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Saison culturelle: Quatuor pour la fin du temps

La Saison culturelle ha proposto il concerto Quatuor pour la fin du temps

Olivier Messiaen, il violoncellista Étienne Pasquier, il clarinettista Henry Akoka e il violinista Jean Le Boulaire si conoscono nel 1940 in un campo di prigionia a Görlitz, una cittadina oggi al confine tra Germania e Polonia: lo Stalag VIII A. Su concessione dell’ufficiale responsabile, appassionato di musica, il compositore francese può lavorare in vista di un concerto al campo: il quatuor Pour la fin du temps prende così gradualmente forma e viene eseguito davanti a 5000 prigionieri il 15 gennaio 1941 in condizioni molto difficili (basti pensare che il pianoforte a disposizione era un semplice verticale, per di più con alcuni tasti della parte acuta che restavano abbassati una volta suonati).
Messiaen ritorna a più riprese su quella sera, sull’ispirazione e sul significato profondo del suo quartetto, come quando afferma: «Innanzitutto ho detto loro (ai prigionieri) che il Quartetto era scritto per la fine del tempo, senza alcun gioco di parole con il tempo della prigionia, ma in relazione alla fine delle nozioni di passato e di avvenire, ovvero con l’inizio dell’eternità».
In anni successivi aggiunge: «Quando ero prigioniero, l’assenza di cibo mi faceva fare dei sogni colorati: vedevo l’arcobaleno dell’Angelo e strani turbinii di colori. Ma la scelta dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo si basa su ragioni molto più serie. Come musicista ho lavorato sul ritmo. Il ritmo è per sua essenza cambiamento e divisione. Studiare il cambiamento e la divisione significa studiare il Tempo. Il Tempo – misurato, relativo, fisiologico, psicologico – si divide in mille modi, il più immediato dei quali è una conversione perpetua dell’avvenire nel passato. Nell’eternità questi problemi non esisteranno più, ma sono i problemi che mi sono posto nel mio Quartetto per la fine del Tempo. A dire il vero essi hanno orientato tutte le mie ricerche sonore e ritmiche da una quarantina d’anni a questa parte».
Quanto mai toccanti e significative, poi, le parole di un prigioniero pronunciate la sera della prima esecuzione: «Questa musica ci riscatta tutti. Un riscatto sulla prigionia, la mediocrità e soprattutto, su noi stessi». 

In scena:

Clarinetto: Davide Bandieri
Violino: Giulia Marzani
Violoncello: Stefano Blanc
Pianoforte: Alessandro Mercando
Voce recitante: Alessandra Celesia

Programma:
Il Quartetto, diviso in otto movimenti (“L’otto della luce indefettibile, della pace inalterabile”), incarna il flusso del tempo che non ha né inizio né fine e che aspira all’eternità.

1. Liturgie de cristal
2. Vocalise, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps
3. Abîmes des oiseaux
4. Intermède
5. Louange à l’éternité de Jésus
6. Danse de la fureur pour les sept trompettes
7. Fouillis d’arcs-en-ciel, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps
8. Louange à l’immortalité de Jésus

Il programma completo della rassegna è scaricabile cliccando sul banner della Saison culturelle nella home page del sito della Regione.

La Saison Culturelle è realizzata col patrocinio della Fondazione CRT Cassa di Risparmio di Torino.

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