La realizzazione di un parco giochi a pagamento nella località Crest, nel comune di Ayas è al centro delle critiche dell’associazione Ripartire dalle Cime Bianche, che ha denunciato alla Procura regionale della Corte dei Conti l’utilizzo di finanziamenti pubblici per un progetto che, secondo le sue contestazioni, devia significativamente dalle finalità previste dalla normativa regionale di riferimento. L’esposto, presentato mercoledì 11 marzo 2026, solleva dubbi sulla legittimità della spesa.
Il “monumento alla mucca da mungere” del Crest
Il progetto, promosso dalla società Monterosa SpA all’arrivo della telecabina Champoluc/Crest, prevede la costruzione di scivoli giganti a forma di Fontina, mucca e bidone del latte, destinati a bambini fino a 12 anni. Queste strutture, alte tra i 5 e gli 8 metri, hanno un costo complessivo che supera il milione di euro. Per l’associazione Ripartire dalle Cime Bianche, si tratta di un «monumento alla mucca da mungere», metafora delle casse pubbliche regionali che sarebbero impiegate per un’opera di intrattenimento artificiale, piuttosto che per il sostegno autentico del territorio.
L’associazione critica l’investimento, ritenendo che stia trasformando la montagna in un susseguirsi di attrazioni a pagamento, causando peraltro seri problemi di accesso ai villaggi circostanti, specialmente durante i mesi invernali. Il comunicato stampa, diramato lunedì 22 giugno 2026, evidenzia come tali opere appaiano difficilmente riconducibili agli obiettivi per cui la legge regionale era stata originariamente approvata.
I finanziamenti contestati e la legge regionale di riferimento
L’esposto presentato dall’associazione Ripartire dalle Cime Bianche si concentra sulla conformità dei finanziamenti regionali concessi alla Monterosa rispetto alla Legge regionale n. 6/2018. Questa legge è stata istituita per sostenere gli investimenti nei complessi funiviari, con l’obiettivo di mantenerne l’efficienza e svilupparne l’offerta sciistica. Le tipologie di intervento ammissibili includono la realizzazione o il miglioramento di impianti funiviari, strutture connesse, opere di sicurezza e sistemi di innevamento artificiale.
Secondo la documentazione, la Regione autonoma Valle d’Aosta ha erogato a Monterosa finanziamenti per un importo totale di 1.118.385,00 euro, attraverso tre provvedimenti, dal 2021 al 2024.
L’associazione Ripartire dalle Cime Bianche sostiene che l’intervento, consistente in una nuova costruzione permanente ad alto impatto paesaggistico destinata ad attività ludico-ricreative, non rientra nelle finalità della legge. L’opera, infatti, non costituisce un impianto funiviario, non è un ammodernamento o rinnovo tecnologico di impianti funiviari, non è funzionalmente necessaria all’esercizio degli impianti di risalita e non incide sulla capacità di trasporto né sull’estensione delle aree sciabili.
Profili di irregolarità e il danno erariale
Il raffronto tra le finalità tassativamente previste dalla L.R. 6/2018 e l’oggetto effettivo dell’opera finanziata suggerisce un possibile scostamento. La realizzazione di un parco giochi, per quanto possa avere un interesse turistico di destagionalizzazione, appare estranea agli obiettivi di mantenimento o sviluppo dei complessi funiviari. Questo potrebbe configurare una potenziale violazione dei principi di vincolo di destinazione della spesa pubblica, di specialità e tipicità della spesa, e di corretta gestione delle risorse finanziarie regionali.
Per l’associazione, tale situazione potrebbe tradursi in un danno erariale, e ha pertanto chiesto alla Corte dei Conti di valutare la conformità dei finanziamenti e l’eventuale irregolarità contabile nell’utilizzo di risorse vincolate.
Alternative proposte: valorizzare il patrimonio autentico
In alternativa a questo tipo di investimenti, l’associazione propone di destinare una frazione di tale importo alla valorizzazione delle peculiarità autentiche dei villaggi Walser di Soussun, Crest, Frantze e Cunéaz. Si potrebbe favorire l’accesso a questi borghi tramite la telecabina da Champoluc o la funicolare da Frachey, estendendo i collegamenti anche verso Résy e Mascognaz.
Se l’obiettivo fosse realmente sostenere la pastorizia, l’associazione suggerisce di affrontare l’abbandono progressivo degli alpeggi e di investire nella manutenzione delle infrastrutture tradizionali, come i rivi di fertirrigazione. Una cifra analoga a quella spesa per il parco giochi potrebbe sostenere decine di aziende d’alpeggio, preservando un patrimonio culturale ed economico di grande valore.
È citato anche un esempio virtuoso come il comune savoiardo del Grand-Bornand, che valorizza la cultura alpina attraverso iniziative diffuse, accessibili e integrate nel territorio durante tutto l’anno. «Questo approccio – suggerisce l’associazione – potrebbe essere un modello per la nostra Valle d’Aosta».
L’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche conclude l’esposto con una nota di sarcasmo, ipotizzando future iniziative come «una sala giochi con la messa in palio di alcune forme di Fontina» o «una discoteca a tema bovino», qualora la segnalazione non sia attentamente valutata.
