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Autonomisti: separati dopo la nascita

Autonomisti: separati dopo la nascita

Mi hanno fatto presente, dopo l’articolo di sabato 26 settembre 2020 sulle difficoltà o non volontà di riunificazione delle sinistre, che «gli autonomisti in quante liste c’erano?».

Ecco dunque la seconda puntata.

C’era una volta (e ancora c’è) l’Union valdôtaine. Non è il primo partito autonomista fondato in Italia perché è stata costituita il 13 settembre 1945 ma il Süd Tirol Volkspartei c’era già dal 2 maggio. Però è il primo partito autonomista valdostano dalla fondazione della Repubblica.

Ha avuto alterne vicende e anche scissioni (la prima Union valdôtaine progressiste è degli anni Settanta) ma, come recita il suo slogan, «l’Union reste».

Elle reste mais elle est aujourd’hui pleine d’esseimages. Tradotto: resta ma è piena di spin off. Nel 2006 è nato Renouveau valdôtain, nel 2010 Alpe, nel 2012 Union valdôtaine progressiste, nel 2017 Mouv’, nel 2019 Alliance valdôtaine e La Valle d’Aosta che cresce, nel 2020 Vallée d’Aoste Ensemble e Pour l’Autonomie.

Se tutti gli eletti in Consiglio Valle si mettessero insieme (fra l’altro, Caveri suggerisce la costituzione di un unico gruppo autonomista in Consiglio Valle e Lavevaz risponde che dialogare è doveroso ma nel rispetto delle diversità) sarebbero quindici o diciassette. Quindici sono: Luigi Bertschy, Albert Chatrian, Alberto Bertin (che è nel Pcp ma la cui matrice autonomista è netta), Renzo Testolin, Davide Sapinet, Erik Lavevaz, Giulio Grosjacques, Aurelio Marguerettaz, Roberto Rosaire, Roberto Barmasse, Augusto Rollandin, Gian Carlo Stevenin, Corrado Jordan. Luciano Caveri e Claudio Restano.

Diciassette se si considerano autonomisti (anche se non di matrice unionista) gli stelluti Carlo Marzi e Pierluigi Marquis.

Potrebbero essere diciannove aggiungendo Stefano Aggravi ed Erik Lavy (ora nella Lega).

Potrebbero essere venti considerando di matrice unionista anche Mauro Baccega (nel gruppo consiliare Uv c’è pur restato per un biennio).

Tuttavia, anche nelle case rossonere, sembra più importante mettere in luce ciò che distingue (cosa, poi?) di ciò che unisce. Dunque, ancora una volta, sono i personalismi che asfaltano le ideologie. Le asfaltano al punto di soffocarle.

Pubblicato / aggiornato il 27/09/2020 alle 20:30
Categoria: Politica e Amministrazione