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Geenna: nuova sentenza d’appello dopo il rinvio dalla Cassazione

Lunedì 30 settembre 2024, alle ore 13, la Corte d’Appello ha pronunciato la sentenza nel processo Geenna di rinvio dalla Corte di Cassazione, per gli imputati che avevano scelto il rito ordinario: Monica Carcea è stata assolta dal reato a lei contestato di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre gli imputati Antonio Raso, Nicola Prettico e Alessandro Giachino hanno visto confermata la condanna per il reato di associazione mafiosa.

Il commento di Libera

Libera Valle d’Aosta scrive in una nota: «La sentenza della Corte d’Appello conferma l’impianto accusatorio, confermando l’esistenza di una locale di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta.
Come rete di Libera lavoriamo da sempre con l’obiettivo di leggere il territorio e cogliere i segnali della presenza mafiosa, promuovendo gli ideali della lotta alle mafie, ben consapevoli delle peculiarità del territorio valdostano, sia per la conformazione geografica, che per le sue caratteristiche sociali ed economiche. Il contesto così  ristretto in termini di popolazione, rende infatti il livello politico amministrativo particolarmente accessibile e particolarmente esposto a pericoli di condizionamento improprio, quando non addirittura illecito. Per questo, pur nella consapevolezza che le motivazioni di questa sentenza si potranno conoscere solo dopo il deposito e che, in ogni caso, saranno suscettibili di ulteriori gradi di impugnazione, riteniamo vi siano tutti i presupposti per continuare a richiamare l’attenzione della società civile e di tutti gli amministratori pubblici sui contenuti di questo importante processo e sull’urgenza di una presa di consapevolezza rispetto alla presenza dell’ndrangheta sul nostro territorio
».

La sentenza di Cassazione

Il 20 aprile 2023, la seconda sezione penale della Corte di cassazione ha sostanzialmente confermato la sentenza d’appello con rito abbreviato del processo Geenna.

I giudici hanno deciso di annullare e rinviare a una diversa sezione della Corte d’appello di Torino due capi d’accusa (estorsione e voto di scambio politico-mafioso) relativi a Marco Fabrizio Di Donato, ritenuto un esponente di rilievo della locale. In precedenza, la procura generale aveva richiesto la conferma della sentenza. Il nuovo processo d’appello, riguardante solo i capi annullati dalla Cassazione, si terrà davanti a una sezione penale diversa da quella che, il 19 luglio 2021, aveva condannato gli 11 imputati.

Tre delle quattro condanne per associazione mafiosa sono ora definitive. Queste riguardano Bruno Nirta (condannato a 12 anni, 7 mesi e 20 giorni di reclusione), Roberto Alex Di Donato e Francesco Mammoliti (entrambi condannati a 5 anni e 4 mesi). Marco Fabrizio Di Donato, fratello di Roberto Alex, rimane condannato per associazione mafiosa, ma la sua pena (9 anni) potrebbe essere rivista alla luce degli annullamenti decisi dalla Cassazione. Per quanto riguarda Salvatore Filice, imputato per tentata estorsione e violazione delle normative sulle armi, la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio. Filice era stato condannato in appello a 2 anni e 4 mesi.

Le condanne per favoreggiamento personale, tentata estorsione, falso e spaccio di stupefacenti sono ora definitive per Carlo Maria Romeo (4 anni e 6 mesi), avvocato del foro di Torino; per Bruno Trunfio (4 anni) e Roberto Fabiani (10 mesi e 20 giorni) con il riconoscimento della lieve entità; per Giacomo Albanini e Rocco Rodi (entrambi condannati a 1 anno) e Roberto Bonarelli (1 anno e 6 mesi), per favoreggiamento personale.

Il 24 gennaio, un’altra sezione della Cassazione aveva già annullato con rinvio la sentenza di secondo grado emessa nei confronti di quattro imputati nel processo Geenna (Antonio Raso, Nicola Prettico, Alessandro Giachino e Monica Carcea) e aveva confermato l’assoluzione di Marco Sorbara

La sentenza di secondo grado

La Corte d’Appello di Torino, lunedì 19 luglio 2021, ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado del processo con rito ordinario sull’inchiesta Geenna, relativa alle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. I giudici hanno condannato a 10 anni di reclusione Antonio Raso; a 7 anni Monica Carcea; a 8 anni Nicola Prettico e Alessandro Giachino.

Assolto perché il fatto non sussiste Marco Sorbara, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e ordinata la sua liberazione dai domiciliari, in custodia dopo il periodo di reclusione nella casca circondariale di Biella.

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Marco Sorbara, all’ingresso nel Tribunale di Aosta

I commenti

Fulvio Centoz ha scritto sulla propria pagina Facebook: «La doppia sentenza di oggi sul caso #Geenna certifica l’esistenza di una cellula di ‘Ndrangheta in Valle d’Aosta. Vedremo se la vicenda arriverà in Cassazione e se ci saranno nuovi stravolgimenti. Oggi però un altro fatto è certo: l’ex assessore al Comune di Aosta Marco #Sorbara è stato prosciolto dal reato di associazione esterna di stampo mafioso “perché il fatto non sussiste”. Sono davvero contento per Marco. E lo sono per tutta la maggioranza comunale che mi ha sostenuto perché la sua assoluzione e la precedente decisone di non commissariare il Comune certifica la nostra totale estraneità a quel mondo e la correttezza di tutti noi e di tutta la struttura amministrativa che lavora in Piazza Chanoux. Per ora mi fermo qui. Mi fermo alle notizie belle, ma voglio prendermi qualche giorno di meditazione a mente fredda perché una domanda mi frulla nella testa da alcune ore:chi risarcirà Marco per ciò che ha subito?».

Union valdôtaine ha diramato una nota nella quale afferma: « Quand on apprend une nouvelle comme celle de l’absolution de Marco Sorbara, on ressent deux sentiments contrastés : soulagement et angoisse. En premier on est soulevés par la nouvelle de son innocence, mais tout de suite on pense comment est-il possible qu’une personne innocente puisse avoir vécu un tel cauchemar. L’angoisse ressort ainsi en pensant à une justice qu’aujourd’hui nous avons du mal à comprendre. A Marco Sorbara et à sa famille on adresse toute la solidarité de l’Union Valdôtaine ».

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La lettura della sentenza di primo grado del processo Geenna, il 16 settembre 2020

La sentenza di primo grado

Giovedì 16 settembre 2020, poco dopo le ore 17, è stata data lettura della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Aosta al termine del processo Geenna, che vedeva imputati Monica Carcea, Alessandro Giachino, Antonio Raso, Nicola Prettico e Marco Sorbara, accusati di associazione mafiosa (Giachino, Prettico e Raso), di concorso esterno in associazione mafiosa (Carcea e Sorbara) e, il solo Raso, di voto di scambio.

Le richieste dell’accusa e delle difese

Nell’udienza di mercoledì 9 settembre, il pubblico ministero (rappresentato da Valerio Longi e Stefano Castellani, della Direzione distrettuale antimafia di Torino) aveva formulato le sue richieste di condanna: 16 anni di reclusione per Raso, 12 per Prettico e dieci per Carcea, Giachino e Sorbara.

Le parti civili (Regione autonoma Valle d’Aosta, Comuni di Aosta Saint-Pierre e Associazione Libera Valle d’Aosta) hanno formulato richieste di risarcimento per oltre due milioni di euro: 600mila euro per la Regione, un milione per il Comune di Aosta, 350mila per quello di Saint-Pierre e 300mila per Libera.

Le difese hanno chiesto l’assoluzione e l’accusa ha rinunciato alle repliche, anticipando di un giorno la Camera di Consiglio, inizialmente prevista per il 17 settembre.

La sentenza

Il Tribunale, visti gli articolo 533 e 535 del Codice di procedura penale, ha dichiarato Antonio Raso, Nicola Prettico, Alessandro Giachino, Monica Carcea e Marco Sorbara colpevoli dei reati loro rispettivamente ascritti, escluse le aggravanti e salvo il capo 28.

Unificati i reati, ove occorreva, sotto il vincolo della continuazione, la Corte li ha condannati: Antonio Raso a 13 anni di reclusione; Alessandro Giachino e Nicola Prettico a 11 anni di reclusione; Monica Carcea e Marco Sorbara a 10 anni di reclusione. Sono stati anche condannati alle spese processuali e alle spese di mantenimento durante il periodo di custodia cautelare in carcere.

Tutti gli imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, sono stati tutti dichiarati in stato di interdizione legale durante la pena. Giachino, Prettico e Raso sono stati dichiarati incapaci di contrattare con la Pubblica amministrazione per la durata della pena.

Antonio Raso è stato assolto dal reato ascrittogli sub 28 perché il fatto non sussiste.

Gli imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili nelle misure seguenti:

  • 150mila euro a favore della Regione autonoma Valle d’Aosta in solido fra tutti gli imputati
  • 180mila euro a favore del Comune di Aosta in capo a Sorbara, Prettico e Raso oltre a 35mila euro in capo a Giachino
  • 200mila euro a favore del Comune di Saint-Pierre, in capo a Carcea e Raso oltre ad altri 50mila in capo a Prettico e Giachino
  • 50mila euro a favore dell’Associazione Libera, in solido fra tutto gli imputati

Gli imputati, in solido tra loro, sono stati condannati al pagamento, a favore di ciascuna parte civile costituita, di 10mila euro per il compenso dei loro legali. I risarcimenti sono immediatamente eseguibili.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Contestualmente è anche stata emessa un’ordinanza, sulla base della quale la sentenza è sospesa e gli imputati restano nella situazione attuale (arresti domiciliari o carcerazione) per il termine di 90 giorni, in attesa della presentazione di eventuali ricorsi in appello.

I commenti

Non ha voluto commentare la Direzione distrettuale Antimafia e, all’uscita dal Tribunale, il sostituto procuratore Castellani si è limitato a dire «La sentenza è quella che è».

L’avvocato Giulio Calosso, legale di Monica Carcea, ha commentato: «Con la condanna della signora Carcea è stata confermata la fondatezza della tesi accusatoria e quindi la sussistenza delle prove. È stato riconosciuto un risarcimento, in solido con Antonio Raso, di 200mila euro. Non c’è altro da dire, credo, in questo momento».

No comment anche da parte degli avvocati Pasquale Siciliano e Ascanio Donadio (per Antonio Raso); Claudio Soro (per Alessandro Giachino) e Nilo Rebecchi (per Nicola Prettico).

Indignate le difese di Marco Sorbara. L’avvocato Raffaele Della Valle ha affermato: «Siamo di fronte a una giustizia che marcia a fari spenti. Questa giustizia non riesce più a trovare la luce, i colori, dominata dal sospetto, alimentata dalla cultura dell’inquisizione. Io credo che, andando avanti così, gli avvocati non possano più lavorare, perché condannare Sorbara a 10 anni sul nulla assoluto è una cosa che devo accettare ma proporremo l’appello. Andremo in Cassazione, andremo a Strasburgo. Questa, comunque, è una cosa inaccettabile:non c’è un elemento concreto che possa giustificare questa sentenza, peraltro emessa alla vigilia delle elezioni. Sono indignato perché è in pericolo la democrazia, perché se facciamo un processo pubblico, in dibattimento, e i nostri testimoni vengono annullati dicendo che sono falsi, chiudiamo i Tribunali!».

L’avvocato Corrado Bellora ha aggiunta. «Secondo noi questa è una sentenza ingiusta e sbagliata e quindi sarà oggetto di appello. Le sentenze si discutono in appello, non si discutono quando, oltretutto, non si conosce neanche la motivazione».

Sandro Sorbara, che di Marco è legale oltreché fratello, ha detto: «È una sentenza basata sul nulla, scandalosa. Oggi non abbiamo ancora capito quali sarebbero le contestazioni a carico di mio fratello. Abbiamo smontato l’unico elemento della Procura, la questione Fazzari. Che invece era una semplice questione civilistica della fine di un rapporto fra due persone.

Il presidente di Libera Valle d’Aosta, Donatella Corti, ha commentato: «Il nostro dossier del 2012 diceva le stesse cose che il pm ha riportato all’interno della sua requisitoria e quindi è stato un confermare quello che era già stato detto».
Libera utilizzerà «la somma riconosciuta a titolo di provvisionale, qualora effettivamente liquidata, per realizzare progetti specificamente dedicati al territorio ed in particolare finalizzati all’affermazione della cultura della legalità e della responsabilità nelle scuole e ancora un progetto sarà rivolto al mondo delle professioni e verterà sulla tematica dell’Etica delle Professioni ed Etica della Politica».

Pubblicato / aggiornato il 30/09/2024 alle 15:09
Categoria: Cronaca / Video