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Vince il sì al referendum confermativo per la riforma della legge elettorale regionale

Vince il sì al referendum confermativo per la riforma della legge elettorale regionale (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Uno dei fogli per la raccolta delle firme per chiedere il referendum confermativo sulla nuova legge elettorale regionale

Rete Civica ed Europa Verde hanno annunciato, giovedì 6 marzo 2025, l’avvio della raccolta firme per chiedere un referendum confermativo sulla modifica alla legge elettorale regionale approvata dal Consiglio Valle il 27 febbraio 2025. La proposta mira a consentire ai cittadini valdostani di esprimersi sulla validità della nuova normativa.

Secondo Rete Civica, la legge approvata da 19 consiglieri regionali non rappresenterebbe una vera riforma del sistema elettorale ma un intervento parziale e tardivo, che non affronta le criticità di stabilità del governo regionale. In particolare, è contestata la reintroduzione delle tre preferenze, considerata un passo indietro rispetto alla scelta fatta nel 2019 di limitare il numero di preferenze a una, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno delle cordate elettorali.

Un ulteriore elemento di critica riguarda l’equilibrio di genere. La legge prevede infatti che solo in caso di tre preferenze una debba riguardare un candidato di genere diverso. Secondo i promotori del referendum, questa disposizione non garantirebbe un’effettiva parità, diversamente da quanto accade con il sistema della doppia preferenza di genere adottato in altre regioni italiane.

Rete Civica sottolinea inoltre che la legge è stata approvata oltre i termini utili per modificare le modalità di voto delle elezioni regionali previste per la fine di settembre 2025. In caso di richiesta di referendum confermativo, la legge non potrebbe entrare in vigore in tempo per le prossime consultazioni.

Chiara Minelli, consigliere regionale di Rete Civica (nel gruppo Progetto civico progressista), ha espresso voto contrario alla legge in Consiglio regionale, e ribadisce ora l’impegno a sostenere il referendum con la raccolta firme e ulteriori iniziative pubbliche.

Il referendum confermativo è previsto dallo Statuto Speciale per la Valle d’Aosta e consente ai cittadini di esprimersi sulle leggi “statutarie”, quelle che riguardano la forma di governo e il sistema elettorale della Regione autonoma. Pur disciplinato da una legge del 2002, questo strumento non è mai stato utilizzato in Valle d’Aosta.

Rete Civica ed Europa Verde ritengono che sia giunto il momento di attivare questa forma di partecipazione, dando agli elettori la possibilità di conoscere e valutare il contenuto della nuova legge elettorale e di decidere se confermarla o respingerla. Trattandosi di un referendum popolare, non è previsto alcun quorum di partecipazione: l’esito sarà valido indipendentemente dal numero di votanti.

I promotori sottolineano infine che l’attivazione di questo strumento di democrazia diretta rappresenterebbe un’opportunità importante per rafforzare il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte istituzionali, favorendo un dibattito pubblico informato sulle regole del sistema elettorale regionale.

Il cartello per la raccolta delle firme per chiedere il referendum confermativo sulla nuova legge elettorale regionale
Il cartello per la raccolta delle firme per chiedere il referendum confermativo sulla nuova legge elettorale regionale

Anche Fratelli d’Italia (che, per primo, aveva annunciato l’intenzione di procedere con la richiesta di referendum confermativo) conferma la propria volontà pur specificando che sono in corso approfondimenti tecnici. Il coordinatore regionale Alberto Zucchi ci ha dichiarato che l’obiettivo è chiarire con certezza se la richiesta di referendum comporti l’applicazione della precedente legge elettorale per le elezioni regionali del 2025 o se si dovrà attendere l’esito del referendum, eventualmente fissato per il 10 agosto 2025.

Zucchi ha attribuito la responsabilità della situazione a Réunion Valdôtaine, accusando il movimento di aver agito “fuori tempo massimo” per imporre una riforma che, secondo Fratelli d’Italia, non introduce elementi di stabilità ma reintroduce il meccanismo delle cordate, funzionale solo a esigenze interne di composizione delle liste elettorali.

Valle d’Aosta Aperta ha commentato in una nota: «La posizione sulla legge elettorale di Rete Civica e dei Verdi è vergognosa e, ancora una volta, viene in soccorso di Fratelli d’Italia. Ora si vedrà se questo sostegno avverrà raccogliendo le firme in solitaria o con l’estrema destra o se la Consigliera Minelli firmerà con i leghisti. 
La preferenza unica è la mortificazione della democrazia, serve solo a rafforzare il potere, già fuori controllo, dei Consiglieri regionali in carica. Contro il controllo del voto c’è già lo scrutinio centralizzato. Contro le mafie, che comunque continuano a prosperare anche in Valle, serve una rivoluzione culturale e un reale ricambio della classe dirigente.
Le tre preferenze sono un timido e insufficiente passo in avanti verso la parità di genere, ma è una proposta comunque migliore dell’attuale sistema. Svilire uno strumento di partecipazione molto importante per chiedere ai valdostani se vogliono le tre preferenze di cui una di genere o il ritorno alla preferenza unica è pericoloso. Rete Civica e i Verdi hanno deciso di sostenere questa posizione continuando a parlare “di una vera riforma per dare stabilità al sistema di governo regionale” che preveda l’elezione diretta del Presidente della Regione, con un sistema maggioritario, che solo loro e Fratelli d’Italia continuano a volere. 
L’Union e il PD hanno dimostrato ancora una volta di non saper governare, portando al voto l’ennesima legge con arroganza e mancanza di confronto, ma questo sistema non si sconfigge con la medesima arroganza, ma solo attraverso il confronto democratico
».

Nasce Cre Aosta (Comitato promotore del referendum)

Lunedì 17 marzo 2025, Walter Musso, Gabriella Poliani e Flavia Giulia Varetti hanno ufficialmente avviato l’iter per la raccolta firme necessaria a richiedere un referendum confermativo sulla modifica della legge elettorale regionale, costituendo un Comitato promotore (Cre Aosta).

Secondo i promotori, la riforma approvata dal Consiglio regionale non rappresenta una soluzione efficace ai problemi di stabilità governativa, pur essendo stata annunciata per anni come un intervento organico e risolutivo.

Lo Statuto speciale per la Valle d’Aosta prevede che, in caso di approvazione di una legge statutaria con un consenso limitato, i cittadini possano esprimersi tramite referendum confermativo. Per avviare la consultazione popolare, è necessaria la sottoscrizione di almeno 2.117 elettori valdostani, con firme autenticate e certificate.

I moduli per la raccolta firme saranno disponibili dal 20 marzo e saranno attivati i primi punti informativi e di raccolta pubblica. Una volta raccolte e consegnate le firme, spetterà al presidente della Regione indire ufficialmente il referendum.

Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto un quorum di partecipazione: l’esito sarà valido qualunque sia l’affluenza ai seggi. Si tratterà del primo referendum confermativo nella storia della Valle d’Aosta, un’occasione importante per garantire il coinvolgimento diretto dei cittadini nelle decisioni sul sistema elettorale regionale.

Massimiliano Kratter di Europa Verde, Gabriella Poliani del comitato promotore del referendum, Loredana De Rosa di Potere al Popolo, Elio Riccarand ed Eugenio Torrione di Rete Civica
Massimiliano Kratter di Europa Verde, Gabriella Poliani del comitato promotore del referendum, Loredana De Rosa di Potere al Popolo, Elio Riccarand ed Eugenio Torrione di Rete Civica

Le precisazioni di Rete Civica

Rete Civica, nel corso di una conferenza stampa, mercoledì 19 marzo 2025, ha annunciato i primi quattro punti di raccolta firme, ad Aosta, che si terranno venerdì 21 marzo, dalle ore 17 alle 19 in via Aubert, all’altezza della Biblioteca regionale, sabato 22, dalle ore 15 alle 19, in place de franchises, venerdì 28, dalle ore 17 alle 19, in piazza Porta Prætoria e sabato 29, dalle 15 alle 19, nuovamente in place des franchises.
L’obiettivo è di raccogliere le 2.117 firme necessarie per far indire il referendum: «nemmeno i più illustri giuristi potranno negarci, nel caso in cui raccoglieremo le firme, di poter esprimere la nostra la nostra opinione su questa modifica della legge elettorale – ha evidenziato Gabriella Poliani del Comitato promotore del referendum – tra l’altro non è richiesto il quorum, per cui sarà la responsabilità dei cittadini che andranno a votare determinare l’approvazione o meno della legge che hanno hanno approvato. Le forze che sono in campo sono numerose quindi la raccolta delle firme necessarie non dovrebbe essere un obiettivo irraggiungibile, anche se è abbastanza importante che i cittadini sappiano che possono firmare una sola volta, anche se saranno diversi i soggetti che li chiameranno a sottoscrivere questa questa richiesta. Siccome le firme poi confluiranno in un unico pacco che consegneremo in Consiglio Valle basta una firma che, una volta data, vale per tutti».
«Il fatto di tornare indietro alle tre preferenze non consente ai cittadini la libertà di scelta rispetto al voto – ha aggiunto Loredana De Rosa di Potere al Popolo – noi vogliamo un voto più trasparente, meno inquinato e che possibilmente sia il più libero possibile, un voto più consapevole rispetto ai programmi, per non dover rispondere agli appuntamenti elettorali per conoscenze personali o per cordate».

Per Elio Riccarand «questa non è solo una battaglia politica ma anche culturale. Tutti gli elettori devono sapere che la questione delle tre preferenze è una anomalia tutta valdostana. Nel 1991, con il referendum nazionale che riguardava le elezioni politiche il 97% dei valdostani si espresse per la preferenza unica, contro le tre preferenze. Il Consiglio regionale ha tardato a recepire questa indicazione, lo ha fatto solo nel 2019 con quasi la totalità dell’aula ed adesso si torna indietro ad un sistema che non esiste nelle elezioni regionali in nessuno dei principali Paesi europei».

«Questo sistema delle pluri-preferenze non esiste più per una chiara scelta politica – ha continuato Elio Riccarand – per evitare l’inquinamento del voto e che ci sia una competizione all’interno delle stesse liste, come hanno verificato e denunciato gli studiosi di politica. Il passo avanti che bisognava fare era di affiancare alla preferenza unica la possibilità di una seconda di genere diverso, la cosiddetta “doppia di genere”, e non fare questa scelta è stato vergognoso, per cui dobbiamo assolutamente fare in modo che i cittadini si possono esprimere. Non è ammissibile che su una questione come questa che era in ballo da più legislature e che doveva essere una priorità sia arrivata con una leggina fuori tempo massimo, visto che se passerà il referendum non ci saranno più i tempi per approvare regolarmente la nuova normativa. I comizi elettorali devono essere indetti 60 giorni prima dell’ultima data possibile per le elezioni regionali, che è il 28 settembre e quindi non essendoci nessuna possibilità che i comizi vengano indetti prima dello svolgimento del referendum, si andrà a votare sulla base della vecchia legge. È stata una forzatura arrogante e stanno prendendo in giro tutta la cittadinanza dicendo che hanno fatto una riforma che però non non sarà neppure efficace».

Elio Riccarand ed Eugenio Torrione di Rete Civica
Elio Riccarand ed Eugenio Torrione di Rete Civica

«La presa in giro è rafforzata dal fatto che questa legge è stata spacciata come una modifica che permette di aumentare il voto e la presenza femminile in Consiglio Valle – ha ribadito Eugenio Torrione di Rete Civica – se si voleva veramente questo risultato non si metteva la regola delle tre preferenze ed il fatto che se si votano tre maschi o tre femmine l’ultimo voto viene annullato. Se fosse stata una cosa seria, si decideva che la scheda con tre voti di genere uguali venisse perlomeno annullata e quindi spacciare questa modifica come andare incontro alla presenza femminile in Consiglio regionale è una totale falsità, ennesima conferma che, purtroppo, il modo di muoversi della politica non aiuta le persone ad avvicinarsi. Sia comunque chiaro che noi proponiamo un referendum confermativo, per votare “no” e per impedire che questa legge diventi efficace. Riguardo le polemiche ottuse sul fatto che intorno a questo referendum ci sono forze politiche di espressione molto diversa, sia di sinistra sia di destra, non capisco quale sia il problema visto che la politica si fa sui contenuti, e se un’idea è giusta, lo è indipendentemente da chi lo propone. Purtroppo anche in Valle d’Aosta c’è chi fa politica solo sull’immagine lavorando su luoghi comuni e stereotipi».

Dopo aver ricordato le 3.363 firme raccolte nel 2023 per l’organizzazione di un referendum consultivo per la modifica della legge elettorale, Elio Riccarand ha insistito sul fatto di voler arrivare comunque al referendum confermativo: «noi abbiamo fatto la scelta che questa richiesta di referendum venga presentata dagli elettori perché non ci sembra un problema da gestire a livello di Palazzo ma che riguarda i cittadini – ha precisato – ne abbiamo discusso, ma anche con le altre forze politiche, perché questa non è una lotta all’interno del Consiglio Valle. Nel momento in cui ci saranno le firme non si sarà bisogno della firma di sette consiglieri regionali perché non avrebbe senso chiedere il referendum se non lo vogliono i cittadini. Comunque la nostra linea non prevede nessuna riserva e vogliamo andare al referendum, che sarebbe il primo in Valle d’Aosta su una materia di questo genere che riguarda le regole fondamentali della convivenza civile, per costruire un Consiglio regionale e per fare in modo che funzioni. Quando abbiamo presentato la richiesta di referendum consultivo ci hanno detto di “no” ed adesso il referendum confermativo se lo devono beccare, c’è poco da fare, perché qui in Valle d’Aosta esiste anche un problema di democrazia».

Forza Italia lascia libertà ai propri aderenti

«Noi non dobbiamo sottrarci da questo discorso – ha spiegato, giovedì 20 marzo, Emily Rini, segretario regionale di Forza Italia, alla quale abbiamo chiesto quale posizione avesse il movimento di centrodestra sulla questione – non abbiamo sostenuto questa modifica di legge che è tutto tranne che una riforma elettorale. Noi avevamo la nostra proposta, seria, che prevedeva cinque preferenze e l’elezione diretta del presidente della Regione, come accade nel resto d’Italia, dove non percepisco attacchi alla democrazia. Il colpevole di questa situazione, che non ci permette ancora di conoscere le regole con le quali si andrà al voto, è la maggioranza del Consiglio Valle, perché ha aspettato l’ultimo minuto per portare una riforma che è un taccone molto peggio del buco. Noi siamo favorevoli ad avere più preferenze, chi aveva insistito con la preferenza unica sono state le forze di sinistra e lo hanno recentemente ribadito, convinti della bontà di questa scelta. Ai nostri aderenti lasceremo assoluta libertà di voto qualora ci sia un referendum, visto che sarà legato solamente alla questione delle tre o della preferenza unica, dibattito che non riteniamo neanche aprire. Sinceramente abbiamo altre priorità, preferiamo andare sul territorio con i nostri gazebo a parlare di salute, sanità, liste d’attesa, trasporti e treni, senza imbarcarci nell’avventura di un referendum per fare un braccio di ferro con una maggioranza che ha già perso».

Emily Rini, segretario regionale di Forza Italia
Emily Rini, segretario regionale di Forza Italia

«Anche se non sappiamo ancora quali siano le regole della prossima tornata elettorale – ha quindi annunciato Emily Rini – noi siamo comunque pronti, la differenza non la fa la preferenza. Io non sarò candidata perché crediamo fortemente nel ricambio, abbiamo tante persone nuove che si affacciano alla politica insieme a chi già la rappresenta [i tre consiglieri regionali uscenti, n.d.r.], quindi esperienza e novità insieme per presentare al meglio le istanze che che ci vengono comunicate. Noi teniamo pronta la nostra proposta di legge di riforma che avevamo già presentato, e chiederemo ai nostri nuovi eletti, come primo atto della nuova consigliatura, di depositarla nuovamente, insieme alle altre tante proposte che partono dalla sanità e vanno fino ai trasporti, anche per rafforzare la nostra autonomia».

La Piazza di Schierarsi Aosta aderisce

La Piazza di Schierarsi Aosta, venerdì 21 marzo, ha annunciato la propria adesione al referendum confermativo. L’Associazione contesta con fermezza la reintroduzione delle tre preferenze, ritenendola un passo indietro che potrebbe favorire il controllo del voto e il rafforzamento di dinamiche opache.

L’associazione richiama l’attenzione sui rischi legati alla raccolta di pacchetti di voti, sottolineando come numerosi studi e indagini giudiziarie abbiano evidenziato il legame tra il sistema delle preferenze multiple e le strategie di infiltrazione delle organizzazioni criminali. La preoccupazione è che tale riforma possa esporre nuovamente la Valle d’Aosta a tentativi di condizionamento elettorale.

La Piazza di Schierarsi Aosta invita i cittadini a esprimersi attraverso il referendum, considerandolo uno strumento fondamentale per la tutela della democrazia. Per chi desidera approfondire il tema o partecipare attivamente alla raccolta firme, è stata organizzata una riunione giovedì 27 marzo alle 20.30 in Via Clavalité 43 ad Aosta.

Raccolte le prime mille firme

Martedì 8 aprile 2025, il Comitato promotore per la riforma elettorale (Cre) ha reso noto che, dopo tre settimane, sono state raccolte oltre mille firme e commenta: «Spiace constatare che da parte del Governo regionale non ci sia una parola chiara rispetto agli effetti del procedimento referendario sulle modalità di svolgimento delle elezioni regionali programmate per il 28 settembre 2025. È un elemento di confusione inaccettabile, confusione determinata dall’irresponsabile ritardo con cui la nuova legge elettorale è stata approvata dal Consiglio regionale.
È del tutto evidente, per ragioni di tempistica negli adempimenti previsti dalla legge, che il Referendum non si potrà svolgere prima dell’emanazione del Decreto del Presidente della Regione di indizione dei comizi elettorali che deve essere pubblicato almeno 60 giorni prima del 28 settembre, quindi prima della fine di luglio. Occorre quindi essere espliciti con la popolazione valdostana e affermare che le elezioni regionali si svolgeranno sulla base dell’attuale normativa come necessariamente evidenzierà il Decreto presidenziale.
Per quanto riguarda la data di svolgimento del referendum confermativo, visto che il suo esito non potrà comunque avere alcuna incidenza sulla normativa che disciplina le elezioni del 28 settembre, è del tutto evidente l’opportunità di chiarire fin d’ora che il referendum si svolgerà alle elezioni regionali e comunali del 28 settembre. Sarà un election day con un triplice voto: regionali, comunali e referendum. Occorre assolutamente evitare duplicazioni di date che determinerebbero una minore partecipazione degli elettori e comporterebbero costi organizzativi maggiori.
Una specifica lettera con queste considerazioni è stata inviata dal CRE al Presidente della Regione. Il Comitato promotore del referendum è infatti titolare di funzioni pubbliche statutariamente rilevanti e garantite, e in tale veste ha il diritto di sollecitare i chiarimenti necessari per una adeguata informazione a tutti i cittadini
».

La risposta della Regione ai quesiti tecnici del Cre

Il 18 aprile 2025, il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta ha risposto (parzialmente) ai quesiti posti dal Comitato organizzatore della raccolta firme. Parzialmente, perché non è stata data risposta sui tempi della data di indizione e svolgimento del Referendum.

Scrive il presidente: «Occorre anzitutto chiarire che, diversamente da quanto indicato nella Vostra nota, gli Uffici del Consiglio regionale hanno precisato di non aver espresso un parere, ma di aver trasmesso una nota, indirizzata ai capigruppo di minoranza, su loro richiesta, al Presidente del Consiglio regionale e al Presidente della I Commissione consiliare, contenente “indicazioni di carattere generale relative al vrocedimento legislativo. con particolare riguardo alle tempistiche per l’approvazione delle leggi statutarie, ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto speciale della Valle d’Aosta eper la loro entrata ni vigore”.
Gli Uffici del Consiglio regionale hanno anche tenuto a chiarire che la nota è stata inviata in una fase in cui non era ancora noto quale sarebbe stato l’effettivo contenuto della legge elettorale”, senza voler entrare nel merito “circa l’individuazione del quadro normativo concretamente applicabile al caso di specie”.
Ciò premesso e avuto riguardo alla questione sollevata da codesto Comitato promotore, si rileva che qualora il referendum venisse indetto, a seguito della regolare e valida raccolta del numero delle firme previsto dalla legge, e l’esito referendario confermasse la legge approvata dal Consiglio regionale, quest’ultima, una volta entrata in vigore, troverebbe applicazione in quanto normativa sopravvenuta di rango primario. Tale applicazione discende dal principio generale secondo cui le fasi procedimentali costituite da atti o da operazioni dotati di propria autonomia (nel caso di specie la votazione) devono essere regolate dalla legge vigente al momento della loro adozione o del loro svolgimento.
Il decreto di indizione dei comizi elettorali, emanato dal Presidente della Regione, ha, peraltro, valore meramente attuativo, con la sola funzione di fissare la data delle elezioni e quella della prima riunione del Consiglio regionale ai sensi dell’articolo 4 della 1r. 3/1993, senza poter incidere sull’applicazione di norme che, nel frattempo, siano state modificate o abrogate, né di determinarne l’ultrattività, anche dopo la loro modificazione o abrogazione
».

7 consiglieri presentano la richiesta di Referendum

Nel pomeriggio di venerdì 30 maggio 2025, i consiglieri Luca Distort, Raffaella Foudraz, Erik Lavy, Andrea Manfrin, Simone Perron, Paolo Sammaritani e Diego Lucianaz hanno presentato alla Presidenza del Consiglio la richiesta di sottoporre a referendum confermativo la legge regionale per la reintroduzione delle tre preferenze e della rappresentanza di genere per l’elezione del Consiglio Valle (modifiche alla lr n. 3/1993), approvata dall’Assemblea legislativa il 27 febbraio scorso.

Trattandosi di una legge statutaria, prevista dall’articolo 15 dello Statuto speciale per la Valle d’Aosta e approvata a maggioranza assoluta dei Consiglieri, la richiesta di referendum poteva essere avanzata, entro tre mesi dalla sua pubblicazione avvenuta sul Bollettino ufficiale della Regione del 4 marzo 2025, da almeno un cinquantesimo degli elettori (pari a 2.117 cittadini) oppure da almeno un quinto dei Consiglieri regionali (7 su 35), secondo quanto previsto dalla legge regionale n. 4/2002.

Della richiesta di referendum è stata data immediata comunicazione da parte del pegretario generale del Consiglio al presidente del Consiglio Valle e al presidente della Regione. Quest’ultimo dovrà darne notizia entro cinque giorni nel Bollettino ufficiale della Regione e procedere, decorso il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge regionale sul Bur, all’indizione del referendum con apposito decreto.

Ai sensi dell’articolo 13, comma 2, della lr n. 4/2002, il referendum dovrà svolgersi in una domenica compresa tra il 60° e il 90° giorno successivo alla pubblicazione del decreto sul Bur.

Se dal referendum risulterà una maggioranza favorevole, la legge sarà promulgata. In caso contrario, la legge decadrà. Per questa tipologia di referendum non è previsto un quorum minimo di votanti.

Depositate 2.273 firme

I delegati del Comitato per la riforma elettorale hanno depositato, martedì 3 giugno 2025, le firme di 2.273 cittadini valdostani per chiedere la consultazione popolare.

Ora gli uffici del Consiglio Valle procederanno comunque alla verifica della regolarità delle firme, della loro autenticazione e dei certificati di iscrizione nelle liste elettorali. Entro dieci giorni, l’Ufficio di Presidenza dovrà attestare la legittimità della richiesta.

La richiesta di referendum produce tre effetti:

  • la legge approvata il 27 febbraio da 19 consiglieri regionali non può essere promulgata, non entra in vigore e non può avere effetto. Per la sua eventuale promulgazione ed entrata in vigore bisognerà attendere lo svolgimento e l’esito del referendum;
  • l’esito del referendum non ci sarà prima dell’emanazione del Decreto del Presidente della Regione di convocazione dei comizi elettorali per il voto del 28-29 settembre. Tale Decreto deve infatti essere emanato entro la fine di luglio;
  • le regole di tutto il procedimento elettorale, che saranno definite dal Decreto di fine luglio, si baseranno sulla legge attualmente in vigore e quindi le elezioni regionali di fine settembre si svolgeranno con la preferenza unica.

Rispetto alla data di svolgimento del referendum, il Presidente della Regione ha trenta giorni di tempo per decidere e dovrà poi fissare la data non prima di sessanta giorni e non più di novanta giorni dal momento della decisione. In pratica questo significa che l’arco di tempo per collocare il referendum popolare può andare dalla metà di agosto alla metà di ottobre. È una scelta politica, che deve essere guidata anzitutto dal principio di favorire la più ampia partecipazione. Non ci sono automatismi temporali ma una forbice entro la quale è responsabilità precisa del Presidente di operare una scelta motivata.

Il Cre chiede che il Referendum avvenga contestualmente all’election day del 28-29 settembre, cosa che favorirebbe una più ampia partecipazione e permetterebbe un contenimento dei costi di organizzazione della consultazione.

Le ipotesi circolate di un referendum ad agosto sono per il Cre assolutamente inaccettabili: «non si è mai votato al mese di agosto e non c’è nessun motivo per farlo ora, sarebbe un referendum farsa, la negazione del diritto ad una consultazione popolare ampia e partecipata. Nel caso di una proposta di data assurda e inaccettabile, il Comitato contrasterebbe tale proposta con tutte le iniziative possibili, comprese quelle legali».

Illegittima la richiesta di referendum

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle, riunito nel pomeriggio di mercoledì 4 giugno 2025, ha attestato l’illegittimità della richiesta di referendum confermativo sulla legge regionale per l’elezione del Consiglio Valle, presentata il giorno precedente dal Comitato per la riforma elettorale.

Dalle operazioni di verifica effettuate dagli uffici dell’Assemblea regionale, è infatti emerso che a fronte di un totale di 2.273 firme che i delegati hanno dichiarato di aver depositato e regolarmente autenticato, le firme realmente apposte sono 2.268. Inoltre, 158 firme non risultano regolarmente autenticate, in quanto manca la dichiarazione preventiva di disponibilità all’autentica da parte di un consigliere regionale. Il numero delle firme regolarmente autenticate, al netto di 158 firme dichiarate nulle, è pari a 2.110, quindi inferiore alla cifra di 2.117.

Le scuse di Luca Distort

Giovedì 5 giugno 2025, sono arrivate le scusa del consigliere regionale Luca Distort: «È mia abitudine prendermi le responsabilità delle mie azioni e, soprattutto, dei miei errori e sono quotidianamente oggetto del giudizio da parte del giudice più spietato: la mia coscienza.
Tutti possono compiere errori ma pochi sono in grado di ammetterli.
È con questo spirito che, rifuggendo qualunque giustificazione, rivolgo le mie più profonde scuse al Comitato per la riforma elettorale, di cui ho sostenuto con ogni sforzo l’obiettivo di raccogliere le firme necessarie.
Purtroppo la mia mancata messa agli atti della richiesta di autorizzazione a svolgere il ruolo di certificatore, nonostante la mia qualifica di consigliere regionale, ha impedito, formalmente, il superamento del numero minimo di firme (per un numero di 7 firme): questa situazione pesa particolarmente sulla mia coscienza soprattutto nei confronti di tutte quelle persone che hanno dedicato tempo, energie e risorse per una raccolta di firme che, agli effetti numerici, ha dimostrato l’abbondante superamento del numero minimo richiesto, segnale di ottima capacità di raccolta di consenso e della chiara volontà dei firmatari. 
Riconosco perfettamente la passione e l’impegno di questo lavoro, provato in prima persona, avendo raccolto quasi 160 firme, da solo, passando di casa in casa.
Mi conforta che il Referendum rimanga comunque garantito dal deposito delle 7 firme dei Consiglieri regionali, tra cui la mia, e rinnovo con la più sincera contrizione d’animo le mie scuse a ogni singolo sostenitore del progetto referendario e ai 2.268 valdostani che hanno espresso la chiara volontà di sottoporre a referendum la recente legge regionale, risultata marginale e irrilevante
». 

Il commento di Forza Italia

«Stupore e sconcerto. Sono queste le sensazioni con le quali abbiamo assistito all’ennesimo scontro tra la maggioranza regionale e i promotori del referendum in merito alla conferma o meno delle tre preferenze. Stupore e sconcerto dettati dal fatto che, se da una parte non possiamo che denunciare con forza l’atteggiamento irresponsabile della maggioranza, che ha approvato una riforma elettorale (che riforma elettorale non è) a tempo ampiamente scaduto e senza la benché minima condivisione all’interno del Consiglio Valle, dall’altra non possiamo nemmeno sottacere l’atteggiamento altrettanto inopportuno di coloro che hanno aggiunto confusione a confusione, gettando addirittura l’ombra di possibili ricorsi tesi a invalidare le prossime elezioni regionali di settembre. Il tutto soltanto per rilanciare un inspiegabile braccio di ferro politico, con un unico dato di fatto incontrovertibile: da questa battaglia non usciranno vincitori, bensì usciranno sicuramente perdenti i valdostani, sempre più lontani dalle istituzioni anche e soprattutto per via di queste diatribe lontane anni luce dai reali problemi che vivono quotidianamente. Forza Italia Valle d’Aosta lo ha detto a suo tempo e lo ribadisce tuttora, confermando la propria ferma contrarietà a questo tipo di ‘giochini’: i valdostani meritano rispetto e attenzione verso le loro esigenze e le loro preoccupazioni, non meritano di certo un braccio di ferro politico costellato da incertezze e da scivoloni che non fanno bene a nessuno. Occorrono senso di responsabilità e serietà, concetti che ormai sembrano essere stati messi da molti in soffitta». Questo il commento diffuso dal Coordinamento di Forza Italia giovedì 5 giugno 2025.

Il decreto

Il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta ha firmato, giovedì 5 giugno, il decreto di indizione del referendum confermativo della legge regionale recante “Reintroduzione delle tre preferenze e della rappresentanza di genere. Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta).

La data del referendum è fissata per domenica 10 agosto 2025.

Il Cre vuole ricorrere al Tar

Mercoledì 11 giugno 2025, il Cre ha annunciato l’intenzione di ricorrere al Tribunale amministrativo regionale contro la decisione del presidente della Regione di fissare la consultazione per il 10 agosto, ritenendola «del tutto irragionevole e contraria allo spirito democratico.
Il Presidente avrebbe potuto scegliere una data compresa tra l’estate e l’inizio di ottobre, ma ha invece optato per la settimana di Ferragosto – un periodo tradizionalmente escluso dalla normativa statale e regionale per lo svolgimento di referendum per ragioni evidenti di partecipazione e funzionalità, facendo finta di ignorare che non si è mai votato ad agosto nella recente storia Italiana Repubblicana.
Nel Decreto non viene fornita alcuna motivazione a supporto della scelta del 10 agosto, che finisce per penalizzare gravemente la partecipazione popolare, aumentare i costi pubblici (escludendo l’election day di settembre) e creare una sovrapposizione assurda e si considera, inoltre che, nelle settimane precedenti il 10 agosto forze politiche e cittadini sono impegnati nella definizione delle candidature e dei programmi per le regionali e per le amministrative in 64 Comuni valdostani. 
Una scelta quanto mai improvvida se si considera, inoltre, che nelle settimane precedenti il 10 agosto forze politiche e cittadini sono impegnati nella definizione delle candidature e dei programmi per le elezioni regionali e per le amministrative in 64 Comuni valdostani, una sovrapposizione  assurda
».

Il Cre ha affidato a un collegio di legali il compito di predisporre il ricorso affinché sia annullata la scelta del 10 agosto e sia individuata una data più coerente con i principi di legalità, partecipazione e buon senso istituzionale.

Rete civica ed Europa verde escluse dagli spazi pubblicitari elettorali

Rete Civica ed Europa Verde sono state escluse dalla possibilità di avere uno spazio sui tabelloni elettorali della campagna per il referendum confermativo. 

«Pur essendo fra i gruppi politici promotori della richiesta di referendum e pur avendo – spiega una nota dell’11 luglio 2025 – pieno diritto allo spazio di affissione in campagna elettorale essendo le principali componenti di Pcp, le Giunte dei Comuni valdostani, salve poche eccezioni, ne hanno deciso l’esclusione dagli spazi sulla base di due comunicazioni del tutto anomale.  Da una parte la capogruppo di Pcp, all’insaputa delle altre componenti del gruppo consiliare e della collega Minelli e in aperto contrasto con la volontà di Rete Civica e Europa Verde, preventivamente esplicitata, ha comunicato ufficialmente, in modo unilaterale, del tutto arbitrario e arrogandosi un diritto inesistente, di voler rinunciare agli spazi per la propaganda sul referendum. Dall’altra parte la Segreteria generale della Regione ha pretestuosamente e indebitamente usato la dichiarazione di Erika Guichardaz per invitare i Comuni a non concedere gli spazi formalmente e tempestivamente richiesti da Elio Riccarand e Massimiliano Kratter».

La nota prosegue: «Si tratta di un’azione grave finalizzata a ridurre la possibilità di comunicazione e dibattito politico di una significativa rappresentanza politica, un atto che limita la libertà di espressione e viola la par condicio fra forze politiche nella consultazione referendaria.
È giusto e ammissibile che i manifesti del NO non possano apparire sui tabelloni elettorali, gli unici spazi in cui si possono affiggere manifesti durante le campagne elettorali? 
Dopo la bocciatura nel luglio 2022 della richiesta di referendum consultivo, avanzata da 3.363 elettori, e dopo la scelta del Presidente Testolin di collocare il referendum confermativo il 10 agosto, in una data assurda e senza precedenti nella storia repubblicana, ora arriva anche la censura del palazzo, la sottrazione a chi non è allineato con il “SI’” di uno spazio indispensabile per il libero confronto».

Ciononostante: «La democrazia non si sospende: si esercita! Nonostante l’indignazione e lo sconcerto per quanto evidenziato, non rinunceremo certo a parlare, informare e invitare i cittadini a dire NO alla peggiore legge elettorale che esista in Italia, ma anche a dire NO a questi sistemi prepotenti e antidemocratici».

Rete Civica e Europa Verde apriranno la campagna referendaria del No giovedì 17 luglio alle ore 16.30 al Centro ecosostenibile di Lavesé- Saint Denis con un incontro pubblico di approfondimento sulla legge elettorale valdostana e il significato del referendum propositivo.

La risposta di Erika Guichardaz

A stretto giro di posta è arrivata la risposta della capogruppo di Progetto civico progressista, Erika Guichardaz: «esprimo innanzitutto rammarico per il carico di lavoro aggiuntivo inflitto agli uffici comunali dovuto alla caparbietà e testardaggine di chi non è capace né di ascoltare né di lavorare con gli altri. 
Il gruppo consigliare ha una propria autonomia e la sottoscritta, in qualità di capogruppo, è la rappresentante legale e la persona legittimata a prendere delle decisioni. Nel caso in questione è del tutto evidente che le due Consigliere hanno posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Sarebbe quindi stato scorretto apparire sullo stesso tabellone elettorale, assegnato a PCP, facendo propaganda per il sì e per il no. Una scelta semplicemente ridicola ed una presa in giro per gli elettori. 
Queste scenate di vittimismo politico non portano a nulla se non a svelare lo strato di ipocrisia e di autoritarismo di chi si scaglia contro le persone quando le regole non supportano il proprio giochino. 
La questione della legge elettorale segna una profonda spaccatura tra la sottoscritta e chi va a braccetto con Lega e Fratelli d’Italia per rimanere con la preferenza unica, strumento superato nella quasi totalità delle regioni italiane. 
Ricordo poi che lo spazio è stato tolto a Rete Civica e Europa Verde dai valdostani che non hanno sottoscritto la loro proposta di referendum
». 

L’affluenza e i risultati

Alle ore 22 di oggi, domenica 10 agosto 2025, la percentuale definitiva di affluenza al voto in Valle d’Aosta per il referendum regionale confermativo è stata del 16,04 %, con 16.852 votanti sui 105.054 cittadini chiamati al voto.

Il Comune con la più alta partecipazione al voto è stato Saint-Oyen, con il 45,03 % (pari a 86 votanti), mentre la minore affluenza è stata registrata a Morgex, con una percentuale dell’11.28 % (200 votanti).

Nel capoluogo regionale la percentuale di affluenza è stata del 14,47 %: ad Aosta si sono recati al voto 4.121 elettori.

Alle ore ore 8 di lunedì 11 agosto, sono iniziate le operazioni di spoglio delle schede, che si sono concluse poco dopo le ore 10.30. Il 52,14% dei votanti si è espressa per il sì e il 47,86% per il no. Il no ha vinto ad Aosta, Brissogne, Brusson, Challand-Saint-Anselme, Donnas, Gignod, Gressan, Hône, Nus, Pollein, Pontey, Pont-Saint-Martin, Quart, Saint-Denis, Saint-Pierre, Saint-Vincent e Villeneuve. A Valpelline, vi è stata una perfetta parità: 64 sì e 64 no.

I commenti

Alleanza Verdi Sinistra

Prima che fossero noti i risultati del referendum, Alleanza Verdi Sinistra ha inviato una nota per rinnovare la propria critica in relazione alla data scelta per il voto: «L’arrogante decisione di Testolin e dell’Uv di fissare un Referendum popolare nella settimana di Ferragosto ha avuto una risposta eloquente da parte degli elettori.
Ha votato solo il 16% degli aventi diritto: un disastro partecipativo che dovrebbe indurre il presidente della Regione a rassegnare le dimissioni da un ruolo che non è in grado di gestire utilmente. E la vicenda della legge elettorale è emblematica.
La maggioranza UV-PD ha forzato la mano portando all’approvazione del Consiglio una Proposta di legge inadeguata e fuori tempo massimo, quando non si sarebbero più potute espletare regolarmente le procedure per il varo di una legge di rango statutario. La maggioranza regionale ha insistito nonostante i rilievi negativi della Presidenza del Consiglio e, poi per tentare di salvare capra e cavoli ha indetto il referendum confermativo nella settimana di Ferragosto.
Il risultato fallimentare è sotto gli occhi di tutti. La democrazia è partecipazione e se questa viene ostacolata e dissuasa, allora non c’è democrazia.
Testolin e l’Uv hanno ottenuto il SI alla loro legge di ben pochi valdostani sui 105.000 aventi diritto al voto: un rifiuto popolare netto e clamoroso!
L’Alleanza Verdi-Sinistra-Rete Civica, unica forza politica che ha condotto una vera campagna per il NO con incontri sul territorio e nonostante l’impossibilità di avere momenti di confronto politico e nonostante il divieto di affiggere i propri manifesti, prende atto che si sono espressi per il NO una notevole quantità di votanti anche se non abbiamo ancora ii dato definitivo.
La nostra battaglia ora continua, nel Programma AVS per le elezioni regionali riproporremo tutti i punti per una vera riforma elettorale di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse e che è necessaria più che mai
».

Una seconda nota è stata diffusa nel pomeriggio, a risultati annunciati: «Quella del SI doveva essere una vittoria a mani basse, visto che gran parte delle forze politiche si erano espresse per la conferma della leggina regionale e considerato che al NO non era stato dato lo spazio per una adeguata azione informativa.
Ed invece, alla fine, solo 8.655 elettori sui 105.000 aventi diritto al voto hanno scelto di confermare la modifica elettorale voluta da Uv e Pd. Una figuraccia! Un flop clamoroso! Aosta, i principali Comuni della Plaine, i più popolosi Paesi della Valle centrale e della Bassa Valle hanno visto prevalere nettamente i NO.
La differenza complessiva alla fine degli scrutini è stata di meno di 700 voti.
All’analisi del voto va aggiunto il fatto che si è espresso solo il 16% degli aventi diritto, una partecipazione molto bassa, determinata dalla decisione del Presidente della Giunta di collocare la consultazione popolare nella settimana di Ferragosto. Una scelta frutto di incapacità ed arroganza a cui gran parte degli elettori ha reagito disertando le urne.
Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica è stata l’unica forza politica che ha condotto una campagna per il NO organizzando anche incontri pubblici in varie località della Valle.  Un lavoro che ha permesso di far comprendere la posta in gioco nel voto del 10 agosto, il motivo per cui era opportuno esprimersi negativamente rispetto alla leggina e quali devono essere i contenuti di una seria riforma elettorale.
L’impegno di AVS proseguirà inserendo nel Programma per le elezioni regionali del 28 settembre le proposte di riforma che finora sono state respinte dal Consiglio regionale, ma che il voto popolare del 28 settembre può rilanciare e portare al successo
».

Fratelli d’Italia

Sulla propria pagina Facebook, Fratelli d’italia Valle d’Aosta ha scirtto: «Dicevano come Pietro l’Eremita per le Crociate: “Populus id vult”.
E il popolo, quel poco che è andato a votare come era prevedibile nonostante i loro appelli, ha risposto.
Così, dopo la giustificazione, l’appello e la chiamata alle armi all’insegna di “è il popolo che vuole le 3 preferenze” formalizzato sui tabelloni e messaggi fino all’ultimo della stragrande maggioranza dei Partiti, il popolo ha parlato.
Per noi questo referendum, conseguenza statutariamente prevista a seguito di un’omissione tardiva della maggioranza regionale, doveva essere fatto in un election day per risparmiare soldi e nella convinzione che l’esito non potesse giuridicamente avere effetto per le imminenti elezioni regionali.
Già fissare un referendum nella settimana di ferragosto è stato indicativo della irresponsabilità politica del Presidente della regione che ha scelto dolosamente una data ridicola per qualsiasi consultazione elettorale.
Se a ciò aggiungiamo che quello che loro consideravano un plebiscito per il Sì ottenuto dalle mobilitazione delle loro truppe si è ridotto ad una misera risicata affermazione numerica con il capoluogo regionale Aosta e dei centri più popolati che hanno votato in prevalenza per il No la considerazione oggettiva che si trae è che per la maggioranza UV e PD più satelliti è stata una Caporetto.
Non importa se il Presidente Testolin si incaponirà a voler far votare a settembre con le tre preferenze nonostante il prevalere dei Sì per una manciata di voti.
Stia però bene attento perché se ci dovesse essere qualunque conseguenza giuridica sulla convalida del voto di settembre gliene chiederemo conto, non solo politico
».

Union valdôtaine

Union vadôtaine ha commentato in una nota: «Suite aux résultats du référendum de confirmation d’hier, l’Union Valdôtaine prend acte du taux de participation, inférieur à celui enregistré lors des référendums de juin 2025, qui avaient toutefois bénéficié d’une visibilité et de ressources bien supérieures.
Le Mouvement constate la qualité de la loi électorale approuvée par le Conseil régional le 27 février, grâce à laquelle la représentation des jeunes et des femmes sera garantie, tout en favorisant l’esprit d’équipe.
L’Union Valdôtaine se félicite de la vitalité du territoire, qui s’est exprimé en faveur du « oui », confirmant ainsi son désir d’une représentation qui n’exclut personne.

Avec regret, a posteriori, l’Union Valdôtaine déplore l’incapacité des promoteurs du « non » à concentrer leurs efforts sur la loi électorale, préférant détourner le débat vers des thèmes qui ne faisaient pas l’objet du référendum, semant ainsi la confusion dans l’électorat. Elle prend toutefois acte, avec modération mais positivement, de la tentative infructueuse de bloquer une loi qui garantit aux jeunes et aux femmes de meilleures chances d’entrer au Conseil régional».

Valle d’Aosta Aperta

Valle d’Aosta Aperta ha commentato: «Il dato più evidente di questo referendum è la bassa affluenza. Pesa certamente il fatto che la maggioranza UV – PD ha improvvisato una modifica alla legge elettorale all’ultimo minuto senza affrontare in modo serio la questione della rappresentanza e che svogliatamente i consiglieri della Lega con Lucianaz abbiano chiesto un referendum senza reale convinzione, mentre i Verdi di AVS e Fratelli d’Italia non siano riusciti nemmeno a raccogliere le firme. Tutti i gruppi presenti in Consiglio regionale hanno depositato leggi che volevano il superamento della preferenza unica.
L’unica nota positiva è che, seppur di misura, abbia vinto il Sì alla preferenza di genere, per cui, come Valle d’Aosta Aperta, ci siamo battuti per anni per fare rispettare i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione. 
Ribadiamo con forza che a chiedere un referendum a ridosso dalle elezioni, su una modifica della legge elettorale sono stati altri, mentre la nostra battaglia continua per la piena parità di genere, contro l’ossessione di Fratelli d’Italia e AVS di imporre una riforma presidenzialista anche in Valle d’Aosta e ovviamente per i tanti problemi che affliggono la comunità valdostana
».

Azione

il segretariod i Azione, Leonardo Lotto, scrive il 12 agosto in una nota: «La politica deve avere il coraggio di scegliere e assumersi la responsabilità delle decisioni complesse. Qui è accaduto l’opposto: per legittimare una scelta politica difficile si è utilizzato un referendum tecnico a metà agosto, spendendo denaro pubblico e indebolendo la fiducia nelle istituzioni.
Il risultato del referendum confermativo sulla legge elettorale in Valle d’Aosta rappresenta una sconfitta complessiva. Hanno perso innanzitutto i cittadini: denaro pubblico speso per una consultazione cui hanno partecipato meno di due valdostani su dieci. D’altronde non ci si poteva aspettare nulla di diverso da una consultazione isolata in agosto, con una campagna informativa istituzionale insufficiente per una materia così tecnica e decisiva.
Ha perso, senza dubbio, chi sosteneva il “No”, che si troverà ora a votare con una legge elettorale basata sulla tripla preferenza, portandosi dietro tutte le criticità di trasparenza che questo meccanismo comporta. Ma ha perso anche il fronte del “Sì”: se la quasi totalità delle principali forze politiche valdostane si schiera compatta e ottiene appena il 52% dei voti, è difficile considerarlo un successo.
Questa vicenda dovrebbe essere una lezione per la politica valdostana: certe questioni, specie quelle complesse come la legge elettorale, richiedono capacità di sintesi, dialogo e responsabilità nelle sedi istituzionali, senza delegare esclusivamente la soluzione a uno strumento referendario che, in questo caso, ha lasciato tutti più deboli di prima.
I primi effetti della tripla preferenza si sono visti anche nel nostro partito con le fulminee uscite di Curighetti e Poliani, a cui auguriamo un buon lavoro nella loro nuova compagine. Azione continua il suo percorso fatto di pragmaticità, ascolto e studio
».

Pubblicato / aggiornato il 12/08/2025 alle 13:26
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Categoria: Politica e Amministrazione