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Le previsioni di Confindustria per il secondo trimestre 2026

«Una crisi così non l’ho mai vista, sono spaventato». Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, non ha usato giri di parole per descrivere il quadro che esce dall’indagine previsionale sul secondo trimestre 2026 dell’associazione che raccoglie trecento imprese valdostane: «negli ultimi cinque anni post pandemia le abbiamo viste tutte, manca solo l’invasione delle cavallette e l’arrivo degli Ufo. Una criticità così importante io, a memoria, non la ricordo».

Al centro delle preoccupazioni c’è la crisi iraniana, che ha condizionato in profondità le risposte delle imprese associate. «Qualunque sia l’esito delle trattative, influenzerà pesantemente l’andamento dell’economia e dei consumi per l’intero anno», ha spiegato Turcato, commentando i risultati dell’indagine, nella mattinata di martedì 14 aprile 2026, ricordando come l’aumento dei costi energetici e dei carburanti abbia già eroso le marginalità e, nel medio periodo, andrà a comprimere il potere d’acquisto delle famiglie.

Sul fronte dei numeri, il saldo tra ottimisti e pessimisti sulle previsioni occupazionali è sceso al +14,58%, rispetto al +20% del trimestre precedente, mentre resta “ottimale” il dato sulla Cassa integrazione: nessuna delle aziende che ha risposto prevede di ricorrere allo strumento nei prossimi mesi. Le previsioni produttive si attestano a +15,91%, sostanzialmente in linea con l’ultima rilevazione, ma sui nuovi ordinativi si registra una frenata netta: il saldo scivola al +9,09%, dopo il picco del +23,26% del primo trimestre 2026.

Giorgia De Fabritiis, direttore di Confindustria Valle d'Aosta
Giorgia De Fabritiis, direttore di Confindustria Valle d’Aosta

«Nel complesso, circa il 70% delle imprese segnala un andamento costante dell’export ma, nel manifatturiero vediamo una contrazione evidente dell’ottimismo, con il saldo che scende al +5,88% dopo il +23,08% precedente», ha sottolineato il direttore Giorgia De Fabritiis, che ha richiamato anche il peggioramento del carnet: le aziende con ordini sufficienti per meno di un mese passano dal 14,29% al 34,29%, mentre solo il 20% vede copertura fino a tre mesi e il 45,71% oltre i tre mesi.

Il quadro è meno negativo sul versante degli investimenti, che restano stabili o in lieve crescita sia per ampliamenti (dal +33,33% al +34,21%) sia per sostituzioni (sempre +34,21%), con un rafforzamento particolare nel manifatturiero sulle sostituzioni. In controtendenza anche il tasso di utilizzo degli impianti, che sale al 75,15% rispetto al 71,52% del trimestre precedente, mentre peggiorano i tempi di incasso: il 41% delle imprese segnala ritardi, contro il 24% della precedente rilevazione, e i tempi medi di pagamento si attestano a 54 giorni, che diventano 61 quando il debitore è la Pubblica amministrazione.

Dove si vede già un raffreddamento più netto è nell’edilizia, settore al quale da un anno l’indagine dedica un focus specifico: qui le attese sulla produzione scendono a un saldo negativo del -12,50% e anche le nuove commesse rallentano, passando da un +30% a un +14,29%. Gli investimenti calano sia per ampliamenti (dal 40% al 25% delle aziende che li prevedono) sia per sostituzioni (dal 30% al 25%), il tasso di utilizzo degli impianti si abbassa al 66% dal 78,75% precedente e i tempi medi di pagamento salgono a 58 giorni (41 per la PA), anche se migliora il dato sui ritardi negli incassi, che riguarda il 12,5% delle imprese contro il 18,18% del trimestre scorso.

Davide Dell'Innocenti, Francesco Turcato e Giovanni Pellizzeri
Davide Dell’Innocenti, Francesco Turcato e Giovanni Pellizzeri

Sul contesto generale Turcato ha allargato lo sguardo oltre la dimensione locale: il blocco o il rallentamento dei traffici nello Stretto di Hormuz, dove passa circa un quinto delle merci mondiali tra petrolio e materie prime, rischia di trasformarsi in «un lockdown energetico» capace di mettere in ginocchio il sistema industriale europeo se non sarà accompagnato da scelte rapide di politica economica e dell’energia. «È un momento in cui l’Europa deve fare davvero l’Europa, con politiche pro-industria e una strategia energetica che includa anche un progressivo ritorno al nucleare», ha ribadito, prevedendo effetti che andranno «sicuramente oltre il 2026, probabilmente fino al 2027».

Nonostante toni e numeri che raccontano una fase di forte incertezza, dal tavolo di Confindustria arriva anche un segnale di normalità per uno dei nodi più delicati delle ultime settimane, quello dei collegamenti: «nel nostro settore, nonostante il quadro generale molto complesso, al momento sull’aeroporto non registriamo criticità particolari né segnali di blocco operativo legati direttamente alla crisi iraniana» ha rassicurato Giovanni Pellizzeri, presidente della Piccola industria e presidente della società Avda, che gestisce l’aeroporto Corrado Gex di Saint-Christophe.

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