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Consiglio Valle il 28 e 29 gennaio 2026

Il Consiglio Valle è convocato in riunione ordinaria per mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio 2026, per discutere un ordine del giorno composto da 49 punti.

Comunicazioni del presidente del Consiglio

Cordoglio per Domenico Parisi

I lavori dell’Assemblea si sono aperti con un minuto di silenzio in memoria di Domenico Parisi, già consigliere regionale nella X Legislatura, dal 1993 al 1998.

Il presidente Stefano Aggravi ha espresso il cordoglio del Consiglio regionale: «Eletto nella lista del Partito Socialista Italiano, fu tra i fondatori del gruppo Autonomisti-Autonomistes sul finire della legislatura. Nel corso del suo mandato ricoprì l’incarico di Presidente della Commissione “Assetto del territorio” e di Capogruppo. Ha dedicato un lungo impegno anche all’amministrazione del Comune di Aosta, interpretando sempre la politica come un servizio alla comunità.»

«Ricordo il suo impegno costante nell’affrontare i problemi concreti della Valle d’Aosta, con attenzione all’economia, all’ambiente e al lavoro, sempre con spirito di lealtà e senso delle istituzioni – ha aggiunto il Capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin -. La sua scelta di responsabilità e la sua visione concreta della politica restano un esempio per tutti noi e contribuiscono a definire una stagione della nostra Regione in cui l’autonomia e l’attenzione alla comunità erano valori condivisi e vivi. Alla famiglia e, in particolare, alla moglie Emma e ai figli Fabio e Antonello vanno le nostre più sentite condoglianze.»

«Dipendente regionale con la passione per la politica, ha dato un importante contributo come Assessore al Comune di Aosta e poi come Consigliere regionale – ha ricordato il Capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis -. Esprimiamo il cordoglio alla famiglia, alla moglie Emma e ai figli Fabio e Antonello, nostro compagno di partito.»

Giornata della Memoria

Martedì 27 gennaio, ricorreva il Giorno della Memoria, istituito dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 2000, per commemorare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, nell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

«Il Consiglio, per questa commemorazione, ha voluto ricordare un alpino valdostano, Giulio Giunta, deportato nei campi di prigionia tedeschi – ha detto il presidente Stefano Aggravi -. Attraverso un video, la nipote Arianna Riccio ha raccontato la sua storia e il suo ritorno alla libertà. Lo abbiamo fatto perché ricordare non significa ripetere un rito, ma condividere storie reali, capaci di avvicinare il passato e di trasmettere ai più giovani i valori della libertà e della responsabilità.»

«Una Giornata che richiede sobrietà e rigore – ha osservato la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli –: ricordare significa assumersi una responsabilità storica e interrogarsi sul presente. Il 27 gennaio dovrebbe restare, anche nelle istituzioni, un giorno di vigilanza: sul linguaggio, sulle semplificazioni, sulle disumanizzazioni progressive, non un giorno per certificare appartenenze politiche ma per misurare la distanza sempre più fragile tra civiltà e barbarie.»

La vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati, ha citato il libro “Se solo il mio cuore fosse pietra” di Titti Marrone, che racconta il difficile ritorno alla vita di 25 bambini sopravvissuti ai campi di concentramento: «Oggi, mentre la cronaca ci restituisce immagini di infanzie ancora violate da conflitti e indifferenza, ricordare la Shoah attraverso gli occhi di quei bambini significa ribadire un impegno politico solenne, lottare contro ogni forma di disumanizzazione e garantire che nessun bambino debba più curarsi di avere un cuore di pietra per sopravvivere alla realtà che noi adulti stiamo costruendo.»

Per la vicecapogruppo di Centro Autonomista, Luisa Trione, «ricordare significa impedire che la violenza e l’odio trovino spazio nella nostra società e impegnarsi affinché ogni piccola avvisaglia venga riconosciuta e contrastata. La memoria si realizza quando diventa educazione: come istituzioni abbiamo il dovere di sostenere la scuola, le associazioni, i luoghi della cultura affinché il Giorno della Memoria non sia un momento isolato, ma parte di un percorso continuo di formazione civica e democratica.»

«La memoria non è solo un dovere morale verso le vittime, ma un pilastro della nostra democrazia – ha detto il capogruppo Pierluigi Marquis –. Come Forza Italia, sentiamo forte il dovere di ribadire che ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio ideologico va contrastata senza ambiguità. Non esistono giustificazioni culturali, politiche o storiche per chi nega, minimizza o relativizza ciò che è accaduto. La memoria, però, non deve essere retorica: deve tradursi in un impegno concreto, soprattutto verso le nuove generazioni.»

 «Comme Union Valdôtaine, nous rappelons l’importance de cette journée: l’intolérance, la haine et l’agressivité à l’égard de personnes et de communautés fondées sur des différences religieuses ou ethniques doivent être condamnées sans réserve – a dit le conseiller Corrado Jordan -. L’objectif est de ne jamais oublier ce moment dramatique de notre passé d’Italiens et d’Européens, afin que de tels événements ne puissent jamais se reproduire, de veiller à ce que le temps n’en efface pas la mémoire et de ne permettre à personne, d’aucune manière, de nier ce qui s’est passé

Il Presidente della Regione, Renzo Testolin, nel richiamare le iniziative organizzate nella giornata di ieri con le scuole insieme all’Istituto storico della Resistenza, ha evidenziato: «Abbiamo voluto allargare gli orizzonti, mutuando una prospettiva al di fuori del contesto europeo, con la conferenza del professor Gheda sull’antisemitismo in Sudafrica negli anni della Shoah. Oltre 150 studenti sono stati coinvolti ed è stato proiettato il video realizzato dagli studenti stessi nell’ambito del Viaggio della Memoria, con la visita al campo di Mauthausen. È importante promuovere presso le giovani generazioni gli ideali di democrazia, da valorizzare durante tutto l’anno e non solo nel giorno della commemorazione.»

La polemica di Azione Valle d’Aosta

Con una propria nota, Azione Valle d’Aosta ha espresso: «sconcerto per il silenzio di Fratelli d’Italia, Lega, Pour l’Autonomie e Renaissance sulla Giornata della Memoria. […] la seduta del Consiglio Regionale si è aperta con alcune dichiarazioni per onorare la Giornata della Memoria. Rappresentanti di molti gruppi (AVS, PD, UV, CA e FI) hanno espresso pensieri profondi e sentiti sulla Memoria.
A queste sono mancate le dichiarazioni di Fratelli d’Italia, Lega, Pour l’Autonomie e Renaissance. Un silenzio assordante e difficilmente comprensibile.
Azione Valle d’Aosta esprime, a riguardo, sconforto e sconcerto.
Il silenzio è il primo passo verso l’oblio
».

Fratelli d’italia ha risposto che il gruppo: «non ha voluto intervenire per non alimentare sterili polemiche su una parte della nostra storia già ampiamente condannata! Facciamo nostre le parole della nostra Leader Giorgia Meloni che, con chiarezza, ha esplicitato: “Torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938″, durante la cerimonia al Quirinale. Ci uniamo anche alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha sottolineato che “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio”. Altresì nostro è il pensiero espresso dalla Senatrice Liliana Segre, “non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Non può succedere che diventi occasione di una vendetta contro le vittime di allora”».

Attività legislativa

Prove di francese all’esame di maturità

Il Consiglio Valle ha approvato, con 28 voti a favore (UV, AC, FI, Lega VdA, PD-FP, La Renaissance, AdC) e 5 astensioni (FdI, AVS), un disegno di legge di modifica alla disciplina dello svolgimento delle prove di francese all’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione. 
Il provvedimento, presentato dalla Giunta regionale il 16 gennaio, modifica la legge regionale n. 11/2018 per adeguarla alla riforma nazionale dell’esame di Stato introdotta dal decreto-legge n. 127/2025. La riforma attribuisce al Ministero la scelta delle materie d’esame e ridefinisce la composizione delle commissioni d’esame, fissando a quattro il numero massimo dei commissari. La Regione interviene per garantire la presenza di un docente di francese nelle commissioni, senza aumentarne il numero, attraverso la sostituzione di una disciplina ministeriale con il francese, fatti salvi i percorsi in cui la lingua è già prevista, come l’Esabac.

Sul disegno di legge è stato approvato, con 30 voti a favore e tre astensioni (FdI), un ordine del giorno sostitutivo di tre iniziative depositate in Aula, di cui una dei gruppi UV, CA e FI, una dei gruppi Lega VdA, La Renaissance e AdC, una del gruppo PD-FP. Il testo impegna la Giunta regionale ad avviare, una volta superata la transitorietà dovuta alla fase emergenziale legata all’anno scolastico 2025-2026, interlocuzioni con il Ministero dell’istruzione, finalizzate alla definizione di un accordo istituzionale che consenta di garantire la tutela della specificità linguistica valdostana, nel rispetto del principio costituzionale di uguaglianza sostanziale, nonché a perseguire un assetto delle commissioni d’esame che garantisca uno svolgimento dell’esame di Stato il più possibile equo, completo e coerente con la pluralità delle aree disciplinari, assicurando un adeguato equilibrio nella valutazione e una maggiore qualità complessiva del percorso d’esame, anche alla luce delle valutazioni emerse dal confronto con il mondo della scuola.

Contestualmente è stato respinto un emendamento del gruppo AVS che chiedeva di applicare le disposizioni sulle commissioni d’esame limitatamente all’anno scolastico 2025-2026.

La relazione d’Aula

La Consigliera Cristina Machet (UV) ne ha illustrato in Aula i contenuti: «Ce projet de loi naît d’une exigence claire: coordonner la réglementation régionale avec la réforme nationale de l’examen d’État, tout en préservant les spécificités de la Vallée d’Aoste. Le français n’est pas une matière comme les autres: c’est une langue officielle, de l’histoire, de la culture, une part intégrante de notre identité. Défendre sa présence qualifiée dans l’examen d’État, c’est défendre notre identité. Nous sommes conscients que remplacer une matière d’examen par le français peut réduire la spécialisation des parcours, et c’est une question réelle qu’il faut aborder par un dialogue continu avec le Ministère. Forcer la main aujourd’hui aurait été un exercice d’autonomie au détriment des élèves, risquant un changement de matière à quelques semaines de l’examen: un pari insensé. Dans les conditions actuelles, ce projet de loi est la seule solution conciliant la réglementation italienne et la protection de nos prérogatives statutaires. Renoncer au français ou le marginaliser ne serait pas un choix neutre: ce serait une renonciation politique et culturelle que la Vallée d’Aoste ne peut se permettre. Parallèlement, il sera essentiel de renforcer l’accompagnement pédagogique et le dialogue avec les écoles, pour que le français soit perçu comme une opportunité et non un obstacle. Ce projet de loi est un choix d’identité, qui exige responsabilité et politiques éducatives à la hauteur. Parce que le français n’est pas seulement une épreuve d’examen: c’est une partie de nous.»

Il dibattito in Aula

Per il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin, il disegno di legge solleva «evidenti criticità nella scelta delle materie e nell’organizzazione della maturità soprattutto per gli istituti tecnici e professionali, dove le materie sostituibili con il francese sono materie caratterizzanti. Si pregiudicherebbe così l’entità dell’indirizzo a favore della lingua francese, creando uno squilibrio tra gli studenti valdostani e il resto d’Italia. Un disegno di legge che arriva in ritardo, senza che ci siano state delle serie interlocuzioni con il Ministro dell’istruzione e del merito per tutelare le nostre specificità e adattare la riforma al nostro ordinamento, rivendicando la nostra Autonomia. Per questo, abbiamo presentato con la Renaissance Valdôtaine e gli Autonomisti di Centro un ordine del giorno che, in accordo con quanto emerso dall’audizione dei sindacati, impegni il Governo a rendere transitoria la norma rivendicando con una trattativa il nostro particolarismo. La maggioranza, copiando quanto da noi depositato, arriva ad auto impegnarsi a fare lo stesso dimenticando proprio l’elemento chiave, ovvero la transitorietà. Auspico quindi che il buonsenso prevalga e che si arrivi a modificare la legge a beneficio degli studenti valdostani.»

La capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha ribadito «il giudizio negativo sul nuovo esame di maturità voluto dal Governo nazionale, a partire dalla ridenominazione che ne indebolisce la natura istituzionale e certificativa e che, in prospettiva, rischia di incidere sul valore legale del titolo di studio. Le maggiori perplessità riguardano però la riduzione dei commissari da sei a quattro, motivata da presunti risparmi che non trovano riscontro, mentre ciò che servirebbe davvero sarebbe l’aumento dei compensi, fermi da quasi vent’anni. È negativo anche l’impoverimento del colloquio orale e la scelta centralizzata delle materie. Per la Valle d’Aosta si aggiunge un’imposizione inaccettabile per una Regione autonoma, giustificata da un parere ministeriale che non escludeva interlocuzioni politiche. Siamo consapevoli che forzare ora la mano penalizzerebbe gli studenti; per questo condividiamo la richiesta dei sindacati di limitare la norma all’anno in corso e di lavorare a una nuova disciplina regionale, obiettivo che perseguiamo con l’emendamento depositato.»

Il vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha aggiunto: «Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui sembra che siamo tutti d’accordo, ma ci stiamo incartando sulle modalità. Bene che ci siano degli ordini del giorno su questo disegno di legge, ma il nostro emendamento, che introduce la transitorietà, è uno strumento più forte. Per le verifiche che abbiamo fatto, la clausola di transitorietà rappresenta una tecnica legislativa ordinaria e del tutto legittima. La richiesta arriva forte dalla scuola: molte istituzioni scolastiche hanno chiesto l’inserimento di una norma transitoria.»

«Nutro forti dubbi sul fatto che una norma transitoria possa rappresentare una soluzione adeguata – ha spiegato il consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) –. Limitare questa modalità al solo esame di Stato 2025-2026 ci espone al rischio concreto che, qualora non si riuscisse ad approvare in tempo una nuova disciplina o una riforma complessiva, si creino difficoltà per le scuole e per lo svolgimento degli esami negli anni successivi, a partire dal 2026-2027. Inoltre, prevedere che in Valle d’Aosta l’esame di maturità abbia una validità circoscritta a un solo anno solleva un problema evidente: il rilascio di titoli di studio con valore legale sull’intero territorio nazionale rientra nella competenza esclusiva dello Stato e non può essere oggetto di limitazioni temporali stabilite unilateralmente da una Regione. Ritengo, invece, che l’intero Consiglio – non solo la maggioranza, non solo il PD o la Lega che hanno presentato ordini del giorno – debba conferire un mandato politico forte al Governo regionale e all’Assessore, affinché possano disporre della necessaria legittimazione per avviare un’interlocuzione seria, strutturata e credibile con il Ministero.»

Il capogruppo di AdC, Marco Carrel, ha dichiarato: «Subiamo questo disegno di legge, ma ci interroga su cosa possiamo fare in prospettiva come Regione. Il francese deve essere vissuto come un’opportunità e non come un’imposizione: ignorarne l’importanza significherebbe disconoscere il nostro Statuto. Prendiamo atto che si tratta di una riforma nazionale, ma ci chiediamo cosa abbiano fatto la Giunta regionale, i nostri parlamentari e quale sia stata la nostra posizione in Conferenza delle Regioni per tutelare le nostre prerogative. Per questo voterò a favore di tutte le iniziative che introducono la transitorietà della norma, non possiamo permetterci di chiudere qui questa discussione in quanto è un tema che deve essere affrontato dalla politica, non dalla parte tecnica e dobbiamo farlo con tempi certi.»

«Stiamo capendo che ci si poteva muovere prima, ma ciò non è stato fatto – ha osservato il vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron -. Ora si esce con una legge di poche righe, presentata come grande intervento quando in realtà è un adeguamento temporaneo. La norma transitoria è stata messa sul tavolo come un taccone. Riteniamo che possa essere approvata soltanto se si esplicita la volontà di interlocuzioni con il Ministero.»

«Avevamo bisogno di questa riforma nazionale per infilarci il marchio dell’identità valdostana e del bilinguismo? – ha osservato il consigliere Massimo Lattanzi (FdI) –. Con questo disegno di legge, i nostri studenti si troveranno ad affrontare un esame di maturità più complesso rispetto agli studenti delle altre regioni e saranno in difficoltà a doversi esprimere in francese su materie caratterizzanti il loro indirizzo di studio. Studenti che, peraltro, nessuno ha ascoltato e che chiedono di parlare più inglese, anche in Valle d’Aosta. Vogliamo fare una riforma in cui anche nelle scuole valdostane le nostre madrelingue, italiano e francese, siano accompagnate da un egual se non maggiore utilizzo dell’inglese?»

«Non si può stare sull’Aventino, oggi dobbiamo farci carico di un problema contingente legato all’anno scolastico 2025-2026 – ha sottolineato il capogruppo di CA, Marco Viérin –. Gli ordini del giorno hanno delle sfaccettature diverse, ma tendono ad avere lo stesso obiettivo. Ritengo pertanto che si potrebbe trovare un accordo su un testo unico, anche se ci sono delle diversità nei vari testi: se vogliamo un testo unitario, ognuno dovrà rinunciare a qualcosa del proprio.»

«In nome dell’uniformità si finisce per penalizzare chi ha delle specificità che non si è certo inventato ieri, ma che sono sancite da uno Statuto e che avrebbero dovuto essere valorizzate – ha detto la vicecapogruppo del PD-FP, Clotilde Forcellati -. Riconosciamo la necessità e l’urgenza di questo disegno di legge, ma riteniamo necessario lavorare insieme per portare a casa ciò che i sindacati, che rappresentano il mondo della scuola, ci hanno chiesto impegnandoci affinché questa sia davvero una fase di transizione. Per fare ciò, serve un’interlocuzione seria con il Ministero, cosa che a livello politico, finora, non è stata fatta a sufficienza. Non ci convince la sostituzione di un commissario d’esame con un docente di francese. Piuttosto che sostituire preferiamo aggiungere un commissario e, anche su questo aspetto, l’invito è a collaborare affinché questa legge possa essere modificata attraverso interlocuzioni politiche serie e continue.»

Per il capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, «la riforma nazionale nasce dall’esigenza da parte dello Stato di rendere uniforme la questione degli esami di Stato per cercare di migliorare la valutazione delle esperienze scolastiche. Oggi, occorre armonizzare le esigenze dello Stato con la tutela delle nostre prerogative. Al momento non si può fare di più di ciò che è stato fatto e, a salvaguardia di tutti i nostri studenti, è corretto l’approccio individuato: approvare questa norma che ha carattere transitorio e, dopo le interlocuzioni con il Governo nazionale, adottare una norma che tuteli la lingua francese e il nostro Statuto e le esigenze della scuola.»

«Intervengo anche in qualità di ex assessore all’istruzione – ha dichiarato il capogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Jean-Pierre Guichardaz -. Il decreto-legge è stato convertito in legge pochi giorni prima della cessazione del mio incarico, quando non esisteva alcun chiarimento formale del Ministero sull’interpretazione restrittiva oggi assunta come presupposto dell’urgenza di questo disegno di legge: il quadro normativo era quindi incerto. Molte Regioni, con cui mi sono confrontato, vedevano in questa riforma più un’operazione di intestazione politica che un reale miglioramento dell’esame di maturità. Ribadisco che il disegno di legge è oggi un atto necessario sul piano tecnico: serve a evitare problemi organizzativi per le scuole, a ridurre il rischio di contenziosi e a garantire agli studenti un esame ordinato. Non neghiamo il problema e non lo strumentalizziamo, perché prendiamo sul serio la scuola e l’autonomia valdostana. Qui parliamo di due lingue ufficiali riconosciute dallo Statuto, italiano e francese, non gerarchizzabili e fondative dell’ordinamento scolastico valdostano. Per questo abbiamo presentato un ordine del giorno che propone di lavorare a un modello di esame valdostano che superi la logica della sostituzione di un commissario per dare piena coerenza al principio di parità linguistica.»

«Questa legge non è quella che immaginavamo – ha detto in replica l’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz -. Mi sono occupato del tema subito dopo il mio insediamento con un obiettivo chiaro e condiviso: l’aggiunta di un commissario di francese, non la sostituzione di uno dei commissari previsti. Dalle interlocuzioni che abbiamo avuto con il Ministero dell’istruzione – sfociate nella richiesta di un parere formale a cui abbiamo avuto risposta, dopo diversi solleciti, lo scorso 12 gennaio – non è stato possibile, al momento, trovare un accordo e abbiamo dovuto prenderne atto. Infatti, con un parere scritto che rendeva certa l’impugnativa, approvare una legge destinata a essere impugnata avrebbe significato creare una grave incertezza a pochi mesi dall’esame di maturità, danneggiando direttamente studenti e scuole. Respingo le critiche sui ritardi mentre condivido le preoccupazioni per gli indirizzi professionali e per la disomogeneità rispetto all’esame di maturità a livello nazionale. Nei prossimi giorni, sarà necessario compiere scelte complesse, mantenendo il giusto equilibrio tra indirizzi di studio, materie scientifiche e umanistiche. Sulla transitorietà, ho effettuato tutte le verifiche necessarie con gli uffici competenti ed è emerso chiaramente che non è ammissibile una norma transitoria senza definire sin da subito il regime successivo. Sono contento che si sia trovata un’ampia condivisione su un ordine del giorno che mi porterà a riprendere con più autorevolezza le interlocuzioni con il Ministero. La Valle d’Aosta merita una soluzione diversa e più corretta.»

«La nostra attenzione deve sempre essere rivolta all’utente finale, in questo caso gli studenti, che devono avere la tranquillità di sostenere l’esame con modalità certe – ha concluso il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Con l’approvazione di questo disegno di legge, a larghissima maggioranza, sottolineiamo ancora una volta che la nostra prerogativa statutaria è stata rispettata e addirittura rilanciata. Questo è un dato di fatto. Inoltre, è da valutare positivamente la volontà di fare sintesi e fronte comune rispetto al prosieguo del lavoro ancora da fare.»

Attività libero-professionale delle professioni sanitarie

Il Consiglio Valle ha respinto, con 29 voti di astensione (UV, AC, FI, FdI, PD-FP, AVS, AdC,) e 4 voti a favore (Lega VdA, La Renaissance), una proposta di legge statale riguardante l’attività libero-professionale delle professioni sanitarie. 
Il testo, presentato dai gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine l’11 novembre 2025, si compone di tre articoli volti a modificare la legge n. 251 del 2000 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica), estendendo la possibilità di esercitare l’attività libero-professionale anche agli operatori delle professioni sanitarie impiegati a tempo pieno o parziale nelle strutture sanitarie pubbliche. 

La relazione d’Aula

Il consigliere Andrea Manfrin (Lega VdA), relatore del provvedimento, ha spiegato che «la proposta si inserisce in una più ampia riflessione sulla riforma delle professioni sanitarie, con l’obiettivo di allineare la normativa regionale alle esigenze del territorio valdostano, caratterizzato da sfide specifiche come la carenza di personale e la necessità di potenziare l’offerta sanitaria. Rendere le professioni sanitarie più attrattive non è un’opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza del nostro sistema regionale. Le audizioni in quinta Commissione dei rappresentanti delle professioni sanitarie, degli ordini professionali e dei sindacati hanno, infatti, confermato l’interesse trasversale per la proposta, con un consenso generale sulla necessità di una riforma nazionale in materia, pur con suggerimenti per emendamenti volti a rafforzare le tutele per i lavoratori e il sistema sanitario regionale. Pertanto, la mancata espressione di un parere favorevole o contrario da parte della Commissione ha messo in evidenza l’incapacità della maggioranza di prendere una decisione sul tema.»

Il dibattito in Aula

La presidente della quinta Commissione, Luisa Trione (CA), ha chiarito che l’astensione espressa in Commissione «non rappresenta una contrarietà nel merito, ma riguarda il percorso scelto. Condividiamo l’obiettivo di rendere strutturale la possibilità per tutte le professioni sanitarie di svolgere attività libero-professionale, riconoscendo pari dignità a tutte le figure e considerando la libera professione come un’opportunità e non un obbligo. Le perplessità riguardano invece l’iter, trattandosi di una proposta di legge statale che dovrebbe essere presentata dal Consiglio regionale al Parlamento e che si inserisce in un processo nazionale già avviato. Riteniamo importante che il percorso avviato a livello nazionale si concluda in quella sede, così da garantire un quadro normativo uniforme, nell’interesse dei cittadini e dei professionisti, lasciando poi alle Regioni la definizione delle modalità applicative. Monitoreremo l’evoluzione dei lavori parlamentari in corso.»

«La crisi delle professioni sanitarie è reale ma non possiamo accettare soluzioni che spostano il problema anziché affrontarlo – ha spiegato il vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Eugenio Torrione, annunciando il voto di astensione -. Il rischio è di scaricare sul mercato una responsabilità dello Stato: se gli stipendi e le condizioni di lavoro sono bassi la soluzione non può essere quella di arrangiarsi fuori dal pubblico. Gli investimenti devono essere fatti nel sistema sanitario nazionale. Con la sottrazione di professionisti, il rischio è di creare una sanità a due velocità con differenze tra chi può pagare e chi no.»

«È doveroso porsi una domanda: questa è una buona legge? – ha osservato il consigliere Corrado Bellora (Lega VdA) -. Per noi è una buona norma perché aggiunge un’opportunità: specifica che una data attività è lecita e permessa e, in un’ottica liberale, è sicuramente positivo. La differenza tra un sistema liberale e uno che non lo è sta nel fatto che nel primo ciò che non è vietato è permesso, nel secondo ciò che non è permesso è vietato. Questa legge attua il primo di questi due principi, ecco perché, a mio parere, si tratta di una buona legge. È vero che nasce come proposta di legge statale, ma se non si comincia da qualche parte non si arriva da nessuna parte.»

«Nessuno mette in dubbio la necessità di valorizzare queste figure, i cui stipendi sono tra i più bassi d’Europa ma non condividiamo la soluzione proposta – ha spiegato la vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati -. Il rischio è di drenare professionalità preziose dal servizio pubblico a quello privato in un momento in cui la carenza di personale è molto acuta e di creare diseguaglianze nell’accesso alle cure tra chi può pagare e chi resta bloccato nelle liste d’attesa. La legge prevede anche un’invarianza finanziaria: noi crediamo, invece, sia più importante investire risorse nel sistema sanitario pubblico nazionale e regionale

Per il capogruppo di PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz, «oggi i professionisti sanitari non abbandonano il sistema pubblico perché non hanno spazi di libera professione: lo fanno perché sono pagati troppo poco, perché i turni non sono sostenibili, perché le condizioni organizzative sono critiche. La proposta in discussione, anziché intervenire sulle cause, propone di rendere strutturale una soluzione compensativa, spostando il baricentro sulla possibilità per i professionisti di integrare il reddito fuori dal sistema pubblico. Una scelta legittima, ma che rischia di deresponsabilizzare lo Stato e di scaricare sui singoli professionisti e sui cittadini il peso e le insufficienze del sistema. Con questa proposta si lavora per cambiare la natura del sistema pubblico: per noi il sistema sanitario deve continuare ad essere equo e universale.»

Per l’assessore al bilancio, Mauro Baccega, «questa proposta di legge statale è valida ma non entra nel merito di come, quando, perché e con quali tempi si intenda portare avanti questo percorso, aspetti che si stanno valutando nelle Commissioni consiliari a Roma. Noi di Forza Italia siamo presenti in quelle Commissioni e siamo favorevoli a questo percorso: non c’è quindi nessuna divisione tra la nostra posizione e quella delle forze che governano il Paese. È lo Stato che deve definire la legge, lasciamo quindi che il Governo faccia il suo lavoro per poi applicarla organizzativamente al meglio.»

«Condividiamo lo spirito della proposta, che mira a valorizzare tutte le professioni sanitarie e la loro autonomia – ha replicato l’assessore alla sanità, Carlo Marzi -, ma riteniamo che il tema debba essere affrontato nella sede più appropriata, cioè a livello statale. La materia è già regolata da norme nazionali e dalla contrattazione collettiva, con proroghe in vigore fino al 2026, e il dibattito parlamentare è ampiamente avviato. Promuovere ora una proposta di legge statale da parte della Regione rischierebbe di generare frammentazione normativa su una questione di evidente interesse nazionale. Per questo, pur riconoscendo la bontà dell’obiettivo, manteniamo una posizione di astensione.»

«Il tema è all’attenzione di tutti i deputati e i senatori che si stanno confrontando su una legge quadro per rendere finalmente stabile l’attività di chi si è aperto uno studio o ha investito del denaro per migliorare i servizi che il sistema sanitario nazionale da solo non può garantire – ha affermato il consigliere Massimo Lattanzi (FdI), annunciando l’astensione -. Noi crediamo che questa legge quadro, a cui stiamo lavorando con i nostri parlamentari a Roma, sia la giusta risposta alle attese dei professionisti sanitari.»

Interrogazione a risposta immediata

Consigliera di parità

Con un’interrogazione a risposta immediata, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha posto l’attenzione sul ruolo della Consigliera di parità.
Il capogruppo Andrea Manfrin ha richiamato una segnalazione della Consigliere inviata al sindaco di La Thuile «in merito a un contenuto apparso su un profilo social collegato alla località che, secondo il Consigliere, sarebbe lesivo del decoro e dell’immagine turistica di questa prestigiosa stazione sciistica. A ciò si aggiungono le insistenti newsletter trasmesse persino sul registro elettronico della scuola. Ci chiediamo quindi se non siano state travalicate le competenze previste dal suo ruolo, soprattutto alla luce del suo incarico politico di Consigliere comunale di Aosta.»

«Ho chiesto informazioni su quanto accaduto sia alla Consigliera di parità sia al Sindaco di La Thuile – ha risposto l’Assessore alla formazione e lavoro, Luigi Bertschy -. La Consigliera di parità ha risposto con una nota, nella quale richiama il proprio mandato, che ritiene di aver correttamente esercitato, citando anche le newsletter inviate alle scuole, che hanno l’obiettivo di formare i futuri cittadini all’uguaglianza e offrire strumenti di riflessione. Per quanto riguarda i fatti, il Sindaco di La Thuile ha confermato di essersi attivato per far rimuovere da una pagina – che non è del Comune – le immagini che restituivano una rappresentazione non corretta della località. Il Sindaco ha tuttavia segnalato formalmente alla Consigliera di parità una criticità nel flusso delle informazioni, avendo appreso quanto accaduto dagli organi di stampa e, solo il giorno successivo, dalla comunicazione inviatagli dalla stessa. A oggi, la Consigliera non ha ancora risposto.»

«Al di là dei compiti definiti dalla legge regionale n. 53/2009 che chiariscono che il ruolo della Consigliera di parità è quello di una figura di garanzia – ha concluso l’Assessore -, resta dubbia l’opportunità politica di un doppio ruolo. Ricordo, infine, che nella giornata di ieri è stato pubblicato l’avviso pubblico per la designazione della nuova Consigliera di parità.»

«Il Consigliere di parità invia newsletter che non hanno contenuti attinenti alle sue funzioni, ma che contengono slogan femministi, oroscopi e tematiche politiche, legittime ma al di fuori delle competenze – ha rilevato nella replica il Consigliere Manfrin -. Riteniamo grave che una figura istituita per tutelare la parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro utilizzi la sua posizione per fare politica, in maniera non coerente con il suo ruolo di garanzia. Ci auguriamo che il rinnovamento dell’incarico riporti finalmente l’attenzione sui temi del lavoro e non della politica, come previsto dalla legge regionale.»

Interrogazioni

Centrali tecnologiche dell’Ospedale Parini

Con un’interrogazione, il gruppo Fratelli d’Italia ha chiesto informazioni sulla gara per l’affidamento dei lavori del lotto G3 (centrali tecnologiche) dell’ospedale Parini, alla luce delle modifiche progettuali introdotte dopo l’approvazione – nel giugno 2025 – del nuovo Piano di tutela delle acque (Pta). 
«Il nuovo Pta – a differenza del precedente – ha permesso di inserire nel progetto, finanziato dal Pnrr per 2,7 milioni di euro, la realizzazione di due pozzi di emungimento da falda, necessari ad alimentare una pompa di calore per il riscaldamento e il raffrescamento del futuro ospedale per acuti (corpo K) – ha spiegato il capogruppo Alberto Zucchi -. Vogliamo sapere come sia stato possibile mettere in gara nel marzo del 2023 il lotto G3 del nuovo ospedale in assenza di una pianificazione idrica autorizzata, quali prescrizioni siano state formulate in sede di Valutazione ambientale strategica (Vas) e di Valutazione dell’impatto ambientale (Via) per le nuove opere e se le modifiche progettuali e i ritardi nella loro realizzazione siano stati opportunamente comunicati per evitare la perdita dei fondi del Pnrr.»

Nella risposta, l’assessore alla Sanità Carlo Marzi ha chiarito come «l’intervento relativo alle centrali tecnologiche non risulti più tra quelli finanziati dal Pnrr, relativamente ai quali la Valle d’Aosta si conferma come regione virtuosa senza ritardi nelle realizzazioni e tra le migliori in Italia per la capacità di spesa dei finanziamenti statali erogati in conto investimento. Non vi sono state perdite di fondi ma solo una variazione delle fonti di finanziamento in quanto, come richiesto dal Ministero della salute, le Regioni hanno dirottato le risorse Pnrr del progetto “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” su fondi statali e regionali.
Non è necessario disporre di una pianificazione idrica autorizzata, in quanto la procedura di gara del lotto III della Fase 3, corpo G3, riguarda esclusivamente le opere civili e strutturali e non il sistema di alimentazione energetico e le dotazioni impiantistiche. Questi ultimi sono, invece, compresi nel progetto esecutivo e nella variante del IV lotto della fase tre del nuovo ospedale regionale, attualmente in corso di aggiudicazione definitiva. La realizzazione dei due pozzi di emungimento da falda è stata autorizzata nella Conferenza dei servizi del 9 giugno 2023 – indetta nell’ambito dell’iter autorizzativo del quarto lotto che non riguarda le centrali tecnologiche – e prevede che l’acqua sia restituita superficialmente nel canale Mère des Rives, e non in falda, in conformità alla normativa allora vigente. Successivamente, il 9 aprile 2025, è stato disposto dal Presidente della Regione il titolo di concessione all’emungimento delle acque. Il quantitativo massimo previsto, pari a 50 litri al secondo, non rende necessario l’esame preventivo in sede di Vas né di Via.
Al momento non sono state apportate modifiche al progetto a seguito dell’aggiornamento del Pta, sebbene la società Siv abbia previsto la predisposizione di una proposta di modifica legata alle nuove possibilità di emungimento in falda introdotte dal nuovo Piano.Come già riferito più volte, i ritardi nelle opere del corpo G3 sono dovuti a interventi preliminari necessari ad eliminare interferenze con l’area di cantiere.»

«Prendo atto delle sue risposte sulle quali faremo le necessarie verifiche – ha replicato il consigliere Zucchi -. Quando si parla del nuovo ospedale, per lei, Assessore, va sempre tutto bene ma noi abbiamo una sensazione diversa: i tempi sono sempre stati sforati e quanto dichiarato nelle delibere di Giunta è stato finora spesso disatteso. Mi auguro che sulla gara del lotto G3 relativo alle centrali tecnologiche, che è solo la punta dell’iceberg di questa opera incompiuta da decenni, sia stato fatto tutto a norma di legge. Noi continueremo a monitorare, certi che solo il tempo stabilirà chi ha ragione e chi ha torto.»

Interpellanze

Cedimento autostradale a Courmayeur

Il cedimento di un tratto della carreggiata sud dell’autostrada A5 tra Entrèves e Dolonne, a Courmayeur, verificatosi l’8 gennaio, è stato al centro di un’interpellanza del gruppo Fratelli d’Italia. 
Sottolineando che «la chiusura del tratto autostradale per 3-4 settimane ha forti ripercussioni sulla viabilità, sull’accessibilità del territorio e sulle attività economiche, oltre a deviare il traffico pesante sulla strada statale 26» e che «mancano informazioni pubbliche sugli esiti delle verifiche, sui tempi di riapertura e sul ruolo di vigilanza della Regione», il vicecapogruppo Massimiliano Tuccari ha chiesto chiarimenti sui tempi e le modalità con cui l’Amministrazione regionale è stata informata dalla società concessionaria Rav del cedimento, sulle verifiche tecniche e geologiche in corso e sulle eventuali responsabilità di terzi, oltre che sui tempi di riapertura, sulle garanzie di sicurezza e sull’adeguatezza delle informazioni fornite ai cittadini e agli operatori economici.

Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha premesso che «pur non avendo la gestione operativa delle autostrade, che compete alla società Rav, l’Amministrazione regionale pone massima attenzione affinché le arterie siano percorribili e fruibili.» Ha quindi riferito che «l’Ufficio tecnico di Rav ha disposto la tempestiva chiusura del tratto di carreggiata in questione, al fine di consentire l’effettuazione dei controlli tecnici e delle relative verifiche nella galleria interessata. Il sopralluogo tecnico ha evidenziato uno strato fessurativo della pavimentazione con segni di movimento del materiale sottostante, in assenza di alcun tipo di problema strutturale. Una volta rimosso il materiale al di sotto della piattaforma stradale, si è constatato come il dissesto abbia tratto origine da cause di natura geologica, legate allo scorrimento di falde acquifere su materiali non compatti. I risultati delle ulteriori indagini hanno consentito di escludere la presenza di fenomeni similari nelle aree circostanti, fornendo altresì garanzie per la circolazione del traffico nella adiacente galleria. L’intervento di ripristino strutturale, attualmente in corso di esecuzione, avrà una durata di circa 6/8 settimane. Tengo a sottolineare che la Società, nell’ambito delle proprie decisioni organizzative autonome, ha sempre informato tempestivamente l’Amministrazione regionale, sia in questo caso sia in altri analoghi.»

Il consigliere Tuccari, nella replica, si è detto «tranquillizzato dal fatto che non ci siano problemi strutturali su quell’arteria, a conferma del lavoro definitivo e questo è rassicurante per il territorio e gli abitanti di Courmayeur. Rilevo comunque che in presenza di una galleria autostradale a gestione Rav, nostra importante partecipata, in un contesto geologico delicato e su un’arteria fondamentale di viabilità internazionale, il ruolo della Regione deve essere sempre di vigilanza attiva, di controllo e garanzia verso i cittadini.»

Controlli al Casino

È stata discussa un’interpellanza del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA sulle procedure di controllo al Casino de la Vallée di Saint-Vincent. 

«Nel 2025 sono emerse criticità e interrogativi pubblici sull’efficacia delle procedure di controllo della Casa da gioco, anche a seguito di un’inchiesta penale tuttora in corso – ha evidenziato il consigliere Fulvio Centoz -. Fermo restando che l’accertamento di eventuali responsabilità penali compete all’Autorità giudiziaria, mentre alla Regione spetta garantire la correttezza della governance e l’effettiva efficacia dei controlli amministrativi e organizzativi, chiediamo di chiarire quali siano gli attuali presidi di controllo attivi al Casinò, chi ne sia responsabile e con quali modalità e frequenza vengano svolte le attività di monitoraggio e rendicontazione.Vogliamo, inoltre, sapere se la Giunta ritenga tali presidi adeguati rispetto ai rischi e alle criticità emerse o, in caso contrario, quali misure di rafforzamento si vogliano adottare e se s’intenda disporre una verifica esterna indipendente (audit), senza interferire con l’inchiesta penale in corso.» 

Riportando quanto comunicato dalla Casa da gioco, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha spiegato che «l’azienda è dotata di un sistema di governance e di controllo interno conforme alla normativa vigente. La gestione è affidata all’Organo amministrativo, mentre il Collegio sindacale svolge le funzioni di vigilanza previste dalla legge. La revisione legale dei conti è assicurata da una società di revisione indipendente, che effettua controlli periodici e la revisione annuale del bilancio. La Società ha adottato un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del decreto legislativo 231/2001 per la prevenzione dei reati rilevanti sull’attività svolta ed è operativo un Organismo di vigilanza, supportato da presidi di compliance e da un Codice etico. Vengono, inoltre, applicate le disposizioni di prevenzione del riciclaggio, con procedure di verifica della clientela, tracciabilità delle operazioni, monitoraggio e segnalazione. L’efficacia dei controlli è assicurata da verifiche periodiche dell’Organismo di vigilanza, che presenta relazioni trimestrali all’Organo amministrativo, e da audit programmati e a campione svolti dalle strutture interne competenti.
Questo progetto strutturato – prosegue il Presidente Testolin – è stato avviato nel 2024 con il supporto della società esterna AD&D Consulting srl ed è stato consolidato nel 2025 dall’Area procedure interne, auditing e organizzazione aziendale, con una revisione complessiva delle norme interne e la redazione di nuove procedure, regolamenti e istruzioni operative. A seguito dell’analisi dei processi e del confronto con i responsabili di funzione, sono state pubblicate 42 procedure interne nuove o aggiornate.L’attività di revisione ha portato alla definizione di un programma annuale di audit (26 quelli svolti nel biennio 2024-2025) su nuove procedure, modifiche organizzative ed esigenze operative. A supporto dei processi decisionali, l’Organo amministrativo è affiancato da un Comitato di direzione composto dai responsabili delle principali funzioni aziendali. Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione in materia di compliance: nel 2024 oltre 180 dipendenti hanno partecipato a corsi sul modello organizzativo per la prevenzione della corruzione, nel 2025 più di 100 a corsi sull’antiriciclaggio e 179 alla formazione sul whistleblowing.Ribadisco che il Governo regionale non interviene nella gestione della Società, che resta di esclusiva competenza degli organi societari, nell’ambito dell’autonomia riconosciuta dalla legge e dallo statuto.»

«Sono contento che ci siano stati tutti questi controlli ma sorge un problema – ha detto in replica il consigliere Centoz –: se tutto funziona bene non dovrebbe succedere ciò che leggiamo sui giornali. Analizzerò meglio la sua risposta ma, evidentemente, ci sono degli aspetti delle procedure descritte che vanno rivisti.»

Rafforzamento della sicurezza

Con un’interpellanza, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto chiarimenti sulle iniziative che il Governo regionale intende adottare per rafforzare la sicurezza dei cittadini. 

Richiamando «la recente notizia, comparsa sui media locali, di una aggressione a un cittadino extracomunitario, posta in essere da tre cittadini extracomunitari nel parcheggio pubblico di via Carrel, ad Aosta, alla quale si aggiungono numerosi episodi di criminalità in altri comuni della Valle», il consigliere Corrado Bellora ha domandato al Presidente della Regione «se sia sua intenzione intervenire, viste le sue funzioni prefettizie, con un aumento dei dispositivi di sorveglianza e della presenza delle forze dell’ordine nelle zone più a rischio e quali altre iniziative intenda assumere per tutelare la sicurezza dei cittadini. La videosorveglianza e un maggior controllo del territorio possono essere una soluzione a medio termine, capace anche di disincentivare determinati comportamenti.»

«Le funzioni prefettizie non possono essere oggetto di atti ispettivi, sono comunque parte di un ruolo che vede in primis l’interlocuzione con le forze dell’ordine – ha evidenziato il presidente della Regione, Renzo Testolin –: è quindi questa l’occasione per dare il giusto rilievo all’operato delle forze di Polizia, che a conclusione delle indagini, grazie anche alle immagini delle telecamere interne del parcheggio di via Carrel, hanno identificato e denunciato i tre aggressori. Sulla situazione generale, invece, il confronto con le forze dell’ordine è continuo e coinvolge anche i Comuni valdostani, e in particolare la Città di Aosta, per analizzare e concordare gli interventi da realizzare al fine di migliorare la sicurezza nelle zone con maggiori criticità, dato che la competenza, per quanto riguarda l’illuminazione e gli impianti di videosorveglianza è propria delle amministrazioni locali. Ritengo che il dialogo continuo con le forze dell’ordine e con gli enti locali sia fondamentale per approcciare questo tipo di tematiche.»

Il consigliere Bellora ha condiviso «l’importanza della collaborazione con le forze dell’ordine che, in Valle d’Aosta, assicurano un controllo del territorio. Continuo a ritenere che sarebbe opportuno aggiungere dei sistemi di videosorveglianza anche nelle vicinanze del parcheggio di via Carrel, come ai giardini Lussu che sono diventati un’area molto degradata della città. È vero che questa competenza è in capo agli enti locali, ma le funzioni prefettizie danno spazi di manovra in più per intervenire.»

Equipaggi dell’elisoccorso

La composizione degli equipaggi dell’elisoccorso è stata al centro di un’interpellanza del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.

«A differenza di quanto avviene in altre realtà regionali e nazionali – ha ricordato la capogruppo Chiara Minelli -, in Valle d’Aosta negli equipaggi impegnati nelle attività di emergenza non è attualmente prevista la presenza dell’infermiere professionale: l’assistenza sanitaria pre-ospedaliera è infatti garantita esclusivamente dal medico a bordo, ma il monitoraggio dei pazienti, le manovre sanitarie e la continuità assistenziale potrebbero essere meglio garantiti dell’ulteriore presenza dell’infermiere. All’inizio di gennaio, gli organi di stampa hanno riportato la posizione dell’Ordine delle professioni infermieristiche che ha auspicato l’avvio di un confronto istituzionale sullo sviluppo di modelli organizzativi che valorizzino pienamente le competenze infermieristiche. Chiediamo quindi quali siano i criteri adottati per la composizione degli equipaggi, se la loro configurazione sia fissa o modulabile in base al tipo di intervento e se vi sia l’intenzione di avviare, come richiesto dall’Opi, un confronto per migliorare la gestione dell’emergenza territoriale.»

Nella risposta, il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha richiamato la convenzione tra l’Amministrazione regionale e l’Usl, con scadenza il 28 aprile 2028, che «indica la composizione dell’equipaggiotecnico-sanitario con riferimento al contratto di pubblico servizio tra Regione e Soccorso Alpino valdostano, prevedendo due tecnici specializzati e un tecnico di soccorso alpino cinofilo con cane brevettato per la ricerca in valanga da dicembre a maggio per operatività diurna ad integrazione dell’equipaggio. Questi tecnici devono obbligatoriamente seguire un apposito percorso formativo certificato dall’Usl. La componente sanitaria è, invece, garantita dall’Usl che assicura la copertura del servizio con proprio personale sanitario adeguatamente preparato all’operatività in ambiente alpino dal Soccorso Alpino Valdostano, per scelta inquadrato con il medico. Completano l’equipaggio, il pilota (ne occorrono due in orario notturno) e un operatore al verricello di soccorso.
Il capitolato speciale d’appalto per l’elisoccorso – ha proseguito Testolin – prevede la possibilità di rimodulare la composizione degli equipaggi in base a specifiche esigenze operative, come gli interventi su valanga che prevedono l’integrazione di tecnici cinofili e cani, il trasporto della squadra taglio dei Vigili del fuoco per garantire la sicurezza dei luoghi e dell’attività dei sanitari o i trasporti secondari programmati, in cui l’equipaggio può essere integrato con un infermiere oltre al medico rianimatore.»

Quanto alla richiesta dell’Ordine delle professioni infermieristiche, «premetto che la questione non è nuova e comunico che l’Assessorato della sanità ha già programmato uno specifico incontro con l’Opi e con gli altri attori del sistema per affrontare in maniera condivisa le situazioni segnalate e individuare soluzioni concrete volte al rafforzamento dell’efficacia, della sicurezza e della qualità del servizio di emergenza territoriale sull’intero territorio regionale, già riconosciuto come modello di riferimento per il “mondo Hems” a livello nazionale e internazionale. Rilevo come l’Opi abbia correttamente richiesto l’avvio di un confronto istituzionale al fine di valutare e approfondire eventuali possibili sviluppi di modelli organizzativi che possano valorizzare le competenze infermieristico, ciò senza in alcun modo alimentare polemiche o strumentalizzazioni.»

«L’intento non è quello di alimentare polemiche ma di prendere in carico un’esigenza sentita dagli infermieri ma anche dalle persone che hanno avuto l’esperienza di essere elitrasportate e hanno notato l’assenza di questa figura che ha delle competenze sanitarie di base che un pilota o una guida alpina non hanno – ha replicato la consigliere Minelli -. Convenzioni e protocolli possono essere rivisti e aggiornati per migliorare le performance del servizio. Accolgo con favore l’intenzione di approfondire il tema in un incontro con i soggetti interessati: visto che l’elisoccorso valdostano è considerato un modello ritengo importante interrogarsi sulla possibilità di avviare una sperimentazione introducendo l’infermiere negli equipaggi per i trasporti emergenziali.»

Mercosur

Quali rischi per l’agricoltura valdostana con l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur? È quanto ha chiesto il gruppo Lega Vallée d’Aoste con un’interpellanza.
Il capogruppo Andrea Manfrin ha evidenziato che «tale accordo prevede l’eliminazione dei dazi sul 91% delle esportazioni Ue verso il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e sul 92% delle importazioni, introducendo contingenti tariffari per prodotti sensibili come la carne bovina, il pollame e lo zucchero, ma senza garantire un pieno principio di reciprocità negli standard produttivi, sanitari, ambientali e sociali. L’accordo – ancora in attesa di ratifica dal Parlamento europeo e potenzialmente dai parlamenti nazionali – rischia di aggravare la concorrenza sleale in una regione di montagna come la Valle d’Aosta, con produzioni tipiche e Dop e numerose eccellenze agroalimentari di qualità. Chiediamo quindi di conoscere la posizione della Giunta su tale accordo e di chiarire quali iniziative intenda adottare per tutelare agricoltori e allevatori valdostani da possibili effetti negativi. E ancora: intendete intervenire nelle sedi istituzionali nazionali ed europee per difendere le produzioni tipiche, la salute pubblica e l’ambiente, e quali misure di sostegno sono previste per il settore agricolo valdostano in caso di ratifica dell’accordo?»

L’assessore all’agricoltura, Speranza Girod, ha evidenziato che «l’accordo Ue-Mercosur ha superato un primo passaggio politico, ma non è ancora stato ratificato e dovrà completare l’intero iter istituzionale europeo; in questa fase è quindi corretto parlare di rischi potenziali, rispetto ai quali è necessario prepararsi in modo responsabile. In caso di approvazione definitiva, al netto del parere che dovrà esprimere la Corte di giustizia europea, potrebbero emergere criticità significative legate a fenomeni di concorrenza sleale, sia diretta in alcuni comparti sensibili come il vino e le carni, sia indiretta per le filiere agro-zootecniche di qualità, già caratterizzate da costi produttivi strutturalmente elevati per il rispetto di rigorosi disciplinari di produzione. Pur essendo previste tutele per le indicazioni geografiche, tra cui la Fontina Dop, tali strumenti potrebbero non risultare sufficienti in assenza dell’introduzione di adeguate regole di reciprocità e di clausole di salvaguardia, volte a garantire l’applicazione di standard produttivi equivalenti tra le diverse aree di provenienza delle produzioni.
Il Governo regionale è vicino alle posizioni espresse dalle rappresentanze sindacali a livello locale, che nelle scorse settimane hanno fatto sentire la loro voce a Bruxelles e Strasburgo, condividendo la necessità di rafforzare le tutele a difesa delle produzioni di qualità – ha aggiunto l’Assessore –. La Regione è impegnata in un’attività di monitoraggio degli effetti dell’accordo attraverso la raccolta di dati oggettivi, il confronto con le altre Regioni e con le istituzioni europee e nazionali, nonché mediante iniziative volte alla valorizzazione delle specificità dell’agricoltura di montagna. Qualora l’accordo dovesse essere ratificato e dovessero emergere impatti negativi sulle aziende valdostane, la Regione valuterà l’adozione di misure di sostegno mirate, finalizzate a tutelare le produzioni di qualità, la sostenibilità delle imprese agricole e la salute dei consumatori.»

Il consigliere Manfrin si è detto «soddisfatto della posizione assunta dal Governo a tutela delle nostre aziende e della produzione di qualità», sottolineando l’importanza del confronto con le altre Regioni, «poiché l’intero mondo agricolo si è espresso contro queste scelte. Il punto è che questo accordo coinvolge i singoli Stati, ciascuno dei quali dovrà esprimere il proprio parere: da qui il ricorso alla Corte di giustizia europea, al quale la Lega ha aderito. Ci auguriamo che ogni Stato possa scegliere in maniera libera e sovrana. Apprezziamo anche l’intenzione di intervenire a supporto della produzione agricola valdostana qualora questo accordo, che noi consideriamo scellerato, dovesse essere ratificato.»

Futuro delle scuole medie a Valtournenche

Quale futuro si prospetta per l’edificio che ospitava le scuole medie di Valtournenche? Lo ha chiesto il gruppo Autonomisti di Centro, con un’interpellanza.
Ricordando «la richiesta del Comune di Valtournenche di attingere ai fondi del Pnrr per il rifacimento dell’edificio scolastico in frazione Cretaz» e «la nuova collocazione delle scuole medie in frazione Muranche, nella Villa del Seminario», il capogruppo Marco Carrel ha chiesto chiarimenti sulle cause del mancato finanziamento dell’intervento; sull’eventuale intenzione di prevedere, nel prossimo assestamento di bilancio, le risorse necessarie per la sua realizzazione; sull’esistenza di una richiesta formale del Comune per una compartecipazione finanziaria e sulle domande di finanziamento in materia di edilizia scolastica avanzate dagli altri Comuni. 

Riguardo al mancato finanziamento dell’intervento nell’ambito del Pnrr, l’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, ha ricordato che «in questi casi c’è un rapporto diretto tra Comune e Ministero, quindi la Regione non può intervenire nell’iter amministrativo. Ci è stato comunicato che si sono verificati problemi e per questo il finanziamento non è andato a buon fine. L’intenzione è ora individuare soluzioni alternative per risolvere la questione.»

Sui fondi regionali per l’edilizia scolastica, «la Giunta individua ogni anno, in assestamento di bilancio, le risorse da destinare agli enti locali per gli interventi sugli edifici scolastici di loro proprietà (nel 2025 pari a circa 8,1 milioni di euro) – ha aggiunto Lavevaz -, ma l’intenzione che ho condiviso col presidente e con l’intero Governo è di mettere in piedi un sistema più strutturato con una sorta di cabina di regia di cui fanno parte la Sovrintendenza agli studi, la Regione e gli enti locali per individuare priorità e risorse necessarie da trovare già nel Bilancio regionale. In quest’ottica, l’intervento di Valtournenche è prioritario: la scuola, di valenza sovracomunale, è chiusa e si utilizza da anni una struttura di ripiego.Nel corso della rilevazione dei fabbisogni conclusasi a giugno 2025, il Comune aveva segnalato lavori di demolizione e ricostruzione ex-novo delle scuole medie in frazione Cretaz per circa 5 milioni di euro ma non è pervenuta la relativa domanda di finanziamento».

Per quanto riguarda le richieste presentate dagli altri Comuni, «sono arrivate in tutto 32 domande: Aosta (12), Nus (5), Morgex (3), Pont-Saint-Martin (2), Saint-Pierre (2), Charvensod, Courmayeur, Donnas, Gressoney-La-Trinité, Hône, Montjovet, Verrayes e Valtournenche (una domanda ciascuno), tutte relative a interventi di manutenzione straordinaria. Nel dettaglio, il Comune di Valtournenche ha ottenuto il finanziamento per i lavori di manutenzione della scuola primaria e dell’infanzia in frazione Breuil Cervinia per un importo di 191.435 euro.»

«Come immaginavo, la Regione non sa niente del Pnrr e, vista l’imminente scadenza, quei fondi non sono più un’ipotesi credibile per finanziare l’intervento sulle scuole medie di Valtournenche – ha detto in replica il consigliere Carrel -. Mi fa piacere che anche lei come me riconosca la priorità dell’intervento, che speriamo di poter realizzare al più presto. Purtroppo ad oggi non ci ha dato garanzie sul suo finanziamento. La aspettiamo in Commissione per discutere della nuova organizzazione sugli interventi di edilizia scolastica, che richiede risorse certe a bilancio. Solo così si può parlare di una vera programmazione.»

Percorsi abilitanti per docenti

L’attivazione in Valle d’Aosta dei percorsi abilitanti per la formazione dei docenti è stata al centro di un’interpellanza del gruppo La Renaissance Valdôtaine.
«La frequenza dei percorsi abilitanti è indispensabile per l’accesso ai concorsi e all’immissione in ruolo dei docenti, ma ad oggi sono attivati solo da atenei fuori dalla Valle d’Aosta – ha evidenziato la capogruppo Eleonora Baccini -. Una volta ammessi a questi percorsi, che richiedono la frequenza obbligatoria di almeno il 50% delle attività in presenza, gli insegnanti residenti in Valle sono costretti a spostarsi negli atenei di altre regioni (ad esempio Piemonte, Lombardia, Marche, Campania), facendo i conti con una rete di trasporti inadeguata e costosa. Ciò comporta assenze dal lavoro e, in alcuni casi, trasferimenti temporanei. Per questo, chiediamo se il Governo intenda attivarsi affinché l’Università della Valle d’Aosta garantisca i percorsi abilitanti sul territorio – almeno in relazione al fabbisogno delle scuole della regione – o, in alternativa, se si intendano adottare misure di sostegno per i docenti costretti a frequentare la formazione fuori Valle, prevedendo la copertura delle assenze con delle supplenze temporanee nei giorni di frequenza obbligatoria in presenza e il pieno reintegro nel proprio posto di lavoro al termine delle attività formative.»

L’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, ha ricordato che «il Centro interregionale per la formazione degli insegnanti secondari (Cifis), costituito nel novembre 2023 e comprendente le università di Valle d’Aosta, Torino, Piemonte Orientale, il Politecnico di Torino e le Accademie di Belle Arti, coordina i percorsi di formazione iniziale e abilitazione degli insegnanti delle scuole secondarie. Le attività didattiche trasversali comuni a tutte le classi di abilitazione sono erogate per via telematica, in sincrono, senza necessità di spostamenti, mentre quelle disciplinari si svolgono in presenza presso ogni Istituzione del Cifis. Il tirocinio diretto deve essere svolto in presenza, anche nelle scuole valdostane.»

«Per l’anno accademico 2025-2026 – ha proseguito l’assessore –, l’Università della Valle d’Aosta ha proposto l’attivazione del percorso abilitante per la classe “Lingue e culture straniere – Francese” con 30 posti disponibili. Inoltre, in base al fabbisogno di personale rilevato dalla Sovrintendenza agli studi, ha richiesto una riserva di posti per i candidati residenti in Valle d’Aosta nell’ambito dei percorsi che saranno attivati dalle Istituzioni del Cifis. I vincitori di concorso assunti per l’anno accademico 2025-2026, tenuti alla frequenza dei percorsi ai fini del superamento dell’anno di prova, hanno il posto garantito nei percorsi previsti, con possibilità di frequentare le attività disciplinari presso la sede universitaria più vicina alla loro scuola, come avvenuto nel 2024-2025. La conferma definitiva dei percorsi abilitanti per l’anno accademico 2025-2026 dipenderà dal decreto di autorizzazione del Ministero dell’università, che definirà classi di concorso, numeri di posti e tempistiche di svolgimento.»

«La gestione delle supplenze temporanee per i docenti che si assentano per frequentare i percorsi abilitanti è competenza esclusiva del dirigente scolastico, non degli uffici regionali – ha concluso l’assessore –. La legge di bilancio 2026 dello Stato (n. 199/2025) ha introdotto per le assenze fino a 10 giorni l’obbligo per i dirigenti di utilizzare personale interno; per motivate esigenze didattiche, è tuttavia consentito il ricorso a contratti di supplenza brevi e saltuaria per assenze inferiori a 10 giorni, inclusi i casi di sostituzione dei docenti impegnati nei percorsi abilitanti.»

«Da quanto appreso – ha replicato la consigliere Baccini – l’intero fabbisogno non è coperto, visto che è previsto solo il percorso abilitante per la classe francese. Sarebbe quindi utile che l’UniVdA fungesse da ente coordinatore tra diversi poli universitari, in modo da garantire, attraverso apposite convenzioni, la partecipazione di docenti esterni che possano tenere le lezioni sul territorio. Si tratta di una scelta politica, che deve partire dalla valutazione del reale fabbisogno di insegnanti.»

Università della terza età

La sede dell’Università della terza età è stata al centro di un’interpellanza presentata dal gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA.
«La necessità di spazi adeguati, dignitosi e funzionali allo svolgimento delle attività formative, emersa nella scorsa legislatura durante una serie di incontri tra la Giunta e i rappresentanti dell’Unitre, aveva portato a individuare, in via temporanea, come sede per lo svolgimento dei corsi i locali di proprietà regionale, in via Garibaldi, ad Aosta, che ospitavano l’ex Istituto magistrale e l’ex mensa scolastica – ha spiegato il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz -. Visto che erano stati fatti dei sopralluoghi istituzionali e avviate alcune fasi attuative, prevedendo anche dei fondi, chiediamo quale sia lo stato dell’iter (attività svolte, risorse impegnate e fasi da completare), se il Governo ritenga tale soluzione tuttora adeguata e sostenibile e se intenda confermare l’indirizzo politico, espresso nella precedente legislatura, di una sede unica, stabile e strutturata, indicando azioni, tempi e strumenti.»

Nella risposta, l’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, ha fatto il punto sullo stato dell’arte dell’intervento, spiegando che «è stato assegnato un incarico all’architetto Maurizio Gontier per la redazione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) la cui consegna è prevista entro la fine di febbraio 2026. Le necessità logistiche e funzionali sono state formalizzate in un quadro esigenziale redatto dal professionista incaricato dopo un confronto diretto con i referenti dell’Unitre e, da un’analisi preliminare, sono emersi tre possibili scenari: la ristrutturazione dell’ex mensa per un costo di circa 1,1 milioni di euro netti, la riqualificazione energetica complessiva che riguarda tutto l’involucro (palestra ed ex mensa) per 1,9 milioni di euro netti oppure la demolizione e ricostruzione, ipotesi che prevede la realizzazione di una nuova palestra e della nuova sede dell’Unitre per un importo totale netto di 7 milioni di euro.
La nostra intenzione è di trovare una soluzione stabile e definitiva per l’Unitre e, sulla base del quadro esigenziale, la soluzione individuata in via Garibaldi risulta pienamente sostenibileLa consegna definitiva della sede non potrà avvenire nel corso di quest’anno: una volta acquisito il Docfap a fine febbraio e scelto lo scenario d’intervento, sarà necessario procedere con le fasi di progettazione (progetto di fattibilità tecnico economica ed esecutivo) e successivamente indire una gara d’appalto tramite la Stazione unica appaltante, non essendo possibile l’affidamento diretto date le cifre in gioco.»

Dicendosi soddisfatto della risposta, il consigliere Guichardaz ha osservato che «ci sono temi che ci stanno a cuore in nome di una certa continuità nonostante la diversa organizzazione politica. Mi auguro che la visione che guida questo intervento non sia solo quella di creare una sede in cui confinare persone diversamente giovani ma un luogo di scambio intergenerazionale. L’Unitre è una realtà vivace e in crescita, che coinvolge quasi 1.000 persone. Proprio per i suoi numeri e per le sue caratteristiche geografiche, anche sul fronte dell’invecchiamento attivo, la nostra comunità può diventare un laboratorio di buone pratiche basate sulle relazioni e sulla politica attiva.»

Attività ispettiva

Le altre iniziative di Alleanza Verdi e Sinistra erano su: situazione degli impianti di Weissmatten durante le festività; gratuità della navetta verde ad Aosta; interventi nella Piana di Clavalité a Fénis; gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel quartiere Cogne di Aosta da parte di Arer; differenze tra previsioni di bilancio e consuntivo finale di spesa per le missioni 12 “Servizi sociali” e 13 “Tutela della salute”; problemi di riscaldamento nelle scuole; costituzione delle Comunità energetiche rinnovabili di iniziativa pubblica; programmazione del trasporto pubblico locale a emissioni zero e coerenza degli investimenti energetici; sperimentazione della riforma della disabilità; realizzazione della Maison de la Montagne.

Le altre iniziative degli Autonomisti di Centro erano su: piani avviati nella scorsa legislatura per la gestione del lupo e dello stambecco; sulle sanzioni comminate nel Parco del Mont Avic; sulla sicurezza nei locali pubblici.

Le altre iniziative del gruppo Fratelli d’Italia erano sulla situazione dell’aeroporto Corrado Gex

Le altre iniziative della Lega Vallée d’Aoste erano su: avanzamento della spesa delle risorse provenienti dall’Unione europea; utilizzo di fentanyl da parte di personale sanitario; gestione del Centro antiviolenza.

I gruppi Lega VdA e La Renaissance Valdôtaine hanno proposto quattro iniziative congiunte, di cui due interrogazioni e due interpellanze: crollo sul percorso dell’autostrada A5 Torino/Courmayeur; tempistiche di pagamento del bando affitti; soluzioni per gli impianti di riscaldamento scolastici; assunzione di un coordinatore del percorso di istruzione e formazione professionale della Fondazione turistica di Châtillon.

Le altre iniziative del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA erano su: titolarità, rapporti e accessibilità delle Terme di Pré-Saint-Didier; trasparenza dei rapporti tra decisori pubblici e portatori di interesse; attuazione regionale del Codice degli incentivi pubblici alle imprese e ai lavoratori autonomi (D.legs. 184/2025); servizi di ristorazione per le scuole secondarie; andamento della pratica dello sci di fondo e politiche di accesso alle piste; iniziative per il riconoscimento del caregiver familiare alla luce delle evoluzioni normative nazionali.

Mozioni

All’ordine del giorno figurano anche sei mozioni, di cui tre del gruppo PD-FP: rendicontazione al Consiglio sullo stato di attuazione dell’accordo politico-programmatico tra Union Valdôtaine e Forza Italia; informazione obbligatoria all’utente e percorso di tutela per tutti a garanzia del diritto alle cure; condivisione degli indirizzi strategici per la nomina del Direttore generale dell’Ausl

Due mozioni sono a firma congiunta dei gruppi Lega VdA e La Renaissance, per chiedere una presa di posizione del Consiglio in vista del referendum confermativo in materia di giustizia e per intitolare un’aula dell’Università della Valle d’Aosta all’attivista americano Charlie Kirk.

Infine, una mozione è stata sottoscritta dai gruppi AVS, PD-FP e AdC per sollecitare l’approvazione della norma di attuazione sulle concessioni di derivazione d’acqua da parte del Consiglio dei Ministri.

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