La Procura regionale della Corte dei conti della Valle d’Aosta ha indagato 25 tra dipendenti ed ex dipendenti dell’Azienda Usl, accusati di aver causato un danno alle casse pubbliche di oltre un milione e 400mila euro. L’udienza è fissata per il 23 settembre 2026.
Al centro dell’inchiesta, c’è l’Attività libero professionale intramuraria, la cosiddetta ALPI. Ovvero la possibilità, per i medici del servizio pubblico, di visitare pazienti privati fuori orario di lavoro, utilizzando gli ambulatori e le strutture dell’Usl, dietro pagamento di una tariffa. La legge impone che questa attività si regga da sola: le tariffe devono coprire tutti i costi, gli ambulatori, il personale paramedico, le spese di struttura, senza pesare sul bilancio pubblico: «ciascuna azienda sanitaria ha un dovere preciso di fissare queste tariffe in maniera tale che siano perlomeno coperti i costi di produzione dell’attività – ha spiegato il procuratore regionale Quirino Lorelli, raccontando l’inchiesta – la legislazione nazionale e gli atti aziendali dell’Usl di Aosta hanno sempre previsto che questa attività sia svolta in regime di pareggio del bilancio».
Invece, per tre anni di fila, dal 2019 al 2021, i conti dell’ALPI dell’Azienda Usl hanno chiuso in perdita. La Guardia di Finanza ha analizzato oltre 9,7 milioni di euro di ricavi a fronte di 11,1 milioni di costi, con un disavanzo complessivo di 1.413.199,31 euro suddiviso in 498.226,81 euro nel 2019, 882.558 euro nel 2020 e 32.414,50 nel 2021.
Il tenente colonnello Luca Bonatesta, comandante del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Aosta, ha precisato che la contabilità separata dell’ALPI era formalmente tenuta ma presentava un disavanzo che «normativamente non era previsto, non è accettato» e che «era coperto con il bilancio dell’Usl».
«Il problema è che la perdita va a carico della fiscalità generale – ha aggiunto Lorelli –: ci potevi comprare una sala operatoria, potevi garantire uno snellimento delle liste d’attesa più veloci, potevi garantire una riduzione dei ticket attraverso un’operazione interna».
Dopo la notifica degli inviti a dedurre, i 25 convenuti hanno presentato le proprie controdeduzioni: «la difesa prevalente è che il Comitato [il Nucleo di monitoraggio dell’ALPI, n.d.r.], siccome c’era il Covid a partire da marzo 2020, non ha avuto modo di riunirsi. Noi abbiamo ritenuto che la cosa sia irrilevante perché tutti gli organi collegiali in Italia si sono riuniti diversamente. Altri invece hanno ritenuto di spostare la questione sulla carenza informativa interna, cioè che nessuno li aveva informati del fatto che quell’attività veniva svolta in regime di disavanzo».
Il procuratore ha però ritenuto «che le deduzioni non avessero granché spostato i termini della questione».

Le indagini della Guardia di Finanza, avviate nel 2021, hanno coperto le annualità dal 2014 in poi. Solo quelle dal 2019 al 2021 erano ancora perseguibili, essendo le precedenti coperte dalla prescrizione. Lorelli ha confermato che il disavanzo esisteva «per tutti gli anni prima» e che «se si fosse fatto il lavoro del 2022 prima, si sarebbero evitati parecchi milioni di disavanzo».
Il problema si è risolto nel 2021, quando il direttore generale dell’epoca, accortosi della situazione, ha modificato il regolamento ALPI introducendo un meccanismo di adeguamento tariffario automatico. Per gli anni successivi al 2022, ha precisato Lorelli, «non abbiamo riscontrato nessun disavanzo».
Sono stati convenuti in giudizio un totale di 25 persone, tra cui, Massimo Uberti, ex direttore generale dell’Azienda Usl della Valle, d’Aosta; l’ex assessore regionale alla sanità Roberto Barmasse (come componente del Nucleo di monitoraggio ALPI per il 2019 e 2020); Marco Ottonello, ex direttore amministrativo dell’Usl, attuale coordinatore del Dipartimento politiche sociali della Regione; Angelo Pescarmona, ex commissario e direttore generale dell’Usl; Flavio Peinetti, ex consigliere regionale, già primario di cardiologia, componente del nucleo di monitoraggio ALPI per il 2019, 2020 e 2021; il chirurgo Manuel Amedeo Mancini e Monia Carlin, direttore della struttura Sviluppo delle risorse umane dell’Azienda Usl, componenti del nucleo di monitoraggio. Sono stati inclusi anche tutti i componenti del collegio sindacale dell’azienda.
Quirino Lorelli ha ribadito: «nel momento in cui fu dato il parere su quelle tre annualità di bilancio, non era possibile non accorgersi che la quota dell’ALPI era gestita in disavanzo».
La somma complessiva richiesta è di € 1.413.199,91, oltre interessi e accessori di legge, a titolo di “colpa omissiva gravissima”, è stata così ripartita:
- direttori generali e/o commissari Usl: 40%
- direttori amministrativi: 15%;
- Dirigente Struttura “Programmazione, bilancio e controllo di gestione”: 15%;
- componenti del collegio sindacale: 15%;
- componenti del nucleo interno di vigilanza: 15%.
Quirino Lorelli ha ancora precisato che la quota individuale finale non è determinata dalla Procura ma dalla sezione giurisdizionale in caso di accoglimento della domanda, tenendo conto dei mesi di effettivo incarico e, con la nuova normativa, del tetto delle retribuzioni percepite nell’ultimo biennio.
Il tenente colonnello Luca Bonatesta ha sottolineato la qualità della collaborazione ricevuta, nell’esame dii circa 190 posizioni di medici esercenti l’ALPI nel triennio di riferimento: «la nostra attività non è stata invasiva. Siamo riusciti, grazie alla collaborazione delle parti, a effettuare le nostre indagini nella massima serenità».
Il processo davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti è iscritto al numero 1043 e si terrà mercoledì 23 settembre 2026.