Scrivici su Whatsapp

Congresso del Partito democratico della Valle d’Aosta 2026

Il Partito democrativo della Valle d’Aosta ha riunito il proprio congresso domenica 24 maggio 2026, ad Aosta.

Ha aperto i lavori la presidente Eloïse Della Schiava, che ha ringraziato il segretario uscente Luca Tonino. Ha ricordato la sfida consistente nel conugare le istanze sociali con i valori del federalismo e dell’autonomia.

Il presidente del PD nazionale Stefano Bonacini ha inviato un messaggio con l’invito di un buon lavoro in vista delle elezioni politiche 2027.

Gli interventi dei partiti ospiti

Carola Carpinello, di Ambiente-Diritti-Uguaglianza, ha evidenziato come l’esperienza politica sia nata da quella associazionistica e ambientali. Ha poi aggiunto: «dobbiamo ricordare chi sono i nostri avversari: la destra che smonta i diritti e l’Union valdôtaine che ha scelto di andare a rimorchio invece di difendere il paticolarismo valdostano. In vista dell’appuntamento elettorale, dobbiamo costruire un’alternativa credibile, nella quale nessuno debba rinnegarsi per aderire. Abbiamo avanzato una proposta alle forze progressiste ma restiamo in attesa di risposta. Le nostre debolezze interne agevolano gli avversari. Il tempo per costruire c’è ma comincia a stringere».

Chiara Minelli, di Alleanza Verdi Sinistra, ha detto: «Auspico l’avvio di un percorso utile per tutta la sinistra valdostana. Crediamo che l’intera comunità abbia bisogno di quest’area, portatrice di una visione diversa da quella delle forze di centrodestra e dell’Union valdôtaine. C’è un’opinione pubblica democratica e progressista consistente che non trova una coalizione in grado di interpretare le sue istanze. Bisogna perseguire questa unità con determinazione e testardaggine ed essere coerenti rispetto ai contenuti programmatici. Nelle prossime settimane, dovremo essere propositivi in relazione alla legge da scrivere sulle concessioni idroelettriche. Servirebbe un’unione a sinistra anche in relazione alla questione etica del limite dei mandati».

Leonardo Lotto, di Azione Valle d’Aosta, ha detto: «Noi puntiamo sul fatto che il bipolarismo è arrivato a fine corsa e le voci estreme si stanno estremizzando. Bisogna dividersi fra coloro che credono in uno stato libero di diritto contro chi ci vuole portare all’autoritarismo e al controllo dello Stato sull’economia. Al centro dove siamo noi, al centrosinistra dove siete voi e anche al centrodestra c’è lo spazio per rinsaldarsi su questi concetti democratici».

Emily Rini, di Forza Italia, ha detto: «La forza sta nella pluralità, con la comunità al centro e la capacità di fare sintesi. L’autonomia è usata troppo spesso solo in campagna elettorale. Invece dobbiamo lavorare tutti per portare a compimento i dossier regionali, nazionali ed europei che servono a dare risposte alla Valle d’Aosta. Ci serve anche un linguaggio rispettoso fra di noi, valorizzando le differenze nella diversità».

Walter Musso, di Fratelli d’Italia, ha detto: «Il Pd ha una storia politica e una visione della società molto diversa dalla nostra. Destra e sinistra sono diverse e serve confronto vero essendo avversari senza essere nemici. Oggi dobbiamo riconoscere che esiste il terreno comunque della responsabilità democratica e siamo accomunati dalla consapevolezza che l’attuale sistema politico regionale mostra limiti sempre più evidenti, restando concentrato sulla sua autoconservazione. Eppure ci sono tanti temi rispetto ai quali le risposte tardano ad arrivare. Non si può far diventare ogni cosa un problema o un’emergenza. Siamo preoccupati per la gestione delle grandi opere e la Giunta cerca di travisare la realtà. Credo che le opposizioni abbiano il dovere di parlarsi senza paura del confronto serio».

Alessio De Moro, di Italia Viva, ha detto: «La Valle d’Aosta ha bisogno di una voce forte in Parlamento. Noi proponiamo la Maison réformiste autonomiste. Speriamo che il Pd voglia entrare in qusta coaliizione, collaborando a costruirne il programma attraverso le primarie delle idee online, votate in settembre per estrapolare le cinque migliori e più condivise. Vorremmo concedere uno sconto sull’Irpef ai ragazzi che restano in Italia. No ad accordi dell’ultimo minuto».

Jean Barocco, di Pour l’Autonomie, ha detto: «Dobbiamo convincere le nuove generazioni che la politica è passione e i congressi servono per impostare le piattaforme di lavoro per il futuro. La politica deve essere concreta, reale, su cose che si capiscono e si “mangiano”. Bisogna guardare con interesse all’associazionismo, nel quali i givani trovano una risposta. Non mi attardo sulle vicende politiche di questi giorni perché tutto questo ci allontana dai giovani. Vi auguro che ereditiate la tradizione storica e torniate ad assumere il ruolo che la Costituzione, all’articolo 49, attribuisce ai partiti».

Davide Bionaz, di Rassemblement valdôtain, ha detto: «È difficile capire, oggi, chi sia più democratico ma la coerenza ci può aiutare a evitare il disorientamento. Fra i nostri partiti ci sono differenze ma ciò non ci ha impedito la costruzione di esprienze amministrative comuni, fondate sul desiderio di risolvere i problemi della nostra comunità (per esempio nel governo della città di Aosta). Un’alleanza amministrativa vive attraverso il confronto. Il nostro approccio è equilibrato e continuiamo a ritenere che, nella scorsa legislatura, ci sarebbe stata l’occasione per trovare la convergenza necessaria a una riforma elettorale. Ci resta il rammarico per l’occasione non colta».

Giovani Girardini, di La Renaissance valdôtaine, ha detto: «Ci siamo politicamente contrapposti e ora, a Palazzo regionale, siamo entrambi all’opposizione del governo. La risposta alla domanda sul perché sia successo è per noi fondamentale, perché potrebbe portare all’apertura di un dialogo su pensieri e posizioni condivise rispetto a questioni concrete. La nostra politica locale vive momenti di vergogna, con questioni concrete irrisolte da decenni. Non si individuano le priorità né la mediazione necessaria per ottenere risultati concreti. La colpa è di un sistema malato. In una Regione che gestisce tanto danaro, le anime – democraticamente parlando – fragili sono facili da comprare. A noi i colori interessano poco, quindi anche fra noi potrebbero esserci intese dopo una mediazione leale».

Ronny Borbey, di Stella Alpina, ha detto: «Anche se non condividiamo alcuni vostri valori, vi rispettiamo. I congressi servono per volare più alto e tracciare la strada da seguir eper risolvere le criticità. Condividiamo la responsabilità di amministrare il capoluogo regionale. Mi mancheranno i caffè alle 7 del mattino con Luca, perché equivalevano ad affrontare un problema da gestire».

Joël Farcoz, di Union valdôtaine, ha detto: «Notre démocratie valdôtaine est active. In politica il dialogo è fondamentale, anche se non vi è una collaborazione in essere. I problemi da affrontare sono tanti e le risposte sono estreme o di buonsenso. Il Pd ha questa seconda tradizione».

Chiara Braga e Mauro Berruto, del Pd nazionale, hanno partecipato ai lavori dicendo: «Rispetto e chiarezza sono parole determinanti. appartenenre non significa pensarla tutti allo stesso modo ma essere consapevoli che esiste qualcosa di più grande dei nostri destini individuali. La politica si è trasfmata in un grande esercizio di rabbia e il compito del Pd non è solo di organizzare il consenso ma ricostruire fiducia fra le persone. Ci sono tabti diritti da garantire e deboli da tutelare ma c’è anche una visione diversa del futuro e del lavoro da trasmettere ai giovani. Però i giovani hanno bisogno anche di presente».

La Segreteria e la Direzione

All’esito di un percorso di consultazionee all’interno dei circoli, è stato eletto segretario Fulvio Centoz (attualmente consigliere regionale, ex sindaco di Aosta e Rhêmes-Notre-Dame, già segretario del Pd valdostano dal 2014 al 2015).

© 2026 All rights reserved.