Ai piedi del Cervino, si accendono nuovamente i riflettori sul Cervino CineMountain, il festival del cinema di montagna più alto d’Europa, che annuncia ufficialmente le nuove date della XXIX edizione, in programma da sabato 25 luglio a sabato 1° agosto 2026a Breuil-Cervinia e Valtournenche.
Da oltre vent’anni, il Cervino CineMountain porta nel cuore delle Alpi il meglio della produzione cinematografica internazionale dedicata alla montagna, diventando un luogo di incontro e confronto tra cinema, alpinismo, scienza, arte e cultura. Un festival che non è solo vetrina, ma spazio di riflessione sulle grandi sfide contemporanee legate alle Terre Alte: dal cambiamento climatico al rapporto tra uomo e ambiente, dalla dimensione dell’esplorazione ai percorsi interiori.
Come da tradizione, il festival assegnerà il prestigioso Grand Prix des Festivals – Conseil de la Vallée d’Aoste, considerato l’Oscar del cinema di montagna, conferito al miglior film tra i vincitori dei principali festival internazionali aderenti all’International Alliance for Mountain Film, da Bilbao a Ushuaia, da Katmandu alle grandi rassegne europee. La giuria internazionale, composta da registi, critici, alpinisti, attori e scrittori, decreterà inoltre i vincitori dei Premi del Concorso Internazionale, tra cui il Premio C.A.I. per il miglior film di alpinismo, il Premio per la miglior fotografia, i riconoscimenti dedicati ai film italiani e stranieri, ai cortometraggi e il Premio del Pubblico di Valtournenche.
Anche per l’edizione 2026 saranno confermate le sezioni speciali che arricchiscono il programma del Festival, accanto alle nuove proposte dedicate ai linguaggi contemporanei del cinema di montagna, con uno sguardo sempre più attento alle storie, alle comunità e ai territori.
Tre immagini, una montagna universale
Per la prima volta nella sua storia, il festival più alto d’Europa moltiplica il proprio volto visivo, abbracciando il tema dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proclamato dall’Onu. Una scelta che è insieme radicamento e slancio, memoria e contemporaneità. Perché in Valle d’Aosta, più che altrove, il pascolo non è solo pratica agricola: è cultura, identità, paesaggio vivo.
Le tre immagini realizzate da Tullio Macioce, concepite come un trittico narrativo, raccontano altrettanti momenti di questo universo, ma fanno qualcosa di più: trasformano la pastorizia in visione, fino a far emergere la montagna stessa dentro ogni scena.
La prima è una visione dall’alto, quasi astratta: un prato verde compatto, attraversato da centinaia di pecore che, come punti in movimento, disegnano un profilo inatteso. A uno sguardo più attento, quel brulichio diventa linea, contorno, rilievo. Il gregge si trasforma in geografia: è la montagna che prende forma attraverso il movimento animale, un paesaggio vivente che respira e si compone sotto i nostri occhi.
La seconda immagine, invece, è la più concreta e quotidiana. In una conca alpina, tra erba, pietre e silenzi, una vasca colma d’acqua – simile a una vecchia vasca da bagno – diventa punto di sosta e ristoro. È un’immagine profondamente familiare per chi conosce i pascoli valdostani: le vasche d’abbeveraggio, essenziali, spesso improvvisate, che punteggiano gli alpeggi. Ma dentro quella presenza semplice vive anche un altro racconto: quello della montagna che si arrangia, recupera e trasforma gli oggetti della vita quotidiana in qualcosa di utile e necessario. Una forma concreta di riutilizzo legato alla capacità dei pastori di cavarsela con ciò che hanno a disposizione. In quell’oggetto, che ha ritrovato un uso, c’è tutta l’intelligenza pratica della cultura alpina: essenziale, funzionale, profondamente connessa al territorio e alle sue risorse.
La terza immagine è un dettaglio: il manto di una mucca valdostana riempie l’inquadratura fino a perdere la propria natura immediatamente riconoscibile e trasformarsi in trama, rilievo, paesaggio. Le sfumature brune e avorio del pelo, attraversate dalla luce, ricordano creste rocciose, nevai e pendii scolpiti dal vento, creando un cortocircuito visivo tra animale e territorio. È un’immagine potente e sensoriale, quasi tattile, che restituisce tutta la fisicità dell’alpeggio e il legame profondo tra gli animali, la terra e l’identità culturale della montagna valdostana.



Le Giurie
A guidare la Giuria del Cervino CineMountain 2026 sarà Alessandra Principini, professionista della comunicazione e dell’innovazione culturale, con esperienza nella progettazione di contenuti e strategie per il mondo creativo e audiovisivo. Dal 2023 lavora come Film Funds Manager per Movimenti Production, società nel settore dell’animazione indipendente in Italia. Con lei, Cristina Cassano, da oltre trent’anni di esperienza nel settore audiovisivo, specializzata nella gestione di progetti complessi per la valorizzazione e la diffusione del patrimonio cinematografico. È esperta in diritti d’autore, distribuzione internazionale e processi legati allo sfruttamento delle opere audiovisive e nell’organizzazione di rassegne, retrospettive, workshop e incontri professionali.
Completa la giuria Piotr Turkot, cofondatore del Krakow Mountain Festival, è stato sin dall’inizio responsabile del programma del festival e della selezione dei film in concorso. È anche stato co-fondatore ed editore di wspinanie.pl, la testata più popolare in Polonia dedicata all’arrampicata e all’alpinismo e co-editore della rivista per gli appassionati di outdoor Outdoor Magazyn e della prima rivista B2B del settore outdoor 4outdoor Biznes Magazyn.
A loro si affiancherà come sempre la giuria del Cai espressione diretta del legame tra cultura alpina e territorio: Elettra Bernardi, psicologa, nata e cresciuta tra i monti valdostani. Oggi vive tra Milano, dove lavora, e la sua Valle dove ha fondato il Gruppo Giovani Cai Valle d’Aosta, per creare spazi di dialogo con chi condivide le sue stesse passioni; Andrea Frenguelli, regista, media producer ed esercente cinematografico, vive a Perugia dove produce documentari e gestisce il PostModernissimo, tra i primi cinema di comunità in Italia, e dal 2017, fa parte della Commissione Cultura del Club Alpino Italiano; Piermauro Reboulaz, ex presidente del Cai Valle d’Aosta, oggi curatore redazionale del periodico Cai Montagnes Valdôtaines.
I primi ospiti: dall’alpinismo alla narrazione
Ci saranno gli alpinisti Matteo Della Bordella, protagonista dell’alpinismo contemporaneo, Federica Mingolla, tra le voci più interessanti della nuova generazione, e Hervé Barmasse, simbolo di un alpinismo etico e radicato nel territorio. Spazio anche alle storie che superano ogni limite, come quella di Francesca Porcellato, la “rossa volante”, atleta paralimpica, fondista e paraciclista capace di attraversare discipline e decenni con una determinazione straordinaria. E ancora, l’energia fuori dagli schemi di Freddy Montigny, base jumper francese che usa materiali riciclati come sacchi neri dell’immondizia e vecchi tappeti per spiccare il volo dalle vette, tra sperimentazione e performance estreme. Tra gli ospiti anche lo scrittore Franco Faggiani, capace di raccontare il rapporto tra uomo e natura con una sensibilità narrativa profonda e contemporanea.
E molti altri nomi saranno svelati nei giorni sucessivi.
Grand Prix des Festivals – Conseil de la Vallée d’Aoste
Tra i tratti distintivi del Cervino CineMountain c’è il Grand Prix des Festivals, una sezione unica nel panorama internazionale che riunisce le opere vincitrici dei principali festival mondiali dedicati al cinema di montagna. Ogni anno i festival partner selezionano il proprio miglior film, dando vita a una rassegna che raccoglie quelli che, nel circuito internazionale, sono ormai considerati gli Oscar del cinema di montagna: sei opere già premiate dalla critica e dal pubblico che arrivano a Breuil-Cervinia dopo aver conquistato i riconoscimenti più prestigiosi del settore.
L’edizione 2026 propone un viaggio tra comunità pastorali, grandi imprese alpinistiche, resilienza, crisi climatica e memoria, offrendo uno spaccato delle migliori produzioni internazionali dell’ultimo anno.
The Mountain Won’t Move di Petra Seliškar, vincitore del Festival International du Film de Montagne d’Autrans, accompagna lo spettatore tra le montagne della Macedonia, dove un gruppo di fratelli cresce accudendo un gregge di seicento pecore. Tra il lavoro quotidiano e i sogni di un futuro diverso, il film racconta con grande delicatezza il passaggio all’età adulta e il valore della famiglia, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul rapporto tra uomo e montagna.
Con Where We Used to Sleep, premiato al Dutch Mountain Film Festival, Matthäus Wörle porta il pubblico nel villaggio rumeno di Geamăna, quasi completamente sommerso dai fanghi tossici di una miniera. Attraverso la storia di Valeria Prața, una delle poche persone rimaste a vivere in quel luogo, il documentario affronta i temi della memoria, della resistenza e dell’impatto ambientale dell’attività umana.
Il vincitore dell‘Ulsan Ulju Mountain Film Festival è andato invece a Reel Rock: Riders on the Storm di Josh Lowell, spettacolare racconto di una delle spedizioni di arrampicata più estreme degli ultimi anni. Diciotto giorni consecutivi di tempeste di neve, freddo estremo e pareti verticali mettono alla prova tre climber belgi in un’impresa dove resistenza fisica, lucidità mentale e spirito di squadra diventano essenziali per la sopravvivenza.
Con Girl Climber, vincitore dell’International Mountain Film Festival di Poprad, Jon Glassberg racconta la straordinaria impresa della climber americana Emily Harrington, impegnata nel tentativo di scalare El Capitan in meno di ventiquattro ore. Molto più di un film sportivo, è il ritratto di una donna che sfida stereotipi e limiti personali, trasformando l’arrampicata in un percorso di crescita e consapevolezza.
Vincitore dell’Alpin Film Festival di Brașov, The Wolves Always Come at Night di Gabrielle Brady, è un intenso racconto ambientato nel deserto mongolo. Dopo una violenta tempesta di sabbia che distrugge il loro gregge, una famiglia di allevatori nomadi è costretta ad abbandonare la propria vita per trasferirsi in città, offrendo una riflessione toccante sul cambiamento climatico, lo sradicamento e la perdita delle proprie radici culturali.
Chiude la selezione The Oldest Munro Bagger di Christina Golian, vincitore del Kathmandu International Mountain Film Festival. Girato nell’arco di quattro anni, il documentario segue l’ottantenne Nick Gardner mentre affronta la scalata dei 282 Munro scozzesi dopo la diagnosi di demenza della moglie. Un viaggio di straordinaria umanità che trasforma la montagna in un luogo di cura, memoria e amore, conquistando anche il Premio del Pubblico allo Sheffield Adventure Film Festival.
I film del concorso internazionale
Tra i temi centrali emerge la pastorizia, protagonista dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, che il festival racconta anche nelle sue tre immagini ufficiali di questa edizione, lontano da ogni nostalgia. Oltre ai già citati candidati al Grand Prix des Festival In The Mountain Won’t Move, The Wolves Always Come at Night, si affiancano A Fire There, Premio Speciale della Giuria a Visions du Réel e presentato in anteprima italiana, che racconta di tre adolescenti sospesi tra radici e desiderio di cambiamento in un villaggio al confine tra Armenia e Georgia, e Barren Lands – Terre aride, in cui Hervé Barmasse osserva gli effetti della crisi climatica sulle comunità pastorali del Kenya.
Un altro asse portante della selezione è il confronto tra tradizione e trasformazione, raccontato attraverso alcune delle anteprime internazionali più prestigiose del festival. Spicca Whispers in May, vincitore del Grand Prize di CPH:DOX, tra i più autorevoli festival mondiali del documentario, che accompagna il passaggio all’età adulta di una ragazza nelle montagne della Cina, sospendendo il racconto tra osservazione e finzione. A dialogare con questo film è The Lama’s Son, anch’esso in anteprima italiana, dove un anziano Lama Bonpo dell’Himalaya attende il ritorno del figlio emigrato a New York, interrogandosi sul futuro di una tradizione millenaria minacciata tanto dal cambiamento climatico quanto dalle trasformazioni della società contemporanea.
Il paesaggio stesso diventa protagonista di molte opere in concorso. Le montagne raccontano gli effetti della crisi ecologica attraverso gli impianti abbandonati di Ghost Resorts – Super Saint Bernard, le riflessioni dei climatologi di On the Way, fino ai ghiacciai che arretrano in Born of Ice. Il territorio non è più semplice scenario, ma soggetto attivo del racconto, capace di mostrare con straordinaria chiarezza le trasformazioni ambientali in atto.
La selezione conferma inoltre una forte apertura ai linguaggi del cinema contemporaneo. Documentario, finzione, animazione e opere ibride convivono senza gerarchie: dalla stop-motion premiata di Kronoshock, Genziana d’Oro al Trento Film Festival, alle sperimentazioni visive di A Planet Painted by Hand, fino alla forza poetica di Atalaya, dimostrando come il cinema di montagna sia oggi uno dei laboratori più vitali della ricerca cinematografica internazionale.
Grande spazio è riservato anche alla produzione italiana e valdostana. La sezione Film Commission Vallée d’Aoste riunisce sei opere che raccontano il territorio attraverso prospettive differenti: dall’anteprima mondiale di Renzino di Pietro Taldo al pluripremiato Courma et Courmayeur di Elettra Gallone, fino ai lavori di autori già apprezzati dal pubblico del Cervino CineMountain come Joseph Péaquin, Hervé Barmasse e Damiano Levati, che con Kimshung – La montagna del destino segue il ritorno in Nepal della guida valdostana François Cazzanelli. Accanto a loro, Chiara Zoja propone con Prima dell’Aurora, un intenso ritratto della partigiana Aurora Vuillerminaz, mentre due anteprime mondiali, Il cantiere del cielo – La nuova Capanna Carrel sul Cervino di Nicolò Bongiorno ed Ensembio di Dario Timpani, raccontano la montagna come luogo di costruzione, creatività e relazione.
Il programma
Le attività iniziano sabato 25 luglio con le serate di Mountaintelling, organizzate in collaborazione con la Film Commission Vallée d’Aoste. In programma la proiezione della commedia Agata Christian – Delitto sulle nevi, presentata dal regista Eros Puglielli insieme a Lillo Petrolo. Domenica 26 luglio è prevista la proiezione di Ultimo Schiaffo, film diretto da Matteo Oleotto, alla presenza dell’autore e degli attori protagonisti.
Il festival dedica ampio spazio all’esplorazione e allo sport. Martedì 28 luglio si terrà l’evento X-Treme – Oltre un limite, che vedrà la partecipazione di figure di rilievo come Francesca Porcellato, Matteo Della Bordella e Franco Collé. Il giorno mercoledì 29 luglio, la matinée curata con il Club Alpino Italiano ospiterà Le vie dei sogni con Matteo Della Bordella e Federica Mingolla.
Un filone tematico importante dell’edizione 2026 è l’omaggio a Hayao Miyazaki. Giovedì 30 luglio, a Breuil-Cervinia, sarà proiettato Laputa – Il Castello nel Cielo. Sabato 1 agosto, il festival si concluderà con l’incontro dedicato ai 40 anni di collaborazione tra Miyazaki e Lucky Red, alla presenza di Andrea Occhipinti, seguito dalla cerimonia di premiazione ufficiale. Per ulteriori approfondimenti sul contesto territoriale, si può consultare la guida al Cervino in estate 2026.