Il Consiglio Valle è convocato in riunione ordinaria per martedì 24 e mercoledì 25 febbraio 2026, dalle ore 9, per discutere un ordine del giorno composto da 51 punti, di cui sette rinviati da precedenti adunanze.
Comunicazioni del presidente del Consiglio
Il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi, nelle proprie comunicazioni, ha affermato: «In apertura di questa adunanza, desidero esprimere, a nome dell’intero Consiglio, le più vive congratulazioni per la partecipazione degli atleti valdostani ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
La loro presenza ha rappresentato motivo di grande orgoglio per l’intera comunità valdostana. I risultati conseguiti, e in particolare le medaglie conquistate, testimoniano talento, sacrificio e determinazione, espressione di una solida cultura sportiva radicata nella tradizione alpina della nostra regione.
Un riconoscimento va all’Asiva, alla FISI e ai Gruppi sportivi delle Forze armate e dei Corpi dello Stato, che costituiscono un pilastro fondamentale del sistema sportivo e contribuiscono in modo determinante alla crescita dei nostri atleti, così come agli allenatori, ai tecnici e alle società sportive che li hanno accompagnati nel loro percorso.
La partecipazione e i risultati ottenuti rafforzano l’immagine della Valle d’Aosta come terra di sport e di eccellenza.
Rivolgiamo ora i nostri auguri ai valdostani che rappresenteranno la Valle d’Aosta ai Giochi Paralimpici invernali, in programma dal 6 al 15 marzo».
Norma di attuazione in materia di Istituzioni di alta formazione artistica e musicale
Il Consiglio Valle ha espresso parere favorevole all’unanimità sul testo di modifica allo schema di norma di attuazione in materia di Istituzioni di alta formazione artistica e musicale, trasmesso dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie il 9 febbraio.
Il 26 febbraio 2025 il Consiglio Valle aveva già approvato lo schema di norma di attuazione che rinominava l’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta in “Conservatoire de la Vallée d’Aoste”, introduceva un nuovo sistema di reclutamento dei docenti e regolava i trasferimenti del personale tra istituzioni Afam, vincolandoli alla conoscenza del francese. La modifica approvata aggiunge una clausola di invarianza finanziaria: gli oneri delle procedure di mobilità saranno a carico dei Conservatori, nel rispetto dei limiti di bilancio e della normativa vigente.
Il dibattito in Aula
«Nel merito votiamo la proposta – ha dichiarato la capogruppo di AVS, Chiara Minelli –, ma sconcerta il metodo con cui si è arrivati a questa modifica: un percorso tortuoso, con un balletto tra Commissione paritetica, Ministeri e Regione. Se c’è voluto un anno per inserire una clausola di invarianza finanziaria, cosa succederà con le prossime norme di attuazione? E penso in particolare a quella sulle concessioni idroelettriche. È un metodo che ci preoccupa molto.»
Il vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha aggiunto: «Quello che chiediamo Governo regionale è di sollecitare il più possibile Roma, di favorire la convocazione della Commissione paritetica per portare avanti i dossier e, soprattutto, di essere informati in modo puntuale su ciò che accade. Non sapere è ciò che genera maggiore preoccupazione: se veniamo aggiornati su piccoli e grandi movimenti riguardanti le questioni importanti della Valle d’Aosta, ci preoccuperemo di più o di meno e lo faremo tutti insieme.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha spiegato che la modifica approvata «fa parte di un percorso di affinamento del testo normativo a suo tempo presentato, particolare peraltro già previsto nella relazione della norma approvata in precedenza, ed è stata richiesta dal Ministero in una fase successiva alla concertazione in Commissione paritetica. Attribuire a qualcuno la responsabilità dei tempi lunghi è difficile, perché ciascuno ha svolto il proprio ruolo. L’iter ha previsto approfondimenti tramite l’acquisizione di pareri dei Ministeri competenti prima dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri e, di questo, a noi non resta che prenderne atto. Per quanto riguarda le altre norme di attuazione, il senso di responsabilità impone di lavorare per risolvere i problemi sollevati e riuscire a portarle ad approvazione, ed è ciò che stiamo facendo. Quando vi saranno le soluzioni, le metteremo a disposizione.»
Il consigliere Fulvio Centoz, nell’esprimere il voto a favore del gruppo PD-FP, ha evidenziato: «Sulle norme di attuazione bisognerà fare un ragionamento tutti insieme, perché il rapporto tra Stato e Regione è molto delicato: disciplinarlo in maniera puntuale può avere effetti positivi ma anche negativi. Nel merito di questa norma, sono molto contento perché dà una risposta ai lavoratori del Conservatorio, riconoscendo il loro percorso anche in caso di trasferimento. Questo però ci deve far riflettere: se si aprono questi canali, spostarsi diventa più semplice e c’è il rischio di perdere persone di valore attratte da Conservatori più allettanti.»
«Les dispositions d’application représentent un moment très important, où l’État délègue des fonctions à notre Région – a déclaré le conseiller Laurent Viérin (UV) -. En 2007, l’État nous a délégué les compétences en matière de haute formation musicale et ce parcours se met à jour aujourd’hui avec l’approbation de ces modifications législatives qui améliorent une situation – de par la dénomination et les règles pour le personnel enseignant – relevant, sur le plan des principes, de la volonté de cette Assemblée d’exercer pleinement ses propres compétences. Cela nous rappelle que l’Autonomie est une valeur qui doit être cultivée et défendue chaque jour.»
Per il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, «questa approvazione è il risultato di un lavoro positivo di aggiornamento delle nostre prerogative. Vogliamo sottolineare l’importanza di questa finalizzazione per la Valle d’Aosta e per le sue istituzioni: è fondamentale riconoscere il lavoro fatto dalla Commissione paritetica, il valore di questo voto e le opportunità che ne conseguono per la nostra regione.»
L’atto sarà ora inviato al Ministro per gli affari regionali per proseguire l’iter, che si concluderà con l’approvazione del decreto legislativo da parte del Consiglio dei Ministri.
Interrogazioni a risposta immediata
Concessioni idroelettriche
Vi è un orientamento ufficiale del Governo nazionale volto a perseguire soluzioni alternative al regime delle concessioni idroelettriche? E quali conseguenze ci saranno nell’attuale fase dell’iter della norma di attuazione anche in relazione alle concessioni in scadenza nel 2029? È quanto ha chiesto il gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA con un’interrogazione a risposta immediata.
«L’iniziativa prende spunto da un articolo de “La Stampa” del 22 febbraio, che menziona una possibile “quarta via” per l’assegnazione delle concessioni idroelettriche: da una parte, i concessionari attuali potrebbero ottenere nuove concessioni in relazione a piani di investimento già programmati, senza proroghe ma con una nuova gestione degli impianti; dall’altra ci potrebbe essere la trasformazione in autorizzazione di ciò che è concessione – ha evidenziato il consigliere Fulvio Centoz -. Secondo quanto riportato, i Ministri degli affari europei e dell’ambiente e sicurezza energetica hanno fatto sapere che l’orientamento nazionale è ancora in fase di definizione e sarà oggetto di confronto con l’Unione europea.»
«Per quanto ci concerne – ha spiegato il presidente della Regione, Renzo Testolin – la risposta non può che riassumersi in una conoscenza delle intenzioni del Governo che è esattamente come la vostra e cioè di carattere “giornalistico”: conoscenza che anche noi possiamo, come voi, acquisire dagli organi di stampa e di comunicazione. Possiamo, invece, dire che l’iter della norma di attuazione è assolutamente indipendente rispetto ad altre ipotesi in merito a valutazioni di autorizzazioni o di nuove concessioni indicate nelle premesse dell’interrogazione.»
Il consigliere Centoz, nel prendere atto che «non ci sono, a conoscenza del Presidente, strade diverse», ha sottolineato «l’urgenza, a questo punto, dell’approvazione della norma di attuazione, visto che è ferma da un po’ di tempo.»
Riduzione della pianta organica dell’Azienda pubblica di servizi alla persona J.-B. Festaz
La riduzione della pianta organica dell’Azienda pubblica di servizi alla persona JB Festaz è stata al centro di un’interrogazione a risposta immediata del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra,.
«Con una delibera approvata lo scorso 13 febbraio, il Consiglio di amministrazione dell’azienda JB Festaz ha ridotto la dotazione organica, passando dai 123 dipendenti del 2025 ai 116 attuali (nel 2021 la pianta organica era di 134 unità) – ha osservato la capogruppo Chiara Minelli -. Il taglio riguarda in particolare il personale socio-sanitario (7 dipendenti in meno) e rischia di tradursi in un peggioramento della qualità dell’assistenza e delle cure offerte agli ospiti, a cui si aggiunge un aumento del carico di lavoro per gli operatori in servizio. La situazione è all’attenzione dei sindacati Cgil e Uil che chiederanno la revoca formale dell’atto che dovrà essere approvato dalla Giunta regionale entro 60 giorni. Visto che la Regione ha una rappresentanza nel CdA del JB Festaz, chiediamo di conoscere le ragioni che hanno portato a questa scelta e le conseguenze sui servizi erogati.»
Nella risposta, l’assessore alla sanità, Carlo Marzi, ha spiegato che la proposta di modifica della dotazione organica del JB Festaz «è oggetto, in questi giorni, di approfondimenti istruttori sui quali non solo non ci siamo ancora espressi ma che non ci vedono al momento concordare pienamente. La struttura deve confrontarsi con le rappresentanze sindacali e noi dobbiamo ancora comprendere il quadro generale e approfondire l’impianto istruttorio con il Dipartimento delle politiche sociali. Su questo tema, non avevamo ricevuto anticipazioni a livello assessorile e riteniamo utile fare tutti gli approfondimenti del caso dato che siamo chiamati ad esprimerci.»
A conferma dell’attenzione che il Governo riserva al JB Festaz, l’Assessore ha ricordato gli investimenti fatti nella struttura negli ultimi anni: «Con la nuova copertura dei costi sanitari prevista attualmente, è stato trasferito, solo nel biennio 2024-2025, un milione di euro in più oltre al consueto trasferimento annuale che si è stabilizzato sugli 1,6 milioni di euro. In aggiunta, solo nel 2025, sono stati trasferiti 500mila euro per i rinnovi contrattuali oltre ai circa due milioni di euro per l’Ospedale di comunità, avendo scelto quella sede per la sua costruzione.»
Nella replica, la consigliere Minelli ha ricordato che, per la struttura, «si tratta della terza riorganizzazione dell’organico in quattro anni, con la riduzione di ben 15 operatori socio sanitari in un contesto già segnato da una significativa carenza di personale. Accogliamo positivamente il fatto che l’Assessorato non concordi pienamente con questa decisione e che siano in corso degli approfondimenti, auspicando che possano portare l’Amministrazione regionale a non confermare questi tagli.»
Aggressione al personale sanitario
Con un’interrogazione a risposta immediata, i gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine hanno chiesto chiarimenti sulle misure adottate per garantire la sicurezza del personale sanitario, a seguito della recente aggressione avvenuta al Pronto soccorso dell’ospedale Parini di Aosta.
«Nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, un uomo già noto alle forze dell’ordine, in fase di triage ha improvvisamente dato in escandescenze, aggredendo con sputi, colpi e minacce un medico, un’infermiera e un operatore socio-sanitario, nonché gli agenti di Polizia intervenuti – ha spiegato il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin -. Visto che, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, nel 2025 sono state segnalate 29 minacce agli operatori sanitari, di cui 8 sfociate in aggressioni fisiche, vogliamo sapere quali azioni siano state messe in atto per garantire la loro sicurezza fisica e psicologica.»
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi, ha condannato l’episodio avvenuto esprimendo piena solidarietà al personale medico e sanitario e agli agenti delle forze dell’ordine coinvolti, evidenziando: «La sicurezza degli operatori sanitari è una priorità. Senza la tutela di chi lavora nei nostri presìdi, non è possibile garantire il diritto alla salute dei cittadini. L’Azienda Usl ha messo in atto diverse misure, a partire da una procedura operativa interna dedicata alla prevenzione e gestione degli episodi violenti, un’attività di formazione specifica per la gestione del conflitto e delle situazioni ad alta tensione emotiva, campagne di informazione rivolte all’utenza, oltre 200 dispositivi di videosorveglianza installati nei presìdi sanitari e una collaborazione costante con la Questura, che ha permesso interventi tempestivi nei casi più critici. Tuttavia, strumenti tecnologici e presìdi di sicurezza, da soli, non eliminano il rischio. Per questo motivo, sono allo studio un sistema di allarme dedicato al Pronto soccorso e il rafforzamento del supporto agli operatori coinvolti in eventi traumatici. È evidente che il tema richiede un approccio strutturale, basato su prevenzione, formazione, collaborazione con le forze dell’ordine e responsabilità istituzionale nel linguaggio pubblico. Le tensioni legate ai servizi sanitari non possono e non devono tradursi in aggressioni verso chi ogni giorno opera con professionalità e dedizione.
L’attenzione dell’Assessorato è alta e costante. Continueremo a sostenere l’Usl nell’adozione di misure concrete per garantire la sicurezza fisica e psicologica del personale sanitario, nella consapevolezza che tutelare gli operatori significa tutelare l’intero servizio sanitario regionale.»
Il consigliere Manfrin, nella replica, ha concordato «sull’utilità dei presìdi tecnologici, perché permettono di fotografare il momento in cui si verificano episodi di violenza. Tuttavia, da soli non sono sufficienti. L’introduzione di un pulsante di emergenza può rappresentare una risposta concreta, così come può esserlo il rafforzamento del presidio operativo all’interno della struttura, per garantire un intervento più tempestivo ed efficace.»
Attività ispettiva
Interrogazioni
Relazionare al Consiglio sul Casino
Con un’interrogazione, il gruppo Fratelli d’Italia ha chiesto chiarimenti sull’obbligo di legge per il Presidente della Regione di relazionare annualmente al Consiglio regionale sulla gestione della Casino de la Vallée spa.
«La legge regionale numero 36 del 2001 dispone, all’articolo 8, che il presidente della Regione presenti, entro 30 giorni dal deposito del bilancio di esercizio della casa da gioco, una relazione al Consiglio regionale sull’andamento della sua gestione – ha spiegato il capogruppo Alberto Zucchi -. Chiediamo quante volte negli ultimi tre anni (2023-2024-2025) sia stato rispettato tale obbligo normativo.»
«Comme il est notoire, le Tribunal d’Aoste, le 28 avril 2025, a constaté l’exécution intégrale, par la Casino de la Vallée Spa, du plan concordataire homologué le 26 mai 2021, ordonnant la clôture de la procédure – a répondu le président de la Région, Renzo Testolin -. Après quatre années durant lesquelles la gestion de la maison de jeu a été substantiellement soumise au contrôle du Tribunal et que le rapport en question a été considéré comme non dû, l’exercice 2025 constitue ainsi le premier exercice marquant le retour à la gestion ordinaire de l’entreprise. À la suite de l’approbation du bilan 2025 par l’Assemblée des actionnaires de la Casinò de la Vallée Spa, nous aurons soin de présenter à ce Conseil le rapport prévu par la loi régionale, permettant ainsi d’approfondir la situation de la maison de jeu après la procédure concordataire.»
«La presenza di un concordato non può far venir meno un obbligo di legge e, da quanto emerge dalla risposta del presidente, è stato un atto voluto non presentare la relazione sull’andamento del Casino al Consiglio regionale – ha replicato il Consigliere Zucchi -. Chiediamo al presidente del Consiglio di valutare attentamente questa situazione, richiamando al rispetto delle norme la più alta carica della Regione che dovrebbe dare il buon esempio. Ci aspettiamo che la relazione sul Casino sia presentata in Aula nei prossimi mesi, ora che la procedura concordataria si è conclusa e non può più costituire una scusa arbitraria per non adempiere a quanto previsto dalla legge. Questo consentirà ai consiglieri di confrontarsi su uno degli asset più strategici per il nostro territorio.»
Il presidente del Consiglio, Stefano Aggravi, ha comunicato che sulla questione sarà svolto un approfondimento.
Riorganizzazione dell’Amministrazione regionale
Con un’interrogazione presentata dal gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, si è parlato della riorganizzazione della pubblica amministrazione.
Ripercorrendo l’attuazione delle prime fasi dello studio sulla riorganizzazione della macchina amministrativa regionale condotto dall’Università Bocconi (introduzione delle posizioni di particolare responsabilità e ridefinizione, dal 1° aprile 2026, delle strutture dirigenziali di primo e secondo livello), il vicecapogruppo Eugenio Torrione ha voluto sapere le motivazioni che hanno portato alla soppressione delle strutture dirigenziali di primo livello delle politiche sociali e dell’ambiente, accorpate rispettivamente nei dipartimenti sanità, salute e politiche sociali e ambiente e territorio. «Con questo nuovo assetto – ha chiesto –, come potrà essere garantito un adeguato presidio tecnico e organizzativo delle politiche sociali, vista anche l’attuazione della riforma della disabilità? Come sarà assicurata l’autonomia strategica alle politiche ambientali regionali, alla luce delle sfide legate alla transizione ecologica e alla tutela del territorio alpino? Per la Giunta, la riduzione delle strutture dirigenziali in ambiti così delicati è coerente con l’obiettivo di rafforzare la qualità e l’efficacia dell’azione amministrativa o si valuta di riconsiderare tali scelte?»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha specificato che «la riorganizzazione attua il modello proposto da Sda Bocconi e prevede la riduzione dei dirigenti di primo livello per: superare l’organizzazione a “silos” e creare macro aree di policy pubblica, favorendo comunicazione interna e integrazione intersettoriale; promuovere l’evoluzione manageriale della dirigenza apicale, distinguendola dalla dirigenza di settore più tecnica e professionale di secondo livello; rendere il Comitato di direzione snello ed efficiente, migliorando il confronto sulle questioni trasversali tra dipartimenti e facilitando l’individuazione di soluzioni condivise.
Dal 1° aprile 2026, il settore delle politiche sociali sarà rafforzato con l’incremento di una struttura dirigenziale di secondo livello dedicata alle politiche abitative, a supporto della struttura delle politiche sociali e della famiglia, migliorando la gestione dell’Unità di valutazione multidimensionale delle persone con disabilità e la collaborazione con la struttura invalidità civile e disabilità. Il coordinatore unico garantisce la sinergia tra strutture sanitarie e sociali, favorendo la realizzazione della piena integrazione socio-sanitaria prevista dal Piano della salute e del benessere sociale approvato dal Consiglio nel 2023. La riorganizzazione del territorio, le Aggregazioni funzionali territoriali, la nuova rete dei servizi e i Punti unici di accesso richiedono infatti una stretta collaborazione tra operatori sanitari e sociali, per assicurare una presa in carico globale e integrata della persona. Infine, abbiamo organizzato momenti di condivisione con tutto il personale, perché il coinvolgimento di chi lavora sul campo è fondamentale per accompagnare la transizione verso il nuovo assetto, caratterizzato da un dipartimento unico, nuove strutture e professionalità dedicate.
L’accorpamento dell’ambiente nel Dipartimento territorio e difesa del suolo è virtuoso sotto tutti i punti di vista: politico, strategico e organizzativo. Le politiche ambientali saranno rafforzate all’interno di un dipartimento unico e più strutturato, che permetterà di efficientare i processi e valorizzare le competenze specialistiche presenti, anche per far fronte alle carenze di personale qualificato. Le politiche territoriali e quelle ambientali devono infatti essere sinergiche e coerenti, gestite sotto un’unica regia. La riduzione dei dipartimenti e delle strutture dirigenziali non riduce quindi il peso delle materie né il personale, ma mira a migliorare il dialogo e la collaborazione tra uffici con competenze che si intersecano. L’obiettivo è rafforzare l’organizzazione, aumentando la responsabilità dei funzionari e il coordinamento dei processi trasversali, con decisioni più rapide ed efficienti. Al momento le scelte effettuate non sono, quindi, oggetto di ripensamenti, anche perché un ripensamento ancor prima di iniziare un nuovo percorso non sarebbe giustificato da nessuna valutazione di merito. Dopo un anno saranno valutati eventuali correttivi se gli obiettivi di razionalizzazione e efficientamento non dovessero realizzarsi.»
«Ritengo che accorpare le politiche sociali al Dipartimento della sanità e della salute, coordinate da un unico dirigente di primo livello, rappresenti un grave errore organizzativo – ha replicato il consigliere Torrione -. Il coordinatore del dipartimento sanità ha già un carico di lavoro significativo, e aggiungere anche le politiche sociali rischia di sovraccaricarlo. Negli ultimi anni alcuni dirigenti delle politiche sociali hanno lasciato per l’eccessivo carico di lavoro. Occorre evitare che ciò accada anche con i dirigenti attuali. Purtroppo temo che questa modifica comporti ulteriori carichi di lavoro. Non condivido nemmeno la logica di integrare sanità e politiche sociali, perché temi complessi come la disabilità richiedono una visione basata sui diritti e sull’integrazione sociale, non sul sanitario. Preoccupa inoltre l’accorpamento di altre aree, come ambiente e lavoro, che non appare funzionale per chi vi ha lavorato a lungo. Per questi motivi auspico che il nostro invito a rivedere gli accorpamenti e le riorganizzazioni venga preso in considerazione al più presto, garantendo continuità, competenze acquisite e una gestione sostenibile del personale.»
Monitoraggio della mobilità degli studenti fuori Valle
La mobilità degli studenti valdostani fuori sede è stata al centro di un’interrogazione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
Il consigliere Andrea Campotaro ha voluto sapere se la Regione disponga di strumenti di monitoraggio sulle mete dei percorsi di studio frequentati dagli studenti valdostani fuori Valle, in particolare universitari e post-universitari; se abbia dati aggiornati sul numero di iscritti ai principali poli extra-regionali, suddivisi per tipologia di percorso (università, post-laurea, Istituti tecnici superiori, ecc.) e se questi siano pubblicati sul sito; se utilizzi tali informazioni nella programmazione del trasporto pubblico e nei rapporti con i gestori interregionali per garantire collegamenti efficienti; se ritenga adeguati gli attuali servizi di mobilità per gli studenti che studiano fuori regione, anche in relazione ai tempi medi di percorrenza verso le principali destinazioni.
L’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, ha confermato che «l’Assessorato effettua ogni anno un censimento dei residenti in Regione iscritti alle varie università, con particolare attenzione ai corsi frequentati fuori Regione, sulla base delle informazioni fornite da tutte le università italiane. I dati dell’anno accademico in corso non sono ancora disponibili, ma fa buon riferimento la rilevazione per il 2024-2025: 2.498 studenti residenti in Valle d’Aosta sono iscritti ad atenei fuori regione. Di questi, 1.723 sono in Piemonte; 307 in Lombardia, 123 in Emilia Romagna, 91 in Veneto, 71 in Toscana, 59 nel Lazio e 54 in Liguria. Ci sono studenti in tutte le regioni, tranne in Basilicata e Molise. Il sistema Its non rientra nel censimento regionale; tuttavia, il Dipartimento politiche del lavoro e della formazione fornisce dati sugli studenti residenti in Valle che hanno richiesto una borsa di studio per questi percorsi: in totale sono 15 persone, di cui 9 in Piemonte, 3 in Lombardia e 1 rispettivamente in Trentino-Alto Adige, Liguria ed Emilia Romagna. Per gli studi all’estero, non sono disponibili dati completi, né dalle università né da Istat o Eurostat. Si conoscono solo gli studenti residenti che hanno richiesto una borsa di studio per l’anno accademico 2024-2025: 32 studenti, dato comunque parziale, vincolato a requisiti di merito e Isee.»
Riguardo alla programmazione dei trasporti, l’assessore ha riferito che «la Regione ha competenza sul trasporto pubblico locale su gomma in tutto il territorio regionale e sulla tratta ferroviaria Aosta/Torino. Gli altri servizi interregionali sono “a mercato” e non possono essere finanziati direttamente dalla Regione, che può intervenire solo marginalmente, ad esempio con politiche tariffarie per studenti e pendolari. Per la tratta Aosta/Torino, la Regione ha collaborato con i gestori dei servizi ferroviari e automobilistici per individuare fasce orarie più adatte agli studenti fuori sede e ha potenziato i servizi della domenica sera. Per agevolare ulteriormente gli studenti universitari valdostani fuori sede, è attivo da anni un sistema di rimborso dei biglietti; dal 1° febbraio 2024 lo sconto sui viaggi è stato aumentato e, in seguito alla chiusura della ferrovia, lo sconto sugli abbonamenti mensili ferroviari per i residenti è passato dal 30% al 60%. Dalle prossime settimane sarà disponibile un nuovo portale online per richiedere le agevolazioni, con regolamento semplificato e interfaccia user-friendly, per favorire un aumento delle domande. Per promuovere l’intermodalità, da luglio 2025 sono stati introdotti i titoli integrati Special45 e Special65, che permettono viaggi giornalieri illimitati sia sulla tratta ferroviaria (fino a Pont-Saint-Martin o Torino) sia sulla rete di autobus.»
Il consigliere Campotaro, pur apprezzando l’impegno dell’Assessorato, ha evidenziato che «il diritto allo studio non si esaurisce nel contributo economico, ma dipende anche dalla qualità concreta degli spostamenti: molte destinazioni oltre a Torino e Milano, come Losanna, Chambéry, Pavia o altre città entro 200-250 km, presentano criticità significative, con tempi di viaggio lunghi e complessi. Se uno studente deve cambiare tre o quattro mezzi, impiegando dalle 3 alle 6 ore, per percorrere poco più di 200 km, il problema non è il costo del biglietto: è la praticabilità del viaggio. È quindi fondamentale avere un monitoraggio strutturato delle mete frequentate dai nostri studenti, perché solo così è possibile pianificare collegamenti sostenibili e dignitosi, dialogare con i gestori del trasporto e con le altre Regioni, e investire in servizi di coesione territoriale. Più facilitiamo i rientri, più manteniamo il legame tra giovani e il territorio e più rafforziamo le possibilità che, una volta formati, scelgano di tornare. Una Regione autonoma e finanziariamente solida dovrebbe permettersi questo tipo di investimento strategico.»
Realizzazione di una rotonda a Nus
Il gruppo Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione sulla possibile realizzazione di una rotonda nel Comune di Nus.
Il consigliere Aldo Domanico ha ricordato che «all’uscita est di via Risorgimento si è obbligati a svoltare verso Aosta e poi cercare un incrocio o raggiungere la rotonda di fronte all’officina per potersi immettere in direzione Torino, allungando il tragitto di circa 3 chilometri e intasando nei due sensi di marcia il semaforo di fronte alla pasticceria. Per risolvere la situazione riteniamo necessaria una rotonda: è intenzione del Governo realizzarla? Se sì, con quali tempi? Chiediamo, inoltre, se esistano alternative o interventi che consentirebbero di migliorare anche l’attraversamento pedonale verso il campo sportivo, frequentato da molti ragazzi.»
Sottolineando che «il problema è all’attenzione del Governo», l’assessore alle opere pubbliche, Davide Sapinet, ha spiegato come «il progetto che ha portato alla realizzazione della rotatoria sulla strada statale 26 a Nus, in corrispondenza dello svincolo verso la strada regionale Fénis e l’imbocco autostradale (inserito nell’accordo di programma tra la Regione e l’Anas fin dal 2005), dopo un iter lungo e travagliato, abbia previsto in fase esecutiva il divieto di svolta dall’innesto di via Risorgimento in direzione Torino. Le criticità legate a questa scelta sono state segnalate dal Comune, che ha proposto soluzioni alternative, come la realizzazione di una terza corsia o l’autorizzazione della svolta verso Torino, non accolte dall’Anas. In quel momento, vi era un concreto rischio di perdere i finanziamenti e – dopo due rescissioni contrattuali e un lungo periodo di sospensione dei lavori – la priorità è stata riavviare il cantiere e completare l’intervento di costruzione della nuova rotonda, nell’incrocio tra la strada statale, la regionale e la comunale verso la frazione Plantayes di Nus, rinviando la soluzione del problema a una fase successiva che è già stata avviata.
A questo proposito, sono state valutate diverse ipotesi di intervento all’innesto tra via Risorgimento e la statale 26, tra cui la realizzazione di una nuova rotatoria a raso, che consentirebbe sia l’immissione in direzione Torino per i veicoli in uscita da via Risorgimento, sia un miglioramento della sicurezza dell’attraversamento pedonale verso il campo sportivo. Su quest’ultimo aspetto, il Comune di Nus ha inoltre predisposto uno studio per la sistemazione dell’area verde, che prevede l’installazione di un semaforo a chiamata, soluzione che potrà essere integrata o rivista nell’ambito del progetto della nuova rotatoria, la cui realizzazione – come stabilito dall’Anas – è subordinata all’aggiornamento della delimitazione del centro abitato, procedura già avviata. Con la delibera regionale dell’11 agosto 2025, l’opera è stata inserita tra gli interventi previsti nella bozza di integrazione all’Accordo di programma da stipulare tra la Regione e l’Anas. Gli uffici regionali sono in costante confronto con l’Anas per definire progettazione e tempistiche. Personalmente, ho seguito direttamente tutto l’iter congiuntamente alle Strutture e mantenendo anche un costante aggiornamento con l’Associazione che si è venuta a creare con la quale ci sono stati momenti di confronto e che a breve saranno riproposti anche alla presenza dell’Anas.»
«Questa iniziativa nasce da un’esigenza sentita da gran parte dei cittadini di Nus e non solo – ha replicato il consigliere Domanico -. A gennaio 2025 aveva dato la stessa risposta al suo collega Assessore Baccega, che aveva presentato un’iniziativa sullo stesso tema e spiace constatare che, a distanza di un anno, vi siano ancora poche certezze sulla progettazione e sulle tempistiche di realizzazione della nuova rotonda. Un’opera che riteniamo urgente perché molti automobilisti, all’uscita di via Risorgimento, svoltano comunque verso Torino, nonostante il divieto, oppure si dirigono verso Aosta per poi utilizzare il primo incrocio disponibile per invertire la marcia e immettersi verso Torino, congestionando il traffico e creando un pericolo. Continueremo a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione.»
Criteri per la ricerca di personale al Casino
La ricerca del personale per il Casino de la Vallée di Saint-Vincent è stata al centro di un’interpellanza della Lega Vallée d’Aoste.
«Il notevole aumento di fatturato evidenziato dalla direzione del Casino, con la conseguente intensificazione dell’attività della casa da gioco, potrebbe rendere necessaria l’assunzione di nuove risorse – ha osservato il consigliere Corrado Bellora -. Chiediamo se siano state avviate procedure di selezione per del nuovo personale e, in caso affermativo, in base a quali criteri visto che si tratta di un’occupazione notoriamente molto ambita. In caso contrario, quali sono le intenzioni della governance del Casino in merito a eventuali future assunzioni?»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha comunicato che «come riferito dalla Casa da gioco, nel 2025, sono state effettuate le seguenti ricerche di personale tramite bando esterno: per coordinatore giochi elettronici sono pervenute 17 candidature, con 5 idonei ai requisiti e 1 assunzione; per addetto regia 37 candidature, 5 idonei e 2 assunzioni; per addetto attività di controllo 18 candidature, 5 idonei e assunti; per tecnico di gioco 32 candidature, attualmente in fase di valutazione. Dal 2021 la Casa da gioco ha intrapreso un’attività strutturata di formazione, rivolta a giovani valdostani, volta alla stabilizzazione del personale con specifica qualifica di tecnico di gioco: 41 risorse formate, 37 abilitate, 23 attualmente in formazione. A seguito delle selezioni sono stati assunti complessivamente 30 lavoratori. Il ricorso alla somministrazione è stato invece mediamente di 18 unità annue nel triennio 2023-2025 ed ha avuto carattere temporaneo e funzionale alla continuità operativa. L’andamento complessivo evidenzia pertanto una strategia coerente e articolata su tre fasi successive: formazione, utilizzo transitorio della somministrazione e progressiva stabilizzazione del personale qualificato, per rafforzare un organico stabile e competente.
Le ricerche di personale della Casino de la Vallée, sia per la casa da gioco sia per la divisione alberghiera, sono effettuate secondo la procedura di gestione delle risorse umane e il Regolamento assunzioni aggiornato al 4 settembre 2025, in conformità alla legge regionale 20/2006. I bandi esterni vengono pubblicati sul sito aziendale e nella sezione dedicata alle società partecipate sul sito istituzionale della Regione.»
«Le confesso che questa interpellanza era in parte una “trappola”, non per lei, ma per chi la informa – ha replicato il consigliere Bellora -. Lei ha risposto sulla base delle procedure ufficiali, dei regolamenti e dei bandi previsti dalla legge regionale, elencando correttamente le assunzioni effettuate. Tuttavia, non ha fatto riferimento a un documento interno, comparso sulla rete Intranet del Casino il 4 febbraio 2026 e poi rimosso dopo poche ore, che ritengo francamente sconvolgente. Si tratta di un’iniziativa che potrei ribattezzare “Porta un amico”, con cui si invitavano i dipendenti a segnalare candidati da assumere, prevedendo un incentivo di 150 euro in buoni spesa per chi avesse presentato il nominativo poi assunto. Questo non è un bando pubblico secondo le procedure previste dalla normativa regionale. Quando affermo che l’azienda è amministrata in modo discutibile, mi riferisco anche a questo e solleva interrogativi seri sulla trasparenza e sulle modalità di reclutamento.»
Aumento reati commessi da giovani
Con un’interpellanza, il gruppo La Renaissance Valdôtaine ha posto l’attenzione sull’aumento dei reati commessi dai giovani e sulle politiche di prevenzione giovanile.
Richiamando il bilancio sociale della Procura di Aosta e alcune notizie di stampa che evidenziano «un aumento complessivo dei reati nel 2025, accompagnato da una crescita del 16% delle denunce e dall’abbassamento dell’età di chi li commette, con una concentrazione significativa nella fascia 18-25 anni», la capogruppo Eleonora Baccini ha chiesto se il Governo intenda rafforzare o ripensare le politiche giovanili introducendo nuovi strumenti di prevenzione e accompagnamento, oltre a quali azioni di monitoraggio e valutazione voglia adottare per misurarne l’efficacia.
Premettendo che «le politiche giovanili devono essere il motore per migliorare questa situazione ma ci vuole tempo per misurarne l’impatto» e che «le attuali banche dati istituzionali non mostrano una rappresentazione sufficientemente oggettiva del fenomeno ritenuto meritevole di attenzione», l’assessore alle politiche giovanili, Leonardo Lotto, ha sottolineato come «l’Amministrazione regionale abbia attivato numerose iniziative di prevenzione e di accompagnamento a favore dei giovani, facendo rete con altri Assessorati e con soggetti pubblici e privati, come le forze dell’ordine, le strutture sanitarie competenti in materia e le istituzioni scolastiche.»
Ne sono un esempio «i progetti “Switch off” e “Navigare verso il benessere: un viaggio di crescita e resilienza”, realizzati dall’Assessorato con il SerD dell’azienda Usl, rivolti agli studenti delle scuole superiori e riguardanti la prevenzione delle dipendenze. Ci sono poi il servizio di psicologia “Pangolo” che offre consulenze gratuite ai ragazzi dai 13 ai 21 anni, a cui si affiancano l’Ambulatorio giovani adulti dedicato alla fascia 18-25 anni per intercettare precocemente il disagio emotivo e il progetto “Valle degli Adolescenti”, finanziato con 700 mila euro dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e sostenuto dal terzo settore, è rivolto ai ragazzi tra 11 e 18 anni su tutto il territorio regionale. Inoltre, durante il Servizio civile regionale, sono previste specifiche ore in cui, grazie al coinvolgimento di tecnici e delle forze dell’ordine, gli studenti e i giovani tra i 16 e i 25 anni possono confrontarsi e comprendere meglio le conseguenze di comportamenti sbagliati.
Altre iniziative organizzate dalla Sovrintendenza agli studi in collaborazione con il Tavolo tecnico permanente Legalità&Intergenerazionalità, le Istituzioni scolastiche, riguardano le Settimane della legalità e della cittadinanza a cui si aggiungono i Forum Comunità dedicati agli over 65 e ai soggetti deboli, i Forum Camp rivolti ai giovani e alle loro famiglie e il Percorso Forum giovani e adulti che coinvolge i detenuti della casa circondariale di Brissogne per promuovere un’educazione alla legalità in chiave integenerazionale. Inoltre, la Sovraintendenza agli studi, con le scuole, promuove iniziative su cittadinanza attiva, salute, diritti e legalità, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, e collabora con il Forum contro le violenze di genere, l’Associazione nazionale magistrati e la Guardia di finanza per diffondere cultura della legalità e pari opportunità. Tra i progetti specifici vi sono il percorso su smartphone e dipendenze digitali per le medie (circa 500 partecipanti l’anno), il progetto “fake news” per le superiori (500 studenti coinvolti) e “Youngle” del SerD, sportello peer to peer contro il disagio e le dipendenze giovanili. Altri progetti, a cura del Dipartimento delle politiche del lavoro, riguardano la dispersione scolastica e i giovani in particolari situazioni di fragilità.
Tutte queste iniziative, frutto di un prezioso lavoro di rete, sono fortemente apprezzate da studenti, famiglie e docenti. L’intenzione è di lavorare in modo continuativo e strutturato sui temi della prevenzione e del contrasto alle dipendenze e alle violenze, sostenendo in modo adeguato i giovani del territorio attraverso la presenza di personale qualificato e l’organizzazione di momenti educativi strutturati dedicati alla prevenzione degli stili di vita a rischio. In quest’ottica, il mio impegno sarà quello di promuovere ulteriormente collaborazioni con altri Assessorati e con attori competenti in materia.»
«L’assessore ha elencato una serie di progetti esistenti, ma c’è un paradosso – ha replicato la consigliere Baccini -: se tutte queste misure fossero realmente efficaci, i dati della Procura non segnerebbero un aumento del 41% dei casi di spacci, del 22% delle truffe e frodi informatiche, del 111% delle estorsioni e del 61% delle violenze sessuali. È evidente che c’è un problema quando, in una regione piccola come la nostra, la legalità dovrebbe essere il nostro punto di forza e non il tallone d’Achille. Chiedo che venga attivato un monitoraggio serio e costante di tutte le iniziative citate per valutarne concretamente l’impatto sui giovani. Torneremo certamente su questi temi.»
Finanziamento giovani agricoltori
Il Governo integrerà le risorse europee per finanziare i giovani agricoltori valdostani? Lo ha chiesto il gruppo Autonomisti di Centro con un’interpellanza.
«La graduatoria provvisoria del bando che destina 40mila euro ai giovani agricoltori che subentrano in un’azienda e 70mila euro a coloro che avviano una nuova attività conta 50 domande ma i fondi del Complemento per lo sviluppo rurale (Csr) previsti per la misura sono sufficienti per finanziare soltanto le prime 14 – ha osservato il capogruppo Marco Carrel -. Chiediamo quanti fondi servirebbero per finanziare le altre domande presentate e se sia intenzione della Giunta trovare le risorse necessarie nell’assestamento per finanziare tutti i piani giovani.»
L’Aasessore all’agricoltura, Speranza Girod, ha premesso che «l’intervento a sostegno dei giovani agricoltori si fonda su due regimi giuridici distinti ma complementari, disciplinati da normative differenti e senza impatto sul bilancio regionale. Da un lato, il Csr 2023-2027, che non incide sul bilancio regionale, prevede un premio forfettario di primo insediamento per i giovani che avviano un’azienda agricola, con un aiuto diretto e immediato a sostegno della fase di start-up. Dall’altro, la realizzazione del piano aziendale è finanziata dalla legge regionale n. 17/2016, che sostiene gli investimenti nella produzione primaria e nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Solo l’integrazione efficace di questi strumenti consente di garantire un reale ricambio generazionale, accompagnando i giovani sia nell’avvio sia nel consolidamento e nello sviluppo dell’impresa.»
Rispondendo puntualmente, l’assessore ha specificato che «la graduatoria provvisoria, riferita alle 50 domande presentate e redatta sulla base del punteggio autoassegnato dalle aziende, evidenzia un fabbisogno complessivo di 2 milioni 330mila euro, a fronte di una dotazione iniziale di 800mila euro prevista nella legislatura precedente. Fin dal mio insediamento ci siamo attivati per reperire le risorse necessarie a soddisfare le domande utilmente collocate in graduatoria. Il 4 febbraio 2026 il Comitato di sorveglianza del Csr 2023-2027 ha approvato il trasferimento di 1,53 milioni di euro all’intervento Sreo1 (dedicato al primo insediamento dei giovani agricoltori), portando la dotazione complessiva a 2,33 milioni di euro. Tuttavia, per rendere operativo lo scorrimento è necessaria la notifica formale delle modifiche dal Ministero dell’agricoltura alla Commissione europea, a seguito della valutazione di strategicità dell’intervento: una procedura complessa che richiederà alcuni mesi. Nel frattempo, gli uffici hanno già avviato le istruttorie preliminari.
Quanto alla legge regionale 17/2016, le domande presentate stimano un fabbisogno di circa 11 milioni di euro per l’articolo 5 (produzione agricola primaria) e di circa 1 milione 227mila euro per l’articolo 6 (trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli), dati ancora preliminari e non definitivi. Il sostegno ai giovani agricoltori è una scelta strategica imprescindibile in un contesto segnato dall’abbandono delle attività agricole e dall’aumento dell’età media degli imprenditori, che mette a rischio il ricambio generazionale, lo sviluppo e la tutela del territorio. In sede di assestamento di bilancio, sulla base delle risorse disponibili e in collaborazione con tutti i colleghi, sarà nostra intenzione individuare i fondi necessari.»
Il consigliere Carrel si è detto insoddisfatto: «Ci tengo a ribadire che la dotazione iniziale del Csr non è stata una scelta discrezionale degli assessori, ma il risultato di regole e percentuali vincolate previste nella fase di costruzione del programma. Come Consiglio regionale abbiamo approvato strumenti normativi, dalla legge 17/2016 alla 1/2024, proprio per creare le condizioni utili a sostenere il settore. Oggi però servono risposte chiare: non basta concedere il premio di primo insediamento se poi non si garantiscono le risorse per realizzare i piani di investimento. Questa è una responsabilità politica che spetta all’attuale Assessore. In sede di assestamento di bilancio ci aspettiamo che vengano individuati gli 11 milioni per finanziare la legge 17/2016: in caso contrario l’agricoltura sarà sconfitta.»
Carenza impianti sportivi scolastici
Con un’interpellanza, il gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA ha chiesto conto dei problemi e della carenza degli impianti sportivi ad uso scolastico nel Comune di Aosta.
«La città soffre di una carenza cronica di palestre scolastiche, al punto che una delegazione di studenti ha promosso una raccolta firme, sostenuta da centinaia di adesioni, per denunciare l’insostenibilità della situazione – ha detto la vicecapogruppo Clotilde Forcellati -. Chiediamo quale sia il cronoprogramma aggiornato dei lavori di ristrutturazione e costruzione dei poli sportivi scolastici, oltre alle risorse stanziate; se sia intenzione del Governo attivare un tavolo tecnico di coordinamento con il Comune e le dirigenze scolastiche per individuare soluzioni-ponte (come convenzioni con privati o strutture temporanee) per l’anno scolastico in corso e se sia previsto un riscontro formale ai firmatari della petizione integrando le loro istanze nella pianificazione delle politiche giovanili.»
L’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, ha risposto che «gli interventi già avviati sono due. Per l’edificio “ex Manzetti”, dove è prevista la realizzazione di una palestra ad uso scolastico di circa 400 mq, l’avvio dei lavori è previsto per l’anno scolastico 2027-2028 con termine stimato entro il 2031. Il finanziamento complessivo è di 22 milioni 350mila euro, di cui 20 milioni 550mila coperti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e 1,8 milioni di fondi regionali. Per l’edificio “ex Magistrali” di via Torino, i tempi non sono ancora pienamente definiti. Gli uffici stanno affidando la revisione del Progetto di fattibilità tecnico-economica, la progettazione esecutiva e il coordinamento della sicurezza al vincitore del concorso di progettazione: attività che sarà completata nel 2026. La copertura finanziaria, in questo caso, è solo per le fasi progettuali: qui parliamo di una palestra di 450 mq, con un campo da gioco di 12×24 mt che potrebbe essere ampliato fino a 15×28, con l’inserimento di tribune per un massimo di 200 persone.
Attualmente gli spazi per l’educazione fisica sono garantiti a tutti gli studenti grazie a una costante collaborazione tra Regione e Comune sull’edilizia scolastica: le palestre comunali e il Palaindoor sono utilizzati dalle scuole superiori al mattino, mentre alcune strutture regionali vengono messe a disposizione del Comune in altre fasce orarie per attività sportive.»
Quanto alla petizione promossa dagli studenti del liceo Regina Maria Adelaide, l’assessore ha riferito che «il 9 febbraio si è svolto un incontro con i ragazzi, insieme ai vertici scolastici e regionali, per condividere lo stato delle progettazioni e raccogliere le loro osservazioni. È emersa come priorità la necessità di individuare soluzioni per l’area ovest della città, prevedendo sia interventi futuri sia soluzioni temporanee come l’utilizzo del Palaindoor. Su questo c’è già stato un primo confronto con il Comune di Aosta, partendo dalla constatazione già condivisa nella scorsa legislatura delle difficoltà che potrebbe avere la costruzione in un’area a sud della città. L’incontro è stato costruttivo e ha valorizzato il ruolo attivo degli studenti, con cui si è condivisa anche l’importanza di promuovere il rispetto degli spazi pubblici, scolastici e sportivi, rafforzando il senso di responsabilità e di bene comune.»
«Ringrazio l’assessore per aver incontrato gli studenti – ha detto in replica la consigliere Forcellati -. Quando ai ragazzi, e più in generale ai cittadini, vengono spiegate le difficoltà burocratiche e amministrative che spesso si incontrano, diventa più facile comprendere la complessità delle situazioni. In assenza di informazioni chiare, infatti, si rischia che si diffondano interpretazioni o timori infondati. Accogliamo positivamente gli interventi previsti sul Manzetti e sulle ex Magistrali, ma non scarterei l’ipotesi di realizzare una palestra nella zona sud della città che, oltre a rispondere alle esigenze scolastiche, potrebbe offrire un supporto concreto anche alle associazioni sportive, sempre più attive sul territorio. Speriamo che si possano attuare soluzioni efficaci in tempi congrui.»
Guest pass turistico regionale
È stata discussa un’interpellanza del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA sull’introduzione di un guest pass turistico regionale per incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico locale e rafforzare la mobilità sostenibile.
«La Provincia autonoma di Bolzano ha introdotto da anni l’Alto Adige Guest Pass che consente agli ospiti nelle strutture ricettive aderenti l’utilizzo integrato dei mezzi pubblici come treni regionali e autobus per l’intera durata del soggiorno – ha detto il Consigliere Fulvio Centoz -. Visto che anche la Valle d’Aosta presenta, per caratteristiche territoriali e concentrazione dei flussi, condizioni favorevoli alla sperimentazione di sistemi integrati ferro-gomma e di servizi dedicati, come linee di skibus di vallata con attestamenti periferici e accesso alle località turistiche tramite trasporto collettivo, chiediamo se il Governo intenda valutare l’introduzione di un guest pass turistico regionale, eventualmente finanziato anche attraverso l’utilizzo mirato del gettito derivante dalla tassa di soggiorno. Vogliamo, inoltre, sapere se siano in corso analisi e studi sull’impatto di tale strumento sulla riduzione del traffico e sul potenziamento del trasporto pubblico locale; se si ritenga opportuno avviare dei progetti pilota in alcune vallate e, più in generale, quali strategie si vogliano adottare per rafforzare l’integrazione tra mobilità e politiche turistiche nella prospettiva di migliorare l’accessibilità complessiva del territorio regionale.»
L’assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha parlato di «tema attuale e strategico, sul quale stiamo lavorando e che richiede un confronto ampio. Questo confronto è in corso sia a livello istituzionale – a partire dall’Assessorato del turismo e dagli enti locali – sia con le associazioni di categoria e tutti gli attori economici coinvolti. Nei prossimi mesi completeremo il lavoro su due strumenti fondamentali di pianificazione, il Piano regionale dei trasporti e il Piano di bacino del traffico, che saranno decisivi anche in vista del nuovo appalto del trasporto pubblico del 2027. È in quella sede che dovremo fare le scelte politiche di fondo, a partire dal modello di remunerazione e dalla gestione dei titoli di viaggio, per garantire maggiore flessibilità nelle politiche tariffarie. Sull’ipotesi di prodotti di servizi turistici dedicati al trasporto e in particolare su come finanziarli, dovrà essere fatta una valutazione complessiva e condivisa con enti locali e operatori. Abbiamo già esperienze positive, come ski bus e servizi estivi, che dimostrano come il trasporto pubblico possa ridurre l’uso dell’auto privata, pur con limiti organizzativi che vanno gestiti. L’obiettivo è rafforzare l’integrazione tra mobilità e politiche turistiche, costruendo un sistema più moderno, sostenibile e coerente con le nuove esigenze del territorio.»
«Mi interessava capire la volontà del Governo – ha replicato il consigliere Centoz –. Devo ritenermi soddisfatto, perché è un tema che state già monitorando e su cui state ragionando. Un tema che diventerà sempre più centrale: l’accessibilità sarà il vero metro di paragone per il turismo valdostano. Le auto non sono solo un problema ambientale ma anche di spazio: nelle vallate alpine non si può pensare di costruire parcheggi all’infinito. Bene quindi parlarne e avviare riflessioni; l’obiettivo era porre il tema, non trovare oggi una soluzione concreta, che va studiata nel dettaglio, sapendo che le scelte strategiche per il turismo del futuro si costruiscono oggi.»
Elettrodotto Charvensod-Aymavilles
L’elettrodotto tra Charvensod e Aymavilles è stato al centro di un’interpellanza del gruppo Fratelli d’Italia.
Il consigliere Massimo Lattanzi ha ricostruito la vicenda spiegando che «le segnalazioni di numerosi residenti dei Comuni di Gressan, Jovençan e Aymavilles – confluite nel 2024 in una petizione sottoscritta da 311 persone – avevano evidenziato il mancato rispetto, da parte di Terna Rete Italia spa, del protocollo d’intesa siglato con la Regione, in particolare per il posizionamento di tralicci dell’elettrodotto in prossimità di abitazioni e della scuola di Chevrot. Per questo, il 9 maggio 2024 il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità una mozione che impegnava la Giunta a presentare entro 60 giorni una relazione dell’Arpa sugli effetti dell’inquinamento elettromagnetico sull’edificio scolastico, sulle abitazioni e sulle aziende interessate. Chiediamo quindi quali attività siano state svolte dopo quell’impegno, quali restino da completare e se il Governo intenda condividere in tempi brevi le decisioni assunte con le Amministrazioni comunali coinvolte e con la Commissione competente.»
L’assessore all’ambiente, Davide Sapinet, ha precisato che «l’Arpa ha provveduto ad effettuare quanto richiesto dalla mozione, predisponendo lo studio sugli eventuali effetti dell’elettrodotto sull’edificio scolastico di Chevrot, sulle abitazioni e sulle aziende interessate dal tratto di rete. Abbiamo incontri frequenti con tutti i Sindaci e, nel caso specifico, con quelli delle zone interessate che non hanno evidenziato particolare criticità sugli elettrodotti se non la necessità di aumentarne la resilienza ad eventi meteo oltre ad un interesse per l’eventuale interramento di alcune tratte della linea. Un aspetto su cui la Terna e la Deval stanno lavorando con la sostituzione dei tralicci. Ricordo che gli eventi alluvionali del 16 e del 17 aprile 2025 hanno messo a dura prova il sistema di trasporto energetico e la proposta di interrare a fini paesaggistici alcuni tratti è oggetto di confronto con i referenti degli enti locali interessati.»
Inoltre, «nell’audizione del 16 aprile 2024 in terza Commissione consiliare, la Terna ha illustrato le tecniche adottate per la sostituzione dei tralicci e le misure per ridurre i campi elettromagnetici generati dai cavi in tensione, spiegando come vengano simulati, modellizzati e monitorati. La società ha evidenziato che nel nostro territorio non si registrano superamenti dei limiti di legge, confermando la coerenza dei dati con le misurazioni dell’Arpa, e che non sono necessarie azioni ulteriori per la sicurezza della popolazione.»
L’assessore ha proseguito spiegando che «nel corso dell’ultima parte della scorsa legislatura non c’è stata purtroppo occasione di tornare sull’argomento perché i lavori della terza Commissione e del Consiglio si sono concentrati sull’approvazione del Piano di tutela delle acque e delle modifiche alla legge regionale sull’urbanistica e sulla pianificazione territoriale. Confermo la disponibilità a illustrare i risultati dello studio dell’Arpa in Commissione e concorderò con il Presidente una data utile. Nel frattempo, continuano le interlocuzioni con le Amministrazioni interessate riguardo ai temi ambientali e al binomio salute e ambiente su cui lavoriamo insieme all’Assessorato della sanità. La salute dei cittadini è ovviamente prioritaria e imprescindibile.»
In conclusione, «la realizzazione e manutenzione degli elettrodotti comporta impatti paesaggistici, occupazione di suolo e vincoli su aree di pregio o agricole, oltre a possibili richieste dei proprietari dei terreni. È quindi necessario bilanciare i diversi interessi coinvolti, in collaborazione con i Comuni, per raggiungere gli obiettivi della transizione energetica. Al momento non esistono alternative tecnologiche valide al trasporto dell’energia tramite elettrodotti: l’eventuale interramento di tratti ad alta tensione, pur condivisibile, comporterebbe costi molto elevati e difficilmente sostenibili».
«È evidente che la prima cosa che ci interessa è la salute dei cittadini che si ritrovano a convivere, loro malgrado, con questa infrastruttura strategica ma impattante – ha sottolineato il consigliere Lattanzi -. Prendo atto della relazione dell’Arpa inviata ai Capigruppo della precedente legislatura ma ricordo che il 2025 è passato senza che sia stato deciso nulla. Vogliamo riportare il tema all’attenzione del Governo e delle Commissioni perché dobbiamo trovare delle soluzioni concrete per mitigare le preoccupazioni della popolazione e guardare al futuro aprendo un confronto con i soggetti coinvolti.»
Registro tumori
Con un’interpellanza, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto informazioni sull’aggiornamento del Registro tumori.
«La legge 29 del 2019 ha istituito la Rete nazionale dei registri, che unifica le informazioni provenienti dai vari registri locali e dai sistemi di sorveglianza ma le pubblicazioni ufficiali disponibili sui principali portali nazionali (come Airtum) mostrano che i dati relativi alla Valle d’Aosta sono aggiornati solo fino al 2012 – ha evidenziato la capogruppo Chiara Minelli –. Vogliamo sapere se questi vengano inviati regolarmente alla Rete nazionale; le motivazioni della loro mancata registrazione dopo il 2012 nei siti dedicati; se siano previsti stanziamenti stabili per l’integrazione del registro tumori con i dati mancanti e se si intenda, in accordo con l’azienda sanitaria regionale, prevederne la pubblicazione sui siti ufficiali della Regione e dell’Usl.»
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi, ha spiegato che «i dati del Registro tumori della Valle d’Aosta vengono trasmessi dall’Azienda Usl alla Rete nazionale secondo il decreto ministeriale del 12 agosto 2021. Il Registro è accreditato a livello nazionale e internazionale, pubblica dati conformi agli standard scientifici e ha reso disponibili informazioni fino al 2016, completando la revisione dei casi complessi fino al 2020. Le annualità aggiornate sono in fase avanzata di trasmissione. L’obiettivo è garantire dati solidi, affidabili e confrontabili, a supporto della programmazione sanitaria e delle politiche di prevenzione. La trasmissione dei dati avviene tramite flussi informatici standardizzati e sottoposti a validazioni nazionali e internazionali, che ne garantiscono completezza e confrontabilità. L’invio non è automatico ma segue il percorso di verifica epidemiologica delle annualità. È in sperimentazione il sistema Gaf (Gateway applicativo flussi), piattaforma centralizzata per trasmettere i flussi in modo uniforme, che ha comportato una proroga dei termini di invio fino al 28 febbraio 2026.
Non c’è stata interruzione dell’attività: i dati sono pubblicati fino al 2016 anche a livello internazionale – ha proseguito –. La mancata visualizzazione di alcune annualità su portali specifici è legata alla necessità di completare la valutazione prima della diffusione pubblica, l’integrazione di nuove fonti informative quali le prestazioni ambulatoriali, prescrizioni farmaceutiche, esenzione ticket – oggi indispensabile perché molti percorsi oncologici non prevedono più il ricovero ospedaliero – e infine le criticità legate alla pandemia. Inoltre è stata necessaria la revisione dei casi indeterminati e dei casi per i quali è stato necessario consultare o richiedere cartelle cliniche fuori regione, tale attività di revisione è stata completata fino al 2020.»
L’assessore ha poi riferito che «il Registro opera in collaborazione con l’Istituto nazionale dei tumori e ha attiva una convenzione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano rinnovata fino al 31 dicembre 2026, che garantisce supporto metodologico e informatico con un costo annuo di 10mila euro + Iva. Nel 2022 è stato acquisito un nuovo applicativo gestionale per la struttura complessa di medicina legale, indispensabile per il Registro, con un investimento di circa 12mila euro. Il Registro è inserito nelle funzioni della struttura complessa igiene e sanità pubblica, garantendo continuità nell’aggiornamento delle annualità. Al momento non è prevista una pubblicazione sistematica sui siti istituzionali. Una volta completata la validazione fino al 2020 e la trasmissione tramite Gaf, saranno valutate, d’intesa con l’Usl, modalità di diffusione pubblica, nel rispetto di standard scientifici e privacy.»
«La risposta chiarisce alcuni aspetti, ma lascia anche qualche perplessità – ha replicato la consigliere Minelli – . Nei siti consultati, i dati risultano aggiornati solo fino al 2012, mentre ci è stato detto che quelli totalmente validati arriverebbero al 2016, cioè a ben dieci anni fa. Alcuni dati arrivano al 2019, tuttavia queste informazioni non risultano visibili nei portali principali, dove la Valle d’Aosta appare disallineata rispetto ad altre regioni. Probabilmente c’è un problema di comunicazione: i dati, pur inviati, non vengono inseriti correttamente o tempestivamente nei portali. Comprendiamo che la validazione richieda verifiche complesse, ma il ritardo accumulato fino al 2026 è significativo. Anche il finanziamento di 10 mila euro per la convenzione con l’Istituto nazionale dei tumori e l’altro investimento citato di 12mila euro, ci sembrano modesti rispetto all’importanza del monitoraggio e della pubblicazione tempestiva dei dati. Forse un investimento maggiore potrebbe accelerare la raccolta, la validazione e la diffusione delle informazioni. Sollecitiamo una verifica e un’azione più incisiva per garantire che le informazioni già valide siano accessibili e aggiornate, a beneficio della trasparenza e del confronto con altre regioni, e che le stesse vengano pubblicate su siti regionali.»
Morosità negli alloggi Erp
È stata discussa un’interpellanza dei gruppi Lega Vallée d’Aoste e La RenaissanceValdôtaine sulla morosità negli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
«Dai dati dell’Arer aggiornati a dicembre 2025 risultano circa 1,1 milioni di euro di morosità distribuita tra 669 contratti, con casi particolarmente gravi e prolungati nel tempo – ha detto il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin -. Oltre la metà degli inquilini morosi (384 su 669) risulta avere altri contratti con l’Arer, suggerendo che la morosità non ha determinato alcuna conseguenza sul rapporto locativo, e in diversi casi i debiti – talvolta ultradecennali – sono stati solo parzialmente rateizzati, con residui anche superiori ai 10.000 euro. Il problema non è mandare via dalle case popolari chi non può permettersi un affitto sul mercato privato perché è in una situazione di fragilità economica o sociale, ma garantire la parità di trattamento anche a fronte degli sfratti che sono già stati eseguiti. Perché alcune persone sono state sfrattate con poche decine di bollette non pagate e invece chi ha accumulato centinaia di mesi di ritardo rimane negli alloggi? Le fragilità vanno tutelate nella loro interezza, senza disparità di trattamento, mentre chi ha i soldi e non paga deve vedersi applicate le procedure di decadenza previste dalla normativa regionale.»
L’assessore alle politiche sociali, Carlo Marzi, ha evidenziato che «da parte di Arer non si verificano tolleranze generalizzate verso le situazioni di morosità grave e reiterata: i nuclei con le posizioni di morosità più rilevanti, che rappresentano una assoluta minoranza rispetto alla morosità complessiva, sono già stati interessati dal procedimento di decadenza che prevede il conseguente rilascio dell’alloggio. Come Amministrazione dobbiamo tenere sempre conto della funzione sociale che riveste l’edilizia residenziale pubblica. Quando si tratta il delicato tema della morosità bisogna pertanto distinguere tra quella colpevole e quella dovuta a condizioni di fragilità economica e sociale, mantenendo l’obiettivo di cercare di garantire legalità, equità e sostenibilità del sistema. È pertanto necessario sia intervenire con fermezza nei casi di morosità colpevole e reiterata, sia accompagnare i nuclei familiari che vivono una fase di difficoltà, anche con il supporto del servizio sociale, per utilizzare strumenti come i piani di rientro, previsti proprio per aiutare gli assegnatari a sopperire ai mancati pagamenti.
La legge regionale del 2013, all’articolo 44, considera morosità il mancato pagamento di canoni o spese superiori alle quattro mensilità. Dai dati aggiornati a dicembre 2025, sono 138 i contratti con quattro mensilità non pagate, per un totale di 970mila euro di arretrati. Di questi, 35 contratti (il 25%) possiedono un ulteriore contratto attivo riferito a pertinenze dell’alloggio, come box e depositi, in larga parte già stipulati al momento dell’assegnazione. Consapevoli di queste situazioni, nell’ultimo regolamento siamo intervenuti con l’Arer per razionalizzare e ridurre le quote dei canoni a favore di chi è in difficoltà. È stato disposto che, per poter stipulare la rateizzazione dei debiti accumulati, gli assegnatari devono prima rilasciare eventuali contratti accessori attivi oltre a quello dell’alloggio, che di solito aggravano la situazione di morosità. Le poche rateizzazioni in presenza di ulteriori contratti attivi sono state, quindi, sottoscritte prima di questo regolamento. Quanto agli importi rateizzati e non pagati di grandi entità, risultava un unico contratto con morosità superiore a 100mila euro, che è stato chiuso in seguito al rilascio dell’alloggio per decadenza ai sensi della normativa regionale.»
Richiamando «la necessità di una lettura disaggregata dei dati, in quanto occorre distinguere tra morosità colpevole e quella dovuta a difficoltà economiche e sociali», Marzi ha aggiunto alcuni dati: «A dicembre 2025 sono 1.093 i contratti con morosità, per un importo complessivo pari a 2,1 milioni di euro. Dei 1.093 contratti complessivi, oltre il 70% presenta morosità inferiore ai 1.000 euro. Solo 18 contratti, invece, presentano morosità importanti, superiori a 20mila euro, equivalenti all’1,6% delle posizioni totali, per un importo complessivo di 728mila euro, corrispondente a circa un terzo dell’ammontare complessivo. Questi ultimi casi sono oggetto di monitoraggio specifico da parte dell’Arer, con azioni che vanno da diffide e solleciti fino allo sfratto in accordo con le prescrizioni di legge. È da precisare che la titolarità di altri contratti attivi non comporta automaticamente una violazione, ma richiede verifiche sulla natura e legittimità della posizione, anche perché tali contratti possono essere stati attivati prima della morosità dell’assegnatario.»
In conclusione, l’assessore ha sottolineato «un’evidente contraddizione nel dibattito su questo tema: da un lato si portano all’attenzione dell’Aula casi puntuali di sfratto e morosità, chiedendo interventi di tutela e sospensione delle procedure; dall’altro, iniziative come quella odierna richiedono un’applicazione generalizzata e rigorosa della decadenza per morosità. Si tratta di impostazioni opposte e non conciliabili. La gestione dell’edilizia residenziale pubblica richiede equilibrio istituzionale, ed è proprio in questa direzione che continueremo a operare, ricordando che il tema della morosità sarà affrontato con attenzione nella nuova legge sulle politiche abitative che sarà presentata al Consiglio.»
«L’assessore non ha voluto rispondere al problema che gli ho posto, cioè perché, nonostante somme arretrate simili o superiori, alcune famiglie siano sfrattate e altre no – ha replicato il consigliere Manfrin -. Le procedure di decadenza previste dalla legge regionale sono chiare e non interpretabili ma da quanto ci è stato risposto la morosità incolpevole sembra applicata a discrezione di chi si ha di fronte. Riteniamo che chi non ha i mezzi per permettersi una casa debba ricevere il supporto della pubblica amministrazione, mentre chi può pagare e non lo fa debba essere sfrattato. Su questa situazione continueremo a vigilare e a indagare.»
Le altre iniziative del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra erano su: stato di attuazione della Disability card; tempistiche di assegnazione della sede del Centro regionale per l’istruzione degli adulti; applicazione del protocollo d’intesa sulla ferrovia; utilizzo della produzione di idrogeno verde prevista a Châtillon; gestione della chiusura della ferrovia nel Canavese e servizi sostitutivi con autobus; criticità nell’utilizzo della piattaforma Place VdA; intensificazione dei controlli su autorizzazioni e accreditamenti nei servizi sociali.
Le altre iniziative del gruppo Autonomisti di Centro erano su: segretari comunali e modifica della legge regionale 6/2014 in materia di esercizio associato di funzioni e servizi degli enti locali, di certificati medici per gli sport popolari.
L’ultima iniziativa di Fratelli d’Italia era sull’attività di monitoraggio delle frane e misure di prevenzione del rischio alluvionale.
L’interrogazione del gruppo La Renaissance Valdôtaine era sui disservizi del trasporto pubblico.
Le altre iniziative di Lega Vallée d’Aoste erano su: esiti del corso-concorso per il reclutamento dei segretari degli enti locali; sperimentazione dell’uso di droni per i trattamenti fitosanitari; rinnovo dell’adesione allaconvenzione Consip Mies 2 per la gestione integrata dei servizi energetici nelle strutture sanitarie pubbliche; corretta gestione dei dati Usl.
I gruppi Lega VdA e La Renaissance hanno proposto quattro iniziative congiunte, di cui due interrogazioni e due interpellanze: persistenza di infiltrazioni d’acqua nella nuova sede del Polo universitario di Aosta; stato di avanzamento del progetto Video game therapy; personale dirigente della Fondazione per la formazione professionale turistica.
Le altre iniziative del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA erano su: disparità di erogazione dei buoni pasto per gli studenti non residenti;situazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e prospettive di riforma della l.r. 3/2013 in materia di politiche abitative.
Mozioni
Percorsi di tutela in ambito sanitario
Con 18 voti di astensione (UV, CA, FI) e 15 a favore (PD-FP, FdI, AVS, Lega VdA, La Renaissance, AdC), l’Assemblea ha respinto una mozione del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA che sollecitava l’adozione, in tempi certi, di un sistema strutturato e automatico di informazione al cittadino sui percorsi di tutela attivabili in caso di superamento dei tempi massimi di attesa per le prestazioni sanitarie rientranti nei LEA, nonché la piena esigibilità di tali percorsi su tutto il territorio regionale, la valutazione di strumenti integrativi come i voucher sanitari nei casi di indisponibilità del sistema pubblico e accreditato e un monitoraggio periodico con dati trasparenti sull’attuazione delle misure e sui loro effetti.
Il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz ha sottolineato che «il superamento dei tempi massimi di attesa compromette il diritto alla tutela della salute e incide sull’equità di accesso alle cure. Il percorso di tutela dovrebbe costituire uno strumento di garanzia a favore dei cittadini per consentire l’erogazione delle prestazioni sanitarie nei tempi previsti, anche attraverso modalità alternative. Tuttavia, nella pratica, questo strumento risulta ancora scarsamente conosciuto e non è sempre attivato in maniera uniforme: ne sono penalizzate in particolare le persone anziani, fragili o meno avvezze ai meccanismi burocratici o con scarse competenze digitali. Occorre quindi intervenire per tutelare i cittadini oltre che per rafforzare la credibilità e l’efficienza del sistema sanitario pubblico regionale.»
«Il sistema sanitario valdostano dispone di strumenti strutturati per la gestione delle liste d’attesa, basati sul principio della presa in carico sin dal primo contatto con il servizio pubblico, che dal primo accesso ai servizi garantisce il percorso necessario che consente alla persona la tutela dei propri diritti costituzionali – ha risposto l’Assessore alla sanità, Carlo Marzi -. Questo percorso pubblico ha strumenti precisi che vengono attivati in questo ordine: il regime istituzionale, ossia l’attività ordinaria svolta nelle strutture sanitarie pubbliche; il privato accreditato, un supporto importante che integra l’offerta del servizio sanitario regionale sempre sotto la regia pubblica (limitato in Valle d’Aosta al 5,4% dei casi contro una media nazionale del 17,1%); la libera professione aziendale e la libera professione intramuraria, che permette ai medici del pubblico di svolgere al di fuori dell’orario di servizio, in strutture aziendali, prestazioni sanitarie, contribuendo al recupero dei ritardi accumulati nelle liste d’attesa.»
«Per quanto riguarda il percorso di tutela – ha aggiunto –, i dati confermano che lo stesso è concretamente accessibile e utilizzato: dall’entrata in vigore del decreto 73/2024, su 6.176 domande, 4.592 prestazioni sono state erogate, pari al 74%. La procedura attualmente adottata è semplificata, proprio per garantire ai cittadini un accesso trasparente, equo e uniforme: qualsiasi maggiore diffusione delle informazioni deve essere accompagnata da un’attenta analisi organizzativa, per evitare distorsioni e confusione, mentre l’introduzione di strumenti esterni al sistema accreditato comporterebbe criticità di sostenibilità. Le principali difficoltà derivano dalla carenza di personale, affrontata tramite un gruppo di monitoraggio delle liste d’attesa. Pertanto, tutte le iniziative devono rafforzare il percorso pubblico, evitando soluzioni private che compromettano la continuità e l’effettività della presa in carico degli assistiti. Per questi motivi chiediamo di ritirare la mozione, pur restando disponibili a fornire dati aggiornati e a partecipare a ulteriori audizioni in Commissione consiliare.»
Sono state ritirate dai proponenti due mozioni. La prima, dei gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine, chiedeva l’intitolazione di un’aula dell’Università della Valle d’Aosta a Charlie Kirk. La seconda, del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA, riguardava la condivisione delle priorità di mandato per la nomina del futuro direttore generale dell’Usl.
Una mozione è del gruppo AdC per chiedere uno studio che riveda i parametri Isee. Una mozione anche del gruppo Lega Vallée d’Aoste per proporre azioni specifiche per monitorare e potenziare la sicurezza dei trasporti valdostani.
Una mozione è stata sottoscritta congiuntamente dai gruppi Lega Vda e La Renaissance per dire no all’accordo Mercosur a tutela dell’agricoltura e dell’allevamento valdostano.
Le altre mozioni del gruppo PD-FP sono su: criteri di parità nelle nomine regionali per favorire l’equilibrio di genere; disposizioni per la garanzia del salario minimo e la tutela delle imprese sane negli appalti regionali.
Infine, con una risoluzione i gruppi Lega VdA e Fratelli d’Italia invocano pluralismo e libero confronto critico nelle scuole.