Il Consiglio Valle è riunito da martedì 9 a giovedì 11 giugno 2026.
Seduta straordinaria sulla chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes
Il Consiglio Valle è riunito in seduta straordinaria, su richiesta dei gruppi di minoranza, per discutere della chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes.
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha ricostruito l’iter della vicenda, a partire dal 2019, evidenziando come «la chiusura del raccordo autostradale A5-strada statale 27 per i lavori di adeguamento alle norme europee di sicurezza della rete stradale transeuropea è un tema che comporta ricadute significative sulla fluidità del traffico e possibili congestionamenti lungo la direttrice del Gran San Bernardo, oltre a rappresentare una questione politicamente sensibile.
Nel 2019 il tratto in questione è reinserito nella rete Tern (Trans-European Road Network) e, in applicazione del decreto legislativo 264/2006 in materia di sicurezza delle infrastrutture stradali, il gestore avvia il percorso tecnico-amministrativo per l’adeguamento. I progetti seguono l’iter autorizzativo previsto, con i nulla osta della Commissione permanente gallerie e successivamente del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il progetto esecutivo degli interventi viene trasmesso alla Commissione gallerie nel dicembre 2021. Nel settembre 2022 la Commissione trasmette l’approvazione con osservazioni e prescrizioni; la società Sav aggiorna quindi il progetto esecutivo e lo ritrasmette al Mit nel giugno 2023. Nel febbraio 2024 il Ministero concedente emette un provvedimento di diniego all’approvazione del progetto per assenza di copertura finanziaria nel Piano economico-finanziario (Pef) vigente. Avverso tale provvedimento, nel settembre 2024, Sav presenta ricorso al Tar del Lazio, che nel novembre 2024 accoglie il ricorso. In seguito a tale pronuncia e al successivo respingimento del Pef e alla chiusura del procedimento da parte del Mit e di Aiscat (Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori) nel febbraio 2025, si determina una fase di stallo. Nel maggio 2025 il Mit comunica alla società la necessità di garantire comunque le condizioni di sicurezza delle infrastrutture nelle more dell’approvazione del nuovo Pef. Nel giugno 2025 Sav risponde confermando l’adozione di misure temporanee e l’attesa dell’approvazione del progetto di adeguamento. Il 3 settembre 2025 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica il nulla osta all’esecuzione dei lavori, nelle more dell’individuazione della copertura finanziaria mediante aggiornamento del Piano economico-finanziario. Seguono sviluppi operativi e cantieristici da parte della concessionaria, anche per adeguare il progetto alle normative intervenute successivamente e concentrare le lavorazioni nel minor tempo possibile.
Nel gennaio 2026, la Commissione permanente per le gallerie richiede un’informativa sull’andamento e sulle prospettive degli interventi. In tale fase la società evidenzia la necessità di completare ulteriori analisi e documentazione, indispensabili per il confronto istituzionale e per valutare le ricadute sul territorio. L’Amministrazione regionale sollecita quindi l’invio della documentazione definitiva, anche in risposta alle richieste dei territori. Tra febbraio e marzo 2026 si svolgono contatti informali con la società Sav e comunicazioni ai sindaci dei Comuni interessati. Il 14 aprile 2026 la società trasmette formalmente la documentazione tecnica relativa al progetto di cantierizzazione. Il 16 aprile, la Presidenza della Regione informa il Gabinetto del Mit e quello del Ministero dell’interno sulle criticità previste. Il 20 aprile viene convocato il Comitato operativo per la viabilità della Valle d’Aosta, con la partecipazione di forze dell’ordine, Anas, Sitrasb, Sav, strutture regionali e Comuni interessati. A seguito delle criticità emerse, il 21 aprile il Capo della Protezione civile regionale invia una nota alla società chiedendo una valutazione tecnica indipendente sulle soluzioni alternative alla chiusura totale. Il 30 aprile 2026 Sav comunica di aver incaricato un soggetto terzo accreditato da Accredia per un’analisi indipendente sulle soluzioni possibili.
Il 12 maggio viene data comunicazione ai Comuni interessati della nuova documentazione. Il 18 maggio si tengono incontri con enti locali e Consiglio regionale per illustrare le risultanze dell’analisi tecnica indipendente. Il 22 maggio il Comitato operativo per la viabilità prende atto delle conclusioni tecniche, secondo cui non risultano soluzioni praticabili per mantenere la circolazione in sicurezza durante i lavori, rendendo necessaria la chiusura totale delle gallerie. La durata stimata è di 370 giorni, ridotti rispetto ai 494 inizialmente previsti. Nella stessa data viene richiesta la convocazione dell’assemblea dei soci della società concessionaria, che viene poi convocata per il 3 giugno. In tale sede viene chiesto di valutare soluzioni alternative rispetto all’affidamento in essere, ma la società conferma la necessità di procedere con gli interventi per ragioni di sicurezza, avendo già escluso altre opzioni. Successivamente viene richiesto il massimo impegno per il monitoraggio degli effetti della chiusura e per la definizione di misure di mitigazione.»
Il presidente ha anche ricordato che «il 26 maggio si riunisce presso la Protezione civile il tavolo tecnico per la gestione dei flussi di traffico, con l’obiettivo di coordinare le misure di regolazione della viabilità, la segnaletica, l’individuazione di percorsi alternativi e la gestione dei mezzi pesanti. Sono inoltre in fase di valutazione misure quali la regolazione temporale del traffico, aree di stoccaggio, la gestione dei flussi sulla strada statale 27 e la rimodulazione di cantieri interferenti sul territorio, anche nel Comune di Aosta. Da tutta la ricostruzione emerge come l’Amministrazione regionale abbia seguito il processo, sollecitando approfondimenti, chiedendo alternative tecniche e lavorando con tutti i soggetti coinvolti per arrivare a soluzioni di gestione e mitigazione degli impatti derivanti dalla chiusura delle gallerie, prevista a partire dal 15 giugno 2026.»
Il dibattito in Aula
«Noi non contestiamo la necessità dei lavori: la sicurezza degli utenti e dei lavoratori viene prima e gli obblighi normativi vanno rispettati – ha affermato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi -. Proprio perché l’intervento è serio e l’impatto sul territorio è enorme e prevedibile, questa Giunta avrebbe dovuto governare il problema per tempo visto che ne era al corrente almeno dall’ottobre 2023. Non lo diciamo noi per polemica, ma lo dicono gli atti e le vostre risposte alle iniziative nei passati Consigli regionali. È credibile sostenere che da giugno 2023, quando il progetto è stato trasmesso al Ministero delle infrastrutture, fino all’autorizzazione ministeriale nel 2025 tutto sia rimasto fermo e nel silenzio perché la Regione non aveva gli elementi per comprendere la portata del dossier? Una tesi impossibile, visto che per oltre due anni si è sviluppato un iter autorizzativo con modifiche e ottimizzazioni, come la riduzione dei tempi del cantiere che non è un miracolo politico dell’ultimo minuto. Anche la richiesta di una valutazione terza commissionata a ridosso della chiusura rischia di apparire non come uno strumento di programmazione, ma come una toppa politica messa all’ultimo momento. Sempre dagli organi di stampa apprendiamo che anche la galleria di Châtillon sarà chiusa: anche su questo dossier la Giunta sta dimostrando di non saper governare la Regione ma di correre per tamponare l’emergenza.»
Per la vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati, «il problema non è la scansione cronologica dei lavori: il Consiglio di oggi è il tentativo di porre un cerotto a un’emergenza che si poteva e si doveva governare mesi fa. Nessuno mette in discussione la necessità dell’opera: l’adeguamento delle gallerie alle norme europee è un atto dovuto, noto da anni e sostenuto da un investimento di 40 milioni di euro. Ciò che contestiamo è il metodo, segnato da ritardi e da un corto circuito nella gestione delle informazioni. Il Presidente della Regione ha dichiarato di aver appreso la notizia solo a metà aprile,mentre l’argomento era stato oggetto di discussione nel CdA della Sav del 5 novembre. Questo apre due scenari: o manca un dialogo efficace con le società partecipate, che non comunicano alla Giunta decisioni capaci di incidere profondamente sulla vita dei valdostani, oppure la situazione era nota e si è scelto di evitare il confronto con il Consiglio e con i Comuni. In entrambi i casi, la responsabilità della mancata comunicazione è politica. Governare significa prevedere e pianificare, non rincorrere gli eventi sperando che i territori subiscano in silenzio. Il nostro ruolo è pretendere trasparenza e programmazione, che devono essere il motore dell’azione amministrativa e non un principio richiamato solo quando l’emergenza è ormai fuori controllo.»
Per il consigliere della Lega Vallée d’Aoste Corrado Bellora, «il vero problema è che è stato confuso il piano tecnico con quello politico: l’opportunità, la necessità e le modalità di esecuzione dei lavori spettano ai tecnici, ma la gestione delle criticità spetta alla politica. Ed è proprio questo passaggio che è mancato. Inoltre, per legge, i soggetti incaricati dalla Giunta all’interno del Consiglio di amministrazione della Sav sono tenuti a trasmettere al Presidente della Regione l’ordine del giorno delle sedute affinché, in tempo utile, la Giunta possa fornire indicazioni sulla linea programmatica da seguire. È evidente che, in questo caso, qualcosa non ha funzionato: o non vi è stata un’informazione puntuale, oppure eravate a conoscenza della situazione e non siete intervenuti. Dal momento che la chiusura delle gallerie vi era nota da tempo (almeno dal 5 novembre 2025, visto che è stata deliberata in quel CdA), mi sarei aspettato un’informazione corretta a questo Consiglio regionale e ai Sindaci, e che la politica facesse fino in fondo la propria parte, senza limitarsi a portarci i tecnici a spiegare che non esistono alternative. Questo è il vostro ruolo e, su questo, a mio avviso, avete mancato.»
Il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Andrea Campotaro ha chiesto: «Quale ruolo ha avuto la programmazione regionale? Una cosa è affrontare un’emergenza imprevedibile, altra è gestire come emergenza situazioni derivanti da obblighi normativi noti da decenni. La discussione non riguarda solo un cantiere, ma il traffico di attraversamento e il suo impatto sulle comunità locali. La rotatoria dell’ospedale è già oggi uno dei punti più critici del sistema urbano. In quel nodo avremo contemporaneamente la viabilità di emergenza del Parini, i cantieri per l’ampliamento dell’ospedale e la deviazione del traffico della direttrice del Gran San Bernardo. Per questo, il 22 maggio abbiamo chiesto al Presidente Testolin di valutare una limitazione al transito dei mezzi pesanti internazionali senza origine o destinazione in Valle d’Aosta o nel Vallese, mezzi che usano la nostra Valle come mero corridoio di passaggio. Perché le misure da voi proposte, come aree di accumulo e regolazione dei flussi, agiscono sugli effetti e non sulle cause. Oggi la nostra proposta viene definita “irricevibile” senza motivazioni tecniche. Il tema è politico: la Sitrasb è a maggioranza regionale. È comprensibile la tutela dei bilanci della concessionaria, ma la politica deve perseguire l’interesse generale. In una situazione straordinaria che rischia di aumentare congestione e criticità lungo la vallata e ad Aosta, il criterio non può essere solo economico, ma deve riguardare sicurezza, vivibilità e qualità della vita dei cittadini.»
«Stiamo parlando di un intervento necessario, prevedibile e noto da tempo: ciò che è incomprensibile è l’assoluta mancanza di programmazione, a testimonianza di come la politica valdostana abbia fallito nel proprio ruolo – ha detto la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini -. Cosa ha fatto la Regione in questi anni? Perché non sono state valutate prima tutte le possibili alternative? Perché non è stato aperto un confronto con il territorio, con i Sindaci, con le categorie economiche e con i cittadini, quando c’era ancora il tempo per incidere sulle scelte? Perché si rincorre una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata con una pianificazione seria e tempestiva? La Regione non può limitarsi a dichiararsi spettatrice di fronte a una situazione che coinvolge direttamente il territorio valdostano, ma ha il dovere di pianificare, coordinare e dialogare con gli enti coinvolti, difendendo gli interessi delle comunità locali. Invece assistiamo, ancora una volta, a una gestione emergenziale. Ancora una volta si chiedono sacrifici ai cittadini senza averli adeguatamente preparati e, ancora una volta, il territorio subisce decisioni sulle quali non ha potuto incidere. Tutto questo è inaccettabile.»
Il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha parlato di «triste storia, per la quale il presidente non ha fatto nulla. Il 5 novembre 2025 il Consiglio di amministrazione della Sav spa sapeva che i lavori sarebbero iniziati. Il presidente è stato aggiornato dai nostri rappresentanti? O ci racconta delle bugie o non sa cosa sta facendo. Siamo di fronte a questioni serie. Il Presidente ha portato questa Regione da un’isola felice a una condizione di isolamento per incapacità di affrontare i dossier. Testolin gioca a fare il Presidente in attesa dei giudici e dei giudizi, mentre le famiglie e le imprese valdostane aspettano delle risposte. Un presidente serio avrebbe comunicato mesi fa e condiviso con Sindaci e associazioni prima che il problema assumesse queste dimensioni. Se a questo aggiungiamo l’assemblea della Sav – dove gli hanno detto gentilmente che non era l’indirizzo giusto al quale porre il problema -, la gestione del Casinò, le preoccupazioni per la Cogne, una riflessione è d’obbligo: lei ha dimostrato, con una serie di eventi, che non è più in grado di essere il Presidente di questa Regione. E lo dico a lei e ad ogni membro della sua maggioranza: posi la bacchetta, non è magica e non funziona, e metta al suo posto qualcuno che ha voglia di lavorare, condividere e rilanciare la Valle d’Aosta.»
Il vicecapogruppo di FdI, Massimiliano Tuccari, ha chiesto al Governo di «valutare attentamente gli impatti della chiusura del raccordo sulla mobilità scolastica, a tutela degli studenti e delle famiglie della Coumba Freida. Tra congestione del traffico, mezzi sgombraneve e rallentamenti sulla viabilità alternativa, molti studenti saranno costretti ad anticipare sensibilmente gli orari di partenza, con disagi che andranno oltre il semplice trasporto. Si potrebbe verificare la fattibilità di sedi scolastiche temporanee decentrate e di una diversa modulazione degli orari, naturalmente previo approfondimento tecnico, organizzativo e normativo da parte degli uffici competenti. Affrontare anche questo aspetto è un dovere del Consiglio nell’esclusivo interesse degli studenti e delle famiglie coinvolte della Coumba Freida e di tutti i protagonisti, loro malgrado, coinvolti per un anno intero.»
«Dopo l’intervento del presidente Testolin è utile riportare la discussione sui fatti, perché il punto non è solo la comunicazione, ma la gestione complessiva della vicenda – ha sottolineato l’assessore Giulio Grosjacques (UV) -. La Regione, con il 28,72% delle quote, è socio di minoranza e non può incidere sulle scelte operative della società, legate a lavori urgenti e alla sicurezza. Molti interrogativi sono emersi dopo la riunione del 18 maggio, che ha consentito di prendere atto di elementi non precedentemente noti. In quella sede è emersa la scelta della chiusura totale del traffico, rispetto anche a ipotesi alternative con cantierizzazione in presenza parziale. Le decisioni assunte rientrano in procedure formalmente legittime, nel rispetto del Codice dei contratti pubblici e delle norme sulle concessionarie autostradali. Tuttavia, per il ruolo della Regione come socio pubblico, è necessario approfondire alcune scelte gestionali e di affidamento. Come emerso dagli atti, lavori rilevanti sono stati affidati a società collegate nel rispetto delle norme vigenti, ma resta aperto il tema dell’equilibrio tra affidamenti interni e mercato, anche alla luce delle indicazioni Anac. Da oggi il nostro ruolo è esercitare pienamente le prerogative del socio pubblico di minoranza, chiedendo trasparenza, approfondimenti e verifiche puntuali su decisioni che hanno impatti rilevanti sul territorio e sulle infrastrutture.»
Il vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha chiesto chiarimenti «sul buco di nove anni – dal 2013, quando sono stati conclusi i primi interventi di sicurezza nelle gallerie, al 2022, quando la Commissione gallerie ha approvato il progetto di adeguamento – rispetto a una scadenza normativa nota fin dal decreto legislativo del 2006. Cosa è stato fatto in quei nove anni? È giusto porre attenzione ai tempi e alle mancanze di comunicazione a partire da settembre 2025, ma rimane il grande dubbio di quello che si sarebbe potuto fare affrontando la questione con molto anticipo, in quei nove anni appunto. Si sarebbe potuto evitare il problema per cui oggi non si può lavorare in galleria in presenza di traffico, come detto chiaramente dalla società Protos Check a Palazzo regionale, trovando delle soluzioni alternative? Magari sdoppiando gli interventi sulle due gallerie, eseguendo prima i lavori su una e poi sull’altra, con un conseguente ovvio raddoppio dei tempi di cantiere.»
Per il vonsigliere Corrado Jordan (UV), «il tema non è la necessità dei lavori, ma la gestione della cantierizzazione: si potevano valutare soluzioni tecniche diverse per ridurre l’impatto. Invece la Sav ha gestito non bene questa vicenda, non prevedendo per tempo modalità meno impattanti. Resta la domanda politica: perché i rappresentanti regionali in seno alla società non hanno attivato per tempo i necessari meccanismi di indirizzo e valutazione delle ricadute sul territorio? La Regione è socio di minoranza, ciò non toglie che il socio di maggioranza debba comunque rispettare la comunità e il territorio. Dal mese di febbraio, quando sono venuto a conoscenza del problema, ho espresso le mie forti preoccupazioni e ho cercato, con difficoltà, di trovare soluzioni nonostante i tempi brevissimi. Ora, si chieda conto a chi sapeva per sapere se è stato fatto davvero tutto il possibile per evitare o ridurre i disagi. Ci assumiamo la responsabilità politica come gruppo e come maggioranza, ma lo dico chiaramente: sono profondamente insoddisfatto per come è stata gestita la vicenda e soprattutto per non essere riuscito a trovare una seppur minima soluzione alternativa a tutela del nostro territorio.»
«Siamo di fronte a un problema di governance delle società partecipate e questo significa che in questi anni non è stato fatto nulla da questo punto di vista – ha detto il consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) -. La Regione detiene il 28% nella Sav e il 99,9% nel Casinò, ma in entrambi i casi non sappiamo mai per tempo cosa succede e lo veniamo a sapere da altri. Oggi mi sarei aspettato che il Presidente rendesse edotta l’Aula di ciò che abbiamo letto stamattina sui giornali: la galleria di Châtillon sarà interessata da lavori e quindi ci sarà un ulteriore problema di viabilità, che si aggiungerà alle interruzioni del collegamento con la Francia, della ferrovia e del tunnel del Gran San Bernardo. Io credo che qualcuno debba prendersi la responsabilità politica di quello che sta succedendo.»
«Io ho fatto parte della Giunta regionale fino alla fine dello scorso ottobre – ha aggiunto il capogruppo del PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz – e non ricordo che né in Giunta né nelle riunioni di maggioranza sia mai stata rappresentata una situazione tale da lasciare immaginare una chiusura di questa portata e, soprattutto, la necessità di predisporre per tempo misure straordinarie per affrontarne le conseguenze. Chi ha esperienza di governo sa perfettamente che, quando emerge una criticità importante, la si condivide, e in questo caso sarebbe stato opportuno. Per questo, faccio fatica ad accettare la conclusione che oggi rischia di emergere: che la responsabilità sia semplicemente della Sav. Se ci fermiamo lì stiamo dicendo una cosa molto più grave: stiamo dicendo che una società partecipata può maturare per anni una decisione destinata ad avere conseguenze enormi sul territorio e arrivare alla chiusura per oltre un anno di un’infrastruttura strategica, mentre la politica può soltanto prenderne atto quando tutto è ormai deciso.»
Per il consigliere Laurent Viérin (UV), «questa vicenda non è solo tecnica, ma politica e riguarda i rapporti tra la Regione e la società Sav, che incide direttamente sul nostro territorio. Il Consiglio regionale avrebbe dovuto poter discutere prima questa situazione, perché al di là dell’esito, era importante esprimere una posizione che parta dal Consiglio Valle. Oggi emerge con forza la necessità di un rapporto più equilibrato tra la Regione e le società concessionarie: la Valle d’Aosta non può essere considerata un soggetto marginale rispetto a decisioni che hanno ricadute pesanti sulla viabilità, sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini. Serve maggiore trasparenza, più confronto istituzionale e un ruolo più incisivo dei rappresentanti della Regione nelle società partecipate. Questa vicenda dimostra che i flussi decisionali e informativi devono essere migliorati, anche nei rapporti con il livello internazionale e con i soggetti coinvolti nella gestione dei grandi assi viari alpini. Non è una battaglia ideologica, ma una questione di comunità e di tutela delle prerogative del nostro territorio. Da qui in avanti il Consiglio deve essere maggiormente coinvolto e messo in condizione di esercitare pienamente il proprio ruolo su dossier così rilevanti.»
«Questa gestione ritardataria e superficiale non è una novità: è figlia di un modus operandi che affronta i problemi all’ultimo momento, anche quando si potrebbe intervenire per tempo, e gli esempi sono tanti – ha sottolineato la capogruppo di AVS, Chiara Minelli -. Ancora una volta si pone un problema di credibilità istituzionale: ci chiediamo che cosa facciano i rappresentanti della Regione in Sav se non trasmettono informazioni. Siamo sempre gli ultimi a sapere le cose e poi, per poterle discutere, dobbiamo arrivare a chiedere un Consiglio straordinario. Per noi, la chiusura delle gallerie non deve essere soltanto un problema complesso da gestire oggi, ma anche un’occasione per andare verso un diverso modello di mobilità delle merci. Abbiamo proposto una misura concreta: vietare per 370 giorni il traffico dei Tir che trasportano merci che non hanno origine e destinazione in Valle d’Aosta. Lo può fare il Presidente nelle sue funzioni prefettizie. Noi siamo per un progressivo spostamento del traffico delle merci dalla gomma alla rotaia. Se per un anno una quota del traffico internazionale dei mezzi pesanti può essere deviata verso altri corridoi e verso modalità di trasporto più sostenibili, non dobbiamo considerarlo un danno da evitare a ogni costo, ma una possibilità da valutare seriamente nell’interesse delle comunità locali.»
Il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha dichiarato: «Non è vero che chi rappresenta la Regione nei Consigli di amministrazione non conta nulla. Ci sono delle incombenze precise e una legge regionale che disciplina le nomine e i rapporti con la Regione. Ma in questa vicenda qualcosa non ha funzionato e il Governo è venuto a sapere troppo tardi di una situazione sulla quale non si poteva più porre rimedio. Cerchiamo di fare tesoro di questa esperienza affinché, per il futuro, tutte le situazioni che ci troveremo a dover gestire vengano affrontate con una pianificazione condivisa tra tutti gli enti e soggetti interessati, in modo da mitigare l’impatto sulla mobilità dei valdostani, del traffico turistico e del traffico pesante.»
«Oggi è venuto meno qualsiasi rapporto di fiducia con la Sav – ha detto il capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz –. Nel momento in cui si costruisce un dossier per l’affidamento in house dei lavori, il cerchio è già chiuso, ma questo tipo di affidamento può rappresentare un danno per la società, perché senza gara non si beneficiano dei ribassi d’asta. È qui che i nostri consiglieri di amministrazione potrebbero dire la loro: basta con gli affidamenti in house, che peraltro escludono le imprese del nostro territorio. Se tutto è costruito per alimentare le società del gruppo, è evidente che la Sav non è più una società che mette al centro il territorio, ma il gruppo. Oggi la constatazione è chiara: la soluzione individuata non è condivisibile.»
Il capogruppo Marco Viérin ha espresso l’insoddisfazione del Centro Autonomista rispetto alla situazione: «La risposta di Sav alle nostre sollecitazioni è stata netta: chiusura totale, l’unica soluzione possibile era la loro. Una risposta che non ci convince per niente. Sav non è un soggetto lontano da noi e la Regione ne è azionista: proprio per questo il confronto non deve essere un passaggio formale, ma un percorso reale, fondato su dati e condiviso, perché tra soci ci si parla e ci si ascolta, cosa che non è avvenuta in questo frangente. Per noi non è un momento di chiusura della vicenda, ma una fase che ci fa riflettere, essendo venuta meno la fiducia nella società. In scelte di questa portata il territorio va coinvolto prima, non dopo le decisioni: qui siamo di fronte a una questione non seguita con la dovuta attenzione. Anche i nostri rappresentanti nel CdA non possono restare silenti: devono esercitare un controllo serio e, soprattutto, informare. Se l’informazione non arriva, qualcosa non funziona. I rapporti con Sav devono cambiare e oggi questo messaggio deve arrivare chiaramente da questo Consiglio.»
«Questo Consiglio ha solo un difetto: è tardivo. Avrebbe dovuto svolgersi nel 2024 o nel 2025, se si fossero avute per tempo le informazioni da parte dei rappresentanti della Regione nel CdA della Sav – ha affermato il consigliere Massimo Lattanzi (FdI) -. Dalla maggioranza è arrivato un invito: da adesso in avanti saremo durissimi con la Sav. Io ho dei dubbi su questa strategia: non credo che, con il 28% delle quote, battendo i pugni sul tavolo, risolveremo il problema della chiusura delle gallerie prevista per dopodomani. Riterrei più opportuno dialogare con la Sav affinché questi 56 milioni di investimenti non ricadano sulle tariffe autostradali dei valdostani. Anche l’invito lanciato alle minoranze di restare uniti e mandare un segnale forte da questo Consiglio mi lascia perplesso: quando ci sono i problemi bisogna rimanere uniti, ma quando ci sono le nomine da fare è solo una questione di maggioranza. Questo dibattito serve solo a chiarire che la vicenda è stata gestita male. Noi, con il 28%, potevamo far sentire la nostra voce due anni fa, quando l’idea di questi lavori ha iniziato a essere validata anche dagli studi di consulenza. Come consiglieri, chiediamo di essere messi prima al corrente delle cose.»
La risoluzione
Il Consiglio Valle ha approvato una risoluzione sul tema della chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes. Il testo, approvato con il solo voto di astensione di AVS, è a firma dei gruppi UV, CA, FI, FdI, Lega VdA, PD-FP, La Renaissance, AdC. Impegna il Governo regionale a richiedere alla società Sav Spa, l’immediata sospensione dell’avvio dei lavori programmati e a promuovere, senza indugio, la ricerca, congiuntamente alle Amministrazioni regionale e comunali, la valutazione di soluzioni alternative idonee a ridurre il rilevante disagio derivante dall’interruzione della viabilità per un periodo così prolungato.
Il testo chiede anche di aggiornare, congiuntamente ai rappresentanti regionali nominati nella Sav, almeno ogni 3 mesi o qualora si rendesse necessario, la Commissione consiliare competente in merito ai conseguenti sviluppi e ad attivarsi con urgenza, nelle sedi opportune e nelle forme più adeguate, presso le concessionarie Sav e Rav, per quanto di competenza, al fine di ottenere la gratuità o una significativa riduzione tariffaria del pedaggio autostradale per i residenti valdostani nel tratto A5 tra il casello di Nus e il casello di Aosta Ovest/Saint-Pierre, per l’intera durata della chiusura delle gallerie di Sorreley e Signayes e fino al completo ripristino della normale viabilità sul raccordo A5/strada statale 27.
Il consigliere Corrado Jordan (UV) ha illustrato la risoluzione approvata: «Si tratta di una presa di posizione decisa che il Consiglio assume nei confronti della Sav, che è frutto e conseguenza della discussione che abbiamo fatto oggi in Consiglio. Tutti abbiamo espresso osservazioni e preoccupazioni che evidenziano un diffuso stato di insoddisfazione da parte del territorio, delle istituzioni e dei settori produttivi interessati, preoccupazioni che come indicato nella risoluzione devono essere un impegno del Governo verso la Sav affinché siano sospesi i lavori e si trovino altre soluzioni.»
La capogruppo di AVS Chiara Minelli ha annunciato di non aver firmato la risoluzione, perché «votare oggi la richiesta di sospendere i lavori, dopo quanto ci è stato rappresentato, tardivamente, dalla SAV e dal presidente Testolin, è un atto di irresponsabilità. Non condividiamo l’approccio: c’è un problema di sicurezza delle gallerie che non si può rinviare, bisogna ora concentrarsi sulle contromisure. Ed è per questo che abbiamo contribuito a scrivere la risoluzione che chiede di emanare disposizioni per regolamentare sia il traffico leggero che quello pesante.»
«Questa risoluzione, sottoscritta da 32 Consiglieri su 35, intende esprimere alla concessionaria Sav un forte disappunto rispetto a una scelta che avrà ripercussioni significative sulla viabilità regionale – ha dichiarato il presidente della Regione, Renzo Testolin -. Non si tratta però soltanto di una presa di posizione politica, ma di una concreta disponibilità da parte del Governo regionale ad avviare un confronto serio con la società concessionaria, fondato su presupposti chiari, per costruire una collaborazione reale e nell’interesse del territorio e dei cittadini. Ci impegneremo a sostenere quanto previsto nell’impegnativa, affinché possa tradursi nei migliori risultati possibili. Sull’altra risoluzione ci asterremo, ritenendo che i contenuti sostanziali siano già compresi nel testo della nuova risoluzione.»
L’Assemblea ha invece respinto una risoluzione, sottoscritta da tutti i gruppi di minoranza (FdI, Lega VdA, La Renaissance, AVS, PD-FP, AdC), che voleva impegnare il presidente della Regione ad emanare urgentemente disposizioni per regolamentare sia il traffico leggero sia quello pesante e ad aggiornare, insieme ai rappresentanti nominati in Sav, ogni due mesi la Commissione consiliare competente sull’andamento dei lavori e sulla gestione del traffico e sulle eventuali difficoltà che emergeranno. Il testo ha ottenuto tre voti a favore (AVS) e 20 astensioni (UV, CA, FI). I gruppi Lega VdA, FdI, PD-FP, La Renaissance e AdC non hanno partecipato al voto perché hanno ritenuto l’impegnativa riassorbita dalla risoluzione approvata.
Il dissenso di Avs
Dopo un’intera giornata di dibattito in Consiglio regionale, a pochi giorni dall’avvio dei lavori nelle gallerie Côte de Sorreley e Signayes, la maggioranza arriva a proporre di richiedere alla società Sav la sospensione dell’avvio del cantiere e la ricerca di soluzioni alternative, predisponendo una bozza di risoluzione e cercando il sostegno delle forze di minoranza.
«Una richiesta che rappresenta la più evidente ammissione del fallimento politico e programmatorio che ha caratterizzato l’intera vicenda – commentano i consiglieri del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, Eugenio Torrione e Andrea Campotaro -. Per settimane ci è stato detto che non esistevano alternative, che i tempi erano definiti e che la chiusura era inevitabile e improrogabile. Se questa richiesta di immediata sospensione dei lavori aveva un senso, andava formulata mesi fa, quando era ancora possibile discutere seriamente della cantierizzazione, delle modalità di esecuzione degli interventi e delle misure necessarie per ridurne gli impatti sul territorio.
Se invece, come ci è stato ripetuto fino a oggi, non esistono alternative praticabili e i lavori sono necessari per adeguare le gallerie agli standard di sicurezza previsti da norme note da quasi vent’anni, allora chiedere una sospensione a ridosso dell’apertura del cantiere è irresponsabile, impraticabile e nei fatti rappresenta una smentita di quanto sostenuto per settimane. Tutta la vicenda è una presa in giro della popolazione valdostana.
O le alternative esistevano, e allora la maggioranza si è accorta con colpevole ritardo di ciò che avrebbe dovuto valutare per tempo. Oppure le alternative non ci sono, e allora la richiesta di sospensione è un atto privo di credibilità. In entrambi i casi emerge un grave deficit di programmazione politica. Ancora più sorprendente è che si chieda alle forze di opposizione di condividere questa operazione.
Noi non ci stiamo. L’unica cosa seria e sensata da fare oggi è affrontare il tema delle misure concrete da adottare per mitigare i problemi che inevitabilmente si presenteranno. Serio sarebbe emanare con urgenza disposizioni per regolamentare, deviare e gestire il traffico. Fra queste abbiamo indicato come gruppo la limitazione del traffico dei mezzi pesanti internazionali che non hanno origine o destinazione in Valle d’Aosta. Il traffico dei Tir produce congestione della rete viaria, inquinamento e costi rilevanti per la collettività: in termini di sicurezza, di manutenzione delle infrastrutture, di qualità dell’aria e di salute pubblica, di qualità della vita per le popolazioni che vivono lungo la direttrice del traffico.»
Per il gruppo AVS, serio sarebbe coinvolgere i Comuni, confrontarsi con il territorio e predisporre un piano credibile per la gestione della viabilità.
«Non è serio – concludono –, al contrario, chiedere la sospensione dei lavori quando il loro avvio è ormai imminente e cercare nell’opposizione una condivisione delle responsabilità che appartengono interamente a chi governa. Per queste ragioni AVS non ha sostenuto la risoluzione approvata dal resto del Consiglio regionale.»
Sessione europea e internazionale
Il Consiglio Valle, riunito in sessione europea e internazionale, ha approvato l’atto pluriennale di indirizzo che definisce le linee d’azione della Regione nell’ambito delle politiche promosse dall’Unione europea e dei rapporti internazionali per la XVII legislatura. Il provvedimento ha ottenuto 19 voti a favore (UV, CA, FI), 4 voti contrari (FdI) e 11 astensioni (Lega VdA, PD-FP, AVS, Renaissance, AdC). Il provvedimento è stato illustrato dall’assessore agli affari europei, Leonardo Lotto, che ha anche presentato la relazione sulle attività svolte nel 2025 e l’informativa sulle riprogrammazioni dei Programmi Fesr e Fse+ 2021-2027 effettuate nel corso dell’anno.
«La logica che accompagna l’atto pluriennale di indirizzo per la XVII legislatura va oltre il semplice adempimento – ha detto l’assessore Lotto –: valorizzare la dimensione anche europea e internazionale della realtà valdostana è un modo per riaffermare le sue specificità – territoriali, istituzionali, linguistiche, culturali – oltre che per proiettarla in contesti più ampi. Per una Valle d’Aosta aperta verso l’esterno, capace di confrontarsi e crescere, sia come realtà istituzionale che come comunità. A fare da fil rouge degli indirizzi strategici vi sono quattro punti cardine. Il ruolo di assoluta centralità della montagna, che costituisce un laboratorio di resilienza e innovazione, con una nuova consapevolezza: la montagna come spazio vivo, generatore di valore, economia e relazioni. Il posizionamento della Valle nello spazio francofono, quale atout capace di unire tradizione e internazionalizzazione. L’attenzione alle giovani generazioni, promuovendone un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali, dalla scuola all’ingresso nel mondo del lavoro. La rilevanza della tecnologia e dell’innovazione, quali mezzi di facilitazione della vita di cittadine e cittadini.
Questo atto si colloca in una fase cruciale del ciclo delle politiche dell’Unione europea – ha aggiunto –: mentre prosegue l’attuazione dei Fondi europei della programmazione 2021/27 ed entra nella fase conclusiva il Pnrr, la Commissione europea, a luglio 2025, ha presentato la proposta del nuovo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio che stabilisce le risorse per il periodo 2028-2034, dando avvio al processo di negoziazione tra le istituzioni e l’Ue. Due novità importanti riguardano, da un lato, il raggruppamento della Politica di coesione e della Politica agricola comune nell’ambito del Fondo unico, dall’altro, l’introduzione di Piani di partenariato nazionali e regionali. In tale quadro è fondamentale che sia riconosciuto e salvaguardato il ruolo strategico delle Regioni, nel rispetto dei principi fondanti della sussidiarietà a garanzia di una governance multilivello. Alla luce di una crescente tendenza alla centralizzazione nella gestione dei fondi, risulta ancora più importante che le Regioni e le Province autonome rafforzino le forme di azione congiunta a sostegno del ruolo dei territori nella definizione delle politiche europee.
Con questo atto, portiamo quindi l’espressione di una visione politica chiara in cui la Valle d’Aosta sia protagonista, e non semplice spettatrice, del processo di costruzione europea. Attraverso il modello energetico fondato sulle fonti rinnovabili, la sperimentazione nell’intelligenza artificiale all’interno della pubblica amministrazione, il percorso verso la digitalizzazione dei servizi ai cittadini e l’attenzione strutturale alle politiche giovanili, la Regione dimostra che un territorio piccolo può offrire contributi grandi. Le sfide che l’Ue pone al centro della propria agenda – transizione ecologica e digitale, coesione territoriale – trovano nella Valle d’Aosta un laboratorio vivo, capace di produrre risposte originali e replicabili su scala europea. Essere piccoli, in questo senso, è una condizione che favorisce la rapidità di sperimentazione, la coerenza delle scelte e la misurabilità dei risultati. La strada indicata dagli indirizzi pluriennali è sicuramente ambiziosa. Ma è quella giusta: perché crede nel valore dell’integrazione europea, nella forza dei territori e nella capacità della Valle d’Aosta di fare la propria parte in un progetto comune che resta, ancora oggi e più che mai, il progetto di pace, libertà e prosperità condivisa più importante che l’Europa abbia mai saputo costruire.»
L’assessore ha anche fatto il punto sullo stato di attuazione della Politica regionale di sviluppo, al 31 dicembre 2025, evidenziando che «il costo ammesso si attesta a poco più di 232 milioni di euro, gli impegni sono pari a circa 168,5 milioni di euro, mentre i pagamenti ammessi sono di poco inferiori agli 81 milioni di euro. Nel 2025, i Programmi Fesr e Fse+ 2021/27 hanno raggiunto i rispettivi obiettivi di spesa e sono stati riprogrammati per adeguarsi alle nuove priorità europee e alle esigenze del territorio. È inoltre proseguita l’attuazione del Complemento regionale per lo sviluppo rurale 2023/27, dei Programmi di cooperazione territoriale europea, del Fondo per lo sviluppo e la coesione e della Strategia regionale per le Aree interne.
Per quanto concerne il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si avvia alla conclusione, il numero di progetti complessivi al 31 dicembre 2025 è pari a 1.421 per un importo totale di 634,5 milioni di euro, di cui 445 milioni finanziati dal Pnrr e 189,4 milioni di euro derivanti da cofinanziamenti regionali e/o nazionali. Le strutture regionali sono coinvolte in 225 progetti per un valore di 155,7 milioni di euro. A questi si aggiungono 633 progetti dei Comuni (101,5 milioni), 176 delle scuole (20,2 milioni) e 387 interventi promossi da altri soggetti, tra cui imprese e privati, per complessivi 357,1 milioni di euro, a conferma dell’ampia ricaduta degli investimenti sul territorio regionale.»
Il dibattito in Aula
«Siamo contrari al processo di maggior integrazione europea in questa Europa tecnocratica, con un Parlamento europeo che non può fare leggi ma passare soltanto per la Commissione europea: un’elefantiaca macchina burocratica che ha attualmente 32 mila dipendenti con stipendi che variano dai 2.300 ai 16.000 euro al mese – ha dichiarato il vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron -. Riguardo al Pnrr, che volge ormai al termine, abbiamo criticato da sempre un approccio dirigistico con l’utilizzo di fondi presi a prestito con forti vincoli ideologici e una burocrazia enorme connessa al loro uso. Sul fronte dell’immigrazione, l’esperimento di una società multietnica è destinato a naufragare perché sta già portando i paesi in prima fila su questa deriva sull’orlo di una guerra civile, sociale ed etnica, con gravi problemi di sicurezza delle persone. Sarà fondamentale ripensare il modello dell’accoglienza dei richiedenti asilo, riformare le leggi sugli stranieri con la revoca dei permessi di soggiorno in caso di cattiva condotta e quelle sulla cittadinanza in senso restrittivo. Infine, dal punto di vista politico, quale strada prenderà l’Ue? Sarà smantellata entro pochi decenni, prenderà una direzione confederale dove gli Stati mantengono la loro sovranità, come auspicato dalla Lega? Oppure sceglierà la strada federale, con un super stato burocratico sempre più lontano dai Popoli?»
Per la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli, «l’atto di indirizzo è ben costruito dal punto di vista formale, ma resta prevalentemente descrittivo. Mancano una gerarchia di priorità, obiettivi chiari e misurabili, manca una discontinuità rispetto al passato, su cui contavamo. Il caso più evidente è quello della politica energetica. Le linee indicate sono condivisibili, ma non bastano le enunciazioni. La realtà è che oggi la Valle d’Aosta continua a dipendere in larga misura dai combustibili fossili, in tutti i principali settori. Non c’è un piano strutturato per il fotovoltaico diffuso, né una strategia efficace sulle comunità energetiche, né un progetto credibile di elettrificazione del trasporto pubblico. E soprattutto, non c’è un obiettivo politico esplicito: fare della Valle d’Aosta una Regione energeticamente autonoma e sostenibile. Anche il ruolo della Compagnia Valdostana delle Acque appare scollegato da una strategia pubblica coerente. La governance multilivello resta un principio condivisibile, ma servono maggiore capacità di incidere nelle decisioni europee e una verifica dell’efficacia di investimenti come Grand Continent e Maison du Val d’Aoste. Per rendere la Valle d’Aosta protagonista in Europa occorrono politiche più coraggiose, concrete e orientate all’innovazione.»
Il consigliere di Fratelli d’Italia Aldo Domanico ha annunciato il voto contrario sull’atto, perché pur essendo «ricco di intenzioni lodevoli, è deficitario sul piano della concretezza, della neutralità di strumenti e della promozione dell’iniziativa privata. Non troviamo indicatori di risultato, non sono definite priorità temporali né esistono metriche per valutare l’impatto economico e sociale delle azioni proposte: si rischia così di ingolfare la macchina amministrativa e di disperdere risorse senza verificarne il ritorno per i cittadini. In secondo luogo, il documento sottovaluta il ruolo insostituibile del settore privato nel generare sviluppo. Le politiche pubbliche devono creare condizioni favorevoli all’imprenditorialità: regolazione snella, fiscalità competitiva, accesso ai capitali e incentivi a investire. Preferiamo una Regione che faciliti progetti concreti realizzati da imprese locali o investitori esterni, piuttosto che moltiplicare interventi pubblici che rischiano di sostituirsi all’iniziativa privata. Non vogliamo una Regione che faccia solo lobbying nelle sedi internazionali; vogliamo una Regione che renda più semplice fare impresa, che snellisca la burocrazia e che traduca gli impegni europei in vantaggi concreti per i nostri cittadini.»
«Condividiamo con l’Assessore la preoccupazione per la centralizzazione dei fondi di coesione, tema su cui abbiamo presentato una risoluzione, ma siamo critici sui documenti illustrati per la loro impostazione politica che disegna una Valle d’Aosta sempre più integrata in un sistema di governance multilivello – europea, nazionale e regionale – nei quali i margini di autonomia reale si restringono – ha sottolineato il capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin -. Non siamo contro l’Europa, siamo contro un modo di fare Europa che trasforma le istituzioni regionali in terminali passivi di decisioni assunti altrove, che accumula debito scaricando i costi sui contribuenti futuri, che concede flessibilità fiscale solo per le spese che corrispondono alle priorità ideologiche di Bruxelles e nega quella stessa flessibilità per misure di sostegno diretto ai cittadini. L’Autonomia si difende anche contestando le politiche che non funzionano: il Pnrr ha mostrato il costo in termini di sovranità sulle priorità di spesa, il Green Deal con le sue politiche ecologiche ideologiche quello per i territori di montagna. Chiediamo che la prossima sessione europea sia un vero momento di indirizzo politico autonomo e coraggioso, non un semplice adempimento formale.»
L’assesseur au territoire et à l’environnement, Davide Sapinet, a illustré l’activité menée dans le cadre de l’Espace Mont-Blanc, l’initiative de coopération transfrontalière réunissant la Vallée d’Aoste, la Savoie, la Haute-Savoie et le Valais, dont l’axe principal de travail est consacré au changement climatique: «2025 marque un tournant important, puisqu’elle correspond à la création du Gect (Groupement européen de coopération territoriale) de l’Espace. Il s’agit d’une étape clé destinée à offrir à cette coopération un cadre juridique stable, structuré et plus efficace. Cette décision traduit une volonté politique partagée de renforcer durablement la coopération entre les territoires du massif dans le respect du droit européen. En Vallée d’Aoste, cette initiative a fait l’objet d’un large partage avec les collectivités concernées, Valdigne Mont-Blanc et Grand-Combin. Une démarche analogue a été engagée par le Canton du Valais, tandis que la partie française doit encore définir le périmètre des membres adhérents. Le projet de convention doit désormais être soumis aux autorités compétentes des trois États concernés. En Italie, les services compétents de la Présidence du Conseil des Ministres ont exprimé un avis favorable de principe, ce qui ouvre la phase devant conduire à l’approbation formelle d’une loi régionale de notre part.»
Il consigliere Fulvio Centoz (PD-FP), annunciando il voto di astensione, ha spiegato che «un atto pluriennale di indirizzo senza indicatori e scadenze non è un piano strategico, ma una dichiarazione d’intenti: nel 2030 con quali parametri ne verificheremo l’attuazione? Il documento annuncia una specifica legge regionale dedicata alla montagna, ma senza un cronoprogramma vincolante e un testo in istruttoria il rischio è che rimanga una promessa. Sul negoziato del quadro finanziario pluriennale, la strategia è vaga: non c’è una stima quantificata dell’impatto finanziario del nuovo sistema sul nostro territorio e un piano d’azione strutturato per i prossimi 18 mesi. Sull’intelligenza artificiale, manca una governance definita mentre la revisione della legge elettorale europea per garantire la rappresentanza valdostana appare difficilmente realizzabile. Attualmente, il documento non è ancora all’altezza della sfida. È un’apertura di credito consapevole e condizionata. Per questo, avanziamo proposte concrete da recepire nella relazione annuale della prossima sessione europea, tra cui indicatori verificabili per ogni linea di indirizzo, il deposito del disegno di legge sulla montagna entro il 2026 con testo e copertura finanziaria e il coinvolgimento strutturato del Consiglio nel monitoraggio del negoziato europeo.»
Per il capogruppo di Centro Autonomista, Marco Viérin: «su questo tema siamo a un bivio. O si va verso una vera Europa, oppure si rischia il fallimento del progetto europeo. Noi l’Europa l’abbiamo capita prima di tanti, perché l’abbiamo vissuta sulla pelle: siamo da sempre un crocevia di popoli, lingue e tradizioni. Ma l’Europa di oggi non è ancora quella che serve: deve essere più vicina ai territori e alle regioni. Troppo spesso è percepita come un’Europa di carte, timbri e burocrazia. La montagna, che rappresenta quasi un terzo del territorio europeo e ospita più di un cittadino su dieci, non ha ancora una normativa adeguata di tutela. Noi rivendichiamo il diritto di rimanere: vivere e lavorare nelle nostre valli con gli stessi servizi delle città. Le decisioni devono essere prese vicino a chi vive i territori. Si apre ora un passaggio decisivo sul bilancio europeo 2028-2034, con il rischio di accorpare fondi e ridurre il ruolo delle Regioni, centralizzando le scelte. Non possiamo accettare che il territorio perda peso e servizi. Noi siamo Europeisti da sempre e serve un’Europa migliore, non meno Europa: più giusta, più semplice, più vicina ai territori e cittadini, capace di valorizzare la montagna e le nostre specificità. La Valle d’Aosta deve fare la sua parte, insieme alle altre Regioni, per contrastare ogni deriva centralizzatrice e difendere il ruolo dei territori. Siamo per un’Europa che costruisce, non che si allontana dai cittadini.»
«I soldi provenienti dall’Europa migliorano davvero la qualità della vita dei valdostani? – ha chiesto il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, Massimiliano Tuccari -. Alla gente interessa poco sapere quanti fondi arrivano sulla carta, ma se ci sono più medici negli ospedali, se le imprese riescono a lavorare meglio, se i giovani trovano opportunità per rimanere in Valle d’Aosta e se le nostre infrastrutture sono all’altezza delle esigenze del territorio. Ben partecipare ai programmi europei e cercare risorse ma non basta: serve saper spendere bene i fondi sulle vere priorità dei cittadini. Da valdostano vedo una regione che soffre ancora l’isolamento infrastrutturale, una sanità in difficoltà e tante aziende che devono confrontarsi ogni giorno con burocrazia e costi crescenti. Su questi temi i fondi europei devono fare la differenza. L’Europa può essere un’opportunità se aiuta i territori a crescere. Diventa un problema quando produce solo vincoli, procedure e carte. La Valle d’Aosta deve far sentire la propria voce, difendere le sue peculiarità di regione alpina e ottenere strumenti concreti per affrontare le sfide del futuro.»
«Ormai siamo entrati nel vivo del negoziato europeo 2028-2024 – ha evidenziato l’assessore all’agricoltura e risorse naturali, Speranza Girod – che nella nuova impostazione connette sempre più politica di coesione con politica agricola comune: un’impostazione che pone questioni politiche e istituzionali soprattutto per una regione totalmente montana come la Valle d’Aosta che presenta specificità territoriali marcate legate alle aree rurali e ai sistemi agro-silvo-pastorali. In questo contesto, la Conferenza delle Regioni ha espresso una posizione chiara e condivisa: le Regioni non possono essere ridotte a soggetti consultivi, ma devono essere pienamente coinvolte nella definizione delle strategie e delle priorità di investimento. Sarà quindi istituito un tavolo di confronto politico e tecnico Stato-Regioni 2028-2024 per la definizione del Piano nazionale e regionale italiano. Non si tratta di una rivendicazione formale, ma di efficacia delle politiche europee. In fase di riparto il Piano nazionale deve garantire almeno la dotazione attuale per lo sviluppo rurale e che “il diritto a rimanere” ad abitare in montagna non si limiti ad essere un principio, ma preveda strumenti e fondi dedicati. L’agricoltura non è un tema settoriale: è una questione europea, territoriale e sociale.»
Il presidente del Consiglio, Stefano Aggravi (CA), si è soffermato sull’attività della Calre, la Conferenza delle Assemblee legislative regionali d’Europa, che riunisce oltre 60 parlamenti rappresentativi di realtà diverse accomunate da sfide e criticità comuni. «Dalla Plenaria di gennaio 2026, il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha aderito al gruppo di lavoro dedicato alle aree montane e interne, coordinato dal Vicepresidente del Trentino, Paccher. Il gruppo ha presentato un documento per portare all’attenzione delle istituzioni europee le esigenze delle aree montane sui temi della tutela del territorio, della sostenibilità e della biodiversità, chiedendo anche la creazione di un Patto europeo per la montagna. A gennaio 2026 ho inoltre assunto il coordinamento del gruppo di lavoro sulla sussidiarietà: stiamo cercando di lavorare con l’obiettivo di mappare la situazione generale, analizzarne l’applicazione nelle procedure parlamentari e valorizzare le migliori pratiche. In questi consessi bisogna dare un contributo e assumere una posizione chiara: chi non c’è non ha la possibilità né di rappresentare le proprie problematiche né di incidere sulle politiche. La volontà del Consiglio è esserci, portare le esperienze e le esigenze della Valle d’Aosta, confrontarsi con chi sta facendo meglio e valorizzare con orgoglio ciò che il nostro territorio sa esprimere.»
Definendo il documento «completo e ben strutturato», il consigliere Corrado Jordan (UV) ha osservato: «Il futuro dell’agricoltura europea non riguarda più solo i sussidi, ma i servizi ambientali che collegano il settore all’ambiente in cui operano. La Politica agricola comune post 2027 punta su un modello in cui l’agricoltore è custode del territorio: un imprenditore che gestisce, valorizza e tutela l’ambiente. Si passa dalla produzione alla protezione, finanziando non solo cosa si produce, ma come si produce, con attenzione a biodiversità, riduzione degli input chimici e pratiche estensive rispettose dei ritmi naturali. In questo la Valle d’Aosta si ritrova pienamente. È importante che alle Regioni sia data la libertà di adattare le linee guida alle specificità locali. È doveroso sostenere gli aiuti al settore agricolo previsti dall’attuale programmazione, integrandoli con risorse regionali, ma è necessario integrare questi aiuti anche con interventi ambientali funzionali all’agricoltura come la gestione idrica, la difesa del suolo, l’innovazione e agricoltura 4.0, oltre a una genetica “green” da distinguere dagli Ogm tradizionali che non vogliamo in Valle d’Aosta. Dobbiamo investire in misure che rafforzino il legame tra agricoltura e tutela ambientale, valorizzare le filiere corte, premiare la qualità, la tracciabilità e i prodotti di nicchia, proteggendoli da un mercato sempre più complesso e imprevedibile.»
Le conseiller Laurent Viérin (UV) a affirmé: «La Vallée d’Aoste a su, au fil des décennies, utiliser efficacement les fonds européens et adapter les politiques aux réalités locales, avec des résultats importants dans de nombreux secteurs. Mais la question centrale reste celle de la représentation et de l’influence dans les instances européennes. Plus une région est présente et organisée en amont des décisions, plus elle peut peser réellement. C’est pourquoi le renforcement de notre présence à Bruxelles et dans les réseaux européens est essentiel. Les fonds européens ont été un levier majeur de développement, mais leur complexité bureaucratique peut aujourd’hui éloigner les citoyens et réduire leur efficacité. Il faut donc simplifier les procédures et rapprocher l’Europe des territoires. Les structures de représentation à Bruxelles et à Paris restent des outils stratégiques importants pour défendre nos intérêts et renforcer notre visibilité. Malgré ses limites, nous devons continuer à croire dans le projet européen, mais en le faisant évoluer vers une Europe plus proche des citoyens, des régions et des zones de montagne. La francophonie et la protection des minorités linguistiques font pleinement partie de cette identité et de cette vision d’une Europe fondée sur la diversité.»
Il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha spiegato che «per la Valle d’Aosta la programmazione europea è centrale: parliamo di circa 900 milioni di euro al lordo del Pnrr nella programmazione 2021-2027, risorse importanti per rafforzare la resilienza del territorio e raggiungere obiettivi condivisi. Si può fare meglio e da europeisti convinti, appartenenti alla grande famiglia del Partito popolare europeo, anche noi critichiamo un’Europa percepita come troppo tecnocratica. Come partito, lavoriamo per avere una maggiore capacità politica di incidere e migliorare la governance europea. I principi comuni europei sono condivisibili ma le difficoltà nascono nella loro declinazione concreta sui territori. Per questo dobbiamo lavorare affinché tali principi siano più aderenti alle nostre specificità, sfruttando i nostri presidi a Bruxelles e a Parigi. Riteniamo sia doveroso ottenere la possibilità di avere una rappresentanza della Valle d’Aosta nel Parlamento europeo e dobbiamo fare rete con le realtà che condividono i nostri stessi problemi all’interno del Comitato delle Regioni, in cui sta crescendo il peso delle grandi città a discapito dei territori più piccoli.»
Per il vicecapogruppo di FI, Marco Sorbara, «la Valle d’Aosta non è mai stata una piccola realtà ai margini dell’Europa. Essere piccoli non significa non contare. La storia ci dimostra che, quando abbiamo avuto idee, competenze e rappresentanti capaci – e qui ricordo Luciano Caveri, unico parlamentare europeo che abbiamo espresso -, la Valle d’Aosta ha saputo far sentire forte la propria voce. Ma parlare di Europa significa anche parlare di capacità concreta di trasformare le opportunità in risposte per i cittadini. I fondi europei devono servire a sostenere le imprese, accompagnare i giovani, creare nuove opportunità di lavoro, contrastare lo spopolamento delle nostre vallate, valorizzare la montagna, sostenere l’agricoltura, l’innovazione, la formazione e la transizione energetica. La vera sfida quindi è la capacità progettuale di utilizzare bene le risorse europee. L’Europa non è un palazzo distante: l’Europa siamo noi, sono i cittadini che ogni giorno vivono nei territori e che chiedono risposte concrete.»
L’assessore alla sanità, Carlo Marzi (CA), ha ricordato la visita del 27 e 28 aprile alla Direzione generale della salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea: «Non solo abbiamo portato le istanze degli allevatori valdostani sui temi della bluetongue e della dermatite nodulare contagiosa, ma abbiamo anche potuto constatare la lungimiranza della nostra Regione nell’essersi dotata di una sede operativa a Bruxelles, con una consulenza adeguata e un referente stabile, e la crescente difficoltà per i cittadini e le loro rappresentanze di far sentire la propria voce alla burocrazia europea. La nostra scelta non è stata quella di evidenziare semplicemente criticità nell’applicazione delle normative europee, ma di portare la voce del territorio, perché è dal confronto tra livelli diversi politici che si rafforza l’Europa. Questo implica responsabilità nel modo in cui interpretiamo l’UE e nella scelta di chi la rappresenta. Le risorse europee per la Valle d’Aosta sono reali e significative, ma la partita si gioca nelle istituzioni europee, dove si definiscono politiche e strumenti che ricadono sui territori. Per questo è fondamentale essere presenti e strutturati. Serve una politica capace di dare concretezza ai principi sui quali concordiamo tutti: ma tutti dobbiamo volere un’Europa più politica e meno burocratica che non si limiti a enunciare valori, ma li traduca in scelte reali e comprensibili per i cittadini.»
«Riteniamo che si debba essere meno resilienti e più propositivi nei confronti dell’Europa: non limitarsi a subire i processi, ma contribuire a orientarne le scelte – ha sottolineato il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, annunciando l’astensione -. La relazione dell’Assessore Lotto va in questa direzione, con maggiore sintesi e chiarezza, anche se mancano ancora indicatori concreti per misurare i risultati e le risorse impiegate. Sul piano delle politiche giovanili, più che nuovi piani triennali sarebbe opportuno intervenire sulla legge regionale n. 12/2013, per garantire ricadute reali sul territorio, e capire con chiarezza quali risorse umane e finanziarie sono disponibili e come vengono utilizzate. Anche sul fronte dell’agricoltura è fondamentale disporre di strumenti coerenti e di un quadro normativo adeguato. L’Europa, per quanto riguarda gli agricoltori, ammette investimenti sopra gli 80 mila euro: è per questo che siamo intervenuti nella passata legislatura con una legge regionale (n. 1/2024) che garantisse contributi per le micro, piccole e medie imprese del settore agricolo. Più in generale, occorre un approccio complessivo che unisca visione e concretezza, per evitare di arrivare ai tavoli europei in posizione debole: il futuro si costruisce con la capacità politica di presidiare i luoghi decisionali.»
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato «la trasversalità dell’utilizzo dei fondi europei, che fa parte ormai della quotidianità di tutti gli Assessorati e incide concretamente nella vita dei valdostani in numerosi settori, come dimostra ad esempio il recente bando per i voucher di conciliazione lavoro/famiglia. Un percorso non semplice quello dell’utilizzo dei fondi europei, a causa di procedure più complesse rispetto a quelle previste per le risorse regionali, che rende necessario continuare a investire in formazione, organizzazione e risorse umane. È evidente che la nostra dimensione numerica non consente sempre la stessa potenza di fuoco di realtà più grandi, tuttavia, la preparazione e l’azione delle strutture regionali hanno dimostrato di rappresentare un punto di riferimento e partner seri e affidabili in molti contesti con capacità di investimento e competenze tra le migliori d’Italia. La sfida è proseguire su questo percorso, consapevoli che l’Europa non è un tema astratto, ma parte integrante della nostra attività politica quotidiana, a tutti i livelli. Dobbiamo investire – e non semplicemente spendere – al meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione europea e seguire direttive che, pur talvolta complesse, fanno parte di una dimensione internazionale nella quale vogliamo essere protagonisti.»
L’Aula ha inoltre preso atto della relazione sulle attività svolte nel 2025 e dell’informativa sulle riprogrammazioni dei Programmi Fesr e Fse+ 2021-2027 effettuate nel corso dell’anno.
Contestualmente, l’Assemblea ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dai gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine, così come emendata in accordo con l’assessore agli affari europei. Il testo impegna la Giunta regionale, fatte salve le iniziative già intraprese, ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee per esprimere la netta opposizione della Regione autonoma Valle d’Aosta a qualsiasi ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione che comprima il ruolo delle Regioni nella loro programmazione e gestione. Chiede inoltre di promuovere, insieme alle altre Regioni italiane, in particolare a Statuto speciale, e alle Regioni europee di montagna, la costruzione di un fronte comune istituzionale in difesa del principio di sussidiarietà e della governance multilivello nella politica di coesione europea, con particolare attenzione alla tutela delle specificità dei territori montani e delle realtà regionali di piccole dimensioni. Sollecita anche a richiedere, in sede di negoziato sul futuro Quadro finanziario pluriennale e sui fondi strutturali post-2027, il mantenimento e il rafforzamento del partenariato con le autorità regionali e locali, nonché il riconoscimento delle specificità delle Regioni montane, ultraperiferiche e a Statuto speciale italiane nella definizione dei criteri di allocazione e gestione delle risorse comunitarie. La risoluzione sarà trasmessa alle istituzioni europee, italiane e regionali quale atto di indirizzo politico del Consiglio Valle.
A seguire l’Assemblea ha proseguito i propri lavori in riunione ordinaria, per l’esame di un ordine del giorno composto da 118 punti, di cui 72 rinviati da precedenti adunanze.
Saranno esaminati il Rendiconto 2025 e l’assestamento del Bilancio di previsione del Consiglio regionale per il 2026.
L’Assemblea dovrà poi esprimersi sul Rendiconto generale della Regione relativo all’esercizio finanziario 2025. Saranno, inoltre, esaminate quattro relazioni della Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Valle d’Aosta: bilancio consolidato 2024 della Regione; gestione 2024 del servizio sanitario regionale; rendiconto 2023 del Comune di Aosta; rendiconto generale 2024 della Regione.
Attività legislativa
Saranno anche discussi tre disegni di legge: in materia di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari e sanitari, in materia di trasporti; in materia di attività turistico-ricettive e commerciali.
Una proposta di legge, presentata dal presidente del Consiglio, dai vicepresidenti e dai consiglieri segretari, è volta a modificare la legge istitutiva dell’Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso. I
Attività ispettiva
Interrogazioni a risposta immediata
All’ordine del giorno sono state inoltre iscritte due interrogazioni a risposta immediata. La prima, dei gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance Valdôtaine, vuole sapere se la gestione del Casino de la Vallée sia scevra da ingerenze politiche, mentre la seconda, depositata dal gruppo Fratelli d’Italia, chiede chiarimenti urgenti sulle motivazioni del ricorso al Tar relativo all’aggiudicazione dei lavori dell’ospedale Parini.
Interrogazioni e interpellanze
Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato 14 interrogazioni e nove interpellanze: conoscenza di un parere interno sui limiti di mandato in Giunta regionale; adozione del Piano spostamenti casa-lavoro per il personale delle strutture regionali; limitazione del traffico pesante internazionale lungo la direttrice del Gran San Bernardo durante la chiusura della gallerie Côte de Sorreley e Signayes; riapertura della caccia allo stambecco; avanzamento dei lavori di elettrificazione della ferrovia Ivrea/Aosta; situazione dei lavoratori della Telecontact; collegamento funiviario Pila-Cogne; progetto del parco giochi tematico al Crest di Ayas; stato di avanzamento del nuovo appalto di trasporto pubblico locale su gomma; sostituzione della seggiovia Alpe Ciarcerio; ruolo della Regione nell’applicazione della cassa integrazione alla Cogne Acciai Speciali; organizzazione del personale e gestione dei cantieri da parte dell’Arer; sede definitiva del Csv Valle d’Aosta; assetto della Struttura complessa “Tecnico” dell’azienda Usl; adeguatezza delle prove e modernizzazione delle selezioni nei concorsi pubblici regionali; designazione dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste nel Comitato regionale per la gestione venatoria; completamento e prospettive del Parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans; rincaro dei bus per le attività scolastiche ed educative; valorizzazione degli spazi incompiuti dell’ex cotonificio Brambilla di Verrès; revisione della riforma della disabilità; introduzione del codice d’argento per la presa in carico dei pazienti anziani fragili al Pronto soccorso dell’ospedale Parini; mancata promozione della riforma della disabilità; programmi di screening oncologico per la popolazione femminile.
Sono sei le iniziative del gruppo Autonomisti di Centro, di cui tre interrogazioni e tre interpellanze: responsabilità dell’avallo della memoria difensiva della Regione in merito al ricorso sull’eleggibilità del Presidente Testolin; futuro del Piano faunistico venatorio; problematiche riguardanti i visti contabili dei provvedimenti dirigenziali; rissa al Casino del 4 aprile; bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio per la spesa delle famiglie; misure per l’edilizia valdostana a fronte della crisi internazionale.
Il gruppo Fratelli d’Italia ha depositato due interrogazioni e otto interpellanze: tempi per la creazione della società unica degli impianti di risalita; collegamento funiviario Pila-Cogne; iniziative urgenti della Regione contro lo stato di abbandono dell’ex hotel “La Lanterna” di Saint-Pierre; ruolo, utilizzo e ricadute dell’attività della Fondazione Courmayeur Mont Blanc sulle politiche regionali; grado di dipendenza finanziaria, valorizzazione della francofonia ed efficacia delle attività svolte da enti e fondazioni culturali sostenuti dalla Regione; vigilanza e coordinamento della Regione sulla partecipata Sav Spa in relazione ai lavori di adeguamento delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes e alle conseguenze sulla viabilità; riduzione della tassa automobilistica regionale per chi opta per la domiciliazione bancaria; applicazione della normativa statale “Palestre Aperte” e indirizzi regionali per la gestione degli impianti sportivi scolastici; scadenza dell’accordo della Regione con lostabilimento Heineken di Pollein; sicurezza delle aree interessate dalla frana di Palleusieux a Pré-Saint-Didier.
Con quattro interrogazioni e un’interpellanza, il gruppo La Renaissance Valdôtaine chiede informazioni su: anomalie emerse nei registri elettronici dell’Istituto musicale pareggiato; lavori di riqualificazione della Salle de gymnastique di Aosta; centri traumatologici a servizio delle principali località sciistiche regionali; Comitato etico territoriale della Regione; anomalie emerse nei registri elettronici dell’Istituto musicale pareggiato (secondo atto).
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste discuterà nove interrogazioni e dodici interpellanze: natura e oggetto della “crescente insofferenza” dichiarata pubblicamente dall’assessore Leonardo Lotto “nei confronti delle dinamiche politiche recentemente emerse in seno alla maggioranza”; occupazione abusiva della Torre piezometrica adiacente allo stabilimento Cogne Acciai Speciali e degli spazi sotto il viadotto autostradale; utilità della task force per il Casino de la Vallée; criteri sull’esecuzione di canzoni a sfondo politico da parte degli alunni delle scuole primarie durante la rassegna “Cambio Musica 2026” della Sfom; istituzione di una funzione tecnica alle dipendenze della direzione Medica di presidio ospedaliero dell’Usl; mancanza di sanitari al JB Festaz di Aosta; annullamento della delibera regionale sui criteri di accesso ai contributi per persone non autosufficienti; iniziative per garantire il rispetto del regolamento europeo sulle sostanze cancerogene, mutogene o tossiche nei prodotti cosmetici utilizzati presso centri estetici, profumerie e punti vendita; congelamento delle quote delle risorse aggiuntive regionali (Rar) 2025 del personale del comparto Usl; stato di agitazione al Casino di Saint-Vincent; censimento delle comunità islamiche e rispetto delle regole di convivenza con le comunità locali; operato della governance del Casino; posizione della maggioranza sulla modifica delle legge elettorale; gestione venatoria dello stambecco; approfondimento sugli eventi emersi alla scuola primaria di Chambave; intendimenti sulla programmazione triennale scolastica; recepimento integrale del “Decreto Salva Casa“; efficacia delle barriere anti-caduta sul ponte di Introd; competenze del Centro per uomini autori di violenza ad Aosta; campagna vaccinale obbligatoria 2026 contro la dermatite nodulare contagiosa dei bovini; attività di promozione e marketing dell’Ecole Hôtelière di Châtillon.
Inoltre, i gruppi Lega VdA e La Renaissance hanno proposto dodici iniziative congiunte, di cui sei interrogazioni e sei interpellanze: imminente chiusura delle gallerie autostradali Côte de Sorreley e Signayes; condizioni di sicurezza e utilizzo improprio dell’ex edificio scolastico delle Magistrali in via Torino ad Aosta; costituzione del Tavolo permanente della musica; situazione di degrado e criticità gestionali del Centro servizi per il contrasto della povertà di via Stevenin ad Aosta; situazione dei medici di medicina generale; ritardi del cantiere del nuovo ospedale; intenzioni della Regione sulle tariffe autostradali gestite da Rav Spa; adeguamento normativo della legge regionale sui segretari degli enti locali dopo la sentenza della Corte Costituzionale; limitazione dell’orario mattutino e tetto annuale dei viaggi del servizio di trasporto per persone con disabilità; introduzione del codice d’argento al Pronto soccorso dell’ospedale Parini e miglioramento dell’assistenza alle persone anziane fragili; prevenzione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Valle; protocolli di custodia e verifica del corretto utilizzo del fentanyl nelle strutture del servizio sanitario regionale.
Sono quindici le iniziative ispettive del gruppo PD-Federalisti Progressisti VdA, di cui cinque interrogazioni e dieci interpellanze: conoscenza di pareri interni relativi ai limiti di mandato dei componenti della Giunta regionale; costituzione della Regione nel ricorso per l’accertamento dell’ineleggibilità del Presidente Testolin; conoscenza della nota delle dirigenti del Consiglio sulla legge regionale sui limiti di mandato in Giunta; tempistiche dell’esame in Commissione del Piano regionale dei trasporti; stato di attuazione dell’indennità sanitaria temporanea al personale Usl e prospettive di stabilizzazione delle risorse aggiuntive regionali; procedure di prevenzione, accertamento e gestione di casi di plagio nelle tesi di laurea all’UniVdA; istituzione di un Centro di giustizia riparativa in Valle e promozione delle formazione specialistica accademica; soluzioni alternative alla chiusura totale del raccordo autostradale A5 con la strada statale 27 del Gran San Bernardo; chiarimenti sulla delibera regionale che modifica la destinazione urbanistica dell’area “Vecchia centrale del latte” di Aosta; problemi di governance nelle società partecipate; conseguenze per il Comune di Aosta e per gli iscritti all’Albo regionale dei segretari dopo la sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità della relativa legge regionale; bando “Investimenti produttivi per la competitività delle aziende agricole” del Complemento regionale di sviluppo rurale 2023-2027; rilancio delle politiche di locazione e acquisto della prima casa per i giovani; tutela della produzione e dell’occupazione della Cogne Acciai Speciali; percezione della qualità dei servizi sanitari regionali e condizioni organizzative dell’azienda Usl.
Mozioni e risoluzioni
Infine, l’Assemblea tratterà cinque mozioni, di cui quattro sono state sottoscritte congiuntamente, e una risoluzione.
Riguardo alle mozioni, una è dei gruppi AVS e PD-FP per sollecitare il miglioramento delle condizioni lavorative del personale della Società dei servizi, mentre una è dei gruppi AdC e La Renaissance per destinare fondi per i giovani agricoltori con la legge di assestamento di bilancio. Due sono dei gruppi Lega VdA e La Renaissance: organizzazione di un evento per celebrare gli atleti, i tecnici e gli staff valdostani che hanno partecipato ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026; sostegno alle pro loco negli adempimenti per l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts). Il gruppo AdC ha proposto una mozione riguardante l’allineamento dei valori di deflusso minimo vitale/deflusso ecologico rilasciato a tutte le derivazioni idroelettriche per far fronte ai maggiori costi derivanti dalla crisi energetica.
Sarà discussa, infine, una risoluzione proposta dai gruppi Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia, che riguarda le iniziative urgenti per i lavori di adeguamento e messa in sicurezza delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes.