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Inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2026

Con 104 giudizi definiti in primo grado e 36 in secondo nel 2025, la Giustizia tributaria valdostana conferma numeri contenuti ma con un valore economico rilevante: quasi 17,5 milioni di euro complessivi, per un valore medio superiore ai 94mila euro in primo grado e ai 212mila euro in Appello. Al 31 dicembre 2025, nessuno fra i procedimenti pendenti presso le Corti di Aosta risaliva ad anni precedenti, segno di un arretrato sostanzialmente azzerato, in un contesto nazionale in cui le controversie tributarie chiuse nel 2025 superano i 24 miliardi di euro, con durate medie di 359 giorni in primo grado e 792 in secondo.

«Gli afflussi sono limitati, ma la consistenza economica dei giudizi è elevata» ha sintetizzato il presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado Diego Spampinato, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che si è tenuta nella mattinata di martedì 12 maggio 2026, nel salone Viglino di Palazzo regionale ad Aosta, rivendicando il fatto che, in Valle d’Aosta, i fascicoli più risalenti sono sospesi solo per pregiudizialità e non per inerzia del sistema. Un’efficienza che la rappresentante del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, Luciana Cunicella, ha tradotto in numeri ancora più netti: «la durata media del processo in primo grado si attesta a 171 giorni, contro i 359 della media nazionale; in secondo grado scende a 217 giorni, a fronte dei 792 del resto del Paese» ha ricordato, definendo la sede valdostana «una delle realtà di eccellenza» della giurisdizione tributaria.

Sul fronte della riorganizzazione, il punto più sensibile per Aosta era il paventato accorpamento al Piemonte. Spampinato ha ricostruito il percorso: dalle prime ipotesi ministeriali di soppressione della Corte di primo grado di Aosta, alla presa di posizione della Corte di secondo grado e del Consiglio di presidenza, fino alla delibera del 17 marzo 2026 che ha di fatto archiviato l’idea. «Quello che un anno fa era stato ventilato, oggi è del tutto tramontato» ha affermato, ricordando che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, in aprile, aveva annunciato lo slittamento al 2028 della revisione complessiva della geografia delle Corti, con la conferma, almeno per ora, del presidio giudiziario valdostano.

Luciana Cunicella, rappresentante del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e Diego Spampinato, presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Aosta
Luciana Cunicella, rappresentante del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e Diego Spampinato, presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Aosta

La «riconfigurazione» resta però molto concreta sul piano amministrativo. Il dirigente Sergio Tavella, in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha spiegato che la segreteria della Corte di secondo grado della Valle d’Aosta è stata accorpata a quella di alcune Corti piemontesi, nell’ambito dei nuovi uffici territoriali dirigenziali del Dipartimento della giustizia tributaria. «È un modello che ricorda l’unione di servizi fra Comuni – ha precisato poi Spampinato – la nostra segreteria risponde a un vertice centralizzato, ma le Corti di giustizia restano autonome e, allo stato, ben lontane dall’essere soppresse». Una distinzione non solo tecnica, che segnala come la pressione all’aggregazione passi anzitutto per le strutture di supporto, lasciando aperta nel medio periodo la questione delle sedi giudicanti.

La riforma della magistratura tributaria fa da sfondo a questa tensione. Il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati tributari professionali, Paolo De Paola, ha salutato la conclusione del primo concorso per 173 magistrati tributari e la prospettiva di arrivare a 576 togati entro il 2029, rivendicando «la nascita effettiva della quinta giurisdizione del Paese» e chiedendo un ordinamento disegnato su misura della nuova magistratura professionale. Ha anche rilanciato il tema del riequilibrio dei rapporti con la Cassazione, ipotizzando che in futuro la funzione nomofilattica (il compito di garantire l’esatta osservanza, l’interpretazione uniforme della legge e l’unità del diritto oggettivo nazionale) possa essere ricondotta alla stessa magistratura tributaria, sul modello di quanto già avviene per i giudici amministrativi e contabili.

Sul piano tecnologico, Spampinato ha rivendicato la piena maturità del processo tributario telematico e l’uso esteso delle udienze a distanza, che permettono a magistrati e parti di collegarsi da fuori Valle (in un caso, addirittura da Catania), riducendo tempi e costi di spostamento. Il recente passaggio dalla piattaforma Skype, ormai fuori gioco, a Microsoft Teams «sembra aver migliorato la qualità delle trasmissioni», osserva, anche se permangono problemi di banda che ancora oggi impediscono in alcuni casi la connessione di giudici e difensori.

Il salone 'Viglino' di Palazzo regionale ad Aosta durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario tributario 2026©Angelo
Il salone ‘Viglino’ di Palazzo regionale ad Aosta durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2026

Proprio sul terreno dell’innovazione, però, il discorso del presidente si è fatto più spigoloso quando entra nel merito dell’intelligenza artificiale. Spampinato ha ricordato come, nel giro di un anno, si sia passati da un clima favorevole alla «giustizia predittiva», sistemi di IA in grado di prevedere l’esito dei giudizi, a una chiusura netta: la legge 132/2025 e le raccomandazioni del Consiglio di Presidenza vietano l’uso di algoritmi che sostituiscano il giudice, consentendo l’IA solo come supporto organizzativo, di ricerca e di analisi statistica. «Il giudice resta l’unico dominus del proprio convincimento» ha insistito, avvertendo che l’IA resta uno strumento probabilistico, «soggetto ad allucinazioni» e con il rischio «di sclerotizzare la giurisprudenza» riproducendo meccanicamente gli orientamenti maggioritari.

Non è un rifiuto ideologico, lo stesso Spampinato ha ammesso di aver sperimentato diversi sistemi chiedendo loro di scrivere sentenze ma un allarme sul rischio «di spossessamento» del giudice quando l’algoritmo è opaco: «il problema non è che la macchina sbagli, ma che l’operatore non sappia cogliere l’errore» ha osservato, soprattutto se meno esperto e abituato a fidarsi degli strumenti informatici. Il passaggio più inquieto è arrivato però alla fine, quando il presidente ha riconosciuto che il divieto di giustizia predittiva dovrà fare i conti con le pressioni dell’economia e dell’organizzazione giudiziaria: «la domanda non è se, ma quando si accetterà l’idea che le cause di modestissimo valore possano essere decise da un sistema di intelligenza artificiale, rinviando l’intervento umano all’eventuale appello» ha concluso, indicando la soglia ipotetica delle liti sotto i mille euro.

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