All’Ecoforum di Legambiente, che si è riunito nella mattinata di giovedì 26 marzo 2026, è emerso il doppio volto dei rifiuti valdostani: raccolta differenziata sopra il 71% ed Aosta tra le “eccellenze”, ma aumentano impurità e scarti nei materiali conferiti, con il rischio di vanificare lo sforzo di cittadini e gestori.
Differenziata in crescita ma fuori scala per quantità
La quarta edizione dell’Ecoforum per l’economia circolare ha messo in fila luci e ombre della gestione rifiuti valdostana, a partire dai numeri illustrati da Legambiente. Nel 2024, la raccolta differenziata regionale ha raggiunto il 71,71% (+2,3 punti sul 2023) ma a fronte di una produzione complessiva di 79.750 tonnellate, pari a oltre 650 chili pro capite l’anno, molto sopra la media italiana (507 kg) e del Nord (533 kg).
Il direttore di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Sergio Capelli ha ricordato che il 2024 è stato l’anno record per il turismo, con 1,4 milioni di arrivi e quasi 4 milioni di presenze, fattore che gonfia i numeri della produzione, ma non li giustifica del tutto. Per l’associazione, il primo passo sono le «politiche serie di riduzione dei rifiuti» ed un ragionamento sugli «abitanti equivalenti» invece che sui soli residenti, per leggere meglio l’impatto di turisti e seconde case.
Legambiente: «non basta la percentuale, serve qualità»
Capelli ha insistito sul fatto che la percentuale di raccolta differenziata è solo uno strumento: l’obiettivo vero è il riciclo netto, con i target europei del 55% entro il 2025, 60% nel 2030 e 65% nel 2035. A frenare il salto di qualità sono soprattutto i sistemi di raccolta «più comodi ma meno selettivi», come i cassonetti stradali e gli interrati, che creano problemi di decoro e peggiorano la qualità delle frazioni.
Per spiegare il rischio, Legambiente ha citato due casi piemontesi: Pinerolo, che chiudendo i bidoni di secco ed organico ha perso il corrispettivo Corepla (circa 300mila euro l’anno), e Torino, dove tra 2021 e 2022 a fronte di un +11% di plastica differenziata i contributi del consorzio sono calati del 12% per «l’aumento di porcheria» nei conferimenti. «Nel 2013 l’Autorità per le comunicazioni indicava già il porta a porta con tariffazione puntuale come il sistema più efficiente: il tema oggi è non fare passi indietro mascherandoli da semplificazione», ha avvertito Sergio Capelli.

Cometto e Rocco: Aosta punta su qualità, impianti e comunità energetiche
Nei saluti istituzionali, l’assessore alle opere pubbliche di Aosta Corrado Cometto ha detto di condividere l’attenzione di Legambiente «al riciclo netto» e alla riduzione «delle montagne di rifiuti», riferendosi alla discarica regionale, «che prima o poi si riempiranno». Ha ricordato l’attuazione dei criteri ambientali minimi negli appalti, con l’obbligo di inserire quote di materiale riciclato, ad esempio negli asfalti, e gli investimenti del Comune su nuovi impianti fotovoltaici, dal Teatro Giacosa al nuovo palaghiaccio, oltre al divieto per l’Ente di acquistare veicoli a combustibili fossili.
Raccogliendo la provocazione di Legambiente sulla povertà energetica e le “comunità energetiche solidali (Cers)”, Cometto ha annunciato il lavoro in corso sulla “Cer Mont Emilius” e l’intenzione di «metterci la esse» della solidarietà, collegando la produzione da rinnovabili anche al sostegno delle famiglie più fragili. Il sindaco Raffaele Rocco ha parlato di transizione ecologica come «scelta politica e di vita» per migliorare la qualità della vita dei cittadini, ammettendo però le difficoltà: costi del servizio in aumento, cestini che si riempiono più in fretta per l’esplosione degli imballaggi, resistenze culturali verso i cambiamenti nei sistemi di raccolta.
Rocco ha insistito sulla necessità di «spiegare bene» porta a porta e recupero, chiedendo ai cittadini «un impegno di comunità» e puntando molto sull’educazione nelle scuole, perché siano i bambini a richiamare i genitori. L’apertura del centro del riuso entro fine maggio, ha aggiunto, vuole essere il segnale che «si possono cambiare le abitudini», dal telefonino che non va sostituito ogni due anni ad un diverso modo di vivere gli oggetti di uso quotidiano.
Enval e Quendoz: più differenziata ma quasi metà della plastica è “sporco”
Dal lato della gestione della discarica regionale, Enval ha rivendicato il salto di quantità: dal 65,3% di raccolta differenziata nel 2021 si è saliti, secondo i dati di impianto, al 74,9% al 31 dicembre 2025, con tutti i sub‑ATO oltre il 70% e il Comune di Aosta sopra l’80%. La società che gestisce l’impianto minimo di Brissogne tratta ogni giorno una ventina di flussi differenziati, mentre l’indifferenziato conferito in discarica è calato di oltre 2.500 tonnellate tra 2023 e 2025, allungando la vita del sito.
Il nodo, però, è la qualità: nelle analisi merceologiche la carta arriva con circa il 10% di frazioni estranee, ma per imballaggi plastici e metallici la quota minima di intrusi è al 32% e sale fino al 48% per i cassonetti seminterrati, cioè quasi metà del peso conferito non è né plastica né metallo. Anche il vetro presenta impurità tali da collocare spesso la Valle d’Aosta nelle fasce più basse dei corrispettivi Coreve, mentre nell’indifferenziato oltre il 50% del contenuto (organico, carta, plastica, vetro, metalli, tessili) sarebbe ancora teoricamente recuperabile.
Rispondendo alle critiche di Valle Virtuosa sul funzionamento dell’Osservatorio rifiuti e sulla trasparenza delle tariffe, Federica d’Angelo, responsabile del’ufficio tecnico di Enval ha ricordato di inviare ad Arpa e Regione ben 17 relazioni su quantità e monitoraggi, e di applicare corrispettivi diversi in base alla qualità effettiva dei flussi, allineandosi agli schemi Conai.
Sui rifiuti spediti fuori regione, il gestore della discarica regionale ha ammesso che «l’impatto c’è» ma ha rivendicato di «recuperare quello che si può» in impianto, trasformando il verde in ammendante e lavorando a progetti di digestione anaerobica per valorizzare anche l’organico, interrotti dall’incendio del 2 luglio 2025 che ha colpito il capannone ma non ha fermato il servizio.

Valle Virtuosa: «osservatorio fermo, tariffe poco eque»
Il presidente di Valle Virtuosa e rappresentante delle associazioni ambientaliste all’Osservatorio sui rifiuti, Paolo Meneghini, ha offerto un controcanto critico, parlando di «un organismo indebolito» che nel 2025 si è riunito una sola volta, peraltro a ridosso dell’incendio in discarica, senza poi analizzarne davvero cause e impatti. Per l’associazione, manca un monitoraggio pubblico e sistematico dell’attuazione del Piano regionale rifiuti, con rapporti aggiornati e verifiche sugli obiettivi, mentre il nuovo Piano dovrà affrontare anche il tema di come e dove trattare l’organico, oggi inviato fuori Valle.
Sul fronte economico, Meneghini ha ribadito le critiche al sistema tariffario che non premia a sufficienza i comportamenti virtuosi: «solo due tariffe» per il conferimento a Enval (80 euro a tonnellata per il differenziato, 150 per l’indifferenziato) che non sarebbero coerenti con il principio “chi inquina paga” e non valorizzerebbero abbastanza chi fa bene il porta a porta. Il presidente dell’associazione ambientalista ha chiesto più trasparenza sui ritorni economici dei consorzi di filiera, Conai, Corepla, Coreve e gli altri, e una convocazione regolare dell’Osservatorio per rendere leggibili a cittadini ed amministratori i flussi di materiali e di risorse.
Consorzi: soldi ci sono ma dipendono dalla qualità
Precedententemente, dal lato dei consorzi, Marta Giurato del Conai ha ricordato che, nel 2024, la Valle d’Aosta ha conferito quasi 14 mila tonnellate di imballaggi al sistema, ricevendo circa 2,4 milioni di euro di corrispettivi, con procapite superiori alla media nazionale. I contributi, però, dipendono in modo crescente dalla qualità: per ogni materiale esistono fasce minime e massime e «più la raccolta è pulita, più il corrispettivo cresce», mentre impurità e frazioni estranee fanno scivolare le Amministrazioni nelle fasce basse.
Carmine Pagnozzi, direttore di Biorepack, ha spiegato che in Valle d’Aosta il consorzio riconosce circa 15mila euro l’anno per 60 tonnellate di imballaggi in bioplastica compostabile raccolti insieme a 9.000 tonnellate di umido, a copertura di una popolazione convenzionata di circa 122mila abitanti. Il messaggio è che «se il cittadino mette il sacchetto nel cestino giusto, produce reddito per la comunità»: la bioplastica, a differenza della plastica tradizionale, si degrada rapidamente insieme all’organico, trasformandosi in compost che restituisce sostanza organica ai suoli impoveriti dal cambiamento climatico.

Centro del riuso Seconda chance: meno rifiuti, più inclusione
Tra le soluzioni concrete, all’Ecoforum è stato presentato dall’ex consigliere comunale Sarah Burgay il nuovo centro del riuso di Aosta, battezzato Seconda chance, che dovrebbe aprire entro fine maggio presso il centro di raccolta comunale. Non sarà un semplice mercatino dell’usato: gli oggetti saranno conferiti gratuitamente dai cittadini per essere rimessi in circolo, con l’obiettivo di intercettare una quota di beni che oggi finirebbero in discarica e, soprattutto, di accompagnare un cambio di mentalità verso l’economia circolare.
Il progetto è frutto di una coprogettazione tra Comune, che ha utilizzato fondi Pnrr, Quendoz (gestore del servizio di raccolta dei rifiuti), Legambiente Valle d’Aosta, Valle Virtuosa, Caritas, l’associazione Forrest Gump e la Cooperativa Mont Fallère, che impiegherà persone fragili in percorsi di inserimento lavorativo grazie a fondi regionali. «Seconda chance è la seconda possibilità che vogliamo dare agli oggetti ma anche alle persone, che qualcuno ha deciso non abbiano più valore», ha spiegato Sarah Burgay, anticipando laboratori di riparazione, riciclo creativo, una “biblioteca degli oggetti” e collaborazioni con le scuole.
Abbandoni, tariffe e cittadini “virtuosi”
Nel suo intervento finale, Attilio Tornavacca, direttore di Esper, società benefit che ha curato il Piano regionale rifiuti, ha richiamato la necessità di «fare manutenzione» ai Piani, paragonando la loro gestione a quella di un’auto che ha bisogno di tagliandi regolari.
Tra le leve indicate per contrastare abbandoni e irregolarità, la possibilità per i Comuni, almeno per il 2025, di recuperare la TARI evasa di cinque anni senza applicare sanzioni e interessi, con piani di rateizzazione fino a dieci anni, così da allargare la platea di chi paga e ridurre la quota di “utenti fantasma”.
Tornavacca ha ricordato che in alcuni territori italiani la morosità arriva al 40% dei contribuenti e che spesso proprio chi non è iscritto al ruolo è anche tra i più propensi ad abbandonare rifiuti o a non utilizzare i servizi gratuiti di ritiro ingombranti. Tra gli esempi virtuosi, ha citato Carmagnola, che ha introdotto il campionamento del DNA canino per sanzionare chi non raccoglie le deiezioni, e San Lazzaro di Savena, dove è stato istituito un albo dei “cittadini virtuosi” premiati per la cura del proprio pezzo di città. Per l’esperto, solo «un pacchetto di azioni sinergiche», dal controllo delle tariffe al contrasto agli abbandoni, dalla premialità per chi differenzia bene alla cura del decoro urbano, può consolidare i risultati ottenuti da Aosta e dai sub‑ATO “ricicloni”.

I sub‑ATO “ricicloni”: chi ha vinto i premi
In chiusura di Ecoforum sono stati premiati i sub‑ATO valdostani che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, soglia di legge che avrebbe dovuto essere raggiunta già nel 2012 e che oggi è considerata lo standard minimo per entrare nel club dei “ricicloni”, che sono il Sub-ATO B Grand Combin e Mont Emilius, il Sub-ATO E Mont-Rose e Walser, il Sub-ATO D Mont-Cervin ed Évançon e il Comune di Aosta.
A questi riconoscimenti si affiancherà, nei prossimi anni, la categoria dei “rifiuti free”, riservata a chi abbina l’alta percentuale di differenziata a una produzione di secco residuo inferiore a 75 chili per abitante all’anno: l’obiettivo dichiarato di Legambiente è di poter premiare, nelle prossime edizioni, anche chi centrerà i target europei di riciclo netto, non solo quelli di raccolta.
