No al fumo, De Fabiani ci mette la faccia
Alice Valle d’Aosta, quest’anno, ha scelto come oggetto della sua campagna una fra le cause principali dell’ictus cerebrale: il fumo.
“Le persone che smettono di fumare hanno, dopo cinque anni, abbassato il rischio celebrovascolare ai livelli dei non fumatori. Una buona ragione per smettere, anche se sarebbe meglio non iniziare” ha esordito la presidente della Onlus Lorella Zani. “Nonostante siamo tutti al corrente dei danni provocati dal fumo, molti iniziano già da giovanissimi. Vedere i quindicenni con la sigaretta in mano, la mattina fuori dalla scuole, infonde un senso di preoccupazione”, ha commentato Zani.
Uno che al fumo non ci ha proprio mai pensato è sicuramente Francesco De Fabiani, presentato al pubblico come un “esempio perfetto di tutto ciò che è buona abitudine fare”.
Il campione valdostano di Coppa del mondo di sci nordico, ha accettato con entusiasmo il ruolo di testimonial della nuova campagna Alice: “Gli impegni sportivi mi tengono spesso lontano dalla Valle d’Aosta ma aderisco volentieri a questo tipo di iniziative. Mi auguro che metterci la faccia possa dare un messaggio positivo ai giovani, magari aiutandoli a smettere di fumare. Anzi, il mio invito è a non iniziare neanche”.
“Premetto che per un atleta e, in generale, per chi pratica attività sportiva, anche amatoriale, è scontato non pensare al fumo” ha chiarito De Fabiani. “Consiglio a tutti i giovanissimi di intraprendere una carriera sportiva. Sebbene da una parte possa comportare qualche sacrificio, dall’altra parte ti ripaga, perché ti impedisce di cadere in strade sbagliate senza comunque rinunciare al divertimento. Visto che stiamo parlando di prevenzione, accostare lo sport mi pare un ottimo deterrente” ha concluso il campione valdostano.
Alice ha anche presentato un corso riabilitativo post-ictus, come spiegato da Valentina Volpi, neuropsicologa: “È importante occuparsi di chi è già stato colpito da ictus. Si tratta di un trauma che cambia la quotidianità di chi l’ha subito ma anche di chi gli sta attorno, i familiari soprattutto”.
Il progetto si articola in due fasi: la prima mira a formare volontari. La fase successiva è più ‘clinica’: “Stiamo raccogliendo i contatti di persone che hanno subito ictus cerebrali. L’idea è di attivare percorsi dedicati a loro, meglio se riuniti in piccoli gruppi, al fine di aiutarli a recuperare e potenziare le abilità e, in particolare, quella cognitiva” ha spiegato Volpi.
Tuttavia, individuare le persone che hanno vissuto questo trauma è tutt’altro che facile, come precisato dalla presidente di Alice: “in genere tendono a chiudersi, quasi a nascondersi perché non possono più fare la vita di prima e questo li porta a un graduale isolamento. Li stiamo cercando e li invitiamo a contattarci. Capiremo, con una chiacchierata, le esigenze di ogni singolo soggetto e attiveremo un percorso mirato” ha precisato Zani.
In Valle d’Aosta si verificano circa 250 casi l’anno di ictus (100 i nuovi casi e 150 le ricadute).
Con l’invecchiamento della popolazione, oltretutto, si andrà inevitabilmente verso una crescita. A livello nazionale, si registrano circa 100mila casi l’anno (di cui un terzo non sopravvive, un altro terzo sopravvive con gravi disabilità e il restante sopravvive senza gravi conseguenze).
“Decisivo – ha ricordato Zani – è l’intervento tempestivo, che deve avvenire nelle primissime ore in cui si verifica l’ictus. Per questo è fondamentale saper riconoscere i sintomi”.
Pubblicato / aggiornato
il 04/04/2019 alle 12:00
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Categoria:
Salute

