destinati a sanità, turismo, istruzione, diritto allo studio, edilizia residenziale pubblica, trasporti, politiche sociali ed energia. Questa prima variazione nasce da un lavoro complesso di riallocazione e compensazione delle risorse, non riducibile a una mera operazione contabile: si tratta di 37,3 milioni rimodulati che altrimenti resterebbero inutilizzati e che consentono di rafforzare interventi già avviati. Tra gli elementi qualificanti vi è la previsione di risorse per la revisione della legge sulle politiche abitative – che ho sempre sostenuto – e vi sono il sostegno agli enti locali, gli interventi in edilizia residenziale pubblica e le risorse per infrastrutture strategiche come aeroporto, piscina di Pré-Saint-Didier, Forte di Bard e il sostegno al Comune di Arvier. Sul piano generale, il quadro economico resta complesso per le tensioni geopolitiche e il caro energia, ma la Valle d’Aosta mostra una tenuta significativa. Il recente rating di Moody’s conferma un profilo creditizio solido, una buona capacità di investimento e una gestione finanziaria equilibrata, riconoscendo la forza dell’Autonomia speciale e la capacità della Regione di affrontare le emergenze. Le prospettive indicano una crescita del Pil anche nel 2026 e una capacità di investimento rafforzata, con 268 milioni di nuove risorse previste nell’assestamento che sarà presentato entro fine maggio. In un contesto di incertezza globale, questo giudizio positivo rafforza la credibilità della nostra Regione e conferma la solidità delle scelte compiute. Questa variazione si inserisce quindi in un percorso già tracciato: non è solo tecnica ma anche politica, perché dà continuità all’azione amministrativa e dimostra che la Valle d’Aosta, pur tra difficoltà, mantiene una prospettiva di sviluppo e stabilità, capace di trasmettere fiducia e messaggi positivi alla comunità valdostana.»
Replicando ad alcuni interventi dell’opposizione, l’assessore al turismo, sport e commercio, Giulio Grosjacques, ha evidenziato che «la variazione di bilancio destina principalmente risorse agli eventi sportivi – ad eccezione dei 120.000 euro per il 2026 al progetto “Children/Under26” dell’Asiva – perché considerati dalla maggioranza un importante strumento di promozione, soprattutto attraverso gli appuntamenti nazionali e internazionali. Chiarisco che l’azione promozionale in ambito enogastronomico e culturale è oggetto di investimenti consistenti da parte degli Assessorati competenti, a cui si aggiungono iniziative coordinate con l’Assessorato al turismo per cui è già stato definito un calendario. Sono stati richiesti 1,4 milioni di euro per la promozione, che si aggiungono ai 4 milioni già previsti, per la partecipazione a fiere, campagne pubblicitarie, iniziative per i giornalisti, produzione di materiale promozionale e aggiornamento del sito LoveVda. A ciò si affiancano i grandi eventi sportivi: oltre alla tappa valdostana del Giro d’Italia, che raggiunge 200 Paesi nel mondo con circa 850 milioni di utenti, stiamo concludendo gli accordi per organizzare a Courmayeur, ad ottobre, un torneo di tennis del circuito Wta 125 e ci siamo posti come obiettivo, entro il mese di dicembre, di predisporre una legge sui grandi eventi sportivi per superare questo sistema di interventi spot.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha concluso: «Questa variazione non aveva l’ambizione di riscrivere il bilancio, ma di allocare risorse in modo mirato su esigenze concrete e spesso urgenti, evitando che finissero in avanzi non utilizzati. Un’attenzione particolare è stata rivolta agli enti locali, chiamati a fronteggiare aumenti contrattuali e maggiori fabbisogni di spesa corrente: i 5 milioni stanziati vanno proprio nella direzione di garantire continuità ai servizi comunali e sostenere le comunità senza indebolire la capacità operativa dei territori. Resta centrale anche il tema della revisione normativa sugli enti locali, su cui si sta lavorando con attenzione per trovare un equilibrio complessivo che tenga conto delle esigenze dei comuni e delle risorse disponibili e che coinvolgerà il Consiglio in maniera determinante. In questa variazione si inserisce anche la rinegoziazione dei mutui che permetterà a Finaosta di fare delle valutazioni autonome rispetto alle necessità delle famiglie in questo contesto inflattivo: è una forma di vicinanza che permette di dare delle risposte puntuali, concrete e semplici. Le proposte alternative presentate dall’opposizione – sulle quali ci asterremo – richiedono valutazioni di sostenibilità complessiva: in questa variazione, per noi, occorre garantire servizi essenziali e tenuta del sistema degli enti locali. Nel complesso, la variazione conferma una linea di gestione prudente ma attenta, capace di intervenire dove necessario e di mantenere l’equilibrio dei conti, dentro un quadro che resta positivo anche grazie alla solidità riconosciuta della finanza regionale.»
Il rammarico di Lega e Renaissance
I gruppi consiliari Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine esprimono profonda amarezza e ferma condanna per la mancata approvazione del “Pacchetto Anti-Crisi” presentato come emendamenti al disegno di legge sulla prima variazione al bilancio 2026/28.
«In un momento di emergenza senza precedenti, la maggioranza ha deciso di ignorare soluzioni concrete che avrebbero dato un respiro immediato al potere d’acquisto dei cittadini – commentano i consiglieri regionali di Lega VdA e La Renaissance -. Mentre il conflitto in Iran ha fatto schizzare i prezzi alle stelle – con il gasolio che in Valle d’Aosta ha superato la soglia critica di 2,179 euro al lito nell’aprile 2026 – la maggioranza ha bocciato l’istituzione di uno sconto diretto alla pompa.
È un’occasione persa clamorosa. Avevamo proposto un risparmio immediato di 20 centesimi sulla benzina e 40 sul gasolio, ricalcando modelli di successo come quello del Friuli Venezia Giulia. In una regione con la più alta densità di auto pro capite d’Europa (2.339 ogni mille abitanti) e dove la mobilità su gomma è una necessità vitale a causa dell’orografia, dire ‘no’ a questa misura significa non avere il polso della realtà.»
Il pacchetto non si limitava ai carburanti, ma affrontava il paradosso di una regione che detiene il primato italiano di case vuote (56,1% del patrimonio) attraverso altre due proposte.
L’istituzione di fondo garanzia locazione una misura da 1,8 milioni di euro annui per coprire fino a 18 mensilità di morosità. L’obiettivo era rassicurare i proprietari e sbloccare il mercato degli affitti, oggi paralizzato dalla paura di insoluti.
La reintroduzione del Prestito sociale d’onore: i gruppi chiedevano il ripristino della l.r. 3/2015 per offrire microcredito a chi vive una fragilità economica reale ma non ha garanzie bancarie.
«Il Prestito d’onore – evidenziano i consiglieri – aveva come obiettivo quello di sostituire misure come ‘Voci di Colori’, che di fatto discriminano i cittadini italiani rispetto agli stranieri, realizzando una sorta di razzismo al contrario. Noi proponiamo strumenti universali per i residenti in difficoltà, non bonus ideologici.»
Il bilancio complessivo dell’investimento proposto da Lega e Renaissance era di 18,8 milioni di euro, una cifra che avrebbe avuto le coperture necessarie e utile per contrastare quel 45% di famiglie valdostane che oggi dichiara di arrivare a fine mese con estrema difficoltà.
«La bocciatura di questi emendamenti – concludono – rappresenta un atto di cecità politica che i valdostani pagheranno direttamente alle pompe di benzina e nel pagamento dei canoni d’affitto.»
Terzo settore
Con 24 voti a favore (UV, CA, FI, PD-FP, AVS) e 9 astensioni (FdI, Lega VdA, La Renaissance, AdC), il Consiglio Valle ha approvato un disegno di legge che contiene disposizioni per il sostegno e la promozione del Terzo settore, dell’amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva.
Il provvedimento, presentato dalla Giunta regionale il 9 febbraio, è stato esaminato dalla quinta Commissione che ha prodotto un nuovo testo a seguito delle audizioni ai rappresentanti del Terzo settore e si compone di 24 articoli, che sono stati illustrati in Aula dai Consiglieri Luisa Trione (CA) per la maggioranza e Andrea Manfrin (Lega VdA) per la minoranza.
Il disegno di legge recepisce il Codice del Terzo settore, adattandone principi e strumenti al contesto regionale. Riconosce il ruolo degli enti del Terzo settore come attori fondamentali della coesione sociale, istituzionalizza il confronto con la Regione e disciplina l’amministrazione condivisa, attraverso strumenti come la co-programmazione, la co-progettazione e i patti di collaborazione per la gestione dei beni comuni. Istituisce la Consulta regionale del Terzo settore, con funzioni consultive e propositive, e l’Osservatorio regionale, per l’analisi e il supporto alle politiche. Promuove il volontariato, introducendo anche il volontariato individuale nelle amministrazioni pubbliche. Prevede infine un sostegno stabile al Centro di servizio per il volontariato, per rafforzare servizi, formazione e accompagnamento e facilitare gli adempimenti degli enti iscritti al Registro unico del Terzo settore.
In Aula sono stati depositati 12 emendamenti a firma congiunta di AVS e PD-FP, di cui 1 approvato tal quale e 3 subemendati in accordo con l’Assessore alle politiche sociali. Gli emendamenti recepiti rafforzano il ruolo della cooperazione sociale e dell’impresa sociale; garantiscono la rappresentanza di tutte le sezioni del Registro unico nazionale del Terzo settore e confermano la presenza di un rappresentante del Forum del Terzo settore all’interno della Consulta regionale; chiariscono inoltre la natura della co-progettazione come processo di costruzione condivisa.
La relazione della consigliere Trione
La consigliere Luisa Trione (CA), relatrice di maggioranza, ha parlato di «un disegno di legge atteso, che riordina tutta la disciplina in tema di Terzo settore e introduce strumenti efficaci per rendere più concreta la solidarietà e la risposta ai bisogni delle nostre comunità. Un provvedimento che si inserisce nel solco del Codice del Terzo settore in attuazione della riforma avviata con la legge delega 106/2016, recependone principi, strumenti e finalità e adattandoli al contesto e alle specificità del territorio regionale. Tra le innovazioni più rilevanti vi è l’amministrazione condivisa, che segna il passaggio da una logica competitiva – basata su gare e appalti che non sempre ha prodotto i risultati sperati – a una collaborativa tra pubblica amministrazione e Terzo settore, fondata sul principio di sussidiarietà e rafforzata dalla giurisprudenza costituzionale.»
«Questo disegno di legge – ha evidenziato – giunge oggi in Aula al termine di un lungo percorso partecipato, avviato nella precedente legislatura e sviluppato attraverso tavoli di concertazione e un ampio ciclo di audizioni in Commissione che ha coinvolto tutti i principali attori del Terzo settore. Il testo che esaminiamo – che ha accolto alcune richieste provenienti dalle audizioni e con un emendamento dell’Assessorato che ha incrementato le somme disponibili – è quindi il risultato di un lavoro condiviso e approfondito.»
Nel merito, la consigliere ha evidenziato che «il provvedimento intende sostenere e valorizzare il ruolo degli enti del Terzo settore come attori fondamentali della coesione sociale, istituzionalizzare il confronto con la Regione e disciplinare gli strumenti dell’amministrazione condivisa. Promuove inoltre la cultura del volontariato, istituendo anche la figura del volontariato individuale che può svolgere la sua attività nell’ambito di amministrazioni pubbliche. Il disegno di legge istituisce la Consulta regionale del Terzo settore, con funzioni consultive e propositive, e l’Osservatorio regionale, quale strumento di analisi e supporto alle politiche pubbliche. Introduce, inoltre, la co-programmazione e la co-progettazione come strumenti operativi dell’amministrazione condivisa e i patti di collaborazione per la gestione dei beni comuni, nonché la valorizzazione di beni immobili e mobili mediante la concessione in comodato. È inoltre previsto un sostegno più stabile al Centro di Servizio per il Volontariato, con l’obiettivo di rafforzare la qualità dei servizi offerti, facilitare le attività di formazione e accompagnamento e rendere più accessibili gli adempimenti richiesti agli enti iscritti al Registro unico del Terzo settore.»
La relazione del consigliere Manfrin
Per il consigliere Andrea Manfrin (Lega VdA), relatore di minoranza, «questo disegno di legge, nella sua attuale formulazione, rischia di produrre un impianto normativo parziale, scarsamente efficace nella pratica e incompleto nella sua capacità di rappresentare l’intero ecosistema del Terzo settore valdostano. Vi sono infatti alcune criticità strutturali che ne limitano l’efficacia e la capacità di rispondere alle reali esigenze, nonché alla necessità di tutelare la trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche e la leale concorrenza tra i diversi attori che operano nei medesimi ambiti.»
Il consigliere ha quindi dettagliato le principali criticità: «In primo luogo, le carenze nella composizione e nel funzionamento della Consulta regionale, che non garantisce una rappresentanza equilibrata del Terzo settore, in particolare della cooperazione sociale, e presenta limiti anche sul piano della partecipazione istituzionale e dell’effettiva operatività. Sono state inoltre evidenziate fragilità sull’Osservatorio regionale, che rischia di restare uno strumento solo formale in assenza di risorse dedicate, pur a fronte di proposte condivisibili di ampliarne le funzioni, anche in ambito formativo e occupazionale. Una criticità rilevante riguarda poi l’esclusione delle imprese sociali da alcune misure e benefici previsti dalla legge, scelta ritenuta incoerente e penalizzante rispetto al loro ruolo nel sistema di welfare e nell’innovazione sociale. Permangono inoltre lacune in materia di trasparenza e rendicontazione, con il rischio di autoreferenzialità del sistema della Consulta e dell’Osservatorio, non adeguatamente bilanciato da strumenti di controllo e pubblicità. Ulteriori perplessità riguardano l’utilizzo degli strumenti di co-programmazione e co-progettazione, che, in assenza di adeguate garanzie, potrebbero generare distorsioni della concorrenza e non valorizzare sufficientemente il radicamento territoriale. È stato poi segnalato il rischio di eccessiva burocratizzazione, che potrebbe penalizzare le realtà associative più piccole, non adeguatamente supportate né accompagnate. Infine, sono emerse criticità legate alla mancanza di risorse e supporto per rendere effettivi i processi di amministrazione condivisa, alla necessità di semplificare il volontariato individuale e all’opportunità di rafforzare il monitoraggio della legge, prevedendo una verifica più frequente dei risultati.»
Il dibattito in Aula
«Questo disegno di legge non si limita a recepire il Codice del Terzo settore, ma è il frutto di un lavoro costruito nel tempo in sinergia tra enti del Terzo settore e amministrazione regionale – ha evidenziato la vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati –. È un atto atteso e necessario che introduce il concetto di amministrazione condivisa, superando una logica di appalto, più competitiva, a favore di una logica collaborativa, attraverso strumenti come co-progettazione e co-programmazione, che dovranno essere utilizzati in modo efficace. Valutiamo positivamente anche l’aumento delle risorse a favore del Csv, proposto dall’Assessore, mentre evidenziamo – come criticità – la disparità di trattamento tra volontariato e cooperazione sociale: il rischio è di creare un Terzo settore a due velocità. Per questo, insieme al gruppo AVS, abbiamo presentato emendamenti per riconoscere il ruolo imprenditoriale e occupazionale delle cooperative sociali, che in Valle contano oltre 1.200 dipendenti; superare l’esclusione delle imprese sociali dai percorsi di innovazione; inserire tra le finalità della legge il ruolo strategico della cooperazione e dell’impresa sociale come produttori di welfare e sviluppo; garantire la rappresentanza di tutte le sezioni del Runts e prevedere risorse specifiche per la fase istruttoria della co-programmazione.»
Il vicecapogruppo Eugenio Torrione, annunciando il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di «legge necessaria, frutto di un percorso condiviso e di un lavoro serio, che segna un cambio di paradigma in un settore in profonda evoluzione.» Illustrando gli emendamenti presentati, ha evidenziato «la volontà di colmare il mancato riconoscimento del ruolo strategico della cooperazione e dell’impresa sociale, che insieme all’associazionismo rappresentano un pilastro nella produzione di servizi di interesse generale e nella creazione di occupazione. È importante ricordare che la cooperazione sociale nasce con funzione di interesse collettivo e non di profitto, e il Codice del Terzo settore ne riconosce pienamente il ruolo. Occorre valorizzare chi opera correttamente e rafforzare co-programmazione e co-progettazione che coinvolgano le realtà del territorio in modo serio ed equilibrato, a supporto dell’ente pubblico. Serve inoltre sostenere soprattutto le realtà più piccole e gli enti locali, attraverso formazione e strumenti adeguati per applicare correttamente i principi dell’amministrazione condivisa. Infine, sul metodo, rivendico il lavoro sugli emendamenti: serio, condiviso e approfondito, anche con supporti tecnici e confronto preventivo. Il nostro approccio è valutare i provvedimenti nel merito, non in base a chi li presenta. È su questo che dovrebbe fondarsi il lavoro dell’Aula.»
Evidenziando che il disegno di legge «non si limita a recepire passivamente il Codice del Terzo settore, ma costruisce un modello valdostano di sussidiarietà orizzontale moderno ed efficiente», la consigliere dell’Union Valdôtaine, Loredana Petey, si è soffermata sul rapporto tra Terzo settore ed enti locali: «Nei nostri paesi esistono spesso cittadini che, anche al di fuori di associazioni strutturate, si mettono a disposizione della comunità, ad esempio per la manutenzione del verde, il pedibus e molte altre attività. Per valorizzare queste forme di cittadinanza attiva – che sfuggono ai vincoli burocratici ma rappresentano una linfa vitale per i Comuni – la norma introduce il riconoscimento del volontariato individuale. Non si tratterà più solo di “buona volontà”, ma di cittadinanza attiva riconosciuta e tutelata. Il testo prevede, inoltre, la possibilità per gli enti locali di concedere beni immobili in comodato gratuito agli enti del Terzo settore per lo svolgimento di attività di interesse generale: un’occasione per riaprire spazi chiusi nei paesi (ex scuole, locali comunali), affidandoli ai volontari affinché li trasformino in centri di aggregazione sociale e culturale, ridando vita ai borghi. Si tratta, quindi, di una legge che incarna pienamente i valori e la visione politica dell’Uv: non è stata imposta dall’alto, ma è il risultato di un ampio processo di concertazione con gli enti del Terzo settore, il Cpel e le strutture regionali.»
Per il consigliere di Forza Italia Marco Sorbara, «il tema riguarda la qualità delle nostre comunità e la capacità delle istituzioni di essere vicine alle persone. Il Terzo settore è lo spazio in cui lo Stato incontra la società nella sua forma più autentica, dove la risposta ai bisogni nasce da responsabilità e solidarietà. Il lavoro svolto è il risultato di un percorso partecipato e va riconosciuto, ma è anche nostro dovere interrogarci sull’efficacia, perché quando parliamo di amministrazione condivisa, parliamo di strumenti che incidono sulla vita delle persone più fragili. Il passaggio verso una logica collaborativa richiede trasparenza, regole chiare e strumenti di controllo, altrimenti si rischiano distorsioni e sfiducia. Centrale anche la rappresentanza: il Terzo settore è un ecosistema complesso e la Consulta deve riflettere questa pluralità, così come l’Osservatorio deve essere uno strumento operativo e non formale. Fondamentale il sostegno alle realtà più piccole, spesso primo presidio sui territori, che rischiano di essere penalizzate da burocrazia e complessità. Serve adeguato supporto economico e organizzativo: senza risorse, l’amministrazione condivisa non funziona. Infine, questa legge deve essere uno strumento monitorato e migliorabile nel tempo. Il suo valore si misurerà nella capacità di produrre effetti concreti, perché dietro ogni norma ci sono persone e fragilità reali.»
Le conseiller Corrado Jordan (UV) a souligné que «le tiers secteur n’est pas un univers abstrait, mais l’ensemble des entités privées qui travaillent pour le bien commun dans des domaines essentiels tels que la santé, l’assistance, la culture, l’environnement ou le tourisme. En Vallée d’Aoste, il constitue un pilier fondamental du développement grâce à l’engagement de milliers de bénévoles et à un tissu associatif particulièrement dense, avec plus de 100 organisations réunies au sein du Csv et de nombreuses autres structures actives sur le territoire. La Région figure par ailleurs parmi les premières en Italie pour le rapport entre associations et population ainsi qu’entre bénévoles et habitants, ce qui en fait une véritable source de fierté collective. Il ne s’agit pas d’une simple forme de bienfaisance, mais d’un élément central de l’économie civile, fondé sur la subsidiarité et la coopération avec les institutions pour répondre à des besoins que ni le secteur public ni le marché ne parviennent à satisfaire pleinement. D’où la nécessité de reconnaître pleinement le rôle stratégique et la dignité de celles et ceux qui contribuent chaque jour à la cohésion sociale et au développement de la communauté valdôtaine.»
«Pur ritenendo positivo il riconoscimento del ruolo degli enti del Terzo settore e della cittadinanza attiva nella costruzione delle politiche pubbliche», il consigliere Aldo Domanico ha annunciato l’astensione del gruppo Fratelli d’Italia: «Il testo presenta alcune criticità, a partire dalle modalità di attuazione dell’amministrazione condivisa, ancora poco definite: strumenti come co-programmazione e co-progettazione sono richiamati, ma non sufficientemente strutturati, lasciando ampi margini di discrezionalità. Non emergono inoltre garanzie uniformi di accesso per tutti i soggetti del Terzo settore, con il rischio di disparità tra realtà diverse. Riteniamo poi che il coinvolgimento degli enti locali, principali attori nell’attuazione, avrebbe meritato un approfondimento maggiore e una definizione più puntuale dei ruoli. Permangono infine dubbi sugli effetti organizzativi e finanziari, che potrebbero incidere sulla sostenibilità e sull’applicazione delle misure previste.»
Motivando il voto di astensione, il capogruppo degli Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha dichiarato: «Non crediamo sia opportuno approvare delle leggi mentre sui giornali leggiamo che la tesi difensiva d’eccellenza del Presidente della Regione nel ricorso promosso da Avs è diventata quella di rendere incostituzionale una nostra legge regionale. Il nostro voto non entra nel merito delle leggi che abbiamo esaminato in queste due giornate ma è un segnale politico forte e chiaro: far finta di nulla non ci porta da nessuna parte e questa situazione va affrontata politicamente.»
In replica, l’assessore alle politiche sociali, Carlo Marzi, ha parlato di «un disegno di legge frutto di un lungo processo di concertazione che, fin dal 2024, ha coinvolto gli enti del Terzo settore, il Cpel, la quinta Commissione e le strutture regionali. Il risultato è una vera e propria legge quadro, di ampio respiro, non settoriale, che costruisce regole comuni, stabili e uguali per tutti, valorizzando il volontariato e le esperienze associative. Si definisce un modello di welfare non calato dall’alto, ma costruito ascoltando chi vive il territorio, rafforzando il passaggio da un approccio basato sulla concessione, in cui la Pubblica amministrazione decide e il nuovo Terzo settore esegue, ad un nuovo modello basato sulla collaborazione in cui si progetta insieme. Abbiamo accolto gli emendamenti proposti dalla Commissione che valorizzano il ruolo della Consulta e dell’Osservatorio regionale del Terzo settore; favoriscono modalità di coinvolgimento dei volontari accessibili e non onerose, sburocratizzando alcune procedure; propongono un monitoraggio biennale dell’attuazione della legge. Di fatto, stiamo oggi in quest’Aula dando compiutezza ad un percorso istituzionale avviato con il principio di sussidiarietà sancito all’articolo 118 della Costituzione che favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse regionale, consolidato poi con il Codice del Terzo settore del 2017, nell’assunto che il rapporto tra Pa e Terzo Settore non deve più basarsi sulla competizione ma sulla convergenza di obiettivi, e confermato infine con la sentenza 131 del 2020 della Corte costituzionale, che ci ricorda come il modello dell’amministrazione condivisa non sia fondato su logiche di mercato, ma sulla convergenza degli obiettivi e sull’aggregazione di risorse sia pubbliche che private. Quanto alle proposte di AVS e di PD-FP, accogliamo, con qualche modifica, quelle relative al riconoscimento del ruolo strategico della cooperazione e dell’impresa sociale, alla composizione della Consulta e alla migliore specificazione dello strumento della coprogettazione. Infine, ricordo che questo Consiglio, proprio nelle more dell’adozione di questa legge, già con l’approvazione della legge di stabilità del 2024 aveva dato continuità alla concessione di un contributo al Csv, per consentirgli di continuare a sostenere, gratuitamente, le realtà solidaristiche del territorio. Questo contributo, poi confermato nell’importo massimo di 60.000 euro annui (120.000 euro totali), è stato concesso proprio a riconoscimento dell’attività di supporto che il Csv presta a favore delle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale del territorio regionale.»
Attività ispettiva
Interrogazioni a risposta immediata
Concessioni idroelettriche
Con due interrogazioni a risposta immediata discusse congiuntamente, i gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e PD-Federalisti Progressisti VdA hanno chiesto di fare il punto sull’iter della norma di attuazione in materia di concessioni di grande derivazione d’acqua a scopo idroelettrico.
Le due iniziative prendono spunto dall’annuncio fatto dal Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani, che «durante il Congresso regionale di Forza Italia, in un videomessaggio, avrebbe annunciato lo sblocco definitivo della norma di attuazione.»
«Rileviamo innanzitutto – ha evidenziato la capogruppo di AVS, Chiara Minelli – l’anomalia di una comunicazione così importante fatta ad un congresso di partito invece che attraverso i corretti canali istituzionali. Secondo dichiarazioni riportate dalla stampa, la Segretaria regionale di FI avrebbe indicato che il varo delle modifiche sarebbe avvenuto il 9 aprile durante una riunione della Commissione paritetica. Ancora una volta, il Consiglio regionale è stato tenuto totalmente all’oscuro rispetto ai contenuti delle modifiche, sia prima sia dopo il lavoro della Commissione paritetica.»
Il consigliere del PD-FP Fulvio Centoz ha aggiunto: «La questione del rinnovo delle concessioni costituisce una delle priorità istituzionali della Valle d’Aosta e abbiamo chiesto ripetutamente di essere aggiornati nelle sedi consiliari competenti. Ora, sempre secondo fonti giornalistiche, la norma dovrebbe tornare in Consiglio Valle per il relativo parere, che ricordo era già stato espresso il 28 gennaio 2025.»
«Come già riferito nell’ambito delle comunicazioni al Consiglio in apertura di seduta – ha ricordato il presidente della Regione, Renzo Testolin –, lo schema di norma di attuazione in questione, nella sua nuova formulazione, come anticipatoci dal Presidente della Commissione paritetica, è finalizzato a superare alcune osservazioni che erano state presentate dai Ministeri competenti durante la loro disamina; modifiche apportate il 9 aprile – come ci è stato preannunciato informalmente dallo stesso Presidente – senza stravolgere l’impianto originario della norma, del quale viene confermata la validità, con minime variazioni di adattamento conseguenti alle osservazioni dei Ministeri competenti. Rimaniamo però in attesa della formale trasmissione del testo al fine di poterlo condividere con questo Consiglio per poi giungere all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri. Non ho l’abitudine di dire cose che non conosco: quando tutti i passaggi formali saranno completati prenderemo visione del testo e lo analizzeremo.»
La consigliere Minelli ha replicato: «Ancora una volta il Presidente della Regione ci dice che non sa nulla, anche se la segretaria di Forza Italia Valle d’Aosta ha detto urbi et orbi che lei sa già tutto. Ci sono dei componenti della Paritetica che siedono anche in quest’Aula: mi riesce quindi difficile credere che il Presidente non sappia niente, ammesso che la norma sia stata effettivamente approvata.»
«Se le variazioni sono minime, ci si chiede come ci sia voluto un anno per farle – ha osservato il consigliere Centoz -. E se si sa che sono minime, significa che si conoscono. Ribadisco la mia richiesta di audire in prima Commissione i componenti di parte regionale della Commissione paritetica.»
Legge elettorale regionale
La modifica della legge elettorale regionale è stata al centro di un’interrogazione a risposta immediata del gruppo Lega Vallée d’Aoste.
Ricordando «l’impugnazioneproposta da alcuni Consiglieri di AVS davanti al Tribunale di Aosta contro la legittimità dell’elezione del Consigliere Renzo Testolin a Presidente della Regione», il consigliere Corrado Bellora ha osservato come «sia la difesa del Presidente Testolin che quella della Giunta regionale, costituitasi in giudizio, pongono una questione di illegittimità costituzionale della vigente legge elettorale. Pur senza entrare nel merito delle scelte difensive, si evidenzia che una proposta di riforma della legge elettorale depositata dal centrodestra è ferma da mesi senza che vi siano stati contributi della maggioranza, che tuttavia sembra sollevare dubbi sulla stessa legge. È quantomeno curioso: si chiede quindi al Governo se sia intenzionato ad aderire alla nostra proposta oppure proporne una nuova.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha premesso: «Rispetto ad altre prese di posizione sulla vicenda, condivido quanto detto dal consigliere che non è corretto discutere, fuori dal contesto giudiziario, le difese tecniche che sono e restano libere, nell’interesse esclusivo delle parti patrocinate, e che, soprattutto, non possono essere utilizzate all’occorrenza, decontestualizzandole dal tenore complessivo della difesa o, peggio, strumentalizzandole per polemica politica. Ciò posto, preciso, se ce ne fosse necessità, che la questione è stata fraintesa e che l’eccezione difensiva sulla possibile incostituzionalità della disposizione che viene rilevata nel giudizio, relativa al limite dei mandati, non concerne affatto la disposizione in sé, bensì la lettura che della stessa ne danno i ricorrenti, ritenuta da noi non corretta, proprio perché altrimenti in contrasto con i principi costituzionali, così come anche esplicitato nel parere pro veritate acquisito dal Consiglio regionale sulla cui base si è formato il convincimento del Consiglio regionale che ha adottato l’atto contestato, vale a dire l’elezione del Presidente della Regione.»
Ha quindi rilevato che «il tema della riforma elettorale è ben più ampio e complesso di quanto non lo sia quello sul limite dei mandati per il presidente e per i componenti della Giunta e su come detti limiti debbano essere intesi e applicati in un contesto ordinamentale a oggi caratterizzato da una forma di governo parlamentare, basato sull’elezione indiretta del Presidente e degli Assessori. Certo potrebbe costituire un’occasione per avviare il confronto su un tema, quello delle riforme istituzionali appunto, che implica però, a mio giudizio, riflessioni molto più approfondite per giungere a soluzioni quanto più condivise possibili che assicurino la stabilità del governo, senza alterare l’equilibrio dei poteri. Si tratta di questioni che devono però essere condotte con i giusti tempi nella sede naturale di tali riforme, che è il Consiglio regionale, per la dialettica e per il contributo che nell’Assemblea, su temi trasversali, riguardanti i cardini dell’ordinamento, ogni componente, sia esso di minoranza o di maggioranza, può apportare alla riflessione e al dibattito.»
Il consigliere Bellora ha replicato: «Mi piacerebbe che questa tempesta, emersa in difesa del presidente della Regione, diventasse un’opportunità per far ripartire con nuovo slancio la discussione sulla riforma elettorale, prima in Commissione e poi in Consiglio, visto che nella precedente legislatura non è stato fatto nulla.»
Galleria Sorreley
Con un’interrogazione a risposta immediata, il gruppo Autonomisti di Centro ha posto l’attenzione sulla chiusura al traffico della galleria di Sorreley, che collega l’autostrada A5 alla strada statale 27 per il Gran San Bernardo.
Richiamando «le importanti ricadute che questa chiusura comporterebbe per Aosta, per la Valle del Gran San Bernardo e per l’intera regione» e «le notizie di stampa che riportano di confronti tra la Sav, di cui la Regione è socio, e i sindaci di Aosta e della Valle del Grand Combin, oltre alla richiesta di incontro con la Presidenza della Regione avanzata dal Sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses», il capogruppo Marco Carrel ha voluto sapere se la Giunta abbia incontrato i componenti del Consiglio di amministrazione di Sav nominati dalla Regione e quale sia stata la loro posizione sul tema.
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha evidenziato come «il confronto è stato molto più ampio rispetto al solo coinvolgimento dei rappresentanti della Regione nel Cda della Sav, sviluppandosi attraverso interlocuzioni a 360 gradi. A seguito della comunicazione formale della società del 14 aprile, è stato immediatamente convocato il Comitato operativo per la viabilità della Valle d’Aosta riunitosi il 20 aprile, con la partecipazione delle forze dell’ordine, di Sav, Anas, Sitrasb, delle strutture regionali competenti e dei sindaci dei territori interessati. L’incontro è stato esteso a tutti i sindaci della Valle del Gran San Bernardo, in deroga alla prassi ordinaria, per garantire un’informazione completa e raccogliere tutte le criticità. In tale sede sono state illustrate le motivazioni della chiusura delle gallerie e sono state condivise le principali valutazioni, oltre alle preoccupazioni degli amministratori locali sugli impatti viari, turistici, commerciali e sui tempi di percorrenza.
Su mia indicazione, è stata poi inviata una nota della Protezione civile alla Sav, chiedendo una valutazione tecnica indipendente sulle soluzioni previste, per verificare se siano effettivamente le uniche e più idonee. L’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto sull’infrastruttura, garantire la fluidità del traffico e la sicurezza, e tutelare i collegamenti strategici e l’economia del territorio. La valutazione dovrà inoltre considerare eventuali soluzioni alternative o integrative che consentano una parziale fruizione dell’asse viario durante i lavori, con analisi comparativa di vincoli, benefici e impatti.»
«Lei ci ha detto quanto accaduto dal 14 aprile in poi, quando abbiamo scoperto di avere il problema, ma non ci ha detto nulla su quanto è successo prima – ha replicato il consigliere Carrel -. Abbiamo tre rappresentanti nella Sav che abbiamo nominato come Giunta regionale e lei ha la delega alle partecipate: sarebbe stato opportuno che vi foste incontrati prima che il problema nascesse. Dal nostro punto di vista è mancata la comunicazione, ed è lei che deve mantenere i rapporti con coloro che nomina nelle varie partecipate affinché ci segnalino i problemi prima di bloccare tutta la Valle d’Aosta.»
I lavori dell’adunanza consiliare del 22 e 23 aprile sono conclusi. I punti non discussi sono stati rinviati al prossimo Consiglio che si riunirà dal 5 al 7 maggio 2026 in sessione ordinaria ed europea e internazionale.
Il question time del gruppo La Renaissance Valdôtaine tratta di un episodio di bullismo a scuola.
Interrogazioni e interpellanze
Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato quattro interrogazioni e sei interpellanze: adozione del Piano spostamenti casa-lavoro per il personale delle strutture regionali; avanzamento dei lavori di elettrificazione della ferrovia Ivrea/Aosta; situazione dei lavoratori della Telecontact; collegamento funiviario Pila-Cogne; adeguatezza delle prove e modernizzazione delle selezioni nei concorsi pubblici regionali; designazione dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste nel Comitato regionale per la gestione venatoria; valorizzazione degli spazi incompiuti dell’ex cotonificio Brambilla di Verrès; revisione della riforma della disabilità; introduzione del codice d’argento per la presa in carico dei pazienti anziani fragili al Pronto soccorso dell’ospedale Parini; mancata promozione della riforma della disabilità.
Con due interrogazioni e un’interpellanza, il gruppo Autonomisti di Centro chiede chiarimenti sull’organizzazione di tornei di Poker live al Casino, sul futuro del Piano faunistico venatorio e su di una rissa al Casino del 4 aprile 2026.
Sono otto le iniziativedel gruppo Fratelli d’Italia, di cui due interrogazioni e sei interpellanze: tempi per la creazione della società unica degli impianti di risalita; collegamento funiviario Pila-Cogne; iniziative urgenti della Regione contro lo stato di abbandono dell’ex hotel “La Lanterna” di Saint-Pierre; ruolo, utilizzo e ricadute dell’attività della Fondazione Courmayeur Mont Blanc sulle politiche regionali; grado di dipendenza finanziaria, valorizzazione della francofonia e efficacia delle attività svolte da enti e fondazioni culturali sostenuti dalla Regione; applicazione della normativa statale Palestre Aperte e indirizzi regionali per la gestione degli impianti sportivi scolastici; scadenza dell’accordo della Regione con lo stabilimento Heineken di Pollein; sicurezza delle aree interessate dalla frana di Palleusieux a Pré-Saint-Didier.
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste discuterà due interrogazioni e quattro interpellanze: mancata copertura del fabbisogno di assistenti amministrativo-contabili in Regione; occupazione abusiva della Torre piezometrica adiacente allo stabilimento Cogne Acciai Speciali e degli spazi sotto il viadotto autostradale; stato di agitazione al Casino di Saint-Vincent; censimento delle comunità islamiche e rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali; competenze del Centro per uomini autori di violenza; attività di promozione e marketing dell’Ecole Hôtelière di Châtillon.
Il gruppo La Renaissance Valdôtaine ha depositato un’interrogazione riguardante i centri traumatologici a servizio delle principali località sciistiche regionali.
Inoltre, i gruppi Lega VdA e La Renaissance hanno proposto cinque iniziative congiunte, di cui due interrogazioni e tre interpellanze: situazione di degrado e criticità gestionali del Centro servizi per il contrasto della povertà di via Stevenin ad Aosta; situazione dei medici di medicina generale; intenzioni della Regione sulle tariffe autostradali gestite da Rav Spa; limitazione dell’orario mattutino e tetto annuale dei viaggi del servizio di trasporto per persone con disabilità; introduzione del codice d’argento al Pronto soccorso dell’ospedale Parini e miglioramento dell’assistenza alle persone anziane fragili.
Infine, sono sei le iniziative del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA, di cui due interrogazioni e quattro interpellanze: costituzione della Regione nel ricorso per l’accertamento dell’ineleggibilità del presidente Testolin; tempistiche dell’esame in Commissione del Piano regionale dei trasporti; procedure di prevenzione, accertamento e gestione di casi di plagio nelle tesi di laurea all’UniVdA; istituzione di un Centro di giustizia riparativa in Valle e promozione delle formazione specialistica accademica; bando “Investimenti produttivi per la competitività delle aziende agricole” del Complemento regionale di sviluppo rurale 2023-2027; rilancio delle politiche di locazione e acquisto della prima casa per i giovani.
Mozioni
Tutela dei prodotti alimentari
Il Consiglio Valle ha approvato, con 29 voti a favore e 4 contrari (FdI), una mozione, sottoscritta dai gruppi Union Valdôtaine, Centro Autonomista, Alleanza Verdi e Sinistra, Autonomisti di Centro e Lega Vallée d’Aoste, che impegna la Giunta a sostenere, a livello nazionale ed europeo, la revisione e il rafforzamento della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari per garantire maggiore trasparenza al consumatore, anche sotto il profilo ambientale e sociale, e sistemi di etichettatura chiari e visibili. Inoltre, chiede di promuovere il riconoscimento e la tutela delle produzioni valdostane, valorizzandone qualità, tracciabilità e legame con il territorio, anche tramite attività di informazione e collaborazione con organizzazioni di categoria e associazioni dei consumatori; di contrastare fenomeni come il falso “Made in Italy” (Italian sounding), anche in relazione alle criticità dell’accordo tra Unione europea e Paesi del Mercosur, promuovendo adeguate tutele delle indicazioni geografiche, delle denominazioni d’origine e delle filiere produttive locali legate al territorio.
Il consigliere dell’UV Corrado Jordan, nell’illustrarla, ha evidenziato: «La mozione nasce in terza Commissione da un confronto costruttivo con l’Assessore all’agricoltura, condividendo la necessità di tutelare le produzioni valdostane e il legame con il territorio. L’obiettivo, pur riconoscendo positivamente l’attività del Governo italiano anche con la recente approvazione della legge sulla tutela dei prodotti alimentari italiani, è proteggere produttori e consumatori dalle ambiguità dell’attuale normativa europea sull’origine delle merci, basata sull’ultima trasformazione sostanziale, che ai fini doganali è utile ma non garantisce trasparenza sulla reale provenienza dei prodotti. Questo sistema genera confusione, favorisce pratiche di “italianizzazione” di materie prime estere e rischia di danneggiare sia il Made in Italy sia i produttori locali, anche a causa di concorrenza sleale e distorsioni del mercato globale. In particolare in ambito agroalimentare, lavorazioni minime consentono di attribuire un’origine italiana a prodotti in realtà esteri, creando un forte disallineamento informativo per i consumatori. Per questo è centrale il tema della trasparenza per garantire equità e correttezza nel mercato: il consumatore deve poter conoscere origine, qualità e processi produttivi, senza ambiguità.»
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, nell’annunciare il voto contrario, ha evidenziato che «l’accordo Mercosur rappresenta un’importante opportunità strategica per l’Italia e il Made in Italy – che già contiene misure di tutela dei prodotti Dop, come la Fontina – e può favorire nuove opportunità di export per agroalimentare e industria, con ricadute positive anche per la Valle d’Aosta e le sue eccellenze locali, oltre che per artigianato e filiera della montagna. Ricordo, inoltre, che il 15 aprile scorso il Parlamento italiano ha approvato la legge a difesa e a tutela del patrimonio agroalimentare italiano, che ci permette di migliorare la trasparenza, tutelare al meglio la salute dei cittadini e combattere i reati nell’agroalimentare. Quello che chiede la mozione è quindi stato in parte già fatto dal Governo. È una mozione fuori tempo e fuori luogo, che per onestà intellettuale dovrebbe essere ritirata.»
L’Assessore all’agricoltura, Speranza Girod, ha riconosciuto che «il Governo sta già lavorando su clausole di salvaguardia: in questo quadro si inserisce anche il recente via libera alla legge sul rafforzamento della tutela agroalimentare, che va nella direzione di maggiore trasparenza, sicurezza e legalità nella filiera. Tuttavia, proprio per questo, emerge con ancora più forza la necessità di un allineamento a livello europeo. Come Regione continueremo a portare avanti questo tema in tutte le sedi opportune, ma è importante che il messaggio sia sostenuto dall’intero Consiglio regionale. Il senso di questa mozione è proprio questo: un lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione, enti locali, parlamentari e associazioni di categoria. Non un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso politico comune, concreto e necessario per tutelare le nostre produzioni e i nostri territori.»
Assistenza familiare per criticità o fine vita
Approvata all’unanimità, una mozione proposta dai gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine, così come emendata dall’assessore alla sanità, e sottoscritta da tutti i gruppi consiliari, che impegna l’Assessore a promuovere con urgenza, d’intesa con l’Azienda Usl e il Celva, una verifica delle attuali disposizioni regolamentari, protocolli e linee guida in materia di orari di visita e presenza continuativa/notturna dei familiari nei presidi sanitari e nelle strutture regionali, valutando l’introduzione sistematica di deroghe motivate per pazienti in fase terminale, agitati, non comunicanti o in condizioni di fragilità elevata. Inoltre, si chiede di verificare la possibilità di definire un unico protocollo per l’accesso e la presenza dei familiari nelle strutture assistenziali territoriali a livello regionale che preveda per questi pazienti maggiori possibilità di accesso, al fine di garantire maggiore uniformità nella continuità assistenziale e valorizzare il percorso già intrapreso volto all’umanizzazione delle cure.
«Il testo originario della mozione nasceva da una segnalazione concreta che ci ha profondamente colpito – ha spiegato il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin –: un anziano in condizioni critiche è stato lasciato solo durante la notte del decesso in Rsa, dopo un ricovero ospedaliero di 18 giorni, senza la possibilità di avere accanto un familiare, nonostante evidenti necessità di supporto e fragilità. La situazione, purtroppo, non è isolata e riguarda anche altre Rsa regionali. Riteniamo che la presenza dei familiari sia un elemento essenziale per umanizzare le cure, ridurre il senso di abbandono negli anziani fragili e migliorare la qualità assistenziale, soprattutto nelle fasi terminali. Siamo soddisfatti dell’accordo trovato con l’Assessore Marzi sul nuovo testo approvato.»
«Il voto unanime del Consiglio su questa mozione è importante – ha evidenziato l’assessore alla sanità, Carlo Marzi –, perché traccia un indirizzo chiaro e condiviso nel proseguire e rafforzare il percorso intrapreso volto all’umanizzazione delle cure, ovvero quell’attenzione posta alla persona nella sua totalità per i bisogni di cura ma anche psicologici e relazionali: si tratta di un ambito già oggetto di particolare attenzione da parte dell’Assessorato e dell’Usl, nella consapevolezza che la presenza del familiare rappresenti un elemento fondamentale e prezioso di alleanza terapeutica nel percorso di cura e assistenza. Stiamo lavorando per uniformare ed estendere maggiormente la possibilità di accesso dei familiari. È infatti in corso una revisione delle modalità di accesso e assistenza nei presidi ospedalieri, compatibilmente con le diverse esigenze clinico-assistenziali legate alla tipologia di reparto e di ricovero. In quest’ottica, abbiamo proposto un nuovo testo della mozione per ampliarne la portata in una visione più generale, coinvolgendo l’intero Consiglio e gli attori competenti e il territorio, ovvero l’Azienda Usl e il Celva, esprimendo un mandato concreto a rafforzare la comunicazione e il coinvolgimento dei familiari nei percorsi di assistenza e cura, nella direzione già intrapresa.»
Le altre mozioni dei gruppi Lega VdA e La Renaissance: bando del corso per addetti ai servizi di controllo e sicurezza locali notturni aperto a tutti e non solo a cittadini stranieri; organizzazione di un evento per celebrare gli atleti, i tecnici e gli staff valdostani che hanno partecipato ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026. Una mozione è dei gruppi AVS, Lega VdA, La Renaissance, PD-FP, FdI, AdC, ed è volta ad approfondire in prima Commissione l’iter e le procedure delle norme di attuazione e il funzionamento della Commissione paritetica.
Il gruppo AVS ha proposto una mozione per sollecitare il raddoppio della tratta ferroviaria Aosta/Quart e la riattivazione della stazione di Quart.
Una mozione anche per il gruppo AdC che chiede l’allineamento dei valori di deflusso minimo vitale/deflusso ecologico rilasciato a tutte le derivazioni idroelettriche per far fronte ai maggiori costi derivanti dalla crisi energetica.
FAQ
Perché il Consiglio Valle ha discusso così duramente della vicenda Testolin?
Perché la Giunta ha scelto di difendere il presidente in un giudizio che tocca il limite dei mandati, ipotizzando l’incostituzionalità di una legge regionale approvata dal Consiglio, scelta che le opposizioni hanno giudicato politicamente gravissima.
Quali sono stati i provvedimenti più importanti approvati nella seduta?
Tra i principali ci sono la designazione di Salvatore Chiofalo come magistrato della sezione di controllo della Corte dei conti, il disegno di legge per il potenziamento della protezione civile e della rete radio, la prima variazione di bilancio, il disegno di legge sul Terzo settore e la mozione sulla tutela delle produzioni agroalimentari valdostane.
Che cosa prevede la norma sulla protezione civile e le radiocomunicazioni?
La legge destina 5,2 milioni di euro per aggiornare il sistema regionale di radiocomunicazioni, migliorando copertura, affidabilità e capacità operativa durante emergenze e calamità, con risorse provenienti dai rimborsi statali per eventi alluvionali e dal bilancio regionale.
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Pubblicato / aggiornato
il 24/04/2026 alle 08:39
Categoria:
Politica e Amministrazione