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A Marco Sorbara il premio Io Sono una persona per bene

Mercoledì 16 luglio 2025, nel salone Ducale del Comune di Aosta, il premio Io sono una persona per bene è stato consegnato a Marco Sorbara.

Il premio è promosso dall’associazione Io sono una persona per bene, nata per valorizzare storie di integrità, fiducia e responsabilità. 

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Aosta Gianni Nuti, collegato in videoconferenza, è stato Sauro Pellerucci (presidente dell’Associazione Io sono una persona per bene) a consegnare il riconoscimento a Sorbara, ex assessore alla sanità, politiche sociali e abitative del Comune di Aosta ed ex consigliere regionale, oggi testimone di legalità.

Il premio celebra il coraggio di chi, attraverso il perdono e la condivisione, ha saputo trasformare un’esperienza di grave ingiustizia in un messaggio positivo per la comunità. Arrestato nel gennaio 2019 nell’ambito dell’operazione Geenna con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – da cui è stato assolto definitivamente nel gennaio 2023 – Sorbara ha trascorso 909 giorni in custodia cautelare, di cui 45 in isolamento, come lui stesso ha raccontato in numerosi incontri pubblici.

Da quell’esperienza ha tratto una testimonianza di resilienza, portando in giro per l’Italia il suo messaggio nelle scuole, nelle carceri, negli eventi e nelle università. Con il progetto La gabbia invisibile, conduce dibattiti sull’ingiusta detenzione, il perdono e la reintegrazione. È stato nominato Ambasciatore del perdono dalla onlus MyLifeDesign, per il suo impegno nella promozione del messaggio del perdono e della giustizia riparativa.

Sauro Pellerucci ha sottolineato: «Con questo premio vogliamo rendere onore non solo alla memoria di chi ha sofferto un’ingiustizia, ma a chi ha saputo trasformarla in un’opportunità per educare al valore della verità, del perdono e della rinascita. Oggi stiamo perendo di mancanza di fiducia gli uni nei confronti degli altri. Sono un imprenditore e quotidianamente mi confronto con questa problematica. Ma il mondo è popolato di persone per bene. L’editoria ha la necessità di comunicare notizie che possano essere diffuse. C’è un mercato delle notizie che colgono la nostra attenzione. Noi vogliamo testimoniare che non dobbiamo credere che quello sia il mondo: l’altro mondo, quello che fa poco rumore è quello che ci permette di prosperare e di fidarci. L’elemento di Marco che mi ha colpito più di altri è la capacità di trasmettere un senso di elaborazione positiva dei fatti che gli sono accaduti».

Il premiato è intervenuto raccontando: «È la seconda volta che ritorno ad Aosta e questa giornata mi dà l’impressione di riprendermi la mia città. Rispetto alla mia esperienza nella cella 422, devo dire che quella cella è divenuta una gabbia. Sono stato chiamato al Salone del Libro sul tema del carcere e dei suicidi: in quel momento ho ripreso i miei scritti e vi erano pagine che narravano ciò che avevo vissuto nei 45 giorni in isolamento. Non voglio passare come una vittima. Però le persone che si approcciavano a me erano rancorose. Un rancore che non volevo condividere, come non volevo rientrare in un’aula di tribunale ma ricominciare a vivere. I più curiosi sono stati i ragazzi, ai quali ho raccontato i quattro passi per due che potevo fare. Dentro di me ho capito che non sono stato una persona fortunata ma una persona con tanti strumenti che mi hanno permesso di uscire da quel momento. Quando sono uscito mi sentivo un mostro perché le persone mi vedevano così. Però ogni volta che ho raccontato la mia storia, ho incontrato qualcuno che ha cambiato idea. Ho raccontato cosa si prova a essere giudicati, non avere più nulla ma anche quant’è bella la libertà. Bisogna essere in grado di superare la gabbia e io racconto come ci sono riuscito. Mia madre è stata il mio punto saldo, anche quando sono stati picchiato e ho resistito stando fermo. L’hockey mi aveva insegnato che per essere forte non ci sono scorciatoie ma rinunce. La fede mi ha aiutato anche quando il mio unico compagno di viaggio è stata la paura. Hanno scritto fiumi di brutte parole su di me ma non erano vere. Sono dimagrito 22 kg, non mangiavo più, ho toccato il fondo. Ma quello che mi mancava veramente non era nulla di materiale. Ho ancora dentro di me parole che mi fanno male ma non essere da solo mi ha salvato. Ne sono uscito vivo ma vorrei che la presunzione di innocenza fosse tale e avesse un valore. Vorrei incontrare i giudici per capire come mai mi sia successo questo, per individuare i meccanismi ed evitare che si ripetano».

Negli ultimi anni il riconoscimento è stato conferito a figure di rilievo, tra cui Brunello Cucinelli, imprenditore umanista; Bruno Pizzul, icona del giornalismo sportivo italiano; Mogol, per avere ideato la Nazionale Cantanti; Elisabetta Soglio, giornalista del Corriere della Sera da sempre attenta al sociale; Goffredo Modena, fondatore della Fondazione Mission Bambini; e Gaia Tortora, alla memoria del padre Enzo Tortora, simbolo di una delle più dolorose ingiustizie giudiziarie della storia italiana.

Pubblicato / aggiornato il 17/07/2025 alle 09:10
Categoria: Politica e Amministrazione / Video