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Bilancio sociale 2025 della Procura di Aosta

Bilancio sociale 2025 della Procura di Aosta (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi durante la presentazione del Bilancio sociale 2025 insieme a Cristina Marta, responsabile della sua Segreteria

La Procura di Aosta lancia l’allarme: «siamo quasi al collasso» sul fronte del personale amministrativo, mentre i reati crescono del 16% e si abbassa in modo preoccupante l’età di chi li commette.
Nel presentare il Bilancio di responsabilità sociale 2025, nella mattinata di lunedì 2 febbraio 2026, il sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi, responsabile della comunicazione, ha descritto un ufficio che continua a garantire tempi medi d’indagine molto rapidi (41 giorni per definire un fascicolo a carico di noti) ma con margini sempre più ridotti e il rischio concreto di rallentamenti su indagini, certificati e servizi alla cittadinanza.

Personale amministrativo al minimo storico

La pianta organica della Procura prevede 30 dipendenti amministrativi; al 31 dicembre 2025 quelli effettivamente in servizio erano 12 (scopertura del 60%), senza direttore amministrativo e con un’unità distaccata al Tribunale di Torino. Dal 5 gennaio 2026, l’unica cancelliere esperto è andata in pensione e altri pensionamenti sono previsti entro l’anno, mentre un dipendente è assente per malattia: «di fatto – ha spiegato D’Ambrosi – nel corso del 2026 l’organico reale si aggirerà sulle nove unità».

A fronte di cinque pubblici ministeri togati (procuratore compreso, in servizio dal 14 maggio 2025 e in attesa a giugno della nuova collega che sostituirà Giovanni Roteglia, trasferitosi a Milano il 9 gennaio scorso), questo squilibrio rischia di bloccare l’ufficio: meno cancellieri e assistenti significa meno capacità di registrare atti, spedire deleghe, istruire fascicoli e dare seguito alle indagini della polizia giudiziaria. L’impatto non riguarda solo il penale: D’Ambrosi ha avvertito che anche i certificati del casellario e dei carichi pendenti, necessari per concorsi, elezioni, assunzioni, subiranno inevitabili ritardi, perché «la coperta è corta» e «se si hanno nove dipendenti per circa 120mila abitanti, ogni persona addetta al servizio copre 14mila residenti: un rapporto che non può reggere».

L’effetto APP: più tempi e più rischi

Accanto al nodo del personale, il Bilancio 2025 punta il dito sull’introduzione dell’applicativo ministeriale APP per il processo penale telematico, che invece di velocizzare il lavoro lo sta rallentando. “Con APP la tempistica per la trattazione dei singoli procedimenti è notevolmente aumentata”, si legge nel documento ma in molti casi non è possibile inserire correttamente i dati e formulare le richieste del pubblico ministero, con criticità acute nei procedimenti con arrestati o fermi, dove ogni ora conta.
Le stesse difficoltà si riflettono sui procedimenti del cosiddetto “codice rosso”, per i quali la legge impone corsie preferenziali ma l’applicativo rischia di creare colli di bottiglia. La Procura segnala che lentezze e malfunzionamenti «possono comportare il serio rischio di non garantire adeguate tutele alle persone offese», proprio in un ambito, quello della violenza di genere e domestica, che richiede risposte immediate. Per il 2026, l’obiettivo dichiarato è riuscire a utilizzare APP in modo pieno «mantenendo gli standard qualitativi» raggiunti finora, ma la condizione è un rafforzamento delle risorse e della formazione informatica.

Più reati e autori sempre più giovani

Sul fronte della realtà geo‑criminale, il Bilancio 2025 registra un aumento complessivo dei reati denunciati in Valle d’Aosta: 3.915 delitti tra gennaio e dicembre 2025, contro i 3.378 del 2024, pari a un +15,9% (D’Ambrosi ha arrotondato al 16%). L’elemento che più preoccupa il magistrato è però l’età degli autori: «parliamo di giovani donne e giovani uomini che sono da poco diventati maggiorenni o comunque nella fascia 18‑25 anni», spesso coinvolti in furti, rapine e reati di droga.

La criminalità predatoria mostra furti in aumento di circa il 10% (da 799 a 878 casi), ricettazioni +44,4% (da 9 a 13), estorsioni più che raddoppiate (+111,8%, da 17 a 36, nella maggior parte di tipo informatico), mentre le rapine calano del 13% (da 23 a 20).
In forte crescita anche le truffe e frodi informatiche, che passano da 671 a 817 episodi (+21,8%), e i delitti informatici in senso stretto (accessi abusivi, intrusioni, ecc.), saliti da 51 a 68 casi (+33,3%). Per Manlio D’Ambrosi questi numeri indicano «una nuova fase dell’attività criminale», che non si limita più al furto tradizionale ma sfrutta dati e strumenti digitali: dall’uso indebito di carte di credito alle manomissioni di conti correnti online.

Le 'torte' con le percentuali dei profili della realtà geocriminale in Valle d'Aosta nel 2025
Le ‘torte’ con le percentuali dei profili della realtà geocriminale in Valle d’Aosta nel 2025

Codice rosso: +6% di procedimenti ma meno violazioni del divieto di avvicinamento

I reati rientranti nel perimetro del “codice rosso” fanno segnare un incremento di circa il 6% nel 2025. In particolare, le denunce per violenza sessuale salgono da 18 a 29 (+61,1%), mentre crescono anche gli episodi di atti sessuali con minorenne e corruzione di minorenne, sebbene su numeri assoluti contenuti.

D’Ambrosi ha però segnalato due dati in controtendenza, un lieve calo delle violenze sessuali considerate nel loro complesso “codice rosso” rispetto ad alcune serie storiche interne e la diminuzione delle violazioni del divieto di avvicinamento, passate da 19 a 14, letta come possibile segnale che la misura cautelare sta funzionando e contiene la reiterazione delle condotte persecutorie.
La Procura ha sottolineato comunque l’esigenza di rafforzare la prevenzione, in particolare nelle scuole e attraverso il Tavolo permanente su violenza e comunità familiare, che coordina forze dell’ordine, servizi sociali, sanità e mondo educativo.

Produttività ancora alta ma in calo

Nonostante le difficoltà, gli indicatori di performance dell’ufficio restano elevati. Nel 2025 la Procura ha definito 4.377 procedimenti penali tra noti, ignoti, giudice di pace e atti non costituenti reato, a fronte di 4.509 sopravvenuti, con un indice di ricambio del 97,07% (era al 100% nel 2024) e un indice di smaltimento del 90,32% (contro il 92,85% dell’anno precedente).

Il “disposition time” complessivo, il tempo teorico per esaurire il carico pendente, è di 39 giorni, mentre per i procedimenti a carico di persone note la durata media effettiva è di 41 giorni, «coerente con l’obiettivo di non lasciare per troppo tempo una persona nella condizione di indagato», come ha rimarcato D’Ambrosi. Proprio questa tenuta, ottenuta con un organico ridotto, rende però evidente la fragilità del sistema: ogni ulteriore uscita di personale rischia di far saltare gli equilibri.

Manlio D’Ambrosi, sostituto procuratore responsabile della comunicazione della Procura di Aosta
Manlio D’Ambrosi, sostituto procuratore responsabile della comunicazione della Procura di Aosta

Referendum sulla magistratura e caso “Report”

Nella parte finale dell’incontro, al di là dei numeri di bilancio, il sostituto procuratore ha affrontato anche due temi di attualità nazionale.

Sul prossimo referendum che investe l’assetto della magistratura, Manlio D’Ambrosi ha osservato che, al di là del dibattito politico, gli eventuali esiti difficilmente produrranno cambiamenti immediati nell’organizzazione quotidiana degli uffici giudiziari: le competenze della Procura di Aosta, i carichi di lavoro e le esigenze di personale rimarranno sostanzialmente invariati, mentre eventuali riforme ordinamentali richiederebbero tempi lunghi di attuazione.

Quanto al recente servizio della trasmissione di inchiesta “Report” che ha ipotizzato il rischio di attività di spionaggio ai danni di magistrati italiani, il magistrato ha richiamato l’attenzione sulla necessità di proteggere i sistemi informatici giudiziari e i dati sensibili gestiti dagli uffici, ricordando che la Procura di Aosta sta investendo sull’aggiornamento dei pacchetti info‑telematici proprio per garantire sicurezza, tracciabilità degli accessi e rispetto delle regole europee sulla protezione dei dati.

“Stanze vuote” e più pm che amministrativi

Chiudendo la presentazione, D’Ambrosi ha usato l’immagine delle «stanze vuote» per descrivere la situazione attuale: uffici pieni di fascicoli e computer, ma con scrivanie senza personale, mentre in organico la componente togata è ormai completa. Il paradosso, ha sottolineato, è che ad Aosta si rischia di avere «più procuratori che dipendenti amministrativi», un modello insostenibile per un presidio di giustizia che deve rispondere a 120mila abitanti, a migliaia di certificati l’anno e a un numero di reati in costante crescita.

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Pubblicato / aggiornato il 02/02/2026 alle 12:55
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Categoria: Cronaca