Alla luce dell’attuale scenario epidemiologico europeo relativo alla dermatite nodulare contagiosa (LSD) che ha continuato ad espandersi durante l’inverno e considerati i fattori di rischio connessi alla possibile introduzione della malattia sul territorio valdostano, la Regione autonoma Valle d’Aosta, in stretta collaborazione con le associazioni di categoria, sta definendo le modalità per il richiamo della campagna di vaccinazione profilattica d’urgenza, a tutela del patrimonio zootecnico. Tale programmazione tiene conto delle peculiarità del sistema zootecnico locale, fortemente caratterizzato dalla monticazione verso gli alpeggi, e prevede lo svolgimento della vaccinazione nel periodo primaverile, al fine di assicurare uno stato immunitario adeguato prima della stagione calda più favorevole agli insetti vettori ed evitare sovrapposizioni con la fase di alpeggio (giugno–settembre), che comporterebbe rilevanti criticità operative.
Il tavolo di confronto tra l’Assessore alla sanità salute e politiche sociali Carlo Marzi e l’Assessore all’agricoltura e risorse naturali Speranza Girod con l’Azienda Usl, l’Ordine dei medici veterinari, l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta e le associazioni del settore agricolo e zootecnico, rimasto continuamente attivo dallo scorso anno, si è riunito giovedì 5 e giovedì 12 febbraio 2026. Tra i due incontri, le associazioni hanno potuto confrontarsi internamente tra i rispettivi associati per le valutazioni ritenute più opportune sul tema.
Parallelamente, l’Amministrazione regionale, per il tramite della veterinaria regionale, ha proseguito le interlocuzioni tecniche con il Ministero della Salute e con il Centro di referenza nazionale ottenendo significativi e importanti riscontri operativi, tra cui: un parere complessivamente favorevole all’attuazione della nuova campagna vaccinale preventiva durante la primavera; la movimentazione libera dei capi già vaccinati, senza ulteriori tempi di attesa qualora ricadenti nel periodo di immunità della precedente somministrazione, perché si procede in continuità vaccinale; la possibilità di poter imporre la vaccinazione ai capi bovini in ingresso in Valle d’Aosta, qualora destinati ad alpeggi o ad aziende situati in zona di vaccinazione, misura essenziale per garantire la tutela del territorio ed evitare che l’introduzione di animali non vaccinati comprometta la copertura regionale.
Alcuni aspetti operativi sono tuttora in fase di definizione, in collaborazione con l’Azienda Usl, il Ministero e gli enti competenti, al fine di assicurare sia l’acquisto delle dosi di vaccino necessarie che una piena chiarezza procedurale prima dell’avvio della campagna.
La lettera aperta di Valle d’Aosta Futura
Mercoledì 26 febbraio 2026, Valle d’Aosta Futura ha diffuso una nota per esprimere «sconcerto di fronte alla scelta delle Istituzioni regionali di ripartire in primavera con un’ulteriore campagna vaccinale contro la dermatite nodulare bovina.
In Italia la situazione è in via di normalizzazione, anche gli ultimi focolai presenti in Sardegna a dicembre 2025 risultano definitivamente estinti e la Regione ha revocato tutte le restrizioni e le barriere formali. In Savoia, dove il virus è stato rilevato per la prima volta il 29 giugno 2025, la situazione sta migliorando.
In Valle d’Aosta non sono mai stati registrati focolai. L’ anno scorso era presente solo una zona di sorveglianza fissata nel raggio di 50 Km dall’ epicentro francese e il governo regionale aveva scelto comunque di attuare una vaccinazione coattiva su tutti i bovini del territorio, diversamente dal Piemonte che invece aveva fatto rientrare senza vaccinazione i suoi 3.933 capi presenti nei nostri alpeggi.
Gli esperti lo sanno, il vaccino vivo attenuato che viene utilizzato può causare reazioni avverse anche gravi. Gli studi internazionali documentano effetti collaterali come febbre, anoressia, noduli nel sito di inoculo, ma anche casi di aborto, la morte dell’animale vaccinato, un calo della produzione di latte, infertilità e un calo ponderale per il bestiame da ingrasso, diffusione del virus vaccinale e, in condizioni particolari, la possibilità di eventi di ricombinazione genetica con ceppi selvaggi. Effetti collaterali reali che non si possono certo minimizzare!
In Sardegna, la presenza di numerosi focolai ha portato la Regione a decidere per la vaccinazione di massa, ma molti allevatori e veterinari – soprattutto quelli di campo – hanno espresso forti dubbi e preoccupazioni. Il Comitato SHARDANA ha redatto un documento [allegato all’articolo] e l’ha indirizzato alle principali autorità sanitarie nazionali, regionali ed europee, dove viene motivata la rivalutazione del piano vaccinale. Non si tratta di un documento polemico o ideologico, ma di un’istanza articolata che richiama normative europee, atti amministrativi e principi di sanità pubblica, sollevando criticità che meritano un confronto scientifico serio e trasparente il cui nodo centrale non è la negazione della malattia, né un rifiuto aprioristico della vaccinazione. È, piuttosto, la contestazione di un approccio riduzionista che rischia di trasformare il vaccino in una scorciatoia amministrativa, scollegata da una valutazione complessiva del contesto epidemiologico, ambientale e gestionale. Una critica che trova riscontro anche nella letteratura scientifica internazionale.
Valle d’Aosta Futura ritiene che quando una campagna vaccinale diventa obbligatoria e indiscriminata, le domande che ogni professionista della salute pubblica dovrebbe porsi sono molte: che tipo di vaccino si userà? Quali dati di sicurezza lo supportano? È proporzionato al rischio reale? Ci sono alternative praticabili?
Sappiamo che sebbene non esista una terapia eziologica standardizzata, la malattia innanzitutto è curabile e la prevenzione si basa su un insieme di misure: il controllo dei vettori, la gestione ambientale, la biosicurezza delle stalle, la riduzione dello stress animale e una sorveglianza clinica attiva.
Valle d’Aosta Futura ritiene che nelle scelte di sanità pubblica, umana e veterinaria, le decisioni efficaci non sono quelle più rapide o più semplici, ma quelle capaci di tenere insieme complessità, evidenze, responsabilità; crediamo nelle scelte che rispettano i principi di precauzione e di proporzionalità.
Pertanto chiediamo alle Istituzioni regionali la rettifica della campagna vaccinale preventiva 2026 contro la dermatite nodulare bovina».
In arrivo 35mila dosi per la campagna vaccinale
Mercoledì 8 aprile 2026 è è stato annunciato l’avvio della nuova campagna vaccinale sui bovini contro la dermatite nodulare bovina (Lumpy Skin Disease – LSD). Sono attese 35mila dosi di vaccino. La campagna vaccinale è coordinata dalla struttura della Veterinaria dell’Assessorato della Sanità della Regione autonoma Valle d’Aosta, mentre la programmazione e l’organizzazione operativa sono affidate alla Struttura Complessa di Sanità animale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta.
Enrica Muraro, veterinaria regionale, precisa: «La dermatite nodulare bovina è una malattia virale che colpisce esclusivamente i bovini e non è trasmissibile all’uomo, né per contatto né attraverso il consumo di alimenti. Il vaccino impiegato è a virus vivo attenuato, una tecnologia consolidata e sicura, utilizzata da oltre cinquant’anni. Non vengono utilizzati vaccini a mRNA. È importante ribadire che il vaccino non provoca la malattia e non è all’origine dei focolai. Inoltre, anche se il ceppo vaccinale è distinto dal virus naturale responsabile dei recenti focolai francesi di Dermatite Nodulare Bovina, trattandosi di un virus ad unico sierotipo, il sistema immunitario degli animali vaccinati è in grado di riconoscere e neutralizzare il virus circolante. Il vaccino utilizzato è quindi efficace anche contro i ceppi attualmente diffusi, come dimostrato dall’esperienza maturata in numerosi Paesi europei. Per i consumatori non esiste alcun rischio: il vaccino non altera la sicurezza alimentare né la qualità dei prodotti di origine bovina: carne e latte provenienti da animali vaccinati sono assolutamente sicuri».
Marco Ragionieri, direttore della S.C. Sanità animale dell’Azienda Usl, aggiunge: «Il Servizio Veterinario sta predisponendo un’organizzazione capillare degli interventi su tutto il territorio regionale, contattando direttamente gli allevatori per definire tempi e modalità delle vaccinazioni. I controlli saranno puntuali e costanti in ogni allevamento, garantendo la completa tracciabilità della filiera e la piena tutela del patrimonio zootecnico regionale».
Martedì 7 aprile 2026, si è svolto un incontro operativo con i veterinari che saranno impegnati nell’attuazione della campagna vaccinale, finalizzato al coordinamento delle attività e alla definizione delle modalità di intervento sul territorio.
Sarà la Struttura Sanità animale a contattare direttamente gli allevatori per concordare date e modalità degli interventi vaccinali.
Eventuali richieste di chiarimento, segnalazioni o esigenze particolari da parte degli allevatori dovranno essere rappresentate nel periodo compreso tra il primo contatto telefonico e la data fissata per l’appuntamento. Il giorno dell’intervento, infatti, il veterinario incaricato si recherà in azienda esclusivamente per l’esecuzione della vaccinazione.
La vaccinazione è obbligatoria ai sensi della deliberazione della Giunta regionale n. 339 del 27 marzo 2026 e che il mancato assoggettamento degli animali alla vaccinazione comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa, oltre alle ulteriori conseguenze previste dalla normativa vigente.
Alle operazioni vaccinali sarà garantito il supporto logistico e organizzativo di AREV e IAR, con la collaborazione di ANABORAVA e, in caso di necessità, il coinvolgimento del Dipartimento della Protezione civile e del Corpo forestale della Valle d’Aosta..
L’accesso agli atti di VdA Futura
Giovedì 7 maggio 2026, il Movimento Valle d’Aosta Futura ha inviato un’istanza di accesso agli atti amministrativi per rilascio delle documentazioni sull’esistenza materiale del Capripoxvirus, che giustifichino la fondatezza della vaccinazione del bestiame, per rilascio prove materiali sull’esistenza del Capripoxvirus “responsabile” della dermatite nodulare dei bovini e per il rilascio documentazione e prove materiali che gli alimenti derivanti dai bovini vaccinati siano sicuri per il consumo umano e animale.
Spiega il movimento: «A tutti questi organi decisionali e di controllo è stato chiesto di consentire, nell’ambito delle loro competenze specifiche, sia l’accesso agli animali per verificare la prova materiale dell’esistenza del Capripoxvirus , presunto responsabile della dermatite nodulare, sia la documentazione verificata della non pericolosità degli alimenti derivati dai bovini vaccinata e desna al consumo umano e animale».
Valle d’Aosta futura afferma di schierarsi «dalla parte dei cittadini e consumatori preoccupati per la propria incolumità fisica e sicurezza alimentare e fin dall’inizio ha sostenuto quegli allevatori che, in assenza di prove certe, hanno preferito non vaccinare il proprio bestiame» e sostiene che «sia responsabilità dell’Amministrazione regionale offrire ltutte e garanzie, per assicurare la salute della comunità valdostana, ma in questo ambito servono certezze farmacologiche, prudenza nelle azioni e capacità di non agire in modo freddoloso, superficiale ed emotivo. Ritiene inoltre che gli organismi nazionali che si occupano della salute umana ed animale debbano essere informati e prendere posizione rispetto alla vaccinazione imposta in Valle d’Aosta.
Vaccinazione obbligata che ha creato tensione tra gli allevatori e preoccupazione tra i consumatori a seguito anche del fatto che, in nessun allevamento valdostano, è stata riscontrata la dermatite nodulare».
FAQ
Che cos’è la Dermatite nodulare bovina?
È una malattia virale che colpisce esclusivamente i bovini. Si trasmette tramite insetti ematofagi (zanzare, mosche, zecche). Non è una zoonosi: il virus non può infettare l’essere umano né attraverso il contatto, né attraverso l’alimentazione.
Quale tecnologia vaccinale è utilizzata?
Vengono impiegati esclusivamente vaccini a virus vivo attenuato (ceppo Neethling). È una tecnologia tradizionale, sicura e testata da oltre mezzo secolo. Non si utilizzano vaccini a mRNA per questa patologia. Il vaccino istruisce semplicemente il sistema immunitario dell’animale a difendersi dal virus naturale.
Il virus responsabile dei focolai è lo stesso del vaccino utilizzato?
No.
Il virus responsabile dei recenti focolai di Dermatite Nodulare Bovina è stato analizzato e geneticamente caratterizzato dai laboratori di riferimento europei. Le analisi hanno dimostrato che si tratta di un virus naturale distinto dal ceppo vaccinale (Neethling) utilizzato per la vaccinazione. Il vaccino non provoca la malattia e non è all’origine dei focolai.
Se il virus è diverso dal ceppo vaccinale, il vaccino è comunque efficace?
Sì.
Il virus della Dermatite Nodulare Bovina appartiene a un unico sierotipo: questo significa che, pur in presenza di leggere differenze genetiche tra i ceppi, il sistema immunitario degli animali vaccinati riconosce e neutralizza efficacemente il virus circolante. Il vaccino utilizzato è quindi efficace anche contro i ceppi attualmente diffusi, come dimostrato dall’esperienza maturata in numerosi Paesi europei.
Perché si vaccina anche se il ceppo non è identico a quello del vaccino?
La vaccinazione ha lo scopo di:
− proteggere gli animali dalla malattia, riducendo i sintomi e le perdite produttive;
− limitare la diffusione del virus, riducendo la quantità di animali suscettibili;
− contenere l’emergenza sanitaria, evitando una propagazione incontrollata.
Questa strategia ha già consentito in passato di bloccare ed eradicare la malattia in altri Paesi europei, anche in presenza di ceppi diversi da quello vaccinale.
La vaccinazione ha effetti sulla sicurezza della carne e del latte?
No.
Il vaccino non altera la sicurezza alimentare né la qualità dei prodotti di origine bovina. Carne e latte provenienti da animali vaccinati sono sicuri per il consumo umano, nel pieno rispetto della normativa sanitaria vigente. La vaccinazione è quindi una misura di tutela della salute animale e della sicurezza alimentare, a garanzia dei consumatori.
Esistono tempi di sospensione per garantire la sicurezza dei prodotti?
Sì.
La normativa impone rigidi periodi di attesa (tempi di sospensione) per assicurare che il vaccino sia stato completamente metabolizzato dall’animale prima che i prodotti arrivino in tavola:
Carne: È previsto un tempo di sospensione obbligatorio di 21 giorni. Nessun animale può essere avviato alla macellazione prima di questo termine.
Latte: Il tempo di sospensione è di 0 giorni. Studi scientifici e autorità regolatorie confermano che il vaccino non altera la composizione o la sicurezza del latte, che rimane idoneo al consumo immediato.
Quali controlli sono effettuati?
Il Servizio Veterinario dell’Azienda Usl vigila capillarmente su ogni allevamento. I veterinari ufficiali verificano lo stato di salute di ogni singolo capo e il rispetto dei tempi di sospensione alla macellazione. La tracciabilità totale della filiera garantisce che sulle tavole arrivino solo prodotti sani e controllati.