Tredici anni dopo il referendum contro il pirogassificatore
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
La conferenza stampa in occasione dei tredici anni del referendum contro il pirogassificatore, con Paolo Meneghini, Jeanne Cheillon ed Ernesto Pison
Il 17 novembre 2012, i Valdostani affossavano, con un referendum popolare, il progetto del pirogassificatore, aprendo la strada a una gestione dei rifiuti più sostenibile.
Martedì 18 novembre 2025, con un nuovo Consiglio Valle appena insediato, l’associazione Valle Virtuosa, che aveva promosso l’iniziativa, ha sottolineato che i problemi irrisolti sulla gestione dei rifiuti sono ancora attuali, e anzi, qualcuno sta peggiorando.
Paolo Meneghini, presidente di Valle Virtuosa, ha evidenziato il tema più urgente: lo spazio che rimane nella discarica di Brissogne, dimostrando, fotograficamente, che in tre anni e mezzo il quarto lotto si è riempito, con la copertura in plastica che arriva a pochi metri dal limite consentito dal cono di sicurezza dell’aeroporto regionale.
La stima ufficiale parla di saturazione nel 2031, entro sei anni: «ma temiamo possa arrivare prima», avverte Meneghini. Ed a quel punto le soluzioni saranno solo due: spedire i rifiuti fuori Valle, a caro prezzo, o trovare un nuovo sito di discarica: «è una decisione costosa e complessa, e nessuno sembra averci messo mano: si è aspettato che passassero le elezioni. Ora non è più rinviabile».
Per Paolo Meneghini «non c’è nulla da inventare, bisogna fare quello che c’è scritto nella legge regionale numero 4 del 9 maggio 2022, che definisce il Piano regionale della gestione dei rifiuti. Sebbene le direttive sino chiare e ben definite, l’ATO-Regione ed i SubATO tardano ad adottarle, mettendo a rischio gli obiettivi di legge». L’unica soluzione è quella di applicare «con decisione» la strategia Rifiuti zero.
L’eventuale opzione di creare un inceneritore non è considerata praticabile dall’associazione ambientalista, per i tempi di realizzazione troppo lunghi e costi insostenibili per la scarsità di rifiuti, oltre a essere incompatibile con l’economia circolare e creare impatti negativi su salute e ambiente per la morfologia della Valle, producendo anche gas serra: «l’Unione Europea disincentiva l’incenerimento, perché questo, oltre a produrre gas inquinanti e climalteranti, distrugge materiali che, opportunamente differenziati e riciclati, possono diventare preziose materie prime seconde – ha ribadito il presidente di Valle Virtuosa – per trasformare i rifiuti da problema in risorsa non servono grandi capitali, bastano lungimiranza e capacità organizzativa per motivare e coordinare verso “Rifiuti zero” tutte le componenti sociali. Dopotutto per legge tutte le spese del servizio rifiuti sono a carico degli utenti, eventuali inefficienze del sistema vanno ad accrescere le tariffe. Queste vanno quindi combattute oltre che per ragioni ambientali anche per ragioni economiche».

Da parte di Paolo Meneghini arrivano critiche anche sulle tariffe applicate da Enval, la società privata che gestisce la discarica, che sono di 152,43 euro alla tonnellata per i rifiuti indifferenziati e di 78,21 euro per quelli differenziabili: «sono fisse e il rapporto di 2:1 per i 17 anni del contratto è illogico perché non segue l’evoluzione dei flussi, è ingiusto perché penalizza le raccolte differenziate pulite ed è incompatibile con il principio europeo “chi inquina paga”, favorendo così le raccolte stradali».
Secondo il presidente dell’associazione ambientalista l’indifferenziato dovrebbe costare molto di più, oltre 200 euro alla tonnellata ed il differenziato molto di meno: «la tariffa unica per tutti i flussi differenziati non porta nessun incentivo alla qualità – ha aggiunto – tanto che i flussi hanno valori Conai (il finanziamento che il Consorzio nazionale imballaggi ripartisce per coprire i costi della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero dei rifiuti di imballaggi, n.d.r.) molto diversi. Il vetro non necessita di quasi nessun trattamento e ottiene compensi minimi, la carta e il cartone hanno compensi spesso positivi e l’organico compostato localmente azzera i costi di trasporto. Una tariffa uniforme penalizza i Comuni virtuosi e viola il principio “chi inquina paga”. Le attuali tariffe di Enval non rispecchiano i costi reali, non premiano la qualità e non orientano la Valle d’Aosta verso un sistema moderno, equo e virtuoso nella gestione dei rifiuti».
Per Valle Virtuosa, l’impianto di trattamento di Brissogne dovrebbe funzionare come una vera fabbrica dei materiali mentre è già in crisi strutturale: linee sporche, qualità scarsa, difficoltà operative e l’incendio avvenuto tra il 1° e il 2 luglio (provocato dalla fermentazione della componente organica nei rifiuti che ha prodotto del metano in una zona poco aerata), che ha danneggiato gli impianti e che obbliga a rimandare in discarica rifiuti non trattati.
La soluzione sarebbe semplice: «le discariche sono un bene comune per evitare conflitti d’interesse devono essere gestite dal pubblico – ha sentenziato Paolo Meneghini – dopotutto l’impianto non è in grado di gestire efficacemente i rifiuti delle raccolte stradali, ma è un limite noto sin dall’inizio, mai affrontato. Questa inadeguatezza non è un imprevisto, ma il risultato di scelte tecniche e politiche consapevoli, che oggi richiedono trasparenza e correzioni urgenti».
Sotto la lente d’ingrandimento dell’associazione è finita anche la raccolta differenziata dell’organico, che secondo Meneghini, «continua ad essere inadeguata perché la Regione non ha mai promosso con determinazione il compostaggio di comunità e agricolo, con il monopolio del centro di Brissogne sul trattamento dei rifiuti a valle della raccolta». Inoltre, nonostante si sia ammesso che, nel 2025, sia stato fatto qualche passo avanti nelle modalità di raccolta, è stato sottolineato un problema strutturale dovuto dalla frammentazione dei SubATO che «produce costose ridondanze operative ed amministrative che aggravano i costi di gestione e peggiorano il servizio, con l’ATO-Regione che non li coordina, tanto che questi hanno scelto sistemi di raccolta diversi, spesso inefficienti, che producono ulteriore confusione, ritardi e sprechi», ha insistito il presidente di Valle Virtuosa.

Il problema del conflitto di interessi si ritrova nell’assetto dell’Assessorato regionale alle opere pubbliche, territorio e ambiente, scelta che, per Valle Virtuosa, risulta essere «innaturale e pericolosa».
«L’ufficio che deve autorizzare, vigilare e sanzionare è lo stesso che porta avanti le opere – ha denunciato Paolo Meneghini – ed è un conflitto di interessi evidente».
L’assessore ha attribuito i ritardi nell’applicazione del Piano alla carenza di personale ma per l’associazione, in realtà, le funzioni ambientali risultano indebolite nelle scelte operative, dato che molte modifiche vengono definite “non sostanziali”, con l’effetto di evitare VAS, VIA e VINCA e ridurre così il livello di tutela ambientale.
«La Regione continua a non dotarsi di agenti ambientali formati e abilitati ai controlli sul territorio – ha osservato ancora Paolo Meneghini – lasciando un vuoto che altre Regioni hanno colmato da anni. Gli ispettori potrebbero controllare i conferimenti, contrastare gli abbandoni di rifiuti, verificare la qualità della differenziata e supportare i Comuni. Sarebbero uno strumento essenziale per applicare la regola “chi inquina paga”, con una migliore qualità della raccolta, meno costi, più equità e più legalità».
In Valle d’Aosta si è passati dai 155,4 euro di costo annuo per abitante del 2020 ai 223,9 euro del 2022, rispetto ad una media del nord Italia di 170,3 euro, mentre il Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono rispettivamente a 145,6 euro e 144,6 euro.
Il terzo asse di azione di Valle Virtuosa rappresentato dalla discarica di Pompiod, che dovrebbe riaprire per accogliere rifiuti industriali provenienti da fuori Valle. Il Comitato discarica sicura, insieme a Valle Virtuosa e Legambiente, ha presentato un ricorso al TAR contro il provvedimento regionale che ha escluso la VIA e contro il parere dell’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ritenuto “lacunoso, contraddittorio e basato su descrizioni errate”, ricorso contro il quale la proprietà dell’impianto ha presentato un atto di intervento.
Secondo Ernesto Pison, presidente del comitato, nella domanda di autorizzazione presentata dalla società che gestisce la discarica di Pompiod, ci sarebbero omissioni ed «errori gravi», tra cui l’assenza dell’asterisco che identifica due “codici EER” come rifiuti speciali pericolosi: «se riconosciuti come tali – ha evidenziato – la discarica non sarebbe più per inerti ma per rifiuti pericolosi, con tutte le conseguenze normative e finanziarie del caso».
Pison ha segnalato anche la novità nel programma di Governo regionale che prevede la possibilità di acquisire siti privati per bonificarli: «è positivo che si parli finalmente di bonifica ma la Regione rischia di comprare un problema enorme a spese di tutti i cittadini».
La richiesta delle tre associazioni è di chiudere, bonificare, rinaturalizzare e monitorare la discarica di Pompiod per trent’anni, come prevede la legge: «sono tre legislature che la Regione non lo fa» ha lamentato il presidente del comitato.
La discarica è localizzata sopra gallerie scavate nella roccia calcarea, con possibili infiltrazioni, vicinanza a stalle e vigneti, dove è stato anche creato un laghetto finto, con una copertura in plastica di colore azzurro: «è uno dei posti peggiori in cui mettere rifiuti» ha ribadito Paolo Meneghini.

Per questo motivo le tre associazioni hanno lanciato una raccolta di fondi, con l’obiettivo di arrivare a 10mila euro (attualmente è al 47%): «ne serviranno molti di più se il ricorso non va a buon fine – ha ammesso Jeanne Cheillon – e quindi dovremo arrivare al Consiglio di Stato o addirittura a Bruxelles, al Consiglio d’Europa. Non abbiamo sponsor ricchi e ci sosteniamo da soli».
Per questo motivo, sabato 22 novembre, dalle ore 10, in place de Franchises, ad Aosta, ci sarà una distribuzione di frittelle di mele in collaborazione con l’associazione Le Frittelle di Giò e Martino, con offerte libere per finanziare la battaglia legale: «anche un euro fa la differenza», ha concluso Jeanne Cheillon.
Pubblicato / aggiornato
il 19/11/2025 alle 11:27
Categoria:
Politica e Amministrazione