Tor in Gamba 2020
L’ultima giornata del Tor in Gamba, sabato 19 settembre 2020, è stata bagnata dalla pioggia ma, all’arrivo a Courmayeur, i dieci protagonisti hanno ricevuto un’accoglienza speciale: per loro la passerella da piazza Brocherel a Chalet de l’Ange tra gli applausi del pubblico.
La chiusura del cerchio per un progetto che ha messo al centro il messaggio legato all’inclusione degli amputati attraverso il mondo dello sport.
Un’iniziativa che guarda già al 2021: «Abbiamo un sogno nel cassetto – ha spiegato Danilo Barmaz, presidente dell’ASD Team3gambe in spalla – che è di trasformare a piccoli passi, la Valle d’Aosta in una palestra a cielo aperto per quei soggetti che hanno sport, si possono ritrovare stimoli e motivazioni per tornare alla vita piuttosto che rassegnarsi alla sedentarietà».
È anche tempo di bilancio. «Considerate le tempistiche con cui abbiamo messo in piedi questo progetto e le ulteriori difficoltà dettate dal Codiv-19 – ha aggiunto il presidente Barmaz – possiamo parlare di un progetto riuscito. Ne abbiamo avuto riscontro nel sostegno dei tanti che anche attraverso i social hanno sostenuto questa iniziativa e soprattutto gli atleti. Da qui speriamo di aver sensibilizzato anche potenziali nuovi partner con i quali pensare al 2021».
A traghettare il Tor in Gamba a Courmayeur è stato il paralimpico toscano dell’atletica leggera Andrea Lanfri che, avuto via libera sul ritmo da tenere, ha coperto la frazione da Tsa di Merdeux al rifugio Bertone in 3 ore e 7′. Poi, a piazza Brocherel, il gruppo si è riunito ed è giunto al traguardo dello Chalet l’Ange.
Il progetto
Sabato 12 settembre 2020, alle ore 9, nove amputati del progetto Tor in Gamba sono partiti da Courmayeur per un percorso lungo 342 chilometri e 24 mila metri di dislivello sull’Alta via n. 1 e n.2.
Il progetto è nato dall’idea di Moreno Pesce, veneto, che ha perso la gamba in un incidente motociclistico nel 1997, e Francis Desandré, valdostano di Quart, che ha subito l’amputazione della gamba a seguito di un incidente sul lavoro nel 1989.
«Il progetto è nato con la voglia di trasmettere un messaggio sociale forte alle persone diversamente abili ma anche a quelle normodotate: l’invalidità non è solo un concetto fisico ma un’ideologia radicata nel pensiero comune che immagina il disabile come persona emarginata e dalle poche possibilità fisiche. Con Tor in Gamba vorremmo provare ad abbattere la montagna psicologica per lasciare spazio alla montagna vera» spiegano i due ideatori dell’evento.
«Tornare a sentire la montagna sotto i piedi è stato stupendo. Incontrare e condividere le esperienze in montagna con Francis e altri disabili è, ogni volta, emozionante. Si tratta di una sfida continua che ci spinge a prefiggerci nuovi obiettivi. Perché non organizzare qualche vertical in inverno qui, sulle montagne valdostane? Non ci ferma più nessuno.» ha affermato Moreno Pesce.
Ogni trailer ha avuto al suo fianco una guida e due accompagnatori con conoscenza elevata del territorio. «Durante il Tor des Géans ci sono le bandierine a segnalare il percorso, mentre qui queste mancano. Ecco quindi la necessità di accompagnatori esperti», ha spiegato Sergio Enrico, ideatore e responsabile delle tappe. Il team al completo è stato composto da 25 persone. In più, quattro autisti hanno accompagnato i gruppi di atleti alle varie tappe e alla base, dove hanno trovato a loro disposizione massaggiatori e fisioterapisti. Il viaggio è stato documentato da un fotografo e un videomaker.
Le trenta tappe del Tor in Gamba hanno ripercoso il tracciato già utilizzato al Tor des Géants. «Abbiamo studiato le tappe a misura dei nove atleti amputati al via. Ognuno di loro presenta caratteristiche fisiche differenti a seconda dei diversi handicap fisici. L’idea della staffetta nasce dal rispetto delle capacità di ogni atleta impegnato nell’evento. Alcuni di loro hanno percorso tratti più lunghi, altri più brevi, alcuni hanno camminato in salita, altri in discesa. Nel disegnare il percorso di gara, abbiamo dovuto tener conto del territorio, di poter raggiungere i punti base con l’automobile, e, infine, abbiamo disegnato le tappe adeguandole a coloro che hanno più familiarità con l’ambiente montano e coloro che, invece, hanno meno esperienza.» ha spiegato Sergio Enrico.
Proprio sulla modalità di gara a staffetta si è espresso Renato Jorioz, organizzatore accompagnatori/guide e logistica: «una fra le criticità, emergono durante l’organizzazione del percorso di gara, è rappresentata dalla staffetta: molto bella ma comporta un coordinamento logistico notevole. Per fortuna, si è potuto contare sugli oltre tre volontari che hanno aderito a questo progetto, mettendosi a disposizione degli atleti».
All’organizzazione della gara hanno aderito Pietro Bordon, coordinatore generale del Tor, Sergio Enrico, Monia Arnese, curatore dell’amministrazione finanziaria e dei rapporti con gli sponsor, Renato Jorioz e Danilo Barmaz, presidente dell’Ads Team3Gambe in Spalla.
Gli atleti
Francis Desandré: classe 1968 vive a Quart, in Valle d’Aosta. E’ uno degli ideatori del Tor in Gamba. A soli 21 anni, nel 1986, un incidente sul lavoro gli è costato la perdita di una gamba. Il sostegno della famiglia e una determinazione fuori dal comune, lo hanno portato a riprendersi la propria vita come uomo e padre di famiglia. La svolta nel 2014, anno in cui si è avvicinato alla montagna e al trail. Un amore a prima vista, oggi più forte che mai.
Moreno Pesce: classe 1976 vive a Noale, in Veneto. Vulcanico e inarrestabile è, insieme a Francis Desandré, l’altro ideatore del Tor in Gamba. Fu un incidente in moto a costargli l’amputazione alla gamba sinistra. “Sono rinato quando ho capito che che la sola differenza è che ora sono solo più lento quando corro o cammino”. Dal trail, all’arrampicata al surf per lui nulla è precluso.
Cesare Galli: classe 1962 vive a Esine, in Lombardia. Ha pagato con l’amputazione transtibiale alla gamba destra, un brutto incidente sul lavoro. Ama la montagna e appena può, raggiunge i sentieri dell’Adamello per delle lunghe camminate. Lavora nell’azienda meccanica di famiglia insieme ai figli e nel tempo libero si diletta anche come apicoltore.
Lino Cianciotto: classe 1962 vive a Fluminimaggiore, in Sardegna. E’ una guida ambientale escursionistica e negli anni, ha guidato migliaia di turisti nel Sud-Ovest dell’isola e nella zona della Barbagia. Ha proseguito anche dopo il 2013, anno in cui, in seguito ad un incidente, ha subito l’amputazione della gamba destra. E’ divenuto un veterano dei trail a conferma di un passato da grande sportivo. Ha praticato speleologia, arrampicata sportiva e la canoa mentre il trail e la mountain bike sono i suoi compagni d’avventura ad oggi.
Massimo Coda: classe 1970 vive a Biella, in Piemonte. Alpinista e climber in montagna è stato vittima di un incidente nel 2010. Dopo anni di sofferenza nel 2018 ha chiesto di farsi amputare l’arto destro. Una decisione sofferta ma che, con l’ausilio della protesi, lo ha riportato nella sua montagna: “Il destino ha voluto mettermi al tappeto…ma progressivamente ho ripreso il comando della mia vita, ed i sogni mai infranti sono tornati ad essere obiettivi”.
Loris Miloni: classe 1967 vive a Pray, in Piemonte. Dopo l’amputazione della gamba ha imparato da solo a camminare e a gestire la protesi. Lo ha fatto sui sentieri delle montagne di casa con il suo passo andante e regolare. Ha fortemente voluto essere al via del Tor in Gamba per dare il suo contributo al progetto.
Massimo Cavenago: classe 1969 vive a Peschiera Borromeo, in Lombardia. Nel 2015 ha subito l’amputazione della gamba destra sotto al ginocchio e quello stesso anno ha indossato la sua prima protesi. “Non ho mai pensato ad essa come a una disabilità, piuttosto come a una rinascita, ad una nuova oppurtonità per vivere la mia vita”. Dna sportivo, si è fatto anche ambasciatore del concetto dell’inclusività della disabilità nelle scuole grazie ad una collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico.
Andrea Lanfri: classe 1986 vive a Sant’Andrea di Compito, in Toscana. Nel 2015, complicanze in seguito ad una meningite fulminante, lo hanno costretto all’amputazione delle gambe. Un brusco imprevisto per un amante del trekking, dell’alpinismo e dell’arrampicata. Ma la sua rinascita sportiva sarà immediata. Dopo aver ripreso l’attività farà parte della Nazionale italiana di atletica leggera paralimpica con la quale riuscirà ad ottenere record, medaglie Europee e un argento al Mondiale di Londra.
Salvatore Cutaia: classe 1973 vive a Vinovo, in Piemonte. Con un vissuto da sportivo, specialista delle maratone, non si è fermato neppure nel gennaio del 2019 quando ha dovuto subire l’amputazione del piede sinistro. E’ un azzurro del pararafting e da quando ha indossato la protesi si è detto rinato: “Ballo, gioco a tennis e anche a ping pong”.
Davide Bendotti: classe 1994 vive a Colere, in Lombardia. E’ il più giovane del gruppo. Un incidente in moto nel 2011, lo ha portato a perdere la gamba sinistra. Il suo Dna da sportivo gli ha permesso di riprendersi la sua vita e tornare ad assaporare l’adrenalina della competizione. Nel 2014 il grande ritorno da agonista mentre nel 2018 è arrivata la convocazione per le Olimpiadi coreane nella squadra di sci alpino della Nazionale Paralimpica. Negli anni ha collezionato diversi titoli tricolori legati alla specialità invernale.
Pubblicato / aggiornato
il 20/09/2020 alle 08:50
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Categoria:
Sport / Video