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Dopo vent’anni, il Fondo pensione regionale ha aperto a lavoratori autonomi e professionisti

Dopo vent’anni, il Fondo pensione regionale ha aperto a lavoratori autonomi e professionisti

Nel 2018, è stato portato a compimento in progetto avviato nel 1997 per lo sviluppo di forme di previdenza complementare a livello territoriale. Renzo Testolin, assessore alle Finanze della Regione autonoma Valle d’Aosta, non ha nascosto la soddisfazione: “Si tratta di risorse che si aggirano attorno ai 140 milioni di euro, i cui benefici si traducono in servizi per i Valdostani. Con questi soldi, ad esempio, si pagano i contributi di chi ha perso il lavoro negli ultimi due anni prima della pensione”.
Oltre all’effetto sociale-assistenziale, però, l’obiettivo è destinare una quota di queste risorse in investimenti sul territorio valdostano. A questo si aggiunge la possibilità di fornire servizi di sanità integrativa.
Stefano Distilli, presidente e amministratore delegato di Servizi previdenziali della Valle d’Aosta, ha commentato che, dopo oltre un ventennio di lavoro, è permesso a tutti i lavoratori di aderire a quello che era nato come fondo pensionistico dei dipendenti regionali: “Ne sono particolarmente felice – ha ammesso Distilli – perché dopo vent’anni passati su questo progetto, in quanto libero professionista, ho finalmente potuto aderire anche io al Fondo”.
Da un lato, è stato quindi creato un Fondo alimentato con risorse locali; dall’altra parte, esiste un rientro fiscale per la Valle d’Aosta.
Dal 2009 a 2018, a fronte di risorse investite dalla Regione pari a 3 milioni 800mila euro, tra imposta sostitutiva sui rendimenti (5 milioni 700mila euro circa) e imposte sulle prestazioni erogate sul Fondo (6 milioni 300mila euro circa), il rientro fiscale della Regione è stato ben superiore alle somme investite: 12 milioni di euro. Rendimenti che si traducono in servizio reso alla collettività valdostana.
La Regione ha messo in atto in questi anni, in particolare dopo la crisi dal 2008, misure di sostegno per i lavoratori espulsi dal mondo del lavoro.
Grazie al Fondo che la Società gestisce per conto della Regione, ai lavoratori bisognosi, estromessi dal mondo del lavoro sono pagati i contributi volontari all’Inps per completare il loro percorso di base della pensione. “Con circa 100mila euro, alcune decine di lavoratori hanno potuto accedere alla pensione di base” ha spiegato Distilli.
Attualmente, i principali progetti di sviluppo a cui si sta lavorando sono due. Il primo è riversare una quota delle risorse raccolte dal Fondo sul territorio valdostano. Il secondo è affiancare al Fondo pensione integrativo anche forme di sanità integrativa (welfare integrato).
Il presidente di FonDemain, Roberto Francesconi, ha ricordato che la denominazione è cambiata a ottobre 2018, da quando Fopadiva ha ottenuto l’autorizzazione dalla Commissione di Vigilanza a estendere la platea: dai lavoratori dipendenti a tutti i lavoratori autonomi e professionisti. “Ci sono già state le prime adesioni e si spera che, col tempo, tutti possano apprezzarne i vantaggi”, ha dichiarato Francesconi, che ha aggiunto: “Per il prossimo anno, speriamo di ampliare la platea ai soci lavoratori delle Società cooperative. Fortunatamente il 2019, rispetto agli altri anni, ha una tendenza positiva”. Francesconi si è anche detto positivamente colpito per “la reale collaborazione tra parti datoriali e sindacali che, nel Fondo, ho visto lavorare in piena sintonia”.
Quest’anno, gli aderenti al Fondo hanno avuto la possibilità di aderire alla cosiddetta Rita, che è un anticipo sul riscatto o sulla rendita che il lavoratore matura al termine della carriera lavorativa. Rita da la possibilità di anticipare, fino a cinque anni, per poter integrare il proprio reddito qualora si decida di interrompere il lavoro prima di aver raggiunto l’età pensionabile.
Luca Merighi, direttore di Fopadiva, ha spiegato che il nuovo CdA della società – insediatosi nel 2018 – si è concentrato da subito nel consolidamento ed efficientamento organizzativo e funzionale del Fondo.  In questo senso, è stata avviata una collaborazione con il Fondo pensione e solidarietà Veneto e il Fondo territoriale della Regione Veneto in materia di funzione finanza. L’obiettivo condiviso è incrementare la qualità dei servizi offerti agli associati. “Il 2019 sarà un anno molto ricco di cambiamenti in materia di pensione, a causa del mutamento del quadro normativo. ma siamo pronti al recepimento degli adempimenti” ha concluso Merighi.
Nicola Barbiero, responsabile della funzione finanza FonDemain, ha ribadito i punti di forza di FonDemain: volatilità e costi. Per volatilità si intendono i rischi ai quali vanno incontro gli iscritti al Fondo: “Le altre tipologie di risparmio hanno di norma una volatilità molto elevata. Il Fondo pensione solitamente non è costituito per avere rendimenti molto elevati, ma per dare una pensione complementare. L’obiettivo non è dunque registrare rendimenti a doppia cifra, che magari farebbero ingolosire gli iscritti, ma dare la tranquillità su un orizzonte di lungo periodo. Costituire un percorso previdenziale ha questo interesse”.
Altro punto di forza di un fondo negoziale e, in particolare di FonDemain, sono i costi. “Sia che i rendimenti siano negativi, sia che i rendimenti siano positivi, l’unica parte che rimane fissa sono i costi. I costi sono certi, è il rendimento che è incerto” e, ha continuato Barbiero “avere a disposizione questo strumento a livello regionale rappresenta un valore aggiunto in termini di vicinanza territoriale. I costi saranno competitivi sia rispetto a forme di risparmio alternative, sia a forme di risparmio simili a FonDemain”.
I benefici di questo tipo di scelta, ha concluso Testolin, vanno trasmessi a tutti ma soprattutto ai più giovani, più ricettivi degli adulti ai nuovi stimoli. L’Amministrazione ci crede, lo staff della Società è eccellente e rappresenta il buon esempio di come si rende un servizio sul territorio”.

Pubblicato / aggiornato il 28/03/2019 alle 12:00
Categoria: Economia e Lavoro