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Inaugurazione delll’anno giudiziario del Tar 2026

Mercoledì 4 marzo 2026, si è svolta ad Aosta la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale amministrativo regionale della Valle d’Aosta, ospitata nella sala congressi della Biblioteca regionale Bruno Salvadori. Davanti alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle istituzioni e del foro, il presidente Giuseppina Adamo ha dato lettura della relazione annuale, tracciando un bilancio dell’attività 2025 del Tar valdostano e, più in generale, dello stato della giustizia amministrativa.

Nella prima parte della relazione, la presidente ha richiamato i risultati conseguiti dalla giustizia amministrativa nazionale sul fronte della riduzione dell’arretrato e della durata dei processi, obiettivi centrali del PnRR. Già al giugno 2024 erano stati raggiunti i target fissati per il 30 giugno 2026: al Consiglio di Stato è stato sostanzialmente azzerato il contenzioso pregresso (riduzione del 99% dei 24.010 ricorsi pendenti al 31 dicembre 2019), mentre nei Tar di Milano, Venezia, Roma, Napoli, Salerno, Palermo e Catania la diminuzione dell’arretrato ha superato il 95% delle 109.029 cause pendenti alla stessa data.
Gli obiettivi – riduzione dell’80% delle cause pendenti al 30 giugno 2023 nei Tar e del 70% di quelle pendenti al 30 giugno 2024 presso il Consiglio di Stato – risultano già raggiunti e attestati ufficialmente dall’Unione europea.

Adamo ha sottolineato come tali traguardi siano stati ottenuti soprattutto grazie a strumenti elaborati all’interno della giustizia amministrativa, come le udienze straordinarie, poi imitate da altre giurisdizioni con esiti meno certi. Ha ricordato inoltre il ruolo pionieristico della giurisdizione amministrativa nella digitalizzazione del processo, avviata nel 2017 su tutti i riti, gradi e fasi, con un sistema informatico sviluppato in larga parte “in house” e accessibile gratuitamente, che però richiederebbe ulteriore personale specializzato e un uso più rigoroso delle regole tecniche da parte degli operatori.

Giuseppina Adamo
Giuseppina Adamo, presidente del Tar Valle d’Aosta

I numeri del Tar Valle d’Aosta nel 2025

Passando all’attività del Tar per la Valle d’Aosta, la relazione segnala nel 2025 l’arrivo di 63 nuovi ricorsi, in controtendenza rispetto al calo degli ultimi anni, quando nel 2023 e nel 2024 i ricorsi erano stati 45. L’aumento è legato in particolare alle elezioni regionali e comunali, che hanno generato otto contenziosi (quattro relativi alle esclusioni di lista e quattro alle operazioni elettorali), tutti definiti tra settembre 2025 e gennaio 2026.

Sul fronte delle materie trattate, si conferma il peso del contenzioso edilizio, che nel 2025 rappresenta il 30% dei ricorsi, in crescita rispetto al 24,4% dell’anno precedente e ben al di sopra della media nazionale del 9%. Una peculiarità che il presidente riconduce a un insieme di fattori, tra cui le caratteristiche fisiche del territorio e la vocazione turistica della Valle d’Aosta, già più volte evidenziati nelle precedenti relazioni. Sono aumentati anche i ricorsi in materia di appalti, passati da 2 nel 2024 a 5 nel 2025, mentre altre tipologie – come quelle riguardanti militari, forze di polizia e dipendenti pubblici – mostrano oscillazioni numericamente contenute.

Nel 2025, il Tar ha definito 52 contenziosi: 47 con sentenza, 4 con sentenza immediata e 1 con decreto decisorio, emettendo inoltre 6 decreti e 10 ordinanze cautelari. I tempi medi di definizione sono inferiori all’anno e solo nei casi in cui questo limite è stato superato vi è stata richiesta motivata di rinvio da parte delle parti o cancellazione dal ruolo, seguita da nuova istanza di trattazione. Fra le cause concluse, 17 si sono risolte con accoglimento del ricorso, 25 con rigetto e le altre con esiti processuali diversi (tra cui una cessazione della materia del contendere, indicativa del riconoscimento amministrativo delle ragioni del ricorrente, e 7 improcedibilità, spesso correlate al conseguimento stragiudiziale di un risultato utile in pendenza di giudizio).

Nel 2025 sono state presentate 20 domande cautelari: 2 accolte, 7 respinte, una con fissazione di udienza pubblica ex articolo 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo, le restanti concluse con presa d’atto della rinuncia. Alla data di redazione della relazione, risultano appellate 3 delle 51 sentenze emesse nel 2025, mentre il Consiglio di Stato ha deciso 12 appelli su pronunce del Tar Valle d’Aosta, accogliendone 3.

Le pronunce più significative

Una sezione della relazione è dedicata alle decisioni più significative dell’anno, selezionate per contenuto e spessore argomentativo. In materia di appalti pubblici è stata richiamata la sentenza 10 febbraio 2025, n. 4, che chiarisce i diversi tipi di soccorso istruttorio, e la sentenza 19 maggio 2025, n. 15, incentrata sul principio di tassatività delle cause di esclusione, insieme alla sentenza 20 luglio 2025, n. 28, che sottolinea la necessità di bandi con indicazioni inequivoche e complete.

Nel governo del territorio spiccano, tra le altre, la sentenza 25 giugno 2025, n. 22, sulla definizione di “vano tecnico”, la sentenza 9 luglio 2025, n. 23 sui parcheggi in aree di uso pubblico non formalmente appartenenti al Comune, e la sentenza 15 settembre 2025, n. 36 sull’inapplicabilità del silenzio-assenso agli interventi del “piano casa”. Due pronunce del 2025 (nn. 42 e 43) richiamano inoltre la funzione delle norme dirette ad assicurare gli “equilibri funzionali” nell’assetto urbanistico.

In materia di telecomunicazioni, la sentenza 22 dicembre 2025, n. 54 ribadisce l’illegittimità del divieto generalizzato di locazione di impianti nel territorio comunale. Per quanto riguarda lo status giuridico ed economico di militari e forze dell’ordine, le sentenze del 4 settembre 2025, n. 34, e del 9 settembre 2025, n. 35 precisano rispettivamente il regime prescrizionale dei crediti per ferie non godute e le modalità di calcolo della retribuzione durante il congedo parentale.

Nel campo delle sanzioni disciplinari, del porto d’armi e dei titoli autorizzativi per stranieri, il Tar ha richiamato con forza l’esigenza di istruttorie complete, proporzionalità delle decisioni e puntuale motivazione. In particolare, la sentenza 30 maggio 2025, n. 2 in materia disciplinare, le sentenze 2 maggio 2025, n. 13 e 16 dicembre 2025, n. 51 sul porto d’armi, e la sentenza 2 maggio 2025, n. 14 sugli atti autorizzativi a favore di stranieri, ribadiscono che l’ampia discrezionalità amministrativa deve tradursi in scelte ragionevoli e adeguatamente motivate.

Una particolare menzione è riservata al contenzioso elettorale, disciplinato dall’articolo 129 del Codice del processo amministrativo, per il quale nel settembre 2025 sono state pronunciate sentenze che, pur nella celerità imposta dal rito, affrontano in modo approfondito casi concreti talvolta eccentrici e connotati da un forte tasso di formalismo, nel costante equilibrio tra esigenze di certezza, speditezza e favor partecipationis. Infine, la relazione segnala un ricorso per ottemperanza nei confronti di un’Amministrazione statale, a fronte di una sentenza civile passata in giudicato e di una successiva sentenza esecutiva del Tar con nomina di un commissario ad acta appartenente allo stesso Ministero (sentenza 13 novembre 2025, n. 47), episodio indicato come sintomo di malfunzionamento amministrativo e di un rapporto non corretto con i cittadini

Le criticità: ruolo del primo grado e “perifericità” del Tar valdostano

Nelle conclusioni, la presidente Adamo ha espresso orgoglio per i risultati raggiunti dalla giustizia amministrativa e dal Tar Valle d’Aosta, ma non nasconde la preoccupazione per un progressivo ridimensionamento del ruolo del primo grado e delle sedi periferiche. A suo avviso, la funzione propulsiva dei tribunali amministrativi regionali – pensati dalla Costituente come strumenti di promozione della democrazia, grazie alla loro capacità di intercettare precocemente fenomeni e bisogni del territorio – appare oggi sottovalutata, in favore di una visione più centralistica e produttivistica della giustizia amministrativa, che rischia di alimentare anche un certo conformismo.

Adamo richiama, in questo quadro, alcuni segnali provenienti dalla giurisprudenza recente: la sentenza della Corte costituzionale 24 gennaio 2025, n. 5, che ridimensiona ulteriormente l’ambito dell’articolo 125 della Costituzione privilegiando la competenza del Tar Lazio; e le decisioni dell’Adunanza plenaria sull’articolo 105 del Codice del processo amministrativo (n. 16 del 20 novembre 2024 e n. 10 del 15 luglio 2025), che, a suo parere, si discostano dal precedente percorso volto a tipizzare i casi di rinvio al primo grado. La presidente osserva come queste evoluzioni tendano a considerare le norme processuali non più come garanzie del diritto di difesa e della parità delle parti, ma come ostacoli alla giustizia, prospettando addirittura, in prospettiva, il rischio di ricorsi definiti in unico grado, in contrasto con lo spirito dell’articolo 125 della Costituzione.

Un ulteriore motivo di preoccupazione è l’annunciata riforma del ricorso straordinario al presidente della Repubblica, che, una volta privato del suo significato simbolico di ultimo rimedio all’autorità più alta, potrebbe contribuire a spostare ulteriormente l’asse del sistema. In questo scenario, il Tar per la Valle d’Aosta rischia di vedere accentuata la propria marginalità, anche per effetto della particolare composizione dei collegi stabilita dal Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa nel 2023: uno dei due magistrati a latere è individuato a turno tra i giudici del Tar Piemonte, mentre l’altro è selezionato tramite interpello o, in assenza di candidature, assegnato d’ufficio da Tar limitrofi (Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna).

Si tratta di una soluzione organizzativa ritenuta “pratica” in un contesto di diffusa scopertura di organico, ma che, secondo Adamo, colloca il Tar valdostano su un gradino inferiore rispetto alle altre sedi, cristallizzando una condizione di precarietà “ai limiti dell’avventiziato” e sminuendo il ruolo del Tribunale come interprete di un ordinamento autonomo e speciale. Da qui l’appello finale a uno sforzo congiunto di giudici, avvocati, istituzioni e società civile per restituire a questo Tribunale una stabilità e una dignità pari alle altre sedi, valorizzando i risultati dell’autonomia e la specialità della disciplina giuridica connessa alla vicinanza al territorio, anche attraverso iniziative di studio e approfondimento.

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