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Consiglio Valle sull’area rossa

Consiglio Valle sull’area rossa (©Consiglio Valle) - Erik Lavevaz

I lavori del Consiglio Valle si sono aperti, giovedì 5 novembre 2020, con una discussione sulla situazione epidemiologica e la decisione del Governo e del Ministero della salute di porre la Valle d’Aosta in area rossa.

Il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, ha riferito che, nella serata di mercoledì 4 novembre 2020, ha ricevuto una chiamata telefonica dal ministro Roberto Speranza, con l’annuncio che la Valle d’Aosta sarebbe stata area rossa.

Ha poi spiegato che i parametri utilizzati sono numerici e vogliono raffigurare la situazione in maniera oggettiva. Dunque la classificazione in zona rossa era atteso. Invece la situazione è migliorata sul fronte dell’indice Rt. È stato chiesto di ottenere copia dei fogli di calcolo utilizzati dal Comitato tecnico-scientifico, al fine di avere evidenza della situazione e della sua evoluzione.

In questi quattordici giorni occorrerà compiere uno sforzo fondamentale per portare i parametri a scendere.

«È chiaro che il mondo economico è in apprensione ed è messo a dura prova. La politica dovrà fare i propri ragionamenti e assumere scelte in merito», ha affermato Lavevaz, precisando tuttavia che bisogna attendere il contenuto del Decreto Ristoro per capire dove e come intervenire.

«Bisogna adattare questo Dpcm alla realtà del nostro territorio, che ha una connotazione territoriale oltre che socio-economica molto diversa da una realtà urbana. Abbiamo chiesto all’Avvocatura regionale di ragionare su interpretazioni che consentano una corretta applicazione delle norme», ha detto, auspicando che il dibattito possa essere utile in questo senso.

L’intenzione è di preservare le elezioni di Courmayeur, consentendo il voto a domicilio delle persone in isolamento o quarantena.

Quindi l’obiettivo è arrivare all’emissione di un’ordinanza nel corso della giornata, facendo una chiara comunicazione ai Valdostani delle misure alle quali devono attenersi e delle libertà di movimento che restano consentite.

Raffaella Foudraz (Lega Vallée d’Aoste) ha definito la situazione «pazzesca» perché, da fonti giornalistiche si ricevono dati contrastanti. C’è invece bisogno di informazioni certe e chiare.

Il suo collega Christian Ganis ha definito la situazione «difficile e preoccupante», con «un mix tra paure e incertezze», nell’impossibilità, per i cittadini, di pianificare la propria vita. Le categorie economiche sono in forte affanno e molte rischiano la chiusura.

Il suo collega Andrea Manfrin ha criticato il comportamento del Governo nei confronti della Regione: avvertita durante la conferenza stampa del premier Conte. Ha tuttavia criticato anche la maggioranza per la scarsa tempestività nell’informare la minoranza. Ha poi chiesto quali siano i dati che ci pongono in maniera così significativamente peggiore rispetto ad altre 16 regioni italiane. Ha concluso chiedendo di autorizzare gli spostamenti necessari per fare la spesa nei supermercati.

La sua collega Nicoletta Spelgatti ha definito questa decisione «un’ulteriore mazzata per la Valle d’Aosta» e ha chiesto chiarezza sui dati, specificando che serve un controllo sui dati inviati dall’Ausl. Ha invitato il presidente Lavevaz a fare pressioni importanti sul Governo nazionale, in ragione delle specificità territoriali. Ha poi chiesto che, nell’ordinanza, siano consentiti gli spostamenti fra Comuni per la frequentazione dei sentieri di montagna.

Il suo collega Erik Lavy ha detto che «ancora una volta la Valle d’Aosta e le altre Regioni si sono fatte mettere i piedi in testa da Roma. Perché non solo non c’è certezza sui dati ma soprattutto sui criteri». Ha sostenuto che i criteri adottati sono stati politici e ha chiesto ai consiglieri del Progetto civico progressista se condividono le scelte e decisioni del premier Conte. Ha invitato invece la Valle d’Aosta a seguire l’esempio del Sud Tirolo.

Il suo collega Luca Distort ha chiesto immediata lettura della situazione con i dati attuali e l’indicazione di misure chiare a protezione della popolazione da tutti i punti di vista: economico ma anche sanitario.

Il consigliere Mauro Baccega (Pour l’Autonomie) ha fatto un richiamo all’unità e ha chiesto di avere i dati aggiornati perché i dati che hanno portato alla zona rossa si riferiscono almeno a venti giorni or sono. Ha suggerito di infittire il dialogo con l’Istituto superiore di sanita e con il Governo, per capire le decisioni di una scelta così forte. Ha annunciato la presentazione di una risoluzione che dia forza al presidente della Regione nell’individuare un percorso che tenga conto della particolarità.

Il consigliere Stefano Aggravi (Lega Vallée d’Aosta) ha detto che i diritti fondamentali devono essere preservati, mentre sono limitati per decreto. Le limitazioni di libertà aumentano la responsabilità di chi assume questi provvedimenti ma anche di chi li subisce a livello locale. Ha ricordato la proposta di legge presentata dalla Lega, affinché la Valle d’Aosta possa avere maggior margine di manovra in queste situazioni. «Un conto è un decreto e un conto una legge», ha concluso.

Il suo collega Simone Perron ha detto che è anche un problema di percezione da parte delle persone: «a voler pensar male, il rispetto e l’educazione sono considerati come essere supini. Ci si pensa due volte a chiudere popolazioni pronte alla sollevazione».

Il consigliere Aurelio Marguerettaz (Union valdôtaine) ha sostenuto che la comunicazione incerta no ha giovato alle istituzioni né centrali né regionali, anche se queste ultime hanno subito la situazione: «Diamo forza al nostro presidente della Regione per concordare con il Governo centrale una metodologia e un approccio diversi rispetto a quelli attuali».

La consigliere Erika Guichardaz (Progetto civico progressista), ha detto che far valere l’autonomia significa esercitare la responsabilità, non sottovalutando la situazione.

Il consigliere Corrado Jordan (Vallée d’Aoste Unie) ha affermato che si devono adottare tutte le precauzioni note e farle rispettare da tutti per evitare il contagio.

Il consigliere Albert Chatrian (Alliance valdôtaine) ha sottolineato il fatto che i numero del contagio sono importanti ma sono in miglioramento. Dunque bisogna creare tutte le condizioni per non perdere la stagione turistica invernale. Ha suggerito l’approvazione di una mozione «che affronti il domani e il dopodomani anche in maniera metodologica diversa».

Il consigliere Giulio Grosjacques (Union valdôtaine) ha espresso la propria amarezza per l’indisponibilità del Governo a negoziare con le Regioni. Ha chiesto l’emanazione di un’ordinanza più chiara del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri su cosa si può e non si può fare: «Un provvedimento chiaro, sostenibile e attuabile».

Il consigliere Pierluigi Marquis (Stella alpina) ha concordato sulla definizione di un’ordinanza che declini le norma a dimensione regionale e che lo Stato assuma la responsabilità, anche economica, delle sue decisioni.

Il consigliere Andrea Padovani (Pcp) si è detto contento «di aver ascoltato le lezioni sulla gestione da parte del partito del disastro Lombardia». Ha chiesto tuttavia di evitare gli scontri.

Il consigliere Dennis Brunod (Lega Vallée d’Aoste) ha chiesto chiarezza per i cittadini, lasciando loro tutte le piccole libertà possibili.

Il suo collega Paolo Sammaritani ha esordito dicendo «attendevo con impazienza che qualcuno prendesse il posto della consigliere Pulz nel darmi del fascista». e ha risposto a Padovani che il comportamento delle istituzioni nazionali è stato una grave lesione della nostra autonomia. Che ora deve rispondere con una ripresa proficua del dialogo.

Il suo collega Andrea Manfrin ha detto che Andrea Padovani ha completamente compreso il tono del dialogo consiliare ma, del resto «ognuno porta al dibattito i contenuti che ha o che non ha». A Erika Guichardaz ha detto che fa parte di un partito che è al Governo e quindi le interlocuzioni dovrebbero essere più efficaci.

La consigliere Nicoletta Spelgatti ha detto che risponderà ad Andrea Padovani al momento opportuno, che non è questo. Ha ringraziato Guichardaz, che ha affermato che la Lega sta facendo un’opposizione costruttiva.

Il consigliere Claudio Restano (Vallée d’Aoste Unie) ha fatto un’appello all’unità. Ha poi ricordato che il servizio di epidemiologia che avrebbe dovuto occuparsi del contact tracing, previsto dall’articolo 100 della legge 8/2020, non è stato costituito.

Il consigliere Renzo Testolin (Union valdôtaine) ha detto che ci sono l’aspetto sanitario, l’aspetto sociale e l’aspetto economico della situazione. Bisogna prevedere una serie di azioni puntuali che diano risposte a tutte le categorie coinvolte e penalizzate. Ci devono essere certezze sulle possibilità e modalità di recupero rispetto ai dati sanitari e la definizione di un percorso che ci permetta di chiedere e ottenere sostegno dal governo nazionale.

L’assessore Carlo Marzi ha detto che il compito dell’aula è principalmente politico. La società valdostana non deve essere divisa fra chi si trova più o meno in difficoltà, fra chi grida e chi cerca di dare soluzioni. L’Assemblea deve trovare soluzioni univoche e pragmatiche. Ha posto l’accento sul fatto che non necessariamente essere area rossa è politicamente negativo, poiché la responsabilità delle restrizioni ricade su chi le ha decise.

Il consigliere Aurelio Marguerettaz ha voluto dare per scontato che i dati siano stati messi in circuito con esattezza e tempestività. Ha quindi suggerito di ragionale su provvedimenti concreti.

Il consigliere Roberto Rosaire (Union valdôtaine) ha detto che bisogna reagire in maniera rapida, anche con l’aiuto dei parlamentari, facendo valere gli indici aggiornati.

L’assessore Luciano Caveri ha detto che questa è una situazione straordinaria, nel corso della quale il Dpcm è diventato strumento di guida di un Paese. È nostro dovere far sentire in maniera garbata ma ferma che anche nella straordinarietà degli eventi, le procedure devono rispettare il dettato costituzionale.

Il consigliere Stefano Aggravi (Lega Vallée d’Aoste) si è detto d’accordo con Renzo Testolin rispetto all’importanza dei dati e delle informazioni reali e veritieri: «Bisognerà fare luce se e dove qualcosa non è funzionato». Ha concordato con Caveri: «se saltano le regole istituzionali siamo di fronte a una crisi ancora più grave di quella sanitaria».

Il suo collega Paolo Sammartitani ha sostenuto che una telefonata fra un ministro e un presidente di regione non è un confronto. Esistono norme che tutelano le Regioni e delle quali occorre chiedere il rispetto, se no i Dpcm hanno profili di incostituzionalità, Ha poi chiesto la creazione di task force per intervenire negli ambiti oggetto di indicizzazione.

L’assessore Roberto Barmasse ha ammesso che ci sono stati ritardi nella trasmissione dei dati e, quando se ne è preso consapevolezza, è stato implementato il servizio di prevenzione e quello di contact tracing con 16 nuove unità. Tuttavia si è detto convinto che tutta la colpa della classificazione in area rossa non è del ritardo ma dei dati, «che non sono così buoni».

Il presidente Erik Lavevaz ha apprezzato i toni del dibattito. Ha precisato che era in ritardo la trasmissione di alcuni dati statistici, non di tutti. Abbiamo 1.600 positivi rispetto a 100mila abitanti: un dato che ha una lettura omogenea su tutto il territorio nazionale. Siamo fra le regioni che fanno più tampini in assoluto. Ha chiesto tuttavia di non concentrare l’attenzione sui soli dati.

Anche il presidente del Consiglio Alberto Bertin ha convenuto sulla proficuità del dibattito e ha chiesto di utilizzare la pausa pranzo per l’elaborazione di un documento da sottoporre all’esame dell’aula alla ripresa pomeridiana.

Alla ripresa pomeridiana, il consigliere Aurelio Marguerettaz ha detto: «siamo di fronte a un Dpcm cui ha fatto seguito l’ordinanza del ministro della Sanità che ha importi ricadute sul nostro territorio. I provvedimenti si propongono di dare una risposta all’emergenza sanitari ama hanno un impatto notevole sulla comunità dal punto di vista sociale ed economico. Vi sono ampi margini di miglioramento perché se è vero che queste attività sono conseguenza dei dati trasmessi dalle Regioni, l’elaborazione dei dati e la loro valutazione non è apparsa così chiara. La risoluzione rappresenta il sentimento del Consiglio Valle che prende atto con rammarico dei provvedimenti assunti, chiede di essere maggiormente coinvolto, chiede che siano prese in considerazione le peculiarità della regione, chiede che ci sia un’interlocuzione importante per definire le misure che aiuteranno la comunità a superare questo shock. Chiederemo altresì che ci sia una verifica sui dati e sulla modalità di trasmissione, anche perché vorremmo capire se questi 21 criteri di valutazione siano stati correttamente applicati e se i provvedimenti adottati tengono conto della nostra realtà di montagna. Chiediamo al Governo regionale di adottare un’ordinanza che interpreti correttamente i contenuti del Dpcm. Si chiede al Governo di adottare rapidamente l’ordinanza senza tralasciare la comunicazione ai consiglieri e alla comunità».

Aurelio Marguerettaz
Aurelio Marguerettaz

Il consigliere Andrea Manfrin ha fatto presente che il testo della risoluzione è frutto di una mediazione fra posizioni diverse ma il risultato è soddisfacente.

Al dibattito sono intervenuti anche i capigruppo Albert Chatrian, Mauro Baccega, Erika Guichardaz, Corrado Jordan.

Il presidente della Regione, Erik Lavevaz, ha preso la parola per esprimere la sua valutazione positiva rispetto al documento predisposto dalla Conferenza dei capigruppo.

La risoluzione è stata approvata all’unanimità.

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Pubblicato / aggiornato il 05/11/2020 alle 17:04
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Categoria: Politica e Amministrazione