La Cgil ha presentato due proposte di legge di iniziativa popolare dedicate alla sanità pubblica e agli appalti, con l’obiettivo di contrastare il peggioramento delle condizioni di lavoro, la precarizzazione e il progressivo indebolimento dei servizi pubblici essenziali.
Tra venerdì 15 e giovedì 16 maggio 2026 , in tutta Italia e anche in Valle d’Aosta, si sono svolte iniziative di presentazione delle proposte di legge e inizierà la raccolta firme.
Sanità pubblica: più risorse, meno disuguaglianze. La proposta sulla salute mira a rilanciare il Servizio sanitario nazionale, oggi segnato da carenza di personale, liste d’attesa sempre più lunghe e forti differenze territoriali nell’accesso alle cure. I punti centrali della proposta sono:
- Più investimenti nella sanità pubblica: la Cgil chiede di portare il finanziamento del Ssn almeno al 7,5% del Pil, destinando le nuove risorse esclusivamente al rafforzamento delle strutture pubbliche e dei servizi territoriali.
- Valorizzazione del personale sanitario: si propone il superamento del tetto alla spesa per il personale, per assumere medici, infermieri e operatori sociosanitari e migliorare le condizioni di lavoro di chi garantisce ogni giorno assistenza e cura.
- Riduzione delle liste d’attesa: secondo la proposta, il problema non può essere affrontato con misure emergenziali, ma attraverso un rafforzamento strutturale del sistema pubblico e della presa in carico dei pazienti, soprattutto cronici e fragili.
- Sanità territoriale e assistenza domiciliare: la proposta punta a rafforzare Case e Ospedali di comunità, distretti socio-sanitari e servizi domiciliari, in particolare per anziani e persone non autosufficienti.
- Difesa della sanità universale: la Cgil esprime preoccupazione per la crescita della sanità privata e integrativa e ribadisce che il diritto alla salute non deve dipendere dal reddito o dalla possibilità di pagare prestazioni private.
Appalti: basta lavoro povero e insicuro. La seconda proposta interviene sul sistema di appalti e subappalti, dove spesso si concentrano bassi salari, precarietà, ricatti occupazionali e maggior rischio di infortuni. Gli obiettivi principali della proposta sono:
- Stesso lavoro, stessi diritti: chi lavora in appalto o subappalto svolgendo attività centrali per l’azienda committente deve avere lo stesso salario, le stesse tutele e lo stesso contratto applicato ai dipendenti diretti.
- Contrasto alle false partite IVA: la proposta punta a impedire che lavoratori formalmente autonomi vengano utilizzati per abbassare salari e diritti rispetto ai lavoratori subordinati.
- Più sicurezza sul lavoro: si rafforza la responsabilità delle aziende committenti in materia di salute e sicurezza, soprattutto nei settori più esposti agli infortuni e agli incidenti mortali.
- Limiti ai subappalti: nei comparti più a rischio si propone di limitare o vietare le catene di subappalto, spesso utilizzate per scaricare costi e responsabilità sui lavoratori più deboli.
- Più controlli e trasparenza: lavoratori e sindacati dovranno poter conoscere condizioni, contratti e modalità di gestione degli appalti, per prevenire abusi e dumping contrattuale.
- Assunzione diretta negli appalti illeciti: nei casi di appalti fittizi o irregolari, la proposta prevede l’assunzione automatica del lavoratore da parte dell’azienda committente. Con queste due proposte di legge, la Cgil intende aprire una grande mobilitazione sociale e democratica per difendere il diritto alla salute, la dignità del lavoro e la sicurezza nei luoghi di lavoro.



Il commento della Regione autonoma Valle d’Aosta
Giovedì 14 maggio 2026, l’Assessorato alla Sanità della Regione autonoma Valle d’Aosta ha preso spunto dall’iniziativa di Cgil per fornire alcuni elementi di contesto relativi alla Valle d’Aosta.
L’Assessorato si è soffermato, tra i punti centrali enunciati, sulla richiesta diretta al Governo nazionale di aumentare gli investimenti nella sanità pubblica, elevando il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale almeno al 7,5% del Pil.
La Regione autonoma Valle d’Aosta autofinanzia il Servizio Sanitario con fondi propri, garantendo di fatto il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza del nostro servizio sanitario oltre quanto risulterebbe possibile utilizzando i fondi trasferiti dallo Stato sulla base del riparto nazionale. Prendendo in riferimento i dati del 2025, l’ipotetico riparto nazionale del Fondo Sanitario Nazionale per la Valle d’Aosta sarebbe ammontato a circa 275 milioni di euro, mentre la Regione ha finanziato i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con oltre 350 milioni di euro (quindi con fondi propri superiori di oltre il 25%: pari a 75 milioni di euro). Il bilancio di previsione 2026 stanzia per la “Tutela della salute” della comunità valdostana 418 milioni di euro. Vi è dunque un rapporto tra PIL e stanziato pari già all’8,19%, già oltre le attuali proposte di legge nazionali.
La presentazione ufficiale della raccolta firme
Nella giornata di venerdì 22 maggio 2026 le due proposte di legge sono state illustrate nel dettaglio dai componenti della Segreteria regionale della Cgil Valle d’Aosta, che hanno collegato la raccolta firme su sanità ed appalti al percorso già avviato con i referendum su lavoro e giustizia: «questa è una tappa di un cammino che parte da lontano – ha ricordato il segretario regionale della Fiom Cgil, Fabrizio Graziola – abbiamo fatto i referendum sul lavoro, poi quelli sulla giustizia, oggi arriviamo a due proposte di legge di iniziativa popolare su sanità e appalti, con l’obiettivo di depositarle in Parlamento superando abbondantemente le 50mila firme richieste».
Sulla proposta dedicata alla salute è intervenuto Igor De Belli, segretario regionale della Funzione Pubblica Cgil, che ha insistito sul nodo del sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale: «dal 2012 in poi – ha spiegato – il rapporto tra Fondo sanitario nazionale e Pil è sceso progressivamente, fino a precipitare attorno al 6%, nonostante la pandemia abbia dimostrato quanto sia strategico investire sulla sanità pubblica».
La richiesta della Cgil è di arrivare gradualmente a un finanziamento pari almeno al 7,5 per cento del Pil, destinando le nuove risorse al potenziamento dei servizi pubblici e del personale: «più risorse servono prima di tutto a valorizzare chi lavora nella sanità – ha sottolineato De Belli – interrompendo quel circuito vizioso di tagli alla spesa pubblica che ha colpito in modo particolare il personale, con organici insufficienti negli ospedali, sul territorio e nella prevenzione».
Il segretario della FP Cgil ha quindi portato i numeri valdostani: «in Valle d’Aosta abbiamo un medico di medicina generale ogni 1.500 abitanti, quando il fabbisogno e gli studi indicano che il limite sarebbe quello di circa 1.200 cittadini per medico. Questo si traduce in una minore capacità di dare risposta immediata ai bisogni di salute delle persone».
Alle carenze dei medici di famiglia si aggiungono, secondo De Belli, «43 unità mancanti nella continuità assistenziale e una cinquantina di infermieri in meno sul territorio», mentre le strutture finanziate anche con il Pnrr «vanno riempite di personale pubblico, altrimenti restano scatole vuote».

«Oggi circa il dieci per cento dei cittadini, in Italia e anche in Valle d’Aosta, rinuncia a curarsi per motivi economici – ha aggiunto – e questo per noi è inaccettabile. Rafforzare il Ssn e l’assistenza territoriale serve a garantire i Lea e a ridurre le diseguaglianze». Le risorse, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbero arrivare da una lotta più incisiva all’evasione fiscale, da una razionalizzazione della spesa farmaceutica e dalla progressiva eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente.
Il pacchetto di norme sugli appalti è stato illustrato da Gabriele Matterana, segretario regionale della Filcams Cgil: «se uno fa un lavoro di un certo tipo deve avere lo stesso diritto di retribuzione, di contributi e di sicurezza di un lavoratore assunto direttamente: è il senso del nostro “stesso lavoro, stessi diritti”», ha riassunto.
La proposta prevede che il lavoratore in appalto o subappalto, impiegato per attività tipiche del ciclo produttivo del committente, abbia le stesse tutele economiche e normative e lo stesso inquadramento di un dipendente dell’azienda madre: «dopo i fatti drammatici di Brandizzo, Firenze, Bologna e Palermo – ha ricordato Matterana – siamo già riusciti a ottenere, con uno sciopero generale di Cgil e Uil, l’introduzione del comma 1-bis all’articolo 29 del decreto 276. Ora vogliamo completare quel percorso».
Il nuovo comma 1-bis dell’articolo 29 del decreto 276/2003 obbliga a riconoscere ai lavoratori in appalto e subappalto il trattamento previsto dal contratto collettivo più rappresentativo del settore in cui operano, impedendo di scegliere contratti al ribasso non coerenti con l’attività svolta.
Un capitolo specifico riguarda i lavoratori autonomi impiegati negli appalti: «sempre più spesso – ha spiegato il segretario regionale Filcams Cgil – attività centrali vengono svolte da giovani con partita Iva, pagati meno di un subordinato. Chiediamo un vero “equo compenso”, cioè che a parità di lavoro corrispondano le stesse tutele e lo stesso costo del lavoro, indipendentemente dal tipo di contratto».
La Cgil propone inoltre di estendere agli appalti privati la responsabilità del committente su salute e sicurezza che oggi vale per quelli pubblici: «il committente deve verificare quanta manodopera serve e in quali tempi è realistico svolgere l’opera, e rispondere se succedono incidenti perché si è risparmiato sui lavoratori», ha aggiunto Gabriele Matterana, indicando anche il rafforzamento della responsabilità solidale su salari e contratti applicati, con un indennizzo fino a 24 mensilità nei casi di appalto illecito bandito da una pubblica amministrazione.
A tirare le fila è stata Cristina Marchiaro alla guida della Segreteria regionale della Filt Cgil, che ha messo in relazione i due testi: «sanità e appalti sembrano temi lontani, ma hanno una radice comune: la dignità delle persone – ha ribadito – parliamo della dignità di chi vuole curarsi e oggi è costretto ad aspettare mesi per una visita o a rinunciarvi perché non può permettersi il privato, e della dignità di chi lavora negli appalti, dove troppo spesso troviamo salari bassi, precarietà, sicurezza sacrificata e lavoratori trattati come numeri».
Per Marchiaro, le due proposte non sono solo un intervento tecnico: «questa battaglia riguarda il modello di società che vogliamo costruire: una società in cui il lavoro sia sicuro e rispettato, in cui la cura della persona non sia un mercato e in cui nessuno venga lasciato indietro».

Sul piano organizzativo, la sindacalista ha confermato che in Valle d’Aosta la raccolta firme proseguirà per tutta l’estate: «abbiamo chiesto di essere presenti ogni martedì al mercato di Aosta con un banchetto per la raccolta cartacea e faremo volantinaggi in diversi quartieri della città – ha spiegato – chi ha lo Spid può firmare anche online tramite qr code: per chi non è pratico con il telefono ci saremo noi, perché vogliamo che partecipare sia davvero alla portata di tutte e tutti».
Secondo Cristina Marchiaro, il traguardo delle 50mila firme è già stato superato a livello nazionale nei primi giorni di campagna, ma l’obiettivo è «andare oltre». «Vogliamo che la politica senta forte la voce delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, delle cittadine e dei cittadini – ha concluso – che chiedono più sanità pubblica e meno lavoro povero e insicuro negli appalti».