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Renzo Testolin decade da presidente della Regione

Mercoledì 22 aprile 2026, al Tribunale di Aosta, è stato discusso il ricorso presentato – nel dicembre 2025 – da Alleanza Verdi Sinistra contro il quarto mandato di Renzo Testolin come presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta. Il ricorso è volto accertare e dichiarare l’ineleggibilità di Testolin e la sua decadenza dalla carica di presidente.

Avs sulle argomentazioni depositate dalla Regione

Mercoledì 14 aprile, Avs ha scritto in una nota: «Cinque mesi fa, il 6 novembre 2025, la maggioranza del Consiglio regionale, in barba alle disposizioni della legge regionale n. 21 del 2007, ha eletto Renzo Testolin a ricoprire nella quarta legislatura consecutiva una carica all’interno della Giunta regionale e, nello specifico, quella di presidente della Giunta.
[…] nei giorni scorsi l’avvocato Corea, dello Studio Marini di Roma, designato da Testolin, ha depositato le sue argomentazioni a difesa del presidente. La cosa sorprendente è che all’atto depositato dall’avv. Corea se ne è aggiunto un altro, di contenuto molto simile, depositato dall’avv. Cecchetti, nominato dalla Giunta regionale. Sorprendente perché la Regione non è stata chiamata in giudizio: non è stato impugnato nessun atto della Regione e la causa non coinvolge in nessun modo diritti e interessi propri dell’Amministrazione regionale. Il ricorso riguarda esclusivamente il diritto soggettivo di Renzo Testolin di far parte, per la quarta volta consecutiva di una Giunta regionale, in contrasto con il dettato della legge.
La Giunta, in modo del tutto discutibile, non solo non ha mantenuto una posizione di neutralità, ma ha voluto schierare l’Amministrazione regionale contro un’azione volta ad accertare la legalità e la regolarità di una nomina in contrasto con le disposizioni di legge e lo ha fatto impegnando oltre 21 mila euro, soldi dei valdostani, per sostenere la difesa di Testolin.
Ma c’è di più. Leggendo i due atti depositati emerge che entrambi gli avvocati chiedono al Tribunale che venga, in primis, dichiarato inammissibile il ricorso depositato da AVS; in subordine di dichiararlo infondato; e infine, addirittura, di sospendere il giudizio e di promuovere questione di legittimità della legge regionale n. 21/2007 davanti alla Corte costituzionale. È paradossale e grave che presidente della Regione e Avvocatura della Regione puntino persino sull’annullamento di una legge approvata dal Consiglio regionale pur di non applicarla!
Altro che Autonomia e potestà legislativa regionale: qui si vuole far cancellare d’imperio, da parte della Corte costituzionale, una norma votata a larga maggioranza dal Consiglio. Tutto ciò al fine di poter ricoprire cariche di vertice senza quei giusti limiti che tutto l’ordinamento giudiziario pone per evitare fenomeni di personalizzazione del potere, di cristallizzazione di rendite di posizione e per consentire un fisiologico ricambio di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica. In una Regione piccola come la Valle d’Aosta, che gestisce le risorse pro capite più alte d’Italia ed in cui il potere di chi sta in Giunta è notevole e più ampio rispetto alle altre Regioni, occorre evitare il formarsi di una casta. La norma contenuta nella I.r. n. 21/2007 era stata approvata, vent’anni fa, proprio per correggere una degenerazione. Per vent’anni è andata bene, adesso si vuole tornare indietro, ad un potere senza limiti
».

L’udienza

Il collegio dei giudici di Aosta, composto dal presidente Paolo Bernardini, dalla relatrice Giulia De Luca e da Maurizio D’Abrusco, ha ascoltato tutte le parti nel processo e poi si è ritirato in Camera di consiglio, trattenendo la causa in decisione. La sentenza o l’ordinanza arriverà nei prossimi giorni.

Prima ancora di capire chi ha ragione nel merito, i tre giudici devono sciogliere un nodo preliminare sulla loro competenza. La risposta non è scontata, e la difesa ha insistito proprio su questo punto, sostenendo che la causa dovrebbe essere trattata dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) e non dal Tribunale civile, dato che l’oggetto del contendere è una decisione del Consiglio regionale, l’elezione di Renzo Testolin, un atto politico di natura pubblica.
Se i giudici accoglieranno questa tesi preliminare, emetteranno un’ordinanza in rito, dichiarando il difetto di giurisdizione del Tribunale ordinario e rimettendo la questione al TAR. Sarà come ricominciare da capo su un binario diverso. Se invece riterranno di essere competenti, entreranno nel merito della questione con una sentenza, decidendo se Testolin poteva o meno essere eletto alla luce della legge regionale 21 del 2007 sul divieto di terzo mandato.
Il professor Marcello Cecchetti, legale della Regione, uscendo dall’udienza ha infatti evidenziato che: «ci hanno detto espressamente: “non sappiamo ancora se con ordinanza o sentenza”. Quindi significa che non sanno ancora se decideranno in rito o nel merito».

Andrea Morrone con Elio Riccarand, coordinatore di AVS - Rete Civica VdA
Andrea Morrone con Elio Riccarand, coordinatore di AVS – Rete Civica VdA

Il cuore del ricorso di AVS è questo: Renzo Testolin, eletto presidente della Regione il 6 novembre 2025, avrebbe già esaurito i mandati consentiti dalla legge regionale 21/2007, che vieta di ricoprire cariche di governo per più di tre legislature consecutive. Per il movimento politico e il suo consulente, il professor Andrea Morrone dell’Università di Bologna, «numeri alla mano, qui siamo alla quarta elezione di Testolin. È difficile negare un fatto».
«La questione non riguarda soltanto AVS ma l’intera regione valdostana – ha ribadito – perché ha ad oggetto l’esatta applicazione della legge sul divieto di terzo mandato». Il punto, non è solo contare le legislature: è rispettare la volontà del legislatore regionale, che nel 2007 ha voluto introdurre un limite al potere: «la legge c’è, va applicata anche in questo caso».

La difesa della Regione, affidata ai professori Marcello Cecchetti e all’avvocato Riccardo Jans, ha imboccato una strada diversa, attaccando frontalmente la lettura di AVS come «abnorme e assurda». L’argomento centrale: la legge regionale, interpretata così come la intende AVS, comporterebbe che chiunque abbia ricoperto «anche per un solo giorno» una carica di Giunta in tre legislature consecutive non sarebbe mai più eleggibile. Una conclusione che, secondo Cecchetti, viola palesemente l’articolo 51 della Costituzione (diritto di elettorato passivo), l’articolo 3 (uguaglianza) e l’articolo 15 dello Statuto speciale della Valle d’Aosta.
I due legali propongono invece una lettura alternativa: il divieto scatta solo se in entrambe le due legislature precedenti la carica è durata almeno due anni, sei mesi ed un giorno. Nel caso di Renzo Testolin, nella XV Legislatura la permanenza in Giunta è stata inferiore a tale soglia «e noi l’abbiamo applicata così», ha sottolineato Cecchetti. Jans ha aggiunto che la costituzione in giudizio della Regione è stata «consequenziale alla deliberazione del Consiglio che ha eletto il presidente» quindi non una presa di posizione politica, ma la difesa di un atto istituzionale.

Gli avvocati Marcello Cecchetti, Riccardo Jans ed Ulisse Corea
Gli avvocati Marcello Cecchetti, Riccardo Jans ed Ulisse Corea

Per la difesa, la mossa finale, nel caso in cui il giudice dovesse convincersi che l’interpretazione di AVS è l’unica possibile, sarà di chiedere che la questione sia rimessa alla Corte Costituzionale per valutarne l’incostituzionalità. Una mossa che rallenterebbe notevolmente i tempi decisionali. L’avvocato Ulisse Corea, legale personale di Testolin, ha introdotto un ulteriore argomento, sottolineando che il presidente della Regione è un “organo autonomo”, distinto dagli assessori, e la legge va letta tenendo conto di questa distinzione: «pensare che chi ha fatto l’assessore all’agricoltura per una legislatura e l’assessore all’industria per un mese in un’altra non possa candidarsi a fare il presidente è contrario al buon senso».
Secondo il legale, il diritto all’elettorato passivo, garantito dall’articolo 51 della Costituzione, è un diritto fondamentale e le eccezioni vanno sempre interpretate in modo restrittivo.

Il Tribunale ha quindi trattenuto la causa. La decisione arriverà nei prossimi giorni, senza una data precisa. Se fosse un’ordinanza in rito, la partita si sposterebbe al TAR e i tempi si allungherebbero. Se fosse una sentenza nel merito, il destino politico di Testolin e della sua Giunta potrebbe cambiare radicalmente: in caso di accoglimento del ricorso, la carica decadrebbe e il Consiglio Valle dovrebbe procedere all’elezione di un nuovo presidente della Regione.

La sentenza

La sentenza è stata resa nota sabato 2 maggio 2026.

Il Tribunale ha dichiarato l’ineleggibilità di Renzo Testolin alla carica di presidente della Regione Valle d’Aosta per la XVII legislatura, disponendone la decadenza e la conseguente vacanza della carica, la cui copertura è demandata al Consiglio regionale secondo le modalità previste dallo Statuto. 

Nel dispositivo, i giudici hanno inoltre stabilito:

  • l’inammissibilità dell’intervento della Regione autonoma Valle d’Aosta;
  • la trasmissione della sentenza al Consiglio Valle per gli adempimenti di competenza;
  • la compensazione integrale delle spese di causa tra le parti. 

Sul piano delle motivazioni, il Collegio ha ritenuto legittima la norma regionale che introduce il limite dei mandati consecutivi, escludendo il contrasto con i principi costituzionali. In particolare, i giudici hanno evidenziato che il divieto di ulteriore mandato rappresenta uno strumento volto a garantire l’equilibrio democratico e il ricambio nelle cariche apicali, bilanciando il diritto di elettorato passivo con altri interessi costituzionali, come la parità di accesso alle cariche e la tutela della libera competizione elettorale. 

È stata inoltre respinta la richiesta di sollevare questione di legittimità costituzionale, ritenuta non manifestamente fondata. Il Tribunale ha sottolineato che le peculiarità dell’ordinamento valdostano giustificano l’applicazione del limite anche in un sistema di elezione indiretta del presidente, evidenziando il ruolo centrale e le ampie funzioni attribuite a questa figura, tali da rendere ragionevole una limitazione temporale dell’incarico. 

Infine, la decisione di compensare le spese è stata motivata con la novità e la complessità della questione giuridica, in assenza di precedenti giurisprudenziali specifici e in presenza di un quadro normativo articolato tra disposizioni statali e regionali. 

Le reazioni

Alleanza Verdi Sinistra

Ave ha scritto in una nota: «Il Tribunale di Aosta ha accolto il ricorso di AVS  contro la nomina di Testolin a presidente della Regione per violazione della legge regionale 7 agosto 2007, n. 21. Testolin, essendo già stato in Giunta per tre legislature consecutive, non poteva far parte della Giunta per la quarta volta, il Tribunale lo ha quindi dichiarato ineleggibile e decaduto dalla carica.
Il Tribunale ha respinto tutte le pregiudiziali avanzate dagli avvocati del presidente contro i ricorrenti, è entrato nel merito  della norma ed affermato che è stata palesemente violata le legge.
Inoltre il Tribunale ha dichiarato inammissibile la costituzione in giudizio della Regione perché non era affatto in gioco un interesse pubblico e generale, ma solo la posizione giuridica del singolo.
Infine il Tribunale si è pronunciato anche sulla incredibile richiesta degli avvocati di Testolin e dell’avvocatura regionale di sollevare la questione di legittimità della norma  in sede di Corte costituzionale. Per il Tribunale la legge regionale è chiara e legittima.
Per il presidente Testolin, i suoi consulenti, i suoi legali, l’avvocatura regionale, la stessa Giunta regionale che aveva votato la costituzione della Regione, è un totale naufragio giuridico e politico.
AVS ha dovuto condurre da sola una battaglia molto impegnativa, ma lo ha fatto con determinazione, con la convinzione che anzitutto occorre rispettare le leggi e che l’arroganza del potere va combattuta, anche in solitudine
».

AduVdA

AdaVdA ha scritto: «Il Tribunale ha confermato un’evidenza: Testolin e Bertschy non potevano restare in Giunta. L’intera campagna elettorale unionista si è fondata su una menzogna che ci porta, tra l’altro, alla paralisi amministrativa. Elezioni subito! Chi voleva piegare l’autonomia al proprio interesse è stato riportato alla realtà. Chi, pur rivestendo ruoli istituzionali come quello da Presidente del consiglio, ha taciuto è stato complice. Un comportamento indegno. Chiedere scusa e dimettersi. AVS ha condotto per tutti una battaglia di democrazia».

Union valdôtaine

L’Union Valdôtaine annonce par un communiqué de presse de prendre acte de la décision rendue par le Tribunal civil d’Aoste.

Face à cette situation, le président du Mouvement a convoqué le Comité fédéral afin de procéder à une analyse approfondie et de prendre les décisions qui s’imposent dans l’intérêt du Mouvement et de la Vallée d’Aoste.

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