Vai al contenuto

Consiglio Valle il 20 e 21 maggio 2026

Consiglio Valle il 20 e 21 maggio 2026 (©consiglio.vda.it) - Il Consiglio Valle riunito il 20 maggio 2026

Il Consiglio Valle, riunito il 20 e 21 maggio 2026, è stato segnato soprattutto dal dibattito politico sui limiti di mandato del presidente della Regione Renzo Testolin e sulla gestione dei pareri interni relativi alla legge regionale 21/2007. Il presidente del Consiglio Stefano Aggravi ha ricostruito l’iter amministrativo e istituzionale della vicenda, respingendo le accuse di occultamento di documenti, mentre le opposizioni hanno criticato duramente l’operato dell’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura. L’Assemblea ha inoltre espresso all’unanimità parere favorevole alla norma di attuazione sul coordinamento della finanza pubblica, che rafforza il ruolo della Regione come interlocutore unico con lo Stato per il sistema territoriale integrato valdostano. Respinta invece la proposta di legge della Lega Vallée d’Aoste sulla costituzione automatica di parte civile della Regione nei procedimenti per aggressioni a operatori dei servizi pubblici. La questione della chiusura delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes è destinata a essere discussa nella prossima adunanza consiliare.

Comunicazioni del presidente del Consiglio

Il Consiglio Valle si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo di Angelo Mappelli, Consigliere regionale della Democrazia Cristiana per quattro legislature, dal 1963 al 1983, e di Gianclaudio Bressa, componente di parte regionale della Commissione paritetica per le norme di attuazione della Regione Valle d’Aosta dal 2021 al 2023.

Il presidente dell’Assemblea, Stefano Aggravi, ha poi fornito alcune precisazioni in merito alla nota degli uffici del Consiglio regionale sul limite dei mandati di cui all’articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007, in relazione all’elezione del Presidente e del Vicepresidente della Regione.

«Innanzitutto, voglio chiarire che non si tratta di alcun “documento dolosamente occultato”, come da qualcuno evocato: tra l’altro, un’espressione molto forte che attribuisce intenzioni e comportamenti gravissimi, del tutto privi di fondamento, e che rischia di travalicare i limiti di una corretta dialettica politica e istituzionale – ha detto il presidente Stefano Aggravi -. Il documento di cui si è parlato molto in questi giorni era una nota di analisi degli uffici – allegata ad una nota del 18 novembre 2024 – che non era finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma costituiva la stesura di una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo “pro veritate” e alla predisposizione del quesito ad un legale/costituzionalista, così come poi avvenuto al momento della richiesta di parere affidata al prof. Lupo.»

Il presidente ha quindi ripercorso le varie tappe della questione, «al fine di dare una lettura chiara e completa dei fatti. A seguito di una richiesta delle Consigliere Minelli ed Erika Guichardaz avanzata il 25 ottobre 2024 all’allora Presidente del Consiglio sull’interpretazione dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007, gli uffici del Consiglio regionale hanno evidenziato al Presidente la necessità di acquisire un parere esterno “pro veritate” da parte di un esperto super partes, considerata la complessità e la delicatezza della questione.
Nel novembre 2024, dopo un sollecito avanzato al presidente dalle Consigliere, gli uffici – con una nota indirizzata a tutti i componenti dell’Ufficio di Presidenza – ribadivano l’esigenza di ricorrere ad un parere esterno al fine di richiedere se fossero ipotizzabili interpretazioni diverse da quella formulata dagli uffici in una nota di analisi della disposizione, allegata alla nota stessa, dove si limitavano ad un’interpretazione letterale della norma. In tale nota, ribadivano che si trattava di questione molto complessa e delicata, con riflessi di ordine istituzionale non indifferenti, affrontata da più organi di stampa che menzionavano anche la possibile esistenza di pareri contrastanti in ordine all’interpretazione della norma. L’Ufficio di Presidenza, dopo aver esaminato la questione in più riunioni tra ottobre e novembre 2024, all’unanimità non accoglieva la richiesta degli uffici di avvalersi di un parere esterno e comunicava alle Consigliere che non vi fosse titolo a rispondere in quanto si trattava di mere ipotesi – con riferimento ai casi indicati – al momento non ancora verificatesi.
Dopo le elezioni regionali del settembre 2025, prima dell’avvio della nuova legislatura, essendosi concretizzata l’ipotesi, gli uffici hanno nuovamente segnalato la necessità di acquisire un parere “pro veritate” nell’esclusivo interesse dell’istituzione, tenuto conto che sugli atti politici di nomina degli organi consiliari non viene espresso un visto di legittimità dei dirigenti e tenuto conto altresì che il Regolamento interno prevede che siano gli scrutatori a dover dichiarare nulle le designazioni attribuite a persone ineleggibili. Questo anche alla luce dell’esistenza di interpretazioni giuridiche contrastanti e dei possibili rischi di contenzioso. Nel frattempo erano infatti pervenuti due pareri legali di contenuto opposto, richiesti rispettivamente dal presidente e dal vicepresidente della Regione e da Rete Civica Valle d’Aosta. L’Ufficio di Presidenza ha quindi deliberato, il 10 ottobre 2025, di autorizzare l’acquisizione di un servizio di consulenza legale, poi affidato dalle strutture del Consiglio al professor Nicola Lupo per chiarire l’interpretazione della norma e le eventuali conseguenze istituzionali derivanti dalla sua applicazione. Il parere del professor Lupo, consegnato il 22 ottobre 2025, è stato trasmesso all’allora Ufficio di Presidenza e a tutti i 35 Consiglieri regionali dell’attuale legislatura, insieme agli altri due pareri acquisiti, al fine di mettere a disposizione tutti gli elementi utili e gli strumenti per le valutazioni finalizzate all’assunzione della decisione di ordine politico costituente l’elezione del presidente della Regione.»

Il dibattito in Aula

«È una brutta pagina per il Governo regionale e per il Consiglio, soprattutto per l’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura che ha insabbiato la vicenda – ha evidenziato Chiara Minelli, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra –. Con il parere chiaro delle tre massime dirigenti del Consiglio, ma tenuto a noi nascosto, e il nostro redatto dal professor Morrone, che giungevano alle stesse conclusioni, a inizio 2025 – a sette mesi dalle elezioni – il presidente e il vicepresidente avevano tutti gli elementi per scegliere: o rinunciare alla Giunta nella prossima legislatura o modificare la legge sui mandati. Il problema è stato ignorato e come AVS abbiamo dovuto spendere oltre 20.000 euro per affermare il rispetto della legalità in Valle d’Aosta e altrettanti dovremo spenderne per resistere al ricorso di Testolin in appello. Ma ben più gravi sono i danni economici e di paralisi amministrativa causati da un Presidente ormai privo di legittimazione politica che dovrebbe dimettersi. Noi continueremo a sostenere che le leggi valgono per tutti e andremo fino in fondo, auspicando di non essere soli e che ci sia un sussulto ampio contro abuso di potere, omissioni e arroganza di chi si ritiene sopra le norme.»

Il consigliere del PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz ha parlato di «vicenda tutta politica e non giuridica o amministrativa. La ricostruzione del presidente Aggravi ha chiarito molto bene una questione che si sarebbe potuta risolvere in maniera definitiva nella passata legislatura e, invece, si trascina anche in questa. Ribadiamo la necessità che qualcuno debba fare un passo indietro per il bene della Valle d’Aosta e di questo Consiglio.»

«Noi abbiamo sempre sostenuto che la legge fosse molto chiara e che non ci fosse bisogno di interpretazioni – ha dichiarato il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin -. Alla richiesta di avere note di interpretazioni di illustri costituzionalisti su di una legge approvata da questo Consiglio, noi abbiamo sempre votato no, in tutte le occasioni, perché ritenevamo inutile spendere i soldi dei cittadiniper interpretare una norma già chiara. Sulla questione delle candidature c’era evidentemente un margine di incertezza: finché qualcosa non si concretizza, resta nel campo delle ipotesi. Per questo, fare casi teorici in anticipo sarebbe stato prematuro. Anche a noi interessa fare chiarezza e stiamo lavorando in questa direzione, ma ribadiamo che non facciamo politica nelle aule dei tribunali.»

«Il parere chiesto dall’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura al professor Lupo – che lo ha predisposto in una settimana – prima dell’elezione dell’attuale Giunta è diventato l’unico ad essere trasmesso e considerato come l’interpretazione prevalente della norma, ma io credo fosse indispensabile e doveroso che tutti i Consiglieri venissero messi a conoscenza, in quella fase, dell’esistenza del parere delle tre massime dirigenti del Consiglio – ha osservato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi –. Questo perché si tratta di un parere difforme, che poteva servire a chi doveva votare per farsi un’idea della situazione in atto. Di chi è stata la responsabilità di non aver allegato, oltre al parere del professor Lupo, anche quello degli uffici del Consiglio? Io tuttora lo reputo importantissimo e prevalente rispetto alla posizione del professor Lupo. Inoltre, gli articoli di stampa riportano che all’Avvocatura regionale, quando ha richiesto tutti gli atti oggetto della vicenda relativa all’interpretazione dei mandati, non è pervenuto l’atto importante, cioè il documento delle tre dirigenti. Perché? Noi chiediamo delle risposte.»

Il presidente Aggravi ha replicato che «non è semplice ricostruire vicende che non si sono vissute direttamente: la ricostruzione effettuata si basa sugli atti e non su valutazioni politiche. Se qualcuno intende metterla in dubbio, può farlo attraverso un accesso agli atti. Dispiace che venga messa in discussione la serietà dell’istituzione che ho l’onore di presiedere in questo momento.»

«Questa vicenda ci testimonia che non possiamo più permetterci questo modo di governare che guarda all’interesse del singolo e non dei valdostani – ha detto il capogruppo degli Autonomisti di Centro, Marco Carrel –. L’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura non ha voluto affrontare la questione, nonostante la presenza di una nota chiara redatta dagli uffici del Consiglio, e il fatto di voler mettere i dossier che scottano in biblioteca aspettando che si risolvano da soli è un metodo di lavoro che abbiamo intrapreso nella scorsa legislatura e che ci stiamo portando avanti. Ciò non riguarda soltanto l’elezione del Presidente, questione che ci mette maggiormente in imbarazzo, ma anche ad esempio la chiusura delle gallerie di Signayes e Sorreley da parte della Sav. Se continuiamo ad agire in questo modo perdiamo di credibilità e come Valle d’Aosta facciamo una pessima figura.»

Il capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, componente dell’Ufficio di Presidenza della passata legislatura, ha voluto «mettere “les pendules à l’heure”. Se avrete modo di leggere i verbali, vedrete che l’interpretazione letterale della legge era abbastanza chiara. Tuttavia, all’interno del dibattito dell’Ufficio di Presidenza era stata evidenziata la possibilità di interpretazioni differenti. Al netto di questo, la risposta alle consigliere fu che in quel momento era stato posto un quesito fondato su ipotesi e che, pertanto, non si poteva ancora fornire una risposta. Le valutazioni contenute nei verbali sono comunque evidenti: quando la situazione si è concretizzata, si è proceduto a richiedere un parere supplementare rispetto alle valutazioni già formulate dall’Ufficio di Presidenza. In tutto questo percorso, i componenti dell’Ufficio di Presidenza appartenenti alla Lega hanno avuto un peso determinante.»

Norme di attuazione

Coordinamento della finanza pubblica

Il Consiglio Valle ha espresso parere favorevole all’unanimità sullo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale in materia di coordinamento della finanza pubblica e di sistema territoriale integrato.
Il testo, trasmesso dal Ministro per gli affari regionali il 23 aprile, è composto di quattro articoli volti ad attribuire alla Regione il ruolo di coordinamento della finanza pubblica per l’intero sistema territoriale regionale integrato della Valle d’Aosta, comprendente Regione, enti locali, enti strumentali, Usl e Università della Valle d’Aosta. Il provvedimento prevede che il contributo agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, concordato con lo Stato, venga corrisposto dalla Regione per l’intero sistema territoriale integrato oppure che avvenga attraverso la presa in carico sul bilancio regionale della realizzazione di opere pubbliche di interesse nazionale e regionale iscritte sul bilancio statale.

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, illustrando i contenuti, ha sottolineato che «la proposta di norma individua nell’accordo tra Stato e Regione lo strumento ordinario per definire la partecipazione della Valle d’Aosta agli obiettivi di finanza pubblica, formalizzando un metodo fondato sull’intesa tra i livelli di governo. Alla Regione viene attribuito il ruolo di interlocutore unico nei rapporti finanziari con lo Stato, anche in rappresentanza degli altri enti territoriali riconosciuti dalla norma come parte di un sistema regionale integrato. Si dà così attuazione agli impegni contenuti nell’accordo Stato-Regione dell’ottobre 2024 sulla finanza pubblica 2025-2032 e ai contenuti della sentenza della Corte costituzionale n. 145 del 2024 che aveva evidenziato l’assenza, nell’attuale normativa, di una disciplina che considerasse unitariamente il sistema degli enti territoriali valdostani per il coordinamento della finanza pubblica, come già avviene per altre autonomie speciali. Da qui la necessità di aggiornare la norma di attuazione, sollecitazione che noi abbiamo colto con la presentazione dello schema di decreto legislativo che oggi portiamo all’esame del Consiglio.»

Il dibattito in Aula

Il consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Lattanzi ha espresso parere favorevole «per questo riconoscimento alla Regione come unico interlocutore nei rapporti con lo Stato per quanto riguarda il risanamento dei conti pubblici. La posta in gioco è molto alta e ogni volta che si fa un passo avanti nel definire il ruolo della Regione è cosa buona e giusta. Il contributo che la Regione dà allo Stato per il risanamento delle proprie finanze è una cifra importante e con questa norma non viene cambiato. Il percorso di risanamento delle finanze pubbliche nei confronti dell’Unione europea è iniziato con il Governo Meloni in questa legislatura e si sta portando al suo compimento.»

Annunciando il voto favorevole, il consigliere di PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz ha dichiarato che «questa norma consolida una garanzia essenziale: blinda il metodo dell’accordo per cui lo Stato non potrà più imporre alla Valle d’Aosta contributi o tagli unilaterali senza un negoziato effettivo e riconosce il nostro sistema territoriale come sistema integrato, equiparandoci finalmente a Trentino e Friuli Venezia Giulia. È un risultato che appartiene all’intera comunità valdostana, non a una maggioranza o a un accordo di coalizione, ma al lavoro istituzionale di decenni. Dobbiamo però interrogarci su questo modello: la legge regionale sulla finanza locale ha trent’anni ed è applicata ogni anno in deroga, i Comuni sono troppo piccoli per gestire servizi sempre più complessi e la Regione supplisce perdendo di vista la sua funzione principale, che è legiferare e programmare, non gestire. Il rischio è un centralismo regionale che è il contrario di ciò che l’Autonomia speciale dovrebbe produrre. La risposta non è indebolire la Regione, ma rafforzare gli enti locali per consentirle di tornare al suo ruolo. Servono riforme di sistema non più rinviabili.»

Il vicecapogruppo Eugenio Torrione, nell’annunciare il voto a favore del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di «norma che, pur avendo una visibilità e risonanza mediatica inferiore a molti temi affrontati recentemente in questo Consiglio, affronta un tema sostanziale centrale: il rapporto finanziario tra lo Stato e la Valle d’Aosta, rafforzando il quadro dell’Autonomia speciale valdostana, con un elemento positivo rappresentato dal richiamo al principio della leale collaborazione, superando logiche di interventi unilaterali. Resta però un’attenzione necessaria sul rapporto con gli enti locali, per evitare che il rafforzamento del ruolo regionale si traduca in una compressione dell’autonomia dei comuni, che rappresentano un patrimonio democratico fondamentale. Altro punto riguarda i contributi alla finanza pubblica: ciò che nasce come transitorio rischia spesso di diventare permanente, e su questo sarà necessario mantenere attenzione. Il rafforzamento dell’autonomia finanziaria ha senso solo se serve a tutelare concretamente servizi pubblici, welfare, sanità, scuola e coesione territoriale, altrimenti il rischio è quello che l’Autonomia venga ridotta soltanto a un meccanismo tecnico e amministrativo.»

«Con questo parere passiamo dalle parole ai fatti nella difesa dei nostri bilanci – ha detto la consigliere dell’Union Valdôtaine Loredana Petey –. Il punto di forza è il riconoscimento del metodo dell’accordo. Finalmente non saremo più soggetti a decisioni unilaterali calate dall’alto in materia di concorso agli obiettivi di finanza pubblica. La norma sancisce che il contributo della Valle d’Aosta deve essere frutto di un’intesa. È un principio di civiltà istituzionale che trasforma la nostra partecipazione al risanamento dei conti da un obbligo subìto a una scelta condivisa e negoziata. L’altro pilastro è il chiarimento dell’ambito soggettivo del sistema territoriale regionale integrato. Definire con precisione il perimetro del coordinamento della finanza pubblica significa dare certezze non solo alla Regione, ma a tutti gli enti locali e agli enti strumentali. Questo atto non nasce dal nulla: è la dimostrazione che, quando la Valle d’Aosta si siede ai tavoli romani con serietà, competenza e con la forza del proprio Statuto, i risultati arrivano.»

Il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin, ha definito il provvedimento «un atto di portata storica», sottolineando come esso rafforzi i principi fondanti della specialità valdostana: «Il nostro voto a favore non è scontato, ma frutto di una valutazione attenta e convinta. La norma era urgente e necessaria: la Valle d’Aosta ha pagato un prezzo alto per l’assenza di un presidio procedurale adeguato a tutela della propria specialità finanziaria. La sentenza della Corte costituzionale ha chiarito che non esisteva una norma vigente che definisse la Valle d’Aosta come sistema unitario, rendendoci vulnerabili. Oggi colmiamo questo divario. Per troppi anni, nei momenti di crisi della finanza pubblica nazionale, lo Stato ha imposto sacrifici unilaterali, con tagli non concordati. Questa norma cambia approccio: d’ora in avanti, quando lo Stato vorrà chiedere un contributo al risanamento dei conti pubblici, dovrà sedersi al tavolo e negoziare. Un altro risultato è l’attribuzione alla Regione del ruolo di regista del proprio sistema finanziario integrato, rafforzando la capacità di programmazione e la gestione coerente delle risorse. L’Autonomia non è un privilegio da subire, ma una responsabilità da esercitare: questa norma è uno strumento concreto in questa direzione.»

«Con questa norma colmiamo un vuoto nei rapporti finanziari con lo Stato e affermiamo un principio importante: la Regione sarà l’unico interlocutore del territorio regionale nei confronti dello Stato, potendo così trattare alla pari il contributo al risanamento dei conti pubblici – ha affermato il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis –. Credo che questo sia anche un segno importante dell’attivismo e dell’attività politica che è stata svolta in questo periodo. Ringrazio la Commissione paritetica, i rappresentanti dello Stato che ricoprono ruoli a livello istituzionale, per il contributo fattivo che hanno dato affinché la norma venisse messa a disposizione nel minor tempo possibile per arrivare alla sua definitiva approvazione. Un percorso che sicuramente è molto positivo e che metterà la Valle d’Aosta in una condizione migliore rispetto a quella che ha avuto sino ad oggi, a tutela dell’esercizio delle nostre prerogative e per la valorizzazione degli interessi della comunità valdostana.»

Evidenziando che «questa norma ci fa fare un passo avanti nell’Autonomia valdostana e concretizza un principio importante, quello del sistema pattizio con lo Stato», il capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin, ha osservato: «Questa norma porta anche a una maggiore responsabilità della Regione, e questo deve farci interrogare e riflettere per il futuro su come e se rivisitare l’attuale assetto delle funzioni e delle competenze tra Regione ed enti locali. Un tema che avevamo già affrontato in quest’Aula, analizzando alcuni parametri che possono essere migliorati: il rapporto costi-benefici, la burocrazia, i servizi resi ai cittadini e i tempi di attesa. Su questo dovremo lavorare nei prossimi mesi, quando la norma sarà definitivamente approvata dallo Stato, per confrontarci e cercare di migliorare ulteriormente il sistema. Ogni risultato positivo, infatti, può sempre essere migliorato, e questo è un compito che spetta a tutti. È questo l’auspicio che rivolgo a tutti: continuare a migliorare le politiche pubbliche nell’interesse dei cittadini.»

L’Assemblea è chiamata a  esprimere parere anche sullo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale in materia di concessioni di derivazione d’acqua.

Attività legislativa

Costituzione di parte civile per aggressioni alle Forze dell’ordine

Con 26 voti di astensione (UV, CA, FI, PD-FP, AVS) e 9 a favore (Lega VdA, FdI, La Renaissance, AdC), il Consiglio Valle ha respinto una proposta di legge in materia di costituzione di parte civile della Regione nei procedimenti per aggressioni ai danni di operatori delle forze di polizia, delle forze armate, del Corpo valdostano dei vigili del fuoco, del personale sanitario e socio-sanitario, scolastico, del trasporto pubblico locale e dei volontari della Protezione civile.

L’iniziativa legislativa, presentata dal gruppo Lega Vallée d’Aoste il 4 febbraio scorso, si componeva di due articoli che sono stati illustrati dal capogruppo Andrea Manfrin: «La nostra proposta persegue un obiettivo politico e giuridico netto: sancire l’obbligo per la Regione di costituirsi automaticamente parte civile nei procedimenti penali relativi ad aggressioni commesse nel territorio regionale a danno di categorie di lavoratori che svolgono funzioni pubbliche essenziali, come le forze dell’ordine ma non solo.»

«Se lasciamo la costituzione in giudizio alla valutazione politica del momento, quello che trasmettiamo è che il sostegno delle istituzioni è condizionato: non può essere così – ha proseguito –. Stiamo parlando di persone reali, di uomini e donne che ogni giorno lavorano per la nostra sicurezza e per garantire i servizi pubblici essenziali alla nostra comunità. Categorie che ogni giorno sono esposte ad un rischio. Nel 2024, in Italia si sono contate 2695 aggressioni fisiche ad agenti o operatori di polizia durante i controlli su strada; in Valle d’Aosta non facciamo eccezione. Riguardo al personale sanitario, in Valle d’Aosta nel 2025 si sono registrate 29 aggressioni con 48 operatori coinvolti. Ma ci sono anche gli autisti del servizio pubblico, così come la scuola, i vigili del fuoco e la Protezione civile. Ecco perché è necessario approvare questa legge, come già fatto in Abruzzo, e fare in modo che i fondi recuperati vengano messi a disposizione di chi viene colpito, così come investiti in progetti di prevenzione e promozione della legalità.»

«La principale obiezione che è sollevata su questa legge è l’obbligatorietà della costituzione in giudizio della parte civile – ha evidenziato il consigliere della Lega Vda, Corrado Bellora –. Si tratta di un falso problema perché la parte civile che si è costituita in giudizio non è costretta a concludere nel caso in cui ritenga che la prova della penale responsabilità non sia stata raggiunta o il fatto non sia lesivo dell’interesse di cui è portatrice. Inoltre, la Regione può costituirsi parte civile per aggressioni ai danni di soggetti che non siano propri dipendenti, in quanto titolare di un interesse pubblico alla sicurezza del territorio. Si tratta, quindi, di una proposta di buon senso e di civiltà a costo zero: non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale, essendo l’Avvocatura regionale già strutturata per gestire tali costituzioni senza ulteriori costi per l’amministrazione.»

Non essendo stato approvato l’articolo 1, l’intera proposta di legge si intende respinta.

Attività ispettiva

Interrogazioni a risposta immediata

Sono state inoltre iscritte quattro interrogazioni a risposta immediata, di cui due – una del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e una del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA
 – riguardano lo stesso argomento: conoscenza di pareri interni relativi ai limiti di mandato dei componenti della Giunta regionale. Un terzo question time è del gruppo Lega Vallée d’Aoste e interroga l’assessore agli Affari europei sulla natura e l’oggetto della sua “crescente insofferenza dichiarata pubblicamente nei confronti delle dinamiche politiche recentemente emerse in seno alla maggioranza“. Infine, il gruppo La Renaissance Valdôtaine pone l’attenzione su alcune anomalie emerse nei registri elettronici dell’Istituto musicale pareggiato.

Interrogazioni e interpellanze

Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha dedicato la propria attenzione a: adozione del Piano spostamenti casa-lavoro per il personale delle strutture regionali; avanzamento dei lavori di elettrificazione della ferrovia Ivrea/Aosta; situazione dei lavoratori della Telecontact; collegamento funiviario Pila-Cogne; progetto del parco giochi tematico al Crest di Ayas; stato di avanzamento del nuovo appalto di trasporto pubblico locale su gomma; sede definitiva del Csv Valle d’Aosta; assetto della Struttura complessa Tecnico dell’azienda Usl; adeguatezza delle prove e modernizzazione delle selezioni nei concorsi pubblici regionali; designazione dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste nel Comitato regionale per la gestione venatoria; completamento e prospettive del Parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans; rincaro dei bus per le attività scolastiche ed educative; valorizzazione degli spazi incompiuti dell’ex cotonificio Brambilla di Verrès; revisione della riforma della disabilità; introduzione del codice d’argento per la presa in carico dei pazienti anziani fragili al Pronto soccorso dell’ospedale Parini; mancata promozione della riforma della disabilità; programmi di screening oncologico per la popolazione femminile.  

Le iniziative del gruppo Autonomisti di Centro sono su: responsabilità dell’avallo della memoria difensiva della Regione in merito al ricorso sull’eleggibilità del presidente Testolin;  futuro del Piano faunistico venatorio; problematiche riguardanti i visti contabili dei provvedimenti dirigenziali;  rissa al Casino dello scorso 4 aprile; bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio per la spesa delle famiglie; misure per l’edilizia valdostana a fronte della crisi internazionale.    

Le iniziative del gruppo Fratelli d’Italia sono su: tempi per la creazione della società unica degli impianti di risalita; collegamento funiviario Pila-Cogne; iniziative urgenti della Regione contro lo stato di abbandono dell’ex hotel “La Lanterna” di Saint-Pierre; ruolo, utilizzo e ricadute dell’attività della Fondazione Courmayeur Mont Blanc sulle politiche regionali; grado di dipendenza finanziaria, valorizzazione della francofonia ed efficacia delle attività svolte da enti e fondazioni culturali sostenuti dalla Regione; vigilanza e coordinamento della Regione sulla partecipata Sav Spa in relazione ai lavori di adeguamento delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes e alle conseguenze sulla viabilità; riduzione della tassa automobilistica regionale per chi opta per la domiciliazione bancaria; applicazione della normativa statale Palestre Aperte e indirizzi regionali per la gestione degli impianti sportivi scolastici; scadenza dell’accordo della Regione con lo stabilimento Heineken di Pollein; sicurezza delle aree interessate dalla frana di Palleusieux a Pré-Saint-Didier. 

La Renaissance valdôtaine chiede informazioni sui lavori di riqualificazione della Salle de gymnastique di Aosta e sui centri traumatologici a servizio delle principali località sciistiche regionali.

Le iniziative della Lega Vallée d’Aoste sono su: occupazione abusiva della Torre piezometrica adiacente allo stabilimento Cogne Acciai Speciali e degli spazi sotto il viadotto autostradale; istituzione di una funzione tecnica alle dipendenze della direzione Medica di presidio ospedaliero dell’Usl; mancanza di sanitari al JB Festaz di Aosta; stato di agitazione al Casino di Saint-Vincent; censimento delle comunità islamiche e rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali; approfondimento sugli eventi emersi alla scuola primaria di Chambave; recepimento integrale del Decreto Salva Casa; competenze del Centro per uomini autori di violenza ad Aosta; attività di promozione e marketing dell’École Hôtelière di Châtillon.

I gruppi Lega VdA e La Renaissance hanno proposto iniziative congiunte: imminente chiusura delle gallerie autostradali Côte de Sorreley e Signayes; condizioni di sicurezza e utilizzo improprio dell’ex edificio scolastico delle Magistrali in via Torino ad Aosta; situazione di degrado e criticità gestionali del Centro servizi per il contrasto della povertà di via Stevenin ad Aosta; situazione dei medici di medicina generale; intenzioni della Regione sulle tariffe autostradali gestite da Rav Spa; limitazione dell’orario mattutino e tetto annuale dei viaggi del servizio di trasporto per persone con disabilità; introduzione del codice d’argento al Pronto soccorso dell’ospedale Parini e miglioramento dell’assistenza alle persone anziane fragili; prevenzione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Valle; protocolli di custodia e verifica del corretto utilizzo del fentanyl nelle strutture del servizio sanitario regionale.

Le iniziative ispettive del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA sono su: costituzione della Regione nel ricorso per l’accertamento dell’ineleggibilità del presidente Testolin; tempistiche dell’esame in Commissione del Piano regionale dei trasporti; procedure di prevenzione, accertamento e gestione di casi di plagio nelle tesi di laurea all’UniVdA; istituzione di un Centro di giustizia riparativa in Valle e promozione delle formazione specialistica accademica; soluzioni alternative alla chiusura totale del raccordo autostradale A5 con la strada statale 27 del Gran San Bernardo; bando Investimenti produttivi per la competitività delle aziende agricole del Complemento regionale di sviluppo rurale 2023/27; rilancio delle politiche di locazione e acquisto della prima casa per i giovani; percezione della qualità dei servizi sanitari regionali e condizioni organizzative dell’azienda Usl. 

Mozioni

Norme di attuazione e Commissione paritetica

Con una mozione, i gruppi AVS, Lega VdA, La Renaissance, PD-FP, FdI, AdC volevano impegnare il Presidente della prima Commissione a promuovere un approfondimento, all’interno della Commissione stessa e da inviare entro 90 giorni al Consiglio, sulle criticità legate all’iter di approvazione delle norme di attuazione dello Statuto speciale, sulle modalità di funzionamento della Commissione paritetica Stato-Regione Valle d’Aosta e sulla trasparenza dei suoi atti. Il testo è stato respinto con 19 voti di astensione (UV, CA, FI) e 15 voti a favore (AVS, Lega VdA, La Renaissance, PD-FP, FdI, AdC).

La capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha evidenziato che «questa iniziativa, presentata in modo unitario da tutti i gruppi di minoranza due mesi fa, conserva ancora tutta la sua attualità. Le norme di attuazione sono previste dall’articolo 48bis dello Statuto speciale, ma l’iter di approvazione non sta producendo i risultati attesi e numerosi dossier faticano ad arrivare a conclusione. Occorre fare chiarezza, perché le norme di attuazione sono lo strumento attraverso cui si realizza la nostra Autonomia: è quindi necessario disporre di procedure precise e tempistiche definite. L’approfondimento che chiediamo potrebbe rappresentare un’occasione per formulare proposte utili a ottenere uno strumento più efficace. Riteniamo che la Commissione possa svolgere un ruolo importante di contributo e di lavoro comune su questo tema. È un peccato che la mozione non venga accolta, perché ancora una volta non si riconosce alla Commissione un ruolo costruttivo su una questione ritenuta rilevante da tutti.»

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato che «sul piano procedurale delle norme di attuazione, esiste una certa “insofferenza”, condivisa anche da parte nostra, quando i testi approvati dalla Commissione paritetica non trovano poi la loro conclusione. Si tratta di un problema ricorrente e trasversale alle Regioni a Statuto speciale, che abbiamo condiviso anche recentemente e che ha portato alla predisposizione di un documento poi approvato in sede di Conferenza delle Regioni, con la richiesta di un intervento di semplificazione per rendere il percorso delle norme di attuazione più lineare ed efficace, evitando duplicazioni di pareri. Alla luce di questo, chiediamo il ritiro del provvedimento in attesa delle valutazioni in merito ai provvedimenti che saranno adottati dal Ministero.»

Corso per addetti ai servizi di controllo e sicurezza locali notturni 

Respinta con 20 voti di astensione (UV, CA, FI, AdC), 6 contrari (PD-FP, AVS) e 8 favorevoli (Lega VdA, La Renaissance, FdI), una mozione dei gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine riguardante il bando per l’accesso al corso gratuito per Addetti ai servizi di controllo e sicurezza locali notturni (ex buttafuori), finanziato dal Programma regionale Fse+ 2021-2027 nell’ambito del progetto “Percorsi di Futuro” e rivolto esclusivamente alle persone straniere. In particolare, i gruppi volevano impegnare la Giunta regionale a inserire, tra i destinatari di futuri bandi simili, i giovani, i disoccupati di lungo periodo, i gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro e le persone inattive al posto dei soggetti esclusivamente stranieri. 

Il vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron, ha ricordato che «il corso, come emerso in risposta ad una nostra precedente interrogazione, è attualmente riservato esclusivamente a cittadini di origine straniera: esclude di fatto i cittadini italiani, pur essendo inserito in un Programma che prevede anche misure per giovani, disoccupati di lungo periodo e soggetti svantaggiati. Noi riteniamo che una simile limitazione possa risultare discriminatoria e non coerente con i principi di parità di trattamento e con gli altri obiettivi del Fse+, che includono l’accesso all’occupazione per tutte le persone in cerca di lavoro. Per questo chiediamo alla Giunta di valutare, per i futuri bandi simili, un ampliamento della platea dei destinatari, tenuto conto che non è stata finora svolta alcuna verifica sui bisogni formativi dei cittadini italiani potenzialmente interessati.»

Premettendo che «l’avviso citato nella mozione si è chiuso lo scorso 13 aprile, ben prima della data in cui l’iniziativa avrebbe dovuto essere discussa, rendendo tecnicamente impossibile andare nella direzione richiesta», l’assessore alle politiche europee, Leonardo Lotto, ha spiegato che «le priorità e gli obiettivi specifici dei fondi Fse+ 2021-2027 sono stati definiti dopo un confronto con la Commissione europea, che ha approvato la programmazione definitiva nel 2022. Da quel momento, le risorse devono essere destinate agli obiettivi specifici individuati. A questo punto, sono gli enti di formazione a proporre autonomamente i corsi. Nel caso specifico, il corso per addetti alla sicurezza è stato proposto da un ente di formazione, sulla base delle esigenze del territorio, ed è stato ritenuto finanziabile dal nucleo di valutazione competente. Segnalo, inoltre, che è in uscita un nuovo avviso pubblico rivolto a tutti, relativo alla presentazione di progetti di formazione per l’acquisizione di competenze di base, qualificazioni, abilitazioni e patentini. Se un ente accreditato – e non l’Assessorato, che non interviene direttamente nella predisposizione dei bandi – confermerà che questa esigenza esiste realmente sul territorio, potrà attivare un corso per i cosiddetti buttafuori, aperto a tutti. Per queste ragioni, la mozione non può essere accolta.»

Raddoppio della tratta ferroviaria Aosta-Quart

Con voti 30 voti di astensione (UV, CA, FI, FdI, Lega VdA, PD-FP, La Renaissance) e 4 a favore (AVS, AdC), l’Assemblea ha respinto una mozione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra che sollecitava la Giunta ad attivarsi presso Rfi e gli altri soggetti competenti per creare le condizioni per il raddoppio della tratta ferroviaria Quart/Aosta e per la riattivazione della stazione di Quart, con l’obiettivo di valorizzare la linea ferroviaria come servizio di trasporto urbano lungo l’asse Sarre/Aosta/Quart, in coerenza con gli indirizzi già approvati e con gli obiettivi regionali di mobilità sostenibile.

«Rfi sta predisponendo un Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) per interventi di raddoppio selettivo sulla linea Chivasso/Ivrea/Aosta, che consentirebbero di aumentare la capacità della rete e distinguere tra treni veloci e servizi locali, con la possibilità di riattivare e valorizzare stazioni oggi non utilizzate – ha evidenziato il consigliere Andrea Campotaro –. In particolare, il raddoppio tra Quart e Aosta e la riapertura della stazione di Quart (con l’eventuale creazione di nuove fermate) permetterebbero di sviluppare un servizio ferroviario di tipo urbano lungo l’asse Sarre/Quart, l’area a maggiore densità abitativa e di traffico della regione con 40mila abitanti, rispondendo ai flussi quotidiani di spostamento e agli obiettivi di sostenibilità e riduzione del traffico veicolare. La ferrovia, infatti, offre una regolarità che il trasporto su gomma non potrà mai garantire, specialmente nelle criticità invernali o negli orari di punta. È questa – come fatto in Trentino o Svizzera – una vera e propria visione della mobilità del futuro, in linea con l’obiettivo Fossil Fuel Free approvato da questo Consiglio: fare della ferrovia il vero asse portante del trasporto pubblico regionale, partendo dall’istituzione della Ler (Ligne express régionale).»

«Il Piano regionale dei trasporti, che ha ottenuto il parere favorevole del Cpel e quindi degli amministratori del territorio, contiene la visione politica della maggioranza sul futuro della mobilità valdostana – ha replicato l’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy –. Tra le nostre priorità c’è l’acquisizione dell’infrastruttura Aosta/Pré-Saint-Didier per poter poi agire autonomamente alla realizzazione di un servizio di trasporto pubblico che noi proponiamo con il sistema Brt (Bus rapid transit), opzione che dovrà poi essere messa a confronto con altre ipotesi. Su questo obiettivo non è più possibile tergiversare perché è una decisione strategica. Ferrovia e trasporto su gomma devono diventare sempre più complementari in una regione come la nostra, caratterizzata da una distribuzione diffusa della popolazione. Riguardo alla ferrovia Aosta/Torino, puntiamo a ridurre i tempi di percorrenza in modo da collegare più rapidamente la Valle sia al proprio interno sia verso l’esterno. Il lavoro sul Docfap relativo ai raddoppi selettivi si concentra in particolare sul miglioramento dei collegamenti con il Piemonte, dove esistono criticità infrastrutturali che oggi incidono sulla fluidità della rete: è su quel tratto che possiamo incidere maggiormente per migliorare le connessioni con il Nord-Ovest del Paese. Ci sarà comunque occasione di confronto in Commissione durante l’esame del Piano regionale dei trasporti.»

Gallerie Côte de Sorreley e Signayes

Il Consiglio Valle ha votato contro l’inversione dell’ordine del giorno – 19 voti contrari (UV, CA, FI) e 14 a favore (FdI, Lega VdA, PD-FP, AVS, La Renaissance, AdC) – per anticipare la discussione dell’interrogazione n. 16 della Lega Vallée d’Aoste riguardante l’imminente chiusura delle due gallerie autostradali di Côte de Sorreley e Signayes. Ha invece iscritto una risoluzione della maggioranza, sempre sul tema, che sarà trattata nella prossima adunanza consiliare.

«La chiusura delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes rischia di mettere in ginocchio la Valle d’Aosta – ha detto il consigliere della Lega Vallée d’Aoste Corrado Bellora –: all’ordine del giorno vi sono tre iniziative ispettive della minoranza su questo argomento, già depositate. È fondamentale anteporre questo argomento – che è di fondamentale importanza – rispetto ad ogni altro: chiedo quindi l’inversione dell’ordine del giorno per la trattazione dell’interrogazione depositata dalla Lega Vallée d’Aoste, di cui al punto 16, perché questo è un problema essenziale per i valdostani

Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, ha aggiunto: «Di fronte alla richiesta della maggioranza di invertire l’ordine del giorno per discutere una loro risoluzione sul tema, noi chiediamo che si parli prima delle nostre iniziative ispettive che erano già iscritte a questa adunanza. Nessun problema per l’iscrizione, ma crediamo che ci debba essere un rispetto nei confronti dei gruppi di minoranza che hanno lavorato da tempo a questo argomento.»

Il capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha replicato: «Le interrogazioni non permettono nessun dibattito: gli interpellanti chiedono e il Governo risponde. Ecco perché la maggioranza ha proposto di sottoscrivere una risoluzione: per permettere di avviare un dibattito, dove tutti i Consiglieri possono parlare. Rispetto a questo tema, abbiamo fatto un passo avanti per tentare di dare una soluzione. La nostra soluzione è quella di coinvolgere i soci di Sav Spa, attraverso la convocazione di un’Assemblea, per tentare di capire se ci sono altre possibilità di intervenire. Ci dispiace che la minoranza non abbia colto questo obiettivo.»

La posizione della maggioranza

Con la risoluzione, i gruppi vogliono impegnare il presidente della Regione e il Governo regionale a richiedere formalmente, nella propria veste di socio azionista di Sav Spa, l’immediata convocazione di un’Assemblea dei soci per rappresentare fermamente le preoccupazioni espresse anche dalle comunità locali, dai Sindaci e dalle categorie economiche del territorio rispetto agli impatti socio-economici derivanti dalla prolungata interruzione della tratta. 

Il testo chiede anche di sollecitare con urgenza Sav Spa affinché approfondisca e valuti ogni ulteriore soluzione tecnica, organizzativa e temporale, comprese quelle ipotizzate e proposte dal Governo regionale, finalizzata a ridurre la durata della chiusura prevista, a scongiurare ove possibile l’interruzione totale del traffico e, comunque, a limitare i disagi per i cittadini, le comunità locali e le attività economiche, anche attraverso il mantenimento, seppur parziale, della viabilità durante l’esecuzione dei lavori di riqualificazione e messa in sicurezza. 

Infine, la risoluzione invita a riferire al Consiglio regionale e alla Commissione consiliare competente sugli esiti dell’interlocuzione con i vertici della società e sulle conseguenti determinazioni operative assunte.

«I lavori previsti da Sav Spa rappresentano un importante intervento di ammodernamento di un asse viario strategico per il sistema dei collegamenti della nostra regione – evidenziano i consiglieri di maggioranza –. Si tratta di interventi necessari, dai quali non si può prescindere, ma che comporteranno una chiusura totale e prolungata di una tratta nevralgica per la mobilità della comunità valdostana, per il trasporto pesante, per i collegamenti quotidiani dei residenti, per i flussi turistici e per le attività economiche e produttive del territorio. È proprio per questo che riteniamo fondamentale che ogni fase dei lavori sia accompagnata da un confronto costante con la società concessionaria, al fine di ridurre al minimo i disagi e valutare tutte le soluzioni tecniche e organizzative possibili, compresa la riduzione dei tempi di chiusura e, ove possibile, il mantenimento di una viabilità anche parziale durante l’esecuzione degli interventi.
In questa prospettiva, la risoluzione nasce dalla volontà di rappresentare anche in Consiglio Valle con forza le preoccupazioni espresse dalle comunità locali, dai Sindaci e dalle categorie economiche, e di garantire un costante coinvolgimento delle istituzioni regionali nelle scelte che riguardano un’infrastruttura così rilevante per la Valle d’Aosta.
Nonostante le informazioni relative alla programmazione temporale e alle modalità d’intervento siano pervenute alle istituzioni regionali in una fase molto avanzata del percorso decisionale e confermate nell’incontro del 18 maggio scorso a seguito di ulteriori richieste di verifica avanzate dall’Amministrazione regionalecon questa risoluzione del Consiglio regionale intendiamo dare, con serietà e responsabilità, maggiore forza e mandato politico al Presidente della Regione e al Governo regionale nel confronto con la società concessionaria.»

La posizione della minoranza

I gruppi di minoranza del Consiglio regionale, informati soltanto nel tardo pomeriggio di giovedì 21 maggio 2026, del deposito di una risoluzione da parte della maggioranza sulla chiusura delle gallerie di Sorreley e Signayes, si sono riuniti per valutarne il contenuto e le modalità di discussione. Una vicenda tanto rilevante per la mobilità regionale, le attività economiche e la vita quotidiana di migliaia di cittadini valdostani meritava certamente tempi, modalità e livelli di informazione diversi rispetto a quelli registrati nelle ultime ore.

La risoluzione impegnava il presidente della Regione e il Governo regionale a chiedere formalmente la convocazione dell’assemblea dei soci di SAV e a rappresentare le forti preoccupazioni delle comunità locali, dei sindaci e delle categorie economiche rispetto all’ipotesi di una chiusura totale e prolungata della tratta autostradale. 

«Pur rilevando il carattere tardivo sia dell’iniziativa sia delle informazioni fornite al Consiglio e al territorio – rilevano i consiglieri -, i gruppi di minoranza hanno assunto un atteggiamento responsabile e costruttivo, dichiarandosi disponibili sia all’iscrizione sia alla discussione della risoluzione, a condizione però che venissero preventivamente discusse tre iniziative già depositate dalle opposizioni fin dal 24 aprile scorso, in vista del Consiglio regionale del 5 maggio, dai gruppi Lega Vallée d’Aoste, Fratelli d’Italia e Partito Democratico, tutte riguardanti la medesima vicenda e utili ad arricchire il confronto con ulteriori elementi politici e tecnici.
La minoranza aveva inoltre manifestato la propria disponibilità a prorogare i lavori del Consiglio oltre le ore 20, proprio per consentire una discussione seria e approfondita su un tema così delicato.»

A tale scopo è stata presentata una mozione procedurale finalizzata all’inversione dell’ordine del giorno, così da affrontare dapprima le iniziative dei gruppi consiliari e successivamente la risoluzione della maggioranza. 

«Nel corso del dibattito è però emerso un rifiuto netto rispetto a ogni proposta avanzata dalla minoranza, in continuità con un metodo politico ormai consolidato in questi mesi di legislatura.
Nonostante ciò, e ancora una volta per senso di responsabilità istituzionale, i gruppi di minoranza hanno comunque votato l’iscrizione della risoluzione all’ordine del giorno, anche nella prospettiva di poter successivamente convocare una Conferenza dei Capigruppo che valutasse la possibilità di proseguire i lavori oltre l’orario previsto. Alle ore 20.03, subito dopo il voto favorevole all’iscrizione della risoluzione, il Consiglio regionale è stato però sciolto dalla Presidente del Consiglio, impedendo di fatto ogni discussione sul merito del documento.
Resta comunque una contraddizione politica evidenteSe il presidente della Regione intende comunque convocare l’Assemblea dei soci Sav, non si comprende per quale ragione sia stato necessario presentare una risoluzione consiliare che impegnasse il Presidente a fare ciò che rientra già pienamente nelle sue prerogative e responsabilità istituzionali di socio della società concessionaria. Questa vicenda evidenzia soprattutto una fragilità politica del Presidente della Regione e della sua maggioranza, che sentono il bisogno di cercare una sorta di legittimazione consiliare per assumere iniziative che dovrebbero essere naturali e immediate di fronte a una questione tanto delicata per il territorio valdostano.
Ancora più delicato appare il contenuto stesso della risoluzione, laddove si chiede a SAV di approfondire scenari alternativi e soluzioni tecniche differenti rispetto a quelle finora prospettatePeraltro, dalla documentazione illustrata negli incontri tecnici emerge che la stessa Protezione Civile regionale aveva richiesto una valutazione tecnica indipendente finalizzata a verificare se le soluzioni previste costituissero effettivamente le uniche opzioni possibili. Ed è proprio per questa ragione che sarebbe stato utile, corretto e rispettoso del Consiglio regionale aprire un vero dibattito politico e tecnico in Aula, anziché limitarsi a una operazione costruita nelle ultime ore e poi sottratta al confronto.»

Rinviate le altre mozioni: dei gruppi Lega VdA e La Renaissance: organizzazione di un evento per celebrare gli atleti, i tecnici e gli staff valdostani che hanno partecipato ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026; dei gruppi AVS e PD-FP per sollecitare il miglioramento delle condizioni lavorative del personale della Società dei servizi, dei gruppi AdC e La Renaissance per destinare fondi per i giovani agricoltori con la legge di assestamento di bilancio; del gruppo AdC per l’allineamento dei valori di deflusso minimo vitale/deflusso ecologico rilasciato a tutte le derivazioni idroelettriche per far fronte ai maggiori costi derivanti dalla crisi energetica.

FAQ

Qual è stato il tema politico centrale della seduta del Consiglio Valle?

Il tema principale è stato il dibattito sui limiti di mandato del presidente della Regione e sulla gestione dei pareri interni relativi all’interpretazione della legge regionale 21/2007, con accuse politiche incrociate tra maggioranza e opposizione.

Che cosa prevede la nuova norma di attuazione sulla finanza pubblica?

La norma attribuisce alla Regione Valle d’Aosta il ruolo di coordinamento della finanza pubblica per l’intero sistema territoriale integrato valdostano, rafforzando il principio dell’accordo con lo Stato nella definizione dei contributi al risanamento dei conti pubblici.

Che fine ha fatto la proposta di legge sulle aggressioni agli operatori dei servizi pubblici?

La proposta della Lega Vallée d’Aoste, che prevedeva la costituzione automatica della Regione come parte civile nei procedimenti per aggressioni a operatori pubblici, è stata respinta dal Consiglio Valle con 26 astensioni e 9 voti favorevoli.

Pubblicato / aggiornato il 22/05/2026 alle 09:40
Visualizzato volte

Categoria: Politica e Amministrazione